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Ricorsi al TAR per le delibere sulle paratie da costruirsi su via Milano

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del 19/09/2003
dighe artificiali contro le alluvioni Ricorso al TAR
del 26/10/2003

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barriere artificiali contro le alluvioni

 

barriere artificiali contro le alluvioni

 

 

 

 

 

 

 

Da IL CITTADINO del 2 03 04
Guardamiglio, nuove regole per reagire all’emergenza
La pianificazione dell’emergenza, per la più puntuale definizione di un piano di evacuazione, passa attraverso un monitoraggio porta a porta dei nuclei famigliari residenti a Guardamiglio e della loro eventuale necessità di accoglienza in strutture pubbliche in caso di ordinanza di sgombero del paese. Dalla scorsa settimana i 32 volontari del nucleo di Protezione civile, con la loro inconfondibile divisa e il tesserino di riconoscimento ben in vista, stanno bussando casa per casa al fine di raccogliere informazioni in materia: «Non ci limitiamo - spiega il vicesindaco Francesco Merli, delegato alla Protezione civile - a verificare il numero dei residenti in ogni casa, ma definiamo anche il nucleo famigliare allargato, comprendente magari genitori anziani o suoceri, che si sposterà unitariamente in caso di emergenza». Due le possibilità che si aprono. La prima è l’esistenza di una seconda casa cui appoggiarsi, di proprietà o presso parenti: «In tal caso - prosegue Merli - chiediamo il numero telefonico da contattare per fornire o ricevere eventuali informazioni: naturalmente i cittadini non sono obbligati a rispondere, ma i dati raccolti verranno gestiti nel rispetto della legge sulla privacy. Finora abbiamo riscontrato grande disponibilità da parte della cittadinanza, anzi soddisfazione nel vedere come sta operando la Protezione civile per pianificare al meglio ogni cosa». La seconda ipotesi è l’assenza di un punto di appoggio in zone riparate: «Allora - conclude Merli - valutiamo quale sia la sistemazione più opportuna e quando avremo il quadro completo saremo in grado di fornire l’indicazione circa il centro di accoglienza cui fare riferimento, sicuramente nella città di Codogno: verifichiamo anche l’autosufficienza negli spostamenti o l’esigenza di un servizio di trasporto pubblico da organizzare. In questo modo sapremo con precisione dove saranno sistemati tutti i guardamigliesi in caso di emergenza: i dati raccolti attraverso la compilazione di queste schede verranno incrociati anche con la statistica delle persone allettate che necessitano il ricovero in ospedali o strutture protette; attualmente sono un centinaio circa, suddivise in tre tipologie distinte a seconda del grado di autosufficienza». In occasione della grande piena del Po nel 2000 i guardamigliesi distribuiti nelle palestre scolastiche di Codogno e Casale furono complessivamente un migliaio circa. Il censimento del paese sta procedendo a buon ritmo: il monitoraggio sulla frazione Valloria è pressoché completato, nel capoluogo è stato avviato e successivamente verrà ampliato alle cascine.

Da IL CITTADINO del 3 03 04
Il comune ha presentato all’Autorità di bacino una serie di progetti tra cui anche la riapertura della lanca di Soltarico
Sponda destra, un muro come difesa
Sarà alto un metro con una paratia mobile in grado di sollevarsi
Argini con paratie mobili lungo via Mattei. Un canale di sfogo per l’acqua, all’altezza della piscina Ferrabini, in grado di diminuire la pressione dell’acqua sul ponte urbano e accelerarne il deflusso. Poi l’abbassamento dello sbarramento dell’isolotto Achilli o, in alternativa, la riapertura della lanca di Soltarico per rallentare la corrente dell’Adda. Sono le proposte che fanno parte di un pacchetto di interventi che il sindaco Aurelio Ferrari ha presentato lunedì nella sede dell’Autorità di bacino del Po. Proposte che hanno trovato l’interesse da parte dell’ente preposto alla gestione del bacino fluviale e dell’assessore regionale alla protezione civile Massimo Buscemi. All’incontro Ferrari si è presentato con gli assessori Leonardo Rudelli, con delega all’urbanistica, ed Emiliano Lottaroli, responsabile dei lavori pubblici. Della delegazione facevano parte il dirigente dell’ufficio tecnico Luigi Trabattoni e Silvio Rossetti, l’autore dello studio di rischio idrogeologico commissionato dal comune. Palazzo Broletto, in pratica, ha proposto una serie di opere distribuite lungo il corso del fiume al posto del maxi argine in sponda destra, un progetto invasivo accolto da contestazioni e scetticismo. Peraltro del finanziamento dell’Autorità per il fiume Po (6 miliardi di vecchie lire) per l’opera si sono perse le tracce: «I soldi non ci sono più - commenta Ferrari tracciando un bilancio dell’incontro -. D’altronde i 38 milioni di euro stanziati dall’Autorità per il Po per interventi in 5 regioni sono insufficienti». Così Buscemi ha garantito il proprio interessamento per reperire in altro modo i fondi necessari alle difese in sponda destra, la sponda sulla quale intervenire, visto che quella sinistra dovrebbe essere messa al sicuro dall’argine lungo la strada per Boffalora, chiesto dai comitati degli alluvionati e progettato da provincia e comune, e dalle difese collegate alle edificazioni in zona ex Sicc. Per la riva destra, quindi, l’amministrazione comunale ha puntato su altri interventi: «Vogliamo che il Lungoadda continui a restare fruibile - spiega Ferrari -. Abbiamo così ipotizzato la costruzione di una difesa costituita da un doppio muro in cemento, dall’altezza di un metro, con un’intercapedine che contenga una paratia mobile in grado di sollevarsi di altri 70 centimetri». Per attenuare la pressione sul ponte urbano e facilitare lo scorrere dell’acqua è allo studio un canale di deflusso in sponda sinistra («ma non si tratterà di un’ulteriore campata» specifica il sindaco) mentre si stanno valutando pro e contro della presenza dello sbarramento dell’Isolotto Achilli: «Causa un innalzamento del livello dell’acqua a monte - osserva Ferrari -. Eliminarlo significherebbe accelerare il passaggio dell’acqua. Questo però si ripercuoterebbe sui piloni». Inevitabile, a quel punto, il loro rafforzamento: «Ma intervenire su nove piloni in acqua avrebbe costi altissimi». L’altra possibilità, chiesta da palazzo Broletto, è la riapertura della lanca di Soltarico: «Rallenterebbe la corsa dell’Adda». Il prossimo incontro è fissato per il 15 marzo. Quel giorno saranno i tecnici dei vari enti a sedersi al tavolo per dare corpo ai progetti.
Fabrizio Tummolillo

Dal secondo ramo dell’Adda agli argini: in un convegno le soluzioni alle piene
Come difendere Lodi dalle alluvioni. Se ne parlerà sabato mattina in un convegno organizzato dal Partito repubblicano all’Isola Caprera. Certa la presenza del segretario nazionale del Pri Francesco Nucara, che è soprattutto sottosegretario all’ambiente del governo Berlusconi. Qualificati i relatori tecnici, che saranno il direttore generale del Consorzio Muzza Bassa Lodigiana, Silvio Rossetti (che è l’autore del piano di assetto idrogeologico di Lodi ) e il presidente della Comunità padana delle Camere di commercio Gianezio Dolfini, noto nel Lodigiano per il progetto di canale navigabile fino a Tavazzano. Si parlerà soprattutto di Lodigiano e di come difenderlo dalle piene dell’Adda. «Se avessi risorse illimitate - afferma l’ingegner Fanfani - non avrei dubbi: creerei un secondo ramo dell’Adda a monte di Lodi e trasformerei la parte sinistra della città in un’isola naturale. Ma dato che questo non è possibile, l’alternativa più credibile resta costruire gli argini. E insieme agli argini si possono fare tutti quegli interventi di regimazione che potrebbero consentire ai progettisti di fare argini più bassi possibile». Al convegno, che si terrà sabato mattina alle 10 al Ristorante Isola Caprera, Fanfani sarà il primo a parlare. Subito dopo di lui interverrà Rossetti, che parlerà degli attuali rischi idraulici per Lodi e delle prospettive future. Prima dell’intervento di Nucara, infine, toccherà a Dolfini illustrare i piani operativi dell’autorità di bacino, di cui lo stesso presidente della Comunità padana è rappresentante autorevole in qualità di membro del comitato di consulta. Al convegno dei repubblicani sono attesi anche gli interventi del senatore Antonio Del Pennino e degli assessori comunali Emiliano Lottaroli (lavori pubblici) e Leonardo Rudelli (urbanistica) cui toccherà il compito di fare il punto sulle opere idrauliche già progettate per difendere la città da piene disastrose come quella del novembre 2002.

Da IL CITTADINO del 4 03 04
Regole severe per la protezione civile Il gruppo di Ossago guarda al futuro
La protezione civile di Ossago ha un nuovo regolamento passato anche al vaglio del consiglio comunale. D'ora in poi, così, si agirà sulla scorta di questo nuovo documento sia per quanto riguarda l'attività ordinaria sia in caso di eventi straordinari. In virtù di quanto varato i volontari non potranno esercitare attività che risultino in contrasto con quelle della protezione. Per aderire, invece, bisognerà essere almeno diciottenni, ma si dovrà anche poter vantare una buona condotta sia morale che civile. L'impegno, poi, sarà incompatibile con la volontà di trarne vantaggi personali mentre per qualsiasi nuova ammissione si dovrà riunire il consiglio direttivo. Ogni volontario, tra l'altro, viene dotato di un tesserino personale utile per essere riconosciuto come membro del gruppo. «Attualmente siamo in undici - spiega l'assessore Angelo Taravella -. Ma accoglieremo volentieri anche chiunque volesse entrare a far parte della nostra realtà. Attualmente disponiamo di una motopompa ma anche di un gruppo elettrogeno, utile nel caso in cui dovesse mancare la corrente in un edificio pubblico, ma anche nel caso in cui fossimo chiamati ad operare di notte, qualora servisse luce artificiale. E, poi, ognuno di noi ha una tuta regolamentare. Tutto materiale che siamo riusciti ad acquistare anche grazie ad un contributo erogato dalla provincia di Lodi di circa 3 mila euro». Ma il gruppo locale ha anche progetti già delineati per il futuro. «Ci impegneremo in campi scuola - dice Taravella - per imparare a montare le tende e in prove di prima accoglienza».

