Presentazione
Singolare
idea, quella del maestro Milanesi, di mettere in endecasillabi dialettali
(di quel dialetto casalino di cui e ben noto cultore), la storia di Dio,
del mondo e dell'uomo, di fondere cioè teogonia e cosmogonia in un'unica
trama. Ma l'apparente bizzarria del progetto lascia gradualmente spazio,
in chi legge questi versi, a una più profonda considerazione: l'autore
traccia, come del resto avverte egli stesso nell'introduzione, soprattutto
un bilancio esistenziale per se stesso, tira le fila di una serie di meditazioni
personali su quel grande mistero che è la vita, la nostra presenza
su questa terra, la Mano misteriosa che ci guida, se ci lasciamo guidare,
a un porto di salvezza.
Riflettendo su Dio, la sua Parola, le religioni storiche che hanno dato
e danno all'uomo frammenti di verità, sprazzi di luce e conforto,
Milanesi si gioca in prima persona, con la schiettezza che lo contraddistingue,
sbilanciandosi a volte in giudizi che, se possono risultare discutibili
o controcorrente, sono sempre sinceri e denotano una passione autentica
per la verità.
Dopo una prima parte che passa in rassegna i vari tentativi di spiegazione
del mondo forniti dai miti, dalla storia e dalla religione, l'autore, nel
suo "Minizibaldone", cerca di trovare verità più concrete,
di ordine morale, buone per vivere tutti i giorni: perché la nostra storia
e fatta di quotidianità, di tanti momenti che possono risultare slegati
e privi di significato, se non interviene qualche principio regolatore,
qualche provvidenziale ispirazione. Per Milanesi questo principio e stata
l 'umile preghiera: anche lui è passato per una "selva oscura", per
dirla con Dante, per una "notte dell'Innominato", per dirla col Manzoni,
e ne è uscito proprio grazie a "cinch minuti de urassiòn",
"sénsa la féd", per giunta. A ben poco sono serviti il ragionamento, l 'intelligenza,
la cultura: quello che ha fatto cambiar rotta alla sua vita e che tuttora
rappresenta per lui un mistero è una forza insondabile, e tuttavia
straordinariamente efficace. A San Tommaso e alla sua altissima teologia,
Milanesi preferisce Sant'Agostino, con il suo spirito tormentato, il suo
cuore sempre inquieto che potrà trovar pace solo in Dio. Come per
Pascal, le "ragioni del cuore" prevalgono su quelle della mente, senza che
per questo venga sottovalutata l'esigenza dell'uomo di "comprendere" il
Mistero, come tutto questo poemetto, del resto, ampiamente dimostra.
In tempi di dispersione e disgregazione come i nostri, un testo di sintesi
come questo, per di più in dialetto, si colora di un preciso messaggio:
da un lato la ricerca continua di senso che ci caratterizza e che nessuna
spiegazione riesce a soddisfare, dall'altro il recupero, anche attraverso
il linguaggio, delle nostre origini e della nostra vera appartenenza.
Gianluigi Sommariva