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APPELLO ai SINDACI dei Comuni della Pianura Padana

COMITATO ALLUVIONATI LODI ONLUS

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alluvionati adda lodigiano

 

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Geom. Nicola Bonelli
Via F.lli Cervi, 5 - 75019 – Tricarico (MT)
APPELLO ai SINDACI dei Comuni della Pianura Padana
Rivolgo il presente appello ai Sindaci dei Comuni di: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia-Giulia e Veneto, al fine di richiamare la loro attenzione sul rischio idrogeologico incombente sul territorio della pianura padana, a causa della mancata pulizia degli alvei fluviali e dell’errata politica sulla Difesa del Suolo praticata negli ultimi 20-30 anni. Nell’allegata denuncia, ”un Disegno criminoso”, espongo le diverse problematiche, facilmente riscontrabili presso fiumi ed affluenti, che possono indurre alla comprensione del pericolo ed alla riflessione sul da farsi. Gran parte della rete idrografica di pianura si è innalzata di quota, e buona parte di essa è pensile rispetto al territorio: gli affluenti del Po non sono più in grado di drenare l’acqua del rispettivo bacino. Da qui il pericolo, per la pianura, di venire sommersa dalle alluvioni ed ancor peggio dalla ghiaia che vi trasportano: anche con piene di modesta portata e di ritorno annuale.
Gli effetti di questa situazione anomala si sono già visti nelle scorse alluvioni, dal ’94 in poi, e si vedranno ancora, sempre più disastrosi, negli anni a venire.
Se non si provvede tempestivamente ad una pulizia radicale degli alvei e non si ripristina un minimo di equilibrio tra territorio e rete idrografica, tutta la pianura padana dovrà essere evacuata, fra non molti lustri, da persone e cose. E non ci sono idrovore o argini che possano salvarvi.
Signori Sindaci, vi invito a riflettere ed a non sottovalutare il pericolo che pavento. Liberatevi, se ne avete, dei falsi pregiudizi ambientalisti e guardate alla cruda realtà del vostro territorio. Chi sostiene che “il fiume deve evolvere secondo natura” afferma una grande sciocchezza: o non si rende conto di quello che dice oppure è uno strumento del disegno criminoso che descrivo nell’allegata denuncia.
La pianura padana (come tutte le pianure alluvionali) è una creatura del fiume. Si è infatti formata ed è cresciuta, nella sua larghezza e lunghezza, grazie all’apporto solido trasportato e depositato dal fiume, per migliaia di anni, tanto da formare l’attuale terra ferma, laddove prima c’era il mare. Ciò è potuto accadere fino a quando il fiume era libero di divagare, in modo naturale, appunto, per l’intera larghezza della pianura stessa. Cioè quando l’Uomo viveva di caccia e pastorizia ed abitava nelle grotte di montagna.
Perché il fiume possa ancora evolvere secondo natura, come sostiene qualcuno, bisognerebbe ritornare alle origini, ripristinare quelle condizioni e restituire al Po la sua creatura, insieme alla quale poter proseguire nella propria evoluzione naturale; bisognerebbe, insomma, abbandonare la pianura e ritornare in montagna.
Sin dall’inizio, con l’insediarsi in pianura, l’Uomo ha dovuto far fronte al suddescritto disordine naturale ed al libero divagare del fiume sulla pianura. Si è dato una serie di regole per disciplinarne il corso. Ha inventato il concetto di alveo, entro cui l’acqua deve scorrere, lasciando libero il resto del territorio da poter destinare all’agricoltura ed ai propri insediamenti. E, per millenni, ha vigilato ed agito in modo che il fiume assolvesse alla sua primaria e fondamentale funzione, che è quella di drenare le acque del proprio bacino idrografico, evitando che queste invadessero il territorio.
Una volta la Disciplina delle Acque si basava su cognizioni di geomorfologia ed applicando le regole matematiche di idraulica, idrologia e sedimentologia. Regole note sin dall'avvento dell'Homo Sapiens, e funzionanti per millenni. Ora invece, nell'era della “scoperta” dell'Ambiente, tutto questo non si usa più. Il termine “disciplina” è considerato una bestemmia. E si va avanti con idee astratte ed a volte mistificatorie:
SI PIANIFICA.
Signori Sindaci, so bene che la competenza sulla Difesa del Suolo, come anche la responsabilità dell’attuale situazione di pericolo, fanno capo ad Altri e non ai Comuni. Ma la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dei loro beni sono di vostra competenza.
Anche se tocca ad altri il compito di intervenire per rimuovere quelle situazioni, Voi avete comunque il dovere di individuarle, di valutarne il grado di pericolo, di informare i cittadini e persino di ordinare l’evacuazione, se necessario, di quelle aree in cui il pericolo è incombente e inevitabile. Dovere morale, civile ed anche legale.
L’articolo 2 della legge 365 del 11.12.2000 (Attività straordinaria di polizia idraulica e di controllo sul territorio), emanata non a caso subito dopo l’alluvione dell’ottobre 2000 in Piemonte, stabilisce una serie di accertamenti – da farsi a cura dei vari Enti competenti sul territorio tra cui i Comuni – finalizzati all’individuazione delle situazioni di pericolo.
Consentire che la gente abiti in quelle aree, senza fare qualcosa per ridurre quel rischio, è come consentire l’uso di un’abitazione, già danneggiata dal terremoto, che sicuramente crollerà con la scossa successiva. Tenere poi la gente all’oscuro del rischio che corre, è ancora più grave e immorale.
Faccio appello al vostro senso di responsabilità.
Saluto distintamente.
Tricarico, 10 febbraio 2004.
Nicola Bonelli

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