HOME
CERCA
ACQUISTI


alluvioni in lombardia, alluvioni dei fiumi della lombardia, lombardi

cronaca politica lodi
RESOCONTI SETTIMANALI

COMITATO ALLUVIONATI LODI ONLUS

Indice

 

SCRIVICI!

invia la
tua idea
su cosa serve
a Lodi
per rendere sicuro
il passaggio
dell'Adda.

Comitato alluvionati
Lodi Onlus:

Indirizzo
Via Luigi Bay 26/G
26900 Lodi
Telefono

339-7495130
Posta elettronica

c.al.lo@tin.it

 

cronaca politica lodi

 

cronaca politica lodi

 

 

 

 

 

 

 

Da IL CITTADINO del 1 05 04
Indagine Legambiente, i fiumi sotto controllo
Lodigiano promosso nella tutela geologica
Per Legambiente il Lodigiano è una delle province che hanno lavorato di più dopo l’alluvione del 2002. Efficace la manutenzione degli alvei e le opere di mitigazione, buono l’apporto dato alla protezione civile e degna di nota la capacità di rispondere alle emergenze. Per contro, sono ancora da rivedere la capacità di gestire il territorio e di informare la popolazione. Tutto sommato, comunque, secondo il Rapporto Fiumi 2004 che l’associazione ambientalista realizza a livello regionale, in Lombardia il Lodigiano è terzo nella classifiche delle province che si sono distinte nella realizzazione di strutture e iniziative per scongiurare il rischio di alluvioni e disastri geologici. Tra i comuni - Legambiente ne ha monitorati 687, tra i quali ben 279 sono stati classificati “ad elevato rischio idrogeologico” - San Martino in Strada, Lodi e Borghetto sono stati messi nella graduatoria dei più meritevoli. Al contrario, Casaletto, Zelo, Maleo e i comuni milanesi di San Giuliano, San Colombano e Tribiano figurano tra quelli che si sono meritati la maglia nera per il forte rischio di dissesto idrogeologico. Buona la situazione di Codogno, Guardamiglio, Sant’Angelo, Livraga e Sordio, discreta quella di San Zenone. Sono i risultati più importanti di uno studio che gli ambientalisti hanno compiuto su fiumi e territori della Lombardia. L’indagine, chiamata “Ecosistema rischio”, prendeva in considerazione il grado di pericolo nei comuni bagnati dai maggiori fiumi della provincia secondo le attività considerate come le più efficaci per mitigare il rischio di dissesti. Ai comuni è stato chiesto cosa avessero fatto sul fronte della prevenzione e dell’informazione alla popolazione, del supporto alla protezione civile, su come avessero strutturato il piano d’emergenza, il grado di manutenzione degli alvei e la presenza di eventuali elementi esterni che possano favorire il rischio di alluvioni o dissesti ambientali. Per ogni categoria è stato assegnato un punteggio. Nel complesso, il Lodigiano è uscito con una valutazione abbastanza alta (10,3 punti su un totale di 16 a disposizione) che lo pone al terzo posto nella classifica regionale, alle spalle delle sole Lecco e Varese. Il segretario regionale di Legambiente Andrea Poggio, però, non è soddisfatto: «In Lombardia - afferma - non si vede ancora un’inversione di tendenza nella prevenzione alle alluvioni, mentre paghiamo lo scotto di 50 anni in cui a livello urbanistico è stato lasciato fare di tutto. Ma non è solo un’eredità del passato, si continua troppo spesso a imbrigliare i corsi d’acqua e a costruire in aree a rischio». Chiaro il riferimento alle recenti vicende dell’argine-muraglia sulla sponda destra e dell’ex Sicc, su cui sia regione che comune hanno alla fine fatto retromarcia.
Fr. Ga

Da IL CORRIERE DELLA SERA del 1 05 04
Pericolo alluvioni e frane Brescia la più previdente
Indagine di Legambiente sui comuni lombardi a rischio E' Lecco a guidare la graduatoria delle Province, ultima invece Bergamo Al questionario preparato con la Protezione civile hanno risposto 128 amministrazioni
MILANO - Ci sono i piani di intervento d'emergenza in caso di alluvioni o frane, ma ci sono anche troppe abitazioni costruite in zone a rischio e - peggio ancora - troppo vicini ai corsi d' acqua ci sono addirittura insediamenti industriali. Sono le due facce della prevenzione dei rischi idrogeologici in Lombardia così come le ha fotografate Legambiente che, con la Protezione civile, sta svolgendo in tutta Italia l' «operazione fiumi»: è un monitoraggio di quanto fanno (o non fanno) per la prevenzione i comuni classificati «a rischio idrogeologico molto elevato» dal ministero dell' Ambiente. Dei 1.546 comuni lombardi, quelli a rischio sono ben 687: in 279 il pericolo è «molto elevato», in 408 «elevato». Al questionario messo a punto da Legambiente e Protezione civile hanno risposto 128 dei 279 Comuni a rischio maggiore. Per assegnare a ciascuna amministrazione un punteggio tra zero e 16, sono stati presi in considerazione quattro parametri: la presenza di abitazioni e industrie nelle zone pericolose (registrata nel 70% dei comuni) e la manutenzione degli alvei; la presenza e l' efficacia di piani di emergenza (ci sono in 4 comuni su 5); le iniziative di formazione e informazione rivolte ai cittadini; il sostegno offerto alle associazioni volontarie di Protezione civile. Con 15 punti, i più virtuosi fra i Comuni lombardi sono Brescia, Cellatica (Bs), San Martino Siccomario (Pv) e Vigevano; con 2 punti chiudono la classifica Valtorta (Bg), Mezzoldo (Bg) e Marzano, mentre - a quota 3 punti - fanno appena un pochino meglio Borgarello (Pv), Corteno Golgi (Bs) e Covo (Bg). Nella graduatoria per province, invece, è Lecco ad aggiudicarsi il primo posto, con 12,7 punti. All' ultimo, Bergamo con 7,9. «I Comuni lombardi hanno messo tra i loro obbiettivi la protezione civile - ha detto Simone Andreotti, portavoce della campagna, presentandone i risultati nella sede milanese di Legambiente insieme al presidente Andrea Poggio -. Ora è importante intervenire su scala di bacino per risanare un territorio ancora estremamente fragile».
Laura Guardini

«La nostra formula vincente? Curiamo tutti i corsi d' acqua»
Ettore Brunelli è l'assessore all'Ambiente di Brescia, uno dei Comuni che guidano la classifica della prevenzione dei rischi idrogeologici. «Grazie al nuovo piano regolatore che ha messo bene a fuoco i temi della sicurezza - spiega -. E grazie a una buona organizzazione della Protezione civile». Ma non è tutto. «Abbiamo un gruppo operativo che ha censito corsi d' acqua minori e fossi, mettendo a fuoco problemi e punti critici: un investimento da oltre 3 milioni di euro».
Laura Guardini

«Interventi dopo i disastri, siamo piccoli ma non insicuri» Raimondo Balicco è il sindaco di Mezzoldo, 22 abitanti a 860 metri di quota in Valbrembana: uno dei Comuni «maglia nera». Ma non ci sta. «Mi vien da ridere - dice -. E' vero che l'alluvione dell'87 ha lasciato brutti segni, ma le opere di ripristino sono in corso. E non abbiamo abitazioni in punti pericolosi». Ma non avete neppure un piano d'emergenza. «Non siamo in grado di averlo come singolo Comune. Ma insieme ad altri, come Comunità montana, abbiamo provveduto».
L. Gua.

Da LA TRIBUNA DI LODI del 1 05 04
Amara, ma motivata, lettera di Carlo Bajoni a Sindaco e Presidente della Provincia
Silenzio sui lavori della pista ciclabile a protezione dell’argine dell’Adda
La mancanza di notizie ufficiali ed aggiornamenti sui progetti dell’argine ex Sicc e sulla pista ciclabile sp 25 ingenera malumore, malcontento e sfiducia nei confronti delle Istituzioni da parte degli alluvionati. E’ incredibile ed umiliante che, cittadini onesti, debbano “elemosinare” opere per la messa in sicurezza dei loro beni mobili, immobili e di loro stessi. E’ ancora più incredibile che notizie sulle prospettive per la protezione della popolazione si apprendano solo verbalmente in occasione di mobilitazioni e manifestazioni di protesta. Con amarezza devo constatare che la collaborazione offerta da questo comitato non ha sortito alcun risultato concreto, viviamo ancora nell’incertezza del futuro e nella più totale ignoranza del se, come e quando queste opere avranno inizio. Pensavo, pensavamo, di vivere in un paese civile dove, a seguito di un grave evento calamitoso, aggravato dalla disorganizzazione di parte delle Istituzioni, si facesse il possibile (anche il più presto possibile…) per evitare il ripetersi in futuro che il fiume invada ancora i nostri quartieri. Chiedo una risposta alla presente, in particolare al primo capoverso, al più presto possibile e comunque entro i trenta giorni previsti dalle vigenti leggi. Distinti saluti.
Carlo Bajoni (Comitato Alluvionati Riva Sinistra)
HYPERLINK "mailto:alluvionati.lodi@libero.it" alluvionati.lodi@libero.it
Via Antonio Scotti, 25
26900 Lodi)
Lodi, 22 Aprile 2004

Da IL CITTADINO del 03 05 04
Si terrà il 30 maggio a Lodi, ma il Comitato degli alluvionati si dice scettico
Adda, un’evacuazione simulata per testare il piano di emergenza
Il nuovo piano di emergenza del comune di Lodi contro il rischio alluvioni verrà messo alla prova il 30 maggio, con una esercitazione di protezione civile nel corso della quale verrà effettuata anche l’evacuazione simulata di un centinaio di persone, ricreando le condizioni operative della terribile esondazione dell’Adda del novembre 2002. Perplessità sull’iniziativa vengono espresse dal Comitato alluvionati: «Meglio che niente - commenta il coordinatore - ma la gente chiede interventi di difesa, non esercitazioni».