Da Lettere al IL CITTADINO del 4 03 04
RISPONDE IL SINDACO
Non credibili tante accuse indiscriminate
La signora Annamaria Cecchi,nella sua lettera pubblicata su “il Cittadino” del 19 febbraio, elenca opere ed iniziative dell’amministrazione dividendole unicamente in incompiute, di incerta realizzazione, sbagliate, brutte. Neppure per una viene espressa una valutazione positiva. Il drastico giudizio sempre negativo fa perdere tuttavia la credibilità ai rilievi fatti ed induce alla considerazione di una posizione funzionale alla campagna elettorale ormai iniziata. Del resto, si intuiscono in modo trasparente le simpatie politiche della signora. L’elenco riportato nella lettera rivela una persona informata ed al corrente delle questioni che interessano la città; non credo pertanto alla sua pretesa “non conoscenza” circa il rimborso in conto imposte a favore degli alluvionati. Le notizie diffuse, anche tramite i comitati, sono sempre state nella direzione di una conferma dell’impegno, mai messo in discussione; la scelta di un anticipo al livello minimo di rimborso è stata dettata unicamente dalla difficoltà di determinazione del valore dell’Ici caso per caso. Ma ben prima della scadenza per il versamento Ici 2004, ogni famiglia interessata riceverà il saldo del contributo conto imposte per il 2003 e la quota totale del 2004.
A ciò si aggiungerà un ulteriore piccolo contributo per i danni subiti, pari al 5 per cento dei danni denunciati con un massimo di 800 euro. Quest’ultimo contributo è il risultato dei resti sulla somma originariamente stanziata da comune e provincia, incrementata da un ulteriore stanziamento di 70.000 euro da parte del comune. Forse, come dice la signora, tutto ciò sono briciole. Comprendo e rispetto il disagio sopportato dalle famiglie la cui abitazione è stata invasa dalle acque. Tuttavia, tra contributo in conto energia (distribuito da Astem, che però ha diminuito di un pari importo l’utile versato al comune), contributo in conto danni e in conto interessi (sostenuto interamente da comune e provincia in pari quota), contributo in conto imposte (sostenuto dal comune), contributo del fondo “Un fiume di solidarietà” (sostenuto quasi totalmente da comune e provincia), alcune famiglie hanno avuto un rimborso non trascurabile. Speriamo ora arrivi qualcosa anche dalla regione, che ha comunicato di aver stanziato fondi per i danni strutturali. La signora Cecchi, tramite i suoi referenti politici, può certamente sollecitare questo ulteriore contributo: tutto può aiutare e tutto ciò che aiuta è ben accetto. Forse, però, è ingeneroso disprezzare ciò che è già stato fatto, anche se arriva da amministrazioni di non gradito colore politico. Un simile discorso può essere fatto sulla questione delle chiuse sulle rogge sottopassanti viale Milano. L’ipotesi è stata fatta in epoca precedente all’alluvione del novembre 2002, a seguito dell’approvazione del piano sul rischio idrogeologico, per rimediare ad una situazione di ricorrenti allagamenti nella zona del Pratello. Ovviamente l’evento alluvionale ha imposto una verifica, la cui conclusione è stata però sufficientemente tranquillizzante per gli abitanti della zona compresa tra viale Milano e il fiume: l’incremento dell’altezza dell’acqua, in tale zona e in caso di entrata in funzione delle elettropompe, è ridotto a 3/5 centimetri. Qualche problema in più è dunque ipotizzabile per qualche abitazione, ma, in compenso, per l’ intero quartiere del Pratello si riduce notevolmente il ricorrente disagio dovuto agli allagamenti Sulle difese spondali, infine, mi sembra opportuno sottolineare l’impegno,economico e tecnico, delle amministrazioni locali, in un campo che dovrebbe vedere viceversa la totale competenza dello Stato. La signora Cecchi può informarsi direttamente dai presidenti dei comitati circa le risultanze dell’incontro recentemente tenutosi con la prefettura, la regione, l’Autorità di Bacino, l’Aipo, il Genio civile. Sulle altre osservazioni della signora Cecchi potrei replicare punto per punto, non mancandomi argomentazioni argomentazioni per confutare le sue prese di posizione. Del resto alcuni rilievi, pur rispettabili, sono assolutamente personali e quindi opinabili; a fianco di giudizi negativi come quelli della signora Cecchi, riscontro giudizi positivi di moltissimi cittadini. Altri punti della lettera sono assolutamente tendenziosi, guidati,come appaiono, da una pregiudiziale posizione politica. Ma se la signora Cecchi lo desidera, sono disponibile ad un incontro in cui possiamo esaminare, punto per punto, i rilievi da ella esposti: è sufficiente una telefonata alla mia segreteria per l’appuntamento (0371-409203). Ho preferito limitarmi, in questo scritto, alle questioni riferite all’ambito ampio dell’alluvione e delle difese da essa, poiché sono questioni che interessano una parte notevole della cittadinanza. Una parte che, dopo i disagi sopportati, non merita di essere strumentalizzata a fini politici.
Aurelio Ferrari
Sindaco di Lodi

Da il CORRIERE DELLA SERA del 4 03 04
Lodi si difende dall'Adda Muri e nuovi canali contro il rischio alluvioni
Il comitato dei cittadini: «Non basta, è necessario scavare il letto del fiume»
Il Comune presenta il progetto
LODI - Nessun maxiargine, dagli effetti estetici e ambientali troppi invasivi, ma una serie di interventi lungo le sponde dell'Adda per proteggere Lodi bassa dal rischio di nuove inondazioni. Il Comune ha elaborato e presentato all'Autorità di Bacino il suo progetto antialluvioni. Sulla riva destra, lungo via Mattei, sarà realizzata una difesa con un doppio muro in cemento, alto un metro. Nella sua intercapedine, una paratia mobile potrà sollevarsi di altri 70 centimetri. La riva sinistra sarà messa in sicurezza, innanzitutto, con l'innalzamento dell'argine lungo la strada per Boffalora d'Adda. Un secondo intervento prevede la realizzazione di un canale di deflusso all'altezza della piscina di via Ferrabini, una sorta di valvola di sfogo che dovrà attenuare la pressione delle acque contro il vecchio ponte urbano e favorire lo scorrere del fiume in piena. Un altro intervento riguarda lo sbarramento artificiale, di fronte al cosiddetto Isolotto di Achilli, appena a valle del ponte, che provoca un innalzamento del livello dell'Adda a monte del viadotto. L'eliminazione dello sbarramento provocherebbe però un'accelerazione delle acque, con pericolose conseguenze sui nove piloni del ponte. Si è quindi deciso di abbassare lo sbarramento. Infine l' ultimo intervento è rappresentato dalla riapertura della cosiddetta lanca di Soltarico, un braccio morto dell'Adda, a sud della città di Lodi. Sulla «questione argini» è intervenuto anche il Comitato Alluvionati Lodi che sollecita regimazione idraulica ed eliminazione dal letto dell'Adda di sabbia e ghiaia. «Sono più di 20 anni - dice il presidente Domenico Ossino - che non vengono effettuati interventi del genere». Il comitato ricorda che la delibera regionale del 23 dicembre, autorizzava l'escavazione di 850 mila metri cubi di materiale nel bacino dell'Adda, la quasi totalità dei quali solo nel tratto compreso tra Olginate e la confluenza del Brembo. «Il rialzo degli argini non basta a salvarci dai rischi - dice Ossino - Per eliminare i pericoli d' esondazione e ripristinare il regolare deflusso dell'Adda, chiediamo che l'escavazione del materiale inerte avvenga anche nel tratto fluviale di Lodi e nell'alveo del Po, in particolare alla foce dell'Adda».
Diego Scotti

Da LIBERO del 4 03 04
Stati d'emergenza, un'alluvione di miliardi
Le calamità costano allo Stato 3mila miliardi di lire all'anno. Il caso di Crotone: nubifragio nel '96, pratica ancora aperta
MILANO - Due ore. Due ore soltanto. Ma due ore d'inferno. Provate a immaginare un nubifragio, anzi di più, di quelli che l'acqua è talmente fitta che non vedi a un metro dal naso. In una zona, quella di Crotone, in cui la cura per i fiumi è sempre stata - per usare un eufemismo - approssimativa. Era il 14 ottobre 1996. Strariparono il fiume Esaro e il torrente Passovecchio. Quattro persone morte. Un evento terribile. Eppure... Eppure, quando vedi che, nel gennaio 2004, lo "stato d'emergenza" per quell'alluvione è stato ancora prolungato... Otto anni di emergenza per due ore di nubifragio. Bé, quantomeno fa strano. Perché poi uno dice: ma l'emergenza non è qualcosa di limitato nel tempo? Guarda anche il Devoto-Oli: "emergenza: momento critico per la sicurezza pubblica". Un "momento", appunto. Che dopo un pò passa. Nel linguaggio burocratico, invece, lo "stato d'emergenza" si prolunga fino a quando non sono conclusi gli interventi necessari a rimettere in sesto una situazione - e qui ci si ricongiunge al dizionario "critica per la sicurezza pubblica". Terremoti e inondazioni. Eruzioni e inquinamenti. Invasioni di nomadi (sì, c'è anche questo) e attentati ecoterroristici. E c'è bisogno di soldi, per affrontare certi eventi come si deve, mica di speranze. Finanziamenti, mutui, progetti da realizzare, interventi urgenti. Miliardi e miliardi e miliardi. E valli poi a beccare, quelli che fanno i furbi. E che, magari, si intascano denari pubblici. Anche se, bisogna dirlo, in questo senso i controlli sono sempre più stringenti. Innanzitutto, spieghiamo l'iter. Semplificandolo per motivi di comprensione. Dopo l'evento - l'alluvione, il terremoto, l'inquinamento e via dicendo -, il governo proclama appunto lo "stato d'emergenza", che poi significa che sì, la situazione è davvero grave, e bisogna intervenire anche economicamente, se è il caso. Vengono eventualmente stanziati dei fondi per i primissimi interventi. Poi si calcola il danno complessivo, e lo Stato - previo voto parlamentare - decide i finanziamenti adeguati. La Protezione Civile li divide tra le Regioni coinvolte, e svolge il ruolo di "regista" delle operazioni. I fondi necessari per i progetti legati all'emergenza in questione vengono infine reperiti attraverso mutui (che si prolungano per 10, 15, 20 anni): in sostanza, i soldi arrivano dalle banche alle Regioni (che li spende), mentre lo Stato paga le rate del mutuo. D'altro canto, è impressionante sapere che, attualmente, sono ben 78 (settantotto!) gli "stati d'emergenza" ancora aperti, nel senso burocratico del termine. Il più vecchio? Quello relativo ai "dissesti idrogeologici" (frane molto pericolose, che rendono pericolose anche le strade della zona) nei comuni molisani di Petacciato e Ripalimosani, in provincia di Campobasso: risale all'aprile 1996. «È difficile quantificare con esattezza quanto costino ogni anno allo Stato italiano le calamità naturali - ci dice Vincenzo Spaziante, vice capo dipartimento della protezione Civile -. Anche perché i mutui relativi a un determinato evento si prolungano nel tempo. Nel 2002 abbiamo avuto il terremoto in Molise, l'eruzione dell'Etna: sono stati aperti mutui per circa 2mila miliardi di lire. Poi ci sono i pregressi. Approssimativamente, si può dire che Madre Natura ci costa 2.500- 3.000 miliardi all'anno». E torniamo a Crotone. Caso emblematico, perché fa capire i motivi a causa dei quali gli "stati d'emergenza" possano prolungarsi oltre un lasso di tempo comprensibile. Subito dopo la drammatica alluvione, il presidente della Regione Calabria viene nominato commissario straordinario, incaricato di coordinare gli interventi. Ma ci sono ribaltoni, ribaltini, crisi politiche locali. Nel '98 cambia la giunta regionale. Nel 2000 ancora. Gli interventi partono e si fermano, poi ripartono, si rifermano ancora. Il piano subisce ben quattro aggiustamenti (cambia di qua, lima di là, appalta di su e giù). Risultato: per risistemare tutto il sistema idrogeologico della zona, vengono stanziati ben 95 miliardi di vecchie lire. Ma nell'ottobre 2001, cinque anni dopo la tragedia, ancora nessuna (nessuna!) opera risulta terminata. Oggi i progetti finanziati sono quasi tutti in dirittura (anche se i tecnici ritengono che siano necessari altri 90 miliardi di lire per rendere sicura la zona). Ma resta il mistero su quei 45 miliardi stanziati per i primissimi interventi: 6,5 destinati alle persone direttamente colpite dal nubifragio, 38,5 in favore delle imprese danneggiate. Nel 2002, la Corte dei Conti chiese di sapere com'erano stati spesi, quei soldi. Ecco alcuni passaggi della relazione: sugli aiuti alle persone, «la Regione Calabria non ha fornito né documentazione né rendiconti finanziari al riguardo, nonostante le reiterate richieste della Corte. Analogamente è da riferirsi in relazione all'ulteriore intervento relativo all'assistenza alle imprese... Le procedure di valutazione del danno, ed il conseguente calcolo del'ammontare del contributo, sono state affidate dal Commissario all'assessore regionale all'Industria, che a sua volta, per mancanza di personale idoneo, si è avvalso del personale del Consorzio industriale di Crotone... Ulteriori approfondimenti su questo specifico aspetto della gestione sono stati impediti dalla frammentarietà della documentazione trasmessa». Secondo l'ultimo provvedimento, lo "stato d'emergenza" per Crotone si chiuderà il prossimo 31 marzo. Ma ancora Spaziante ci assicura che casi come questo non saranno più tollerati. «Innanzitutto, lo stesso presidente del Consiglio ha chiesto alla Protezione Civile di archiviare al più presto gli "stati d'emergenza" ancora aperti. E infatti saranno tutti chiusi entro quest'anno. Poi, per quanto riguarda i mutui, il ministro Tremonti ha stabilito che venissero accesi solo in tre istituti, la Banca Europea, la Banca di Sviluppo del Consiglio d'Europa, la Cassa Depositi e Prestiti. Cosa che garantisce trasparenza e, soprattutto, ottime condizioni per quanto riguarda gli interessi: nel 2003, rispetto all'anno prima, abbiamo risparmiato circa 100 miliardi di lire». Dunque, quest'anno finiscono le "emergenze". Nel senso che, si spera, saranno ultimati gli interventi relativi a ognuna di esse. E quindi, si risolverà la "drammatica" questione della "rottamazione e demolizioni dei veicoli fuori uso" a Palermo (stato d'emergenza proclamato il 7 novembre 2003). O quella sugli "insediamenti di comunità nomadi" a Napoli (27 novembre 2003). Ma ce n'è una, di emergenza, che pare davvero irrisolvibile: quella sullo stato ambientale di Milano. Non sappiamo a quale evento specifico faccia riferimento il provvedimento. Ma una cosa è certa: a Milano, volendo, si vive anche bene. Basta non respirare.
LE MODALITÁ Proclamazione e pagamenti Dopo l'evento - naturale (terremoto, eruzione, siccità o altro) o provocato dall'uomo (inquinamento, rifiuti da smaltire e via dicendo) - il governo proclama lo stato d'emergenza. Vengono stanziati fondi per eventuali interventi immediati e necessari (per esempio, il sostegno alla popolazione colpita direttamente nel fisico o nei beni materiali di base). Per gli interventi a lunga scadenza, la regione avvia un mutuo la cui durata dipende naturalmente dall'entità, mutuo le cui rate vengono poi pagate dallo Stato.
di ANDREA SCAGLIA

