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RESOCONTI SETTIMANALI

COMITATO ALLUVIONATI LODI ONLUS

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Settimana del
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22/09/2003
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Comitato alluvionati
Lodi Onlus:

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Via Luigi Bay 26/G
26900 Lodi
Telefono

339-7495130
Posta elettronica

c.al.lo@tin.it

cronaca politica lodi

cronaca politica lodi


Lodi, 27 settembre 2002

Cari amici, sono in attesa di conoscere dall’assessore regionale alla Protezione Civile–sicurezza Massimo Buscemi (che anch’esso legge questa e-mail), se sono disponibili risorse da destinare al risarcimento di danni ai beni mobili, ora che i Comuni lombardi hanno presentato la documentazione inerente il bando per accedere ai contributi per danni agli immobili, a seguito dell’alluvione del novembre 2002: come da mia richiesta formulata all’assessore con una nota inviatogli il 2 luglio, alla quale ha risposto che bisognava attendere la chiusura del bando scaduto il 15 di questo mese.

Questa settimana per le mie brevi note che solitamente accompagnano la cronaca, facendo il punto del quadro politico locale vi rimando alla lettura della lettera del consigliere comunale di Lodi, Gio Gozzi pubblicata sul IL CITTADINO, che spazia sui temi rilevanti della sfera di competenza di noi cittadini: dalla salute, al lavoro, la casa, l’alluvione, l’ambiente e altro, evidenziando con estrema lucidità la progettualità miope di chi governa il nostro territorio.
Vi invito tutti, quali destinatari di questa e-mail settimanale a scrivere al sito del Comitato sul tema: “cosa serve a Lodi per metterla in sicurezza?”

Vi ricordo che l’indirizzo elettronico del sito è:
http://www.nautilaus.com/alluvionati.htm

Domenico ossino
presidente comitato alluvionati lodi onlus

Da IL CITTADINO del 26 09 03
La Lettera di Gio Gozzi

Caro direttore, da assiduo lettore del «Cittadino», dopo aver letto degli attesi black out e del "via libera alla centrale di Turano" e dopo la triplicazione di quella di Tavazzano, mi è venuto da chiedermi il perché di questa sorprendente vocazione del Lodigiano per gli impianti termoelettrici che, si sa, sono altamente inquinanti ed in netto contrasto con il trattato di Kioto ed oltre a tutto della elettricità prodotta solo una piccola parte serve al territorio lodigiano.

L'acqua a 37 gradi che ne esce provoca la moria dei corsi d'acqua, quale il canale della Muzza. Cioè fiumi e corsi d'acqua niente affatto piccoli. I fumi emessi dagli alti camini della centrale precipitano al suolo con il loro carico di polveri fini, costituite da metalli pesanti per la "gioia" della flora e dei nostri polmoni.

I gas di combustione dispersi nell'aria hanno il "pregio" di far aumentare la temperatura d'estate e di provocare siccità, e poi disastrose alluvioni nei periodi di pioggia, regalandoci in tal modo l'esotismo di un regime monsonico, con la variante, tutta padana, di disastrose grandinate a fine estate, frane e smottamenti, alberi sradicati ed altre quisquilie del genere.

L'unione di queste fonti di inquinamento con quelle già accertate degli stabilimenti chimici, dalla logistica, delle discariche, fa si che il Lodigiano possa vantare l'invidiabile primato dei tumori: la percentuale più alta d'Italia. Caratteristiche, queste, nient'affatto naturali.

Per cui ora, nemmeno salendo sulle neolitiche piroghe ritrovate in riva all'Adda, è possibile salvare il turismo nel Lodigiano dallo sfacelo.

Il simpatico e amico Gianpaolo Colizzi invita gli amministratori a prepararsi per la scadenza elettorale del 2004. Suppongo a declamare, come sempre, promesse e programmi che saranno, puntualmente, disattesi. Infatti il territorio, se è quello che è, e se peggiorerà, come sembra debba peggiorare, è senz'altro merito di chi ha avuto il mandato amministrativo di pianificarlo.

Fino a ieri c'era un Piano comprensoriale a salvaguardia e a promozione del territorio lodigiano, alla pari di oggi, essendo stato recentemente adottato un Piano Territoriale Provinciale, di cui ora mena vanto l'attuale presidente Guerini.

Presidente che, mi dicono, essere il futuro sindaco di Lodi. Altro candidato per Lodi sarà sicuramente, come nella passata tornata elettorale, l'ex sindaco Andrea Cancellato, se si deve dar credito agli ampi spazi con foto a lui dedicati sul «Cittadino», nonostante che Cancellato sia l'indiscusso padre politico dell'attuale Piano regolatore generale. Il Piano regolatore dell'alluvione che ha messo in ammollo l'anno scorso tremila cittadini di Lodi. Lo so che è utopia, ma, per una volta, caro Paolo, sarebbe bello lasciare perdere ulivi, querce e margherite e, invece, puntare tutti su un programma di tutela e di sviluppo del lodigiano.

E tutti a giurare di rispettarlo, al di là o al di sopra degli interessi personali e delle logiche di potere. Come tu sai, le idee camminano sulle gambe degli uomini e, purtroppo, da decenni i politici al potere hanno calpestato gli interessi del Lodigiano. lnfatti è ormai storia anche a Lodi dove, su ogni argomento, il centrosinistra in cui tu militi, vota compatto con maggioranze blindate, dettate dalla disciplina di partito. Per cui non ci possono essere scusanti per i detentori del potere locale, poiché è innegabile che quanto è innanzi ai nostri occhi e di cui non passa giorno che non si legge triste notizia, è frutto della loro mala amministrazione: a Lodi alloggi in costante aumento dei prezzi, nonostante che pochi privilegiati abbiano potuto costruire ovunque, anche in aree golenali, terreni agricoli avvelenati, rogge inquinato, mefitiche puzze ovunque e tante ditte che chiudono in alcuni casi dopo aver impunemente saccheggiato le risorse naturali.

Ciò nondimeno i responsabili di tutto questo, a detta di tutti, saranno rieletti in un tripudio di voti, sia in Provincia che a Lodi. I gruppi di potere che dominano nel centrosinistra avranno vinto ancora una volta per la abitudinaria indifferenza degli elettori lodigiani, che non hanno ancora imparato ad associare le loro disgrazie ai nomi dei partiti da loro votati.

Ma che cosa è un partito? Una scatola vuota con stampigliato sopra un simbolo, se prescindiamo dagli uomini che in esso esercitano il potere. E sono costoro che, senza distinzione di colore, io pongo sotto accusa. Il Lodigiano, se è diventato quello che è e se peggiorerà, come possiamo essere certi che peggiorerà, è stato e sarà solo per colpa loro. Anche dopo la cacciata di Biscaldi, a Palazzo Broletto si governa ancora all'insegna della continuità.

