Lodi, 27 settembre 2002
Cari amici, sono in attesa di conoscere dall’assessore
regionale alla Protezione Civile–sicurezza Massimo Buscemi
(che anch’esso legge questa e-mail), se sono disponibili
risorse da destinare al risarcimento di danni ai beni mobili,
ora che i Comuni lombardi hanno presentato la documentazione
inerente il bando per accedere ai contributi per danni agli
immobili, a seguito dell’alluvione del novembre 2002:
come da mia richiesta formulata all’assessore con una
nota inviatogli il 2 luglio, alla quale ha risposto che bisognava
attendere la chiusura del bando scaduto il 15 di questo mese.
Questa settimana per le mie brevi note che solitamente accompagnano
la cronaca, facendo il punto del quadro politico locale vi
rimando alla lettura della lettera del consigliere comunale
di Lodi, Gio Gozzi pubblicata sul IL CITTADINO, che spazia
sui temi rilevanti della sfera di competenza di noi cittadini:
dalla salute, al lavoro, la casa, l’alluvione, l’ambiente
e altro, evidenziando con estrema lucidità la progettualità
miope di chi governa il nostro territorio.
Vi invito tutti, quali destinatari di questa e-mail settimanale
a scrivere al sito del Comitato sul tema: “cosa serve
a Lodi per metterla in sicurezza?”
Vi ricordo che l’indirizzo elettronico
del sito è:
http://www.nautilaus.com/alluvionati.htm
Domenico ossino
presidente comitato alluvionati lodi onlus
Da IL CITTADINO del 26 09 03
La Lettera di Gio Gozzi
Caro direttore, da assiduo lettore del «Cittadino»,
dopo aver letto degli attesi black out e del "via libera
alla centrale di Turano" e dopo la triplicazione di quella
di Tavazzano, mi è venuto da chiedermi il perché
di questa sorprendente vocazione del Lodigiano per gli impianti
termoelettrici che, si sa, sono altamente inquinanti ed in
netto contrasto con il trattato di Kioto ed oltre a tutto
della elettricità prodotta solo una piccola parte serve
al territorio lodigiano.
L'acqua a 37 gradi che ne esce provoca la moria
dei corsi d'acqua, quale il canale della Muzza. Cioè
fiumi e corsi d'acqua niente affatto piccoli. I fumi emessi
dagli alti camini della centrale precipitano al suolo con
il loro carico di polveri fini, costituite da metalli pesanti
per la "gioia" della flora e dei nostri polmoni.
I gas di combustione dispersi nell'aria hanno
il "pregio" di far aumentare la temperatura d'estate
e di provocare siccità, e poi disastrose alluvioni
nei periodi di pioggia, regalandoci in tal modo l'esotismo
di un regime monsonico, con la variante, tutta padana, di
disastrose grandinate a fine estate, frane e smottamenti,
alberi sradicati ed altre quisquilie del genere.
L'unione di queste fonti di inquinamento con
quelle già accertate degli stabilimenti chimici, dalla
logistica, delle discariche, fa si che il Lodigiano possa
vantare l'invidiabile primato dei tumori: la percentuale più
alta d'Italia. Caratteristiche, queste, nient'affatto naturali.
Per cui ora, nemmeno salendo sulle neolitiche
piroghe ritrovate in riva all'Adda, è possibile salvare
il turismo nel Lodigiano dallo sfacelo.
Il simpatico e amico Gianpaolo Colizzi invita
gli amministratori a prepararsi per la scadenza elettorale
del 2004. Suppongo a declamare, come sempre, promesse e programmi
che saranno, puntualmente, disattesi. Infatti il territorio,
se è quello che è, e se peggiorerà, come
sembra debba peggiorare, è senz'altro merito di chi
ha avuto il mandato amministrativo di pianificarlo.
Fino a ieri c'era un Piano comprensoriale a
salvaguardia e a promozione del territorio lodigiano, alla
pari di oggi, essendo stato recentemente adottato un Piano
Territoriale Provinciale, di cui ora mena vanto l'attuale
presidente Guerini.
Presidente che, mi dicono, essere il futuro
sindaco di Lodi. Altro candidato per Lodi sarà sicuramente,
come nella passata tornata elettorale, l'ex sindaco Andrea
Cancellato, se si deve dar credito agli ampi spazi con foto
a lui dedicati sul «Cittadino», nonostante che
Cancellato sia l'indiscusso padre politico dell'attuale Piano
regolatore generale. Il Piano regolatore dell'alluvione che
ha messo in ammollo l'anno scorso tremila cittadini di Lodi.
Lo so che è utopia, ma, per una volta, caro Paolo,
sarebbe bello lasciare perdere ulivi, querce e margherite
e, invece, puntare tutti su un programma di tutela e di sviluppo
del lodigiano.
E tutti a giurare di rispettarlo, al di là
o al di sopra degli interessi personali e delle logiche di
potere. Come tu sai, le idee camminano sulle gambe degli uomini
e, purtroppo, da decenni i politici al potere hanno calpestato
gli interessi del Lodigiano. lnfatti è ormai storia
anche a Lodi dove, su ogni argomento, il centrosinistra in
cui tu militi, vota compatto con maggioranze blindate, dettate
dalla disciplina di partito. Per cui non ci possono essere
scusanti per i detentori del potere locale, poiché
è innegabile che quanto è innanzi ai nostri
occhi e di cui non passa giorno che non si legge triste notizia,
è frutto della loro mala amministrazione: a Lodi alloggi
in costante aumento dei prezzi, nonostante che pochi privilegiati
abbiano potuto costruire ovunque, anche in aree golenali,
terreni agricoli avvelenati, rogge inquinato, mefitiche puzze
ovunque e tante ditte che chiudono in alcuni casi dopo aver
impunemente saccheggiato le risorse naturali.
Ciò nondimeno i responsabili di tutto
questo, a detta di tutti, saranno rieletti in un tripudio
di voti, sia in Provincia che a Lodi. I gruppi di potere che
dominano nel centrosinistra avranno vinto ancora una volta
per la abitudinaria indifferenza degli elettori lodigiani,
che non hanno ancora imparato ad associare le loro disgrazie
ai nomi dei partiti da loro votati.
Ma che cosa è un partito? Una scatola
vuota con stampigliato sopra un simbolo, se prescindiamo dagli
uomini che in esso esercitano il potere. E sono costoro che,
senza distinzione di colore, io pongo sotto accusa. Il Lodigiano,
se è diventato quello che è e se peggiorerà,
come possiamo essere certi che peggiorerà, è
stato e sarà solo per colpa loro. Anche dopo la cacciata
di Biscaldi, a Palazzo Broletto si governa ancora all'insegna
della continuità.
