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aree a rischio alluvione in italia in lombardia

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3.4.     Schema di Piano commentato

3.4.1.  Obiettivi del Piano di Emergenza Provinciale

Al fine di non vincolare eccessivamente le scelte strategiche e l'impegno di risorse delle Amministrazioni provinciali, sarà possibile optare tra due strutture di Piano:

Ø multi-rischio;   in cui sono analizzati i rischi principali esistenti sul territorio, e individuati scenari multipli e combinati dalla compresenza di più eventi calamitosi simultaneamente;

Ø settoriale per ogni rischio; in cui viene trattato un singolo rischio (es. idrogeologico), con scenari riferiti agli eventi connessi.

Partendo dall'inquadramento del territorio, si dovrà giungere alla rappresentazione degli scenari di rischio per i quali approntare le modalità di risposta e di coordinamento delle strutture operative coinvolte, con la definizione delle relative procedure di emergenza (modello di intervento).

3.4.2.  Analisi di pericolosità ed individuazione degli elementi a rischio

3.4.2.1         Inquadramento del territorio

Il primo passo nella redazione di un Piano di Emergenza è costituito dalla delimitazione dell'ambito territoriale.

In questa sezione verranno riportati i dati di base di superficie e popolazione, la suddivisione amministrativa ed alcuni cenni statistici relativi ad aspetti significativi del territorio (es. popolazione anziana, portatori di handicap, imprese dotate di macchinari particolari, industrie a rischio.).

Sulla carta di inquadramento territoriale si riporterà inoltre la viabilità principale e la rete idrografica.

Allegato cartografico n° 1 - Carta di inquadramento territoriale (scala 1:100.000 - 1:50.000)

3.4.2.2.        Analisi della pericolosità territoriale

Il passo successivo sarà l'individuazione, ad un adeguato livello di dettaglio, dei rischi esistenti sul territorio, con le conseguenze dirette a livello locale, e per gli effetti a grande scala.

Il censimento dei rischi è (o dovrebbe essere) contenuto nei "Programmi Provinciali di Previsione e Prevenzione", per i quali la Regione Lombardia ha già provveduto ad emanare precise direttive ("Direttiva Regionale per la Previsione e la Prevenzione: Linee Guida per gli Enti Locali" - cap. 8° del "1° Programma Regionale di Previsione e Prevenzione di Protezione Civile", D.G.R. n. 36805 del 12.6.98).

Si presentano pertanto due casi:

a) in presenza del Programma Provinciale di Previsione e Prevenzione, la ricognizione dei rischi, finalizzata alla realizzazione della carta di sintesi, come descritta successivamente, si baserà sulla cartografia contenuta nel Programma stesso;

b) in assenza del Programma Provinciale, per una prima stesura dei piani di emergenza, potranno essere considerati tutti i documenti e gli studi esistenti o in via di pubblicazione presso gli Enti che si occupano di pianificazione e di difesa del territorio (Regione Lombardia, Autorità di Bacino del Fiume Po, Magistrato del Po, Università, Comuni, Comunità Montane, Enti gestori di invasi idroelettrici, Prefetture, Province), oppure si potranno effettuare studi specifici e mirati a raccogliere le informazioni necessarie.

In tal caso i rischi devono essere affrontati con le modalità di seguito indicate.

Il rischio idrogeologico può essere diviso in tre sezioni, che in alcuni casi possono avere punti di contatto:

Ø per il rischio inondazione di corsi d'acqua di pianura e fondovalle il riferimento è dato dalle Fasce Fluviali (A, B, C) definite dall'Autorità di Bacino del Fiume Po e contenute nel "Piano Stralcio Fasce Fluviali" all'interno del PAI ("Piano stralcio per l'assetto idrogeologico per il bacino idrografico di rilievo nazionale del fiume Po" - Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 maggio 2001), oltre alle perimetrazioni inerenti la L. 267/98 per le aree ad elevato rischio.

Ø Si dovranno considerare anche le aree inondabili a valle delle dighe con sbarramenti di altezza superiore a 15 metri e/o volume di invaso maggiore di 1 milione di mc, per le quali esistono, presso gli Enti gestori delle stesse e presso le Prefetture competenti, i relativi piani di emergenza; il contenuto di massima di questi piani è riportato nelle "Linee Guida per gli Enti Locali" (pag. 161 del "1° Programma Regionale di Previsione e Prevenzione").

Inoltre dovranno essere considerati gli studi relativi alle dighe con invaso compreso tra 100.000 ed 1 Milione m3 ed altezza compresa tra 10 e 15 m, approvate come "grandi dighe" e declassate a "piccole dighe" dalla L. 584/94, per le quali la competenza è stata trasferita dallo Stato alla Regione.

