Da
IL CITTADINO del 1 05 04
Indagine Legambiente, i fiumi sotto controllo
Lodigiano promosso nella tutela geologica
Per Legambiente il Lodigiano è una delle province che
hanno lavorato di più dopo l’alluvione del 2002.
Efficace la manutenzione degli alvei e le opere di mitigazione,
buono l’apporto dato alla protezione civile e degna
di nota la capacità di rispondere alle emergenze. Per
contro, sono ancora da rivedere la capacità di gestire
il territorio e di informare la popolazione. Tutto sommato,
comunque, secondo il Rapporto Fiumi 2004 che l’associazione
ambientalista realizza a livello regionale, in Lombardia il
Lodigiano è terzo nella classifiche delle province
che si sono distinte nella realizzazione di strutture e iniziative
per scongiurare il rischio di alluvioni e disastri geologici.
Tra i comuni - Legambiente ne ha monitorati 687, tra i quali
ben 279 sono stati classificati “ad elevato rischio
idrogeologico” - San Martino in Strada, Lodi e Borghetto
sono stati messi nella graduatoria dei più meritevoli.
Al contrario, Casaletto, Zelo, Maleo e i comuni milanesi di
San Giuliano, San Colombano e Tribiano figurano tra quelli
che si sono meritati la maglia nera per il forte rischio di
dissesto idrogeologico. Buona la situazione di Codogno, Guardamiglio,
Sant’Angelo, Livraga e Sordio, discreta quella di San
Zenone. Sono i risultati più importanti di uno studio
che gli ambientalisti hanno compiuto su fiumi e territori
della Lombardia. L’indagine, chiamata “Ecosistema
rischio”, prendeva in considerazione il grado di pericolo
nei comuni bagnati dai maggiori fiumi della provincia secondo
le attività considerate come le più efficaci
per mitigare il rischio di dissesti. Ai comuni è stato
chiesto cosa avessero fatto sul fronte della prevenzione e
dell’informazione alla popolazione, del supporto alla
protezione civile, su come avessero strutturato il piano d’emergenza,
il grado di manutenzione degli alvei e la presenza di eventuali
elementi esterni che possano favorire il rischio di alluvioni
o dissesti ambientali. Per ogni categoria è stato assegnato
un punteggio. Nel complesso, il Lodigiano è uscito
con una valutazione abbastanza alta (10,3 punti su un totale
di 16 a disposizione) che lo pone al terzo posto nella classifica
regionale, alle spalle delle sole Lecco e Varese. Il segretario
regionale di Legambiente Andrea Poggio, però, non è
soddisfatto: «In Lombardia - afferma - non si vede ancora
un’inversione di tendenza nella prevenzione alle alluvioni,
mentre paghiamo lo scotto di 50 anni in cui a livello urbanistico
è stato lasciato fare di tutto. Ma non è solo
un’eredità del passato, si continua troppo spesso
a imbrigliare i corsi d’acqua e a costruire in aree
a rischio». Chiaro il riferimento alle recenti vicende
dell’argine-muraglia sulla sponda destra e dell’ex
Sicc, su cui sia regione che comune hanno alla fine fatto
retromarcia.
Fr. Ga
Da IL CORRIERE DELLA SERA del
1 05 04
Pericolo alluvioni e frane Brescia la più previdente
Indagine di Legambiente sui comuni lombardi a rischio E' Lecco
a guidare la graduatoria delle Province, ultima invece Bergamo
Al questionario preparato con la Protezione civile hanno risposto
128 amministrazioni
MILANO - Ci sono i piani di intervento d'emergenza in caso
di alluvioni o frane, ma ci sono anche troppe abitazioni costruite
in zone a rischio e - peggio ancora - troppo vicini ai corsi
d' acqua ci sono addirittura insediamenti industriali. Sono
le due facce della prevenzione dei rischi idrogeologici in
Lombardia così come le ha fotografate Legambiente che,
con la Protezione civile, sta svolgendo in tutta Italia l'
«operazione fiumi»: è un monitoraggio di
quanto fanno (o non fanno) per la prevenzione i comuni classificati
«a rischio idrogeologico molto elevato» dal ministero
dell' Ambiente. Dei 1.546 comuni lombardi, quelli a rischio
sono ben 687: in 279 il pericolo è «molto elevato»,
in 408 «elevato». Al questionario messo a punto
da Legambiente e Protezione civile hanno risposto 128 dei
279 Comuni a rischio maggiore. Per assegnare a ciascuna amministrazione
un punteggio tra zero e 16, sono stati presi in considerazione
quattro parametri: la presenza di abitazioni e industrie nelle
zone pericolose (registrata nel 70% dei comuni) e la manutenzione
degli alvei; la presenza e l' efficacia di piani di emergenza
(ci sono in 4 comuni su 5); le iniziative di formazione e
informazione rivolte ai cittadini; il sostegno offerto alle
associazioni volontarie di Protezione civile. Con 15 punti,
i più virtuosi fra i Comuni lombardi sono Brescia,
Cellatica (Bs), San Martino Siccomario (Pv) e Vigevano; con
2 punti chiudono la classifica Valtorta (Bg), Mezzoldo (Bg)
e Marzano, mentre - a quota 3 punti - fanno appena un pochino
meglio Borgarello (Pv), Corteno Golgi (Bs) e Covo (Bg). Nella
graduatoria per province, invece, è Lecco ad aggiudicarsi
il primo posto, con 12,7 punti. All' ultimo, Bergamo con 7,9.
«I Comuni lombardi hanno messo tra i loro obbiettivi
la protezione civile - ha detto Simone Andreotti, portavoce
della campagna, presentandone i risultati nella sede milanese
di Legambiente insieme al presidente Andrea Poggio -. Ora
è importante intervenire su scala di bacino per risanare
un territorio ancora estremamente fragile».
Laura Guardini
«La nostra formula vincente?
Curiamo tutti i corsi d' acqua»
Ettore Brunelli è l'assessore all'Ambiente di Brescia,
uno dei Comuni che guidano la classifica della prevenzione
dei rischi idrogeologici. «Grazie al nuovo piano regolatore
che ha messo bene a fuoco i temi della sicurezza - spiega
-. E grazie a una buona organizzazione della Protezione civile».
Ma non è tutto. «Abbiamo un gruppo operativo
che ha censito corsi d' acqua minori e fossi, mettendo a fuoco
problemi e punti critici: un investimento da oltre 3 milioni
di euro».
Laura Guardini
«Interventi dopo i disastri,
siamo piccoli ma non insicuri» Raimondo Balicco è
il sindaco di Mezzoldo, 22 abitanti a 860 metri di quota in
Valbrembana: uno dei Comuni «maglia nera». Ma
non ci sta. «Mi vien da ridere - dice -. E' vero che
l'alluvione dell'87 ha lasciato brutti segni, ma le opere
di ripristino sono in corso. E non abbiamo abitazioni in punti
pericolosi». Ma non avete neppure un piano d'emergenza.
«Non siamo in grado di averlo come singolo Comune. Ma
insieme ad altri, come Comunità montana, abbiamo provveduto».
L. Gua.
Da LA TRIBUNA DI LODI del 1 05
04
Amara, ma motivata, lettera di Carlo Bajoni a Sindaco e Presidente
della Provincia
Silenzio sui lavori della pista ciclabile a protezione dell’argine
dell’Adda
La mancanza di notizie ufficiali ed aggiornamenti sui progetti
dell’argine ex Sicc e sulla pista ciclabile sp 25 ingenera
malumore, malcontento e sfiducia nei confronti delle Istituzioni
da parte degli alluvionati. E’ incredibile ed umiliante
che, cittadini onesti, debbano “elemosinare” opere
per la messa in sicurezza dei loro beni mobili, immobili e
di loro stessi. E’ ancora più incredibile che
notizie sulle prospettive per la protezione della popolazione
si apprendano solo verbalmente in occasione di mobilitazioni
e manifestazioni di protesta. Con amarezza devo constatare
che la collaborazione offerta da questo comitato non ha sortito
alcun risultato concreto, viviamo ancora nell’incertezza
del futuro e nella più totale ignoranza del se, come
e quando queste opere avranno inizio. Pensavo, pensavamo,
di vivere in un paese civile dove, a seguito di un grave evento
calamitoso, aggravato dalla disorganizzazione di parte delle
Istituzioni, si facesse il possibile (anche il più
presto possibile…) per evitare il ripetersi in futuro
che il fiume invada ancora i nostri quartieri. Chiedo una
risposta alla presente, in particolare al primo capoverso,
al più presto possibile e comunque entro i trenta giorni
previsti dalle vigenti leggi. Distinti saluti.
Carlo Bajoni (Comitato Alluvionati Riva Sinistra)
HYPERLINK "mailto:alluvionati.lodi@libero.it" alluvionati.lodi@libero.it
Via Antonio Scotti, 25
26900 Lodi)
Lodi, 22 Aprile 2004
Da IL CITTADINO del 03 05 04
Si terrà il 30 maggio a Lodi, ma il Comitato degli
alluvionati si dice scettico
Adda, un’evacuazione simulata per testare il piano di
emergenza
Il nuovo piano di emergenza del comune di Lodi contro il rischio
alluvioni verrà messo alla prova il 30 maggio, con
una esercitazione di protezione civile nel corso della quale
verrà effettuata anche l’evacuazione simulata
di un centinaio di persone, ricreando le condizioni operative
della terribile esondazione dell’Adda del novembre 2002.
Perplessità sull’iniziativa vengono espresse
dal Comitato alluvionati: «Meglio che niente - commenta
il coordinatore - ma la gente chiede interventi di difesa,
non esercitazioni».
Comune
e Protezione civile proveranno il piano di emergenza con il
trasporto di un centinaio di persone alla Spezzaferri.
Adda in piena, ma è un’esercitazione
Il 30 maggio sarà simulato lo sfollamento di Campo
di Marte
Il 30 maggio sarà tutto come quella notte tra il 26
e il 27 novembre 2002: la piena a 2 metri e 30 centimetri,
la zona di Campo di Marte da sfollare, la scuola media Spezzaferri
attrezzata come dormitorio. A un anno e mezzo di distanza
dalla piena del 2002, palazzo Broletto proverà sul
campo il piano di emergenza comunale con un’esercitazione
di protezione civile. Si svolgerà dalle 7.30 alle 12
di domenica 30 maggio, interesserà la zona di Campo
di Marte e prevederà l’evacuazione, volontaria,
dei cittadini che vorranno collaborare all’esercitazione.
«Non sarà diramata alcuna ordinanza, in quell’occasione
- precisa Francesco Marzorati, assessore comunale alla protezione
civile -. Saranno sfollati i residenti che daranno il proprio
consenso». Allo scopo, l’amministrazione comunale
sta lavorando per organizzare un incontro pubblico, da tenersi
a metà mese (probabilmente venerdì 14 o sabato
15) in un locale messo a disposizione dalla parrocchia del
quartiere dell’Oltreadda. Sono 800, secondo i calcoli
del comune, le persone potenzialmente interessate all’evento.