Comune e Protezione civile proveranno il piano di emergenza con il trasporto di un centinaio di persone alla Spezzaferri.
Adda in piena, ma è un’esercitazione
Il 30 maggio sarà simulato lo sfollamento di Campo di Marte
Il 30 maggio sarà tutto come quella notte tra il 26 e il 27 novembre 2002: la piena a 2 metri e 30 centimetri, la zona di Campo di Marte da sfollare, la scuola media Spezzaferri attrezzata come dormitorio. A un anno e mezzo di distanza dalla piena del 2002, palazzo Broletto proverà sul campo il piano di emergenza comunale con un’esercitazione di protezione civile. Si svolgerà dalle 7.30 alle 12 di domenica 30 maggio, interesserà la zona di Campo di Marte e prevederà l’evacuazione, volontaria, dei cittadini che vorranno collaborare all’esercitazione. «Non sarà diramata alcuna ordinanza, in quell’occasione - precisa Francesco Marzorati, assessore comunale alla protezione civile -. Saranno sfollati i residenti che daranno il proprio consenso». Allo scopo, l’amministrazione comunale sta lavorando per organizzare un incontro pubblico, da tenersi a metà mese (probabilmente venerdì 14 o sabato 15) in un locale messo a disposizione dalla parrocchia del quartiere dell’Oltreadda. Sono 800, secondo i calcoli del comune, le persone potenzialmente interessate all’evento. Per la simulazione, tuttavia, si ipotizza la mobilitazione di un centinaio di persone, considerati anche i limiti di spazio della scuola Spezzaferri. L’intera giornata è ancora in fase di organizzazione e molti particolari sono da definire. Ieri pomeriggio si è tenuta una riunione, la seconda dedicata all’esercitazione del 30 maggio, in municipio. Presente, tra gli altri, anche Alberto Panzera, coordinatore dei volontari del gruppo di protezione civile di Lodi. Panzera morde il freno: «Noi siamo pronti da un anno. Per noi sarà l’occasione per provare attrezzature, macchinari e ponti radio». Scettico Carlo Bajoni, coordinatore del comitato alluvionati riva sinistra, non invitato all’incontro di ieri: «Va bene l’esercitazione. Meglio fare qualcosa in più che qualcosa in meno, visto che durante la piena assistemmo a interventi da Ridolini. Ma non so quale sarà la risposta della gente se non ci sarà comunicata la data in cui realmente si cominceranno a costruire le opere di difesa spondale». All’assemblea con i cittadini farà seguito un altra riunione tra comune, forze dell’ordine, regione, provincia, prefettura e altri enti locali per definire gli aspetti operativi. Finora, di certo, c’è l’apertura e l’utilizzo della Spezzaferri per il ricovero temporaneo degli sfollati, mentre difficilmente si chiuderà il ponte urbano come avvenne il 26 novembre, giorno dell’alluvione, attorno alle 11. A quell’ora l’Adda era cresciuto di 1 metro e 65 centimetri. La soglia di emergenza, di 2 metri e 30 centimetri sopra il livello dello zero idrometrico, fu superata attorno alle 14. Alle 16 le fognature dei quartieri lungo il corso del fiume cominciavano ad andare in tilt. Il massimo livello della piena sarebbe stato toccato all’una del 27 novembre, con l’acqua a 3 metri e 43 centimetri. Da quel momento avrebbe cominciato a defluire, lasciandosi dietro case e strade devastate.
Fabrizio Tummolillo

L'ECO DI BERGAMO 03 05 04
Un canale per unire l'Adda all'Oglio
Permetterà di irrigare la pianura senza sprecare acqua. E alimenterà due centrali
Un unico canale d'acqua che collega l'Adda all'Oglio? Quello che sembrava solo un progetto sulla carta è sempre più reale. Il Consorzio di bonifica della media e bassa pianura bergamasca (comprende 108 Comuni, con un'area che si sviluppa dalle Prealpi Orobiche e discende lungo la sponda sinistra del fiume Adda da una parte e dall'altra lungo la sponda destra del fiume Oglio, estendendosi fino a sud al confine di Cremona, per un totale di 625 mila abitanti e 132 mila ditte consorziate) annuncia uno slancio operativo nella realizzazione di questa enorme opera idrica: a giugno partiranno i lavori del secondo tratto del canale, dal Serio al Cherio (il primo dall'Adda al Serio è già stato concluso); l'opera è stata finanziata con fondi dello Stato per 15 milioni di euro. E, a breve, si partirà per ottenere i finanziamenti per il terzo tratto, quello dal Cherio all'Oglio (spesa prevista: 18 milioni di euro), per un costo totale di 33 milioni di euro. «È molto importante arrivare al completamento del canale tra l'Adda e l'Oglio. Per diversi motivi: perché l'intero progetto è innovativo, essendo studiato in modo tale da non sprecare le risorse idriche, ripescando, tramite i canali di raccolta, quella che già viene usata a monte rispetto alla parte finale del percorso Adda-Oglio. Oltretutto, è “ecologica” l'intera opera, in quanto non intaccherà le falde acquifere sotterranee né i pozzi - spiega il presidente del Consorzio di bonifica della media e bassa pianura bergamasca, Marcello Moro -. L'idea, come si sa, è quella di portare l'acqua dell'Adda verso la pianura bergamasca, per uso irriguo, e di “ripescarla”, con tecniche ingegneristiche d'avanguardia, lungo il percorso fino all'Oglio, dove viene in sostanza “restituita”. Un'opera importante, dal punto di vista ecologico, perché appunto non attingerà alle falde e ai pozzi, e rispetterà l'equilibrio geologico del territorio; l'acqua arriverà, per sollevamento e poi per gravità dall'alto verso il basso, dall'Adda all'Oglio. Questo significa rispettare la struttura del territorio». Non solo: ci sarà anche la possibilità di ricavare energia, da quest'opera idrica. «Già, la novità sta anche in questo - continua Marcello Moro -. In due punti il Consorzio di bonifica sta programmando di realizzare due piccole centrali di produzione di energia elettrica che sfrutteranno i "salti" dell'acqua. Il primo sarà realizzato nei pressi di Medolago, proprio dove è stato completato l'impianto di irrigazione dell'Isola: l'idea è quella di procedere con l'elaborazione di un progetto esecutivo e si potrebbe ipotizzare la partenza dei lavori intorno al 2005. Questo progetto di centrale elettrica ci rende orgogliosi, perché l'impianto consentirà al Consorzio di essere autonomo, dal punto di vista dell'energia, in tutta la zona dell'Isola. E non è poco dal punto di vista dei costi, e i vantaggi, ovviamente, arriveranno ai consorziati in termini di risparmio. Il secondo impianto di produzione di energia elettrica va ipotizzato nella zona dell'Oglio, con un secondo “salto” d'acqua dal canale, ma dev'essere prima completato il tratto Cherio-Oglio. Qui, in sostanza, non dovremmo più dipendere dall'Enel per l'energia necessaria per raccogliere, incanalare, riportare in superficie l'acqua». Intanto, il prossimo appuntamento per il Consorzio è ancora a giugno, e non solo per l'avvio dei lavori del canale Serio-Cherio. «Già, a giugno avremo finalmente l'inaugurazione dell'impianto di irrigazione di tutta l'Isola, che il mondo dell'agricoltura attendeva da decenni: sarà presente anche il ministro dei Lavori pubblici, a tagliare il nastro di quest'opera che è davvero di aiuto. Non solo - aggiunge Moro -, l'obiettivo è quello di completare finalmente tutto il canale della Gronda Sud: i lavori risalgono agli anni Ottanta, ed è ora di porre la parola fine anche sulla realizzazione di quest'impianto». Intanto, per i consorziati, in questi giorni sono in arrivo le cartelle per i pagamenti dei contributi al Consorzio: «Sì, ma per i contribuenti ci sarà una sorpresa: nessuna spesa folle da sostenere, gli aumenti minimi sono al di sotto del valore dell'inflazione, quindi sotto il 2% - conclude il presidente del Consorzio di bonifica -. Spero, comunque, che il versamento dei contributi non sia visto più come una “gabella”, dai contribuenti: se si pensa alle opere che stiamo realizzando, si può capire perché il versamento delle proprie quote debba essere considerato un dovere civico».
Carmen Tancredi

Da IL CITTADINO del 5 05 04
L’amministrazione chiede ai cittadini di progettare il futuro dell’Isolabella
Un parco pubblico a due passi dal fiume, con alberi, arredi e un argine capace di difendere le case vicine da possibili esondazioni e di fare defluire le acque verso la tangenziale e il comparto non urbanizzato della Selvagreca. Questo dovrebbe essere il futuro del parco Isolabella, ma per arrivare alla riqualificazione di quegli 8 ettari più volte piantumati e in troppe occasioni violati da greggi di pecore, il comune chiede la collaborazione dei cittadini.Giovedì alle 21, all’oratorio del Borgo, in via Padre Granata, si terrà un incontro con la partecipazione di Gianpiero Spinelli, esperto di pianificazione del verde. Progettazione partecipata del parco Isolabella, questo l’argomento della serata, rivolta ai residenti della città bassa e a tutti i lodigiani che arriveranno. Si tratta del secondo piano inserito nel bilancio sociale partecipativo 2003, che consente ai cittadini di prendere parte attivamente alla definizione di particolari argomenti che trovano le risorse nei capitoli del bilancio comunale (il primo riguarda i percorsi sicuri attorno alla scuola Don Milani). «L’intenzione dell’amministrazione comunale - racconta Francesco Marzorati, assessore all’ecologia - è quella di realizzare un parco urbano che sia progettato assieme ai cittadini, i quali potranno contribuire alla definizione delle modalità di intervento sulle difese spondali e alle loro dimensioni». A quanto pare di capire, accantonata ormai ogni speranza nei confronti di Autorità di bacino e dell’Agenzia per il Po, che ancora non hanno fornito elementi per la definizione di un piano stralcio relativo alla protezione della città, il comune pensa di andare avanti per conto proprio. Almeno per quanto concerne alcune zone, alcuni segmenti delle sponde del fiume nella sua fase di attraversamento di aree urbanizzate. «Pensiamo a un terrapieno - aggiunge Marzorati - ma sappiamo perfettamente che una diga non è sufficiente: l’argine dovrà essere in grado di “accompagnare” l’onda di deflusso zone in cui non ci siano ostacoli». Una difesa spondale, piante, attrezzature per i bambini, questo diventerà il parco Isolabella, che sarà restituito ai cittadini.