Sindaco e consiglieri che in passato hanno votato
tutte le delibere di Biscaldi, siedono ancora lì, in
consiglio comunale, imperturbabili. Monolitici nella mussoliniana
certezza di avere ragione anche quando asseriscono di avere
torto. Sull'area della Abb Adda, come per tutte le altre aree
dismesse (ex industria) si darà il via all'ennesima
mega speculazione edilizia, in cui vertiginosi profitti non
andranno, di sicuro, nelle tasche dei lavoratori delle Abb
Adda, né a favore degli alluvionati o degli anziani,
o per finanziare ricerche contro il cancro, o per creare nel
cuore della città un'oasi di verde. Non vi sarà
nemmeno spazio per una qualunque iniziativa che abbia una
valenza di pubblica utilità, di promozione dello sviluppo
del Lodigiano.
Così dicasi per gli stabilimenti della
Polenghi, degni di interesse imprenditoriale solo se venisse
triplicata la superficie industriale esistente, ovvero solo
se venisse consentito un notevole profitto speculativo di
cementificazione. Oggi, chi ci governa a Lodi, purtroppo,
è il partito del business, della svendita del territorio,
dando corpo alla logica di sempre: profitti privati e costi
pubblici. Dove l'opposizione, che nulla detiene, non ha né
diritto di parola né di veto. Ciò è detto
con buona pace del leghista Mauro Rossi, aspirante, proprio
per questo, a diventare un abitante dell'Aventino.
Quanti sindaci si conoscono come capaci di rinunciare
ad un cospicuo introito di oneri nelle proprie casse comunali
in nome della salvaguardia di un interesse comune? Non certo
i sindaci di Tavazzano e Montanaso, dimostratisi subito pronti
al consenso per l'ampliamento della centrale in cambio di
soldi, per il loro comune, si intende.
Per cui, caro Paolo, per una volta, a Lodi,
facciamo prevalere l'interesse della città, acquisendo
all'uso pubblico tutta la superficie occupata dalla Abb Adda,
aggiungendovi le aree dismesse circostanti al fine di creare
in quella zona strategica un centro direzionale con istituti
di ricerca e di sperimentazione, di promozione del Lodigiano,
con istituti universitari capaci di promuovere Lodi quale
centro propulsore dell'economia del nostro territorio.
Un centro dove i figli degli operai delle Adda
(e non solo loro) possano trovare un futuro e una speranza.
Lasciamo pure perdere i timori partitici per una opposizione
dove non vedo "scafati", ma solo sofferte divisioni.
Uniamoci, piuttosto, contro l'affarismo devastante in difesa
e a sostegno di una politica per il territorio che sia ferma
ed incisiva, dove, almeno per una volta, prevalga l'interesse
di tutti e non solo dei soliti pochi.
Gio Gozzi
consigliere comunale di minoranza a Lodi
per Forza Italia
Mi scuso per non avervi inviato nella cronaca
precedente la lettera del 16 09 03 che segue, che vi invito
a leggere, lettera che ha attinenza con il ricorso al Tar
che il comitato ha notificato al comune di Lodi.
Da Lettere a IL CITTADINO del 16 09
03
LODI
Un altro edificio in una zona a rischio
Venerdì 5 settembre è stato aperto
un cantiere in via Bocconi (area Pratello), sul terreno che
si estende nell'ultimo tratto (dopo il n. 28) verso il ponte
che porta in zona pompieri. Sono state collocate reti rosse
e accatastati ponteggi. A tutt'oggi non è stato apposto
alcun cartello di inizio lavori. Gli operai, interpellati,
hanno riferito che verrà costruita una palazzina, probabilmente
con parcheggio annesso. Il terreno è adiacente alla
roggia (esondata lo scorso 26 novembre) che ne costituisce
un lato (quello opposto alla strada). Quello che vorremmo
sapere, al di là del buon senso che allontanerebbe
chiunque volesse andare a costruire una nuova palazzina in
una zona a rischio idraulico, è perché sono
iniziati tali lavori. Non occorre forse attendere che vengano
innanzitutto costruite le opere di messa in sicurezza del
quartiere nonché di regimazione idraulica? E tali opere
non dovrebbero essere collaudate prima di concedere autorizzazioni
a procedere? È stato più volte ricordato che
comunque neppure le chiaviche salveranno il quartiere da una
prossima non augurata alluvione. Un'altra zona verde del territorio
lodigiano sta per essere sacrifica a nuovo cemento…
Dario Tansini Gaia Bocchioli
Legambiente Lodi
Da Lettere a IL CITTADINO del 22 09
03
Lodi
ALLUVIONE
Si arrendono per tre miliardi di vecchie lire?
Leggo sul quotidiano «il Cittadino» del 19 settembre
un articolo dal titolo: "Un altro inverno con gli argini
a rischio".
Desidero soffermarmi sulla conclusione nella
quale l'assessore alla protezione civile del comune di Lodi,
Marzorati, dice: «È un'opera necessaria ma insufficiente;
è, infatti, necessario che venga realizzata la difesa
spondale all'ex Sicc. Servono però due miliardi di
vecchie lire stanziati dal Pirellone e gli altri tre che potrebbero
venir scorporati dal piano urbano contestato e ormai sul viale
del tramonto».
Sono lieto di apprendere, assieme agli alluvionati,
che la pista ciclabile/argine sia considerata pubblicamente
necessaria da esponenti della giunta comunale di Lodi (anche
in un incontro tenutosi il 17 ultimo scorso con l'assessore
Lottaroli e al quale hanno partecipato, in rappresentanza
degli alluvionati, oltre al sottoscritto anche Fabio Dessole
e Domenico Ossino, i Comitati alluvionati sono stati "tranquillizzati"
su questo punto dopo alcune pubbliche dichiarazioni del sindaco)
ma, dice Marzorati, l'innalzamento della strada per Boffalora
(in realtà la strada non sarebbe interessata dall'intervento
ma si rialzerebbe rispetto al piano stradale la pista ciclabile
in progetto) deve integrarsi con l'argine ex Sicc.
Questo lo sappiamo e lo stiamo dicendo sin dall'inizio:
o l'argine/pista ciclabile arriva sino al ponte oppure alla
curva di Mozzanica s'integra con l'ex Sicc.
Ma, aggiunge ancora l'assessore all'ecologia:
per l'ex Sicc c'è lo stanziamento regionale di due
miliardi mentre, probabilmente, i tre miliardi comunali necessari
all'opera non ci sarebbero più perché dovrebbero
essere scorporati dal piano urbano «contestato e ormai
sul viale del tramonto»...
Dunque, se non capisco male, la città
si arrende di fronte a tre miliardi? L'oltre Adda deve essere
lasciato in balia del fiume perché non si trovano 1,5
milioni d'euro?