Per la simulazione, tuttavia, si ipotizza la mobilitazione
di un centinaio di persone, considerati anche i limiti di
spazio della scuola Spezzaferri. L’intera giornata è
ancora in fase di organizzazione e molti particolari sono
da definire. Ieri pomeriggio si è tenuta una riunione,
la seconda dedicata all’esercitazione del 30 maggio,
in municipio. Presente, tra gli altri, anche Alberto Panzera,
coordinatore dei volontari del gruppo di protezione civile
di Lodi. Panzera morde il freno: «Noi siamo pronti da
un anno. Per noi sarà l’occasione per provare
attrezzature, macchinari e ponti radio». Scettico Carlo
Bajoni, coordinatore del comitato alluvionati riva sinistra,
non invitato all’incontro di ieri: «Va bene l’esercitazione.
Meglio fare qualcosa in più che qualcosa in meno, visto
che durante la piena assistemmo a interventi da Ridolini.
Ma non so quale sarà la risposta della gente se non
ci sarà comunicata la data in cui realmente si cominceranno
a costruire le opere di difesa spondale». All’assemblea
con i cittadini farà seguito un altra riunione tra
comune, forze dell’ordine, regione, provincia, prefettura
e altri enti locali per definire gli aspetti operativi. Finora,
di certo, c’è l’apertura e l’utilizzo
della Spezzaferri per il ricovero temporaneo degli sfollati,
mentre difficilmente si chiuderà il ponte urbano come
avvenne il 26 novembre, giorno dell’alluvione, attorno
alle 11. A quell’ora l’Adda era cresciuto di 1
metro e 65 centimetri. La soglia di emergenza, di 2 metri
e 30 centimetri sopra il livello dello zero idrometrico, fu
superata attorno alle 14. Alle 16 le fognature dei quartieri
lungo il corso del fiume cominciavano ad andare in tilt. Il
massimo livello della piena sarebbe stato toccato all’una
del 27 novembre, con l’acqua a 3 metri e 43 centimetri.
Da quel momento avrebbe cominciato a defluire, lasciandosi
dietro case e strade devastate.
Fabrizio Tummolillo
L'ECO
DI BERGAMO 03 05 04
Un canale per unire l'Adda all'Oglio
Permetterà di irrigare la pianura senza sprecare acqua.
E alimenterà due centrali
Un unico canale d'acqua che collega l'Adda all'Oglio? Quello
che sembrava solo un progetto sulla carta è sempre
più reale. Il Consorzio di bonifica della media e bassa
pianura bergamasca (comprende 108 Comuni, con un'area che
si sviluppa dalle Prealpi Orobiche e discende lungo la sponda
sinistra del fiume Adda da una parte e dall'altra lungo la
sponda destra del fiume Oglio, estendendosi fino a sud al
confine di Cremona, per un totale di 625 mila abitanti e 132
mila ditte consorziate) annuncia uno slancio operativo nella
realizzazione di questa enorme opera idrica: a giugno partiranno
i lavori del secondo tratto del canale, dal Serio al Cherio
(il primo dall'Adda al Serio è già stato concluso);
l'opera è stata finanziata con fondi dello Stato per
15 milioni di euro. E, a breve, si partirà per ottenere
i finanziamenti per il terzo tratto, quello dal Cherio all'Oglio
(spesa prevista: 18 milioni di euro), per un costo totale
di 33 milioni di euro. «È molto importante arrivare
al completamento del canale tra l'Adda e l'Oglio. Per diversi
motivi: perché l'intero progetto è innovativo,
essendo studiato in modo tale da non sprecare le risorse idriche,
ripescando, tramite i canali di raccolta, quella che già
viene usata a monte rispetto alla parte finale del percorso
Adda-Oglio. Oltretutto, è “ecologica” l'intera
opera, in quanto non intaccherà le falde acquifere
sotterranee né i pozzi - spiega il presidente del Consorzio
di bonifica della media e bassa pianura bergamasca, Marcello
Moro -. L'idea, come si sa, è quella di portare l'acqua
dell'Adda verso la pianura bergamasca, per uso irriguo, e
di “ripescarla”, con tecniche ingegneristiche
d'avanguardia, lungo il percorso fino all'Oglio, dove viene
in sostanza “restituita”. Un'opera importante,
dal punto di vista ecologico, perché appunto non attingerà
alle falde e ai pozzi, e rispetterà l'equilibrio geologico
del territorio; l'acqua arriverà, per sollevamento
e poi per gravità dall'alto verso il basso, dall'Adda
all'Oglio. Questo significa rispettare la struttura del territorio».
Non solo: ci sarà anche la possibilità di ricavare
energia, da quest'opera idrica. «Già, la novità
sta anche in questo - continua Marcello Moro -. In due punti
il Consorzio di bonifica sta programmando di realizzare due
piccole centrali di produzione di energia elettrica che sfrutteranno
i "salti" dell'acqua. Il primo sarà realizzato
nei pressi di Medolago, proprio dove è stato completato
l'impianto di irrigazione dell'Isola: l'idea è quella
di procedere con l'elaborazione di un progetto esecutivo e
si potrebbe ipotizzare la partenza dei lavori intorno al 2005.
Questo progetto di centrale elettrica ci rende orgogliosi,
perché l'impianto consentirà al Consorzio di
essere autonomo, dal punto di vista dell'energia, in tutta
la zona dell'Isola. E non è poco dal punto di vista
dei costi, e i vantaggi, ovviamente, arriveranno ai consorziati
in termini di risparmio. Il secondo impianto di produzione
di energia elettrica va ipotizzato nella zona dell'Oglio,
con un secondo “salto” d'acqua dal canale, ma
dev'essere prima completato il tratto Cherio-Oglio. Qui, in
sostanza, non dovremmo più dipendere dall'Enel per
l'energia necessaria per raccogliere, incanalare, riportare
in superficie l'acqua». Intanto, il prossimo appuntamento
per il Consorzio è ancora a giugno, e non solo per
l'avvio dei lavori del canale Serio-Cherio. «Già,
a giugno avremo finalmente l'inaugurazione dell'impianto di
irrigazione di tutta l'Isola, che il mondo dell'agricoltura
attendeva da decenni: sarà presente anche il ministro
dei Lavori pubblici, a tagliare il nastro di quest'opera che
è davvero di aiuto. Non solo - aggiunge Moro -, l'obiettivo
è quello di completare finalmente tutto il canale della
Gronda Sud: i lavori risalgono agli anni Ottanta, ed è
ora di porre la parola fine anche sulla realizzazione di quest'impianto».
Intanto, per i consorziati, in questi giorni sono in arrivo
le cartelle per i pagamenti dei contributi al Consorzio: «Sì,
ma per i contribuenti ci sarà una sorpresa: nessuna
spesa folle da sostenere, gli aumenti minimi sono al di sotto
del valore dell'inflazione, quindi sotto il 2% - conclude
il presidente del Consorzio di bonifica -. Spero, comunque,
che il versamento dei contributi non sia visto più
come una “gabella”, dai contribuenti: se si pensa
alle opere che stiamo realizzando, si può capire perché
il versamento delle proprie quote debba essere considerato
un dovere civico».
Carmen Tancredi
Da
IL CITTADINO del 5 05 04
L’amministrazione chiede ai cittadini di progettare
il futuro dell’Isolabella
Un parco pubblico a due passi dal fiume, con alberi, arredi
e un argine capace di difendere le case vicine da possibili
esondazioni e di fare defluire le acque verso la tangenziale
e il comparto non urbanizzato della Selvagreca. Questo dovrebbe
essere il futuro del parco Isolabella, ma per arrivare alla
riqualificazione di quegli 8 ettari più volte piantumati
e in troppe occasioni violati da greggi di pecore, il comune
chiede la collaborazione dei cittadini.Giovedì alle
21, all’oratorio del Borgo, in via Padre Granata, si
terrà un incontro con la partecipazione di Gianpiero
Spinelli, esperto di pianificazione del verde. Progettazione
partecipata del parco Isolabella, questo l’argomento
della serata, rivolta ai residenti della città bassa
e a tutti i lodigiani che arriveranno. Si tratta del secondo
piano inserito nel bilancio sociale partecipativo 2003, che
consente ai cittadini di prendere parte attivamente alla definizione
di particolari argomenti che trovano le risorse nei capitoli
del bilancio comunale (il primo riguarda i percorsi sicuri
attorno alla scuola Don Milani). «L’intenzione
dell’amministrazione comunale - racconta Francesco Marzorati,
assessore all’ecologia - è quella di realizzare
un parco urbano che sia progettato assieme ai cittadini, i
quali potranno contribuire alla definizione delle modalità
di intervento sulle difese spondali e alle loro dimensioni».
A quanto pare di capire, accantonata ormai ogni speranza nei
confronti di Autorità di bacino e dell’Agenzia
per il Po, che ancora non hanno fornito elementi per la definizione
di un piano stralcio relativo alla protezione della città,
il comune pensa di andare avanti per conto proprio. Almeno
per quanto concerne alcune zone, alcuni segmenti delle sponde
del fiume nella sua fase di attraversamento di aree urbanizzate.
«Pensiamo a un terrapieno - aggiunge Marzorati - ma
sappiamo perfettamente che una diga non è sufficiente:
l’argine dovrà essere in grado di “accompagnare”
l’onda di deflusso zone in cui non ci siano ostacoli».
Una difesa spondale, piante, attrezzature per i bambini, questo
diventerà il parco Isolabella, che sarà restituito
ai cittadini.
Adda, Po e Lambro al di sotto dei livelli di guardia, la prefettura
non attiva alcun controllo particolare
La pioggia battente non innalza i fiumi
Per ora non desta alcuna preoccupazione il livello dei fiumi
nel Lodigiano, nonostante il maltempo di questi giorni: Adda,
Po e Lambro sono abbondantemente sotto il livello di guardia,
e non sembrano destinati a salire particolarmente nei prossimi
giorni. In prefettura a Lodi non è dunque scattato
alcun livello di allarme, a differenza di quando accaduto
nelle province della fascia settentrionale della regione Lombardia
caratterizzate da alcune zone montuose. Ieri pomeriggio il
livello dell’Adda a Lodi era a quota meno 0,39 centimetri
rispetto allo zero idrometrico, cresciuto di una quindicina
di centimetri circa rispetto alle dodici ore precedenti; secondo
l’Aipo (Agenzia interregionale Po, che si occupa anche
del monitoraggio degli affluenti del Grande Fiume) nell’ultimo
mese il livello maggiore nel capoluogo di provincia era stato
toccato il 20 aprile a quota meno 0,28, comunque circa 4 metri
in meno rispetto ai livelli toccati nella piena dell’autunno
2002. Tutto tranquillo anche nel basso Lodigiano, dove ieri
alle 16.30 il Po in territorio di San Rocco al Porto segnava
2,69 metri sopra lo zero alla scala idrometrica a Piacenza,
con una crescita di circa 30 centimetri dalla mezzanotte precedente.
Il Grande Fiume aveva sfiorato i 3 metri nella notte tra sabato
1 e domenica 2 maggio, ma anche in questo caso la situazione
non desta preoccupazione: il primo livello di guardia per
il Po scatta ai 6 metri sopra lo zero idrometrico, ed è
opportuno ricordare che in occasione della grande piena dell’ottobre
2000 l’acqua era salita a 10,50 metri. Tutti tranquilli
all’Aipo, nella speranza che nei prossimi giorni non
si verifichino altre perturbazioni cariche di pioggia nell’Italia
nordoccidentale. Si presenta piuttosto gonfio il Lambro nel
territorio lodigiano, con il livello che è tornato
a crescere ieri pomeriggio dopo essere calato nella mattinata.