Adda, Po e Lambro al di sotto dei livelli di guardia, la prefettura non attiva alcun controllo particolare
La pioggia battente non innalza i fiumi
Per ora non desta alcuna preoccupazione il livello dei fiumi nel Lodigiano, nonostante il maltempo di questi giorni: Adda, Po e Lambro sono abbondantemente sotto il livello di guardia, e non sembrano destinati a salire particolarmente nei prossimi giorni. In prefettura a Lodi non è dunque scattato alcun livello di allarme, a differenza di quando accaduto nelle province della fascia settentrionale della regione Lombardia caratterizzate da alcune zone montuose. Ieri pomeriggio il livello dell’Adda a Lodi era a quota meno 0,39 centimetri rispetto allo zero idrometrico, cresciuto di una quindicina di centimetri circa rispetto alle dodici ore precedenti; secondo l’Aipo (Agenzia interregionale Po, che si occupa anche del monitoraggio degli affluenti del Grande Fiume) nell’ultimo mese il livello maggiore nel capoluogo di provincia era stato toccato il 20 aprile a quota meno 0,28, comunque circa 4 metri in meno rispetto ai livelli toccati nella piena dell’autunno 2002. Tutto tranquillo anche nel basso Lodigiano, dove ieri alle 16.30 il Po in territorio di San Rocco al Porto segnava 2,69 metri sopra lo zero alla scala idrometrica a Piacenza, con una crescita di circa 30 centimetri dalla mezzanotte precedente. Il Grande Fiume aveva sfiorato i 3 metri nella notte tra sabato 1 e domenica 2 maggio, ma anche in questo caso la situazione non desta preoccupazione: il primo livello di guardia per il Po scatta ai 6 metri sopra lo zero idrometrico, ed è opportuno ricordare che in occasione della grande piena dell’ottobre 2000 l’acqua era salita a 10,50 metri. Tutti tranquilli all’Aipo, nella speranza che nei prossimi giorni non si verifichino altre perturbazioni cariche di pioggia nell’Italia nordoccidentale. Si presenta piuttosto gonfio il Lambro nel territorio lodigiano, con il livello che è tornato a crescere ieri pomeriggio dopo essere calato nella mattinata. Si parla comunque di pochi centimetri e come detto in prefettura a Lodi tutto è tranquillo: non è stato nemmeno attivato il servizio di monitoraggio dei fiumi, primo atto di un’eventuale necessità di porre attenzione alla situazione.

Da IL CITTADINO del 6 05 04
San Rocco Il Po a 4,5 metri impedisce all’acqua piovana di defluire attraverso le rogge
Bassa all’asciutto solo con le idrovore
In funzione da due giorni gli impianti del Consorzio Muzza
San Rocco Da oltre 48 ore la Bassa Lodigiana sta lottando contro il Po. Per effetto delle forti piogge il grande fiume è salito a quattro metri e mezzo sopra lo zero idrometrico e tutta l’acqua che arriva a valle dal Lodigiano può venir scaricata solamente grazie alle 20 idrovore elettromeccaniche, di potenza compresa tra i 300 e i 500 kilowatt ciascuna, installate nelle sei centrali della Bonifica Bassa Lodigiana tra San Rocco, Caselle Landi, Castelnuovo e Maccastorna. Le acque raccolte in quest’ultimo comune finiscono nell’Adda, tutte le altre invece vengono riversate nel collettore di bonifica che poi confluisce nel Po. Se le idrovore non fossero entrate in funzione, non per colpa delle acque del fiume, ma piuttosto per quelle che arrivano a valle e non riescono a defluire, i campi e diversi quartieri di Guardamiglio, San Rocco, parte di Corno Giovine e San Fiorano sarebbero già allagate. A sottolineare l’ingente sforzo che stanno compiendo in questi giorni i tecnici del Consorzio Muzza, pur in epoca di telecontrollo degli impianti via Internet, sono il presidente Carlo Gattoni e il direttore Ettore Fanfani, che aggiunge: «Ecco a cosa serve la tassa di bonifica che pagano i proprietari di immobili in questi comuni, e che comunque non copre tutte le spese sostenute». Fino a 120 anni fa, infatti, la Bassa era costellata di terreni acquitrinosi, con gli edifici costruiti sopra terrapieni. La necessità di aumentare le coltivazioni portò alla bonifica. Al Consorzio stanno tenendo d’occhio le previsioni, che indicano la probabilità di forti piogge per il fine settimana, dopo una breve tregua che sembra cominciata ieri, giornata nella quale invece erano attese precipitazioni per 50 millimetri. Fortunatamente sopra i 1.500 metri la temperatura è tale da far nevicare e mantenere il manto formatosi nei mesi scorsi, che, sciogliendosi, potrebbe ingrossare ulteriormente i fiumi. L’ondata di piena del Brembo di ieri mattina è rimasta contenuta in un metro e 20 centimetri, raggiunti in 10 ore di crescita, e l’Adda è arrivata a 500 metri cubi al secondo di portata, contro i 2.000 dell’alluvione del 2002. Il Po comincia a dare problemi sulle isole golenali quando raggiunge i 5 metri e 20 centimetri, quando arriva a filo degli argini minori. Nel Duemila il grande fiume raggiunse i 10 metri sopra lo zero idrometrico. Dal Consorzio, alla luce di questi dati, rassicurano: «Mediamente dobbiamo attivare le idrovore tre o quattro volte all’anno - conclude Fanfani -, ma proprio in momenti come questi chi paga i bollettini per la bonifica, in media 10 euro per ogni appartamento, dovrebbe rendersi conto che sono soldi spesi bene».
Carlo Catena

Da Lettere al IL CITTADINO del 6 05 04
LODI RISCHIO ALLUVIONE
Difese no, supermercati invece sì
Gentile direttore, so di abusare della sua pazienza, ma le vorrei raccontare una storiella. In una città lombarda di circa 40.000 abitanti l’amministrazione comunale, particolarmente sensibile al fascino dei supermercati, ai circa 10 grandi e piccoli, da tempo localizzati sul territorio, accolse ed approvò la richiesta di aggiungerne altri due: uno a Campo Marte e uno al Pratello, due zone a comprovato rischio esondazione. Il primo supermercato ebbe l’avallo di una “mega” perizia, che escludeva ogni pericolo di alluvione e per il secondo fu dato un accordo con la società “Immobiliare Saveriana srl”, perché fossero finanziate le idrovore su due rogge vicine, tali Gaetana e Gelata: si trattava di erigere delle paratoie con sensori, vasche, pompe ... La sorte degli abitanti delle due zone interessate e di altre zone alluvionate nel novembre del 2002 sembrava non interessasse nessuno, considerato che nulla era stato fatto né tantomeno si progettava di realizzare in un futuro prossimo: non argini rafforzati, non regimazione dell’alveo fluviale, non canali di deflusso, né golene ... Cosi, nell’autunno del 2004, dopo giorni e giorni di pioggia incessante, le acque dell’Adda si ingrossarono minacciosamente, soprattutto dopo che gli “allegroni” di Como, per salvare la loro piazza Cavour, avevano riversato le acque del lago nell’Adda e, per non perdere l’appuntamento con il Brembo, avevano effettuato l’operazione nello stesso momento in cui l’affluente bergamasco si univa alle acque abduane. Tutti gli amministratori corsero al vecchio ponte - non tutti: qualcuno era andato al ristorante - e il sindaco, impavido sull’argine, discusse animatamente a lungo con i vigili del fuoco sull’ora e sulla portata della piena, indispettito che il fiume lo stesse smentendo al riguardo, cambiando i tempi della massima portata. Ad un certo punto il sindaco, non riuscendo a risolvere il dilemma dell’ora e della portata della piena, decise di convocare la prefetta, con la quale inaugurare per la seconda volta le chiuse della Gaetana e della Gelata, a beneficio dei giornalisti e della televisione locale: troppo orgoglioso era di questa opera alla “Mose”. E le acque crebbero e invasero la Martinetta, il Capanno («qualche centimetro in più rispetto alla passata alluvione è poca cosa» disse il sindaco), Campo Marte, via Cavallotti, la parrocchia dell’Addolorata... L’ottuagenaria signora Maria si svegliò di soprassalto sul letto assediato dall’acqua e con la gola chiusa per il terrore sì sforzò di chiedere aiuto per sé, per la sua cagnetta e per il canarino. II signor Gaetano non riuscì a portare in salvo il suo cucciolo, che, travolto dai ceppi della legnaia, annegò miseramente. La maestra Ornella uscì dal suo appartamento invaso da un torrente melmoso, servendosi di una scala e la famiglia V. ancora una volta vide il muretto di cinta della sua villa travolto dall’impeto delle acque. L’alba del giorno seguente si aprì su una immensa palude formatasi per l’esondazione; nella quale solo le ristrette zone del supermercato Zoncada e del supermercato del Pratello erano sgombre dalle acque, simili alle “insule” del lago Gerundo. Prefettura e comune decisero allora di trasformare i due edifici in centri di prima accoglienza per gli alluvionati, ai quali, affluiti in gran numero, a mò di consolazione, proiettarono il film “Il ritorno di don Camillo”, con le scene finali dell’alluvione del Po. Fine della storia.
P.S. Qualcuno, però, riporta una diversa conclusione della storiella: afferma di aver visto qualche giorno dopo una gran folla di persone, radunata davanti al palazzo del Broletto con evidenti intenzioni bellicose!
Annamaria Cecchi Lodi