Sindaco e consiglieri che in passato hanno votato tutte le delibere di Biscaldi, siedono ancora lì, in consiglio comunale, imperturbabili. Monolitici nella mussoliniana certezza di avere ragione anche quando asseriscono di avere torto. Sull'area della Abb Adda, come per tutte le altre aree dismesse (ex industria) si darà il via all'ennesima mega speculazione edilizia, in cui vertiginosi profitti non andranno, di sicuro, nelle tasche dei lavoratori delle Abb Adda, né a favore degli alluvionati o degli anziani, o per finanziare ricerche contro il cancro, o per creare nel cuore della città un'oasi di verde. Non vi sarà nemmeno spazio per una qualunque iniziativa che abbia una valenza di pubblica utilità, di promozione dello sviluppo del Lodigiano.

Così dicasi per gli stabilimenti della Polenghi, degni di interesse imprenditoriale solo se venisse triplicata la superficie industriale esistente, ovvero solo se venisse consentito un notevole profitto speculativo di cementificazione. Oggi, chi ci governa a Lodi, purtroppo, è il partito del business, della svendita del territorio, dando corpo alla logica di sempre: profitti privati e costi pubblici. Dove l'opposizione, che nulla detiene, non ha né diritto di parola né di veto. Ciò è detto con buona pace del leghista Mauro Rossi, aspirante, proprio per questo, a diventare un abitante dell'Aventino.

Quanti sindaci si conoscono come capaci di rinunciare ad un cospicuo introito di oneri nelle proprie casse comunali in nome della salvaguardia di un interesse comune? Non certo i sindaci di Tavazzano e Montanaso, dimostratisi subito pronti al consenso per l'ampliamento della centrale in cambio di soldi, per il loro comune, si intende.

Per cui, caro Paolo, per una volta, a Lodi, facciamo prevalere l'interesse della città, acquisendo all'uso pubblico tutta la superficie occupata dalla Abb Adda, aggiungendovi le aree dismesse circostanti al fine di creare in quella zona strategica un centro direzionale con istituti di ricerca e di sperimentazione, di promozione del Lodigiano, con istituti universitari capaci di promuovere Lodi quale centro propulsore dell'economia del nostro territorio.

Un centro dove i figli degli operai delle Adda (e non solo loro) possano trovare un futuro e una speranza. Lasciamo pure perdere i timori partitici per una opposizione dove non vedo "scafati", ma solo sofferte divisioni. Uniamoci, piuttosto, contro l'affarismo devastante in difesa e a sostegno di una politica per il territorio che sia ferma ed incisiva, dove, almeno per una volta, prevalga l'interesse di tutti e non solo dei soliti pochi.

Gio Gozzi
consigliere comunale di minoranza a Lodi per Forza Italia

Mi scuso per non avervi inviato nella cronaca precedente la lettera del 16 09 03 che segue, che vi invito a leggere, lettera che ha attinenza con il ricorso al Tar che il comitato ha notificato al comune di Lodi.

Da Lettere a IL CITTADINO del 16 09 03
LODI
Un altro edificio in una zona a rischio

Venerdì 5 settembre è stato aperto un cantiere in via Bocconi (area Pratello), sul terreno che si estende nell'ultimo tratto (dopo il n. 28) verso il ponte che porta in zona pompieri. Sono state collocate reti rosse e accatastati ponteggi. A tutt'oggi non è stato apposto alcun cartello di inizio lavori. Gli operai, interpellati, hanno riferito che verrà costruita una palazzina, probabilmente con parcheggio annesso. Il terreno è adiacente alla roggia (esondata lo scorso 26 novembre) che ne costituisce un lato (quello opposto alla strada). Quello che vorremmo sapere, al di là del buon senso che allontanerebbe chiunque volesse andare a costruire una nuova palazzina in una zona a rischio idraulico, è perché sono iniziati tali lavori. Non occorre forse attendere che vengano innanzitutto costruite le opere di messa in sicurezza del quartiere nonché di regimazione idraulica? E tali opere non dovrebbero essere collaudate prima di concedere autorizzazioni a procedere? È stato più volte ricordato che comunque neppure le chiaviche salveranno il quartiere da una prossima non augurata alluvione. Un'altra zona verde del territorio lodigiano sta per essere sacrifica a nuovo cemento…
Dario Tansini Gaia Bocchioli
Legambiente Lodi

Da Lettere a IL CITTADINO del 22 09 03
Lodi
ALLUVIONE

Si arrendono per tre miliardi di vecchie lire?
Leggo sul quotidiano «il Cittadino» del 19 settembre un articolo dal titolo: "Un altro inverno con gli argini a rischio".

Desidero soffermarmi sulla conclusione nella quale l'assessore alla protezione civile del comune di Lodi, Marzorati, dice: «È un'opera necessaria ma insufficiente; è, infatti, necessario che venga realizzata la difesa spondale all'ex Sicc. Servono però due miliardi di vecchie lire stanziati dal Pirellone e gli altri tre che potrebbero venir scorporati dal piano urbano contestato e ormai sul viale del tramonto».

Sono lieto di apprendere, assieme agli alluvionati, che la pista ciclabile/argine sia considerata pubblicamente necessaria da esponenti della giunta comunale di Lodi (anche in un incontro tenutosi il 17 ultimo scorso con l'assessore Lottaroli e al quale hanno partecipato, in rappresentanza degli alluvionati, oltre al sottoscritto anche Fabio Dessole e Domenico Ossino, i Comitati alluvionati sono stati "tranquillizzati" su questo punto dopo alcune pubbliche dichiarazioni del sindaco) ma, dice Marzorati, l'innalzamento della strada per Boffalora (in realtà la strada non sarebbe interessata dall'intervento ma si rialzerebbe rispetto al piano stradale la pista ciclabile in progetto) deve integrarsi con l'argine ex Sicc.

Questo lo sappiamo e lo stiamo dicendo sin dall'inizio: o l'argine/pista ciclabile arriva sino al ponte oppure alla curva di Mozzanica s'integra con l'ex Sicc.

Ma, aggiunge ancora l'assessore all'ecologia: per l'ex Sicc c'è lo stanziamento regionale di due miliardi mentre, probabilmente, i tre miliardi comunali necessari all'opera non ci sarebbero più perché dovrebbero essere scorporati dal piano urbano «contestato e ormai sul viale del tramonto»...