Si parla comunque di pochi centimetri e come detto in prefettura
a Lodi tutto è tranquillo: non è stato nemmeno
attivato il servizio di monitoraggio dei fiumi, primo atto
di un’eventuale necessità di porre attenzione
alla situazione.
Da
IL CITTADINO del 6 05 04
San Rocco Il Po a 4,5 metri impedisce all’acqua piovana
di defluire attraverso le rogge
Bassa all’asciutto solo con le idrovore
In funzione da due giorni gli impianti del Consorzio Muzza
San Rocco Da oltre 48 ore la Bassa Lodigiana sta lottando
contro il Po. Per effetto delle forti piogge il grande fiume
è salito a quattro metri e mezzo sopra lo zero idrometrico
e tutta l’acqua che arriva a valle dal Lodigiano può
venir scaricata solamente grazie alle 20 idrovore elettromeccaniche,
di potenza compresa tra i 300 e i 500 kilowatt ciascuna, installate
nelle sei centrali della Bonifica Bassa Lodigiana tra San
Rocco, Caselle Landi, Castelnuovo e Maccastorna. Le acque
raccolte in quest’ultimo comune finiscono nell’Adda,
tutte le altre invece vengono riversate nel collettore di
bonifica che poi confluisce nel Po. Se le idrovore non fossero
entrate in funzione, non per colpa delle acque del fiume,
ma piuttosto per quelle che arrivano a valle e non riescono
a defluire, i campi e diversi quartieri di Guardamiglio, San
Rocco, parte di Corno Giovine e San Fiorano sarebbero già
allagate. A sottolineare l’ingente sforzo che stanno
compiendo in questi giorni i tecnici del Consorzio Muzza,
pur in epoca di telecontrollo degli impianti via Internet,
sono il presidente Carlo Gattoni e il direttore Ettore Fanfani,
che aggiunge: «Ecco a cosa serve la tassa di bonifica
che pagano i proprietari di immobili in questi comuni, e che
comunque non copre tutte le spese sostenute». Fino a
120 anni fa, infatti, la Bassa era costellata di terreni acquitrinosi,
con gli edifici costruiti sopra terrapieni. La necessità
di aumentare le coltivazioni portò alla bonifica. Al
Consorzio stanno tenendo d’occhio le previsioni, che
indicano la probabilità di forti piogge per il fine
settimana, dopo una breve tregua che sembra cominciata ieri,
giornata nella quale invece erano attese precipitazioni per
50 millimetri. Fortunatamente sopra i 1.500 metri la temperatura
è tale da far nevicare e mantenere il manto formatosi
nei mesi scorsi, che, sciogliendosi, potrebbe ingrossare ulteriormente
i fiumi. L’ondata di piena del Brembo di ieri mattina
è rimasta contenuta in un metro e 20 centimetri, raggiunti
in 10 ore di crescita, e l’Adda è arrivata a
500 metri cubi al secondo di portata, contro i 2.000 dell’alluvione
del 2002. Il Po comincia a dare problemi sulle isole golenali
quando raggiunge i 5 metri e 20 centimetri, quando arriva
a filo degli argini minori. Nel Duemila il grande fiume raggiunse
i 10 metri sopra lo zero idrometrico. Dal Consorzio, alla
luce di questi dati, rassicurano: «Mediamente dobbiamo
attivare le idrovore tre o quattro volte all’anno -
conclude Fanfani -, ma proprio in momenti come questi chi
paga i bollettini per la bonifica, in media 10 euro per ogni
appartamento, dovrebbe rendersi conto che sono soldi spesi
bene».
Carlo Catena
Da
Lettere al IL CITTADINO del 6 05 04
LODI RISCHIO ALLUVIONE
Difese no, supermercati invece sì
Gentile direttore, so di abusare della sua pazienza, ma le
vorrei raccontare una storiella. In una città lombarda
di circa 40.000 abitanti l’amministrazione comunale,
particolarmente sensibile al fascino dei supermercati, ai
circa 10 grandi e piccoli, da tempo localizzati sul territorio,
accolse ed approvò la richiesta di aggiungerne altri
due: uno a Campo Marte e uno al Pratello, due zone a comprovato
rischio esondazione. Il primo supermercato ebbe l’avallo
di una “mega” perizia, che escludeva ogni pericolo
di alluvione e per il secondo fu dato un accordo con la società
“Immobiliare Saveriana srl”, perché fossero
finanziate le idrovore su due rogge vicine, tali Gaetana e
Gelata: si trattava di erigere delle paratoie con sensori,
vasche, pompe ... La sorte degli abitanti delle due zone interessate
e di altre zone alluvionate nel novembre del 2002 sembrava
non interessasse nessuno, considerato che nulla era stato
fatto né tantomeno si progettava di realizzare in un
futuro prossimo: non argini rafforzati, non regimazione dell’alveo
fluviale, non canali di deflusso, né golene ... Cosi,
nell’autunno del 2004, dopo giorni e giorni di pioggia
incessante, le acque dell’Adda si ingrossarono minacciosamente,
soprattutto dopo che gli “allegroni” di Como,
per salvare la loro piazza Cavour, avevano riversato le acque
del lago nell’Adda e, per non perdere l’appuntamento
con il Brembo, avevano effettuato l’operazione nello
stesso momento in cui l’affluente bergamasco si univa
alle acque abduane. Tutti gli amministratori corsero al vecchio
ponte - non tutti: qualcuno era andato al ristorante - e il
sindaco, impavido sull’argine, discusse animatamente
a lungo con i vigili del fuoco sull’ora e sulla portata
della piena, indispettito che il fiume lo stesse smentendo
al riguardo, cambiando i tempi della massima portata. Ad un
certo punto il sindaco, non riuscendo a risolvere il dilemma
dell’ora e della portata della piena, decise di convocare
la prefetta, con la quale inaugurare per la seconda volta
le chiuse della Gaetana e della Gelata, a beneficio dei giornalisti
e della televisione locale: troppo orgoglioso era di questa
opera alla “Mose”. E le acque crebbero e invasero
la Martinetta, il Capanno («qualche centimetro in più
rispetto alla passata alluvione è poca cosa»
disse il sindaco), Campo Marte, via Cavallotti, la parrocchia
dell’Addolorata... L’ottuagenaria signora Maria
si svegliò di soprassalto sul letto assediato dall’acqua
e con la gola chiusa per il terrore sì sforzò
di chiedere aiuto per sé, per la sua cagnetta e per
il canarino. II signor Gaetano non riuscì a portare
in salvo il suo cucciolo, che, travolto dai ceppi della legnaia,
annegò miseramente. La maestra Ornella uscì
dal suo appartamento invaso da un torrente melmoso, servendosi
di una scala e la famiglia V. ancora una volta vide il muretto
di cinta della sua villa travolto dall’impeto delle
acque. L’alba del giorno seguente si aprì su
una immensa palude formatasi per l’esondazione; nella
quale solo le ristrette zone del supermercato Zoncada e del
supermercato del Pratello erano sgombre dalle acque, simili
alle “insule” del lago Gerundo. Prefettura e comune
decisero allora di trasformare i due edifici in centri di
prima accoglienza per gli alluvionati, ai quali, affluiti
in gran numero, a mò di consolazione, proiettarono
il film “Il ritorno di don Camillo”, con le scene
finali dell’alluvione del Po. Fine della storia.
P.S. Qualcuno, però, riporta una diversa conclusione
della storiella: afferma di aver visto qualche giorno dopo
una gran folla di persone, radunata davanti al palazzo del
Broletto con evidenti intenzioni bellicose!
Annamaria Cecchi Lodi
Da
IL CITTADINO del 7 05 04
Bufera in consiglio su due progetti edilizi: sì al
supermarket a rischio esondazione
Due nuovi insediamenti a due passi dagli argini dell’Adda
sono stati approvati mercoledi sera dal consiglio comunale
di Lodi. Con due distinti provvedimenti è stato dato
disco verde alla costruzione di un supermercato a Campo di
Marte, ed è stato concesso il via alla ristrutturazione
dell’ex Everlasting, in via Defendente, attualmente
di proprietà della Soledil srl. Forza Italia e Rifondazione
Comunista hanno eretto le barricate davanti al provvedimento,
ricordando la tragica alluvione del 2002 e la conformazione
del terreno, ricco di fontanili, che non garantirebbe la sicurezza
delle nuove edificazioni. Il progetto del nuovo supermercato
richiesto dalla famiglia Zoncada, è stato illustrato
dall’assessore all’urbanistica Leonardo Rudelli,
che ha ricordato come il provvedimento – che riguarda
quasi quattromila metri coperti e quasi 12mila complessivi
- sia conforme al piano regolatore cittadino mentre il terreno
è stato reso edificabile nel lontano 1994. Sulla questione
è stato richiesto il parere dell’ingegner Silvio
Rossetti, consulente comunale e redattore del piano di rischio,
che ha confermato che l’insediamento potrebbe essere
soggetto a inondazioni. Anche per la Everlasting Rudelli è
stato esplicito. Sull’area di tremila metri quadrati
sorgerà un complesso di 31 appartamenti e 42 box. Anche
in questo caso Rossetti ha confermato la situazione precedente
l’alluvione e ha indicato in 69 cm la quota di sicurezza.
Il presidente della commissione Territorio Roberto Masticò
pur riconoscendo la validità dei piani di recupero,
ha espresso alcune perplessità nei confronti della
sicurezza degli immobili e ha chiesto – attraverso un
ordine del giorno - all’amministrazione di dotarsi di
uno strumento che impegni la proprietà ad informare
correttamente i cittadini che andranno ad acquistare le nuove
unità abitative, sapendo che l’area è
a rischio di esondazione. Il centrosinistra si è schierato
a favore dei due provvedimenti. Italo Comacchio ha motivato
il punto di vista della Quercia sulla necessità dei
due provvedimenti. «Col recupero ci libereremo di un
rudere». Sulla stessa falsariga anche la Margherita
(con Felisi e Monforte) anche se a ridosso della votazione
sull’Everlasting Marco Zaninelli ha chiesto la sospensione
del consiglio per ulteriori approfondimenti. Alla ripresa
è parso convinto e ha votato col suo gruppo a favore
del recupero. Forza Italia e Rifondazione Comunista, per una
volta sulla stessa lunghezza d’onda, hanno invece ferocemente
contestato i due piani. Il capogruppo degli azzurri Giuseppe
Bruschi si è lamentato del supermercato: «La
zona ha altro genere di priorità, in fondo già
esistono punti vendita nel quartiere, mentre manca la rete
fognaria». Gli ha fatto eco Giò Gozzi: «Le
difese spondali dovrebbero essere poste a carico dei committenti».
Su Everlasting, stesso fuoco di fila di Forza Italia. Per
Bruschi: «Dobbiamo costruire oltre l’altezza di
sicurezza, così non si proteggono i cittadini. Non
siamo contrari agli insediamenti dei privati, ma purtroppo
il piano di rischio non è ancora ben definito, ed i
pericoli per gli insediamenti sono ancora molto alti».