Da IL LODIGIANO del 5 03 04
LODI L’APPUNTAMENTO E’ GIOVEDI SERA IN VIA PADRE GRANATA
Gli alluvionati preferenziali
Assemblea pubblica in oratorio per il comitato C.AL.LO Onlus
di Franco Buongiorno
Tornano a riunirsi gli alluvionati di sponda destra e sinistra dell’Adda a Lodi. Giovedì prossimo, 11 marzo, alle 21, nel salone de1l’oratorio di San Rocco in Borgo, scelto come punto di riferimento dai lodigiani che nel novembre del 2002 furono colpiti direttamente dalla rovinosa piena dell’Adda, Domenico Ossino e Carlo Bajoni – i responsabili del Comitato Alluvionati - faranno il punto della situazione dopo le ultime iniziative adottate da Comune, Provincia ed enti preposti al controllo del “bacino del Po”. Come noto, il Comitato ha avviato un duro braccio di ferro con il Comune a causa del progetto di sistemazione delle due rogge che scorro no a ridosso del quartiere Pratello, responsabili secondo gli esperti dei periodici allagamenti dell’area. Con un paio di “chiaviche”, finanziate dalla società che sta costruendo un supermarket in zona, dovrebbe essere messa la parola “fine” su questi allagamenti, ottenendo nello stesso tempo un controllo del sistema irriguo nel Pratello in occasione di piene consistenti dell’Adda. L’intento del Comune è chiaro: preservare l’area da nuovi allagamenti rovinosi. Il Comitato vi si oppone per due motivi sostanziali: non è detto, anzitutto, che in occasione di piene di proporzioni bibliche - sempre più frequenti nel nostro Paese - le due “chiaviche” servano a qualcosa e, secondo, c'è il rischio evidente che l’Adda scarichi la sua rabbia altrove, trovando sfogo in altre zone critiche della Città Bassa. Per salvare un quartiere l’amministrazione pubblica finirebbe così per sacrificarne un altro, secondo l’antico adagio “mors tua, vita mea”. In questo caso, si creerebbero i presupposti per una sorta di “esondazione preferenziale”, con zone alluvionabili di serie A e di serie B: una eventualità che il Comitato di Ossino e Bajoni non vede di buon occhio. Di qui, il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, chiamato ad esprimersi sulla vicenda. La realizzazione delle due “chiaviche” è, comunque, di vitale importanza per la neonata Azienda di Servizi alla Persona che gestisce la casa di riposo “Santa Chiara”. Da anni i responsabili della residenza per anziani stanno tentando di vendere l'area ex Marzagalli, a ridosso di viale Milano; con il ricavato, cinque milioni di euro pari ad una decina di miliardi di vecchie lire, l’istituto potrebbe essere rimesso a nuovo, ottenendo una struttura in linea con gli standard ottimali. Un primo tentativo era stato fatto naufragare dal consiglio comunale controllato dal centro sinistra, quando bocciò il piano “di riqualificazione” presentato da Santa Chiara, preferendogli quello messo a punto dall’Azienda per l’Edilizia Residenziale per l'ex Sicc. Sappiamo come sta finendo la vicenda: all'ex Sicc non si costruirà nulla, almeno per ora, con la dirigenza della Casa di Riposo alle prese con l’endemica assenza di liquidità per interventi migliorativi della residenza. Il secondo tentativo di vendita dell’area potrebbe concludersi felicemente se sarà garantita la preservazione dell’area dalle piene dell’Adda, vale a dire se saranno realizzate le due “chiaviche”: è la condizione posta dai possibili acquirenti dell’ex Marzagalli. Cosa decideranno di fare Comune e Comitato Alluvionati?
Ma in assemblea si tornerà a parlare di un’altra questione, giudicata vitale per quanti risiedono ad un passo dall’alveo dell’Adda: la regimazione del fiume, vale a dire l’asportazione sistematica e periodica della ghiaia che vi si deposita nel tempo creando i presupposti per le ultime e rovinose esondazioni. Gli enti preposti hanno deciso interventi consistenti sull’alveo dell’Adda, concentrati però nella zona a ridosso del lago di Corno, sino alla confluenza del Brembo. La ragione? Dagli enti locali non sono giunte richieste per interventi più a valle! E' invece quanto chiedono da tempo i Comitati degli Alluvionati che hanno individuato, assieme ai pescatori dilettanti - non era difficile: è stato sufficiente fare a ritroso il percorso dell’Adda verso nord, diverse zone nelle quali i materiali depositati dal fiume hanno creato vere e proprie montagne di sabbia e ghiaia. Se dovessero verificarsi ancora alluvioni bibliche, è possibile già individuare i punti nei quali l’argine non reggerà. Qualche intervento minimale di regimazione dell’Adda è stato fatto a Rivolta d’Adda, ma nel Lodigiano si è lasciato tutto come prima su indicazione anche degli “esperti” del Parco Adda Sud che ha finito per bloccare persino l’asportazione delle piante divelte dal fiume e abbandonate lungo le rive. Ce n'è quanto basta per tornare ad alzare la voce nei confronti delle istituzioni pubbliche locali e sovraterritoriali.
(FB)

Da IL CITTADINO del 6 03 04
A 470 giorni dall’alluvione Lodi è ancora senza gli argini
Sono passati 470 giorni dalla piena dell’Adda quando Lodi finì sott’acqua e gli argini non ci sono ancora.

«A 470 giorni dall’alluvione non c’è alcuna nuova difesa»
I conti li hanno fatti i promotori del comitato alluvionati: sono passati 470 giorni dalla piena dell’Adda, del novembre 2002, quando la città finì sott’acqua dopo giorni di pioggia a cui seguirono settimane di polemiche e di accuse. Un rimpallo di responsabilità che dura ancora oggi e non ha trovato un ordine preciso e un filo comune, con i cittadini che si sono riuniti in gruppi e comitati e le istituzioni che presentano studi e progetti, difendendosi a vario grado dalle accuse di immobilità e inefficienza. Giovedì prossimo, allo scadere dei 470 giorni appunto, il Comitato alluvionati Lodi (quello della riva destra per intenderci) terrà un’assemblea pubblica (alle ore 21, presso l’oratorio del Borgo), per tirare le fila e mantenere compatto il fronte di chi ha subito danni o vuole capire qualcosa in più di quella disastrosa piena del novembre 2002. «Il tempo sta passando - dice Domenico Ossino, coordinatore del Comitato -, sono stati presentati alcuni studi e delle ipotesi di progetto per il fiume. Tutte cose che l’amministrazione comunale o gli organismi tecnici responsabili hanno elaborato autonomamente. Ci sono stati lavori, promesse, le proposte fatte dai comitati e quelle fatte da altri, insomma è arrivato il momento di riordinare le idee e noi abbiamo intenzione di farlo confrontandoci tra noi, come abbiamo fatto in tutto questo tempo, perché crediamo che le proposte e i progetti non debbano ignorare il parere delle persone che abitano lungo il fiume o hanno subito danni dall’alluvione». Il comitato ha invitato all’assemblea di giovedì tutte le istituzioni, dal sindaco di Lodi al prefetto, compresi i sindaci dei comuni che si trovano lungo l’asta dell’Adda. I promotori del gruppo hanno anche già distribuito una documentazione fatta da un tecnico di fiducia, realizzata sui corsi d’acqua lombardi, mentre allo stesso tecnico, il dottor Nicola Bonelli, hanno commissionato una relazione più precisa sull’Adda e sul rischio di nuove esondazioni per il futuro. «Il discorso deve essere affrontato seriamente e una volta per tutte - dice Ossino - questa assemblea, ad esempio, era stata fissata da settimane in marzo perché per la fine di febbraio doveva arrivare lo studio di fattibilità realizzato dall’Aipo (l’Autorità di bacino), così come era stato stabilito nell’ultima riunione tenuta in regione e a cui i comitati avevano partecipato proprio sotto la guida di Aipo e istituzioni. Anche questa scadenza è invece slittata e il timore è che con l’andare del tempo vengano rimandate all’infinito anche le opere che invece sono inderogabili. Se in questo inverno, per fortuna, non ci sono stati danni non significa che non ci sia nulla da temere in vista della primavera». L’invito diramato dal Comitato alluvionati (che nel frattempo si è dato uno statuto ed è costituito legalmente) è esteso naturalmente anche agli animatori degli altri comitati cittadini che in questi mesi si sono formati per tenere sotto controllo le vicende legate alla piena.
Lucio D’Auria