Non conosco i bilanci di comune e provincia,
ma non capisco come dall'insediamento di un piccolo supermercato
in zona Pratello si riesca a recuperare ben 1,5 miliardi per
le contestate chiuse su viale Milano e ci si arrenda di fronte
a tre che salverebbero tutti i popolosi quartieri oltre il
fiume. E ancora, se proprio dalle casse pubbliche non si potesse
arrivare a tanto (?), non è pensabile che il contributo
necessario per mettere in sicurezza la città possa
arrivare da un gesto magnanimo di qualche grande realtà
locale, penso, per esempio, che Lodi è sede di un grande
istituto di credito: la Banca Popolare di Lodi. Sono convinto
che un gesto di generosità di tale livello contribuirebbe
ad accrescere ulteriormente l'immagine, già positiva,
che questa banca ha in Italia.
Termino chiedendo pubblicamente a Marzorati
se, nel frattempo, i lodigiani possono sperare, in caso di
pericolo alluvionale, di essere almeno provvisoriamente, e
in parte, protetti dai moderni tipi di barriere/diga oppure
se dovranno ancora affidarsi alle braccia di pochissimi (seppur
encomiabili) volontari che riempiono pochi, e inutili, sacchetti
di sabbia.
Inutili perché i sacchetti di sabbia
posti all'ingresso delle abitazioni non impediscono l'entrata
d'acqua, essi hanno un senso solo posati in linea a creare
un argine artificiale, ma per fermare il fiume dove attraversa
la città quanti ne servono? Quante braccia e quanto
tempo servono? Certo le moderne barriere gonfiabili hanno
un costo più alto della sabbia e della juta ma l'alluvione
in città fa sicuramente molti più danni del
costo di queste dighe artificiali. Cordiali saluti.
Carlo Bajoni
Comitato alluvionati riva sinistra Lodi
Da IL GIORNO del 23 09 03
Po e Ticino, idrometri più «sensibili»
Pavia — la protezione civile si prepara
alle piene di Po e Ticino. E nei prossimi giorni verrà
modificato il sistema di rilevamento del livello dell'acqua,
che nelle ultime occasioni era andato in tilt: gli idrometri
verranno innalzati rispetto alle attuali postazioni.
E' questa la principale decisione presa dal
vertice di protezione civile, che si è tenuto ieri
mattina in prefettura, proprio con l'obiettivo di individuare
soluzioni ai problemi nella rilevazione dei dati idrometrici.
All'incontro, coordinato dal prefetto Domenico Gorgoglione
e dalla dirigente della protezione civile della prefettura,
Valentina D'urso, hanno partecipato rappresentati del comando
provinciale dei vigili del fuoco, della sede territoriale
della regione Lombardia, dell'AIPO (agenzia interregionale
per il Po), della provincia, del comune di Pavia, del parco
del Ticino e dei consorzi idrici. Aspettando le piogge autunnali
e il conseguente rischio esondazione legato alle piene di
Po e Ticino, il problema affrontato nel vertice in prefettura
è stato soprattutto quello del sistema dei rilevamenti
idrometrici.
Anche nell'ultima piena, lo scorso novembre,
il sistema di rilevazione dei livelli dei fiumi era andato
in tilt nella situazione d'emergenza. Per calcolare i tempi
di esondazione e le aree interessate a Pavia, esiste infatti
il progetto indaco, elaborato dal dipartimento di idraulica
dell'università di Pavia. Ma è in grado di funzionare
solo una volta che siano stati acquisiti i livelli del Po
e del Ticino in sei postazioni: per il Po, a Pieve del Cairo,
al ponte della Becca e a Spessa Po; per il Ticino, a Vigevano,
a Bereguardo e al ponte coperto di Pavia. «l'osservazione
del funzionamento del sistema - commenta Valentina D'urso
- ha consentito di riscontrare che, soprattutto in situazioni
di emergenza, i dati acquisiti sono in parte inutilizzabili,
con conseguente compromissione del sistema di previsione».
Così, nella riunione di ieri, è stato deciso
che gli idrometri, gestiti dalla società Enel Hydro,
vengano subito innalzati rispetto alle attuali postazioni.
«già la prossima settimana - annuncia D'urso
- si procederà a una verifica della funzionalità
in una esercitazione che coinvolgerà prefettura, regione,
provincia, comune di Pavia, AIPO e organizzazioni di volontariato».
S.z.
Da Lettere a IL CITTADINO del 23 09
03
ALLUVIONE Prepararsi ad
affrontare altri disastri
Chissà se la protezione civile, dopo
l'esperienza dell'alluvione dell'autunno scorso e tanto tempo
per meditare sul mancato preavviso della tracimazione del
fiume, riuscirà a evitare i danni e le sofferenze di
tante persone.
Si dice che i danni non sono stati risarciti
in base all'entità, ma forfettizzati in modo che qualcuno
ha ricevuto un ventesimo del dovuto.
La viabilità è sempre in attesa
di facili miglioramenti. Per il raccordo col secondo ponte
sull'Adda, dopo tante vicissitudini e carenze, si ha una segnaletica
incomprensibile: per chi percorre la Bergamina tra Pandino
e Lodi c'è uno "stop" che dà la precedenza
a quei pochi che accedono al cimitero di Riolo e a quei pochissimi
che utilizzano quei pochi fabbricati adiacenti. In pratica,
nessuno lo rispetta e in caso di sinistro saranno in torto.
Facilitare la scorrevolezza vuol dire minor consumo di carburante
e, quindi, minor inquinamento. Problema che spinge i sindaci
a bloccare il traffico.
Generalmente il blocco non è selettivo,
ma generale, accomunando i veicoli non catalizzati a quelli
classificati come E4, che inquinano molto meno dei ciclomotori.
Si fanno di tutte le erbe un fascio dimostrando di non sapere
distinguere il grano dall'oglio. I semafori con due luci rosse
sono sempre in esercizio e nessuno ha spiegato quali sono
i vantaggi e quali gli svantaggi. Forse costano meno? Sono
più visibili? A Riolo, per via di qualche sconsiderato
che ha danneggiato i fabbricati, si è pensato di porre
in opera un semaforo che regola il traffico a senso unico
alternato. Con le file di automezzi che sostano e ripartono,
oltre al tempo che sprecano, si aggiunge l'inquinamento dovuto
ai maggiori consumi. È opera della provincia o del
comune? Non si potrebbe mettere un segnale e controllarne
il rispetto? Non si potrebbe allargare la strada? Pare che
qualche controllo ci sia, ma per elevare contravvenzioni ai
ritardatari, visto che i tempi morti normali servono per tutelare
i veicoli lenti. Buon lavoro e cordiali saluti.