Anche Pierpaolo Ceresa ha criticato i due provvedimenti: «Nessuna
costruzione sotto i limiti di sicurezza!». Vittorio
Sala ha invece chiesto delucidazioni in merito alle consulenze
dell’ing. Rossetti, mentre Luigi Anelli ha ricordato
un ordine del giorno approvato subito dopo l’alluvione
col quale ci si impegnava a non edificare nelle zone interessate
dall’evento alluvionale. Pietro Cavalli di Rifondazione
Comunista si è dichiarato «fortemente perplesso»
per il nuovo supermercato e contrario al recupero di via Defendente
in quanto si tratta «di un’operazione che non
è utile alla città». In merito al supermercato
Cavalli ha poi letto una relazione redatta dallo studio Paoletti
nel 1999 nella quale si affermavano i pericoli di una edificazione
nella zona di Campo di Marte, per la presenza di fontanili,
e per la mancanza di sicurezza per via delle possibili esondazioni
del fiume. Franco Pinchiroli ha ricordato invece la situazione
dei campi di calcio della Madonnina e di Selvagreca.
Daniele Acconci
Piove
ma l’assessore è tranquillo: «Nessun allarme»
Piove da alcuni giorni e il pensiero di coloro che hanno vissuto
quel tragico 26 novembre 2002 corre subito all’Adda
che lambisce minacciosamente gli argini e tracima. Quando
Franco Pinchiroli ha presentato la sua interrogazione (peraltro
protocollata il 30 settembre 2003) in merito alle barriere
mobili, alle difese spondali e ai sacchi di sabbia come difesa
dall’acqua straripante dell’Adda, a molti è
corso un brivido per la schiena e tanti sono corsi a toccare
amuleti. Pinchiroli, attualizzando la sua interrogazione,
ha quindi chiesto: Ci sono pericoli di nuove inondazioni?
Francesco Marzorati, assessore all’ecologia, è
stato perentorio e ha tranquillizzato tutti: «La prefettura
non ci ha allertato, non c’è nessun preallarme,
la pioggia dovrebbe cessare entro le prossime 48 ore».
In merito alle difese: «Nè l’Aipo, nè
l’autorità di bacino hanno fatto gli studi necessari
sull’intera asta del fiume - ha affermato Marzorati
-, tuttavia il comune ha depositato negli uffici lodigiani
della regione uno studio di fattibilità sulle difese
spondali nella zona adiacente il ponte. Il progetto prevede
difese spondali con l’utilizzo di barriere mobili solo
in corrispondenza di via Mattei. I sacchetti di sabbia servono
solo per difese estemporanee, perché maneggevoli e
efficaci». Critico Pinchiroli: «Allora avremo
delle difese contro le alluvioni non prima del 2010»….
Da
Lettere al IL CITTADINO del 7 05 04
FIUME ADDA Abbassare la Briglia dopo il ponte
Com'è noto, questo Comitato, memore dell'alluvione
2002, sta promuovendo un'azione di iniziativa popolare - fatta
di studi, pareri e proposte - al fine di prevenire altri eventi
disastrosi. Di fronte a 18 mesi d'immobilismo dei tanti Organi
ufficiali - dei quali peraltro non si conosce ancora bene
chi ha la competenza e la responsabilità di certe decisioni
- abbiamo studiato il problema esondazione del fiume Adda,
ed avanzato una proposta tecnica risolutiva, indicando alcuni
interventi indispensabili: l'abbassamento della briglia a
valle del ponte cittadino e l'adeguamento della sezione di
deflusso lungo il tratto d'Adda tra Cassano e la confluenza
con il Po. Il tutto al fine di eliminare ogni rischio d'esondazione,
in caso di piena come quella del 2002. In perfetta coerenza
con questa proposta, abbiamo anche suggerito al sindaco di
Lodi, con richiesta di moratoria, l'opportunità di
sospendere gli interventi relativi alle chiuse previste in
zona Pratello, evidenziando il fatto che, qualora venisse
deciso l'abbassamento dell'Adda, quegli interventi risulterebbero
superflui. Il tutto quindi in uno spirito di costruttiva collaborazione
con le istituzioni, e con l'attenzione rivolta anche al buon
utilizzo delle pubbliche risorse. A distanza di 50 giorni
dalla nostra proposta, dobbiamo costatare il sostanziale silenzio
da parte degli Organi a vario livello competenti (?). Ma nonostante
il nostro rinnovato allarme, il generale immobilismo persiste:
imperterrito e impassibile. Registriamo, inoltre, da parte
del sindaco Ferrari e della sua giunta, una serie di dichiarazioni
e decisioni contraddittorie e per niente tranquillizzanti.
Con lettera del 19 aprile il sindaco c'informa che la nostra
proposta "è stata consegnata al tavolo tecnico
convocato in sede regionale, cui spetta la decisione degli
interventi da eseguire". Sulla stampa del 28 aprile apprendiamo
poi che la giunta comunale ha approvato il progetto e l'avvio
dei lavori relativi alle chiuse sui canali in zona Pratello,
dimostrando un beffardo menefreghismo sia della nostra proposta
che della prossima decisione regionale da lui stesso annunciata,
ed anche della nostra richiesta di moratoria. Apprendiamo,
infine, dalla stampa del 29 aprile, che la stessa Giunta Ferrari
ha già presentato, a Regione Provincia e Prefettura,
un "piano comunale anti-alluvione" che conferma
in parte la necessità, da noi proposta, di abbassare
la briglia, ma poi avanza la proposta di ampliare il ponte
urbano, con l'apertura di una nuova arcata, con l'evidente
scopo di aumentare la sezione di deflusso. Ci opponiamo decisamente
all'idea di manomettere, e tanto meno di ampliare, il ponte
urbano di Lodi per il semplice fatto che lo riteniamo superfluo
ed inutile sotto l'aspetto idraulico: basti dire che l'aumento
di sezione utile di deflusso - che si otterrebbe con l'aggiunta
di una nuova arcata - lo si può ottenere abbassando
di soli trenta centimetri la quota di scorrimento sotto il
ponte stesso, compreso la quota della briglia a valle; quanto
alla larghezza dell'alveo, va notato che questo, in corrispondenza
del ponte, è già molto più largo (forse
il doppio) che lungo i tratti di monte e di valle. L'altra
dichiarazione assurda, riportata dalla stampa, è quella
dell'assessore Marzorati, secondo il quale "il letto
del fiume non va dragato, perché in questi anni si
è già abbassato naturalmente" (?). Vorremmo
intanto sapere dall'assessore in conformità a quali
ragionamenti, studi o sogni viene fuori una simile dichiarazione,
e poi invitarlo a fare insieme a noi una verifica sui luoghi,
in modo da fare chiarezza una volta per tutte sulla fandonia
pseudo-ambientalista, del fantomatico abbassamento degli alvei.
Di fronte a siffatte stravaganti divagazioni e perdite di
tempo, viene il dubbio che il sindaco Ferrari e la sua giunta
abbiano del tutto dimenticato ciò che è successo
nel 2002. Noi altri alluvionati invece abbiamo ben vivo quel
ricordo, viviamo nell'incubo di quell'evento e nella lucida
consapevolezza che un evento simile può ripetersi,
non escluso entro quest'anno, ed in modo ancor più
disastroso. Abbiamo l'esatta cognizione dell'estrema gravità
del pericolo che incombe sulle nostre famiglie, sui nostri
figli. Non possiamo perciò tollerare altre perdite
di tempo. Gli interventi indicati nella nostra proposta non
richiedono grandi spese, non comportano complesse elaborazioni
progettuali e perciò potrebbero avere inizio già
nei prossimi mesi estivi: periodo di magra del fiume e quindi
favorevole all'esecuzione dei lavori. Insistiamo pertanto
che tali interventi siano decisi e definiti nel dettaglio
con la massima urgenza, per poterne avviare i lavori entro
l'estate prossima: iniziando magari dall'abbassamento della
briglia, poiché è condiviso dall'Autorità
comunale. Questo è l'obiettivo che intendiamo perseguire
con tenacia, convinzione e senza perdere altro tempo. E' un
obiettivo oggettivamente possibile, sia sotto l'aspetto tecnico
che economico. Possiamo però sperare nel buon esito
solo se la nostra azione è condivisa da un gran numero
di cittadini e sostenuta da una larga partecipazione. Teniamo
a precisare che il problema, che intendiamo affrontare e risolvere
riguarda non solo la Città di Lodi, ma tutti i comuni
rivieraschi dell'Adda, da Cassano al Po. Da qui nasce il presente
appello, che rivolgiamo a tutti i cittadini interessati, ex
e potenziali alluvionati del Lodigiano, affinché partecipino
a questa nostra iniziativa. La nostra è un'azione civile
e democratica e perciò invochiamo e speriamo in un'ampia
partecipazione dei Sindaci. Contiamo sulla loro sensibilità
verso un problema vitale che assilla intere popolazioni. Invochiamo
l'aiuto dei Tecnici, liberi professionisti, che operano nel
nostro territorio, dai quali ci attendiamo un autorevole contributo
a questo dibattito, in un confronto concreto su fatti, proposte
e situazioni reali, e non su opinioni infondate o astratte
divagazioni. Non abbiamo altro tempo da perdere. Con il presente
appello vogliamo richiamare l'attenzione di tutti, con l'invito
a riflettere sulla situazione di pericolo che incombe sul
nostro territorio, a ricordare quello che è già
accaduto ed a costatare che, a distanza di 18 mesi, siamo
in quelle stesse condizioni, per cui potrebbe accadere di
nuovo ed in modo peggiore. V'invitiamo ad esaminare la nostra
proposta, a valutarla, a discuterla con noi, a modificarla
se occorre, ed infine a sostenerla con forza, affinché
sia presa, in tempi brevi, una decisione. Non permettiamo
di consumare altro tempo sulla nostra pelle e sulla testa
dei nostri figli. Per discutere insieme con voi tutti di questo
problema, abbiamo in programma la convocazione di una pubblica
assemblea: da tenere a breve, ed in luogo da decidere. V'informeremo
per tempo, contando sin da ora in un'ampia partecipazione.
Domenico Ossino
Presidente C.Al.Lo Onlus
HYPERLINK "mailto:c.al.lo@tin.it" c.al.lo@tin.it
Da
IL GIORNO del 7 05 04
COMUNE Anche Rifondazione è contraria ai piani per
Campo marte ed ex Everlasting
Progetti, un sì che fa acqua
POLEMICA Nuove case e negozi in una zona a rischio d'esondazione
LODI - Approvazione in consiglio comunale, ma con una maggioranza
risicata e un secco no di Rifondazione, per i progetti del
nuovo supermercato nell'Oltre Adda e del recupero dell'ex
Everlasting, tra via Defendente e il lungo fiume. Secondo
Rifondazione e l'opposizione (al momento del voto erano presenti
in aula i rappresentanti di Forza Italia e Alleanza Nazionale,
nessuno della Lega) il centrosinistra ha approvato interventi
residenziali e commerciali in una zona ad alto rischio, la
stessa dove, non più tardi del novembre 2002, l'Adda
aveva tracimato mettendo in ginocchio la città. Ancora
una volta la maggioranza ha giustificato la decisione con
obblighi di legge. Ma fra i perplessi si è inserito
anche il coordinatore della Margherita Marco Zaninelli, che
ha chiesto una sospensione della seduta e solo successivamente
ha votato a sostegno dei provvedimenti. A Campo Marte si è
dato dunque il via libera alla costruzione di un supermercato
di 2.500 metri quadrati fra la provinciale per Crema, l'ex
statale Bergamina per Riolo e il nuovo tracciato della tangenziale.
