Da IL CITTADINO del 2 03 04
Guardamiglio, nuove regole per reagire all’emergenza
La pianificazione dell’emergenza, per la più puntuale
definizione di un piano di evacuazione, passa attraverso un
monitoraggio porta a porta dei nuclei famigliari residenti a
Guardamiglio e della loro eventuale necessità di accoglienza
in strutture pubbliche in caso di ordinanza di sgombero del
paese. Dalla scorsa settimana i 32 volontari del nucleo di Protezione
civile, con la loro inconfondibile divisa e il tesserino di
riconoscimento ben in vista, stanno bussando casa per casa al
fine di raccogliere informazioni in materia: «Non ci limitiamo
- spiega il vicesindaco Francesco Merli, delegato alla Protezione
civile - a verificare il numero dei residenti in ogni casa,
ma definiamo anche il nucleo famigliare allargato, comprendente
magari genitori anziani o suoceri, che si sposterà unitariamente
in caso di emergenza». Due le possibilità che si
aprono. La prima è l’esistenza di una seconda casa
cui appoggiarsi, di proprietà o presso parenti: «In
tal caso - prosegue Merli - chiediamo il numero telefonico da
contattare per fornire o ricevere eventuali informazioni: naturalmente
i cittadini non sono obbligati a rispondere, ma i dati raccolti
verranno gestiti nel rispetto della legge sulla privacy. Finora
abbiamo riscontrato grande disponibilità da parte della
cittadinanza, anzi soddisfazione nel vedere come sta operando
la Protezione civile per pianificare al meglio ogni cosa».
La seconda ipotesi è l’assenza di un punto di appoggio
in zone riparate: «Allora - conclude Merli - valutiamo
quale sia la sistemazione più opportuna e quando avremo
il quadro completo saremo in grado di fornire l’indicazione
circa il centro di accoglienza cui fare riferimento, sicuramente
nella città di Codogno: verifichiamo anche l’autosufficienza
negli spostamenti o l’esigenza di un servizio di trasporto
pubblico da organizzare. In questo modo sapremo con precisione
dove saranno sistemati tutti i guardamigliesi in caso di emergenza:
i dati raccolti attraverso la compilazione di queste schede
verranno incrociati anche con la statistica delle persone allettate
che necessitano il ricovero in ospedali o strutture protette;
attualmente sono un centinaio circa, suddivise in tre tipologie
distinte a seconda del grado di autosufficienza». In occasione
della grande piena del Po nel 2000 i guardamigliesi distribuiti
nelle palestre scolastiche di Codogno e Casale furono complessivamente
un migliaio circa. Il censimento del paese sta procedendo a
buon ritmo: il monitoraggio sulla frazione Valloria è
pressoché completato, nel capoluogo è stato avviato
e successivamente verrà ampliato alle cascine.
Da IL CITTADINO del 3 03 04
Il comune ha presentato all’Autorità di bacino
una serie di progetti tra cui anche la riapertura della lanca
di Soltarico
Sponda destra, un muro come difesa
Sarà alto un metro con una paratia mobile in grado di
sollevarsi
Argini con paratie mobili lungo via Mattei. Un canale di sfogo
per l’acqua, all’altezza della piscina Ferrabini,
in grado di diminuire la pressione dell’acqua sul ponte
urbano e accelerarne il deflusso. Poi l’abbassamento dello
sbarramento dell’isolotto Achilli o, in alternativa, la
riapertura della lanca di Soltarico per rallentare la corrente
dell’Adda. Sono le proposte che fanno parte di un pacchetto
di interventi che il sindaco Aurelio Ferrari ha presentato lunedì
nella sede dell’Autorità di bacino del Po. Proposte
che hanno trovato l’interesse da parte dell’ente
preposto alla gestione del bacino fluviale e dell’assessore
regionale alla protezione civile Massimo Buscemi. All’incontro
Ferrari si è presentato con gli assessori Leonardo Rudelli,
con delega all’urbanistica, ed Emiliano Lottaroli, responsabile
dei lavori pubblici. Della delegazione facevano parte il dirigente
dell’ufficio tecnico Luigi Trabattoni e Silvio Rossetti,
l’autore dello studio di rischio idrogeologico commissionato
dal comune. Palazzo Broletto, in pratica, ha proposto una serie
di opere distribuite lungo il corso del fiume al posto del maxi
argine in sponda destra, un progetto invasivo accolto da contestazioni
e scetticismo. Peraltro del finanziamento dell’Autorità
per il fiume Po (6 miliardi di vecchie lire) per l’opera
si sono perse le tracce: «I soldi non ci sono più
- commenta Ferrari tracciando un bilancio dell’incontro
-. D’altronde i 38 milioni di euro stanziati dall’Autorità
per il Po per interventi in 5 regioni sono insufficienti».
Così Buscemi ha garantito il proprio interessamento per
reperire in altro modo i fondi necessari alle difese in sponda
destra, la sponda sulla quale intervenire, visto che quella
sinistra dovrebbe essere messa al sicuro dall’argine lungo
la strada per Boffalora, chiesto dai comitati degli alluvionati
e progettato da provincia e comune, e dalle difese collegate
alle edificazioni in zona ex Sicc. Per la riva destra, quindi,
l’amministrazione comunale ha puntato su altri interventi:
«Vogliamo che il Lungoadda continui a restare fruibile
- spiega Ferrari -. Abbiamo così ipotizzato la costruzione
di una difesa costituita da un doppio muro in cemento, dall’altezza
di un metro, con un’intercapedine che contenga una paratia
mobile in grado di sollevarsi di altri 70 centimetri».
Per attenuare la pressione sul ponte urbano e facilitare lo
scorrere dell’acqua è allo studio un canale di
deflusso in sponda sinistra («ma non si tratterà
di un’ulteriore campata» specifica il sindaco) mentre
si stanno valutando pro e contro della presenza dello sbarramento
dell’Isolotto Achilli: «Causa un innalzamento del
livello dell’acqua a monte - osserva Ferrari -. Eliminarlo
significherebbe accelerare il passaggio dell’acqua. Questo
però si ripercuoterebbe sui piloni». Inevitabile,
a quel punto, il loro rafforzamento: «Ma intervenire su
nove piloni in acqua avrebbe costi altissimi». L’altra
possibilità, chiesta da palazzo Broletto, è la
riapertura della lanca di Soltarico: «Rallenterebbe la
corsa dell’Adda». Il prossimo incontro è
fissato per il 15 marzo. Quel giorno saranno i tecnici dei vari
enti a sedersi al tavolo per dare corpo ai progetti.
Fabrizio Tummolillo
Dal
secondo ramo dell’Adda agli argini: in un convegno le
soluzioni alle piene
Come difendere Lodi dalle alluvioni. Se ne parlerà sabato
mattina in un convegno organizzato dal Partito repubblicano
all’Isola Caprera. Certa la presenza del segretario nazionale
del Pri Francesco Nucara, che è soprattutto sottosegretario
all’ambiente del governo Berlusconi. Qualificati i relatori
tecnici, che saranno il direttore generale del Consorzio Muzza
Bassa Lodigiana, Silvio Rossetti (che è l’autore
del piano di assetto idrogeologico di Lodi ) e il presidente
della Comunità padana delle Camere di commercio Gianezio
Dolfini, noto nel Lodigiano per il progetto di canale navigabile
fino a Tavazzano. Si parlerà soprattutto di Lodigiano
e di come difenderlo dalle piene dell’Adda. «Se
avessi risorse illimitate - afferma l’ingegner Fanfani
- non avrei dubbi: creerei un secondo ramo dell’Adda a
monte di Lodi e trasformerei la parte sinistra della città
in un’isola naturale. Ma dato che questo non è
possibile, l’alternativa più credibile resta costruire
gli argini. E insieme agli argini si possono fare tutti quegli
interventi di regimazione che potrebbero consentire ai progettisti
di fare argini più bassi possibile». Al convegno,
che si terrà sabato mattina alle 10 al Ristorante Isola
Caprera, Fanfani sarà il primo a parlare. Subito dopo
di lui interverrà Rossetti, che parlerà degli
attuali rischi idraulici per Lodi e delle prospettive future.
Prima dell’intervento di Nucara, infine, toccherà
a Dolfini illustrare i piani operativi dell’autorità
di bacino, di cui lo stesso presidente della Comunità
padana è rappresentante autorevole in qualità
di membro del comitato di consulta. Al convegno dei repubblicani
sono attesi anche gli interventi del senatore Antonio Del Pennino
e degli assessori comunali Emiliano Lottaroli (lavori pubblici)
e Leonardo Rudelli (urbanistica) cui toccherà il compito
di fare il punto sulle opere idrauliche già progettate
per difendere la città da piene disastrose come quella
del novembre 2002.
Da
IL CITTADINO del 4 03 04
Regole severe per la protezione civile Il gruppo di Ossago guarda
al futuro
La protezione civile di Ossago ha un nuovo regolamento passato
anche al vaglio del consiglio comunale. D'ora in poi, così,
si agirà sulla scorta di questo nuovo documento sia per
quanto riguarda l'attività ordinaria sia in caso di eventi
straordinari. In virtù di quanto varato i volontari non
potranno esercitare attività che risultino in contrasto
con quelle della protezione. Per aderire, invece, bisognerà
essere almeno diciottenni, ma si dovrà anche poter vantare
una buona condotta sia morale che civile. L'impegno, poi, sarà
incompatibile con la volontà di trarne vantaggi personali
mentre per qualsiasi nuova ammissione si dovrà riunire
il consiglio direttivo. Ogni volontario, tra l'altro, viene
dotato di un tesserino personale utile per essere riconosciuto
come membro del gruppo. «Attualmente siamo in undici -
spiega l'assessore Angelo Taravella -. Ma accoglieremo volentieri
anche chiunque volesse entrare a far parte della nostra realtà.
Attualmente disponiamo di una motopompa ma anche di un gruppo
elettrogeno, utile nel caso in cui dovesse mancare la corrente
in un edificio pubblico, ma anche nel caso in cui fossimo chiamati
ad operare di notte, qualora servisse luce artificiale. E, poi,
ognuno di noi ha una tuta regolamentare. Tutto materiale che
siamo riusciti ad acquistare anche grazie ad un contributo erogato
dalla provincia di Lodi di circa 3 mila euro». Ma il gruppo
locale ha anche progetti già delineati per il futuro.
«Ci impegneremo in campi scuola - dice Taravella - per
imparare a montare le tende e in prove di prima accoglienza».
Da Lettere al IL CITTADINO del 4 03 04
RISPONDE IL SINDACO
Non credibili tante accuse indiscriminate
La signora Annamaria Cecchi,nella sua lettera pubblicata su
“il Cittadino” del 19 febbraio, elenca opere ed
iniziative dell’amministrazione dividendole unicamente
in incompiute, di incerta realizzazione, sbagliate, brutte.
Neppure per una viene espressa una valutazione positiva. Il
drastico giudizio sempre negativo fa perdere tuttavia la credibilità
ai rilievi fatti ed induce alla considerazione di una posizione
funzionale alla campagna elettorale ormai iniziata. Del resto,
si intuiscono in modo trasparente le simpatie politiche della
signora. L’elenco riportato nella lettera rivela una persona
informata ed al corrente delle questioni che interessano la
città; non credo pertanto alla sua pretesa “non
conoscenza” circa il rimborso in conto imposte a favore
degli alluvionati. Le notizie diffuse, anche tramite i comitati,
sono sempre state nella direzione di una conferma dell’impegno,
mai messo in discussione; la scelta di un anticipo al livello
minimo di rimborso è stata dettata unicamente dalla difficoltà
di determinazione del valore dell’Ici caso per caso. Ma
ben prima della scadenza per il versamento Ici 2004, ogni famiglia
interessata riceverà il saldo del contributo conto imposte
per il 2003 e la quota totale del 2004.