Da IL CITTADINO del 7 05 04
Bufera in consiglio su due progetti edilizi: sì al supermarket a rischio esondazione
Due nuovi insediamenti a due passi dagli argini dell’Adda sono stati approvati mercoledi sera dal consiglio comunale di Lodi. Con due distinti provvedimenti è stato dato disco verde alla costruzione di un supermercato a Campo di Marte, ed è stato concesso il via alla ristrutturazione dell’ex Everlasting, in via Defendente, attualmente di proprietà della Soledil srl. Forza Italia e Rifondazione Comunista hanno eretto le barricate davanti al provvedimento, ricordando la tragica alluvione del 2002 e la conformazione del terreno, ricco di fontanili, che non garantirebbe la sicurezza delle nuove edificazioni. Il progetto del nuovo supermercato richiesto dalla famiglia Zoncada, è stato illustrato dall’assessore all’urbanistica Leonardo Rudelli, che ha ricordato come il provvedimento – che riguarda quasi quattromila metri coperti e quasi 12mila complessivi - sia conforme al piano regolatore cittadino mentre il terreno è stato reso edificabile nel lontano 1994. Sulla questione è stato richiesto il parere dell’ingegner Silvio Rossetti, consulente comunale e redattore del piano di rischio, che ha confermato che l’insediamento potrebbe essere soggetto a inondazioni. Anche per la Everlasting Rudelli è stato esplicito. Sull’area di tremila metri quadrati sorgerà un complesso di 31 appartamenti e 42 box. Anche in questo caso Rossetti ha confermato la situazione precedente l’alluvione e ha indicato in 69 cm la quota di sicurezza. Il presidente della commissione Territorio Roberto Masticò pur riconoscendo la validità dei piani di recupero, ha espresso alcune perplessità nei confronti della sicurezza degli immobili e ha chiesto – attraverso un ordine del giorno - all’amministrazione di dotarsi di uno strumento che impegni la proprietà ad informare correttamente i cittadini che andranno ad acquistare le nuove unità abitative, sapendo che l’area è a rischio di esondazione. Il centrosinistra si è schierato a favore dei due provvedimenti. Italo Comacchio ha motivato il punto di vista della Quercia sulla necessità dei due provvedimenti. «Col recupero ci libereremo di un rudere». Sulla stessa falsariga anche la Margherita (con Felisi e Monforte) anche se a ridosso della votazione sull’Everlasting Marco Zaninelli ha chiesto la sospensione del consiglio per ulteriori approfondimenti. Alla ripresa è parso convinto e ha votato col suo gruppo a favore del recupero. Forza Italia e Rifondazione Comunista, per una volta sulla stessa lunghezza d’onda, hanno invece ferocemente contestato i due piani. Il capogruppo degli azzurri Giuseppe Bruschi si è lamentato del supermercato: «La zona ha altro genere di priorità, in fondo già esistono punti vendita nel quartiere, mentre manca la rete fognaria». Gli ha fatto eco Giò Gozzi: «Le difese spondali dovrebbero essere poste a carico dei committenti». Su Everlasting, stesso fuoco di fila di Forza Italia. Per Bruschi: «Dobbiamo costruire oltre l’altezza di sicurezza, così non si proteggono i cittadini. Non siamo contrari agli insediamenti dei privati, ma purtroppo il piano di rischio non è ancora ben definito, ed i pericoli per gli insediamenti sono ancora molto alti». Anche Pierpaolo Ceresa ha criticato i due provvedimenti: «Nessuna costruzione sotto i limiti di sicurezza!». Vittorio Sala ha invece chiesto delucidazioni in merito alle consulenze dell’ing. Rossetti, mentre Luigi Anelli ha ricordato un ordine del giorno approvato subito dopo l’alluvione col quale ci si impegnava a non edificare nelle zone interessate dall’evento alluvionale. Pietro Cavalli di Rifondazione Comunista si è dichiarato «fortemente perplesso» per il nuovo supermercato e contrario al recupero di via Defendente in quanto si tratta «di un’operazione che non è utile alla città». In merito al supermercato Cavalli ha poi letto una relazione redatta dallo studio Paoletti nel 1999 nella quale si affermavano i pericoli di una edificazione nella zona di Campo di Marte, per la presenza di fontanili, e per la mancanza di sicurezza per via delle possibili esondazioni del fiume. Franco Pinchiroli ha ricordato invece la situazione dei campi di calcio della Madonnina e di Selvagreca.
Daniele Acconci

Piove ma l’assessore è tranquillo: «Nessun allarme»
Piove da alcuni giorni e il pensiero di coloro che hanno vissuto quel tragico 26 novembre 2002 corre subito all’Adda che lambisce minacciosamente gli argini e tracima. Quando Franco Pinchiroli ha presentato la sua interrogazione (peraltro protocollata il 30 settembre 2003) in merito alle barriere mobili, alle difese spondali e ai sacchi di sabbia come difesa dall’acqua straripante dell’Adda, a molti è corso un brivido per la schiena e tanti sono corsi a toccare amuleti. Pinchiroli, attualizzando la sua interrogazione, ha quindi chiesto: Ci sono pericoli di nuove inondazioni? Francesco Marzorati, assessore all’ecologia, è stato perentorio e ha tranquillizzato tutti: «La prefettura non ci ha allertato, non c’è nessun preallarme, la pioggia dovrebbe cessare entro le prossime 48 ore». In merito alle difese: «Nè l’Aipo, nè l’autorità di bacino hanno fatto gli studi necessari sull’intera asta del fiume - ha affermato Marzorati -, tuttavia il comune ha depositato negli uffici lodigiani della regione uno studio di fattibilità sulle difese spondali nella zona adiacente il ponte. Il progetto prevede difese spondali con l’utilizzo di barriere mobili solo in corrispondenza di via Mattei. I sacchetti di sabbia servono solo per difese estemporanee, perché maneggevoli e efficaci». Critico Pinchiroli: «Allora avremo delle difese contro le alluvioni non prima del 2010»….

Da Lettere al IL CITTADINO del 7 05 04
FIUME ADDA Abbassare la Briglia dopo il ponte
Com'è noto, questo Comitato, memore dell'alluvione 2002, sta promuovendo un'azione di iniziativa popolare - fatta di studi, pareri e proposte - al fine di prevenire altri eventi disastrosi. Di fronte a 18 mesi d'immobilismo dei tanti Organi ufficiali - dei quali peraltro non si conosce ancora bene chi ha la competenza e la responsabilità di certe decisioni - abbiamo studiato il problema esondazione del fiume Adda, ed avanzato una proposta tecnica risolutiva, indicando alcuni interventi indispensabili: l'abbassamento della briglia a valle del ponte cittadino e l'adeguamento della sezione di deflusso lungo il tratto d'Adda tra Cassano e la confluenza con il Po. Il tutto al fine di eliminare ogni rischio d'esondazione, in caso di piena come quella del 2002. In perfetta coerenza con questa proposta, abbiamo anche suggerito al sindaco di Lodi, con richiesta di moratoria, l'opportunità di sospendere gli interventi relativi alle chiuse previste in zona Pratello, evidenziando il fatto che, qualora venisse deciso l'abbassamento dell'Adda, quegli interventi risulterebbero superflui. Il tutto quindi in uno spirito di costruttiva collaborazione con le istituzioni, e con l'attenzione rivolta anche al buon utilizzo delle pubbliche risorse. A distanza di 50 giorni dalla nostra proposta, dobbiamo costatare il sostanziale silenzio da parte degli Organi a vario livello competenti (?). Ma nonostante il nostro rinnovato allarme, il generale immobilismo persiste: imperterrito e impassibile. Registriamo, inoltre, da parte del sindaco Ferrari e della sua giunta, una serie di dichiarazioni e decisioni contraddittorie e per niente tranquillizzanti. Con lettera del 19 aprile il sindaco c'informa che la nostra proposta "è stata consegnata al tavolo tecnico convocato in sede regionale, cui spetta la decisione degli interventi da eseguire". Sulla stampa del 28 aprile apprendiamo poi che la giunta comunale ha approvato il progetto e l'avvio dei lavori relativi alle chiuse sui canali in zona Pratello, dimostrando un beffardo menefreghismo sia della nostra proposta che della prossima decisione regionale da lui stesso annunciata, ed anche della nostra richiesta di moratoria. Apprendiamo, infine, dalla stampa del 29 aprile, che la stessa Giunta Ferrari ha già presentato, a Regione Provincia e Prefettura, un "piano comunale anti-alluvione" che conferma in parte la necessità, da noi proposta, di abbassare la briglia, ma poi avanza la proposta di ampliare il ponte urbano, con l'apertura di una nuova arcata, con l'evidente scopo di aumentare la sezione di deflusso. Ci opponiamo decisamente all'idea di manomettere, e tanto meno di ampliare, il ponte urbano di Lodi per il semplice fatto che lo riteniamo superfluo ed inutile sotto l'aspetto idraulico: basti dire che l'aumento di sezione utile di deflusso - che si otterrebbe con l'aggiunta di una nuova arcata - lo si può ottenere abbassando di soli trenta centimetri la quota di scorrimento sotto il ponte stesso, compreso la quota della briglia a valle; quanto alla larghezza dell'alveo, va notato che questo, in corrispondenza del ponte, è già molto più largo (forse il doppio) che lungo i tratti di monte e di valle. L'altra dichiarazione assurda, riportata dalla stampa, è quella dell'assessore Marzorati, secondo il quale "il letto del fiume non va dragato, perché in questi anni si è già abbassato naturalmente" (?). Vorremmo intanto sapere dall'assessore in conformità a quali ragionamenti, studi o sogni viene fuori una simile dichiarazione, e poi invitarlo a fare insieme a noi una verifica sui luoghi, in modo da fare chiarezza una volta per tutte sulla fandonia pseudo-ambientalista, del fantomatico abbassamento degli alvei. Di fronte a siffatte stravaganti divagazioni e perdite di tempo, viene il dubbio che il sindaco Ferrari e la sua giunta abbiano del tutto dimenticato ciò che è successo nel 2002. Noi altri alluvionati invece abbiamo ben vivo quel ricordo, viviamo nell'incubo di quell'evento e nella lucida consapevolezza che un evento simile può ripetersi, non escluso entro quest'anno, ed in modo ancor più disastroso. Abbiamo l'esatta cognizione dell'estrema gravità del pericolo che incombe sulle nostre famiglie, sui nostri figli. Non possiamo perciò tollerare altre perdite di tempo. Gli interventi indicati nella nostra proposta non richiedono grandi spese, non comportano complesse elaborazioni progettuali e perciò potrebbero avere inizio già nei prossimi mesi estivi: periodo di magra del fiume e quindi favorevole all'esecuzione dei lavori. Insistiamo pertanto che tali interventi siano decisi e definiti nel dettaglio con la massima urgenza, per poterne avviare i lavori entro l'estate prossima: iniziando magari dall'abbassamento della briglia, poiché è condiviso dall'Autorità comunale. Questo è l'obiettivo che intendiamo perseguire con tenacia, convinzione e senza perdere altro tempo. E' un obiettivo oggettivamente possibile, sia sotto l'aspetto tecnico che economico. Possiamo però sperare nel buon esito solo se la nostra azione è condivisa da un gran numero di cittadini e sostenuta da una larga partecipazione. Teniamo a precisare che il problema, che intendiamo affrontare e risolvere riguarda non solo la Città di Lodi, ma tutti i comuni rivieraschi dell'Adda, da Cassano al Po. Da qui nasce il presente appello, che rivolgiamo a tutti i cittadini interessati, ex e potenziali alluvionati del Lodigiano, affinché partecipino a questa nostra iniziativa. La nostra è un'azione civile e democratica e perciò invochiamo e speriamo in un'ampia partecipazione dei Sindaci. Contiamo sulla loro sensibilità verso un problema vitale che assilla intere popolazioni. Invochiamo l'aiuto dei Tecnici, liberi professionisti, che operano nel nostro territorio, dai quali ci attendiamo un autorevole contributo a questo dibattito, in un confronto concreto su fatti, proposte e situazioni reali, e non su opinioni infondate o astratte divagazioni. Non abbiamo altro tempo da perdere. Con il presente appello vogliamo richiamare l'attenzione di tutti, con l'invito a riflettere sulla situazione di pericolo che incombe sul nostro territorio, a ricordare quello che è già accaduto ed a costatare che, a distanza di 18 mesi, siamo in quelle stesse condizioni, per cui potrebbe accadere di nuovo ed in modo peggiore. V'invitiamo ad esaminare la nostra proposta, a valutarla, a discuterla con noi, a modificarla se occorre, ed infine a sostenerla con forza, affinché sia presa, in tempi brevi, una decisione. Non permettiamo di consumare altro tempo sulla nostra pelle e sulla testa dei nostri figli. Per discutere insieme con voi tutti di questo problema, abbiamo in programma la convocazione di una pubblica assemblea: da tenere a breve, ed in luogo da decidere. V'informeremo per tempo, contando sin da ora in un'ampia partecipazione.
Domenico Ossino
Presidente C.Al.Lo Onlus
HYPERLINK "mailto:c.al.lo@tin.it" c.al.lo@tin.it