Da LA TRIBUNA DI LODI del 6 03 04
Quest’anno, fortunatamente, l’Adda non ha fatto danni. Rimane però alta la vigilanza dei comitati degli alluvionati sull’esigenza di interventi preventivi
Occupiamoci dell’Adda fin che siamo in tempo
di Domenico Ossino*
Nel dicembre del 2003 la Regione ha autorizzato l’escavazione di 930mila metri cubi di materiale da estrarre dagli alvei dei fiumi. La quasi totalità delle escavazioni – 850mila mc – è riferita al solo bacino dell’Adda, di cui 719mila mc al tratto compreso tra il lago d’Olginate e la confluenza del Brembo, all’interno del Parco Adda Nord; in particolare tra Olginate e Paderno le ruspe potranno rimuovere dal fondale del corso d’acqua ben 500mila mc di ghiaia, sassi, sabbia e terra.
Il provvedimento licenziato poco prima di Natale, è dettato dalla necessità di mettere in sicurezza da inondazioni e straripamenti le zone attraversate dai fiumi.
Per natura, l’emissario di un lago non è in grado di trasportare grandi quantitativi di materiale solido, riscontrato, però, che sono più di 20anni che non sono concessi ed effettuati interventi di questa natura, riteniamo positiva la delibera adottata.
Risulta essere della massima attenzione però, l’esigenza di sicurezza dall’attraversamento dell’Adda a Lodi e Rivolta, in cui il fiume scorre appena sotto il piano campagna.
Constatato che la delibera all’oggetto riporta “preso atto che le Sedi Territoriali di Brescia, Cremona, Lodi e Mantova non hanno ritenuto di segnalare interventi” ci si interroga perché e si fa istanza che uguale intervento di regimazione idraulica mediante l’escavazione del materiale inerte, al fine di eliminare i potenziali pericoli d’esondazione e ripristinare il regolare deflusso dell’Adda, avvenga anche nel tratto urbano di Lodi (come già in parte avvenuto a Rivolta).
Accertato che la rete idrografica dell’Adda si è innalzata di quota e che buona parte è pensile rispetto al territorio, essa non è più in grado di drenare l’acqua del rispettivo bacino nel Po. Da qui il pericolo per il territorio che attraversa, di essere sommerso dalle alluvioni ed ancor peggio dalla ghiaia che vi trasporta, anche con piene di modesta portata e di ritorno annuale.
Gli effetti di questa situazione anomala si sono già visti nelle scorse alluvioni, dal ’94 in poi, e si vedranno ancora, sempre più catastrofici negli anni a venire, se non si provvede tempestivamente ad una pulizia radicale degli alvei e non si ripristina un minimo d’equilibrio tra territorio e rete idrografica. Allo stato e probabile che tutta la pianura padana, fra non molti anni debba essere evacuata, da persone e cose.
Sicuramente interventi con rialzo d’argini e/o idrovore non possano salvarci.
Per questo, nasce la necessità d’interventi radicali nell’alveo del Po (come con forza e a gran voce da qualche tempo reclamano anche i Sindaci rivieraschi del Lodigiano, Pavese e Cremonese).
Il nostro comitato non può far altro che invitare anch’esso ad interventi risolutori non solo sull’Adda, ma soprattutto nell’alveo del Po, in particolare alla foce dell’Adda stessa.
Nell’incontro del 15 gennaio scorso, tenutasi a Lodi, è stato assunto l’impegno entro fine febbraio di presentare il “Piano stralcio per l’asta del Fiume Adda”, e la stesura di progetti a difesa del tratto urbano di Lodi (AIPO). Per questo auspico che le nostre riflessioni e indicazioni siano tenute nella massima considerazione.
*Presidente Comitato alluvionati Onlus

Assemblea Pubblica
giovedì 11 marzo 2004 - ore 21.00
a Lodi in Via Padre Granata
presso l’Oratorio del Borgo
Alluvione 2002, 470 giorni dopo: cosa è cambiato?
“Se hai da trattare delle acque o dei fluidi, consulta prima l’esperienza poi la ragione” (Leonardo Da Vinci)
… IL FIUME ADDA A LODI…
… i progetti…
… i lavori…
… le promesse…
… le NOSTRE PROPOSTE…
L’Assemblea è aperta a tutti i cittadini, le istituzioni, le forze politiche, imprenditoriali e sociali; sarà un occasione di partecipazione democratica, per illustrare il quadro delle iniziative pubbliche e le aspettative dei cittadini.

Da IL CITTADINO del 8 03 04
«Fermare la trasformazione del Lodigiano per evitare altre future disastrose piene»
A più di un anno dall’alluvione del novembre 2002 un dato è certo: ancora oggi le aree del Lodigiano a rischio di esondazione sono moltissime. Così, per far luce sui motivi alla base dell’emergenza e sulle effettive possibilità di intervento, alcuni tra i principali esperti del territorio si sono dati appuntamento sabato al convegno “Il fiume Adda e il nostro territorio”, organizzato dal Pri e tenutosi presso il ristorante Isola Caprera. Lo scenario è allarmante: «La nostra - ha spiegato durante il suo intervento Ettore Fanfani, direttore del Consorzio bonifica Muzza bassa lodigiana - è una “terra d’acqua” unica al mondo, fino a poco più di un secolo fa caratterizzata dalla presenza di numerosi acquitrini. Negli ultimi sessant’anni, però, il novanta per cento del territorio è stato occupato in modo scellerato: sono stati realizzati interventi di urbanizzazione senza una programmazione specifica in merito alle risorse idriche; sono aumentati esponenzialmente gli scarichi fognari nell’Adda, nel Lambro e nel Po; e i canali sono stati tombinati, ristretti e chiusi indiscriminatamente». Così, complici le mutazioni climatiche - per cui la temperatura è aumentata di un grado e le precipitazioni si sono concentrate in determinati periodi dell’anno - e la presenza di modesti insediamenti industriali con importanti attività energetiche, il risultato di tanto “progresso” è stato tristemente sotto gli occhi di tutti. Che fare, quindi? Quali sono i possibili interventi per difendersi dall’attuale rischio alluvione? «Innanzi tutto - ha affermato Fanfani - bisogna fermare la trasformazione del territorio». Ma anche le soluzioni tecniche non mancano, come ha aggiunto l’ingegnere idraulico Silvio Rossetti: «Si pensi alle vasche volano, delle grandi casse per l’accumulo dell’acqua. Purtroppo, però, la realizzazione di queste casse è costosissima e necessita di molti anni, mentre noi non siamo nelle condizioni di attendere. Per questo occorre muoversi in due direzioni alternative: agire affinché la portata dell’acqua sia minore o, qualora ciò non sia possibile, aumentare le difese. Questi interventi sono indifferibili ed assolutamente urgenti». Posto che per la sponda sinistra del fiume i finanziamenti sono già disponibili, rimane aperta la questione della riva destra, «per cui si potrebbero realizzare delle chiaviche - ha aggiunto Rossetti - che non comporterebbero conseguenze negative per le altre zone, con variazioni del livello dell’acqua dell’ordine di due centimetri. Un valore praticamente nullo, se si considera che le intumescenze della piena sono di circa quindici centimetri. Così, due centimetri in più per la riva sinistra corrisponderebbero a sessanta centimetri di salvezza al Pratello». Importante è inoltre l’azione di controllo e monitoraggio: «A fronte dell’esperienza dell’autunno del 2002 - ha spiegato Fanfani - possiamo affermare con certezza che la previsione è possibile: infatti, in occasione della piena del venerdì successivo all’alluvione, siamo stati in grado di calcolare con ampio anticipo ed esattezza l’ora della piena e il livello che l’acqua avrebbe raggiunto. Tuttavia, manca un sistema di monitoraggio che consenta di raccogliere i dati in tutto il bacino. Infatti, idrograficamente il nostro territorio non coincide con la provincia di Lodi: il Lodigiano idrografico si insinua tra Adda, Lambro e Po. E come si fa a calcolare l’idraulica in base alle differenze politiche ed amministrative?». Per questo il Piano di assetto idrogeologico dell’Autorità di Bacino, sulla base di quanto indicato da Gianezio Dolfini (presidente della Comunità Padana della Camera di Commercio e membro del Comitato di consulta dell’Autorità di Bacino), «considera fondamentale il coinvolgimento degli attori locali, tra cui, in particolare, le province, chiamate a svolgere un ruolo prioritario». E dall’azione di coordinamento potrebbero senza dubbio discendere risultati importanti per fermare le piene. Ma forse ciò che più conta è, ancora una volta, il recupero di un patrimonio di conoscenze, «di quella cultura dell’acqua - ha concluso Fanfani - per cui la scienza è l’unica possibilità che abbiamo, al fine di avere un confronto corretto con il nostro fiume».
Elisa Crotti