A ciò si aggiungerà un ulteriore piccolo contributo
per i danni subiti, pari al 5 per cento dei danni denunciati
con un massimo di 800 euro. Quest’ultimo contributo è
il risultato dei resti sulla somma originariamente stanziata
da comune e provincia, incrementata da un ulteriore stanziamento
di 70.000 euro da parte del comune. Forse, come dice la signora,
tutto ciò sono briciole. Comprendo e rispetto il disagio
sopportato dalle famiglie la cui abitazione è stata invasa
dalle acque. Tuttavia, tra contributo in conto energia (distribuito
da Astem, che però ha diminuito di un pari importo l’utile
versato al comune), contributo in conto danni e in conto interessi
(sostenuto interamente da comune e provincia in pari quota),
contributo in conto imposte (sostenuto dal comune), contributo
del fondo “Un fiume di solidarietà” (sostenuto
quasi totalmente da comune e provincia), alcune famiglie hanno
avuto un rimborso non trascurabile. Speriamo ora arrivi qualcosa
anche dalla regione, che ha comunicato di aver stanziato fondi
per i danni strutturali. La signora Cecchi, tramite i suoi referenti
politici, può certamente sollecitare questo ulteriore
contributo: tutto può aiutare e tutto ciò che
aiuta è ben accetto. Forse, però, è ingeneroso
disprezzare ciò che è già stato fatto,
anche se arriva da amministrazioni di non gradito colore politico.
Un simile discorso può essere fatto sulla questione delle
chiuse sulle rogge sottopassanti viale Milano. L’ipotesi
è stata fatta in epoca precedente all’alluvione
del novembre 2002, a seguito dell’approvazione del piano
sul rischio idrogeologico, per rimediare ad una situazione di
ricorrenti allagamenti nella zona del Pratello. Ovviamente l’evento
alluvionale ha imposto una verifica, la cui conclusione è
stata però sufficientemente tranquillizzante per gli
abitanti della zona compresa tra viale Milano e il fiume: l’incremento
dell’altezza dell’acqua, in tale zona e in caso
di entrata in funzione delle elettropompe, è ridotto
a 3/5 centimetri. Qualche problema in più è dunque
ipotizzabile per qualche abitazione, ma, in compenso, per l’
intero quartiere del Pratello si riduce notevolmente il ricorrente
disagio dovuto agli allagamenti Sulle difese spondali, infine,
mi sembra opportuno sottolineare l’impegno,economico e
tecnico, delle amministrazioni locali, in un campo che dovrebbe
vedere viceversa la totale competenza dello Stato. La signora
Cecchi può informarsi direttamente dai presidenti dei
comitati circa le risultanze dell’incontro recentemente
tenutosi con la prefettura, la regione, l’Autorità
di Bacino, l’Aipo, il Genio civile. Sulle altre osservazioni
della signora Cecchi potrei replicare punto per punto, non mancandomi
argomentazioni argomentazioni per confutare le sue prese di
posizione. Del resto alcuni rilievi, pur rispettabili, sono
assolutamente personali e quindi opinabili; a fianco di giudizi
negativi come quelli della signora Cecchi, riscontro giudizi
positivi di moltissimi cittadini. Altri punti della lettera
sono assolutamente tendenziosi, guidati,come appaiono, da una
pregiudiziale posizione politica. Ma se la signora Cecchi lo
desidera, sono disponibile ad un incontro in cui possiamo esaminare,
punto per punto, i rilievi da ella esposti: è sufficiente
una telefonata alla mia segreteria per l’appuntamento
(0371-409203). Ho preferito limitarmi, in questo scritto, alle
questioni riferite all’ambito ampio dell’alluvione
e delle difese da essa, poiché sono questioni che interessano
una parte notevole della cittadinanza. Una parte che, dopo i
disagi sopportati, non merita di essere strumentalizzata a fini
politici.
Aurelio Ferrari
Sindaco di Lodi
Da
il CORRIERE DELLA SERA del 4 03 04
Lodi si difende dall'Adda Muri e nuovi canali contro il rischio
alluvioni
Il comitato dei cittadini: «Non basta, è necessario
scavare il letto del fiume»
Il Comune presenta il progetto
LODI - Nessun maxiargine, dagli effetti estetici e ambientali
troppi invasivi, ma una serie di interventi lungo le sponde
dell'Adda per proteggere Lodi bassa dal rischio di nuove inondazioni.
Il Comune ha elaborato e presentato all'Autorità di Bacino
il suo progetto antialluvioni. Sulla riva destra, lungo via
Mattei, sarà realizzata una difesa con un doppio muro
in cemento, alto un metro. Nella sua intercapedine, una paratia
mobile potrà sollevarsi di altri 70 centimetri. La riva
sinistra sarà messa in sicurezza, innanzitutto, con l'innalzamento
dell'argine lungo la strada per Boffalora d'Adda. Un secondo
intervento prevede la realizzazione di un canale di deflusso
all'altezza della piscina di via Ferrabini, una sorta di valvola
di sfogo che dovrà attenuare la pressione delle acque
contro il vecchio ponte urbano e favorire lo scorrere del fiume
in piena. Un altro intervento riguarda lo sbarramento artificiale,
di fronte al cosiddetto Isolotto di Achilli, appena a valle
del ponte, che provoca un innalzamento del livello dell'Adda
a monte del viadotto. L'eliminazione dello sbarramento provocherebbe
però un'accelerazione delle acque, con pericolose conseguenze
sui nove piloni del ponte. Si è quindi deciso di abbassare
lo sbarramento. Infine l' ultimo intervento è rappresentato
dalla riapertura della cosiddetta lanca di Soltarico, un braccio
morto dell'Adda, a sud della città di Lodi. Sulla «questione
argini» è intervenuto anche il Comitato Alluvionati
Lodi che sollecita regimazione idraulica ed eliminazione dal
letto dell'Adda di sabbia e ghiaia. «Sono più di
20 anni - dice il presidente Domenico Ossino - che non vengono
effettuati interventi del genere». Il comitato ricorda
che la delibera regionale del 23 dicembre, autorizzava l'escavazione
di 850 mila metri cubi di materiale nel bacino dell'Adda, la
quasi totalità dei quali solo nel tratto compreso tra
Olginate e la confluenza del Brembo. «Il rialzo degli
argini non basta a salvarci dai rischi - dice Ossino - Per eliminare
i pericoli d' esondazione e ripristinare il regolare deflusso
dell'Adda, chiediamo che l'escavazione del materiale inerte
avvenga anche nel tratto fluviale di Lodi e nell'alveo del Po,
in particolare alla foce dell'Adda».
Diego Scotti
Da
LIBERO del 4 03 04
Stati d'emergenza, un'alluvione di miliardi
Le calamità costano allo Stato 3mila miliardi di lire
all'anno. Il caso di Crotone: nubifragio nel '96, pratica ancora
aperta
MILANO - Due ore. Due ore soltanto. Ma due ore d'inferno. Provate
a immaginare un nubifragio, anzi di più, di quelli che
l'acqua è talmente fitta che non vedi a un metro dal
naso. In una zona, quella di Crotone, in cui la cura per i fiumi
è sempre stata - per usare un eufemismo - approssimativa.
Era il 14 ottobre 1996. Strariparono il fiume Esaro e il torrente
Passovecchio. Quattro persone morte. Un evento terribile. Eppure...
Eppure, quando vedi che, nel gennaio 2004, lo "stato d'emergenza"
per quell'alluvione è stato ancora prolungato... Otto
anni di emergenza per due ore di nubifragio. Bé, quantomeno
fa strano. Perché poi uno dice: ma l'emergenza non è
qualcosa di limitato nel tempo? Guarda anche il Devoto-Oli:
"emergenza: momento critico per la sicurezza pubblica".
Un "momento", appunto. Che dopo un pò passa.
Nel linguaggio burocratico, invece, lo "stato d'emergenza"
si prolunga fino a quando non sono conclusi gli interventi necessari
a rimettere in sesto una situazione - e qui ci si ricongiunge
al dizionario "critica per la sicurezza pubblica".
Terremoti e inondazioni. Eruzioni e inquinamenti. Invasioni
di nomadi (sì, c'è anche questo) e attentati ecoterroristici.
E c'è bisogno di soldi, per affrontare certi eventi come
si deve, mica di speranze. Finanziamenti, mutui, progetti da
realizzare, interventi urgenti. Miliardi e miliardi e miliardi.
E valli poi a beccare, quelli che fanno i furbi. E che, magari,
si intascano denari pubblici. Anche se, bisogna dirlo, in questo
senso i controlli sono sempre più stringenti. Innanzitutto,
spieghiamo l'iter. Semplificandolo per motivi di comprensione.
Dopo l'evento - l'alluvione, il terremoto, l'inquinamento e
via dicendo -, il governo proclama appunto lo "stato d'emergenza",
che poi significa che sì, la situazione è davvero
grave, e bisogna intervenire anche economicamente, se è
il caso. Vengono eventualmente stanziati dei fondi per i primissimi
interventi. Poi si calcola il danno complessivo, e lo Stato
- previo voto parlamentare - decide i finanziamenti adeguati.
La Protezione Civile li divide tra le Regioni coinvolte, e svolge
il ruolo di "regista" delle operazioni. I fondi necessari
per i progetti legati all'emergenza in questione vengono infine
reperiti attraverso mutui (che si prolungano per 10, 15, 20
anni): in sostanza, i soldi arrivano dalle banche alle Regioni
(che li spende), mentre lo Stato paga le rate del mutuo. D'altro
canto, è impressionante sapere che, attualmente, sono
ben 78 (settantotto!) gli "stati d'emergenza" ancora
aperti, nel senso burocratico del termine. Il più vecchio?
Quello relativo ai "dissesti idrogeologici" (frane
molto pericolose, che rendono pericolose anche le strade della
zona) nei comuni molisani di Petacciato e Ripalimosani, in provincia
di Campobasso: risale all'aprile 1996. «È difficile
quantificare con esattezza quanto costino ogni anno allo Stato
italiano le calamità naturali - ci dice Vincenzo Spaziante,
vice capo dipartimento della protezione Civile -. Anche perché
i mutui relativi a un determinato evento si prolungano nel tempo.
Nel 2002 abbiamo avuto il terremoto in Molise, l'eruzione dell'Etna:
sono stati aperti mutui per circa 2mila miliardi di lire. Poi
ci sono i pregressi. Approssimativamente, si può dire
che Madre Natura ci costa 2.500- 3.000 miliardi all'anno».
E torniamo a Crotone. Caso emblematico, perché fa capire
i motivi a causa dei quali gli "stati d'emergenza"
possano prolungarsi oltre un lasso di tempo comprensibile. Subito
dopo la drammatica alluvione, il presidente della Regione Calabria
viene nominato commissario straordinario, incaricato di coordinare
gli interventi. Ma ci sono ribaltoni, ribaltini, crisi politiche
locali. Nel '98 cambia la giunta regionale. Nel 2000 ancora.