Luciano Corvi Lodi
Da IL CITTADINO del 24 09 03
Il comitato della riva destra e Legambiente
contestano il progetto per il Pratello
Ricorso al Tar contro le chiuse: «Sono
un favore ai costruttori»
Il ricorso al Tribunale amministrativo regionale
(Tar) le definisce «una vera e propria mostruosità
edilizia», «uno sciagurato beneplacito concesso
dall'amministrazione comunale a ben individuati interessi
privati e speculativi». Sulle chiuse al Pratello si
è scatenata una guerra a colpi di carte bollate. Da
un lato c'è Palazzo Broletto che con una delibera di
consiglio e di giunta comunale ha approvato il progetto per
costruire le due chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata che,
per il sindaco Aurelio Ferrari, garantiranno «un margine
ben maggiore di sicurezza alla zona del Pratello» in
caso di alluvione.
Dall'altro c'è un primo ricorso presentato
da Domenico Ossino come coordinatore del Comitato alluvionati
riva destra, da Andrea Poggio come presidente regionale di
Legambiente e da un centinaio di residenti nella zona del
Pratello, della Martinetta e del Capanno, concordi nel chiedere
al Tar di fermare quello che senza tanti giri di parole si
definisce un «intervento edilizio di rilevante impatto
idrogeologico per un fine diverso da quello di pubblica utilità».
Il testo del ricorso è stato stilato
dall'avvocato Vito Lombardo del Foro di Lodi, sulla base delle
indicazioni tecniche dell'ingegnere Claudio Attardo. Chiede
la revoca della delibera 70 del consiglio comunale del 3 giugno
2003 perché, è la tesi dei firmatari, le due
opere idrauliche «avrebbero un effetto nefasto»
in caso di esondazione in quanto «le acque dell'Adda
arrivando, fino alla prima diga fissa e/o al secondo sbarramento
sulle rogge Gaetana e Gelata, sarebbero costrette a rifluire
all'indietro. L'effetto inevitabile sarebbe non solo quello,
tristemente noto, delle consuete esondazioni alluvionali,
cioè l'allagamento della zona, ma un effetto addirittura
raddoppiato o triplicato, qualcosa di assai più grave»
dell'alluvione del novembre dello scorso anno. Il ricorso
prosegue segnalando che «le acque esondate, non trovando
sfogo ed essendo ricacciate dalla diga che è in progettazione,
rifluirebbero all'indietro, con ciò aumentando il volume
delle acque alluvionali» aggiungendo danno a danno a
case e capannoni che si trovano tra il Pratello e l'Adda.
Il tutto, sottolinea il ricorso, «per
un fine diverso da quello di pubblica utilità dichiarato,
al fine di privilegiare un interesse privato a scapito e detrimento
della pubblica utilità». L'interesse privato,
per i firmatari, è quello della Immobiliare Severiana
s.r.l., la quale, in forza della predetta autorizzazione,
si appresta ad edificare in una zona che è da considerarsi,
sotto tutti i profili geologici e paesistici, parte integrante
dell'alveo naturale del fiume Adda. Si tratta dell'immobiliare
che ha richiesto al comune di Lodi la concessione edilizia
per la costruzione di un centro commerciale nell'area di via
Cavezzali, della superficie di 10.097 metri quadrati di cui
3.497 coperti. Con quello che il ricorso definisce un «atto
unilaterale» la società ha ottenuto il permesso
di realizzare le chiuse per la messa in sicurezza dell'area
di via Cavezzali scontando nel costo gli oneri di urbanizzazione.
Per il Comitato degli alluvionati e per Legambiente così
si metterebbero a repentaglio zone abitate per garantire la
sicurezza «di una "bomba" di cemento armato
di oltre quindicimila metri cubi di volume piazzata in uno
dei punti più critici e delicati dell'intero percorso
dell'Adda».
Fabrizio Tummolillo
Finisce in rete la battaglia degli alluvionati
del Lodigiano
La battaglia degli alluvionati lodigiani si
trasferisce su Internet. Da alcuni giorni è attivo
un sito web realizzato dal Comitato alluvionati Lodi, l'organizzazione
non lucrativa promossa dal Comitato riva destra presieduto
da Domenico Ossino, che costituisce un vero e proprio archivio
virtuale della piena del novembre del 2002. All'indirizzo
www.nautilaus.com/alluvionati.htm è possibile accedere
alla home page del sito, la pagina principale dalla quale
accedere successivamente alle varie rubriche.
«Lo scopo del sito è quello di
mettere on line tutto quanto di interesse alla nostra causa
e a tutti i cittadini, imprenditori, amministrazioni d'Italia
e del mondo. Da questa esperienza dobbiamo far sì che
tutti ne traggano insegnamenti» si legge nelle prime
righe della home page. Da questa è possibile collegarsi
alla rassegna stampa, alla rubrica dei resoconti settimanali,
al testo completo del bando regionale per la concessione di
finanziamenti a piccole e medie imprese indetto della Regione
Lombardia e a una fornita galleria di immagini della piena
dell'Adda del novembre scorso, del Lambro e della precedente
alluvione dell'Adda, queste ultime realizzate dal fotografo
lodigiano Franco Razzini.
Da qui, infine, è possibile arrivare
a un album di immagini di Razzini: cortili, piazze e strade
di Lodi. Angoli carichi di poesia, per dimenticare, per qualche
minuto, la catastrofe dello scorso novembre.
F. T.
Tre porticcioli sull'Adda per accogliere
i turisti del fiume
Entro primavera verranno allestiti tre attracchi
- a Pizzighettone, Camairago e Castiglione - per facilitare
le crociere sull'Adda. È stato annunciato ieri durante
la prima "gita" del battello del consorzio "Navigare
l'Adda", che ha imbarcato prefetto e autorità
locali. L'obiettivo è di arrivare a organizzare viaggi
fino a Lodi con navi da 80 posti.
Castiglione Viaggio inaugurale lungo 8 chilometri
con un battello a 16 posti: l'itinerario finale dovrebbe essere
di 60
In crociera sull'Adda tra aironi e folaghe
Parco, comuni e privati insieme per rilanciare
il turismo sul fiume
Castiglione «Sono tornata ieri dalle ferie,
e devo dire che questo è stato il più bel rientro
che potessi fare: ho visitato una natura meravigliosa, ma
anche un'organizzazione e gestione delle risorse naturali
molto positiva. Bisogna complimentarsi con questi soggetti
che promuovono tali iniziative, conciliando il rispetto e
l'utilizzo della natura».
Parole pronunciate dal prefetto di Lodi Nicoletta
Frediani ieri pomeriggio sul piccolo battello aperto da 16
posti del consorzio "Navigare l'Adda" che ha solcato
il fiume per 8 chilometri da Pizzighettone a Castiglione d'Adda
sino ad una secca in territorio di Formigara, in provincia
di Cremona, che attualmente impedisce di proseguire oltre.
Un bello spettacolo, che consente di ammirare scorci di territorio
insoliti tra le sponde boscate, oltre ad aironi cinerini e
folaghe che di tanto in tanto si alzano in volo; peccato che
sui rami delle piante sulle rive si noti una sfilata di stracci
e plastica, residuo della piena dell'Adda dell'autunno scorso.