Dunque, se non capisco male, la città si arrende di fronte a tre miliardi? L'oltre Adda deve essere lasciato in balia del fiume perché non si trovano 1,5 milioni d'euro?

Non conosco i bilanci di comune e provincia, ma non capisco come dall'insediamento di un piccolo supermercato in zona Pratello si riesca a recuperare ben 1,5 miliardi per le contestate chiuse su viale Milano e ci si arrenda di fronte a tre che salverebbero tutti i popolosi quartieri oltre il fiume. E ancora, se proprio dalle casse pubbliche non si potesse arrivare a tanto (?), non è pensabile che il contributo necessario per mettere in sicurezza la città possa arrivare da un gesto magnanimo di qualche grande realtà locale, penso, per esempio, che Lodi è sede di un grande istituto di credito: la Banca Popolare di Lodi. Sono convinto che un gesto di generosità di tale livello contribuirebbe ad accrescere ulteriormente l'immagine, già positiva, che questa banca ha in Italia.

Termino chiedendo pubblicamente a Marzorati se, nel frattempo, i lodigiani possono sperare, in caso di pericolo alluvionale, di essere almeno provvisoriamente, e in parte, protetti dai moderni tipi di barriere/diga oppure se dovranno ancora affidarsi alle braccia di pochissimi (seppur encomiabili) volontari che riempiono pochi, e inutili, sacchetti di sabbia.

Inutili perché i sacchetti di sabbia posti all'ingresso delle abitazioni non impediscono l'entrata d'acqua, essi hanno un senso solo posati in linea a creare un argine artificiale, ma per fermare il fiume dove attraversa la città quanti ne servono? Quante braccia e quanto tempo servono? Certo le moderne barriere gonfiabili hanno un costo più alto della sabbia e della juta ma l'alluvione in città fa sicuramente molti più danni del costo di queste dighe artificiali. Cordiali saluti.
Carlo Bajoni
Comitato alluvionati riva sinistra Lodi

Da IL GIORNO del 23 09 03
Po e Ticino, idrometri più «sensibili»

Pavia — la protezione civile si prepara alle piene di Po e Ticino. E nei prossimi giorni verrà modificato il sistema di rilevamento del livello dell'acqua, che nelle ultime occasioni era andato in tilt: gli idrometri verranno innalzati rispetto alle attuali postazioni.

E' questa la principale decisione presa dal vertice di protezione civile, che si è tenuto ieri mattina in prefettura, proprio con l'obiettivo di individuare soluzioni ai problemi nella rilevazione dei dati idrometrici. All'incontro, coordinato dal prefetto Domenico Gorgoglione e dalla dirigente della protezione civile della prefettura, Valentina D'urso, hanno partecipato rappresentati del comando provinciale dei vigili del fuoco, della sede territoriale della regione Lombardia, dell'AIPO (agenzia interregionale per il Po), della provincia, del comune di Pavia, del parco del Ticino e dei consorzi idrici. Aspettando le piogge autunnali e il conseguente rischio esondazione legato alle piene di Po e Ticino, il problema affrontato nel vertice in prefettura è stato soprattutto quello del sistema dei rilevamenti idrometrici.

Anche nell'ultima piena, lo scorso novembre, il sistema di rilevazione dei livelli dei fiumi era andato in tilt nella situazione d'emergenza. Per calcolare i tempi di esondazione e le aree interessate a Pavia, esiste infatti il progetto indaco, elaborato dal dipartimento di idraulica dell'università di Pavia. Ma è in grado di funzionare solo una volta che siano stati acquisiti i livelli del Po e del Ticino in sei postazioni: per il Po, a Pieve del Cairo, al ponte della Becca e a Spessa Po; per il Ticino, a Vigevano, a Bereguardo e al ponte coperto di Pavia. «l'osservazione del funzionamento del sistema - commenta Valentina D'urso - ha consentito di riscontrare che, soprattutto in situazioni di emergenza, i dati acquisiti sono in parte inutilizzabili, con conseguente compromissione del sistema di previsione». Così, nella riunione di ieri, è stato deciso che gli idrometri, gestiti dalla società Enel Hydro, vengano subito innalzati rispetto alle attuali postazioni. «già la prossima settimana - annuncia D'urso - si procederà a una verifica della funzionalità in una esercitazione che coinvolgerà prefettura, regione, provincia, comune di Pavia, AIPO e organizzazioni di volontariato».
S.z.

Da Lettere a IL CITTADINO del 23 09 03
ALLUVIONE Prepararsi ad affrontare altri disastri

Chissà se la protezione civile, dopo l'esperienza dell'alluvione dell'autunno scorso e tanto tempo per meditare sul mancato preavviso della tracimazione del fiume, riuscirà a evitare i danni e le sofferenze di tante persone.

Si dice che i danni non sono stati risarciti in base all'entità, ma forfettizzati in modo che qualcuno ha ricevuto un ventesimo del dovuto.

La viabilità è sempre in attesa di facili miglioramenti. Per il raccordo col secondo ponte sull'Adda, dopo tante vicissitudini e carenze, si ha una segnaletica incomprensibile: per chi percorre la Bergamina tra Pandino e Lodi c'è uno "stop" che dà la precedenza a quei pochi che accedono al cimitero di Riolo e a quei pochissimi che utilizzano quei pochi fabbricati adiacenti. In pratica, nessuno lo rispetta e in caso di sinistro saranno in torto. Facilitare la scorrevolezza vuol dire minor consumo di carburante e, quindi, minor inquinamento. Problema che spinge i sindaci a bloccare il traffico.

Generalmente il blocco non è selettivo, ma generale, accomunando i veicoli non catalizzati a quelli classificati come E4, che inquinano molto meno dei ciclomotori. Si fanno di tutte le erbe un fascio dimostrando di non sapere distinguere il grano dall'oglio. I semafori con due luci rosse sono sempre in esercizio e nessuno ha spiegato quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi. Forse costano meno? Sono più visibili? A Riolo, per via di qualche sconsiderato che ha danneggiato i fabbricati, si è pensato di porre in opera un semaforo che regola il traffico a senso unico alternato. Con le file di automezzi che sostano e ripartono, oltre al tempo che sprecano, si aggiunge l'inquinamento dovuto ai maggiori consumi. È opera della provincia o del comune? Non si potrebbe mettere un segnale e controllarne il rispetto? Non si potrebbe allargare la strada? Pare che qualche controllo ci sia, ma per elevare contravvenzioni ai ritardatari, visto che i tempi morti normali servono per tutelare i veicoli lenti. Buon lavoro e cordiali saluti.
Luciano Corvi Lodi

Da IL CITTADINO del 24 09 03
Il comitato della riva destra e Legambiente contestano il progetto per il Pratello
Ricorso al Tar contro le chiuse: «Sono un favore ai costruttori»

Il ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) le definisce «una vera e propria mostruosità edilizia», «uno sciagurato beneplacito concesso dall'amministrazione comunale a ben individuati interessi privati e speculativi». Sulle chiuse al Pratello si è scatenata una guerra a colpi di carte bollate. Da un lato c'è Palazzo Broletto che con una delibera di consiglio e di giunta comunale ha approvato il progetto per costruire le due chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata che, per il sindaco Aurelio Ferrari, garantiranno «un margine ben maggiore di sicurezza alla zona del Pratello» in caso di alluvione.