Da IL CITTADINO del 09 03 04
Il consorzio di comuni e privati oggi alla prova della regione, il servizio partirà quest’estate, attracchi nelle oasi del Parco
Navigare l’Adda, il sogno si concretizza
Da Bertonico a Maleo, ventidue chilometri in battello sul fiume
Una giornata importante quella odierna per il consorzio “Navigare l’Adda”, costituito dal Parco Adda Sud, dall’Azienda Porti di Cremona-Mantova e dai comuni di Castiglione d’Adda, Camairago, Bertonico, Pizzighettone, Formigara, Gombito e Montodine. Il presidente Carlo Pedrazzini, sindaco di Gombito, e il suo vice Pietro Cremonesi avranno oggi un importante incontro in regione Lombardia per dare fiato ai progetti dell’ente che ha accolto al suo interno anche tre soggetti privati come la Tenuta del Boscone, l’armatore Salvatore Molinaro e la società ricreativa Nec Ente di Cremona.«Finora - commenta Attilio Dadda, presidente del Parco Adda Sud - sono stati gli enti pubblici i motori principali dell’iniziativa che consentirà di navigare nella prossima primavera e in estate lungo un tratto di 22 chilometri di fiume: il tutto in meno di un anno dalla costituzione del consorzio». Un’imbarcazione in grado di ospitare un centinaio di passeggeri circa intraprenderà dunque nella tarda primavera prossima la navigazione turistica sull’Adda nel tratto fra Pizzighettone e Gombito, toccando le rive lodigiane di Maleo, Castiglione d’Adda, Camairago e Bertonico. Per l’anno 2005 si punta invece decisamente verso Lodi: «L’obiettivo - conferma Dadda - è quello di estendere la navigabilità sino al capoluogo lodigiano, realizzando in particolare un attracco laddove sorgerà la foresta di pianura Valgrassa: non occorrerà alcun intervento di regimazione idraulica del fiume, si tratta soltanto di rivedere il calibro dell’alveo fluviale; sarà necessario cioè sagomare un canale di navigazione spostando semplicemente alcune decine di centimetri di materiale inerte, senza asportarlo dal fiume. In prospettiva futura auspico un collegamento con il Parco Adda Nord per ampliare il raggio della navigazione verso il tratto più affascinante dell’Adda che tra Imbersago e Trezzo assume le sembianze di un torrente fra alte rive». E poi c’è un sogno: «Speriamo di poter recuperare una imbarcazione dei primi del Novecento - conclude Dadda - che andrebbe dunque a costituire la nostra nave ammiraglia».Naturalmente si punta principalmente sul turismo domenicale dalle grandi città, ma anche al turismo scolastico e si strizza l’occhio agli amanti della natura per una fruizione quanto più possibile eco-sostenibile della stessa. Così si rivela interessante la possibilità di combinare proprio a Pizzighettone il trasporto su rotaia in treno con quello in barca sull’Adda, mentre il centro visite del Parco Adda Sud a Castiglione d’Adda con le sue cicogne e la tenuta naturale del Boscone a Camairago costituiscono attrattive significative per il turista che può trovare valore aggiunto nella navigazione fluviale; non a caso sono già stati predisposti i progetti per due attracchi in queste località.Intanto la provincia di Cremona sta lavorando per attivare una flotta di dieci navi che possano solcare l’Adda e il Po nel prossimo futuro: «I tempi sono maturi - sostiene l’assessore cremonese Fiorella Lazzari - per stabilire il contingente e pianificare con i comuni interessati le esigenze per l’autorizzazione al trasporto. Entro fine anno, si completano infatti le infrastrutturazioni per gli approdi e la navigazione turistica sui nostri fiumi può prendere nuovo respiro».
Daniele Perotti

Da Lettere al IL CITTADINO del 9 03 04
Alluvione - 1 I progetti restano sulla carta
La Signora Cecchi, alluvionata come la stessa si definisce, e che il sottoscritto non ha mai avuto il piacere di conoscere, esprime, in una lettera a questo giornale, alcune opinioni e perplessità sull’operato dell’Amministrazione Comunale in città.
Segue una risposta del Sindaco che taccia la signora di appartenere ad una coalizione politica che non è la stessa della maggioranza e quindi… non merita una pubblica risposta!
Mah, e perché mai? Mi pare che sarebbe opportuno rispondere alle critiche con i fatti, ognuno dovrebbe essere degno di risposta a maggior ragione se le “critiche” sono rivolte ad una Pubblica Amministrazione. Anzi potrebbe essere l’occasione per smentire ciò che si ritiene dettato “da una pregiudiziale posizione politica”.
Non entro nel merito delle considerazioni contenute nella lettera della signora Cecchi per quanto riguarda i giudizi estetici su alcuni lavori che sono in corso in città (anche al sottoscritto non sembrano intonate all’ambiente circostante le mazze da baseball ed i funghetti seggiolino in Corso Umberto installati per evitare la sosta d’automezzi –ma non tutti…qualche posto si è “salvato”- e pure appare stonata la quantità spropositata di paracarri nella nuova Piazza Ospitale dove la corsia che collega Via Serravalle con Via XX Settembre è così stretta da impedire il passaggio dei mezzi di soccorso quando vi sostano gli automezzi delle linee urbane o, peggio, quando si forma una colonna con un furgone fermo in quel tratto) perché…: de gustibus non est disputandum…
Mi farebbe comunque piacere conoscere almeno qualcuno di quei “moltissimi cittadini” che hanno espresso giudizi positivi sulle passerelle del ponte e delle relative muraglie in cemento armato.
Vengo ora al nocciolo della questione, le opere necessarie alla sicurezza degli alluvionati. E’ vero che, per quanto riguarda la riva sinistra, vi sono due progetti che dovrebbero mettere in sicurezza la zona ma è anche vero che per quanto riguarda la pista ciclabile/argine sulla SP 25 i lavori dovrebbero iniziare in maggio (vedasi progetto preliminare del settembre 2003), dato che siamo a marzo già da qualche giorno ho smesso di ricordarlo agli alluvionati perché mi guardano con sguardo di compatimento dal quale traspare: “ma tu ci credi veramente?…”.
E‘ anche vero che nella riunione di gennaio ci furono tanti buoni propositi ma dove sono finiti? Magari nel frattempo è stato fatto molto ma perchè non mettere al corrente degli sviluppi gli alluvionati? Perché lasciare il fuoco acceso sotto il pentolone in ebollizione?
L’argine ex Sicc invece è un vero miraggio, seppur progettato ben prima della tragica alluvione del 2002, ha continuato a “galleggiare” nell’aria o, meglio dire, sull’acqua ed ancora oggi non solo non abbiamo una data per l’inizio lavori ma le notizie, indirette ed ufficiose… ne avessimo di notizie ufficiali…, che arrivano, fanno apparire quest’opera dai contorni poco delineati e ben al di là da venire. Signor Sindaco può indicare agli alluvionati una data di inizio lavori?
E mentre è da quando si è iniziato a parlare della pista ciclabile sulla sp 25 , che ricordo ancora una volta non è un argine sul fiume e lascia all’Adda tutto lo spazio dal letto alla strada per la naturale espansione, che il Sindaco esprime perplessità sui “millimetri o pochissimi centimetri” di aumento della piena nella altre zone ecco che “improvvisamente” spunta sulla riva destra a ridosso del fiume un muro in cemento armato comprensivo di barriere mobili da alzare in caso di necessità e con un ulteriore “canale di sfogo per l’acqua, all’altezza della piscina Ferrabini, in grado di diminuire la pressione dell’acqua sul ponte urbano e accelerarne il deflusso”…
Grazie signor Sindaco, l’acqua che avevamo non ci bastava e ci rincuora sapere che in caso di piena ne arrivi altra sulla riva sinistra!
E ancora, si realizza un argine sul fiume in via Mattei, si costringe l’Adda nel suo angusto letto, per lasciarle libero sfogo subito a valle del ponte (via Lungo Adda e limitrofe?). Non sarebbe meglio, se si intende costruire una barriera a ridosso del fiume portarla sino fuori dal centro abitato?
Potrebbe anche essere che queste preoccupazioni siano dettate da “ignoranza”, questi nuovi progetti li ho appresi dalla stampa… ma, se così fosse, e gli alluvionati se lo augurano, cosa costerebbe metterli al corrente e tranquillizzarli? Cosa sarebbe costato dir loro: cari concittadini facciamo un canale che vi porta l’acqua della piena ma state tranquilli perché…..ecc. ecc.
A quasi un anno e mezzo dall’alluvione non abbiamo ancora visto neppure un ometto con secchiellino e palettina (di quelle che si usano in spiaggia…) per rimediare ai guai e viviamo sperando. Potrebbe venire allora spontanea una considerazione: ha forse ragione la maggior parte degli alluvionati che preme, oggi ancora più di allora visti i risultati, per una “linea dura”? A Scanzano Ionico i problemi sono stati risolti in quattro e quattr’otto e noi invece no, siamo qui a dialogare e a cercare di costruire… ma per costruire bisogna anche usare calcestruzzo ed il tempo del calcestruzzo dovrebbe essere già arrivato almeno da qualche mese.
Sono passati una primavera ed un autunno, sta per iniziare una seconda primavera, ma non illudiamoci, i lodigiani sanno bene che, prima o poi, il fiume s’ingrosserà a dismisura e allora temo che questa gente, se i progetti saranno ancora belle linee disegnate solo sulla carta, non la terrà più nessuno.
Carlo Bajoni Lodi

Alluvione – 2 Questa non è una città contenta
Ho letto su questo giornale di giovedì 4 marzo la replica del Sindaco alla signora Cecchi.
Sono certa che la destinataria della missiva saprà rispondere, se lo vorrà, in maniera opportuna.
Come persona residente a Lodi, mi sento sollecitata a rivolgere qualche parola al primo cittadino.
Difendersi attaccando già di per sé non è atteggiamento che indica grande sicurezza di sè e delle proprie teorie, ma piuttosto rivela assenza di contenuti. E una visione della realtà (questo sì) resa miope dai colori politici.
Quello che ha detto la signora è in verità, piaccia o no, sulla bocca di tanti cittadini di Lodi. A prescindere dagli schieramenti della politica (che francamente per tanti lodigiani non costituisce ragione di vita, come invece per chi ha fatto della politica una professione).
Di questo sarebbe meglio tener conto, invece che dilungarsi in sterili, e controproducenti, attacchi personali.
Lodi non è una città contenta.
Ne prenda atto il sig. Sindaco e se, come sembra, è circondato da adulatori, se li scrolli di dosso e scenda tra la gente. Potrà così percepire la sincerità delle loro voci.
Cordialmente
Carmen Ansi LODI