Particolare trascurabile, problema di semplice soluzione da
qui alla primavera prossima quando le navigazioni sull'Adda
dovrebbero partire davvero in grande stile: «Per ora
- spiega Carlo Pedrazzini, sindaco di Gombito e presidente
del consorzio "Navigare l'Adda" - vogliamo sfruttare
questa barca per attività di promozione della navigazione
in questo mese: sabato pomeriggio si troveranno per una iniziativa
analoga a quella odierna i sindaci dei comuni consorziati,
i membri del consiglio direttivo del consorzio ed i soci privati
già ammessi a farne parte, vale a dire la Tenuta del
Boscone è già stata ammessa assieme all'armatore
Salvatore Molinaro e alla società Nec Ente di Cremona.
Insieme definiremo un calendario di attività promozionali
che ogni comune avrà a disposizione: ora abbiamo dimostrato
che è possibile navigare su 8 chilometri di fiume,
ma l'obiettivo futuro è quello di arrivare sino a Lodi».
Si tratterebbe di una crociera di una sessantina di chilometri,
che il consorzio spera di poter affrontare con un battello
coperto da 80 posti: si parla di un investimento cospicuo
per gli enti locali, ma i soggetti privati interessati all'iniziativa
hanno le risorse per finanziare certi progetti, che concorreranno
anche ad accedere a finanziamenti della regione Lombardia
e della Comunità Europea. «Puntiamo al turismo
scolastico - dichiara Attillio Dadda, presidente del Parco
Adda Sud - e al turismo domenicale, cercando di offrire pacchetti
legati ad altre attrattive turistiche già esistenti.
Con questa iniziativa e quella di sabato inauguriamo di fatto
la barca del consorzio "Navigare l'Adda" di cui
è parte integrante il Parco che potrà sfruttare
questo mezzo anche per le proprie celebrazioni del suo ventennale.
Questa è la dimostrazione che anche gli enti pubblici
hanno capacità ed efficienza per affrontare iniziative
imprenditoriali per la valorizzazione del territorio: vogliamo
far capire che il fiume potrà far sì paura per
qualche giorno in occasione delle piene, ma negli altri periodi
è una risorsa importante: intendiamo valorizzarlo come
via di collegamento di un museo distribuito sul territorio
con varie tappe in realtà già attive sul fronte
del turismo». Da Pizzighettone, che ha già una
sua tradizione importante in questo senso, a Castiglione d'Adda
con le sue attrazioni ambientali quali la riserva naturale
della lanca della Rotta e il centro visite del Parco Adda
Sud, sino nel prossimo futuro a Lodi. «Tra l'altro -
fa notare Dadda - la lanca della Rotta, la morta del Boscone
e la lanca di Soltarico qui lungo l'Adda sono tre degli 8
siti accettati dall'Unione Europea, sui 12 proposti dal Parco,
nell'elenco dei Sic: siti di interesse comunitario».
Presenti ieri anche il vicepresidente del Parco Mario Roldi,
il vicepresidente del consorzio "Navigare l'Adda",
il consigliere del Parco Pietro Cremonesi, e il sindaco di
Pizzighettone Marco Ventura: «L'idea di questo consorzio
- spiega il primo cittadino del paese sede del consorzio -
era stata avviata sul Cremonese, ma poi mi è sembrato
logico coinvolgere il Lodigiano che è una terra confinante
con cui abbiamo numerosi contatti e scambi».
Daniele Perotti
Previsti tre attracchi, ma servono escavazioni
La secca di Formigara è il primo ostacolo
da rimuovere per dare davvero fiato agli interessanti e ambiziosi
progetti del consorzio "Navigare l'Adda" composto
dal Parco Adda Sud, dall'Azienda Porti di Cremona-Mantova
e dai comuni di Castiglione, Camairago, Bertonico, Pizzighettone,
Formigara, Gombito e Montodine. «Bisognerà asportare
un po' di materiale dal fondo del fiume - spiega il presidente
del consorzio Carlo Pedrazzini - in una quindicina di punti
critici per puntare ad arrivare in futuro sino a Lodi. Si
tratta comunque di piccoli interventi, giusto per creare un
corridoio navigabile sul fiume: ciò comporterà
l'asportazione di piccoli quantitativi di materiale, non di
vere e proprie escavazioni e il Parco Adda Sud non ha nulla
da obiettare». Naturalmente occorrerà produrre
uno studio preciso per verificare le reazioni del fiume a
certi interventi affinché ne venga garantito l'equilibrio
idraulico. «Proprio nell'ultimo consiglio provinciale
- interviene Alfredo Ferrari, vicesindaco di Castiglione che
ieri non era presente ma che crede molto in questo progetto
- è stato approvato un ordine del giorno che consente
le escavazioni nei fiumi, anche per ridurre i quantitativi
di materiale inerte da ricavare dai poli estrattivi previsti
dal piano cave provinciale». Negli 8 chilometri di fiume
percorsi ieri sono già stati individuati tre attracchi
che verranno allestiti entro la prossima primavera: il primo
a Pizzighettone, e 2 in territorio lodigiano presso la Tenuta
del Boscone a Camairago e presso il Centro Visite del Parco
Adda Sud a Castiglione. «Questi sono gli obiettivi prioritari
per il prossimo anno - spiega il castiglionese Pietro Cremonesi,
vicepresidente del consorzio "Navigare l'Adda" -
poi verranno realizzati attracchi anche nei territori comunali
di Gombito e Formigara in provincia di Cremona». La
navigazione sul fiume mette in luce ancora le conseguenze
della piena dell'Adda dell'autunno scorso: rive erose dallo
scorrere dell'acqua, spiaggette create ex novo, tronchi incagliati
tra i sassi lungo le sponde, rifiuti rimasti appesi sui rami
degli alberi. Soprattutto però le traiettorie seguite
dal battello regalano la visione di splendidi scorci paesaggistici:
la bellezza dei boschi sulle sponde, il volo di aironi e folaghe,
la presenza di altre specie animali. Il sogno di arrivare
sino a Lodi è concretizzabile, e sarebbe davvero un'importante
occasione di ulteriore sviluppo turistico anche per il capoluogo
di provincia.
Da IL GIORNO del 24 09 03
MALTEMPO
Carrara devastata da un nubifragio Chiesto
lo stato di calamità In appena un'ora
e mezza sono caduti 140 millimetri di pioggia. Allagamenti
anche a La Spezia.
TRAVOLTA Una donna di 79 anni è stata
trascinata via a Carrara dalla piena del torrente Carrione.
Il corpo è stato trovato dopo ore
LA FRANA Isolata la frazione di Forno: evacuate
alcune famiglie.
Il sindaco: "E' emergenza"
CARRARA - Una anziana donna morta, I. N. di
76 anni, e tre persone ricoverate in ospedale: questo il bilancio
dell' alluvione che in tarda serata di ieri ha colpito Carrara.