Dall'altro c'è un primo ricorso presentato da Domenico Ossino come coordinatore del Comitato alluvionati riva destra, da Andrea Poggio come presidente regionale di Legambiente e da un centinaio di residenti nella zona del Pratello, della Martinetta e del Capanno, concordi nel chiedere al Tar di fermare quello che senza tanti giri di parole si definisce un «intervento edilizio di rilevante impatto idrogeologico per un fine diverso da quello di pubblica utilità».

Il testo del ricorso è stato stilato dall'avvocato Vito Lombardo del Foro di Lodi, sulla base delle indicazioni tecniche dell'ingegnere Claudio Attardo. Chiede la revoca della delibera 70 del consiglio comunale del 3 giugno 2003 perché, è la tesi dei firmatari, le due opere idrauliche «avrebbero un effetto nefasto» in caso di esondazione in quanto «le acque dell'Adda arrivando, fino alla prima diga fissa e/o al secondo sbarramento sulle rogge Gaetana e Gelata, sarebbero costrette a rifluire all'indietro. L'effetto inevitabile sarebbe non solo quello, tristemente noto, delle consuete esondazioni alluvionali, cioè l'allagamento della zona, ma un effetto addirittura raddoppiato o triplicato, qualcosa di assai più grave» dell'alluvione del novembre dello scorso anno. Il ricorso prosegue segnalando che «le acque esondate, non trovando sfogo ed essendo ricacciate dalla diga che è in progettazione, rifluirebbero all'indietro, con ciò aumentando il volume delle acque alluvionali» aggiungendo danno a danno a case e capannoni che si trovano tra il Pratello e l'Adda.

Il tutto, sottolinea il ricorso, «per un fine diverso da quello di pubblica utilità dichiarato, al fine di privilegiare un interesse privato a scapito e detrimento della pubblica utilità». L'interesse privato, per i firmatari, è quello della Immobiliare Severiana s.r.l., la quale, in forza della predetta autorizzazione, si appresta ad edificare in una zona che è da considerarsi, sotto tutti i profili geologici e paesistici, parte integrante dell'alveo naturale del fiume Adda. Si tratta dell'immobiliare che ha richiesto al comune di Lodi la concessione edilizia per la costruzione di un centro commerciale nell'area di via Cavezzali, della superficie di 10.097 metri quadrati di cui 3.497 coperti. Con quello che il ricorso definisce un «atto unilaterale» la società ha ottenuto il permesso di realizzare le chiuse per la messa in sicurezza dell'area di via Cavezzali scontando nel costo gli oneri di urbanizzazione. Per il Comitato degli alluvionati e per Legambiente così si metterebbero a repentaglio zone abitate per garantire la sicurezza «di una "bomba" di cemento armato di oltre quindicimila metri cubi di volume piazzata in uno dei punti più critici e delicati dell'intero percorso dell'Adda».
Fabrizio Tummolillo

Finisce in rete la battaglia degli alluvionati del Lodigiano

La battaglia degli alluvionati lodigiani si trasferisce su Internet. Da alcuni giorni è attivo un sito web realizzato dal Comitato alluvionati Lodi, l'organizzazione non lucrativa promossa dal Comitato riva destra presieduto da Domenico Ossino, che costituisce un vero e proprio archivio virtuale della piena del novembre del 2002. All'indirizzo www.nautilaus.com/alluvionati.htm è possibile accedere alla home page del sito, la pagina principale dalla quale accedere successivamente alle varie rubriche.

«Lo scopo del sito è quello di mettere on line tutto quanto di interesse alla nostra causa e a tutti i cittadini, imprenditori, amministrazioni d'Italia e del mondo. Da questa esperienza dobbiamo far sì che tutti ne traggano insegnamenti» si legge nelle prime righe della home page. Da questa è possibile collegarsi alla rassegna stampa, alla rubrica dei resoconti settimanali, al testo completo del bando regionale per la concessione di finanziamenti a piccole e medie imprese indetto della Regione Lombardia e a una fornita galleria di immagini della piena dell'Adda del novembre scorso, del Lambro e della precedente alluvione dell'Adda, queste ultime realizzate dal fotografo lodigiano Franco Razzini.

Da qui, infine, è possibile arrivare a un album di immagini di Razzini: cortili, piazze e strade di Lodi. Angoli carichi di poesia, per dimenticare, per qualche minuto, la catastrofe dello scorso novembre.
F. T.

Tre porticcioli sull'Adda per accogliere i turisti del fiume

Entro primavera verranno allestiti tre attracchi - a Pizzighettone, Camairago e Castiglione - per facilitare le crociere sull'Adda. È stato annunciato ieri durante la prima "gita" del battello del consorzio "Navigare l'Adda", che ha imbarcato prefetto e autorità locali. L'obiettivo è di arrivare a organizzare viaggi fino a Lodi con navi da 80 posti.

Castiglione Viaggio inaugurale lungo 8 chilometri con un battello a 16 posti: l'itinerario finale dovrebbe essere di 60

In crociera sull'Adda tra aironi e folaghe
Parco, comuni e privati insieme per rilanciare il turismo sul fiume

Castiglione «Sono tornata ieri dalle ferie, e devo dire che questo è stato il più bel rientro che potessi fare: ho visitato una natura meravigliosa, ma anche un'organizzazione e gestione delle risorse naturali molto positiva. Bisogna complimentarsi con questi soggetti che promuovono tali iniziative, conciliando il rispetto e l'utilizzo della natura».