Gli interventi partono e si fermano, poi ripartono, si rifermano
ancora. Il piano subisce ben quattro aggiustamenti (cambia di
qua, lima di là, appalta di su e giù). Risultato:
per risistemare tutto il sistema idrogeologico della zona, vengono
stanziati ben 95 miliardi di vecchie lire. Ma nell'ottobre 2001,
cinque anni dopo la tragedia, ancora nessuna (nessuna!) opera
risulta terminata. Oggi i progetti finanziati sono quasi tutti
in dirittura (anche se i tecnici ritengono che siano necessari
altri 90 miliardi di lire per rendere sicura la zona). Ma resta
il mistero su quei 45 miliardi stanziati per i primissimi interventi:
6,5 destinati alle persone direttamente colpite dal nubifragio,
38,5 in favore delle imprese danneggiate. Nel 2002, la Corte
dei Conti chiese di sapere com'erano stati spesi, quei soldi.
Ecco alcuni passaggi della relazione: sugli aiuti alle persone,
«la Regione Calabria non ha fornito né documentazione
né rendiconti finanziari al riguardo, nonostante le reiterate
richieste della Corte. Analogamente è da riferirsi in
relazione all'ulteriore intervento relativo all'assistenza alle
imprese... Le procedure di valutazione del danno, ed il conseguente
calcolo del'ammontare del contributo, sono state affidate dal
Commissario all'assessore regionale all'Industria, che a sua
volta, per mancanza di personale idoneo, si è avvalso
del personale del Consorzio industriale di Crotone... Ulteriori
approfondimenti su questo specifico aspetto della gestione sono
stati impediti dalla frammentarietà della documentazione
trasmessa». Secondo l'ultimo provvedimento, lo "stato
d'emergenza" per Crotone si chiuderà il prossimo
31 marzo. Ma ancora Spaziante ci assicura che casi come questo
non saranno più tollerati. «Innanzitutto, lo stesso
presidente del Consiglio ha chiesto alla Protezione Civile di
archiviare al più presto gli "stati d'emergenza"
ancora aperti. E infatti saranno tutti chiusi entro quest'anno.
Poi, per quanto riguarda i mutui, il ministro Tremonti ha stabilito
che venissero accesi solo in tre istituti, la Banca Europea,
la Banca di Sviluppo del Consiglio d'Europa, la Cassa Depositi
e Prestiti. Cosa che garantisce trasparenza e, soprattutto,
ottime condizioni per quanto riguarda gli interessi: nel 2003,
rispetto all'anno prima, abbiamo risparmiato circa 100 miliardi
di lire». Dunque, quest'anno finiscono le "emergenze".
Nel senso che, si spera, saranno ultimati gli interventi relativi
a ognuna di esse. E quindi, si risolverà la "drammatica"
questione della "rottamazione e demolizioni dei veicoli
fuori uso" a Palermo (stato d'emergenza proclamato il 7
novembre 2003). O quella sugli "insediamenti di comunità
nomadi" a Napoli (27 novembre 2003). Ma ce n'è una,
di emergenza, che pare davvero irrisolvibile: quella sullo stato
ambientale di Milano. Non sappiamo a quale evento specifico
faccia riferimento il provvedimento. Ma una cosa è certa:
a Milano, volendo, si vive anche bene. Basta non respirare.
LE MODALITÁ Proclamazione e pagamenti Dopo l'evento -
naturale (terremoto, eruzione, siccità o altro) o provocato
dall'uomo (inquinamento, rifiuti da smaltire e via dicendo)
- il governo proclama lo stato d'emergenza. Vengono stanziati
fondi per eventuali interventi immediati e necessari (per esempio,
il sostegno alla popolazione colpita direttamente nel fisico
o nei beni materiali di base). Per gli interventi a lunga scadenza,
la regione avvia un mutuo la cui durata dipende naturalmente
dall'entità, mutuo le cui rate vengono poi pagate dallo
Stato.
di ANDREA SCAGLIA
Da
IL LODIGIANO del 5 03 04
LODI L’APPUNTAMENTO E’ GIOVEDI SERA IN VIA PADRE
GRANATA
Gli alluvionati preferenziali
Assemblea pubblica in oratorio per il comitato C.AL.LO Onlus
di Franco Buongiorno
Tornano a riunirsi gli alluvionati di sponda destra e sinistra
dell’Adda a Lodi. Giovedì prossimo, 11 marzo, alle
21, nel salone de1l’oratorio di San Rocco in Borgo, scelto
come punto di riferimento dai lodigiani che nel novembre del
2002 furono colpiti direttamente dalla rovinosa piena dell’Adda,
Domenico Ossino e Carlo Bajoni – i responsabili del Comitato
Alluvionati - faranno il punto della situazione dopo le ultime
iniziative adottate da Comune, Provincia ed enti preposti al
controllo del “bacino del Po”. Come noto, il Comitato
ha avviato un duro braccio di ferro con il Comune a causa del
progetto di sistemazione delle due rogge che scorro no a ridosso
del quartiere Pratello, responsabili secondo gli esperti dei
periodici allagamenti dell’area. Con un paio di “chiaviche”,
finanziate dalla società che sta costruendo un supermarket
in zona, dovrebbe essere messa la parola “fine”
su questi allagamenti, ottenendo nello stesso tempo un controllo
del sistema irriguo nel Pratello in occasione di piene consistenti
dell’Adda. L’intento del Comune è chiaro:
preservare l’area da nuovi allagamenti rovinosi. Il Comitato
vi si oppone per due motivi sostanziali: non è detto,
anzitutto, che in occasione di piene di proporzioni bibliche
- sempre più frequenti nel nostro Paese - le due “chiaviche”
servano a qualcosa e, secondo, c'è il rischio evidente
che l’Adda scarichi la sua rabbia altrove, trovando sfogo
in altre zone critiche della Città Bassa. Per salvare
un quartiere l’amministrazione pubblica finirebbe così
per sacrificarne un altro, secondo l’antico adagio “mors
tua, vita mea”. In questo caso, si creerebbero i presupposti
per una sorta di “esondazione preferenziale”, con
zone alluvionabili di serie A e di serie B: una eventualità
che il Comitato di Ossino e Bajoni non vede di buon occhio.
Di qui, il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, chiamato
ad esprimersi sulla vicenda. La realizzazione delle due “chiaviche”
è, comunque, di vitale importanza per la neonata Azienda
di Servizi alla Persona che gestisce la casa di riposo “Santa
Chiara”. Da anni i responsabili della residenza per anziani
stanno tentando di vendere l'area ex Marzagalli, a ridosso di
viale Milano; con il ricavato, cinque milioni di euro pari ad
una decina di miliardi di vecchie lire, l’istituto potrebbe
essere rimesso a nuovo, ottenendo una struttura in linea con
gli standard ottimali. Un primo tentativo era stato fatto naufragare
dal consiglio comunale controllato dal centro sinistra, quando
bocciò il piano “di riqualificazione” presentato
da Santa Chiara, preferendogli quello messo a punto dall’Azienda
per l’Edilizia Residenziale per l'ex Sicc. Sappiamo come
sta finendo la vicenda: all'ex Sicc non si costruirà
nulla, almeno per ora, con la dirigenza della Casa di Riposo
alle prese con l’endemica assenza di liquidità
per interventi migliorativi della residenza. Il secondo tentativo
di vendita dell’area potrebbe concludersi felicemente
se sarà garantita la preservazione dell’area dalle
piene dell’Adda, vale a dire se saranno realizzate le
due “chiaviche”: è la condizione posta dai
possibili acquirenti dell’ex Marzagalli. Cosa decideranno
di fare Comune e Comitato Alluvionati?
Ma in assemblea si tornerà a parlare di un’altra
questione, giudicata vitale per quanti risiedono ad un passo
dall’alveo dell’Adda: la regimazione del fiume,
vale a dire l’asportazione sistematica e periodica della
ghiaia che vi si deposita nel tempo creando i presupposti per
le ultime e rovinose esondazioni. Gli enti preposti hanno deciso
interventi consistenti sull’alveo dell’Adda, concentrati
però nella zona a ridosso del lago di Corno, sino alla
confluenza del Brembo. La ragione? Dagli enti locali non sono
giunte richieste per interventi più a valle! E' invece
quanto chiedono da tempo i Comitati degli Alluvionati che hanno
individuato, assieme ai pescatori dilettanti - non era difficile:
è stato sufficiente fare a ritroso il percorso dell’Adda
verso nord, diverse zone nelle quali i materiali depositati
dal fiume hanno creato vere e proprie montagne di sabbia e ghiaia.
Se dovessero verificarsi ancora alluvioni bibliche, è
possibile già individuare i punti nei quali l’argine
non reggerà. Qualche intervento minimale di regimazione
dell’Adda è stato fatto a Rivolta d’Adda,
ma nel Lodigiano si è lasciato tutto come prima su indicazione
anche degli “esperti” del Parco Adda Sud che ha
finito per bloccare persino l’asportazione delle piante
divelte dal fiume e abbandonate lungo le rive. Ce n'è
quanto basta per tornare ad alzare la voce nei confronti delle
istituzioni pubbliche locali e sovraterritoriali.
(FB)
Da
IL CITTADINO del 6 03 04
A 470 giorni dall’alluvione Lodi è ancora senza
gli argini
Sono passati 470 giorni dalla piena dell’Adda quando Lodi
finì sott’acqua e gli argini non ci sono ancora.
«A
470 giorni dall’alluvione non c’è alcuna
nuova difesa»
I conti li hanno fatti i promotori del comitato alluvionati:
sono passati 470 giorni dalla piena dell’Adda, del novembre
2002, quando la città finì sott’acqua dopo
giorni di pioggia a cui seguirono settimane di polemiche e di
accuse. Un rimpallo di responsabilità che dura ancora
oggi e non ha trovato un ordine preciso e un filo comune, con
i cittadini che si sono riuniti in gruppi e comitati e le istituzioni
che presentano studi e progetti, difendendosi a vario grado
dalle accuse di immobilità e inefficienza. Giovedì
prossimo, allo scadere dei 470 giorni appunto, il Comitato alluvionati
Lodi (quello della riva destra per intenderci) terrà
un’assemblea pubblica (alle ore 21, presso l’oratorio
del Borgo), per tirare le fila e mantenere compatto il fronte
di chi ha subito danni o vuole capire qualcosa in più
di quella disastrosa piena del novembre 2002. «Il tempo
sta passando - dice Domenico Ossino, coordinatore del Comitato
-, sono stati presentati alcuni studi e delle ipotesi di progetto
per il fiume. Tutte cose che l’amministrazione comunale
o gli organismi tecnici responsabili hanno elaborato autonomamente.