«La superficie coperta - ha sottolineato Piero Cavalli
di Rifondazione - sarà però di 10 mila metriquadri
in una zona che prima si riteneva sicura e che ora invece
risulta, nella revisione del piano idrogeologico, ad alto
rischio esondazione. Inoltre un'indagine dello studio Paoletti
del '99 chiarisce che si tratta di area di fontanili. Una
collocazione inopportuna». Giuseppe Bruschi, - capogruppo
di Forza Italia, ha contestato le affermazioni del diessino
Italo Comacchio sulla necessità di un supermercato
nella zona, mentre il forzista Giò Gozzi aveva chiesto
che almeno il Comune si tutelasse, facendo sottoscrivere una
liberatoria dal privato: un paracadute in caso di eventuali
richieste di risarcimento danni. «Quell'area - ha replicato
l'assessore all'Urbanistica Leonardo Rudelli - è commerciale
dal '94: non potevamo negare un diritto sancito da dieci anni».
Il provvedimento è dunque passato, con 18 voti a favore
e 9 contro. Nell'ex fabbrica di materassi dell'Everlasting,
tra via Defendente e il fiume, è invece prevista la
realizzazione di 31 appartamenti, con cantine e box (17 sì
e 10 no). Il piano di assetto idrogeologico prevede la quota
di edificazione a 69 metri sopra il livello del mare e, spiega
l'assessore Rudelli, tale indicazione è rispettata
per quanto riguarda i locali abitabili in senso stretto. «Non
così obietta Cavalli - per le auto nei box e le cantine.
Le difficoltà in prospettiva potrebbero essere enormi.
Noi siamo solitamente favorevoli ai recuperi edilizi: ma in
questo caso, davvero, non ne vale la pena». Forza Italia
ha chiesto anche in questo caso qualche garanzia aggiuntiva.
E Roberto Masticò, che guida la Commissione territorio,
ha ottenuto alla fine l'approvazione di un documento con cui
la Soledil sarà impegnata a spostare l'ingresso da
via Defendente alla piarda Ferrari, ad arretrare di un metro
su via Defendente per ampliare il marciapiede. E, aspetto
su cui i forzisti hanno insistito, ad informare i futuri acquirenti
del rischio.
Di LAURA DE BENEDETTI
Da
IL CITTADINO del 10 05 04
Esperti al capezzale del clima lodigiano, un convegno Wwf
sull’emergenza caldo
Come sarà l’estate del 2004? Il Lodigiano sarà
ancora soffocato dalla siccità dell’anno scorso?
Quali saranno i rischi per l’agricoltura, per l’approvvigionamento
idrico, per gli anziani? Se ne parlerà durante un convegno
organizzato dal Wwf della sezione Alto Lodigiano per domenica
16 maggio nella sala espositiva della Bipielle City. Un incontro
che affronterà l’argomento allargandolo al più
ampio contesto dei cambiamenti climatici, causati dall’effetto
serra, che stanno interessando l’intero pianeta. Ad
affrontare l’argomento, la sezione dell’associazione
ambientalista, guidata da Loredana Migliore, ha chiamato a
raccolta tecnici ed esperti. Particolarmente interessante
sarà l’intervento dell’ingegnere Ettore
Fanfani, direttore del Consorzio di bonifica Muzza e Basso
Lodigiano, in prima linea durante l’emergenza idrica
dell’estate 2003. In quelle lunghissime settimane di
siccità il Consorzio si trovò impegnato sul
duplice fronte di garantire i livelli d’acqua minimi
per l’irrigazione dei campi lodigiani e per il raffreddamento
della centrale Endesa di Tavazzano. Prima di Fanfani parlerà
Luca Mercalli, presidente della società italiana meteorologia
diventato un volto noto al pubblico televisivo per la partecipazione
alla trasmissione “Che tempo che fa” con Fabio
Fazio, su Rai 3. Di seguito interverrà Andrea Masullo,
responsabile delle campagne clima ed energia del Wwf Italia.
Prenderà poi la parola Marco Caldiroli, di Medicina
Democratica, responsabile del Centro per la salute di Castellanza
intitolato a Giulio Maccacaro, il medico epidemiologo lodigiano
(nato a Codogno nel 1924, è scomparso il 1977) tra
i fondatori proprio di Medicina Democratica. Di seguito il
dibattito, moderato da Migliore. L’incontro inizierà
alle 14.30, nel salone della nuova sede della Banca Popolare
in via Polenghi Lombardo 13. All’assemblea sono stati
invitati i sindaci del territorio, le associazioni degli agricoltori
e gli amministratori di Azienda ospedaliera e Azienda sanitaria
locale. Con i vertici di Ao e Asl si discuterà dei
problemi che il caldo causa ad anziani e malati: «Come
lo affronteremo nei prossimi anni? - chiede Migliore - Abbiamo
sofferto tutti, ma come possiamo aiutare i più deboli?
Quali consigli possiamo dare affinchè bambini e anziani
si proteggano? Le strutture lodigiane saranno pronte? Quali
azioni preventive stanno mettendo in campo per accogliere
e gestire quella che prospettiamo una nuova emergenza?».
F. T.
Da
HYPERLINK "http://www.inalessandria.it" www.inalessandria.it
del 10 05 04
Ecco come agisce l'amministrazione di Lodi
Domenico Ossino, Presidente Comitato Alluvionati Lodi onlus
ha inviato una nota inerente alla Protezione Civile, dove
evidenzia come agisce l'amministrazione di Lodi. Si tratta
di un tema sicuramente rilevante. Pubblichiamo di seguito
la lettera che potrebbe anche diventare uno spunto di cronaca
su questo tema.
Non aspiravo a tanta solerzia da parte dell’amministrazione
comunale. Di fatto dopo la pubblicazione della mia lettera
su questo quotidiano in data 27 aprile "Il dibattito
- Alluvionati, dimenticati e ora beffati", il 28, l’assessore
Marzorati convoca tutte le parti in campo (anche il C.Al.Lo),
con una nota titolata "esercitazione di protezione civile
- Campo di Marte 2004", da tenersi il 30 maggio prossimo.
In seguito sulla stampa ho letto che lunedì 2 maggio,
l’assessore Marzorati aveva indetto una riunione con
tutti i soggetti destinatari della sua lettera, tranne il
mio comitato e quello dell’Oltre Adda. Premesso che
la responsabilità per la salute della propria popolazione
e la salvaguardia delle infrastrutture produttive e residenziali
di ogni comune è in capo al Sindaco e che pertanto
ha il diritto - dovere di effettuare tutte le attività
che ritiene opportune a raggiungere i sopraelencati scopi,
debbo dire che da anni esistono delle linee guida, delle procedure,
dei suggerimenti che il Dipartimento di Protezione Civile
della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha raccolto in
una direttiva dal nome roboante "Metodo Augustus"
e pubblicata nel lontano 1997, che riprende una direttiva
firmata dall’allora sottosegretario Barberi, onde aiutare
tutti gli enti coinvolti dal sistema Protezione Civile a predisporre
i propri piani di emergenza. Nel Metodo AUGUSTUS, le esercitazioni
sono ritenute un passaggio indispensabile per ogni pianificazione
che si rispetti, ma per ottenere i risultati sperati vanno
organizzate secondo criteri ben precisi. Spesso si tende a
chiamare esercitazioni quelle attività che rientrano
nel campo specifico dell’addestramento. Per fare un
esempio in chiave militare, quando i soldati vanno al poligono
a sparare, eseguono un addestramento, quando provano a smontare
e rimontare un fucile, eseguono un addestramento, ma quando
in uno scenario particolare, insieme con altre componenti
dell’esercito e con la presenza d’ispettori qualificati,
al soldato è dato l’ordine improvviso ed inaspettato
di smontare il fucile, rimontarlo e poi sparare questa è
una "esercitazion". I metodi e le linee guida richiamate
sopra, specificano chiaramente che ogni pezzo del piano, dopo
valido addestramento, va testato prima con esercitazioni per
posti comando, ovvero esercitazioni che coinvolgono solo le
persone che saranno chiamate a sviluppare l’intervento.
Queste esercitazioni spesso eseguite solo sulla carta servono
ad evidenziare le incongruità che spesso, ogni prima
stesura di piano d’emergenza, porta con sé. Dopo
aver fatto le opportune correzioni ed aver superato le esercitazioni
per posti comando, i metodi prevedono le esercitazioni reali
che per primo coinvolgono le persone tenute ad attuare i piani
(volontari, dipendenti, ecc.) e solo dopo aver verificato
tutto ciò, ci si lancia in esercitazioni che coinvolgano
anche gli esterni (popolazione civile, fornitori di risorse,
infrastrutture private ecc.). Le esercitazioni definite di
terzo livello (quella che vuol fare l’assessore), sono
quelle più realistiche e che producono più informazioni
e correttivi. Purtroppo in Italia le esercitazioni di terzo
livello sono considerate più delle manifestazioni ad
uso propaganda, che non dei veri e propri esami finali di
un piano, dove il candidato DEVE essere promosso perché
è bravo e non perché spettacolare. Al fine di
rendere chiaro il messaggio di quanto sopra riportato, ecco
in sintesi brevi passaggi dalla Direttiva della Presidenza
del Consiglio dei Ministri, inviata a tutti i Comuni nel dicembre
1997:
Allegato F - Caratteristiche ed organizzazione delle esercitazioni
di protezione civile ...omissis...
3. In particolare esse, secondo gli organi coinvolti si suddividono
in:
a)esercitazioni per posti comando, quando coinvolgono unicamente
gli organi direttivi e le reti di comunicazioni;
b)esercitazioni operative quando coinvolgono solo le strutture
operative (VVF, Forze Armate, Volontariato Gruppi comunali
ecc.) con l’obiettivo specifico di saggiarne la reattività
o l’uso delle attrezzature tecniche d’intervento;
c) esercitazioni miste, quando sono coinvolti uomini e mezzi
d’amministrazioni ed enti diversi;
d) esercitazioni dimostrative d’uomini e mezzi che hanno
la finalità insita nella denominazione.
4. I criteri essenziali che devono sovrintendere all’organizzazione
e alla condotta delle esercitazioni, sono: ...omissis....
Una conseguente oculata ed economica scelta del tipo d’esercitazione
da organizzare (se si vuole sperimentare procedure è
inutile coinvolgere forze in campo, sarà più
idonea l’esercitazione per posti comando). ... omissis....
Normalmente per esercitazioni come questa pensata dalla nostra
amministrazione, sono necessari almeno sei mesi di preparazione.
Questi ovviamente sono spunti di discussione, come scritto
in premessa, ogni Sindaco può fare quello che vuole.
Dopo aver letto la parte del piano d’emergenza che ci
avete inviato ed in riferimento a quanto disposto dalla legislazione,
durante l’assemblea dell’11 marzo, affermai che
il piano, avesse nell’Allegato Elenchi, molti numeri
telefonici, necessari in caso d’emergenza, errati. Nel
più ampio spirito di collaborazione finalizzato alla
tutela dei cittadini e del territorio lodigiano, segnalo che
altri punti possono meritare un ulteriore approfondimento
(se dopo l’approvazione del 2 dicembre 2003, non è
stato modificato).