Secondo quanto riferito dalla prefettura, un
uomo è stato trascinato con la sua autovettura in un
fosso ed ha riportato un trauma cranico. Una donna incinta
trascinata dall'acqua e ricoverata in osservazione a scopo
precauzionale; un altro uomo ha riportato una ferita ad una
gamba giudicata guaribile in 20 giorni.
Due le famiglie sgomberate in seguito alla 'bomba
d'acqua' che ieri sera si è abbattuta sulla provincia
di Massa Carrara. Secondo la prefettura, le due famiglie vivono
in due abitazioni della frazione montana di Forno. Sono ritenute
a rischio per la caduta di una frana sul letto del torrente
Frigido.
Non ci sono invece sfollati a Carrara; gli abitanti
delle case invase dall'acqua, causa dell'esondazione del torrente
Carione, hanno infatti trovato rifugio nei piani più
alti delle loro abitazioni od ospitalità presso parenti
ed amici. Altre due abitazioni sono state sgomberate a Battilana
di Avenza, vicino a Carrara. I suoi abitanti hanno trovato
ospitalità da amici e parenti. Questa mattina l'acqua
si sta ritirando dalle strade di Carrara e le condizioni meteo
sono migliorate; per oggi è annunciato bel tempo. Comunque
le scuole di Carrara resteranno chiuse, così come sarà
sospesa l'attività nelle cave di marmo.
Da la LIBERTA di Piacenza del 24 09
03
“Navigare l'Adda”, la prima
crociera con il prefetto
Da Pizzighettone a Castiglione - Il consorzio punta al turismo
scolastico e domenicale
“Navigare l'Adda”, la prima crociera
con il prefetto
Pizzighettone - È salpata ieri pomeriggio
da Pizzighettone la prima barca del consorzio “Navigare
l'Adda” - composto dal Parco Adda Sud, dall'Azienda
Porti di Cremona-Mantova e dai Comuni di Castiglione d'Adda,
Camairago, Bertonico, Pizzighettone, Formigara, Gombito e
Montodine - che come prima ospite ha avuto il Prefetto di
Lodi Nicoletta Frediani, reduce da una visita in mattinata
alla lanca della Rotta ed al centro di ambientamento per le
Cicogne del Parco Adda Sud a Castiglione d'Adda.
La navigazione, su un battello aperto da 16
posti, è partita da Pizzighettone sino a Castiglione
d'Adda: percorsi 8 chilometri di fiume, lungo i quali verranno
allestiti entro la prossima primavera 2 attracchi sulla sponda
lodigiana presso la Tenuta del Boscone a Camairago e presso
il Centro Visite del Parco Adda Sud a Castiglione d'Adda,
sino ad una secca in territorio di Formigara, in provincia
di Cremona, che impedisce di proseguire oltre. «Bisognerà
asportare un po' di materiale dal fondo del fiume - spiega
Carlo Pedrazzini, sindaco di Gombito e presidente del consorzio
“Navigare l'Adda” - in una quindicina di punti
critici per puntare ad arrivare in futuro sino a Lodi».
Si tratterebbe di una crociera di una sessantina di chilometri,
che il consorzio spera di poter affrontare con un battello
coperto da 80 posti: si parla di un investimento cospicuo
per gli Enti Locali, ma il consorzio è aperto a soggetti
privati interessati all'iniziativa (la Tenuta del Boscone
è già stata ammessa assieme all'armatore Salvatore
Molinaro e alla società Nec Ente di Cremona) che potranno
finanziare certi progetti, che concorreranno anche ad accedere
a finanziamenti della Regione Lombardia e della Comunità
Europea per lo sviluppo della navigazione interna sui fiumi.
«Puntiamo al turismo scolastico - dichiara
Attillio Dadda, presidente del Parco Adda Sud - ed al turismo
domenicale, cercando di offrire pacchetti legati ad altre
attrattive turistiche già esistenti: valorizziamo il
fiume come via di collegamento di un museo distribuito sul
territorio».
d.p.
Dal sito Internet della Provincia di
Lodi www.provincia.lodi.it
Decisione della Giunta della Provincia di Lodi
del 24 09 03
L’ex casa cantoniera di Sant’Angelo diventerà
una sorta di “casa del volontariato” e ospiterà
la sede di alcune associazioni del territorio, oltre a una
sala riunioni di uso comune.
La decisione è stata presa oggi dalla
giunta provinciale, che su proposta dell’assessore al
patrimonio Angelo Pagani ha approvato la concessione in comodato
gratuito dell’immobile e delle relative pertinenze ai
gruppi che ne avevano fatto richiesta.
Nel dettaglio, si tratta del Comitato di Coordinamento
provinciale della Protezione Civile, della Federazione Italiana
Ricetrasmissioni Cb, dell’Associazione Radioamatori
Italiana e dell’Ente nazionale per la protezione degli
animali.
Il complesso dell’ex casa cantoniera (costituito
da un fabbricato principale disposto su due piani fuori terra
e da alcuni accessori staccati) è stato così
suddiviso: al Comitato di Coordinamento provinciale della
Protezione Civile sono stati assegnati una stanza di 12 metri
quadrati al primo piano, un box prefabbricato di 20 metri
quadrati e una quota di 14,5 metri quadrati del portico, condiviso
al 50 per cento con la FirCb; all’Associazione Radioamatori
una stanza al primo piano di 19,6 metri quadrati e un locale
uso magazzino al piano terreno di 16 metri quadrati; all’Enpa
una stanza da 15 metri quadrati al piano terreno con annesso
locale servizi igienici e uno spazio per lo stazionamento
di due autoveicoli nell’area retrostante l’edificio.
Il servizio igienico al primo piano sarà di uso comune
tra Protezione Civile, FirCb e Ari, mentre al piano terreno
verrà allestita una sala riunioni comune di 23 metri
quadrati. La concessione entrerà in vigore l’1
ottobre e scadrà il 30 settembre del 2009. Per la messa
a norma dell’edificio prima dell’ingresso delle
associazioni, la Provincia ha stimato un costo di 16.000 euro.
Da IL CITTADINO del 25 09 03
Patto tra paesi per affrontare le catastrofi,
stasera la firma
Senna Procede celermente il progetto dei comuni di Somaglia,
Senna Lodigiana, Ospedaletto e Orio Litta di creare insieme
un gruppo di protezione civile che possa essere di presidio
sui quattro territori comunali. Oggi alle 21, nella sala consiliare
del municipio di Senna, si terrà un incontro per individuare
gli obiettivi e gli impegni reciproci tra i comuni aderenti
al protocollo d'intesa. Inoltre sarà ufficialmente
presentato il gruppo intercomunale di protezione civile.