Ci sono stati lavori, promesse, le proposte fatte dai comitati
e quelle fatte da altri, insomma è arrivato il momento
di riordinare le idee e noi abbiamo intenzione di farlo confrontandoci
tra noi, come abbiamo fatto in tutto questo tempo, perché
crediamo che le proposte e i progetti non debbano ignorare il
parere delle persone che abitano lungo il fiume o hanno subito
danni dall’alluvione». Il comitato ha invitato all’assemblea
di giovedì tutte le istituzioni, dal sindaco di Lodi
al prefetto, compresi i sindaci dei comuni che si trovano lungo
l’asta dell’Adda. I promotori del gruppo hanno anche
già distribuito una documentazione fatta da un tecnico
di fiducia, realizzata sui corsi d’acqua lombardi, mentre
allo stesso tecnico, il dottor Nicola Bonelli, hanno commissionato
una relazione più precisa sull’Adda e sul rischio
di nuove esondazioni per il futuro. «Il discorso deve
essere affrontato seriamente e una volta per tutte - dice Ossino
- questa assemblea, ad esempio, era stata fissata da settimane
in marzo perché per la fine di febbraio doveva arrivare
lo studio di fattibilità realizzato dall’Aipo (l’Autorità
di bacino), così come era stato stabilito nell’ultima
riunione tenuta in regione e a cui i comitati avevano partecipato
proprio sotto la guida di Aipo e istituzioni. Anche questa scadenza
è invece slittata e il timore è che con l’andare
del tempo vengano rimandate all’infinito anche le opere
che invece sono inderogabili. Se in questo inverno, per fortuna,
non ci sono stati danni non significa che non ci sia nulla da
temere in vista della primavera». L’invito diramato
dal Comitato alluvionati (che nel frattempo si è dato
uno statuto ed è costituito legalmente) è esteso
naturalmente anche agli animatori degli altri comitati cittadini
che in questi mesi si sono formati per tenere sotto controllo
le vicende legate alla piena.
Lucio D’Auria
Da LA TRIBUNA DI LODI del 6 03 04
Quest’anno, fortunatamente, l’Adda non ha fatto
danni. Rimane però alta la vigilanza dei comitati degli
alluvionati sull’esigenza di interventi preventivi
Occupiamoci dell’Adda fin che siamo in tempo
di Domenico Ossino*
Nel dicembre del 2003 la Regione ha autorizzato l’escavazione
di 930mila metri cubi di materiale da estrarre dagli alvei dei
fiumi. La quasi totalità delle escavazioni – 850mila
mc – è riferita al solo bacino dell’Adda,
di cui 719mila mc al tratto compreso tra il lago d’Olginate
e la confluenza del Brembo, all’interno del Parco Adda
Nord; in particolare tra Olginate e Paderno le ruspe potranno
rimuovere dal fondale del corso d’acqua ben 500mila mc
di ghiaia, sassi, sabbia e terra.
Il provvedimento licenziato poco prima di Natale, è dettato
dalla necessità di mettere in sicurezza da inondazioni
e straripamenti le zone attraversate dai fiumi.
Per natura, l’emissario di un lago non è in grado
di trasportare grandi quantitativi di materiale solido, riscontrato,
però, che sono più di 20anni che non sono concessi
ed effettuati interventi di questa natura, riteniamo positiva
la delibera adottata.
Risulta essere della massima attenzione però, l’esigenza
di sicurezza dall’attraversamento dell’Adda a Lodi
e Rivolta, in cui il fiume scorre appena sotto il piano campagna.
Constatato che la delibera all’oggetto riporta “preso
atto che le Sedi Territoriali di Brescia, Cremona, Lodi e Mantova
non hanno ritenuto di segnalare interventi” ci si interroga
perché e si fa istanza che uguale intervento di regimazione
idraulica mediante l’escavazione del materiale inerte,
al fine di eliminare i potenziali pericoli d’esondazione
e ripristinare il regolare deflusso dell’Adda, avvenga
anche nel tratto urbano di Lodi (come già in parte avvenuto
a Rivolta).
Accertato che la rete idrografica dell’Adda si è
innalzata di quota e che buona parte è pensile rispetto
al territorio, essa non è più in grado di drenare
l’acqua del rispettivo bacino nel Po. Da qui il pericolo
per il territorio che attraversa, di essere sommerso dalle alluvioni
ed ancor peggio dalla ghiaia che vi trasporta, anche con piene
di modesta portata e di ritorno annuale.
Gli effetti di questa situazione anomala si sono già
visti nelle scorse alluvioni, dal ’94 in poi, e si vedranno
ancora, sempre più catastrofici negli anni a venire,
se non si provvede tempestivamente ad una pulizia radicale degli
alvei e non si ripristina un minimo d’equilibrio tra territorio
e rete idrografica. Allo stato e probabile che tutta la pianura
padana, fra non molti anni debba essere evacuata, da persone
e cose.
Sicuramente interventi con rialzo d’argini e/o idrovore
non possano salvarci.
Per questo, nasce la necessità d’interventi radicali
nell’alveo del Po (come con forza e a gran voce da qualche
tempo reclamano anche i Sindaci rivieraschi del Lodigiano, Pavese
e Cremonese).
Il nostro comitato non può far altro che invitare anch’esso
ad interventi risolutori non solo sull’Adda, ma soprattutto
nell’alveo del Po, in particolare alla foce dell’Adda
stessa.
Nell’incontro del 15 gennaio scorso, tenutasi a Lodi,
è stato assunto l’impegno entro fine febbraio di
presentare il “Piano stralcio per l’asta del Fiume
Adda”, e la stesura di progetti a difesa del tratto urbano
di Lodi (AIPO). Per questo auspico che le nostre riflessioni
e indicazioni siano tenute nella massima considerazione.
*Presidente Comitato alluvionati Onlus
Assemblea
Pubblica
giovedì 11 marzo 2004 - ore 21.00
a Lodi in Via Padre Granata
presso l’Oratorio del Borgo
Alluvione 2002, 470 giorni dopo: cosa è cambiato?
“Se hai da trattare delle acque o dei fluidi, consulta
prima l’esperienza poi la ragione” (Leonardo Da
Vinci)
… IL FIUME ADDA A LODI…
… i progetti…
… i lavori…
… le promesse…
… le NOSTRE PROPOSTE…
L’Assemblea è aperta a tutti i cittadini, le istituzioni,
le forze politiche, imprenditoriali e sociali; sarà un
occasione di partecipazione democratica, per illustrare il quadro
delle iniziative pubbliche e le aspettative dei cittadini.
Da
IL CITTADINO del 8 03 04
«Fermare la trasformazione del Lodigiano per evitare altre
future disastrose piene»
A più di un anno dall’alluvione del novembre 2002
un dato è certo: ancora oggi le aree del Lodigiano a
rischio di esondazione sono moltissime. Così, per far
luce sui motivi alla base dell’emergenza e sulle effettive
possibilità di intervento, alcuni tra i principali esperti
del territorio si sono dati appuntamento sabato al convegno
“Il fiume Adda e il nostro territorio”, organizzato
dal Pri e tenutosi presso il ristorante Isola Caprera. Lo scenario
è allarmante: «La nostra - ha spiegato durante
il suo intervento Ettore Fanfani, direttore del Consorzio bonifica
Muzza bassa lodigiana - è una “terra d’acqua”
unica al mondo, fino a poco più di un secolo fa caratterizzata
dalla presenza di numerosi acquitrini. Negli ultimi sessant’anni,
però, il novanta per cento del territorio è stato
occupato in modo scellerato: sono stati realizzati interventi
di urbanizzazione senza una programmazione specifica in merito
alle risorse idriche; sono aumentati esponenzialmente gli scarichi
fognari nell’Adda, nel Lambro e nel Po; e i canali sono
stati tombinati, ristretti e chiusi indiscriminatamente».
Così, complici le mutazioni climatiche - per cui la temperatura
è aumentata di un grado e le precipitazioni si sono concentrate
in determinati periodi dell’anno - e la presenza di modesti
insediamenti industriali con importanti attività energetiche,
il risultato di tanto “progresso” è stato
tristemente sotto gli occhi di tutti. Che fare, quindi? Quali
sono i possibili interventi per difendersi dall’attuale
rischio alluvione? «Innanzi tutto - ha affermato Fanfani
- bisogna fermare la trasformazione del territorio». Ma
anche le soluzioni tecniche non mancano, come ha aggiunto l’ingegnere
idraulico Silvio Rossetti: «Si pensi alle vasche volano,
delle grandi casse per l’accumulo dell’acqua. Purtroppo,
però, la realizzazione di queste casse è costosissima
e necessita di molti anni, mentre noi non siamo nelle condizioni
di attendere. Per questo occorre muoversi in due direzioni alternative:
agire affinché la portata dell’acqua sia minore
o, qualora ciò non sia possibile, aumentare le difese.
Questi interventi sono indifferibili ed assolutamente urgenti».
Posto che per la sponda sinistra del fiume i finanziamenti sono
già disponibili, rimane aperta la questione della riva
destra, «per cui si potrebbero realizzare delle chiaviche
- ha aggiunto Rossetti - che non comporterebbero conseguenze
negative per le altre zone, con variazioni del livello dell’acqua
dell’ordine di due centimetri. Un valore praticamente
nullo, se si considera che le intumescenze della piena sono
di circa quindici centimetri. Così, due centimetri in
più per la riva sinistra corrisponderebbero a sessanta
centimetri di salvezza al Pratello». Importante è
inoltre l’azione di controllo e monitoraggio: «A
fronte dell’esperienza dell’autunno del 2002 - ha
spiegato Fanfani - possiamo affermare con certezza che la previsione
è possibile: infatti, in occasione della piena del venerdì
successivo all’alluvione, siamo stati in grado di calcolare
con ampio anticipo ed esattezza l’ora della piena e il
livello che l’acqua avrebbe raggiunto. Tuttavia, manca
un sistema di monitoraggio che consenta di raccogliere i dati
in tutto il bacino. Infatti, idrograficamente il nostro territorio
non coincide con la provincia di Lodi: il Lodigiano idrografico
si insinua tra Adda, Lambro e Po. E come si fa a calcolare l’idraulica
in base alle differenze politiche ed amministrative?».
Per questo il Piano di assetto idrogeologico dell’Autorità
di Bacino, sulla base di quanto indicato da Gianezio Dolfini
(presidente della Comunità Padana della Camera di Commercio
e membro del Comitato di consulta dell’Autorità
di Bacino), «considera fondamentale il coinvolgimento
degli attori locali, tra cui, in particolare, le province, chiamate
a svolgere un ruolo prioritario». E dall’azione
di coordinamento potrebbero senza dubbio discendere risultati
importanti per fermare le piene. Ma forse ciò che più
conta è, ancora una volta, il recupero di un patrimonio
di conoscenze, «di quella cultura dell’acqua - ha
concluso Fanfani - per cui la scienza è l’unica
possibilità che abbiamo, al fine di avere un confronto
corretto con il nostro fiume».
Elisa Crotti
Da
IL CITTADINO del 09 03 04
Il consorzio di comuni e privati oggi alla prova della regione,
il servizio partirà quest’estate, attracchi nelle
oasi del Parco
Navigare l’Adda, il sogno si concretizza
Da Bertonico a Maleo, ventidue chilometri in battello sul fiume
Una giornata importante quella odierna per il consorzio “Navigare
l’Adda”, costituito dal Parco Adda Sud, dall’Azienda
Porti di Cremona-Mantova e dai comuni di Castiglione d’Adda,
Camairago, Bertonico, Pizzighettone, Formigara, Gombito e Montodine.
Il presidente Carlo Pedrazzini, sindaco di Gombito, e il suo
vice Pietro Cremonesi avranno oggi un importante incontro in
regione Lombardia per dare fiato ai progetti dell’ente
che ha accolto al suo interno anche tre soggetti privati come
la Tenuta del Boscone, l’armatore Salvatore Molinaro e
la società ricreativa Nec Ente di Cremona.«Finora
- commenta Attilio Dadda, presidente del Parco Adda Sud - sono
stati gli enti pubblici i motori principali dell’iniziativa
che consentirà di navigare nella prossima primavera e
in estate lungo un tratto di 22 chilometri di fiume: il tutto
in meno di un anno dalla costituzione del consorzio».