Domenico Ossino - Presidente C.Al.Lo Onlus
HYPERLINK "mailto:c.al.lo@tin.it" c.al.lo@tin.it
Da
IL CITTADINO del 11 05 04
Contestata l’esercitazione del 30 maggio a Campo Marte
Alluvionati perplessi «Evacuazione inutile»
«Un’esercitazione ad uso di propaganda»:
Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati di Lodi
boccia così la simulazione di una piena che l’amministrazione
comunale sta organizzando per domenica 30 maggio, con l’evacuazione
di un centinaio di persone da Campo di Marte. «Per iniziative
del genere occorrono almeno sei mesi di programmazione - commenta
Ossino -. Invece quest’amministrazione mette in piedi
in così poco tempo un’esercitazione del genere
mentre al piano di emergenza è tuttora allegato un
elenco di numeri telefonici con numerosi errori». Francesco
Marzorati, assessore comunale alla protezione civile, taglia
corto: «Ossino - è la replica - si preoccupi
della fabbrica in cui lavora (la Polenghi, ndr) che rischia
di chiudere. Ormai è in politica, faccia pure la sua
campagna elettorale». Tra il Comitato degli alluvionati
guidati da Ossino e palazzo Broletto, dunque, la tensione
resta alta. La simulazione di domenica 30 maggio è
stata organizzata dall'amministrazione comunale per provare
lo sfollamento di un centinaio di persone dall’area
di Campo di Marte, tra le più martoriate dalla piena
del novembre 2003. Marzorati la presenterà ai residenti
del quartiere nel corso di un’assemblea pubblica che
si terrà venerdì 14 maggio, inizio alle 21,
nel salone della scuola materna di Campo di Marte. «Informeremo
i cittadini su che fare durante la simulazione - spiega Marzorati
-. Domenica 30 maggio presupporremo una fase di emergenza
come quella dell’alluvione di novembre, con l’evacuazione,
in forma concordata, di chi vorrà collaborare in forma
volontaria». L’intera esercitazione durerà
dalle 7.30 alle 12.30 per i soggetti operativi: tecnici comunali,
Protezione civile, Croce rossa, polizia locale, operatori
del 118. L’evacuazione inizierà alle 9, quando
una pattuglia della polizia locale entrerà nelle vie
di Campo di Marte annunciando l’inizio delle operazioni
con l’altoparlante. A quel punto prenderà il
via il trasporto dei cittadini con gli scuolabus alla scuola
Spezzaferri, che, come nel novembre 2002, tornerà ad
essere un centro di prima accoglienza allestito dalla Croce
rossa. Al termine, gli stessi scuolabus riporteranno a casa
i partecipanti alla simulazione. Non ci sarà alcuna
chiusura del ponte sulla tangenziale, come avvenne allora,
ma tutti i mezzi utilizzeranno comunque quello della tangenziale.
F. T.
Da
IL CITTADINO del 13 05 04
Sulle rive dell’Adda raccolte decine di interviste tra
gli automobilisti indignati
Bertonico, lo scandalo del ponte finisce in tv a “Striscia
la notizia”
Pare siano stati il vicesindaco di Castiglione d’Adda
Alfredo Ferrari e l’onorevole Andrea Gibelli, ambedue
leghisti, a ottenere la presenza della seguitissima troupe
televisiva di Striscia la notizia. E così una bufera
di simpatia e di indignazione si è abbattuta sul ponte
di Bertonico ieri mattina, quando quelli del telegiornale
satirico di Canale 5 sono giunti nella Bassa per testimoniare
lo “scandalo” di un’opera bloccata a una
passo dalla conclusione. Le riprese sono durate fino al pomeriggio
inoltrato, sono state raccolte decine e decine di interviste.
Il servizio televisivo dovrebbe andare in onda già
questa sera.
Bertonico Momenti di pura comicità con Annamaria Barbera,
ma anche la rabbia degli automobilisti fermi in coda
Il ponte dell’Adda in onda su Striscia
Arriva Sconsy con una troupe e denuncia i ritardi del viadotto
Bertonico Una bufera di simpatia e di indignazione si è
abbattuta sul ponte di Bertonico. Ieri mattina, una troupe
di “Striscia la notizia”, il telegiornale satirico
di Canale 5, è giunta nella Bassa per testimoniare
lo “scandalo” di un’opera bloccata ormai
a una passo dalla conclusione a causa del fallimento della
ditta appaltatrice, la Coop Costruttori di Argenta. Il servizio,
che dovrebbe andare in onda già questa sera, avrà
come protagonista Annamaria Barbera, in arte Sconsy, l’irresistibile
comica lanciata dopo anni di gavetta dallo Zelig e adesso
approdata al programma di Ricci. Sconsy è arrivata
verso le 13 sul vecchio bailey, dopo essere stata in un bar
di Castiglione d’Adda a raccogliere qualche parere su
questa opera infinita, in compagnia del suo body-guard, Clyde,
il nome vero è Luca Maria Todini, a bordo di una Smart
nera. Via subito alle interviste agli automobilisti fermi
in coda ad attendere il verde per transitare sul ponte militare
a un senso di marcia, una situazione questa che si ripete
ormai da una decina d’anni a questa parte dopo il crollo
del vecchio viadotto. La presenza di Sconsy ha ovviamente
attirato l’attenzione di molte persone. Ne sono nati
momenti di pura comicità. Per passare dalla sponda
lodigiana a quella cremasca, Sconsy ha fermato un camioncino
di muratori di Castiglione e si è messa a sedere sul
cassone posteriore in compagnia della sua “spalla”
e di un giovane lavoratore romeno. «Su questo ponte
si balla proprio» ha detto Sconsy durante la difficile
traversata che ha inevitabilmente provocato lunghe code. Ma
questa volta chi era in attesa non si è affatto arrabbiato.
«Ciao Sconsy, sei grande» le ha detto una giovane
donna che fa questa strada tutti i giorni per andare al lavoro.
«Meno male che sei arrivata tu a denunciare questo schifo»
ha urlato un giovane passando in macchina. Tra un’intervista
e l’altra, la soubrette ha trovato il tempo di farsi
dare passaggio da un pullman di linea della Line, diretto
a Casale. «Aspettiamo almeno venti minuti per avere
il semaforo verde e poi dobbiamo sbrigarci a passare»
racconta Rosolino, alla guida del bus pieno di studenti diretti
verso casa. Le riprese sono durate fino al pomeriggio inoltrato.
Sono state raccolte decine e decine di interviste ma soltanto
poche finiranno nel servizio che verrà messo in onda.
E ricorderà sicuramente questa giornata Giambattista
Lombardini, pensionato, di Castiglione arrivato sul ponte
con la sua vecchia Vespa: Sconsy è salita in sella
allo scooter, inscenando una gag con Clyde, che la inseguiva
con dei fiori in mano. Si è invece fatto prendere dalla
rabbia Genesio Stanga, cremasco con attività a Castiglione
d’Adda, che se l’è presa con i politici
colpevoli di aver creato questa situazione. «Il ponte
nuovo è lì in esposizione» ha sentenziato
davanti alle telecamere Giuseppe Zucchelli. «Il mio
percorso per andare al lavoro si allunga almeno di una decina
di chilometri» ha osservato invece Carlo, 34 anni, di
Casalpusterlengo. Manuel, 30enne di Bergamo, si è invece
ormai rassegnato: «Questa attesa al semaforo permette
alla gente che lavora di riposarsi un po’». Niente
spazio invece per i politici. Nessuna intervista, perché
è in corso la campagna elettorale, tiene giustamente
a precisare Mario Molinari, il giornalista di Striscia che
ha curato il servizio assieme agli operatori Simone e Angelo.
Il merito dell’iniziativa dell’arrivo di Striscia
di notizia è tuttavia da attribuire al vicesindaco
leghista di Castiglione d’Adda Alfredo Ferrari e dell’onorevole
Andrea Gibelli che hanno scritto alla redazione della trasmissione
di Canale 5 illustrando quella che ormai in molti non stentano
a definire come la “tipica telenovela all’italiana”.
Insomma, «siamo stati spiegati?».
Cristiano Brandazzi
Da
Lettere al IL CITTADINO del 13 05 04
PROTEZIONE CIVILE
I giusti criteri per organizzare le esercitazioni
Non aspiravo a tanta solerzia da parte dell’amministrazione
comunale. Di fatto dopo la pubblicazione della mia lettera
su questo quotidiano in data 27 aprile “Il dibattito
- Alluvionati, dimenticati e ora beffati”, il 28, l’assessore
Marzorati convoca tutte le parti in campo (anche il C.Al.Lo),
con una nota titolata “esercitazione di protezione civile
– Campo di Marte 2004 –“, da tenersi il
30 maggio prossimo. In seguito sulla stampa ho letto che lunedì
2 maggio, l’assessore Marzorati aveva indetto una riunione
con tutti i soggetti destinatari della sua lettera, tranne
il mio comitato e quello dell’Oltre Adda. Premesso che
la responsabilità per la salute della propria popolazione
e la salvaguardia delle infrastrutture produttive e residenziali
di ogni comune è in capo al Sindaco e che pertanto
ha il diritto - dovere di effettuare tutte le attività
che ritiene opportune a raggiungere i sopraelencati scopi,
debbo dire che da anni esistono delle linee guida, delle procedure,
dei suggerimenti che il Dipartimento di Protezione Civile
della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha raccolto in
una direttiva dal nome roboante “Metodo Augustus”
e pubblicata nel lontano 1997, che riprende una direttiva
firmata dall’allora sottosegretario Barberi, onde aiutare
tutti gli enti coinvolti dal sistema Protezione Civile a predisporre
i propri piani di emergenza. Nel Metodo AUGUSTUS, le esercitazioni
sono ritenute un passaggio indispensabile per ogni pianificazione
che si rispetti, ma per ottenere i risultati sperati vanno
organizzate secondo criteri ben precisi. Spesso si tende a
chiamare esercitazioni quelle attività che rientrano
nel campo specifico dell’addestramento. Per fare un
esempio in chiave militare, quando i soldati vanno al poligono
a sparare, eseguono un addestramento, quando provano a smontare
e rimontare un fucile, eseguono un addestramento, ma quando
in uno scenario particolare, insieme con altre componenti
dell’esercito e con la presenza d’ispettori qualificati,
al soldato è dato l’ordine improvviso ed inaspettato
di smontare il fucile, rimontarlo e poi sparare questa è
una “esercitazione”. I metodi e le linee guida
richiamate sopra, specificano chiaramente che ogni pezzo del
piano, dopo valido addestramento, va testato prima con esercitazioni
per posti comando, ovvero esercitazioni che coinvolgono solo
le persone che saranno chiamate a sviluppare l’intervento.
Queste esercitazioni spesso eseguite solo sulla carta servono
ad evidenziare le incongruità che spesso, ogni prima
stesura di piano d’emergenza, porta con sé. Dopo
aver fatto le opportune correzioni ed aver superato le esercitazioni
per posti comando, i metodi prevedono le esercitazioni reali
che per primo coinvolgono le persone tenute ad attuare i piani
(volontari, dipendenti, ecc.) e solo dopo aver verificato
tutto ciò, ci si lancia in esercitazioni che coinvolgano
anche gli esterni (popolazione civile, fornitori di risorse,
infrastrutture private ecc.). Le esercitazioni definite di
terzo livello (quella che vuol fare l’assessore), sono
quelle più realistiche e che producono più informazioni
e correttivi. Purtroppo in Italia le esercitazioni di terzo
livello sono considerate più delle manifestazioni ad
uso “propaganda”, che non dei veri e propri esami
finali di un piano, dove il candidato DEVE essere promosso
perché è bravo e non perché spettacolare.