I bacini di livello inferiore (altezza di sbarramento inferiore a 10 metri), che sono soggetti al controllo della Regione, dovranno essere valutati caso per caso, ai sensi della L.R. 8/98.

Si suggerisce in ogni caso di effettuare un censimento delle opere esistenti e dello stato di fatto degli studi ad esse riferiti.

Ø Per il rischio frana (frane, colate di detrito, erosione di versante, erosioni torrentizie, .) possono essere utilizzati gli studi compiuti dal Servizio Geologico della Regione Lombardia in collaborazione con gli Istituti del CNR\GNDCI e pubblicati nell'ambito del Progetto SCAI - "Studio Centri Abitati Instabili" delle provincie di Sondrio, Pavia e Lecco.

Dal luglio 2002 sono inoltre disponibili le carte inventario dei dissesti, realizzate dalla Direzione Generale Territorio ed Urbanistica della Regione Lombardia e pubblicate in allegato al BURL n.31 del 31 luglio 2002; inoltre si potrà fare riferimento agli studi ed alle perimetrazioni effettuate per gli adempimenti della L. 267/98; infine utili informazioni  possono essere tratte dagli studi geologici redatti ai sensi della L.R. 41/97 e di quelli concernenti dissesti specifici (per esempio, frana del Ruinon in Valfurva - SO, frana di Gera Lario - CO).

Ø Per il rischio valanghe, che interessa tutta la fascia alpina e prealpina della Lombardia, si farà riferimento alle "Carte di localizzazione probabile delle valanghe", che coprono le principali località della zona montuosa interessate da questo fenomeno, redatte dal Centro Nivometeorologico di Bormio (SO), che si occupa da anni dello studio della pericolosità delle valanghe.

Inoltre, come per le inondazioni e le frane, per le località interessate da rilevanti situazioni di rischio connesse ai fenomeni valanghivi si dovrà tener conto delle perimetrazioni conseguenti agli adempimenti della L. 267/98.

Il rischio sismico interessa una piccola parte del territorio lombardo: 41 Comuni, nelle provincie di Bergamo [4], Brescia [32], Cremona [4] e Pavia [1], per circa 145.000 abitanti (1995).

Gli studi condotti sulle aree coinvolte sono esaustivi e costituiscono un riferimento anche a livello nazionale. I documenti di riferimento per la valutazione del rischio sismico sono:

· "Determinazione del rischio sismico ai fini urbanistici in Lombardia" - Servizio Geologico della Lombardia e CNR\IRRS di Milano - 1996;

· "Valutazione della stabilità dei versanti in condizioni statiche e dinamiche nella zona campione dell'Oltrepò Pavese" - Servizio Geologico della Lombardia e CNR\IRRS di Milano - 1998;

· "Analisi del comportamento di edifici dei centri storici in zona sismica nella Regione Lombardia" - D.G. Territorio ed Edilizia Residenziale e CNR\IRRS di Milano - 1998, realizzato per alcuni dei comuni sismici nei quali è stata inoltre effettuata la microzonazione del centro storico, con la valutazione della vulnerabilità dei singoli edifici;

· "Scenari di rischio idrogeologico in condizioni dinamiche per alcuni versanti tipo dell'Oltrepo Pavese valutati tramite caratterizzazione geotecnica" - D.G. Territorio ed Edilizia Residenziale e CNR\IRRS di Milano - 1999;

· "Analisi di stabilità in condizioni statiche e pseudostatiche di alcune tipologie di frane di crollo finalizzata alla stesura di modelli di indagine e di intervento" - D.G. Territorio ed Urbanistica e CNR\IRRS di Milano - 2001;

· "Vulnerabilità sismica delle infrastrutture a rete in una zona campione della Regione Lombardia" - D.G. Territoro ed Urbanistica e CNR\IRRS di Milano - 2001.

Per quanto riguarda il rischio incendio boschivo, la raccolta dei dati potrà essere effettuata mediante la scheda elaborata dal Corpo Forestale dello Stato.

E' opportuno che le Province, dopo aver compilato la suddetta scheda, rilevino ed approfondiscano al meglio, di concerto con il Corpo Forestale dello Stato, gli aspetti inerenti:

Ø la tipologia forestale;

Ø la quantificazione delle superfici percorse dal fuoco;

Ø la descrizione dei danni provocati dagli incendi.

Per la valutazione del rischio industriale e in particolare per gli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose soggette a notifica, la normativa vigente prescrive che il Prefetto, d'intesa con la Regione e gli Enti locali interessati, predisponga il Piano di Emergenza Esterno allo stabilimento interessato e ne coordini l'attuazione (art. 20 D.Lgs. n. 334/99, c.d. "Seveso 2").