Da L'ECO DI BERGAMO del 10 03 04
Scavi per 30 anni, il monte Giglio resiste
Accordo con Italcementi: la cresta collinare non si tocca, il cantiere si svilupperà in larghezza e profondità
CALUSCO D'ADDA «Abbiamo raggiunto un'intesa con la società Italcementi, firmando un protocollo d'intesa sulla cava del monte Giglio. La cresta della collina verrà salvaguardata, gli scavi continueranno ma in larghezza e profondità». Così il sindaco di Calusco d'Adda, Rinaldo Colleoni, ha informato l'intero Consiglio comunale sulla conclusione della vicenda che interessa anche i paesi limitrofi di Carvico e Villa d'Adda.
La vicenda ha avuto inizio alla fine del 2000, cioè quando il piano cave giunse a scadenza dei termini e quello rinnovato per il triennio 2000/2003 prevedeva l'allargamento della cava con l'escavazione delle creste delle cime collinari oggi ricche di vegetazione, abbassandole di ben 15 metri. Tale intervento da parte dello stabilimento dell'Italcementi avrebbe messo in mostra il cantiere della cava creando problemi di rumorosità e anche di polvere, nonché qualche tremolio nelle case per lo scoppio delle mine. In particolare questi disagi avrebbero interessato le abitazioni di Carvico e di Villa d'Adda, oggi protette da questa naturale «cresta» verde. Inoltre, la società Italcementi aveva presentato alla Regione Lombardia uno studio di impatto ambientale (Sia) che prevedeva di poter continuare lo sfruttamento della cava del monte Giglio per altri settant'anni. Seguì poi la valutazione di impatto ambientale (Via).
I tre Comuni (Calusco, Carvico e Villa d'Adda) si mossero immediatamente con un loro staff di tecnici e la Regione Lombardia ridusse a dieci anni il periodo di escavazione. Con la scadenza del triennio 2000/2003 i Comuni espressero le loro intenzioni, ovvero di far chiudere la cava dell'Italcementi entro vent'anni e di consentire l'afflusso del materiale necessario alla cementeria con le cave di Collepedrino. Inoltre, nella richiesta, si chiedeva anche di diminuire le quantità cavate per la salvaguardia ambientale.
La società Italcementi rispose che la marna del monte Giglio era indispensabile per la produzione del loro prodotto. Gli incontri avuti hanno portato a un accordo che alla fine dello scorso anno è stato sottoscritto dai tre Comuni e dalla società Italcementi per la durata di altri trent'anni. Un patto che dà il via libera all'allargamento della cava ma senza toccare i crinali della collina. Nella prima fase, della durata di 10 anni, verrà allargata la cava verso Carvico e Villa d'Adda estraendo 300.000 metri cubi l'anno, mentre nella seconda fase, della durata di vent'anni, la cava scenderà dagli attuali 300 metri sul livello del mare toccando 240 metri, cavando sempre 300.000 metri cubi l'anno. Durante queste fasi si interverrà gradualmente al ripristino ambientale delle zone non più interessate agli scavi.
Inoltre, la collinetta artificiale verso Vanzone, creatasi negli anni dagli scarti ammucchiati, e dove è nata una rigogliosa vegetazione, verrà mantenuta come «muro» di protezione tra le abitazioni e la zona di lavorazione. La domanda di diversi consiglieri, al termine dell'illustrazione da parte del sindaco di Calusco d'Adda, è stata: dopo i trent'anni la cava chiude? E Rinaldo Colleoni ha risposto: «Ci penseranno i nostri successori».
Angelo Monzani

Da Lettere al IL CITTADINO del 10 03 04
LODI Non erano critiche tendenziose
Lettera aperta al sindaco di Lodi:
«Egregio signor sindaco, le sono grata per la sua risposta alla mia lettera pubblicata dal «Cittadino » il 19 febbraio 2004, ma proprio non mi riconosco nella signora «le cui simpatie politiche si intuiscono in modo trasparente», le cui critiche sono tendenziose e suggerite da «referenti politici». In tutta franchezza, devo confessarle che mi sono fatta una bella risata, immaginando anche le facce incredule dei miei ex colleghi di scuola e dei miei ex alunni. «Vuoi vedere che la professoressa Cecchi, adesso che è in pensione invece di continuare ad occuparsi di animali, di fiori, di arte e di storia, si è data alla politica? Ha subito proprio un cambiamento epocale!». Niente di tutto questo! Chi mi conosce sa che sono del tutto affrancata dal mondo politico o, meglio, dai vari partiti politici: la Margherita, il Garofano, l’Ulivo, la Quercia sono piante che - a parte la quercia - coltivo nel mio giardino. Per il Triciclo sono cresciutella e Forza Italia per me significa: «Fatti forza, Italia, se vuoi superare i tempi bui che stai vivendo!». E qui mi fermo, tralasciando gli altri schieramenti politici. L’osservazione critica dell’attualità e della realtà locale negli aspetti positivi e in quelli negativi è sempre stata una costante nel mio privato e nel sociale - leggasi “insegnamento nella scuola pubblica”. I miei alunni, anche i più giovani, hanno appreso da me l’abitudine civica di mettere in discussione tutto ciò che appariva scontato o imposto d’autorità. La lettura comparata dei quotidiani, i lavori sul dialetto lodigiano, sulle tradizioni e i mestieri scomparsi, sulla storia di Lodi, su Paolo Gorini, sull’arte locale - lavori concertati con validi colleghi – sono stati strumenti di analisi critica della realtà di Lodì, cosi come le fotografie scattate dagli alunni ai degradati giardini all’italiana del passeggio, alle rive dell’Adda e ai quartieri del Borgo e della Maddalena... Così ora da pensionata, avendo più tempo a disposizione, dopo aver coltivato il mio giardino ed essermi presa cura dei miei famigliari e dei miei gatti, noto con maggiore incisività le cose che non vanno nella mia città e i mancati o inopportuni rimedi. Dopo l’iniziale sorpresa divertita, causata dal ritratto che lei ha fatto di me, è subentrata una forte arrabbiatura, per avere lei scambiato osservazioni suggerite dal buon senso e dall’evidenza dei fatti, con tendenziose prese di posizione politiche, dettate «dalla campagna elettorale ormai iniziata». Possibile che una comune cittadina, che avanza critiche, peraltro condivise da altre persone in lettere inviate al «Cittadino», debba essere etichettata come avversario politico o, peggio, come un burattino manovrato da qualcuno? Cordiali saluti».
Annamaria Cecchi Lodi

Da Lettere al IL CITTADINO del 11 03 04
DIFESA DEL SUOLO
Ultimo appello degli Alluvionati agli Enti Locali
Egregio Direttore, ho già invitato tramite e-mail all’assemblea pubblica “Alluvione 2002, 470 giorni dopo: cosa è cambiato?” organizzata dal Comitato che rappresento il C.Al.Lo del 11 marzo prossimo venturo alle ore 21.00, presso il salone dell’oratorio del Borgo Adda a Lodi, la maggior parte degli amministratori locali, e con questo appello tramite il giornale da Lei diretto mi rivolgo nuovamente a loro ed estendo l’invito a tutti quegli amministratori di cui non possiedo un indirizzo elettronico ed a quanti stanno accingendosi a candidarsi alle imminenti elezioni amministrative per la nostra provincia e i comuni.
Rivolgo il presente appello, al fine di richiamare la loro attenzione sul rischio idrogeologico incombente, su tutto il tratto (e non solo) del nostro territorio attraversato dai fiumi Adda e Po, a causa della mancata ordinaria manutenzione idraulica, pulizia degli alvei e della miope politica sulla Difesa del Suolo, praticata negli ultimi 20-30 anni in Italia.
L’assemblea sarà occasione per esporre secondo ragione da parte dei cittadini, supportati da tecnici capaci e da chi, da sempre ha vissuto il fiume le diverse problematiche, facilmente riscontrabili presso l’Adda e il Po; problematiche e considerazioni che possono indurre alla comprensione del pericolo ed alla riflessione sul da farsi.
Prima di noi altri hanno trattato questo scottante tema; i Sumeri, gli Accadi, gli Assiri e i Babilonesi....... e poi i Monaci cistercensi, Leonardo Da Vinci, che ci ha lasciato questo monito: “Se hai da trattare delle acque o dei fluidi, consulta prima l’esperienza poi la ragione”, o ancora “L’Acqua disfa li monti e riempie le valli, e vorrebbe ridurre la Terra in perfetta sfericità, s’ella potesse”.
Gran parte della rete idrografica di pianura si è innalzata di quota, e buona parte di essa è pensile rispetto al territorio. Da qui il pericolo, per il territorio in pianura, di venire sommerso dalle alluvioni ed ancor peggio dalla ghiaia che vi trasportano: anche con piene di modesta portata e di ritorno annuale.
Gli effetti di questa situazione anomala si sono già visti, in Pianura Padana, nelle scorse alluvioni, dal ’94 in poi, in particolare a Lodi nel 2002 e si vedranno ancora, sempre più disastrosi, negli anni a venire, con gravi conseguenze per l’economia e la pubblica incolumità.
Se non si provvede tempestivamente ad una pulizia radicale degli alvei e non si ripristina un minimo di equilibrio tra territorio e rete idrografica, tutta la pianura padana dovrà essere evacuata, fra non molti lustri, da persone e cose.
E non ci sono idrovore o argini che possano salvarci.
Vi invito a riflettere e a non sottovalutare il pericolo che pavento. Liberatevi, se ne avete, dei falsi pregiudizi “ambientalisti” e guardate alla cruda realtà del vostro territorio. La sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dei loro beni rientrano tra le vostre competenze e responsabilità.
Non è assolutamente pensabile che “i fiumi evolvano secondo natura”, come sostengono gli ambientalisti. Perché ciò possa avvenire bisognerebbe restituire al Po la pianura padana, e sgomberarla dei 16 milioni di cittadini, che ci vivono e lavorano, e di tutte le loro Cose.
Molte delle problematiche che assillano il nostro territorio sono illustrate nella lettera sulla Difesa del Suolo, di Nicola Bonelli. Lettera di cui consiglio la lettura perché aiuta ad approfondire, a comprendere ed a riflettere sui fenomeni che avvengono intorno a noi, e non solo quelli naturali. Lettera già inviata a tutti gli amministratori, pubblicata sul sito del nostro Comitato, HYPERLINK "http://www.nautilaus.com/alluvionati.htm" www.nautilaus.com/alluvionati.htm nonché su: HYPERLINK "http://xoomer.virgilio.it/fontamara/" http://xoomer.virgilio.it/fontamara / .
Questo ed altro ci deve far riflettere!
L’Assemblea è aperta a tutti i cittadini, le istituzioni, le forze politiche, imprenditoriali e sociali; sarà un occasione di partecipazione democratica.
“State preparando i programmi elettorali, questa è una occasione per capire cosa i cittadini si aspettano da voi in fatto di gestione dell’acqua, dell’aria e del territorio.
Noi saremo alle prossime elezioni presenti a "ringraziarvi" oppure a "castigarvi": questo dipende da voi e dai vostri comportamenti. Noi siamo un grande Comitato con alleanze e collaborazioni di altri Comitati e promotori in altre province e regioni, oggi queste alleanze e collaborazioni formano una vera forza di preparazione, capacità tecniche e intelligenze a livello nazionale e se ci accorpiamo come unico "movimento" politico per la nostra tutela e quella del territorio, potreste trovarvi di fronte ad un forza dura da battere e molti voti in meno a vostra disposizione. Sappiate che il termometro elettivo in questo momento nei territori colpiti da alluvioni e ad alto rischio idrogeologico nelle diverse regioni del nord è nelle nostre mani. Provate ad andare a chiedere i voti a chi ha perso tutto e non ha ancora ricevuto sufficienti rimborsi e garanzie sulla messa in sicurezza del territorio, che vive nel terrore che “riaccada”, che scruta e osserva con livore continuamente il vostro operato in tal senso”.
L’articolo 2 della legge 365 del 11.12.2000 (Attività straordinaria di polizia idraulica e di controllo sul territorio), emanata non a caso subito dopo l’alluvione dell’ottobre 2000 in Piemonte, stabilisce una serie di accertamenti – da farsi a cura dei vari Enti competenti sul territorio tra cui la Provincia e i Comuni – finalizzati all’individuazione delle situazioni di pericolo.
Consentire alle persone di vivere in quelle aree, senza fare qualcosa per ridurre quel rischio, è come consentire l’uso di un’abitazione, già danneggiata dal terremoto, che sicuramente crollerà con la scossa successiva. Tenere poi i cittadini all’oscuro del rischio che corrono, è ancora più grave e immorale.
Faccio appello al vostro senso di responsabilità. Saluto distintamente.
Domenico Ossino
Presidente C.Al.Lo
HYPERLINK "mailto:c.al.lo@tin.it" c.al.lo@tin.it