Parole pronunciate dal prefetto di Lodi Nicoletta Frediani ieri pomeriggio sul piccolo battello aperto da 16 posti del consorzio "Navigare l'Adda" che ha solcato il fiume per 8 chilometri da Pizzighettone a Castiglione d'Adda sino ad una secca in territorio di Formigara, in provincia di Cremona, che attualmente impedisce di proseguire oltre. Un bello spettacolo, che consente di ammirare scorci di territorio insoliti tra le sponde boscate, oltre ad aironi cinerini e folaghe che di tanto in tanto si alzano in volo; peccato che sui rami delle piante sulle rive si noti una sfilata di stracci e plastica, residuo della piena dell'Adda dell'autunno scorso. Particolare trascurabile, problema di semplice soluzione da qui alla primavera prossima quando le navigazioni sull'Adda dovrebbero partire davvero in grande stile: «Per ora - spiega Carlo Pedrazzini, sindaco di Gombito e presidente del consorzio "Navigare l'Adda" - vogliamo sfruttare questa barca per attività di promozione della navigazione in questo mese: sabato pomeriggio si troveranno per una iniziativa analoga a quella odierna i sindaci dei comuni consorziati, i membri del consiglio direttivo del consorzio ed i soci privati già ammessi a farne parte, vale a dire la Tenuta del Boscone è già stata ammessa assieme all'armatore Salvatore Molinaro e alla società Nec Ente di Cremona. Insieme definiremo un calendario di attività promozionali che ogni comune avrà a disposizione: ora abbiamo dimostrato che è possibile navigare su 8 chilometri di fiume, ma l'obiettivo futuro è quello di arrivare sino a Lodi». Si tratterebbe di una crociera di una sessantina di chilometri, che il consorzio spera di poter affrontare con un battello coperto da 80 posti: si parla di un investimento cospicuo per gli enti locali, ma i soggetti privati interessati all'iniziativa hanno le risorse per finanziare certi progetti, che concorreranno anche ad accedere a finanziamenti della regione Lombardia e della Comunità Europea. «Puntiamo al turismo scolastico - dichiara Attillio Dadda, presidente del Parco Adda Sud - e al turismo domenicale, cercando di offrire pacchetti legati ad altre attrattive turistiche già esistenti. Con questa iniziativa e quella di sabato inauguriamo di fatto la barca del consorzio "Navigare l'Adda" di cui è parte integrante il Parco che potrà sfruttare questo mezzo anche per le proprie celebrazioni del suo ventennale. Questa è la dimostrazione che anche gli enti pubblici hanno capacità ed efficienza per affrontare iniziative imprenditoriali per la valorizzazione del territorio: vogliamo far capire che il fiume potrà far sì paura per qualche giorno in occasione delle piene, ma negli altri periodi è una risorsa importante: intendiamo valorizzarlo come via di collegamento di un museo distribuito sul territorio con varie tappe in realtà già attive sul fronte del turismo». Da Pizzighettone, che ha già una sua tradizione importante in questo senso, a Castiglione d'Adda con le sue attrazioni ambientali quali la riserva naturale della lanca della Rotta e il centro visite del Parco Adda Sud, sino nel prossimo futuro a Lodi. «Tra l'altro - fa notare Dadda - la lanca della Rotta, la morta del Boscone e la lanca di Soltarico qui lungo l'Adda sono tre degli 8 siti accettati dall'Unione Europea, sui 12 proposti dal Parco, nell'elenco dei Sic: siti di interesse comunitario». Presenti ieri anche il vicepresidente del Parco Mario Roldi, il vicepresidente del consorzio "Navigare l'Adda", il consigliere del Parco Pietro Cremonesi, e il sindaco di Pizzighettone Marco Ventura: «L'idea di questo consorzio - spiega il primo cittadino del paese sede del consorzio - era stata avviata sul Cremonese, ma poi mi è sembrato logico coinvolgere il Lodigiano che è una terra confinante con cui abbiamo numerosi contatti e scambi».
Daniele Perotti

Previsti tre attracchi, ma servono escavazioni

La secca di Formigara è il primo ostacolo da rimuovere per dare davvero fiato agli interessanti e ambiziosi progetti del consorzio "Navigare l'Adda" composto dal Parco Adda Sud, dall'Azienda Porti di Cremona-Mantova e dai comuni di Castiglione, Camairago, Bertonico, Pizzighettone, Formigara, Gombito e Montodine. «Bisognerà asportare un po' di materiale dal fondo del fiume - spiega il presidente del consorzio Carlo Pedrazzini - in una quindicina di punti critici per puntare ad arrivare in futuro sino a Lodi. Si tratta comunque di piccoli interventi, giusto per creare un corridoio navigabile sul fiume: ciò comporterà l'asportazione di piccoli quantitativi di materiale, non di vere e proprie escavazioni e il Parco Adda Sud non ha nulla da obiettare». Naturalmente occorrerà produrre uno studio preciso per verificare le reazioni del fiume a certi interventi affinché ne venga garantito l'equilibrio idraulico. «Proprio nell'ultimo consiglio provinciale - interviene Alfredo Ferrari, vicesindaco di Castiglione che ieri non era presente ma che crede molto in questo progetto - è stato approvato un ordine del giorno che consente le escavazioni nei fiumi, anche per ridurre i quantitativi di materiale inerte da ricavare dai poli estrattivi previsti dal piano cave provinciale». Negli 8 chilometri di fiume percorsi ieri sono già stati individuati tre attracchi che verranno allestiti entro la prossima primavera: il primo a Pizzighettone, e 2 in territorio lodigiano presso la Tenuta del Boscone a Camairago e presso il Centro Visite del Parco Adda Sud a Castiglione. «Questi sono gli obiettivi prioritari per il prossimo anno - spiega il castiglionese Pietro Cremonesi, vicepresidente del consorzio "Navigare l'Adda" - poi verranno realizzati attracchi anche nei territori comunali di Gombito e Formigara in provincia di Cremona». La navigazione sul fiume mette in luce ancora le conseguenze della piena dell'Adda dell'autunno scorso: rive erose dallo scorrere dell'acqua, spiaggette create ex novo, tronchi incagliati tra i sassi lungo le sponde, rifiuti rimasti appesi sui rami degli alberi. Soprattutto però le traiettorie seguite dal battello regalano la visione di splendidi scorci paesaggistici: la bellezza dei boschi sulle sponde, il volo di aironi e folaghe, la presenza di altre specie animali. Il sogno di arrivare sino a Lodi è concretizzabile, e sarebbe davvero un'importante occasione di ulteriore sviluppo turistico anche per il capoluogo di provincia.

Da IL GIORNO del 24 09 03

MALTEMPO

Carrara devastata da un nubifragio Chiesto lo stato di calamità In appena un'ora e mezza sono caduti 140 millimetri di pioggia. Allagamenti anche a La Spezia.

TRAVOLTA Una donna di 79 anni è stata trascinata via a Carrara dalla piena del torrente Carrione. Il corpo è stato trovato dopo ore

LA FRANA Isolata la frazione di Forno: evacuate alcune famiglie.