Al fine di rendere chiaro il messaggio di quanto sopra riportato,
ecco in sintesi brevi passaggi dalla Direttiva della Presidenza
del Consiglio dei Ministri, inviata a tutti i Comuni nel dicembre
1997:
Allegato F - Caratteristiche ed organizzazione delle esercitazioni
di protezione civile ...omissis...
3. In particolare esse, secondo gli organi coinvolti si suddividono
in:
esercitazioni “per posti comando”, quando coinvolgono
unicamente gli organi direttivi e le reti di comunicazioni;
esercitazioni “operative” quando coinvolgono solo
le strutture operative (VVF, Forze Armate, Volontariato Gruppi
comunali ecc.) con l’obiettivo specifico di saggiarne
la reattività o l’uso delle attrezzature tecniche
d’intervento;
esercitazioni miste, quando sono coinvolti uomini e mezzi
d’amministrazioni ed enti diversi;
esercitazioni dimostrative d’uomini e mezzi che hanno
la finalità insita nella denominazione.
4. I criteri essenziali che devono sovrintendere all’organizzazione
e alla condotta delle esercitazioni, sono: ...omissis....
Una conseguente oculata ed economica scelta del tipo d’esercitazione
da organizzare (se si vuole sperimentare procedure è
inutile coinvolgere forze in campo, sarà più
idonea l’esercitazione per posti comando). ... omissis....
Normalmente per esercitazioni come questa pensata dalla nostra
amministrazione, sono necessari almeno sei mesi di preparazione.
Questi ovviamente sono spunti di discussione, come scritto
in premessa, ogni Sindaco può fare quello che vuole.
Dopo aver letto la parte del piano d’emergenza che ci
avete inviato ed in riferimento a quanto disposto dalla legislazione,
durante l’assemblea dell’11 marzo, affermai che
il piano, avesse nell’Allegato Elenchi, molti numeri
telefonici, necessari in caso d’emergenza, errati. Nel
più ampio spirito di collaborazione finalizzato alla
tutela dei cittadini e del territorio lodigiano, segnalo che
altri punti possono meritare un ulteriore approfondimento
(se dopo l’approvazione del 2 dicembre 2003, non è
stato modificato).
Domenico Ossino
Presidente C.Al.Lo Onlus
HYPERLINK "mailto:c.al.lo@tin.it" c.al.lo@tin.it
COMUNE
E COMITATO
Una reazione di inspiegabile scompostezza
Egregio direttore, leggo sul numero di martedì 11 maggio
l’articolo a firma F.T. dal titolo “Alluvionati
perplessi – Evacuazione inutile”. Premetto che
la mia non vuole essere una difesa d’ufficio (la persona
interessata sa certo ribadire in proprio). Da cittadina impegnata
nel Comitato Alluvionati C.Al.Lo. mi preme però evidenziare
che l’impressione che ho ricavato è che l’assessore
Marzorati abbia reagito perdendo il controllo di sè.
Mi spiego meglio, andando per ordine. Che il piano di emergenza
contenga vistosi errori è un dato inconfutabile. Non
è ammesso che in stato di necessità ci si debba
trovare a chiamare numeri di telefono che non corrispondono
a quanto indicato. La sola mia esperienza in campo editoriale
mi ricorda che, se avessi commesso inesattezze così
macroscopiche, mi sarei presa una gran tirata d’orecchi
e non mi sarei permessa di replicare! Qualunque sia la linea
difensiva che Marzorati abbia creduto di adottare, quella
dell’attacco personale è un atteggiamento già
visto, ma che non paga. Ritengo che ognuno di noi sia libero
di rivestire più ruoli, senza che l’uno escluda
l’altro. Le frasi sulla Polenghi e sulla adesione alla
lista civica da parte del presidente del Comitato, Ossino,
suonano stridenti in quanto proferite da chi è in politica
da tempo. O forse si tratta solo di aver perso la testa sotto
le elezioni???? Io sono fuori dalle parti, né sono
candidata per alcuno: cosa dirà a me? Mi permetta,
caro amministratore: abbia più stile la prossima volta,
e gli alluvionati avranno forse più fiducia! Cordialmente
Carmen Ansi Lodi
Da
IL CITTADINO del 14 05 04
Gli interventi previsti nella revisione dello studio sul rischio
idrogeologico
Per proteggere Lodi dalle alluvioni sono necessari 10 milioni
di euro
Ammontano a 10 milioni di euro i costi necessari per realizzare
tutti gli interventi più opportuni a garantire una
adeguata protezione di Lodi dalle esuberanze del fiume Adda:
la stima è contenuta nella revisione dello studio sul
rischio idrogeologico predisposto per conto del comune. Nel
documento, che verrà presentato ufficialmente il 17
maggio, vengono formulate nuove ipotesi, come un argine lungo
la tangenziale a valle del ponte, in sponda destra.
Il piano per la messa in sicurezza della città verrà
presentato lunedì alla commissione territorio
Dieci milioni contro le alluvioni
Fra le ipotesi studiate l’eliminazione dell’isolotto
Achilli
Servono dieci milioni di euro per mettere la città
di Lodi al sicuro dalle alluvioni. Tanto costerebbe realizzare
la serie di opere prevista dal piano di rischio idrologico
e idraulico redatto dallo studio Paoletti. Agli interventi
già messi in campo dall’amministrazione comunale
quali l’argine all’ex Sicc (un milione di euro
il costo), l’argine lungo la provinciale per Boffalora
(2,88 milioni di euro, in collaborazione con la provincia)
e le contestate chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata (800 mila
euro) lo studio ne affianca altri già annunciati da
palazzo Broletto quali l’abbassamento della briglia
(2,5 milioni di euro) e altri nuovi come un piccolo argine
a difesa del condominio di via Po, sulla sponda sinistra a
valle del ponte. Lunedì il piano sarà presentato
dall’ingegnere Silvio Rossetti dello studio Paoletti,
autore del primo piano di rischio idrogeologico e della successiva
revisione, alla commissione territorio presieduta dal consigliere
comunale di Cento Paesi Roberto Masticò. Sarà
presentata una relazione tecnica di una quindicina di pagine
dove, partendo dalla piena del novembre 2002 e dalla correzione
dei dati topografici errati utilizzati nella stesura del primo
piano, Rossetti indica una serie di interventi, i loro costi,
le priorità, la conseguente diminuzione (o l’incremento)
del livello dell’acqua. Il piano ribadisce la bontà
dell’argine all’ex Sicc in sponda sinistra («in
grado di eliminare il rischio idraulico della porzione del
quartiere Revellino tra argine, via Cavallotti e provinciale
senza provocare alcun incremento»), dell’arginatura
lungo la provinciale per Boffalora (ridurrà «significativamente
il rischio di Campo Marte, Revellino e in generale di tutto
l’Oltre Adda urbanizzato») e delle chiuse sulle
rogge Gelata e Gaetana, sulle quali pende il ricorso al Tar
dei comitati degli alluvionati. Per tenere all’asciutto
la Martinetta, la zona di via Vecchio Bersaglio, del Capanno
e di via Defendente è ipotizzata un’arginatura
lungo la sponda destra dalla spalla del ponte vecchio alla
provinciale per Montanaso Lombardo e una chiusa sulla roggia
Roggione per una spesa di 4 milioni di euro. Un’arginatura
in sponda destra, tra la rampa di accesso di via Massena e
la nuova tangenziale est, garantirebbe la sicurezza ai residenti
in zona Selvagreca, Isola Bella e in Borgo Adda: costo 700
mila euro. Un’ulteriore chiusa potrebbe essere collocata
sulla roggia Molina, a valle del ponte, in sponda destra,
in corrispondenza della tangenziale. Proprio per trasformare
la tangenziale in un vero e proprio argine, dovrebbero essere
costruiti dei dossi lungo le strade campestri che l’attraversano,
al fine di bloccare l’acqua: spesa prevista 700 mila
euro. Un altro argine è ipotizzato lungo la sponda
sinistra dal ponte alla tangenziale in zona del molino Contarico
a tutela del Revellino: il costo è valutato in 700
mila euro. C’è poi l’idea di un «modesto
rilevato attorno al condominio di via Po», in grado
di «risolvere definitivamente i problemi di rischio
idraulico» del condominio «senza provocare alcun
incremento del livello idrico di piena nelle altre zone»:
80 mila euro di costo. C’è poi il maxi intervento
sul ponte urbano, con l’apertura di una nuova campata
in sponda sinistra, l’abbassamento della parte sinistra
della briglia e la pulizia dell’alveo, per una spesa
di 1,5 milioni di euro. L’abbassamento dell’intera
briglia di 1,5 metri («che produrrà una diminuzione
dei livelli idrici a monte di circa 10 centimetri al massimo»)
dovrebbe essere abbinata al consolidamento dei piloni del
ponte: in totale 2,5 milioni di spesa. Si tratta di interventi
per mettere in sicurezza l’abitato e favorire il deflusso
delle acque, anche se il “collo di bottiglia”
che ostacola lo scorrere dell’Adda non si trova nel
tratto urbano bensì in zona Isola bella: «provoca
rigurgito idraulico verso monte», spiega la relazione.
«Si tratta di vari scenari - spiega il sindaco Aurelio
Ferrari - che stiamo valutando con la regione Lombardia, alla
quale spetta il compito di intervenire». Saranno i contributi
del Pirellone a stabilire quanti e quali progetti mettere
in campo, seguendo le priorità indicate dallo studio:
«Anche se potremmo valutare una nostra compartecipazione»,
ammette Ferrari. Solo ipotesi teoriche, infine, quelle dell’abbattimento
del ponte vecchio (i suoi piloni frenano l’acqua) a
favore di un altro meno invasiva dell’alveo, lo scavo
di un by-pass, un canale che aggiri Campo Marte, da 200 metri
cubi al secondo di portata, e l’eliminazione (considerata
inutile dallo stesso Rossetti) dell’Isolotto Achilli.
«Alcune estremamente interessanti dal punto di vista
tecnico - commenta Ferrari - ma improponibili nella realtà».
Fabrizio Tummolillo
Da
LA TRIBUNA DI LODI del 15 05 04
Ossino chiede al Sindaco di rispondere
In questi giorni Domenico Ossino, presidente del Comitato
alluvionati Lodi onlus, ha inviato una nuova, documentata
lettera ad Aurelio Ferrari per chiedergli di rispondere alle
proposte tecniche presentate nell’assemblea pubblica
degli alluvionati fin dall’11 marzo scorso. Il testo
completo, già pubblicato sul Cittadino, è consultabile
nel nostro sito HYPERLINK "http://www.listalodigiani.it"
www.listalodigiani.it .