Da IL GIORNO del 7 05 04
COMUNE Anche Rifondazione è contraria ai piani per Campo marte ed ex Everlasting
Progetti, un sì che fa acqua
POLEMICA Nuove case e negozi in una zona a rischio d'esondazione
LODI - Approvazione in consiglio comunale, ma con una maggioranza risicata e un secco no di Rifondazione, per i progetti del nuovo supermercato nell'Oltre Adda e del recupero dell'ex Everlasting, tra via Defendente e il lungo fiume. Secondo Rifondazione e l'opposizione (al momento del voto erano presenti in aula i rappresentanti di Forza Italia e Alleanza Nazionale, nessuno della Lega) il centrosinistra ha approvato interventi residenziali e commerciali in una zona ad alto rischio, la stessa dove, non più tardi del novembre 2002, l'Adda aveva tracimato mettendo in ginocchio la città. Ancora una volta la maggioranza ha giustificato la decisione con obblighi di legge. Ma fra i perplessi si è inserito anche il coordinatore della Margherita Marco Zaninelli, che ha chiesto una sospensione della seduta e solo successivamente ha votato a sostegno dei provvedimenti. A Campo Marte si è dato dunque il via libera alla costruzione di un supermercato di 2.500 metri quadrati fra la provinciale per Crema, l'ex statale Bergamina per Riolo e il nuovo tracciato della tangenziale. «La superficie coperta - ha sottolineato Piero Cavalli di Rifondazione - sarà però di 10 mila metriquadri in una zona che prima si riteneva sicura e che ora invece risulta, nella revisione del piano idrogeologico, ad alto rischio esondazione. Inoltre un'indagine dello studio Paoletti del '99 chiarisce che si tratta di area di fontanili. Una collocazione inopportuna». Giuseppe Bruschi, - capogruppo di Forza Italia, ha contestato le affermazioni del diessino Italo Comacchio sulla necessità di un supermercato nella zona, mentre il forzista Giò Gozzi aveva chiesto che almeno il Comune si tutelasse, facendo sottoscrivere una liberatoria dal privato: un paracadute in caso di eventuali richieste di risarcimento danni. «Quell'area - ha replicato l'assessore all'Urbanistica Leonardo Rudelli - è commerciale dal '94: non potevamo negare un diritto sancito da dieci anni». Il provvedimento è dunque passato, con 18 voti a favore e 9 contro. Nell'ex fabbrica di materassi dell'Everlasting, tra via Defendente e il fiume, è invece prevista la realizzazione di 31 appartamenti, con cantine e box (17 sì e 10 no). Il piano di assetto idrogeologico prevede la quota di edificazione a 69 metri sopra il livello del mare e, spiega l'assessore Rudelli, tale indicazione è rispettata per quanto riguarda i locali abitabili in senso stretto. «Non così obietta Cavalli - per le auto nei box e le cantine. Le difficoltà in prospettiva potrebbero essere enormi. Noi siamo solitamente favorevoli ai recuperi edilizi: ma in questo caso, davvero, non ne vale la pena». Forza Italia ha chiesto anche in questo caso qualche garanzia aggiuntiva. E Roberto Masticò, che guida la Commissione territorio, ha ottenuto alla fine l'approvazione di un documento con cui la Soledil sarà impegnata a spostare l'ingresso da via Defendente alla piarda Ferrari, ad arretrare di un metro su via Defendente per ampliare il marciapiede. E, aspetto su cui i forzisti hanno insistito, ad informare i futuri acquirenti del rischio.
Di LAURA DE BENEDETTI

Da IL CITTADINO del 10 05 04
Esperti al capezzale del clima lodigiano, un convegno Wwf sull’emergenza caldo
Come sarà l’estate del 2004? Il Lodigiano sarà ancora soffocato dalla siccità dell’anno scorso? Quali saranno i rischi per l’agricoltura, per l’approvvigionamento idrico, per gli anziani? Se ne parlerà durante un convegno organizzato dal Wwf della sezione Alto Lodigiano per domenica 16 maggio nella sala espositiva della Bipielle City. Un incontro che affronterà l’argomento allargandolo al più ampio contesto dei cambiamenti climatici, causati dall’effetto serra, che stanno interessando l’intero pianeta. Ad affrontare l’argomento, la sezione dell’associazione ambientalista, guidata da Loredana Migliore, ha chiamato a raccolta tecnici ed esperti. Particolarmente interessante sarà l’intervento dell’ingegnere Ettore Fanfani, direttore del Consorzio di bonifica Muzza e Basso Lodigiano, in prima linea durante l’emergenza idrica dell’estate 2003. In quelle lunghissime settimane di siccità il Consorzio si trovò impegnato sul duplice fronte di garantire i livelli d’acqua minimi per l’irrigazione dei campi lodigiani e per il raffreddamento della centrale Endesa di Tavazzano. Prima di Fanfani parlerà Luca Mercalli, presidente della società italiana meteorologia diventato un volto noto al pubblico televisivo per la partecipazione alla trasmissione “Che tempo che fa” con Fabio Fazio, su Rai 3. Di seguito interverrà Andrea Masullo, responsabile delle campagne clima ed energia del Wwf Italia. Prenderà poi la parola Marco Caldiroli, di Medicina Democratica, responsabile del Centro per la salute di Castellanza intitolato a Giulio Maccacaro, il medico epidemiologo lodigiano (nato a Codogno nel 1924, è scomparso il 1977) tra i fondatori proprio di Medicina Democratica. Di seguito il dibattito, moderato da Migliore. L’incontro inizierà alle 14.30, nel salone della nuova sede della Banca Popolare in via Polenghi Lombardo 13. All’assemblea sono stati invitati i sindaci del territorio, le associazioni degli agricoltori e gli amministratori di Azienda ospedaliera e Azienda sanitaria locale. Con i vertici di Ao e Asl si discuterà dei problemi che il caldo causa ad anziani e malati: «Come lo affronteremo nei prossimi anni? - chiede Migliore - Abbiamo sofferto tutti, ma come possiamo aiutare i più deboli? Quali consigli possiamo dare affinchè bambini e anziani si proteggano? Le strutture lodigiane saranno pronte? Quali azioni preventive stanno mettendo in campo per accogliere e gestire quella che prospettiamo una nuova emergenza?».
F. T.

Da HYPERLINK "http://www.inalessandria.it" www.inalessandria.it del 10 05 04
Ecco come agisce l'amministrazione di Lodi
Domenico Ossino, Presidente Comitato Alluvionati Lodi onlus ha inviato una nota inerente alla Protezione Civile, dove evidenzia come agisce l'amministrazione di Lodi. Si tratta di un tema sicuramente rilevante. Pubblichiamo di seguito la lettera che potrebbe anche diventare uno spunto di cronaca su questo tema.
Non aspiravo a tanta solerzia da parte dell’amministrazione comunale. Di fatto dopo la pubblicazione della mia lettera su questo quotidiano in data 27 aprile "Il dibattito - Alluvionati, dimenticati e ora beffati", il 28, l’assessore Marzorati convoca tutte le parti in campo (anche il C.Al.Lo), con una nota titolata "esercitazione di protezione civile - Campo di Marte 2004", da tenersi il 30 maggio prossimo. In seguito sulla stampa ho letto che lunedì 2 maggio, l’assessore Marzorati aveva indetto una riunione con tutti i soggetti destinatari della sua lettera, tranne il mio comitato e quello dell’Oltre Adda. Premesso che la responsabilità per la salute della propria popolazione e la salvaguardia delle infrastrutture produttive e residenziali di ogni comune è in capo al Sindaco e che pertanto ha il diritto - dovere di effettuare tutte le attività che ritiene opportune a raggiungere i sopraelencati scopi, debbo dire che da anni esistono delle linee guida, delle procedure, dei suggerimenti che il Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha raccolto in una direttiva dal nome roboante "Metodo Augustus" e pubblicata nel lontano 1997, che riprende una direttiva firmata dall’allora sottosegretario Barberi, onde aiutare tutti gli enti coinvolti dal sistema Protezione Civile a predisporre i propri piani di emergenza. Nel Metodo AUGUSTUS, le esercitazioni sono ritenute un passaggio indispensabile per ogni pianificazione che si rispetti, ma per ottenere i risultati sperati vanno organizzate secondo criteri ben precisi. Spesso si tende a chiamare esercitazioni quelle attività che rientrano nel campo specifico dell’addestramento. Per fare un esempio in chiave militare, quando i soldati vanno al poligono a sparare, eseguono un addestramento, quando provano a smontare e rimontare un fucile, eseguono un addestramento, ma quando in uno scenario particolare, insieme con altre componenti dell’esercito e con la presenza d’ispettori qualificati, al soldato è dato l’ordine improvviso ed inaspettato di smontare il fucile, rimontarlo e poi sparare questa è una "esercitazion". I metodi e le linee guida richiamate sopra, specificano chiaramente che ogni pezzo del piano, dopo valido addestramento, va testato prima con esercitazioni per posti comando, ovvero esercitazioni che coinvolgono solo le persone che saranno chiamate a sviluppare l’intervento. Queste esercitazioni spesso eseguite solo sulla carta servono ad evidenziare le incongruità che spesso, ogni prima stesura di piano d’emergenza, porta con sé. Dopo aver fatto le opportune correzioni ed aver superato le esercitazioni per posti comando, i metodi prevedono le esercitazioni reali che per primo coinvolgono le persone tenute ad attuare i piani (volontari, dipendenti, ecc.) e solo dopo aver verificato tutto ciò, ci si lancia in esercitazioni che coinvolgano anche gli esterni (popolazione civile, fornitori di risorse, infrastrutture private ecc.). Le esercitazioni definite di terzo livello (quella che vuol fare l’assessore), sono quelle più realistiche e che producono più informazioni e correttivi. Purtroppo in Italia le esercitazioni di terzo livello sono considerate più delle manifestazioni ad uso propaganda, che non dei veri e propri esami finali di un piano, dove il candidato DEVE essere promosso perché è bravo e non perché spettacolare. Al fine di rendere chiaro il messaggio di quanto sopra riportato, ecco in sintesi brevi passaggi dalla Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri, inviata a tutti i Comuni nel dicembre 1997:
Allegato F - Caratteristiche ed organizzazione delle esercitazioni di protezione civile ...omissis...
3. In particolare esse, secondo gli organi coinvolti si suddividono in:
a)esercitazioni per posti comando, quando coinvolgono unicamente gli organi direttivi e le reti di comunicazioni;
b)esercitazioni operative quando coinvolgono solo le strutture operative (VVF, Forze Armate, Volontariato Gruppi comunali ecc.) con l’obiettivo specifico di saggiarne la reattività o l’uso delle attrezzature tecniche d’intervento;
c) esercitazioni miste, quando sono coinvolti uomini e mezzi d’amministrazioni ed enti diversi;
d) esercitazioni dimostrative d’uomini e mezzi che hanno la finalità insita nella denominazione.
4. I criteri essenziali che devono sovrintendere all’organizzazione e alla condotta delle esercitazioni, sono: ...omissis.... Una conseguente oculata ed economica scelta del tipo d’esercitazione da organizzare (se si vuole sperimentare procedure è inutile coinvolgere forze in campo, sarà più idonea l’esercitazione per posti comando). ... omissis.... Normalmente per esercitazioni come questa pensata dalla nostra amministrazione, sono necessari almeno sei mesi di preparazione. Questi ovviamente sono spunti di discussione, come scritto in premessa, ogni Sindaco può fare quello che vuole. Dopo aver letto la parte del piano d’emergenza che ci avete inviato ed in riferimento a quanto disposto dalla legislazione, durante l’assemblea dell’11 marzo, affermai che il piano, avesse nell’Allegato Elenchi, molti numeri telefonici, necessari in caso d’emergenza, errati. Nel più ampio spirito di collaborazione finalizzato alla tutela dei cittadini e del territorio lodigiano, segnalo che altri punti possono meritare un ulteriore approfondimento (se dopo l’approvazione del 2 dicembre 2003, non è stato modificato).
Domenico Ossino - Presidente C.Al.Lo Onlus
HYPERLINK "mailto:c.al.lo@tin.it" c.al.lo@tin.it