Il comune di Somaglia già da tempo ha
creato un proprio gruppo di protezione civile che ha operato
nei giorni dell'ultima alluvione e che si tiene periodicamente
aggiornato. A Senna il gruppo si era costituito qualche mese
fa ed era composto da parecchi volontari che però necessitano
di supporti tecnici e dell'appoggio di gruppi già formati
dal punto di vista della preparazione e dell'esperienza.
Orio Litta ed Ospedaletto invece non avevano
costituito gruppi operativi stabili e formati, nonostante
a Orio, durante l'ultima grossa esondazione, parecchi volontari
avessero lavorato a fondo per tamponare i punti critici sull'argine
padano. Grazie al protocollo d'intesa, la formazione ormai
prossima di un gruppo di Protezione Civile Intercomunale permetterà
di fare fronte comune in caso di altre alluvioni in questa
parte della Bassa, particolarmente a rischio per la presenza
di numerosi fontanazzi.
Da Lettere a IL CITTADINO del 25 09
03
ALLUVIONE Cosa si è fatto per
evitare nuovi danni?
Da più parti stanno arrivando segnali
preoccupanti sulla possibilità che nel prossimo autunno-inverno
si verifichino piogge di consistenza e durata tali da provocare
un'altra alluvione.
Anche sulla «Gazzetta Ufficiale»
del 22 scorso è pubblicato un comunicato del presidente
del Consiglio del quale riporto la parte di testo iniziale:
«In considerazione della particolare stagione estiva
che si avvia a conclusione, caratterizzata da elevate temperature
e scarse precipitazioni, è lecito ipotizzare, per questo
mese e per l'autunno, frequenti fenomeni di precipitazioni
particolarmente intensi e diffusi». Questa considerazione
era già stata fatta dagli alluvionati che avevano notato
l'anomalia di questo periodo estremamente siccitoso creando
tra loro preoccupazione e allarme.
Molti di loro mi chiedono cosa sia stato fatto,
dal novembre scorso a oggi, per proteggere i quartieri dall'esondazione
del fiume. Non è mia abitudine allargare le braccia
in segno di rassegnazione né, tantomeno, di affidarmi
solo alla "buona stella" (seppur ne conosca tante
grazie alla mia passione per l'astronomia...) e allora chiedo
pubblicamente al sindaco, non solo quale "autorità
di protezione civile" come indicato nella circolare suddetta,
ma soprattutto, quale primo cittadino e quindi colui il quale
dovrebbe farsi paladino dei problemi dei suoi cittadini che,
senza colpa alcuna, hanno subito danni ai quali qualcuno,
soprattutto tra i più deboli, non è ancora riuscito
a porre rimedio, cosa sia stato fatto a oggi per evitare la
possibilità che il fiume invada ancora la città.
Ripeto ancora che temo si stia sottovalutando
il fatto che moltissime famiglie che hanno avuto autovetture,
arredamenti, elettrodomestici ed altro distrutti dal fango
e che in questi mesi hanno affrontato spese di decine di migliaia
di euro non sono in condizioni (economiche e psicologiche)
di affrontare un'altra alluvione e i conseguenti danni. Il
segnale più frequente che mi giunge è: «Non
staremo con le mani in mano...».
Cordiali saluti.
Carlo Bajoni
Comitato alluvionati riva sinistra Lodi
Da LA TRIBUNA DI LODI del 27 09 03
I cittadini alluvionati vogliono chiarezza dalla
Giunta sulle chiuse di Viale Milano e sulla pista ciclabile
a protezione dell’Oltre Adda.
Cose da fare e cose da non fare.
I comitati degli alluvionati per il tramite
dei loro attivissimi presidenti (Carlo Bajoni, riva sinistra
– e Domenico Ossino, riva destra) non perdono giorno
per incalzare la giunta comunale a prendere decisioni chiare
per la sicurezza delle loro abitazioni. Va ricordato che dal
novembre scorso nulla, letteralmente nulla, è stato
fatto e la brutta stagione è alle porte.
Su due questioni molto importanti il Comune
ha fatto fino ad ora orecchie da mercante sulle richieste
dei comitati. Vediamole distintamente.
Le chiuse di Viale Milano.
Il ricorso al Tar del Comitato e di Legambiente
Le pompe che dovrebbero buttare nelle zone della
Martinetta, del Tribunale e del Capanno le acque delle rogge
Gelata e Gaetana sono state contestate fin dall’inizio
per la loro inutilità e pericolosità. Adesso
il comitato riva destra è sceso, insieme a Legambiente
e a numerosi residenti, sul piede di guerra con un ricorso
al Tar. Il documento presentato ai giudici contiene pesantissime
valutazioni, innanzitutto con riferimento alla sicurezza delle
abitazioni esistenti, poiché “l’effetto
inevitabile sarebbe non solo quello, tristemente noto, delle
consuete esondazioni alluvionali, cioè l’allagamento
della zona, ma un effetto addirittura raddoppiato o triplicato,
qualcosa, per intenderci, di assai più grave dei micidiali
eventi alluvionali verificatesi nel novembre dello scorso
anno. Infatti, le acque esondate, non trovando sfogo ed essendo
ricacciate dalla diga che è in progettazione, rifluirebbero
all’indietro, con ciò aumentando il volume delle
acque alluvionali, oppure, trovando sfogo poco più
avanti lungo il corso del fiume e andando ad inondare altre
zone più a valle”.
Viene contestata alla radice la natura di “interesse
pubblico” dell’opera.
Al contrario, si legge nella memoria al Tar,
“quello previsto dalla impugnata deliberazione consiliare
non è un progetto di interesse generale, ma uno sciagurato
beneplacito concesso dall’amministrazione comunale a
ben individuati interessi privati e speculativi, quali sono
quelli della società concessionaria”.
Come dare torto a chi possiede l’abitazione
o il proprio laboratorio tra le chiuse e il fiume? Il solo
pensiero di essere stretti in una morsa (da una lato l’Adda,
dall’altro le idrovore di nuova costruzione) non può
davvero consentire sonni tranquilli. Il progetto, è
bene ricordarlo, è nato nel dicembre 2001 da una richiesta
dei privati che vogliono costruire, nei pressi di Via Bocconi,
un supermercato di 3.500 mq.
L’alluvione disastrosa è del 26
novembre 2002. Non insegna davvero nulla l’esperienza?
Perché insistere senza riflettere seriamente sulle
conseguenze gravissime che si potranno provocare?