Un’imbarcazione in grado di ospitare un centinaio di passeggeri
circa intraprenderà dunque nella tarda primavera prossima
la navigazione turistica sull’Adda nel tratto fra Pizzighettone
e Gombito, toccando le rive lodigiane di Maleo, Castiglione
d’Adda, Camairago e Bertonico. Per l’anno 2005 si
punta invece decisamente verso Lodi: «L’obiettivo
- conferma Dadda - è quello di estendere la navigabilità
sino al capoluogo lodigiano, realizzando in particolare un attracco
laddove sorgerà la foresta di pianura Valgrassa: non
occorrerà alcun intervento di regimazione idraulica del
fiume, si tratta soltanto di rivedere il calibro dell’alveo
fluviale; sarà necessario cioè sagomare un canale
di navigazione spostando semplicemente alcune decine di centimetri
di materiale inerte, senza asportarlo dal fiume. In prospettiva
futura auspico un collegamento con il Parco Adda Nord per ampliare
il raggio della navigazione verso il tratto più affascinante
dell’Adda che tra Imbersago e Trezzo assume le sembianze
di un torrente fra alte rive». E poi c’è
un sogno: «Speriamo di poter recuperare una imbarcazione
dei primi del Novecento - conclude Dadda - che andrebbe dunque
a costituire la nostra nave ammiraglia».Naturalmente si
punta principalmente sul turismo domenicale dalle grandi città,
ma anche al turismo scolastico e si strizza l’occhio agli
amanti della natura per una fruizione quanto più possibile
eco-sostenibile della stessa. Così si rivela interessante
la possibilità di combinare proprio a Pizzighettone il
trasporto su rotaia in treno con quello in barca sull’Adda,
mentre il centro visite del Parco Adda Sud a Castiglione d’Adda
con le sue cicogne e la tenuta naturale del Boscone a Camairago
costituiscono attrattive significative per il turista che può
trovare valore aggiunto nella navigazione fluviale; non a caso
sono già stati predisposti i progetti per due attracchi
in queste località.Intanto la provincia di Cremona sta
lavorando per attivare una flotta di dieci navi che possano
solcare l’Adda e il Po nel prossimo futuro: «I tempi
sono maturi - sostiene l’assessore cremonese Fiorella
Lazzari - per stabilire il contingente e pianificare con i comuni
interessati le esigenze per l’autorizzazione al trasporto.
Entro fine anno, si completano infatti le infrastrutturazioni
per gli approdi e la navigazione turistica sui nostri fiumi
può prendere nuovo respiro».
Daniele Perotti
Da
Lettere al IL CITTADINO del 9 03 04
Alluvione - 1 I progetti restano sulla carta
La Signora Cecchi, alluvionata come la stessa si definisce,
e che il sottoscritto non ha mai avuto il piacere di conoscere,
esprime, in una lettera a questo giornale, alcune opinioni e
perplessità sull’operato dell’Amministrazione
Comunale in città.
Segue una risposta del Sindaco che taccia la signora di appartenere
ad una coalizione politica che non è la stessa della
maggioranza e quindi… non merita una pubblica risposta!
Mah, e perché mai? Mi pare che sarebbe opportuno rispondere
alle critiche con i fatti, ognuno dovrebbe essere degno di risposta
a maggior ragione se le “critiche” sono rivolte
ad una Pubblica Amministrazione. Anzi potrebbe essere l’occasione
per smentire ciò che si ritiene dettato “da una
pregiudiziale posizione politica”.
Non entro nel merito delle considerazioni contenute nella lettera
della signora Cecchi per quanto riguarda i giudizi estetici
su alcuni lavori che sono in corso in città (anche al
sottoscritto non sembrano intonate all’ambiente circostante
le mazze da baseball ed i funghetti seggiolino in Corso Umberto
installati per evitare la sosta d’automezzi –ma
non tutti…qualche posto si è “salvato”-
e pure appare stonata la quantità spropositata di paracarri
nella nuova Piazza Ospitale dove la corsia che collega Via Serravalle
con Via XX Settembre è così stretta da impedire
il passaggio dei mezzi di soccorso quando vi sostano gli automezzi
delle linee urbane o, peggio, quando si forma una colonna con
un furgone fermo in quel tratto) perché…: de gustibus
non est disputandum…
Mi farebbe comunque piacere conoscere almeno qualcuno di quei
“moltissimi cittadini” che hanno espresso giudizi
positivi sulle passerelle del ponte e delle relative muraglie
in cemento armato.
Vengo ora al nocciolo della questione, le opere necessarie alla
sicurezza degli alluvionati. E’ vero che, per quanto riguarda
la riva sinistra, vi sono due progetti che dovrebbero mettere
in sicurezza la zona ma è anche vero che per quanto riguarda
la pista ciclabile/argine sulla SP 25 i lavori dovrebbero iniziare
in maggio (vedasi progetto preliminare del settembre 2003),
dato che siamo a marzo già da qualche giorno ho smesso
di ricordarlo agli alluvionati perché mi guardano con
sguardo di compatimento dal quale traspare: “ma tu ci
credi veramente?…”.
E‘ anche vero che nella riunione di gennaio ci furono
tanti buoni propositi ma dove sono finiti? Magari nel frattempo
è stato fatto molto ma perchè non mettere al corrente
degli sviluppi gli alluvionati? Perché lasciare il fuoco
acceso sotto il pentolone in ebollizione?
L’argine ex Sicc invece è un vero miraggio, seppur
progettato ben prima della tragica alluvione del 2002, ha continuato
a “galleggiare” nell’aria o, meglio dire,
sull’acqua ed ancora oggi non solo non abbiamo una data
per l’inizio lavori ma le notizie, indirette ed ufficiose…
ne avessimo di notizie ufficiali…, che arrivano, fanno
apparire quest’opera dai contorni poco delineati e ben
al di là da venire. Signor Sindaco può indicare
agli alluvionati una data di inizio lavori?
E mentre è da quando si è iniziato a parlare della
pista ciclabile sulla sp 25 , che ricordo ancora una volta non
è un argine sul fiume e lascia all’Adda tutto lo
spazio dal letto alla strada per la naturale espansione, che
il Sindaco esprime perplessità sui “millimetri
o pochissimi centimetri” di aumento della piena nella
altre zone ecco che “improvvisamente” spunta sulla
riva destra a ridosso del fiume un muro in cemento armato comprensivo
di barriere mobili da alzare in caso di necessità e con
un ulteriore “canale di sfogo per l’acqua, all’altezza
della piscina Ferrabini, in grado di diminuire la pressione
dell’acqua sul ponte urbano e accelerarne il deflusso”…
Grazie signor Sindaco, l’acqua che avevamo non ci bastava
e ci rincuora sapere che in caso di piena ne arrivi altra sulla
riva sinistra!
E ancora, si realizza un argine sul fiume in via Mattei, si
costringe l’Adda nel suo angusto letto, per lasciarle
libero sfogo subito a valle del ponte (via Lungo Adda e limitrofe?).
Non sarebbe meglio, se si intende costruire una barriera a ridosso
del fiume portarla sino fuori dal centro abitato?
Potrebbe anche essere che queste preoccupazioni siano dettate
da “ignoranza”, questi nuovi progetti li ho appresi
dalla stampa… ma, se così fosse, e gli alluvionati
se lo augurano, cosa costerebbe metterli al corrente e tranquillizzarli?
Cosa sarebbe costato dir loro: cari concittadini facciamo un
canale che vi porta l’acqua della piena ma state tranquilli
perché…..ecc. ecc.
A quasi un anno e mezzo dall’alluvione non abbiamo ancora
visto neppure un ometto con secchiellino e palettina (di quelle
che si usano in spiaggia…) per rimediare ai guai e viviamo
sperando. Potrebbe venire allora spontanea una considerazione:
ha forse ragione la maggior parte degli alluvionati che preme,
oggi ancora più di allora visti i risultati, per una
“linea dura”? A Scanzano Ionico i problemi sono
stati risolti in quattro e quattr’otto e noi invece no,
siamo qui a dialogare e a cercare di costruire… ma per
costruire bisogna anche usare calcestruzzo ed il tempo del calcestruzzo
dovrebbe essere già arrivato almeno da qualche mese.
Sono passati una primavera ed un autunno, sta per iniziare una
seconda primavera, ma non illudiamoci, i lodigiani sanno bene
che, prima o poi, il fiume s’ingrosserà a dismisura
e allora temo che questa gente, se i progetti saranno ancora
belle linee disegnate solo sulla carta, non la terrà
più nessuno.
Carlo Bajoni Lodi
Alluvione
– 2 Questa non è una città contenta
Ho letto su questo giornale di giovedì 4 marzo la replica
del Sindaco alla signora Cecchi.
Sono certa che la destinataria della missiva saprà rispondere,
se lo vorrà, in maniera opportuna.
Come persona residente a Lodi, mi sento sollecitata a rivolgere
qualche parola al primo cittadino.
Difendersi attaccando già di per sé non è
atteggiamento che indica grande sicurezza di sè e delle
proprie teorie, ma piuttosto rivela assenza di contenuti. E
una visione della realtà (questo sì) resa miope
dai colori politici.
Quello che ha detto la signora è in verità, piaccia
o no, sulla bocca di tanti cittadini di Lodi. A prescindere
dagli schieramenti della politica (che francamente per tanti
lodigiani non costituisce ragione di vita, come invece per chi
ha fatto della politica una professione).
Di questo sarebbe meglio tener conto, invece che dilungarsi
in sterili, e controproducenti, attacchi personali.
Lodi non è una città contenta.
Ne prenda atto il sig. Sindaco e se, come sembra, è circondato
da adulatori, se li scrolli di dosso e scenda tra la gente.
Potrà così percepire la sincerità delle
loro voci.
Cordialmente
Carmen Ansi LODI
Da
L'ECO DI BERGAMO del 10 03 04
Scavi per 30 anni, il monte Giglio resiste
Accordo con Italcementi: la cresta collinare non si tocca, il
cantiere si svilupperà in larghezza e profondità
CALUSCO D'ADDA «Abbiamo raggiunto un'intesa con la società
Italcementi, firmando un protocollo d'intesa sulla cava del
monte Giglio. La cresta della collina verrà salvaguardata,
gli scavi continueranno ma in larghezza e profondità».
Così il sindaco di Calusco d'Adda, Rinaldo Colleoni,
ha informato l'intero Consiglio comunale sulla conclusione della
vicenda che interessa anche i paesi limitrofi di Carvico e Villa
d'Adda.
La vicenda ha avuto inizio alla fine del 2000, cioè quando
il piano cave giunse a scadenza dei termini e quello rinnovato
per il triennio 2000/2003 prevedeva l'allargamento della cava
con l'escavazione delle creste delle cime collinari oggi ricche
di vegetazione, abbassandole di ben 15 metri. Tale intervento
da parte dello stabilimento dell'Italcementi avrebbe messo in
mostra il cantiere della cava creando problemi di rumorosità
e anche di polvere, nonché qualche tremolio nelle case
per lo scoppio delle mine. In particolare questi disagi avrebbero
interessato le abitazioni di Carvico e di Villa d'Adda, oggi
protette da questa naturale «cresta» verde. Inoltre,
la società Italcementi aveva presentato alla Regione
Lombardia uno studio di impatto ambientale (Sia) che prevedeva
di poter continuare lo sfruttamento della cava del monte Giglio
per altri settant'anni. Seguì poi la valutazione di impatto
ambientale (Via).