Da IL CITTADINO del 11 05 04
Contestata l’esercitazione del 30 maggio a Campo Marte
Alluvionati perplessi «Evacuazione inutile»
«Un’esercitazione ad uso di propaganda»: Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati di Lodi boccia così la simulazione di una piena che l’amministrazione comunale sta organizzando per domenica 30 maggio, con l’evacuazione di un centinaio di persone da Campo di Marte. «Per iniziative del genere occorrono almeno sei mesi di programmazione - commenta Ossino -. Invece quest’amministrazione mette in piedi in così poco tempo un’esercitazione del genere mentre al piano di emergenza è tuttora allegato un elenco di numeri telefonici con numerosi errori». Francesco Marzorati, assessore comunale alla protezione civile, taglia corto: «Ossino - è la replica - si preoccupi della fabbrica in cui lavora (la Polenghi, ndr) che rischia di chiudere. Ormai è in politica, faccia pure la sua campagna elettorale». Tra il Comitato degli alluvionati guidati da Ossino e palazzo Broletto, dunque, la tensione resta alta. La simulazione di domenica 30 maggio è stata organizzata dall'amministrazione comunale per provare lo sfollamento di un centinaio di persone dall’area di Campo di Marte, tra le più martoriate dalla piena del novembre 2003. Marzorati la presenterà ai residenti del quartiere nel corso di un’assemblea pubblica che si terrà venerdì 14 maggio, inizio alle 21, nel salone della scuola materna di Campo di Marte. «Informeremo i cittadini su che fare durante la simulazione - spiega Marzorati -. Domenica 30 maggio presupporremo una fase di emergenza come quella dell’alluvione di novembre, con l’evacuazione, in forma concordata, di chi vorrà collaborare in forma volontaria». L’intera esercitazione durerà dalle 7.30 alle 12.30 per i soggetti operativi: tecnici comunali, Protezione civile, Croce rossa, polizia locale, operatori del 118. L’evacuazione inizierà alle 9, quando una pattuglia della polizia locale entrerà nelle vie di Campo di Marte annunciando l’inizio delle operazioni con l’altoparlante. A quel punto prenderà il via il trasporto dei cittadini con gli scuolabus alla scuola Spezzaferri, che, come nel novembre 2002, tornerà ad essere un centro di prima accoglienza allestito dalla Croce rossa. Al termine, gli stessi scuolabus riporteranno a casa i partecipanti alla simulazione. Non ci sarà alcuna chiusura del ponte sulla tangenziale, come avvenne allora, ma tutti i mezzi utilizzeranno comunque quello della tangenziale.
F. T.

Da IL CITTADINO del 13 05 04
Sulle rive dell’Adda raccolte decine di interviste tra gli automobilisti indignati
Bertonico, lo scandalo del ponte finisce in tv a “Striscia la notizia”
Pare siano stati il vicesindaco di Castiglione d’Adda Alfredo Ferrari e l’onorevole Andrea Gibelli, ambedue leghisti, a ottenere la presenza della seguitissima troupe televisiva di Striscia la notizia. E così una bufera di simpatia e di indignazione si è abbattuta sul ponte di Bertonico ieri mattina, quando quelli del telegiornale satirico di Canale 5 sono giunti nella Bassa per testimoniare lo “scandalo” di un’opera bloccata a una passo dalla conclusione. Le riprese sono durate fino al pomeriggio inoltrato, sono state raccolte decine e decine di interviste. Il servizio televisivo dovrebbe andare in onda già questa sera.
Bertonico Momenti di pura comicità con Annamaria Barbera, ma anche la rabbia degli automobilisti fermi in coda
Il ponte dell’Adda in onda su Striscia
Arriva Sconsy con una troupe e denuncia i ritardi del viadotto
Bertonico Una bufera di simpatia e di indignazione si è abbattuta sul ponte di Bertonico. Ieri mattina, una troupe di “Striscia la notizia”, il telegiornale satirico di Canale 5, è giunta nella Bassa per testimoniare lo “scandalo” di un’opera bloccata ormai a una passo dalla conclusione a causa del fallimento della ditta appaltatrice, la Coop Costruttori di Argenta. Il servizio, che dovrebbe andare in onda già questa sera, avrà come protagonista Annamaria Barbera, in arte Sconsy, l’irresistibile comica lanciata dopo anni di gavetta dallo Zelig e adesso approdata al programma di Ricci. Sconsy è arrivata verso le 13 sul vecchio bailey, dopo essere stata in un bar di Castiglione d’Adda a raccogliere qualche parere su questa opera infinita, in compagnia del suo body-guard, Clyde, il nome vero è Luca Maria Todini, a bordo di una Smart nera. Via subito alle interviste agli automobilisti fermi in coda ad attendere il verde per transitare sul ponte militare a un senso di marcia, una situazione questa che si ripete ormai da una decina d’anni a questa parte dopo il crollo del vecchio viadotto. La presenza di Sconsy ha ovviamente attirato l’attenzione di molte persone. Ne sono nati momenti di pura comicità. Per passare dalla sponda lodigiana a quella cremasca, Sconsy ha fermato un camioncino di muratori di Castiglione e si è messa a sedere sul cassone posteriore in compagnia della sua “spalla” e di un giovane lavoratore romeno. «Su questo ponte si balla proprio» ha detto Sconsy durante la difficile traversata che ha inevitabilmente provocato lunghe code. Ma questa volta chi era in attesa non si è affatto arrabbiato. «Ciao Sconsy, sei grande» le ha detto una giovane donna che fa questa strada tutti i giorni per andare al lavoro. «Meno male che sei arrivata tu a denunciare questo schifo» ha urlato un giovane passando in macchina. Tra un’intervista e l’altra, la soubrette ha trovato il tempo di farsi dare passaggio da un pullman di linea della Line, diretto a Casale. «Aspettiamo almeno venti minuti per avere il semaforo verde e poi dobbiamo sbrigarci a passare» racconta Rosolino, alla guida del bus pieno di studenti diretti verso casa. Le riprese sono durate fino al pomeriggio inoltrato. Sono state raccolte decine e decine di interviste ma soltanto poche finiranno nel servizio che verrà messo in onda. E ricorderà sicuramente questa giornata Giambattista Lombardini, pensionato, di Castiglione arrivato sul ponte con la sua vecchia Vespa: Sconsy è salita in sella allo scooter, inscenando una gag con Clyde, che la inseguiva con dei fiori in mano. Si è invece fatto prendere dalla rabbia Genesio Stanga, cremasco con attività a Castiglione d’Adda, che se l’è presa con i politici colpevoli di aver creato questa situazione. «Il ponte nuovo è lì in esposizione» ha sentenziato davanti alle telecamere Giuseppe Zucchelli. «Il mio percorso per andare al lavoro si allunga almeno di una decina di chilometri» ha osservato invece Carlo, 34 anni, di Casalpusterlengo. Manuel, 30enne di Bergamo, si è invece ormai rassegnato: «Questa attesa al semaforo permette alla gente che lavora di riposarsi un po’». Niente spazio invece per i politici. Nessuna intervista, perché è in corso la campagna elettorale, tiene giustamente a precisare Mario Molinari, il giornalista di Striscia che ha curato il servizio assieme agli operatori Simone e Angelo. Il merito dell’iniziativa dell’arrivo di Striscia di notizia è tuttavia da attribuire al vicesindaco leghista di Castiglione d’Adda Alfredo Ferrari e dell’onorevole Andrea Gibelli che hanno scritto alla redazione della trasmissione di Canale 5 illustrando quella che ormai in molti non stentano a definire come la “tipica telenovela all’italiana”. Insomma, «siamo stati spiegati?».
Cristiano Brandazzi