La pista ciclabile a rialzo della strada
per Boffalora
La Provincia ha presentato un progetto, condiviso
subito dai cittadini alluvionati della riva sinistra, di costruire
una pista ciclabile che costeggi la strada provinciale per
Boffalora, così da costituire un piccolo rialzo. L’alluvione
del 26 novembre, che tanti danni ha provocato in questa zona,
è stata provocata da un modesto superamento della strada
provinciale. Una piccola barriera, non invasiva della sede
stradale e oltretutto di sicura utilità generale come
pista ciclabile, metterebbe in sicurezza tutta la zona. Ma…
quali sono le interferenze di tale progetto con l’argine
sull’area ex Sicc? Il Sindaco, con dichiarazioni talvolta
molto nette, talvolta attenuate, non nasconde la sua contrarietà
per questo progetto della Provincia e vorrebbe che il programma
di lottizzazione sulla ex Sicc venisse portato a compimento.
Ma la sua maggioranza, a quanto pare, non vuol
più sentir parlare di questa lottizzazione. Ed allora?
Carlo Bajoni legge con attenzione le dichiarazioni
del Sindaco e, puntualmente, mette in luce tutte le contraddizioni
di una condotta incerta e inconcludente.
Da IL CITTADINO del 27 09 03
La maggioranza è d'accordo, si
farà solo la sede Aler, in dubbio i fondi pubblici.
Stop alle palazzine sull'ex Sicc, erano in
una zona alluvionabile
La maggioranza ha ricompattato i ranghi sull'area
ex Sicc. Lo stop alle case nell'area regolarmente a mollo
ad ogni piena si è allargato a tutto lo schieramento
della maggioranza, dopo che Rifondazione comunista e Alleanza
per Lodi avevano puntato i piedi. Sulla retromarcia pende
però la spada di Damocle dei finanziamenti regionali.
Il Pirellone aveva infatti garantito uno stanziamento di 5
miliardi legato al piano di recupero urbano che prevedeva
la costruzione di condomini e villette private e case popolari
in piena zona golenale, oltre al recupero della palazzina
di proprietà dell'Aler, l'unico intervento che andrà
avanti comunque. A palazzo Broletto si spera ora che la regione
dia la propria disponibilità a sborsare la cifra anche
in caso di uno scambio di aree con l'Aler (per 5 mila metri
cubi di abitazioni) e con i privati, così come è
avvenuto con l'area dell'Isolabella. Sulle dislocazioni il
sindaco Aurelio Ferrari non si sbilancia («Ci sono numerose
aree in città») anche se alcune indiscrezioni
danno come possibili soluzioni alcune zone a San Fereolo Robadello.
Non è detto che, risolto il problema dello scambio
di aree, palazzo Broletto si ritrovi con i 5 miliardi in tasca.
Denaro che potrebbe servire a bonificare la zona e destinarla
a verde attrezzato: «In condizioni estreme potremmo
cercare noi finanziamenti alternativi» azzarda l'assessore
all'ecologia Francesco Marzorati. La prossima settimana Ferrari
si recherà in regione per parlamentare lo scambio:
«Sarà un incontro a carattere tecnico, per capire
se la cosa può stare in piedi. A questo farà
seguito una proposta ufficiale». Giovedì sera
i partiti alla guida del Broletto si sono ritrovati al circolo
Saragat di via Fanfulla per fare il punto della situazione:
I Ds e la Margherita, dapprima favorevoli alle costruzioni
in area ex Sicc, dopo l'alluvione si sono allineati sulle
posizioni degli alleati. Tutti, giovedì sera, hanno
rimarcato la necessità della difesa spondale, per i
quale il contributo regionale di 2 miliardi appare invece
cosa certa. «Tutta la maggioranza è concorde
sul fatto che vada realizzata» conferma Marzorati. L'idea
è qualla di un argine che dal ponte urbano, in riva
sinistra, protegga l'area ex Sicc per poi raccordarsi, alla
rotonda di viale Piave, all'argine lungo la strada per Boffalora.
«Avrà un'altezza di un paio di metri rispetto
al livello del fiume in condizioni di piena, con un declivio
di una quarantina di metri piantumati - spiega Marzorati,
precisando di non riferirsi alla piena di novembre - arrivando,
all'altezza della rotonda, a un dislivello di un metro e mezzo
rispetto al piano campagna». Qualche perplessità
la maggioranza sembra riservarla al progetto, su cui stanno
ragionando comune e provincia, dell'argine per Boffalora,
chiesto a gran voce dagli alluvionati: «La nostra ipotesi
è quella di intervenire solo nei punti specifici in
cui l'acqua ha superato la strada, non sull'intero percorso».
F. Tu.
La vecchia casa cantoniera dell'Anas diventa
la base della protezione civile
Finalmente una nuova sede per quattro associazioni
di volontariato lodigiane. Il comitato di coordinamento provinciale
della protezione civile, la federazione italiana ricetrasmissioni
Cb, l'associazione radioamatori e l'ente nazionale per la
protezione degli animali troveranno spazi a loro disposizione
a Sant'Angelo all'interno dell'ex casa cantoniera, situata
appena oltrepassato il vecchio ponte sul Lambro in direzione
di Lodi. La struttura appartiene alla provincia, dopo che
circa due anni fa è stata dimessa dall'Anas. La giunta
provinciale di mercoledì 24 settembre, su proposta
dell'assessore al patrimonio Angelo Pagani, ha approvato la
concessione in comodato gratuito dell'immobile alle quattro
associazioni che ne avevano fatto richiesta. L'ex casa cantoniera,
con il suo inconfondibile colore rosso, diventerà quindi
a tutti gli effetti una casa del volontariato: la concessione
entrerà in vigore mercoledì 1 ottobre 2003 e
scadrà il 30 settembre 2009.
Prima dell'ingresso effettivo dei gruppi di
volontariato, l'ex casa cantoniera dovrà però
essere messa a norma, con una spesa di 16 mila euro. Fino
ad oggi la struttura era totalmente in disuso, e quindi la
provincia di Lodi è stata disponibile ad assegnarla
alle associazioni.
Il complesso dell'ex casa cantoniera è
costituito da un fabbricato principale, disposto su due piani
fuori terra e da alcuni spazi accessori staccati. Ad ogni
associazione è stata assegnata una stanza. Al piano
terreno dell'edificio sarà allestita una sala riunioni
comune di 23 metri quadri. In particolare si insedierà
il comitato di coordinamento provinciale della protezione
civile, che in precedenza si riuniva a turno nelle varie sedi
sparse nei comuni del territorio. Ora invece il comitato avrà
dei propri spazi, in cui sistemare il materiale d'archivio
e organizzare le proprie riunioni. Non si tratterà
di una sede operativa per le emergenze, ma di punto per gli
incontri di coordinamento, a livello provinciale. Sant'Angelo,
il cui nucleo è attivo da pochi mesi, diventerà
quindi il punto di riferimento per la protezione civile sul
territorio.
La federazione italiana ricetrasmissioni Cb
e l'associazione radioamatori potranno portare nell'ex casa
cantoniera la loro attrezzatura radio, mentre per quanto riguarda
l'Enpa, saranno poi i volontari a decidere come utilizzare
lo spazio che la provincia a messo loro a disposizione.
Lo. Ri.