Il sindaco: "E' emergenza"

CARRARA - Una anziana donna morta, I. N. di 76 anni, e tre persone ricoverate in ospedale: questo il bilancio dell' alluvione che in tarda serata di ieri ha colpito Carrara.

Secondo quanto riferito dalla prefettura, un uomo è stato trascinato con la sua autovettura in un fosso ed ha riportato un trauma cranico. Una donna incinta trascinata dall'acqua e ricoverata in osservazione a scopo precauzionale; un altro uomo ha riportato una ferita ad una gamba giudicata guaribile in 20 giorni.

Due le famiglie sgomberate in seguito alla 'bomba d'acqua' che ieri sera si è abbattuta sulla provincia di Massa Carrara. Secondo la prefettura, le due famiglie vivono in due abitazioni della frazione montana di Forno. Sono ritenute a rischio per la caduta di una frana sul letto del torrente Frigido.

Non ci sono invece sfollati a Carrara; gli abitanti delle case invase dall'acqua, causa dell'esondazione del torrente Carione, hanno infatti trovato rifugio nei piani più alti delle loro abitazioni od ospitalità presso parenti ed amici. Altre due abitazioni sono state sgomberate a Battilana di Avenza, vicino a Carrara. I suoi abitanti hanno trovato ospitalità da amici e parenti. Questa mattina l'acqua si sta ritirando dalle strade di Carrara e le condizioni meteo sono migliorate; per oggi è annunciato bel tempo. Comunque le scuole di Carrara resteranno chiuse, così come sarà sospesa l'attività nelle cave di marmo.

Da la LIBERTA di Piacenza del 24 09 03

“Navigare l'Adda”, la prima crociera con il prefetto
Da Pizzighettone a Castiglione - Il consorzio punta al turismo scolastico e domenicale

“Navigare l'Adda”, la prima crociera con il prefetto

Pizzighettone - È salpata ieri pomeriggio da Pizzighettone la prima barca del consorzio “Navigare l'Adda” - composto dal Parco Adda Sud, dall'Azienda Porti di Cremona-Mantova e dai Comuni di Castiglione d'Adda, Camairago, Bertonico, Pizzighettone, Formigara, Gombito e Montodine - che come prima ospite ha avuto il Prefetto di Lodi Nicoletta Frediani, reduce da una visita in mattinata alla lanca della Rotta ed al centro di ambientamento per le Cicogne del Parco Adda Sud a Castiglione d'Adda.

La navigazione, su un battello aperto da 16 posti, è partita da Pizzighettone sino a Castiglione d'Adda: percorsi 8 chilometri di fiume, lungo i quali verranno allestiti entro la prossima primavera 2 attracchi sulla sponda lodigiana presso la Tenuta del Boscone a Camairago e presso il Centro Visite del Parco Adda Sud a Castiglione d'Adda, sino ad una secca in territorio di Formigara, in provincia di Cremona, che impedisce di proseguire oltre. «Bisognerà asportare un po' di materiale dal fondo del fiume - spiega Carlo Pedrazzini, sindaco di Gombito e presidente del consorzio “Navigare l'Adda” - in una quindicina di punti critici per puntare ad arrivare in futuro sino a Lodi». Si tratterebbe di una crociera di una sessantina di chilometri, che il consorzio spera di poter affrontare con un battello coperto da 80 posti: si parla di un investimento cospicuo per gli Enti Locali, ma il consorzio è aperto a soggetti privati interessati all'iniziativa (la Tenuta del Boscone è già stata ammessa assieme all'armatore Salvatore Molinaro e alla società Nec Ente di Cremona) che potranno finanziare certi progetti, che concorreranno anche ad accedere a finanziamenti della Regione Lombardia e della Comunità Europea per lo sviluppo della navigazione interna sui fiumi.

«Puntiamo al turismo scolastico - dichiara Attillio Dadda, presidente del Parco Adda Sud - ed al turismo domenicale, cercando di offrire pacchetti legati ad altre attrattive turistiche già esistenti: valorizziamo il fiume come via di collegamento di un museo distribuito sul territorio».
d.p.

Dal sito Internet della Provincia di Lodi www.provincia.lodi.it

Decisione della Giunta della Provincia di Lodi del 24 09 03
L’ex casa cantoniera di Sant’Angelo diventerà una sorta di “casa del volontariato” e ospiterà la sede di alcune associazioni del territorio, oltre a una sala riunioni di uso comune.

La decisione è stata presa oggi dalla giunta provinciale, che su proposta dell’assessore al patrimonio Angelo Pagani ha approvato la concessione in comodato gratuito dell’immobile e delle relative pertinenze ai gruppi che ne avevano fatto richiesta.

Nel dettaglio, si tratta del Comitato di Coordinamento provinciale della Protezione Civile, della Federazione Italiana Ricetrasmissioni Cb, dell’Associazione Radioamatori Italiana e dell’Ente nazionale per la protezione degli animali.

Il complesso dell’ex casa cantoniera (costituito da un fabbricato principale disposto su due piani fuori terra e da alcuni accessori staccati) è stato così suddiviso: al Comitato di Coordinamento provinciale della Protezione Civile sono stati assegnati una stanza di 12 metri quadrati al primo piano, un box prefabbricato di 20 metri quadrati e una quota di 14,5 metri quadrati del portico, condiviso al 50 per cento con la FirCb; all’Associazione Radioamatori una stanza al primo piano di 19,6 metri quadrati e un locale uso magazzino al piano terreno di 16 metri quadrati; all’Enpa una stanza da 15 metri quadrati al piano terreno con annesso locale servizi igienici e uno spazio per lo stazionamento di due autoveicoli nell’area retrostante l’edificio. Il servizio igienico al primo piano sarà di uso comune tra Protezione Civile, FirCb e Ari, mentre al piano terreno verrà allestita una sala riunioni comune di 23 metri quadrati. La concessione entrerà in vigore l’1 ottobre e scadrà il 30 settembre del 2009. Per la messa a norma dell’edificio prima dell’ingresso delle associazioni, la Provincia ha stimato un costo di 16.000 euro.

Da IL CITTADINO del 25 09 03

Patto tra paesi per affrontare le catastrofi, stasera la firma
Senna Procede celermente il progetto dei comuni di Somaglia, Senna Lodigiana, Ospedaletto e Orio Litta di creare insieme un gruppo di protezione civile che possa essere di presidio sui quattro territori comunali. Oggi alle 21, nella sala consiliare del municipio di Senna, si terrà un incontro per individuare gli obiettivi e gli impegni reciproci tra i comuni aderenti al protocollo d'intesa. Inoltre sarà ufficialmente presentato il gruppo intercomunale di protezione civile.