Da Lettere al IL CITTADINO del 13 05 04
PROTEZIONE CIVILE
I giusti criteri per organizzare le esercitazioni
Non aspiravo a tanta solerzia da parte dell’amministrazione comunale. Di fatto dopo la pubblicazione della mia lettera su questo quotidiano in data 27 aprile “Il dibattito - Alluvionati, dimenticati e ora beffati”, il 28, l’assessore Marzorati convoca tutte le parti in campo (anche il C.Al.Lo), con una nota titolata “esercitazione di protezione civile – Campo di Marte 2004 –“, da tenersi il 30 maggio prossimo. In seguito sulla stampa ho letto che lunedì 2 maggio, l’assessore Marzorati aveva indetto una riunione con tutti i soggetti destinatari della sua lettera, tranne il mio comitato e quello dell’Oltre Adda. Premesso che la responsabilità per la salute della propria popolazione e la salvaguardia delle infrastrutture produttive e residenziali di ogni comune è in capo al Sindaco e che pertanto ha il diritto - dovere di effettuare tutte le attività che ritiene opportune a raggiungere i sopraelencati scopi, debbo dire che da anni esistono delle linee guida, delle procedure, dei suggerimenti che il Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha raccolto in una direttiva dal nome roboante “Metodo Augustus” e pubblicata nel lontano 1997, che riprende una direttiva firmata dall’allora sottosegretario Barberi, onde aiutare tutti gli enti coinvolti dal sistema Protezione Civile a predisporre i propri piani di emergenza. Nel Metodo AUGUSTUS, le esercitazioni sono ritenute un passaggio indispensabile per ogni pianificazione che si rispetti, ma per ottenere i risultati sperati vanno organizzate secondo criteri ben precisi. Spesso si tende a chiamare esercitazioni quelle attività che rientrano nel campo specifico dell’addestramento. Per fare un esempio in chiave militare, quando i soldati vanno al poligono a sparare, eseguono un addestramento, quando provano a smontare e rimontare un fucile, eseguono un addestramento, ma quando in uno scenario particolare, insieme con altre componenti dell’esercito e con la presenza d’ispettori qualificati, al soldato è dato l’ordine improvviso ed inaspettato di smontare il fucile, rimontarlo e poi sparare questa è una “esercitazione”. I metodi e le linee guida richiamate sopra, specificano chiaramente che ogni pezzo del piano, dopo valido addestramento, va testato prima con esercitazioni per posti comando, ovvero esercitazioni che coinvolgono solo le persone che saranno chiamate a sviluppare l’intervento. Queste esercitazioni spesso eseguite solo sulla carta servono ad evidenziare le incongruità che spesso, ogni prima stesura di piano d’emergenza, porta con sé. Dopo aver fatto le opportune correzioni ed aver superato le esercitazioni per posti comando, i metodi prevedono le esercitazioni reali che per primo coinvolgono le persone tenute ad attuare i piani (volontari, dipendenti, ecc.) e solo dopo aver verificato tutto ciò, ci si lancia in esercitazioni che coinvolgano anche gli esterni (popolazione civile, fornitori di risorse, infrastrutture private ecc.). Le esercitazioni definite di terzo livello (quella che vuol fare l’assessore), sono quelle più realistiche e che producono più informazioni e correttivi. Purtroppo in Italia le esercitazioni di terzo livello sono considerate più delle manifestazioni ad uso “propaganda”, che non dei veri e propri esami finali di un piano, dove il candidato DEVE essere promosso perché è bravo e non perché spettacolare. Al fine di rendere chiaro il messaggio di quanto sopra riportato, ecco in sintesi brevi passaggi dalla Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri, inviata a tutti i Comuni nel dicembre 1997:
Allegato F - Caratteristiche ed organizzazione delle esercitazioni di protezione civile ...omissis...
3. In particolare esse, secondo gli organi coinvolti si suddividono in:
esercitazioni “per posti comando”, quando coinvolgono unicamente gli organi direttivi e le reti di comunicazioni;
esercitazioni “operative” quando coinvolgono solo le strutture operative (VVF, Forze Armate, Volontariato Gruppi comunali ecc.) con l’obiettivo specifico di saggiarne la reattività o l’uso delle attrezzature tecniche d’intervento;
esercitazioni miste, quando sono coinvolti uomini e mezzi d’amministrazioni ed enti diversi;
esercitazioni dimostrative d’uomini e mezzi che hanno la finalità insita nella denominazione.
4. I criteri essenziali che devono sovrintendere all’organizzazione e alla condotta delle esercitazioni, sono: ...omissis.... Una conseguente oculata ed economica scelta del tipo d’esercitazione da organizzare (se si vuole sperimentare procedure è inutile coinvolgere forze in campo, sarà più idonea l’esercitazione per posti comando). ... omissis....
Normalmente per esercitazioni come questa pensata dalla nostra amministrazione, sono necessari almeno sei mesi di preparazione.
Questi ovviamente sono spunti di discussione, come scritto in premessa, ogni Sindaco può fare quello che vuole. Dopo aver letto la parte del piano d’emergenza che ci avete inviato ed in riferimento a quanto disposto dalla legislazione, durante l’assemblea dell’11 marzo, affermai che il piano, avesse nell’Allegato Elenchi, molti numeri telefonici, necessari in caso d’emergenza, errati. Nel più ampio spirito di collaborazione finalizzato alla tutela dei cittadini e del territorio lodigiano, segnalo che altri punti possono meritare un ulteriore approfondimento (se dopo l’approvazione del 2 dicembre 2003, non è stato modificato).
Domenico Ossino
Presidente C.Al.Lo Onlus
HYPERLINK "mailto:c.al.lo@tin.it" c.al.lo@tin.it

COMUNE E COMITATO
Una reazione di inspiegabile scompostezza
Egregio direttore, leggo sul numero di martedì 11 maggio l’articolo a firma F.T. dal titolo “Alluvionati perplessi – Evacuazione inutile”. Premetto che la mia non vuole essere una difesa d’ufficio (la persona interessata sa certo ribadire in proprio). Da cittadina impegnata nel Comitato Alluvionati C.Al.Lo. mi preme però evidenziare che l’impressione che ho ricavato è che l’assessore Marzorati abbia reagito perdendo il controllo di sè. Mi spiego meglio, andando per ordine. Che il piano di emergenza contenga vistosi errori è un dato inconfutabile. Non è ammesso che in stato di necessità ci si debba trovare a chiamare numeri di telefono che non corrispondono a quanto indicato. La sola mia esperienza in campo editoriale mi ricorda che, se avessi commesso inesattezze così macroscopiche, mi sarei presa una gran tirata d’orecchi e non mi sarei permessa di replicare! Qualunque sia la linea difensiva che Marzorati abbia creduto di adottare, quella dell’attacco personale è un atteggiamento già visto, ma che non paga. Ritengo che ognuno di noi sia libero di rivestire più ruoli, senza che l’uno escluda l’altro. Le frasi sulla Polenghi e sulla adesione alla lista civica da parte del presidente del Comitato, Ossino, suonano stridenti in quanto proferite da chi è in politica da tempo. O forse si tratta solo di aver perso la testa sotto le elezioni???? Io sono fuori dalle parti, né sono candidata per alcuno: cosa dirà a me? Mi permetta, caro amministratore: abbia più stile la prossima volta, e gli alluvionati avranno forse più fiducia! Cordialmente
Carmen Ansi Lodi

Da IL CITTADINO del 14 05 04
Gli interventi previsti nella revisione dello studio sul rischio idrogeologico
Per proteggere Lodi dalle alluvioni sono necessari 10 milioni di euro
Ammontano a 10 milioni di euro i costi necessari per realizzare tutti gli interventi più opportuni a garantire una adeguata protezione di Lodi dalle esuberanze del fiume Adda: la stima è contenuta nella revisione dello studio sul rischio idrogeologico predisposto per conto del comune. Nel documento, che verrà presentato ufficialmente il 17 maggio, vengono formulate nuove ipotesi, come un argine lungo la tangenziale a valle del ponte, in sponda destra.
Il piano per la messa in sicurezza della città verrà presentato lunedì alla commissione territorio
Dieci milioni contro le alluvioni
Fra le ipotesi studiate l’eliminazione dell’isolotto Achilli
Servono dieci milioni di euro per mettere la città di Lodi al sicuro dalle alluvioni. Tanto costerebbe realizzare la serie di opere prevista dal piano di rischio idrologico e idraulico redatto dallo studio Paoletti. Agli interventi già messi in campo dall’amministrazione comunale quali l’argine all’ex Sicc (un milione di euro il costo), l’argine lungo la provinciale per Boffalora (2,88 milioni di euro, in collaborazione con la provincia) e le contestate chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata (800 mila euro) lo studio ne affianca altri già annunciati da palazzo Broletto quali l’abbassamento della briglia (2,5 milioni di euro) e altri nuovi come un piccolo argine a difesa del condominio di via Po, sulla sponda sinistra a valle del ponte. Lunedì il piano sarà presentato dall’ingegnere Silvio Rossetti dello studio Paoletti, autore del primo piano di rischio idrogeologico e della successiva revisione, alla commissione territorio presieduta dal consigliere comunale di Cento Paesi Roberto Masticò. Sarà presentata una relazione tecnica di una quindicina di pagine dove, partendo dalla piena del novembre 2002 e dalla correzione dei dati topografici errati utilizzati nella stesura del primo piano, Rossetti indica una serie di interventi, i loro costi, le priorità, la conseguente diminuzione (o l’incremento) del livello dell’acqua. Il piano ribadisce la bontà dell’argine all’ex Sicc in sponda sinistra («in grado di eliminare il rischio idraulico della porzione del quartiere Revellino tra argine, via Cavallotti e provinciale senza provocare alcun incremento»), dell’arginatura lungo la provinciale per Boffalora (ridurrà «significativamente il rischio di Campo Marte, Revellino e in generale di tutto l’Oltre Adda urbanizzato») e delle chiuse sulle rogge Gelata e Gaetana, sulle quali pende il ricorso al Tar dei comitati degli alluvionati. Per tenere all’asciutto la Martinetta, la zona di via Vecchio Bersaglio, del Capanno e di via Defendente è ipotizzata un’arginatura lungo la sponda destra dalla spalla del ponte vecchio alla provinciale per Montanaso Lombardo e una chiusa sulla roggia Roggione per una spesa di 4 milioni di euro. Un’arginatura in sponda destra, tra la rampa di accesso di via Massena e la nuova tangenziale est, garantirebbe la sicurezza ai residenti in zona Selvagreca, Isola Bella e in Borgo Adda: costo 700 mila euro. Un’ulteriore chiusa potrebbe essere collocata sulla roggia Molina, a valle del ponte, in sponda destra, in corrispondenza della tangenziale. Proprio per trasformare la tangenziale in un vero e proprio argine, dovrebbero essere costruiti dei dossi lungo le strade campestri che l’attraversano, al fine di bloccare l’acqua: spesa prevista 700 mila euro. Un altro argine è ipotizzato lungo la sponda sinistra dal ponte alla tangenziale in zona del molino Contarico a tutela del Revellino: il costo è valutato in 700 mila euro. C’è poi l’idea di un «modesto rilevato attorno al condominio di via Po», in grado di «risolvere definitivamente i problemi di rischio idraulico» del condominio «senza provocare alcun incremento del livello idrico di piena nelle altre zone»: 80 mila euro di costo. C’è poi il maxi intervento sul ponte urbano, con l’apertura di una nuova campata in sponda sinistra, l’abbassamento della parte sinistra della briglia e la pulizia dell’alveo, per una spesa di 1,5 milioni di euro. L’abbassamento dell’intera briglia di 1,5 metri («che produrrà una diminuzione dei livelli idrici a monte di circa 10 centimetri al massimo») dovrebbe essere abbinata al consolidamento dei piloni del ponte: in totale 2,5 milioni di spesa. Si tratta di interventi per mettere in sicurezza l’abitato e favorire il deflusso delle acque, anche se il “collo di bottiglia” che ostacola lo scorrere dell’Adda non si trova nel tratto urbano bensì in zona Isola bella: «provoca rigurgito idraulico verso monte», spiega la relazione. «Si tratta di vari scenari - spiega il sindaco Aurelio Ferrari - che stiamo valutando con la regione Lombardia, alla quale spetta il compito di intervenire». Saranno i contributi del Pirellone a stabilire quanti e quali progetti mettere in campo, seguendo le priorità indicate dallo studio: «Anche se potremmo valutare una nostra compartecipazione», ammette Ferrari. Solo ipotesi teoriche, infine, quelle dell’abbattimento del ponte vecchio (i suoi piloni frenano l’acqua) a favore di un altro meno invasiva dell’alveo, lo scavo di un by-pass, un canale che aggiri Campo Marte, da 200 metri cubi al secondo di portata, e l’eliminazione (considerata inutile dallo stesso Rossetti) dell’Isolotto Achilli. «Alcune estremamente interessanti dal punto di vista tecnico - commenta Ferrari - ma improponibili nella realtà».
Fabrizio Tummolillo