In materia di rischio industriale la competenza per la pianificazione, limitatamente agli stabilimenti soggetti a notifica, è dunque propria del Prefetto e non dell'Amministrazione Provinciale.

Ove si riscontrasse la presenza di altre industrie comunque pericolose, resta salva la competenza provinciale a pianificarne i possibili eventi incidentali.

In ogni caso i Piani di Emergenza Esterna dovranno essere considerati nell'allestimento di eventuali scenari di rischio con la presenza simultanea di fenomeni di diversa natura (per esempio, esondazione di un corso d'acqua con allagamento di impianti industriali).

Un ultimo rischio che deve essere considerato dalle Amministrazioni Provinciali, per la specifica competenza amministrativa, è quello inerente la viabilità.

Alla luce del trasferimento dall'ANAS - Ente Nazionale per le Strade - alle Amministrazioni Provinciali di buona parte della rete viabilistica locale (ex-strade statali), si delinea l'accrescimento di una problematica particolarmente importante in occasione di fenomeni meteorologici estremi (forti piogge, nevicate e gelate, banchi di nebbia estesi).

È compito delle Province individuare i punti più critici della rete viaria di competenza e predisporre percorsi alternativi per raggiungere località altrimenti isolate, oltre a prevedere il soccorso alla popolazione coinvolta, in coordinamento con i Sindaci.

Nel caso in cui si verificassero blocchi alla circolazione lungo tratti autostradali, per i motivi indicati in precedenza, ovvero in caso di incidenti, è necessario che venga prevista l'incanalazione del traffico lungo percorsi alternativi della viabilità locale.

Inoltre dovranno essere previste procedure di emergenza per l'eventuale soccorso ed aiuto agli automobilisti bloccati.

3.4.2.3.        Analisi delle infrastrutture e delle risorse disponibili

Una volta completata l'analisi dei rischi, si dovranno riportare su una carta di sintesi generale (anche su più fogli) i tematismi, individuando le aree per cui sarà necessario produrre carte di sintesi di dettaglio.

Dovranno essere coniderati in prima battuta i fenomeni di interesse sovracomunale e che riguardano direttamente competenze specifiche delle Province (viabilità, dighe, .).

Sulla carta di sintesi generale dovranno anche essere riportate le aree di ammassamento dei soccorsi, i luoghi di disponibilità di mezzi e materiali, le aree di attesa e le aree di accoglienza o ricovero della popolazione (sempre per eventi di interesse sovracomunale e concordandone l'ubicazione con gli Enti Locali), eventuali superfici per l'atterraggio di elicotteri e le infrastrutture strategiche e vulnerabili (ospedali, caserme VVF e Forze dell'Ordine, stazioni ferroviarie, aeroporti ...).

Si dovranno indicare i tracciati delle principali reti di sussistenza (lifelines), almeno in riferimento ai tronchi primari (acquedotti, gasdotti, centrali, cabine e linee elettriche, reti telefoniche, ripetitori di radio e televisione, depuratori e reti fognarie, depositi e distributori di carburante, etc.).

Dovranno essere evidenziate le vie di fuga in caso di evacuazione della popolazione ed i "cancelli" da collocare sulla rete viabilistica per la regolazione degli afflussi-deflussi nelle aree interessate; naturalmente dovranno essere localizzati i centri di comando e controllo di livello provinciale (CCS - Centro di Coordinamento Soccorsi), intercomunale o intermedio (COM -  Centro Operativo Misto).

Allegato cartografico n° 2 - Carta di sintesi generale (scala 1:100.000 - 1:50.000)

Le carte di sintesi di dettaglio, riguardanti zone con problematiche particolari o complesse, dovranno riportare una zonazione dei settori interessati e la localizzazione precisa degli edifici strategici e delle reti di servizi di base. In questi casi dovrà essere sviluppata una precisa sinergia tra il piano si emergenza provinciale ed il piano di emergenza comunale di riferimento, al fine di coordinare gli interventi e lo sfruttamento delle risorse a disposizione a scala locale e sovracomunale, all'insegna del principio di sussidiarietà.

Conseguentemente si potranno raggiungere livelli di dettaglio propri di un piano comunale e dovrà essere riportata l'ubicazione degli edifici più vulnerabili, che potrebbero necessitare di procedure di soccorso specifiche (case di riposo, asili, scuole, musei, luoghi di lavoro e di ritrovo in piani interrati, etc.).

Allegato cartografico n° 3n - Carte di sintesi di dettaglio (scala 1:25.000 ¸ 1:10.000 )

3.4.3.  Aree di emergenza

Le aree di emergenza sono luoghi in cui vengono svolte le attività di soccorso durante un'emergenza.