Il comune di Somaglia già da tempo ha creato un proprio gruppo di protezione civile che ha operato nei giorni dell'ultima alluvione e che si tiene periodicamente aggiornato. A Senna il gruppo si era costituito qualche mese fa ed era composto da parecchi volontari che però necessitano di supporti tecnici e dell'appoggio di gruppi già formati dal punto di vista della preparazione e dell'esperienza.

Orio Litta ed Ospedaletto invece non avevano costituito gruppi operativi stabili e formati, nonostante a Orio, durante l'ultima grossa esondazione, parecchi volontari avessero lavorato a fondo per tamponare i punti critici sull'argine padano. Grazie al protocollo d'intesa, la formazione ormai prossima di un gruppo di Protezione Civile Intercomunale permetterà di fare fronte comune in caso di altre alluvioni in questa parte della Bassa, particolarmente a rischio per la presenza di numerosi fontanazzi.

Da Lettere a IL CITTADINO del 25 09 03

ALLUVIONE Cosa si è fatto per evitare nuovi danni?

Da più parti stanno arrivando segnali preoccupanti sulla possibilità che nel prossimo autunno-inverno si verifichino piogge di consistenza e durata tali da provocare un'altra alluvione.

Anche sulla «Gazzetta Ufficiale» del 22 scorso è pubblicato un comunicato del presidente del Consiglio del quale riporto la parte di testo iniziale: «In considerazione della particolare stagione estiva che si avvia a conclusione, caratterizzata da elevate temperature e scarse precipitazioni, è lecito ipotizzare, per questo mese e per l'autunno, frequenti fenomeni di precipitazioni particolarmente intensi e diffusi». Questa considerazione era già stata fatta dagli alluvionati che avevano notato l'anomalia di questo periodo estremamente siccitoso creando tra loro preoccupazione e allarme.

Molti di loro mi chiedono cosa sia stato fatto, dal novembre scorso a oggi, per proteggere i quartieri dall'esondazione del fiume. Non è mia abitudine allargare le braccia in segno di rassegnazione né, tantomeno, di affidarmi solo alla "buona stella" (seppur ne conosca tante grazie alla mia passione per l'astronomia...) e allora chiedo pubblicamente al sindaco, non solo quale "autorità di protezione civile" come indicato nella circolare suddetta, ma soprattutto, quale primo cittadino e quindi colui il quale dovrebbe farsi paladino dei problemi dei suoi cittadini che, senza colpa alcuna, hanno subito danni ai quali qualcuno, soprattutto tra i più deboli, non è ancora riuscito a porre rimedio, cosa sia stato fatto a oggi per evitare la possibilità che il fiume invada ancora la città.

Ripeto ancora che temo si stia sottovalutando il fatto che moltissime famiglie che hanno avuto autovetture, arredamenti, elettrodomestici ed altro distrutti dal fango e che in questi mesi hanno affrontato spese di decine di migliaia di euro non sono in condizioni (economiche e psicologiche) di affrontare un'altra alluvione e i conseguenti danni. Il segnale più frequente che mi giunge è: «Non staremo con le mani in mano...».
Cordiali saluti.
Carlo Bajoni
Comitato alluvionati riva sinistra Lodi

Da LA TRIBUNA DI LODI del 27 09 03

I cittadini alluvionati vogliono chiarezza dalla Giunta sulle chiuse di Viale Milano e sulla pista ciclabile a protezione dell’Oltre Adda.

Cose da fare e cose da non fare.

I comitati degli alluvionati per il tramite dei loro attivissimi presidenti (Carlo Bajoni, riva sinistra – e Domenico Ossino, riva destra) non perdono giorno per incalzare la giunta comunale a prendere decisioni chiare per la sicurezza delle loro abitazioni. Va ricordato che dal novembre scorso nulla, letteralmente nulla, è stato fatto e la brutta stagione è alle porte.

Su due questioni molto importanti il Comune ha fatto fino ad ora orecchie da mercante sulle richieste dei comitati. Vediamole distintamente.

Le chiuse di Viale Milano.

Il ricorso al Tar del Comitato e di Legambiente

Le pompe che dovrebbero buttare nelle zone della Martinetta, del Tribunale e del Capanno le acque delle rogge Gelata e Gaetana sono state contestate fin dall’inizio per la loro inutilità e pericolosità. Adesso il comitato riva destra è sceso, insieme a Legambiente e a numerosi residenti, sul piede di guerra con un ricorso al Tar. Il documento presentato ai giudici contiene pesantissime valutazioni, innanzitutto con riferimento alla sicurezza delle abitazioni esistenti, poiché “l’effetto inevitabile sarebbe non solo quello, tristemente noto, delle consuete esondazioni alluvionali, cioè l’allagamento della zona, ma un effetto addirittura raddoppiato o triplicato, qualcosa, per intenderci, di assai più grave dei micidiali eventi alluvionali verificatesi nel novembre dello scorso anno. Infatti, le acque esondate, non trovando sfogo ed essendo ricacciate dalla diga che è in progettazione, rifluirebbero all’indietro, con ciò aumentando il volume delle acque alluvionali, oppure, trovando sfogo poco più avanti lungo il corso del fiume e andando ad inondare altre zone più a valle”.

Viene contestata alla radice la natura di “interesse pubblico” dell’opera.

Al contrario, si legge nella memoria al Tar, “quello previsto dalla impugnata deliberazione consiliare non è un progetto di interesse generale, ma uno sciagurato beneplacito concesso dall’amministrazione comunale a ben individuati interessi privati e speculativi, quali sono quelli della società concessionaria”.

Come dare torto a chi possiede l’abitazione o il proprio laboratorio tra le chiuse e il fiume? Il solo pensiero di essere stretti in una morsa (da una lato l’Adda, dall’altro le idrovore di nuova costruzione) non può davvero consentire sonni tranquilli. Il progetto, è bene ricordarlo, è nato nel dicembre 2001 da una richiesta dei privati che vogliono costruire, nei pressi di Via Bocconi, un supermercato di 3.500 mq.

L’alluvione disastrosa è del 26 novembre 2002. Non insegna davvero nulla l’esperienza? Perché insistere senza riflettere seriamente sulle conseguenze gravissime che si potranno provocare?