I tre Comuni (Calusco, Carvico e Villa d'Adda) si mossero immediatamente
con un loro staff di tecnici e la Regione Lombardia ridusse
a dieci anni il periodo di escavazione. Con la scadenza del
triennio 2000/2003 i Comuni espressero le loro intenzioni, ovvero
di far chiudere la cava dell'Italcementi entro vent'anni e di
consentire l'afflusso del materiale necessario alla cementeria
con le cave di Collepedrino. Inoltre, nella richiesta, si chiedeva
anche di diminuire le quantità cavate per la salvaguardia
ambientale.
La società Italcementi rispose che la marna del monte
Giglio era indispensabile per la produzione del loro prodotto.
Gli incontri avuti hanno portato a un accordo che alla fine
dello scorso anno è stato sottoscritto dai tre Comuni
e dalla società Italcementi per la durata di altri trent'anni.
Un patto che dà il via libera all'allargamento della
cava ma senza toccare i crinali della collina. Nella prima fase,
della durata di 10 anni, verrà allargata la cava verso
Carvico e Villa d'Adda estraendo 300.000 metri cubi l'anno,
mentre nella seconda fase, della durata di vent'anni, la cava
scenderà dagli attuali 300 metri sul livello del mare
toccando 240 metri, cavando sempre 300.000 metri cubi l'anno.
Durante queste fasi si interverrà gradualmente al ripristino
ambientale delle zone non più interessate agli scavi.
Inoltre, la collinetta artificiale verso Vanzone, creatasi negli
anni dagli scarti ammucchiati, e dove è nata una rigogliosa
vegetazione, verrà mantenuta come «muro»
di protezione tra le abitazioni e la zona di lavorazione. La
domanda di diversi consiglieri, al termine dell'illustrazione
da parte del sindaco di Calusco d'Adda, è stata: dopo
i trent'anni la cava chiude? E Rinaldo Colleoni ha risposto:
«Ci penseranno i nostri successori».
Angelo Monzani
Da
Lettere al IL CITTADINO del 10 03 04
LODI Non erano critiche tendenziose
Lettera aperta al sindaco di Lodi:
«Egregio signor sindaco, le sono grata per la sua risposta
alla mia lettera pubblicata dal «Cittadino » il
19 febbraio 2004, ma proprio non mi riconosco nella signora
«le cui simpatie politiche si intuiscono in modo trasparente»,
le cui critiche sono tendenziose e suggerite da «referenti
politici». In tutta franchezza, devo confessarle che mi
sono fatta una bella risata, immaginando anche le facce incredule
dei miei ex colleghi di scuola e dei miei ex alunni. «Vuoi
vedere che la professoressa Cecchi, adesso che è in pensione
invece di continuare ad occuparsi di animali, di fiori, di arte
e di storia, si è data alla politica? Ha subito proprio
un cambiamento epocale!». Niente di tutto questo! Chi
mi conosce sa che sono del tutto affrancata dal mondo politico
o, meglio, dai vari partiti politici: la Margherita, il Garofano,
l’Ulivo, la Quercia sono piante che - a parte la quercia
- coltivo nel mio giardino. Per il Triciclo sono cresciutella
e Forza Italia per me significa: «Fatti forza, Italia,
se vuoi superare i tempi bui che stai vivendo!». E qui
mi fermo, tralasciando gli altri schieramenti politici. L’osservazione
critica dell’attualità e della realtà locale
negli aspetti positivi e in quelli negativi è sempre
stata una costante nel mio privato e nel sociale - leggasi “insegnamento
nella scuola pubblica”. I miei alunni, anche i più
giovani, hanno appreso da me l’abitudine civica di mettere
in discussione tutto ciò che appariva scontato o imposto
d’autorità. La lettura comparata dei quotidiani,
i lavori sul dialetto lodigiano, sulle tradizioni e i mestieri
scomparsi, sulla storia di Lodi, su Paolo Gorini, sull’arte
locale - lavori concertati con validi colleghi – sono
stati strumenti di analisi critica della realtà di Lodì,
cosi come le fotografie scattate dagli alunni ai degradati giardini
all’italiana del passeggio, alle rive dell’Adda
e ai quartieri del Borgo e della Maddalena... Così ora
da pensionata, avendo più tempo a disposizione, dopo
aver coltivato il mio giardino ed essermi presa cura dei miei
famigliari e dei miei gatti, noto con maggiore incisività
le cose che non vanno nella mia città e i mancati o inopportuni
rimedi. Dopo l’iniziale sorpresa divertita, causata dal
ritratto che lei ha fatto di me, è subentrata una forte
arrabbiatura, per avere lei scambiato osservazioni suggerite
dal buon senso e dall’evidenza dei fatti, con tendenziose
prese di posizione politiche, dettate «dalla campagna
elettorale ormai iniziata». Possibile che una comune cittadina,
che avanza critiche, peraltro condivise da altre persone in
lettere inviate al «Cittadino», debba essere etichettata
come avversario politico o, peggio, come un burattino manovrato
da qualcuno? Cordiali saluti».
Annamaria Cecchi Lodi
Da
Lettere al IL CITTADINO del 11 03 04
DIFESA DEL SUOLO
Ultimo appello degli Alluvionati agli Enti Locali
Egregio Direttore, ho già invitato tramite e-mail all’assemblea
pubblica “Alluvione 2002, 470 giorni dopo: cosa è
cambiato?” organizzata dal Comitato che rappresento il
C.Al.Lo del 11 marzo prossimo venturo alle ore 21.00, presso
il salone dell’oratorio del Borgo Adda a Lodi, la maggior
parte degli amministratori locali, e con questo appello tramite
il giornale da Lei diretto mi rivolgo nuovamente a loro ed estendo
l’invito a tutti quegli amministratori di cui non possiedo
un indirizzo elettronico ed a quanti stanno accingendosi a candidarsi
alle imminenti elezioni amministrative per la nostra provincia
e i comuni.
Rivolgo il presente appello, al fine di richiamare la loro attenzione
sul rischio idrogeologico incombente, su tutto il tratto (e
non solo) del nostro territorio attraversato dai fiumi Adda
e Po, a causa della mancata ordinaria manutenzione idraulica,
pulizia degli alvei e della miope politica sulla Difesa del
Suolo, praticata negli ultimi 20-30 anni in Italia.
L’assemblea sarà occasione per esporre secondo
ragione da parte dei cittadini, supportati da tecnici capaci
e da chi, da sempre ha vissuto il fiume le diverse problematiche,
facilmente riscontrabili presso l’Adda e il Po; problematiche
e considerazioni che possono indurre alla comprensione del pericolo
ed alla riflessione sul da farsi.
Prima di noi altri hanno trattato questo scottante tema; i Sumeri,
gli Accadi, gli Assiri e i Babilonesi....... e poi i Monaci
cistercensi, Leonardo Da Vinci, che ci ha lasciato questo monito:
“Se hai da trattare delle acque o dei fluidi, consulta
prima l’esperienza poi la ragione”, o ancora “L’Acqua
disfa li monti e riempie le valli, e vorrebbe ridurre la Terra
in perfetta sfericità, s’ella potesse”.
Gran parte della rete idrografica di pianura si è innalzata
di quota, e buona parte di essa è pensile rispetto al
territorio. Da qui il pericolo, per il territorio in pianura,
di venire sommerso dalle alluvioni ed ancor peggio dalla ghiaia
che vi trasportano: anche con piene di modesta portata e di
ritorno annuale.
Gli effetti di questa situazione anomala si sono già
visti, in Pianura Padana, nelle scorse alluvioni, dal ’94
in poi, in particolare a Lodi nel 2002 e si vedranno ancora,
sempre più disastrosi, negli anni a venire, con gravi
conseguenze per l’economia e la pubblica incolumità.
Se non si provvede tempestivamente ad una pulizia radicale degli
alvei e non si ripristina un minimo di equilibrio tra territorio
e rete idrografica, tutta la pianura padana dovrà essere
evacuata, fra non molti lustri, da persone e cose.
E non ci sono idrovore o argini che possano salvarci.
Vi invito a riflettere e a non sottovalutare il pericolo che
pavento. Liberatevi, se ne avete, dei falsi pregiudizi “ambientalisti”
e guardate alla cruda realtà del vostro territorio. La
sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dei loro beni rientrano
tra le vostre competenze e responsabilità.
Non è assolutamente pensabile che “i fiumi evolvano
secondo natura”, come sostengono gli ambientalisti. Perché
ciò possa avvenire bisognerebbe restituire al Po la pianura
padana, e sgomberarla dei 16 milioni di cittadini, che ci vivono
e lavorano, e di tutte le loro Cose.
Molte delle problematiche che assillano il nostro territorio
sono illustrate nella lettera sulla Difesa del Suolo, di Nicola
Bonelli. Lettera di cui consiglio la lettura perché aiuta
ad approfondire, a comprendere ed a riflettere sui fenomeni
che avvengono intorno a noi, e non solo quelli naturali. Lettera
già inviata a tutti gli amministratori, pubblicata sul
sito del nostro Comitato, HYPERLINK "http://www.nautilaus.com/alluvionati.htm"
www.nautilaus.com/alluvionati.htm nonché su: HYPERLINK
"http://xoomer.virgilio.it/fontamara/" http://xoomer.virgilio.it/fontamara
/ .
Questo ed altro ci deve far riflettere!
L’Assemblea è aperta a tutti i cittadini, le istituzioni,
le forze politiche, imprenditoriali e sociali; sarà un
occasione di partecipazione democratica.
“State preparando i programmi elettorali, questa è
una occasione per capire cosa i cittadini si aspettano da voi
in fatto di gestione dell’acqua, dell’aria e del
territorio.
Noi saremo alle prossime elezioni presenti a "ringraziarvi"
oppure a "castigarvi": questo dipende da voi e dai
vostri comportamenti. Noi siamo un grande Comitato con alleanze
e collaborazioni di altri Comitati e promotori in altre province
e regioni, oggi queste alleanze e collaborazioni formano una
vera forza di preparazione, capacità tecniche e intelligenze
a livello nazionale e se ci accorpiamo come unico "movimento"
politico per la nostra tutela e quella del territorio, potreste
trovarvi di fronte ad un forza dura da battere e molti voti
in meno a vostra disposizione. Sappiate che il termometro elettivo
in questo momento nei territori colpiti da alluvioni e ad alto
rischio idrogeologico nelle diverse regioni del nord è
nelle nostre mani. Provate ad andare a chiedere i voti a chi
ha perso tutto e non ha ancora ricevuto sufficienti rimborsi
e garanzie sulla messa in sicurezza del territorio, che vive
nel terrore che “riaccada”, che scruta e osserva
con livore continuamente il vostro operato in tal senso”.
L’articolo 2 della legge 365 del 11.12.2000 (Attività
straordinaria di polizia idraulica e di controllo sul territorio),
emanata non a caso subito dopo l’alluvione dell’ottobre
2000 in Piemonte, stabilisce una serie di accertamenti –
da farsi a cura dei vari Enti competenti sul territorio tra
cui la Provincia e i Comuni – finalizzati all’individuazione
delle situazioni di pericolo.