Da
IL CITTADINO del 18 05 04
Lo sostiene uno studio sulle difese spondali da realizzare:
il documento è stato illustrato in commissione territorio
Il ponte ostacola il deflusso delle piene
Bisognerebbe abbatterlo e ricostruirlo con due piloni soltanto
A parlarne sembra una stravaganza ma i calcoli danno ragione
all’ipotesi. Il ponte urbano è un ostacolo al
deflusso delle piene dell’Adda con i suoi otto piloni
in alveo. Abbatterlo e costruirne un altro con uno o due soli
piloni permetterebbe di diminuire l’onda di piena di
un metro. L’ha ribadito, calcoli alla mano, l’ingegnere
Silvio Rossetti alla commissione comunale territorio ieri
sera, in municipio. Rossetti, il professionista a cui l’amministrazione
comunale ha dato l’incarico di revisionare il piano
comunale di rischio idrologico e idraulico (da lui stesso
redatto), ha illustrato alla commissione presieduta dal consigliere
comunale di Cento Paesi Roberto Masticò costi, priorità
e ripercussioni delle opere di difesa necessarie a tutelare
Lodi. «Opere di cui il piano tratteggia costi di massima
e tesi preliminari da verificare in sede di progetto - ha
tenuto a ribadire all’inizio dell’incontro l’assessore
all’ecologia Francesco Marzorati -. L’amministrazione
comunale ha voluto comunque prenderle in considerazione in
mancanza degli studi completi sull’asta dell’Adda
promessi da Autorità di Bacino e Aipo (Agenzia Interregionale
per il Fiume Po, ndr) e di cui non abbiamo più avuto
notizia». Lo studio di Rossetti ha corretto alcuni dati
topografici errati utilizzati per la prima stesura e, soprattutto,
ha preso in considerazione l’esperienza della piena
del novembre 2002, rimarcandone l’eccezionalità:
«La differenza tra quella del 2002 e una piena di 200
anni (ovvero così violenta da presentarsi con tale
frequenza, ndr) è stata di 70 metri cubi d’acqua».
Erano 1.900 quelli che, ogni secondo, scorrevano nell’Adda,
1.970 quelli di una piena di dimensioni tali da accadere una
volta ogni due secoli. Tra gli interventi illustrati ai consiglieri
(presenti anche rappresentanti degli alluvionati, delle associazioni
ambientaliste e dei consigli di zona) vi sono argini a monte
e a valle del ponte urbano e chiuse sulle rogge che si immettono
nell’Adda. Per alcuni di questi, come le idrovore sulle
rogge Gaetana, Gelata e Roggione in sponda destra, esistono
già finanziamenti e progetti. Quanto alle altre, Rossetti
ha sottolineato l’importanza di aprire un’ulteriore
arcata sotto il ponte, in sponda sinistra per favorire il
deflusso dell’acqua («Un by-pass come quelli che
si fanno alle coronarie») da abbinare all’abbassamento
della sommità della briglia nella metà lungo
la stessa sponda, più alta della metà destra.
Ha spezzato una lancia a favore delle pulizie in alveo («Quando
la pulizia è opportuna, come in prossimità del
ponte dove si sono creati isolotti, non quando è una
buca di 35 metri») e ha ribadito un dato: «Dal
1884 a oggi il letto del fiume si è abbassato di 5,5
metri». Infine l’ipotesi di un ponte meno invasivo
dell’Adda (ipotesi che qualche consigliere ha definito
«da fiaba»): «Sappiamo tutti che fa parte
della storia di Lodi ma da un punto di vista idraulico, “asettico”,
è un imbuto». Il piano passerà nei prossimi
giorni all’attenzione di consigli di zona, di altre
commissioni comunali e, infine, del consiglio comunale.
Fabrizio Tummolillo
Intanto
la regione apre i cordoni della borsa: arrivati i 2 milioni
di contributi per le case
È arrivato a palazzo Broletto nei giorni scorsi il
“maxi assegno” di 2 milioni 300 mila euro di contributo
regionale da distribuire agli alluvionati per i danni subiti
dalle abitazioni durante la piena del novembre 2002. Uno stanziamento
già annunciato dalla giunta del presidente Roberto
Formigoni e peraltro confermato dall’assessore provinciale
all’ecologia Francesca Sanna, in occasione dell’approvazione
del bilancio 2003. Ora i soldi sono nella piena disponibilità
dell’amministrazione comunale. Il contributo al comune
di Lodi è di 2.310.543 euro, 107.397 sono i finanziamenti
destinati a Castiglione d’Adda, 9.750 quelli per Cavenago.
Per Lodi il danno complessivo, valutato in base alle autocertificazioni
presentate dagli alluvionati, era di 3.592.403 euro (a cui
si aggiungono 18.693 euro di spese per perizie), in parte
già coperto da contributi provinciali e comunali per
459.586 euro e da coperture assicurative per 15.200 euro.
Oggi la commissione programmazione e bilancio presieduta dal
consigliere comunale di An Giovanni Gualteri si riunirà
per discutere di una serie di variazioni al bilancio di previsione,
variazioni tra le quali trova spazio anche il contributo regionale
per il quale dovrà essere previsto un apposito capitolo
di bilancio. Gli uffici comunali sono al lavoro per valutare
l’erogazione dei contributi. Nei prossimi giorni saranno
inviate alle famiglie lodigiane che avevano presentato richiesta
di contributi a copertura delle spese una lettera in cui si
specificano la modalità dell’erogazione. È
quindi prematuro telefonare per chiedere informazioni: gli
uffici sono al lavoro per valutare le richieste presentate
alla luce delle rigide prescrizioni previste dallo stanziamento
regionale, prescrizioni alle quali palazzo Broletto dovrà
obbligatoriamente attenersi. Per ogni singolo caso, per esempio,
è prevista una franchigia di 2.500 euro: danni documentati
inferiori a tale cifra non saranno rimborsati. Indispensabile,
inoltre, la presentazione di pezze giustificative, quali fatture
e scontrini. I rimborsi riguardano esclusivamente danni strutturali
alle abitazioni. Tutte informazioni che nei prossimi giorni
saranno rese note dagli uffici comunali agli interessati.
F. T.
Sale
la protesta di Campo di Marte contro l’esercitazione
del 30 maggio
Doveva essere una serata rivolta alla formazione costruttiva,
ma la discussione, tenutasi venerdì sera alla scuola
materna di Campo di Marte, inerente all’esercitazione
d’evacuazione, disposta dal comune e pianificata dalla
protezione civile di Lodi per il 30 maggio, è ritornata
a trattare temi scottanti. Ancora una volta è risuonata
la paura degli abitanti del quartiere colpito dall’alluvione,
paura che qualcosa di concreto non sia portato a termine e
che tutto resti in fumose parole, così come ancora
forte è parso essere il risentimento verso l’amministrazione
comunale, unito all’amarezza e alla disillusione. In
un’atmosfera simile, è stato davvero difficile
parlare di collaborazione e la parola «simulazione d’evacuazione»
non poteva che essere immediatamente associata, per voce di
molti presenti, alla cosiddetta «ennesima pagliacciata».
La parola d’apertura è stata dell’assessore
all’ecologia Francesco Marzorati che ha spiegato in
cosa consiste la simulazione: l’attività d’esercitazione
è programmata per la mattina di domenica 30 maggio,
quando i nuclei operativi della struttura comunale, del Parco
Adda, dei vigili del fuoco, dei volontari della protezione
civile, della Croce rossa, nonché di polizia e carabinieri
prenderanno posto nel quartiere Campo di Marte e cominceranno
i preparativi per l’evacuazione vera e propria, che
avverrà a partire dalle ore 9. La disponibilità
dei cittadini è richiesta, fin dal primo mattino, nel
permettere lo sgombero delle automobili dalla zona. Per l’esercitazione
viene messo a disposizione il parcheggio dell’ex macello
e per le attività di trasporto dei cittadini vengono
garantiti degli scuolabus che, a evacuazione effettuata, condurranno
le famiglie presso la scuola di via Spezzaferri per la registrazione,
mentre i gruppi operativi terminano l’attività
sul posto, annotano i tempi e il centro operativo comunale
effettua le chiamate di verifica nel sito a rischio. Pronta
e decisa la risposta della quarantina d’abitanti: «Non
vogliamo simulazioni ma fatti». La serata ritorna, così,
a centrarsi sulle colpe del disastro 2002. Il senso della
simulazione è accantonato, le necessità d’educazione
alla sicurezza e di collaborazione scompaiono. Gli errori,
certo, vengono nuovamente ammessi, si cerca di rassicurare
e di riportare la discussione al tema centrale, ma nulla è
utile, nemmeno la mediazione tecnica. Il malcontento emerge,
Marzorati ribadisce: «La simulazione si farà,
se i cittadini non collaborano la faranno solo i nostri nuclei
operativi, ma è necessaria». Grande amarezza,
invece, nelle parole di Alberto Panzera, coordinatore della
protezione civile di Lodi: «Capisco l’amarezza
di questa gente e sono loro vicino, ma questa operazione la
stiamo preparando da un anno, mi chiedo l’utilità
di condurla da soli, ed è un lavoro che da volontari
facciamo soprattutto per loro. La serata non doveva andare
così».
San
Rocco Ci sono fondi a disposizione, al sindaco però
non interessa
Il comune non vuole l’imbarcadero ma il Consorzio del
Po non si ferma
San Rocco «Continueremo sulla strada intrapresa e presenteremo
il progetto per gli approdi sul fiume». Il presidente
del Consorzio Po, l’ex senatore Michele Bucci, incassa
il no di San Rocco al Porto ma non demorde e continua nella
sua campagna per la valorizzazione turistica del Grande fiume
nel Lodigiano. «Ci sono finanziamenti interessanti da
andare a prendere in regione Lombardia, fondi che possono
coprire fino al 70 per cento delle spese: per accedervi, però,
dobbiamo arrivare con un progetto forte e condiviso».
Ma intanto San Rocco si dice non interessata alla localizzazione
di uno degli attracchi nel suo territorio: «Non ne abbiamo
mai avuti, a differenza di altre realtà, e poi mancano
i rilievi turistici da valorizzare», spiega il sindaco
Giacomo Chiodaroli. Bucci, dal canto suo, non intende polemizzare:
«Ogni paese valuta tutti gli aspetti legati all’adesione
al progetto e Chiodaroli ha tutta la facoltà di decidere
ciò che ritiene migliore». L’ex senatore,
però, non è preoccupato: «Da altre parti,
viceversa, abbiamo raccolto approvazione, giungendo ormai
ad identificare i tre punti ideali: i Morti della Porchera
a Corno Giovine, l’area di Somaglia e la Corte Sant’Andrea
di Senna Lodigiana». Secondo i rilievi, operati dai
tecnici della Regione Lombardia durante i sopralluoghi della
scorsa settimana, la sponda lodigiana si presterebbe agli
attracchi ancor più di quella piacentina, visto che
anche in periodi di magra garantirebbe tre metri d’acqua:
«Ma l’atteggiamento deve essere comunque di apertura
e collaborazione, mettendo in comune gli interessi - prosegue
Bucci - e per questo motivo la prossima settimana mi incontrerò
con il sindaco di Piacenza». Intanto il Consorzio Po
spera di aver fatto breccia anche presso la provincia di Lodi:
«L’assessore Alessandro Manfredi riceverà
al più presto l’esito dei sopralluoghi, come
ha richiesto. L’appoggio dell’istituzione provinciale
è fondamentale». Proprio ora, però, arriva
il momento di tirare di tirare il freno: «Nei prossimi
due mesi l’attività del Consorzio sarà
di basso profilo, perché non vogliamo in alcun modo
interferire con le elezioni». Ma i lavori non si fermeranno:
«Approfitteremo della pausa politica per impegnarci
fittamente da un punto di vista tecnico e per farci trovare
pronti con il progetto al momento opportuno».
P. M.