Da IL CITTADINO del 13 03 04
Sotto accusa lo sbarramento a valle del ponte, che rallenta il fiume e impedisce di smaltire i sedimenti portati dalla corrente
«Il letto dell’Adda va abbassato di tre metri»
Lo chiedono gli alluvionati: «È l’unico modo per evitare altri disastri»
È un grido unanime quello degli alluvionati lodigiani delle due sponde dell’Adda, riuniti giovedì sera all’oratorio del Borgo per fare il punto su ciò che finora è stato fatto a loro difesa: per evitare nuove alluvioni e mettere in sicurezza tutta la città bassa bisogna dragare il fondo del fiume di almeno un paio di metri. Una richiesta non nuova da parte di chi ha subito i danni dell’alluvione del novembre 2002, che questa volta è stata suffragata dai risultati di uno studio tecnico commissionato da Domenico Ossino, presidente del comitato alluvionati di sponda destra, a Nicola Bonelli, geometra di Tricarico in Basilicata. «Nel tronco vallivo del fiume - si legge nello studio -, sia per la ridotta pendenza che per l’allargamento dell’alveo, si verifica una riduzione di velocità della corrente che ne riduce la capacità di trasporto, per cui buona parte del materiale proveniente da monte qui sedimenta e si accumula». La soluzione del problema, sia a valle che a monte di Lodi, «è quindi abbassare il fondo dell’alveo dell’asta principale di almeno tre metri per tutta la sua lunghezza e larghezza, dato che negli ultimi 20 anni si sono accumulati diversi milioni di metri cubi di materiale». Ad essere messa sotto accusa per questo è la briglia a valle del ponte napoleonico, in prossimità dell’isolotto, creata negli anni ‘70 per rallentare la velocità del fiume e così mettere in sicurezza il ponte stesso, ma che di fatto, come si legge nello studio e come è stato ripetuto più volte nella serata, impedisce al materiale solido (ghiaia e sassi) di fluire a valle, andando a depositarsi sul fondo. «La verità - ha detto Domenico Ossino - è che viviamo con un fiume abbandonato ormai da vent’anni e che sta perdendo sempre più pendenza. E il risultato sono le montagne di ghiaia che si possono osservare per esempio in zona Due Acque. Siamo convinti che il sistema delle chiuse alle rogge di viale Milano sia solo un rimedio inutile, mentre bisogna pensare insieme un progetto definitivo, che risolva il problema una volta per tutte». Presenti alla serata erano anche il sindaco di Lodi Aurelio Ferrari (che ha espresso perplessità sulla necessità di dragare il fiume, per lo meno in territorio comunale) e gli assessori comunali Emiliano Lottargli ai lavori pubblici, Leonardo Rudelli alla viabilità e Francesco Marzorati all’ecologia. Le reazioni dei presenti, circa un centinaio, non si sono fatte attendere. «Il livello sotto il ponte di Lodi si è alzato di almeno un metro - ha detto Gianni Malacarne - mentre in zona Capanno di almeno due metri e mezzo. E poi la briglia per me è stata fatta troppo alta, addirittura più alta del livello dei piloni del ponte, fermando così tutti i sedimenti e la ghiaia che altrimenti andrebbero a valle». «Il comune ci informi mese per mese tramite la pubblicazione comunale che arriva nelle case cosa sta facendo per noi - ha aggiunto Ettore Pagani - mentre ci deve essere una parola chiara per quanto riguarda i rimborsi dei danni».
Davide Cagnola

IL PUNTO DEI PROGETTI
Un altro rimborso del 5 per cento con i soldi risparmiati dal bilancio
Una piccola buona notizia è arrivata a fine serata agli alluvionati presenti all’oratorio del Borgo, portata dal sindaco: entro pochi mesi infatti verrà rimborsata una parte dei danni denunciati in seguito all’alluvione, pari al 5 per cento, ma con una massimo di 800 euro. Un piccolo segnale, ha detto il sindaco, che fa seguito al rimborso del 20 per cento con un massimo di 10mila euro già versato, e che si accompagnerà al rimborso del pagamento dell’Ici riferito al 2003. «Abbiamo a disposizione un fondo di 350mila euro - ha spiegato il sindaco - frutto di un avanzo di bilancio. Ora speriamo che la regione completi i suoi conti e possa anch’essa provvedere ai risarcimenti». Ma per il sindaco è stata anche l’occasione di fare il punto su quanto il comune ha in programma di fare per la difesa spondale del fiume. «Per la sponda sinistra si uniranno i progetti del comune, fino alla rotatoria per Boffalora, e quello della provincia, da quel punto fino alla cascina Caccialanza. Riteniamo che il progetto sarà pronto prima dell’estate, in modo da procedere subito dopo all’assegnazione dell’appalto, mentre per avere i lavori ultimati bisognerà attendere un anno. Più complicato il discorso per la sponda destra, per la quale avevamo pensato a dei muretti in grado di sollevarsi a comando in caso di piena, scongiurando così l’esondazione del fiume. Ma tutte le autorità competenti (Aipo, regione, provincia, autorità di bacino) hanno fatto notare che è necessario un progetto complessivo, perché le sponde alzerebbero il livello del fiume mettendo il pericolo il ponte». Scettico invece il primo cittadino sulla possibilità di abbassare il livello della briglia. «L’effetto - ha detto - sarebbe un innalzamento della velocità che metterebbe in pericolo il ponte di Lodi»

Da IL GIORNO del 13 03 04
ALLUVIONATI Il comitato in assemblea presenta il suo progetto: abbassare l’alveo fluviale
Rimettiamo l’Adda a letto
Progetti secondo i cittadini è inutile realizzare nuovi argini
LODI - Per ridurre il rischio idraulico in pianura padana bisogna avviare un programma radicale di pulizia degli alvei partendo dal Po per risalire poi all’Adda e agli affluenti. E’ quanto sostiene uno studio realizzato, su incarico del Comitato alluvionati Lodi onlus, dal geometra specializzato Nicola Bonelli (di Tricarico in Basilicata) che il presidente e il vicepresidente de1comitato, rispettivamente Domenico Ossino e Gilberto Zampetti hanno sottoposto giovedì sera all’oratorio del Borgo all'attenzione del sindaco Aurelio Ferrari e degli amministratori presenti.
Al termine di un confronto acceso, nonostante sia trascorso un anno e mezzo dall’alluvione, è stato stabilito che il comune, dopo un’attenta verifica, risponderà con una valutazione
tecnica. Secondo lo studio è stata la briglia la causa determinante, quel 26 novembre del 2002, dell'innalzamento del livello di piena.
L’opera, realizzata nel 1980, avrebbe provocato l'innalzamento del fondo alveo di circa 4 metri; facendo da barriera avrebbe poi provocato l’innalzamento del letto in tutto, il tratto a monte. La soluzione, secondo Bonelli, sarebbe di abbassare la briglia di almeno 3 metri, raccordando a tale quota tutto l'alveo fino a Cassano. Il letto del fiume andrebbe al contempo allargato. Ma agire sull’Adda non sarebbe sufficiente perché il Po farebbe da tappo: ecco allora la necessità di partire proprio dal grande fiume, abbassando anche qui il livello di almeno o metri. Secondo Bonelli i modelli di previsione delle piene non tengono conto della portata solida, ossia dei sedimenti portati dai fiumi in piena: tali detriti deviano la corrente, provocando l'erosione delle sponde e lo scalzamento anche delle pile dei ponti e il rischio di un cambiamento di percorso.
Gli alluvionati intervenuti hanno sostenuto questa tesi: scavare il fiume, guadagnando anche qualcosa dalla. Vendita della ghiaia, anziché spendere miliardi per innalzare argini.
Tutti d'accordo infatti sul fatto che il fiume si sia innalzato: «Quando avevo 20 anni facevo i tuffi dal ponte. Oggi non - è possibile - ha detto Gianni Malacarne, 70 anni. Il sindaco ha infine ricordato gli interventi previsti: l'argine comunale all’ex Sicc, il cui progetto dovrebbe essere appaltato questa estate per poi essere pronto nel 2005-06, quello provinciale sulla strada per Boffalora, l’argine in sponda destra (in via Mattei, che metterebbe al sicuro l’80% della città bassa) per il quale i tecnici Aipo Autorità di Bacino si incontreranno lunedì prossimo.
Laura De Benedetti

IL COMUNE STA ULTIMANDO I CONTEGGI
Il sindaco promette, in arrivo risarcimenti e Ici
LODI - Il Comune elargirà un nuovo contributo per gli alluvionati: lo ha affermato giovedì sera nel corso dell’assemblea pubblica indetta dal Comitato Alluvionati Lodi Onlus il sindaco Aurelio Ferrari. «Dalla distribuzione del primo contributo - spiega – sono avanzati circa 120 mila euro a cui si aggiungono i 177 mila euro non utilizzati da imprese e privati come agevolazioni sui mutui e i 70mila euro di nostra erogazione aggiuntiva. In totale - ha proseguito - sono circa 367 mila euro. Siamo così in grado di distribuire ancora a privati e imprese un 5% del danno subito fino ad un massimo a testa di 800 euro». Anche i rimborsi lci promessi dal Comune sembrano essere in dirittura di arrivo. L'amministrazione aveva chiesto agli alluvionati, per questioni tecniche, di pagare comunque l'lei; imposta, sugli immobili, che sarebbe successivamente stata rimborsata. Nel 2003 il Comune aveva corrisposto a tutti solo un importo minimo. «E’ stato lungo e faticoso rintracciare ogni unità – spiega Ferrari – ma ora i conti sono pronti. Entro aprile saremo in grado di corrispondere agli alluvionati quanto stabilito».
L.D.B.