In particolare sono state distinte tre tipologie di aree, sulla base delle attività che in ognuna di esse si dovranno svolgere:

- aree di ammassamento

- aree di accoglienza o ricovero

- aree di attesa.

Le aree di accoglienza o ricovero e le aree di attesa sono state trattate nella sezione riguardante il piano di emergenza comunale, in quanto specificamente connesse all'evacuazione della popolazione; in questa sezione verranno trattate le specifiche di massima riguardanti le aree di ammassamento.

3.4.3.1.        Aree di ammassamento

Questa classe di aree deve essere considerata al livello di pianificazione provinciale, poiché riguarda i punti di raccolta e concentrazione dei mezzi, dei materiali e del personale necessario alle attività di soccorso (es. colonne mobili).

Per questo motivo i siti individuati devono possedere i seguenti requisiti di massima:

- dimensioni sufficienti per accogliere tendopoli da 500 persone con servizi campali

- vicinanza ad un casello autostradale, o comunque ad un'arteria di grande comunicazione, per consentirne il raggiungimento anche a mezzi di grosse dimensioni

- disponibilità di collegamenti con le principali reti di servizi (acqua, energia elettrica)

- sicurezza da rischi idrogeologici che potrebbero interrompere i suddetti servizi

- posizione baricentrica rispetto all'area servita ed ai rischi considerati.

La destinazione d'uso di tali aree dovrà essere concordata tra i vari Enti locali, in modo da definire l'assetto urbanistico del territorio circostante.

3.4.3.2.        Mezzi e materiali

Ferma restando la facoltà di ciascun Ente di costituire magazzini per lo stoccaggio di mezzi e materiali idonei a fronteggiare le emergenze più frequenti nel territorio di competenza, per il principio di ottimizzazione delle risorse e della spesa pubblica, l'Amministrazione Provinciale può stipulare convenzioni con ditte cosiddette "di somma urgenza" per la pronta fornitura - in caso di emergenza - di mezzi speciali quali autospurghi, ruspe, bobcat e altre macchine per movimento terra, e materiali e attrezzi quali sacchetti, sabbia, pale, picconi, etc.

Queste ditte dovranno essere comunque censite, ed inserite in apposito elenco, da aggiornarsi periodicamente. In ogni caso l'Amministrazione Provinciale deve indicare nella procedura di intervento la disponibilità effettiva dei mezzi e dei materiali impiegabili in emergenza, curandone l'aggiornamento costante.

3.4.4.  Scenari di rischio

3.4.4.1.        Definizione di scenario

Con il termine "scenario" si intende una descrizione verbale sintetica, accompagnata da  cartografia esplicativa, dei possibili effetti sull'uomo, o sulle infrastrutture presenti in un territorio, di evenienze meteorologiche avverse (piene, inondazioni), di fenomeni geologici o naturali (terremoti, frane e valanghe), di incendi boschivi, oppure di incidenti industriali o a veicoli recanti sostanze pericolose. Inoltre si può indicare come "scenario" ogni possibile descrizione di eventi generici, o particolari, che possono interessare un territorio.

Alla scala di Piano Provinciale dovranno essere definiti i macroscenari relativi a situazioni di rischio coinvolgenti aree del territorio o infrastrutture a livello sovracomunale.

3.4.4.2.        Allestimento degli scenari di rischio

Come già indicato per il livello di pianificazione comunale, il punto di partenza su cui costruire uno scenario è definito dagli eventi del passato o, nel caso di terremoti o incidenti industriali, dalle risultanze di elaborazioni matematiche o statistiche: quindi gli scenari dovranno essere costruiti sulla base delle carte di sintesi.

Il contenuto degli scenari sarà analogo a quelli dei piani di emergenza comunali, prevedendo dettagli operativi e di gestione dell'emergenza (cancelli sulla viabilità, percorsi alternativi, zone da evacuare, .).

I dati necessari potranno essere richiesti alle Amministrazioni Locali, o estrapolati dai piani di emergenza comunali. Si dovrà prevedere un continuo interscambio di informazioni tra Provincia e Comuni per mantenere sempre aggiornati e coordinati i rispettivi piani di emergenza.

3.4.4.3.        Legenda

Per gli standard da utilizzare per la simbolistica in carta, si potrà fare riferimento, per il rischio idrogeologico, alle legende utilizzate nell'ambito delle attività di perimetrazione ai sensi della L.267/98, successivamente riprese dal PAI.

Per la simbolistica di carattere generale, viene allegato alla Direttiva uno schema di massima che potrà essere usato come riferimento.

Allegato cartografico n° 4n - Scenari di rischio (scala 1:10.000 - 1:5.000 ).

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