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Aldo
Milanesi |
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tradurre - traduzione del dialetto
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tradurre - traduzione del dialetto | |||||||||||
A volte, osservando un essere inanimato di particolare bellezza, oppure un animale al quale attribuiamo doti di "intelligenza", esclamiamo: "Gli manca soltanto la parola!". E così, esprimendo le nostre impressioni su una persona appena conosciuta, ci può venire spontanea l'affermazione: "A vederlo così non mi ispirava tanto, ma quando ho sentito le sue parole mi son dovuto ricredere...". La parola, infatti, è il veicolo più prezioso che l'uomo possa utilizzare per affermare se stesso e per comunicare con gli altri, quindi per inserirsi nella società, così da potervi operare attivamente. Il linguaggio è una sua prerogativa, che lo distingue da tutti gli altri "esseri" che non possiedono la favella. Ciò significa, che dal momento in cui iniziamo il ciclo della nostra vita imparando dalla viva voce della madre i suoni delle prime parole, fino alla conclusione del nostro viaggio terreno, quando pronunciamo le ultime, noi siamo impegnati, anzi interessati ad apprendere il maggior numero possibile di questi "segni "(così, i linguisti chiamano le parole), proprio perché essi corrispondono al nostro esistere. Se pensiamo che ogni parola ha un significato proprio e che moltissime ne possiedono parecchi altri, così che esse possono entrare in svariati contesti, ci rendiamo conto di quanto giovi a ciascun uomo possederne il più possibile. E' certo che l'apprendimento del lin guaggio e quindi dell'uso corretto delle parole, avviene dapprima per vie spontanee, poi per discipline scolastiche e più ancora per esperienza vissuta. Ma come non considerare provvidenziali "scrigni "di parole quelli che comunemente chiamiamo "Dizionari"? Consultandoli, entriamo in contatto con il patrimonio di una lingua elencata, classificata, indagata, esplicitata in tutta la sua ricca gamma. Ci siamo mai chiesti quanto lavoro, quanta fatica, quanto impegno intelligente gli autori hanno riversato in quelle pagine? Il M° Milanesi è uno di quegli studiosi che, per l 'appunto, ha profuso tutto il peso della sua sensibilità, della sua cultura, dell'amore per il dialetto, che altro non è se non una lingua dai confini limitati, onde evitare che un si prezioso pa trimonio linguistico andasse perduto. Egli sa troppo bene che la scomparsa delIe parole trascina con sé la perdita dei concetti che quelle rappresentano. Ciò anche quando - e il caso del dialetto casalino - il tempo, l'evoluzione sociale, il sopravvento dell'uso della lingua nazionale, peraltro giusto e necessario, contribuiscono a spingere nell'oblio il mezzo comunicativo che ancor oggi riverbera lo spirito, gli usi, i costumi, il mondo dei nostri padri. L'autore di quest'opera non è nuovo ad interventi di "salvataggio" del nostro dialetto. Particolarmente con il contributo de "Le parole dei contadini", edito nel 1976, ma anche con altri interventi, ha portato all'attenzione dei lettori la fresca at tualità, il vigore significativo della parlata casalina. Operando scien tificamente, sostenuto da una ricerca meticolosa e profonda, raccogliendo testimonianze, l'autore ha "schedato" un numero elevatissimo di parole. Quindi le ha corredate di classificazione morfologica, ne ha esposto la valenza semantica, soffermandosi non soltanto sul più diretto significato, ma anche su quelli collaterali o incrociati con altre espressioni. Ha posto particolare cura nella ricerca etimologica di ogni vocabolo, rilevando come il nostro dialetto, oltre che derivare dal latino e dal greco, sia stato influenzato dalle invasioni straniere così da accogliere parole germaniche, bizantine, longobarde, francesi, spagnole, per limitarci a quelle di alcune popolazioni giunte qui da noi nostro mal grado. Tale rappresentatività linguistica fa cogliere al fruitore del Dizionario i presupposti per ridisegnare un quadro storico interessantissimo. Oltre ai significati cui abbiamo accennato, l'autore ha riportato frasi di uso comune, proverbi, locuzioni, brani di canzoni, animati e spesso illuminati dalla parola presa in esame. La qual cosa offre vitalità linguistica al dialetto, vitalità non facilmente riproducibile, nella fragranza e nella incisività icastica, dalla lingua nazionale. Bene ha fatto il M° Milanesi a porre come completamento del Dizionario, quella che egli stesso chiama "grammatica del casalino". Essa costituisce un'efficace dimostrazione di come anche la lingua- dialetto, nella fattispecie il casalino, non sia un "armata brancaleone" pasticciona e divertente, ma una parlata rigorosamente sorretta da norme precise. Si può parlare male l 'italiano, ma anche il dialetto. |
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tradurre - traduzione del dialetto presentazione nota
di L'autore vuole contribuire alla sopravvivenza di quest'ultimo, ma secondo
regola. |
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