Consentire alle persone di vivere in quelle aree, senza fare
qualcosa per ridurre quel rischio, è come consentire
l’uso di un’abitazione, già danneggiata dal
terremoto, che sicuramente crollerà con la scossa successiva.
Tenere poi i cittadini all’oscuro del rischio che corrono,
è ancora più grave e immorale.
Faccio appello al vostro senso di responsabilità. Saluto
distintamente.
Domenico Ossino
Presidente C.Al.Lo
HYPERLINK "mailto:c.al.lo@tin.it" c.al.lo@tin.it
Da
IL CITTADINO del 13 03 04
Sotto accusa lo sbarramento a valle del ponte, che rallenta
il fiume e impedisce di smaltire i sedimenti portati dalla corrente
«Il letto dell’Adda va abbassato di tre metri»
Lo chiedono gli alluvionati: «È l’unico modo
per evitare altri disastri»
È un grido unanime quello degli alluvionati lodigiani
delle due sponde dell’Adda, riuniti giovedì sera
all’oratorio del Borgo per fare il punto su ciò
che finora è stato fatto a loro difesa: per evitare nuove
alluvioni e mettere in sicurezza tutta la città bassa
bisogna dragare il fondo del fiume di almeno un paio di metri.
Una richiesta non nuova da parte di chi ha subito i danni dell’alluvione
del novembre 2002, che questa volta è stata suffragata
dai risultati di uno studio tecnico commissionato da Domenico
Ossino, presidente del comitato alluvionati di sponda destra,
a Nicola Bonelli, geometra di Tricarico in Basilicata. «Nel
tronco vallivo del fiume - si legge nello studio -, sia per
la ridotta pendenza che per l’allargamento dell’alveo,
si verifica una riduzione di velocità della corrente
che ne riduce la capacità di trasporto, per cui buona
parte del materiale proveniente da monte qui sedimenta e si
accumula». La soluzione del problema, sia a valle che
a monte di Lodi, «è quindi abbassare il fondo dell’alveo
dell’asta principale di almeno tre metri per tutta la
sua lunghezza e larghezza, dato che negli ultimi 20 anni si
sono accumulati diversi milioni di metri cubi di materiale».
Ad essere messa sotto accusa per questo è la briglia
a valle del ponte napoleonico, in prossimità dell’isolotto,
creata negli anni ‘70 per rallentare la velocità
del fiume e così mettere in sicurezza il ponte stesso,
ma che di fatto, come si legge nello studio e come è
stato ripetuto più volte nella serata, impedisce al materiale
solido (ghiaia e sassi) di fluire a valle, andando a depositarsi
sul fondo. «La verità - ha detto Domenico Ossino
- è che viviamo con un fiume abbandonato ormai da vent’anni
e che sta perdendo sempre più pendenza. E il risultato
sono le montagne di ghiaia che si possono osservare per esempio
in zona Due Acque. Siamo convinti che il sistema delle chiuse
alle rogge di viale Milano sia solo un rimedio inutile, mentre
bisogna pensare insieme un progetto definitivo, che risolva
il problema una volta per tutte». Presenti alla serata
erano anche il sindaco di Lodi Aurelio Ferrari (che ha espresso
perplessità sulla necessità di dragare il fiume,
per lo meno in territorio comunale) e gli assessori comunali
Emiliano Lottargli ai lavori pubblici, Leonardo Rudelli alla
viabilità e Francesco Marzorati all’ecologia. Le
reazioni dei presenti, circa un centinaio, non si sono fatte
attendere. «Il livello sotto il ponte di Lodi si è
alzato di almeno un metro - ha detto Gianni Malacarne - mentre
in zona Capanno di almeno due metri e mezzo. E poi la briglia
per me è stata fatta troppo alta, addirittura più
alta del livello dei piloni del ponte, fermando così
tutti i sedimenti e la ghiaia che altrimenti andrebbero a valle».
«Il comune ci informi mese per mese tramite la pubblicazione
comunale che arriva nelle case cosa sta facendo per noi - ha
aggiunto Ettore Pagani - mentre ci deve essere una parola chiara
per quanto riguarda i rimborsi dei danni».
Davide Cagnola
IL PUNTO DEI PROGETTI
Un altro rimborso del 5 per cento con i soldi risparmiati dal
bilancio
Una piccola buona notizia è arrivata a fine serata agli
alluvionati presenti all’oratorio del Borgo, portata dal
sindaco: entro pochi mesi infatti verrà rimborsata una
parte dei danni denunciati in seguito all’alluvione, pari
al 5 per cento, ma con una massimo di 800 euro. Un piccolo segnale,
ha detto il sindaco, che fa seguito al rimborso del 20 per cento
con un massimo di 10mila euro già versato, e che si accompagnerà
al rimborso del pagamento dell’Ici riferito al 2003. «Abbiamo
a disposizione un fondo di 350mila euro - ha spiegato il sindaco
- frutto di un avanzo di bilancio. Ora speriamo che la regione
completi i suoi conti e possa anch’essa provvedere ai
risarcimenti». Ma per il sindaco è stata anche
l’occasione di fare il punto su quanto il comune ha in
programma di fare per la difesa spondale del fiume. «Per
la sponda sinistra si uniranno i progetti del comune, fino alla
rotatoria per Boffalora, e quello della provincia, da quel punto
fino alla cascina Caccialanza. Riteniamo che il progetto sarà
pronto prima dell’estate, in modo da procedere subito
dopo all’assegnazione dell’appalto, mentre per avere
i lavori ultimati bisognerà attendere un anno. Più
complicato il discorso per la sponda destra, per la quale avevamo
pensato a dei muretti in grado di sollevarsi a comando in caso
di piena, scongiurando così l’esondazione del fiume.
Ma tutte le autorità competenti (Aipo, regione, provincia,
autorità di bacino) hanno fatto notare che è necessario
un progetto complessivo, perché le sponde alzerebbero
il livello del fiume mettendo il pericolo il ponte». Scettico
invece il primo cittadino sulla possibilità di abbassare
il livello della briglia. «L’effetto - ha detto
- sarebbe un innalzamento della velocità che metterebbe
in pericolo il ponte di Lodi»
Da IL GIORNO del 13 03 04
ALLUVIONATI Il comitato in assemblea presenta il suo progetto:
abbassare l’alveo fluviale
Rimettiamo l’Adda a letto
Progetti secondo i cittadini è inutile realizzare nuovi
argini
LODI - Per ridurre il rischio idraulico in pianura padana bisogna
avviare un programma radicale di pulizia degli alvei partendo
dal Po per risalire poi all’Adda e agli affluenti. E’
quanto sostiene uno studio realizzato, su incarico del Comitato
alluvionati Lodi onlus, dal geometra specializzato Nicola Bonelli
(di Tricarico in Basilicata) che il presidente e il vicepresidente
de1comitato, rispettivamente Domenico Ossino e Gilberto Zampetti
hanno sottoposto giovedì sera all’oratorio del
Borgo all'attenzione del sindaco Aurelio Ferrari e degli amministratori
presenti.
Al termine di un confronto acceso, nonostante sia trascorso
un anno e mezzo dall’alluvione, è stato stabilito
che il comune, dopo un’attenta verifica, risponderà
con una valutazione
tecnica. Secondo lo studio è stata la briglia la causa
determinante, quel 26 novembre del 2002, dell'innalzamento del
livello di piena.
L’opera, realizzata nel 1980, avrebbe provocato l'innalzamento
del fondo alveo di circa 4 metri; facendo da barriera avrebbe
poi provocato l’innalzamento del letto in tutto, il tratto
a monte. La soluzione, secondo Bonelli, sarebbe di abbassare
la briglia di almeno 3 metri, raccordando a tale quota tutto
l'alveo fino a Cassano. Il letto del fiume andrebbe al contempo
allargato. Ma agire sull’Adda non sarebbe sufficiente
perché il Po farebbe da tappo: ecco allora la necessità
di partire proprio dal grande fiume, abbassando anche qui il
livello di almeno o metri. Secondo Bonelli i modelli di previsione
delle piene non tengono conto della portata solida, ossia dei
sedimenti portati dai fiumi in piena: tali detriti deviano la
corrente, provocando l'erosione delle sponde e lo scalzamento
anche delle pile dei ponti e il rischio di un cambiamento di
percorso.
Gli alluvionati intervenuti hanno sostenuto questa tesi: scavare
il fiume, guadagnando anche qualcosa dalla. Vendita della ghiaia,
anziché spendere miliardi per innalzare argini.
Tutti d'accordo infatti sul fatto che il fiume si sia innalzato:
«Quando avevo 20 anni facevo i tuffi dal ponte. Oggi non
- è possibile - ha detto Gianni Malacarne, 70 anni. Il
sindaco ha infine ricordato gli interventi previsti: l'argine
comunale all’ex Sicc, il cui progetto dovrebbe essere
appaltato questa estate per poi essere pronto nel 2005-06, quello
provinciale sulla strada per Boffalora, l’argine in sponda
destra (in via Mattei, che metterebbe al sicuro l’80%
della città bassa) per il quale i tecnici Aipo Autorità
di Bacino si incontreranno lunedì prossimo.
Laura De Benedetti
IL
COMUNE STA ULTIMANDO I CONTEGGI
Il sindaco promette, in arrivo risarcimenti e Ici
LODI - Il Comune elargirà un nuovo contributo per gli
alluvionati: lo ha affermato giovedì sera nel corso dell’assemblea
pubblica indetta dal Comitato Alluvionati Lodi Onlus il sindaco
Aurelio Ferrari. «Dalla distribuzione del primo contributo
- spiega – sono avanzati circa 120 mila euro a cui si
aggiungono i 177 mila euro non utilizzati da imprese e privati
come agevolazioni sui mutui e i 70mila euro di nostra erogazione
aggiuntiva. In totale - ha proseguito - sono circa 367 mila
euro. Siamo così in grado di distribuire ancora a privati
e imprese un 5% del danno subito fino ad un massimo a testa
di 800 euro». Anche i rimborsi lci promessi dal Comune
sembrano essere in dirittura di arrivo. L'amministrazione aveva
chiesto agli alluvionati, per questioni tecniche, di pagare
comunque l'lei; imposta, sugli immobili, che sarebbe successivamente
stata rimborsata. Nel 2003 il Comune aveva corrisposto a tutti
solo un importo minimo. «E’ stato lungo e faticoso
rintracciare ogni unità – spiega Ferrari –
ma ora i conti sono pronti. Entro aprile saremo in grado di
corrispondere agli alluvionati quanto stabilito».
L.D.B.
Da
IL GIORNO del 14 03 04
L’INTERVENTO L’esperto contraddice il Comitato
“Ma dragare l’Adda non evita alluvioni”
PARERE “Può essere invece utile abbassare la briglia
di due metri”
LODI Dragare l'Adda? Ripulire l'alveo? Una priorità secondo
il Comitato alluvionati onlus che a sostegno di questa tesi,
oltre al parere dei residenti rivieraschi e di qualche barcaiolo.
ha sottoposto al Comune una relazione tecnica redatta da un
esperto. Ma proprio Silvio Rossetti, l’ingegnere idraulico
lodigiano residente sul lungofiume, che ha redatto (con lo studio
di cui fa parte) per il Comune di Lodi, un paio di anni fa,
il piano di assetto idrogeologico (Pai). è contrario.