Da IL GIORNO del 14 03 04
L’INTERVENTO L’esperto contraddice il Comitato
“Ma dragare l’Adda non evita alluvioni”
PARERE “Può essere invece utile abbassare la briglia di due metri”
LODI Dragare l'Adda? Ripulire l'alveo? Una priorità secondo il Comitato alluvionati onlus che a sostegno di questa tesi, oltre al parere dei residenti rivieraschi e di qualche barcaiolo. ha sottoposto al Comune una relazione tecnica redatta da un esperto. Ma proprio Silvio Rossetti, l’ingegnere idraulico lodigiano residente sul lungofiume, che ha redatto (con lo studio di cui fa parte) per il Comune di Lodi, un paio di anni fa, il piano di assetto idrogeologico (Pai). è contrario. “A Lodi dragare è inutile - afferma perentorio Rossetti -.
A valle del ponte il fiume si sta addirittura abbassando anche se l'opinione della gente, perché trova buche meno profonde per pescare, dice il contrario. Un esempio? La scalinata di attracco delle imbarcazioni della Canottieri. In 25 anni lì il livello dell’Adda si è abbassato di oltre 2 metri e mezzo. Hanno dovuto persino realizzare una scogliera sotto la scalinata, per reggerla. Scavare a valle significa erodere ulteriormente a monte. Per cui, come ha ribadito anche il sindaco, può essere utile abbassare la briglia di un paio di metri per far scendere il livello del fiume a monte, ma scavare in alveo è inutile. Prendiamo come esempio un catino: che sia pieno solo d’acqua oppure soprattutto di ghiaia, quando l’acqua fuoriesce lo fa sempre allo stesso livello. La buca dovuta alla draga che c’era sulla curva del fiume in prossimità del monumento ai Barcaioli una volta era profonda 30 metri; oggi è profonda 15. Ma che la buca sia piena d’acqua o di ghiaia è ininfluente: con la piena l’acqua fuoriesce sempre quando raggiunge lo stesso livello”.
Cosa ha provocato allora l’alluvione del novembre 2002, quando l'acqua ha invaso inaspettatamente interi quartieri? "Ponte e briglia hanno fatto da tappo - spiega Rossetti -. facendo innalzare il livello dell’acqua di 1 metro e mezzo. Il ponte non si può eliminare. Sulla briglia si può intervenire”. Almeno su una questione alluvionati e tecnici sono d’accordo: la briglia, realizzata nel 1980 per frenare la corsa del fiume, che. avrebbe potuto far cedere il ponte dopo che l’Adda aveva rotto in Località Casellario, e la principale responsabile delle condizioni odierne del fiume. Bisogna abbassarla. Di 4 metri secondo gli alluvionati, di 2 metri secondo i tecnici. Di certo c’è che l’Aipo (Agenzia per il Po) ha quantificato in 250mila euro la cifra necessaria per la sua sistemazione (tra i problemi la profonda buca sotto la briglia che porrebbe far crollare lo sbarramento). Ma senza definire modalità e tempi. Anche il sindaco ha preannunciato che, almeno nel tratto comunale di Lodi, l'alveo non si è innalzato. Comunque sottoporrà il documento ai tecnici Aipo che si riuniranno domani per studiare l'argine della riva destra.
L.D.B.

Da IL CITTADINO del 17 03 04
Il verdetto di Nicola Bonelli, tecnico del Comitato alluvionati: «Aumenta la velocità della corrente»
«Abbassate la briglia, il ponte è a rischio»
«Il ponte napoleonico è in pericolo: l’unico modo per salvarlo è abbassare quella briglia». Lo ribadisce Nicola Bonelli, il geometra lucano a cui il Comitato alluvionati si è rivolto per avere un parere idrogeologico. Bonelli, che fa l’imprenditore nel campo delle escavazioni e afferma di avere un’esperienza quarantennale nel campo dei fiumi, ritiene che la costruzione stessa della briglia a sud del ponte sia stata un errore gravissimo: «Con quello sbarramento - afferma - hanno soltanto messo in pericolo il viadotto, non lo hanno certo aiutato». La proposta di Bonelli è drastica: «Occorre abbassare la briglia di due metri, ma non solo quella di Lodi. Anche gli sbarramenti precedenti, come Rivolta d’Adda, vanno abbassati e l’alveo va ridotto di tre metri attraverso opere di regimazione, da Lodi verso nord fino almeno a Cassano d’Adda». A Bonelli non è piaciuta la replica del sindaco Aurelio Ferrari sulla sua proposta idrogeologica, cioè che l’abbassamento della briglia provocherebbe «un innalzamento della velocità della corrente che metterebbe in pericolo il ponte di Lodi». L’esperto contattato dagli alluvionati ribatte risentito alle dichiarazioni del sindaco: «Non vi è modo perché la velocità del fiume cresca, a meno che non aumenti la pendenza dell’alveo, che in corrispondenza di Lodi è dello 0,5 per cento, oppure che la sezione dell’alveo venga ristretta. Anzi, voi lodigiani avete avuto una grandissima fortuna se gli argini dell’Adda non si fossero rotti a monte, lasciando libera l’esondazione di allargarsi in più ponti, il ponte di Lodi sarebbe stato molto più in pericolo. Praticamente si è salvato per puro caso, grazie alle falle negli argini. Le esondazioni a monte, infatti, hanno ridotto la portata della piena transitata sotto il ponte, che è stata di circa 1.600 metri cubi al secondo. Con una portata di 2.000 metri cubi al secondo l’acqua avrebbe raggiunto il piano stradale con una spinta molto più forte, e dunque con maggior rischio per la stabilità del viadotto». La ricetta di Bonelli è piuttosto semplice: basta con gli argini e puntare solo sulla regimazione dell’alveo. «È un problema che avete in tutta la pianura Padana - conferma -, i livelli della rete idrica sono troppo alti e se non tornate ad abbassarli correrete rischi sempre maggiori in caso di piene disastrose». Sempre secondo il professionista lucano, senza la briglia a valle del ponte la portata dell’alluvione sarebbe stata inferiore: «Al momento della massima piena - è la sua opinione - il livello dell’acqua è stato determinato esclusivamente dalla quota di soglia di quello sbarramento: se fosse stato di due metri più basso, il livello dell’acqua sotto il ponte sarebbe stato inferiore di almeno un metro e mezzo». La stessa ipotesi su cui continua a dar battaglia il portavoce del comitato della riva destra Domenico Ossino: «Ma oltre al problema della briglia - afferma - aggiungo che le chiuse su viale Milano non vanno assolutamente fatte perché inefficaci, incomplete, irregolari e illegittime. Visto che il comune ritiene viale Milano un argine naturale, per evitare esondazioni future il livello dovrebbe essere innalzato almeno per piene con tempi di ritorno di 200 anni e cioè di almeno due metri, Tradotto in pillole, gli 800 mila euro per le chiaviche non bastano perché dovrebbero essere fatti altri interventi per almeno il doppio. Su questa ipotesi stanno collaborando con noi altri geologi ed esperti legati al Cnr».
Francesco Gastaldi

Da IL CITTADINO del 18 03 04
Una nuova casa per le sentinelle del Po: a Guardamiglio il centro di Protezione civile
Domenica prossima verrà inaugurato ufficialmente il nuovo Coc (centro operativo comunale) di Protezione Civile a Guardamiglio, e cioè la casa delle “sentinelle del Po” e più in generale dei volontari chiamati a coordinare le operazioni per far fronte a qualsiasi emergenza che potrebbe verificarsi in paese. L’appuntamento per le autorità è alle ore 10 in sala consiliare presso il palazzo municipale di Guardamiglio per il saluto del sindaco Elia Bergamaschi, quindi è prevista la partecipazione alla santa Messa delle 10.30 celebrata dal parroco don Santino Rognoni che poi alle 11.30 circa benedirà la nuova struttura durante la cerimonia inaugurale nel cortile del palazzo municipale. Proprio lì ha trovato spazio l’edificio progettato dall’ufficio tecnico comunale circa due anni fa dopo la demolizione della torre-serbatoio dell’acquedotto del Cap di Milano, che aveva cessato di utilizzarla già da qualche anno. Realizzata su un unico piano, tinteggiata di colore rosso mattone in linea con lo stile del palazzo municipale, la nuova sede del gruppo di Protezione Civile coordinato da Giulio Vaselli è dotata di tutti i sistemi tecnologici per la comunicazione via-radio e può ospitare nei propri magazzini e garage tutte le attrezzature necessarie ai volontari: dalle pale alla nuova jeep per gli spostamenti sul territorio, oltre al furgone, alla roulotte e alle tende da campo. Ricordiamo che fu la grande piena del Po del novembre 1994 a stimolare i comuni lodigiani rivieraschi a organizzare gruppi di Protezione civile riuniti poi sotto un coordinamento provinciale, indispensabile perché le procedure da attivare in caso di emergenza non possono essere lasciate esclusivamente alle singole iniziative comunali: l’evacuazione di centri abitati a rischio di esondazione del Po o dell’Adda implicano la preparazione di centri di accoglienza cui destinare i cittadini sfollati. A Guardamiglio dunque il nucleo comunale di Protezione Civile è sorto nel 1995, per poi essere ufficialmente riconosciuto negli anni seguenti: ora è iscritto pure all’albo regionale. Nel corso degli anni è stata curata la preparazione dei volontari, attraverso corsi di formazione organizzati autonomamente, affidandosi a docenti esperti in varie materie, o promossi dal coordinamento provinciale. Il gruppo ha raggiunto le cinquanta unità: nei periodi di calma i volontari divisi in squadre svolgono un’attività di monitoraggio ambientale ed ecologico del territorio; attualmente sono impegnati in un censimento per l’aggiornamento del piano di evacuazione di Guardamiglio.
Daniele Perotti

E il prefetto ha inaugurato a Castiglione la sala operativa allestita in municipio
Il calendario delle visite ai vari comuni lodigiani del prefetto Nicoletta Frediani prevedeva ieri la tappa a Castiglione d’Adda, con tanto di inaugurazione della moderna sala operativa del nucleo comunale di Protezione Civile allestita in municipio e dotata di un impianto di radiocomunicazione a copertura regionale. Il gruppo dei circa trenta volontari castiglionesi coordinato da Pietro Filippazzi era rappresentato da quattro referenti ai quali il prefetto Frediani ha parlato soprattutto dell’importanza dell’attività di pianificazione del rischio e del coordinamento delle operazioni da compiere in caso di emergenza. Ad accogliere il prefetto c’erano il sindaco Luca Ciccarelli e la sua giunta al completo: il vicesindaco Alfredo Ferrari, gli assessori Sergio Brambati, Lorenzo Toscani, Tiziana Bonazzi e Orsola Goldaniga; con loro il parroco don Peppino Codecasa e il maresciallo della locale stazione dei Carabinieri Antonino Macrì. «Non voglio fare polemica - interviene l’ex sindaco Franco Bassanini, capogruppo di “Progetto Castiglione” ora all’opposizione - ma la correttezza avrebbe voluto che l’amministrazione comunale invitasse almeno i capigruppo di minoranza all’incontro con il prefetto». Oltre che con gli amministratori il prefetto si è soffermato anche con i dipendenti comunali, e ha visitato la sede del distretto sanitario adiacente al municipio dove sono da poco terminati i lavori esterni di abbattimento delle barriere architettoniche. Infine la dottoressa Frediani ha voluto visitare l’antica chiesa dell’Incoronata, ammirandone le bellezze architettoniche e artistiche con gli affreschi dei Piazza, sotto la guida del parroco don Codecasa in qualità di cicerone.

Da IL LODIGIANO del 19 03 04
Alluvionati in assemblea
Rilanciata l’idea di una diffida agli enti gestori del bacino d