La pista ciclabile a rialzo della strada per Boffalora

La Provincia ha presentato un progetto, condiviso subito dai cittadini alluvionati della riva sinistra, di costruire una pista ciclabile che costeggi la strada provinciale per Boffalora, così da costituire un piccolo rialzo. L’alluvione del 26 novembre, che tanti danni ha provocato in questa zona, è stata provocata da un modesto superamento della strada provinciale. Una piccola barriera, non invasiva della sede stradale e oltretutto di sicura utilità generale come pista ciclabile, metterebbe in sicurezza tutta la zona. Ma… quali sono le interferenze di tale progetto con l’argine sull’area ex Sicc? Il Sindaco, con dichiarazioni talvolta molto nette, talvolta attenuate, non nasconde la sua contrarietà per questo progetto della Provincia e vorrebbe che il programma di lottizzazione sulla ex Sicc venisse portato a compimento.

Ma la sua maggioranza, a quanto pare, non vuol più sentir parlare di questa lottizzazione. Ed allora?

Carlo Bajoni legge con attenzione le dichiarazioni del Sindaco e, puntualmente, mette in luce tutte le contraddizioni di una condotta incerta e inconcludente.


Da IL CITTADINO del 27 09 03

La maggioranza è d'accordo, si farà solo la sede Aler, in dubbio i fondi pubblici.
Stop alle palazzine sull'ex Sicc, erano in una zona alluvionabile

La maggioranza ha ricompattato i ranghi sull'area ex Sicc. Lo stop alle case nell'area regolarmente a mollo ad ogni piena si è allargato a tutto lo schieramento della maggioranza, dopo che Rifondazione comunista e Alleanza per Lodi avevano puntato i piedi. Sulla retromarcia pende però la spada di Damocle dei finanziamenti regionali. Il Pirellone aveva infatti garantito uno stanziamento di 5 miliardi legato al piano di recupero urbano che prevedeva la costruzione di condomini e villette private e case popolari in piena zona golenale, oltre al recupero della palazzina di proprietà dell'Aler, l'unico intervento che andrà avanti comunque. A palazzo Broletto si spera ora che la regione dia la propria disponibilità a sborsare la cifra anche in caso di uno scambio di aree con l'Aler (per 5 mila metri cubi di abitazioni) e con i privati, così come è avvenuto con l'area dell'Isolabella. Sulle dislocazioni il sindaco Aurelio Ferrari non si sbilancia («Ci sono numerose aree in città») anche se alcune indiscrezioni danno come possibili soluzioni alcune zone a San Fereolo Robadello. Non è detto che, risolto il problema dello scambio di aree, palazzo Broletto si ritrovi con i 5 miliardi in tasca. Denaro che potrebbe servire a bonificare la zona e destinarla a verde attrezzato: «In condizioni estreme potremmo cercare noi finanziamenti alternativi» azzarda l'assessore all'ecologia Francesco Marzorati. La prossima settimana Ferrari si recherà in regione per parlamentare lo scambio: «Sarà un incontro a carattere tecnico, per capire se la cosa può stare in piedi. A questo farà seguito una proposta ufficiale». Giovedì sera i partiti alla guida del Broletto si sono ritrovati al circolo Saragat di via Fanfulla per fare il punto della situazione: I Ds e la Margherita, dapprima favorevoli alle costruzioni in area ex Sicc, dopo l'alluvione si sono allineati sulle posizioni degli alleati. Tutti, giovedì sera, hanno rimarcato la necessità della difesa spondale, per i quale il contributo regionale di 2 miliardi appare invece cosa certa. «Tutta la maggioranza è concorde sul fatto che vada realizzata» conferma Marzorati. L'idea è qualla di un argine che dal ponte urbano, in riva sinistra, protegga l'area ex Sicc per poi raccordarsi, alla rotonda di viale Piave, all'argine lungo la strada per Boffalora. «Avrà un'altezza di un paio di metri rispetto al livello del fiume in condizioni di piena, con un declivio di una quarantina di metri piantumati - spiega Marzorati, precisando di non riferirsi alla piena di novembre - arrivando, all'altezza della rotonda, a un dislivello di un metro e mezzo rispetto al piano campagna». Qualche perplessità la maggioranza sembra riservarla al progetto, su cui stanno ragionando comune e provincia, dell'argine per Boffalora, chiesto a gran voce dagli alluvionati: «La nostra ipotesi è quella di intervenire solo nei punti specifici in cui l'acqua ha superato la strada, non sull'intero percorso».

F. Tu.

La vecchia casa cantoniera dell'Anas diventa la base della protezione civile

Finalmente una nuova sede per quattro associazioni di volontariato lodigiane. Il comitato di coordinamento provinciale della protezione civile, la federazione italiana ricetrasmissioni Cb, l'associazione radioamatori e l'ente nazionale per la protezione degli animali troveranno spazi a loro disposizione a Sant'Angelo all'interno dell'ex casa cantoniera, situata appena oltrepassato il vecchio ponte sul Lambro in direzione di Lodi. La struttura appartiene alla provincia, dopo che circa due anni fa è stata dimessa dall'Anas. La giunta provinciale di mercoledì 24 settembre, su proposta dell'assessore al patrimonio Angelo Pagani, ha approvato la concessione in comodato gratuito dell'immobile alle quattro associazioni che ne avevano fatto richiesta. L'ex casa cantoniera, con il suo inconfondibile colore rosso, diventerà quindi a tutti gli effetti una casa del volontariato: la concessione entrerà in vigore mercoledì 1 ottobre 2003 e scadrà il 30 settembre 2009.

Prima dell'ingresso effettivo dei gruppi di volontariato, l'ex casa cantoniera dovrà però essere messa a norma, con una spesa di 16 mila euro. Fino ad oggi la struttura era totalmente in disuso, e quindi la provincia di Lodi è stata disponibile ad assegnarla alle associazioni.

Il complesso dell'ex casa cantoniera è costituito da un fabbricato principale, disposto su due piani fuori terra e da alcuni spazi accessori staccati. Ad ogni associazione è stata assegnata una stanza. Al piano terreno dell'edificio sarà allestita una sala riunioni comune di 23 metri quadri. In particolare si insedierà il comitato di coordinamento provinciale della protezione civile, che in precedenza si riuniva a turno nelle varie sedi sparse nei comuni del territorio. Ora invece il comitato avrà dei propri spazi, in cui sistemare il materiale d'archivio e organizzare le proprie riunioni. Non si tratterà di una sede operativa per le emergenze, ma di punto per gli incontri di coordinamento, a livello provinciale. Sant'Angelo, il cui nucleo è attivo da pochi mesi, diventerà quindi il punto di riferimento per la protezione civile sul territorio.

La federazione italiana ricetrasmissioni Cb e l'associazione radioamatori potranno portare nell'ex casa cantoniera la loro attrezzatura radio, mentre per quanto riguarda l'Enpa, saranno poi i volontari a decidere come utilizzare lo spazio che la provincia a messo loro a disposizione.

Lo. Ri.

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