“A Lodi dragare è inutile - afferma perentorio
Rossetti -.
A valle del ponte il fiume si sta addirittura abbassando anche
se l'opinione della gente, perché trova buche meno profonde
per pescare, dice il contrario. Un esempio? La scalinata di
attracco delle imbarcazioni della Canottieri. In 25 anni lì
il livello dell’Adda si è abbassato di oltre 2
metri e mezzo. Hanno dovuto persino realizzare una scogliera
sotto la scalinata, per reggerla. Scavare a valle significa
erodere ulteriormente a monte. Per cui, come ha ribadito anche
il sindaco, può essere utile abbassare la briglia di
un paio di metri per far scendere il livello del fiume a monte,
ma scavare in alveo è inutile. Prendiamo come esempio
un catino: che sia pieno solo d’acqua oppure soprattutto
di ghiaia, quando l’acqua fuoriesce lo fa sempre allo
stesso livello. La buca dovuta alla draga che c’era sulla
curva del fiume in prossimità del monumento ai Barcaioli
una volta era profonda 30 metri; oggi è profonda 15.
Ma che la buca sia piena d’acqua o di ghiaia è
ininfluente: con la piena l’acqua fuoriesce sempre quando
raggiunge lo stesso livello”.
Cosa ha provocato allora l’alluvione del novembre 2002,
quando l'acqua ha invaso inaspettatamente interi quartieri?
"Ponte e briglia hanno fatto da tappo - spiega Rossetti
-. facendo innalzare il livello dell’acqua di 1 metro
e mezzo. Il ponte non si può eliminare. Sulla briglia
si può intervenire”. Almeno su una questione alluvionati
e tecnici sono d’accordo: la briglia, realizzata nel 1980
per frenare la corsa del fiume, che. avrebbe potuto far cedere
il ponte dopo che l’Adda aveva rotto in Località
Casellario, e la principale responsabile delle condizioni odierne
del fiume. Bisogna abbassarla. Di 4 metri secondo gli alluvionati,
di 2 metri secondo i tecnici. Di certo c’è che
l’Aipo (Agenzia per il Po) ha quantificato in 250mila
euro la cifra necessaria per la sua sistemazione (tra i problemi
la profonda buca sotto la briglia che porrebbe far crollare
lo sbarramento). Ma senza definire modalità e tempi.
Anche il sindaco ha preannunciato che, almeno nel tratto comunale
di Lodi, l'alveo non si è innalzato. Comunque sottoporrà
il documento ai tecnici Aipo che si riuniranno domani per studiare
l'argine della riva destra.
L.D.B.
Da
IL CITTADINO del 17 03 04
Il verdetto di Nicola Bonelli, tecnico del Comitato alluvionati:
«Aumenta la velocità della corrente»
«Abbassate la briglia, il ponte è a rischio»
«Il ponte napoleonico è in pericolo: l’unico
modo per salvarlo è abbassare quella briglia».
Lo ribadisce Nicola Bonelli, il geometra lucano a cui il Comitato
alluvionati si è rivolto per avere un parere idrogeologico.
Bonelli, che fa l’imprenditore nel campo delle escavazioni
e afferma di avere un’esperienza quarantennale nel campo
dei fiumi, ritiene che la costruzione stessa della briglia a
sud del ponte sia stata un errore gravissimo: «Con quello
sbarramento - afferma - hanno soltanto messo in pericolo il
viadotto, non lo hanno certo aiutato». La proposta di
Bonelli è drastica: «Occorre abbassare la briglia
di due metri, ma non solo quella di Lodi. Anche gli sbarramenti
precedenti, come Rivolta d’Adda, vanno abbassati e l’alveo
va ridotto di tre metri attraverso opere di regimazione, da
Lodi verso nord fino almeno a Cassano d’Adda». A
Bonelli non è piaciuta la replica del sindaco Aurelio
Ferrari sulla sua proposta idrogeologica, cioè che l’abbassamento
della briglia provocherebbe «un innalzamento della velocità
della corrente che metterebbe in pericolo il ponte di Lodi».
L’esperto contattato dagli alluvionati ribatte risentito
alle dichiarazioni del sindaco: «Non vi è modo
perché la velocità del fiume cresca, a meno che
non aumenti la pendenza dell’alveo, che in corrispondenza
di Lodi è dello 0,5 per cento, oppure che la sezione
dell’alveo venga ristretta. Anzi, voi lodigiani avete
avuto una grandissima fortuna se gli argini dell’Adda
non si fossero rotti a monte, lasciando libera l’esondazione
di allargarsi in più ponti, il ponte di Lodi sarebbe
stato molto più in pericolo. Praticamente si è
salvato per puro caso, grazie alle falle negli argini. Le esondazioni
a monte, infatti, hanno ridotto la portata della piena transitata
sotto il ponte, che è stata di circa 1.600 metri cubi
al secondo. Con una portata di 2.000 metri cubi al secondo l’acqua
avrebbe raggiunto il piano stradale con una spinta molto più
forte, e dunque con maggior rischio per la stabilità
del viadotto». La ricetta di Bonelli è piuttosto
semplice: basta con gli argini e puntare solo sulla regimazione
dell’alveo. «È un problema che avete in tutta
la pianura Padana - conferma -, i livelli della rete idrica
sono troppo alti e se non tornate ad abbassarli correrete rischi
sempre maggiori in caso di piene disastrose». Sempre secondo
il professionista lucano, senza la briglia a valle del ponte
la portata dell’alluvione sarebbe stata inferiore: «Al
momento della massima piena - è la sua opinione - il
livello dell’acqua è stato determinato esclusivamente
dalla quota di soglia di quello sbarramento: se fosse stato
di due metri più basso, il livello dell’acqua sotto
il ponte sarebbe stato inferiore di almeno un metro e mezzo».
La stessa ipotesi su cui continua a dar battaglia il portavoce
del comitato della riva destra Domenico Ossino: «Ma oltre
al problema della briglia - afferma - aggiungo che le chiuse
su viale Milano non vanno assolutamente fatte perché
inefficaci, incomplete, irregolari e illegittime. Visto che
il comune ritiene viale Milano un argine naturale, per evitare
esondazioni future il livello dovrebbe essere innalzato almeno
per piene con tempi di ritorno di 200 anni e cioè di
almeno due metri, Tradotto in pillole, gli 800 mila euro per
le chiaviche non bastano perché dovrebbero essere fatti
altri interventi per almeno il doppio. Su questa ipotesi stanno
collaborando con noi altri geologi ed esperti legati al Cnr».
Francesco Gastaldi
Da
IL CITTADINO del 18 03 04
Una nuova casa per le sentinelle del Po: a Guardamiglio il centro
di Protezione civile
Domenica prossima verrà inaugurato ufficialmente il nuovo
Coc (centro operativo comunale) di Protezione Civile a Guardamiglio,
e cioè la casa delle “sentinelle del Po”
e più in generale dei volontari chiamati a coordinare
le operazioni per far fronte a qualsiasi emergenza che potrebbe
verificarsi in paese. L’appuntamento per le autorità
è alle ore 10 in sala consiliare presso il palazzo municipale
di Guardamiglio per il saluto del sindaco Elia Bergamaschi,
quindi è prevista la partecipazione alla santa Messa
delle 10.30 celebrata dal parroco don Santino Rognoni che poi
alle 11.30 circa benedirà la nuova struttura durante
la cerimonia inaugurale nel cortile del palazzo municipale.
Proprio lì ha trovato spazio l’edificio progettato
dall’ufficio tecnico comunale circa due anni fa dopo la
demolizione della torre-serbatoio dell’acquedotto del
Cap di Milano, che aveva cessato di utilizzarla già da
qualche anno. Realizzata su un unico piano, tinteggiata di colore
rosso mattone in linea con lo stile del palazzo municipale,
la nuova sede del gruppo di Protezione Civile coordinato da
Giulio Vaselli è dotata di tutti i sistemi tecnologici
per la comunicazione via-radio e può ospitare nei propri
magazzini e garage tutte le attrezzature necessarie ai volontari:
dalle pale alla nuova jeep per gli spostamenti sul territorio,
oltre al furgone, alla roulotte e alle tende da campo. Ricordiamo
che fu la grande piena del Po del novembre 1994 a stimolare
i comuni lodigiani rivieraschi a organizzare gruppi di Protezione
civile riuniti poi sotto un coordinamento provinciale, indispensabile
perché le procedure da attivare in caso di emergenza
non possono essere lasciate esclusivamente alle singole iniziative
comunali: l’evacuazione di centri abitati a rischio di
esondazione del Po o dell’Adda implicano la preparazione
di centri di accoglienza cui destinare i cittadini sfollati.
A Guardamiglio dunque il nucleo comunale di Protezione Civile
è sorto nel 1995, per poi essere ufficialmente riconosciuto
negli anni seguenti: ora è iscritto pure all’albo
regionale. Nel corso degli anni è stata curata la preparazione
dei volontari, attraverso corsi di formazione organizzati autonomamente,
affidandosi a docenti esperti in varie materie, o promossi dal
coordinamento provinciale. Il gruppo ha raggiunto le cinquanta
unità: nei periodi di calma i volontari divisi in squadre
svolgono un’attività di monitoraggio ambientale
ed ecologico del territorio; attualmente sono impegnati in un
censimento per l’aggiornamento del piano di evacuazione
di Guardamiglio.
Daniele Perotti
E
il prefetto ha inaugurato a Castiglione la sala operativa allestita
in municipio
Il calendario delle visite ai vari comuni lodigiani del prefetto
Nicoletta Frediani prevedeva ieri la tappa a Castiglione d’Adda,
con tanto di inaugurazione della moderna sala operativa del
nucleo comunale di Protezione Civile allestita in municipio
e dotata di un impianto di radiocomunicazione a copertura regionale.
Il gruppo dei circa trenta volontari castiglionesi coordinato
da Pietro Filippazzi era rappresentato da quattro referenti
ai quali il prefetto Frediani ha parlato soprattutto dell’importanza
dell’attività di pianificazione del rischio e del
coordinamento delle operazioni da compiere in caso di emergenza.
Ad accogliere il prefetto c’erano il sindaco Luca Ciccarelli
e la sua giunta al completo: il vicesindaco Alfredo Ferrari,
gli assessori Sergio Brambati, Lorenzo Toscani, Tiziana Bonazzi
e Orsola Goldaniga; con loro il parroco don Peppino Codecasa
e il maresciallo della locale stazione dei Carabinieri Antonino
Macrì. «Non voglio fare polemica - interviene l’ex
sindaco Franco Bassanini, capogruppo di “Progetto Castiglione”
ora all’opposizione - ma la correttezza avrebbe voluto
che l’amministrazione comunale invitasse almeno i capigruppo
di minoranza all’incontro con il prefetto». Oltre
che con gli amministratori il prefetto si è soffermato
anche con i dipendenti comunali, e ha visitato la sede del distretto
sanitario adiacente al municipio dove sono da poco terminati
i lavori esterni di abbattimento delle barriere architettoniche.
Infine la dottoressa Frediani ha voluto visitare l’antica
chiesa dell’Incoronata, ammirandone le bellezze architettoniche
e artistiche con gli affreschi dei Piazza, sotto la guida del
parroco don Codecasa in qualità di cicerone.
Da
IL LODIGIANO del 19 03 04
Alluvionati in assemblea
Rilanciata l’idea di una diffida agli enti gestori del
bacino d