Da LA TRIBUNA DI LODI del 15 05 04
Ossino chiede al Sindaco di rispondere
In questi giorni Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati Lodi onlus, ha inviato una nuova, documentata lettera ad Aurelio Ferrari per chiedergli di rispondere alle proposte tecniche presentate nell’assemblea pubblica degli alluvionati fin dall’11 marzo scorso. Il testo completo, già pubblicato sul Cittadino, è consultabile nel nostro sito HYPERLINK "http://www.listalodigiani.it" www.listalodigiani.it .

Da IL CITTADINO del 18 05 04
Lo sostiene uno studio sulle difese spondali da realizzare: il documento è stato illustrato in commissione territorio
Il ponte ostacola il deflusso delle piene
Bisognerebbe abbatterlo e ricostruirlo con due piloni soltanto
A parlarne sembra una stravaganza ma i calcoli danno ragione all’ipotesi. Il ponte urbano è un ostacolo al deflusso delle piene dell’Adda con i suoi otto piloni in alveo. Abbatterlo e costruirne un altro con uno o due soli piloni permetterebbe di diminuire l’onda di piena di un metro. L’ha ribadito, calcoli alla mano, l’ingegnere Silvio Rossetti alla commissione comunale territorio ieri sera, in municipio. Rossetti, il professionista a cui l’amministrazione comunale ha dato l’incarico di revisionare il piano comunale di rischio idrologico e idraulico (da lui stesso redatto), ha illustrato alla commissione presieduta dal consigliere comunale di Cento Paesi Roberto Masticò costi, priorità e ripercussioni delle opere di difesa necessarie a tutelare Lodi. «Opere di cui il piano tratteggia costi di massima e tesi preliminari da verificare in sede di progetto - ha tenuto a ribadire all’inizio dell’incontro l’assessore all’ecologia Francesco Marzorati -. L’amministrazione comunale ha voluto comunque prenderle in considerazione in mancanza degli studi completi sull’asta dell’Adda promessi da Autorità di Bacino e Aipo (Agenzia Interregionale per il Fiume Po, ndr) e di cui non abbiamo più avuto notizia». Lo studio di Rossetti ha corretto alcuni dati topografici errati utilizzati per la prima stesura e, soprattutto, ha preso in considerazione l’esperienza della piena del novembre 2002, rimarcandone l’eccezionalità: «La differenza tra quella del 2002 e una piena di 200 anni (ovvero così violenta da presentarsi con tale frequenza, ndr) è stata di 70 metri cubi d’acqua». Erano 1.900 quelli che, ogni secondo, scorrevano nell’Adda, 1.970 quelli di una piena di dimensioni tali da accadere una volta ogni due secoli. Tra gli interventi illustrati ai consiglieri (presenti anche rappresentanti degli alluvionati, delle associazioni ambientaliste e dei consigli di zona) vi sono argini a monte e a valle del ponte urbano e chiuse sulle rogge che si immettono nell’Adda. Per alcuni di questi, come le idrovore sulle rogge Gaetana, Gelata e Roggione in sponda destra, esistono già finanziamenti e progetti. Quanto alle altre, Rossetti ha sottolineato l’importanza di aprire un’ulteriore arcata sotto il ponte, in sponda sinistra per favorire il deflusso dell’acqua («Un by-pass come quelli che si fanno alle coronarie») da abbinare all’abbassamento della sommità della briglia nella metà lungo la stessa sponda, più alta della metà destra. Ha spezzato una lancia a favore delle pulizie in alveo («Quando la pulizia è opportuna, come in prossimità del ponte dove si sono creati isolotti, non quando è una buca di 35 metri») e ha ribadito un dato: «Dal 1884 a oggi il letto del fiume si è abbassato di 5,5 metri». Infine l’ipotesi di un ponte meno invasivo dell’Adda (ipotesi che qualche consigliere ha definito «da fiaba»): «Sappiamo tutti che fa parte della storia di Lodi ma da un punto di vista idraulico, “asettico”, è un imbuto». Il piano passerà nei prossimi giorni all’attenzione di consigli di zona, di altre commissioni comunali e, infine, del consiglio comunale.
Fabrizio Tummolillo

Intanto la regione apre i cordoni della borsa: arrivati i 2 milioni di contributi per le case
È arrivato a palazzo Broletto nei giorni scorsi il “maxi assegno” di 2 milioni 300 mila euro di contributo regionale da distribuire agli alluvionati per i danni subiti dalle abitazioni durante la piena del novembre 2002. Uno stanziamento già annunciato dalla giunta del presidente Roberto Formigoni e peraltro confermato dall’assessore provinciale all’ecologia Francesca Sanna, in occasione dell’approvazione del bilancio 2003. Ora i soldi sono nella piena disponibilità dell’amministrazione comunale. Il contributo al comune di Lodi è di 2.310.543 euro, 107.397 sono i finanziamenti destinati a Castiglione d’Adda, 9.750 quelli per Cavenago. Per Lodi il danno complessivo, valutato in base alle autocertificazioni presentate dagli alluvionati, era di 3.592.403 euro (a cui si aggiungono 18.693 euro di spese per perizie), in parte già coperto da contributi provinciali e comunali per 459.586 euro e da coperture assicurative per 15.200 euro. Oggi la commissione programmazione e bilancio presieduta dal consigliere comunale di An Giovanni Gualteri si riunirà per discutere di una serie di variazioni al bilancio di previsione, variazioni tra le quali trova spazio anche il contributo regionale per il quale dovrà essere previsto un apposito capitolo di bilancio. Gli uffici comunali sono al lavoro per valutare l’erogazione dei contributi. Nei prossimi giorni saranno inviate alle famiglie lodigiane che avevano presentato richiesta di contributi a copertura delle spese una lettera in cui si specificano la modalità dell’erogazione. È quindi prematuro telefonare per chiedere informazioni: gli uffici sono al lavoro per valutare le richieste presentate alla luce delle rigide prescrizioni previste dallo stanziamento regionale, prescrizioni alle quali palazzo Broletto dovrà obbligatoriamente attenersi. Per ogni singolo caso, per esempio, è prevista una franchigia di 2.500 euro: danni documentati inferiori a tale cifra non saranno rimborsati. Indispensabile, inoltre, la presentazione di pezze giustificative, quali fatture e scontrini. I rimborsi riguardano esclusivamente danni strutturali alle abitazioni. Tutte informazioni che nei prossimi giorni saranno rese note dagli uffici comunali agli interessati.
F. T.

Sale la protesta di Campo di Marte contro l’esercitazione del 30 maggio
Doveva essere una serata rivolta alla formazione costruttiva, ma la discussione, tenutasi venerdì sera alla scuola materna di Campo di Marte, inerente all’esercitazione d’evacuazione, disposta dal comune e pianificata dalla protezione civile di Lodi per il 30 maggio, è ritornata a trattare temi scottanti. Ancora una volta è risuonata la paura degli abitanti del quartiere colpito dall’alluvione, paura che qualcosa di concreto non sia portato a termine e che tutto resti in fumose parole, così come ancora forte è parso essere il risentimento verso l’amministrazione comunale, unito all’amarezza e alla disillusione. In un’atmosfera simile, è stato davvero difficile parlare di collaborazione e la parola «simulazione d’evacuazione» non poteva che essere immediatamente associata, per voce di molti presenti, alla cosiddetta «ennesima pagliacciata». La parola d’apertura è stata dell’assessore all’ecologia Francesco Marzorati che ha spiegato in cosa consiste la simulazione: l’attività d’esercitazione è programmata per la mattina di domenica 30 maggio, quando i nuclei operativi della struttura comunale, del Parco Adda, dei vigili del fuoco, dei volontari della protezione civile, della Croce rossa, nonché di polizia e carabinieri prenderanno posto nel quartiere Campo di Marte e cominceranno i preparativi per l’evacuazione vera e propria, che avverrà a partire dalle ore 9. La disponibilità dei cittadini è richiesta, fin dal primo mattino, nel permettere lo sgombero delle automobili dalla zona. Per l’esercitazione viene messo a disposizione il parcheggio dell’ex macello e per le attività di trasporto dei cittadini vengono garantiti degli scuolabus che, a evacuazione effettuata, condurranno le famiglie presso la scuola di via Spezzaferri per la registrazione, mentre i gruppi operativi terminano l’attività sul posto, annotano i tempi e il centro operativo comunale effettua le chiamate di verifica nel sito a rischio. Pronta e decisa la risposta della quarantina d’abitanti: «Non vogliamo simulazioni ma fatti». La serata ritorna, così, a centrarsi sulle colpe del disastro 2002. Il senso della simulazione è accantonato, le necessità d’educazione alla sicurezza e di collaborazione scompaiono. Gli errori, certo, vengono nuovamente ammessi, si cerca di rassicurare e di riportare la discussione al tema centrale, ma nulla è utile, nemmeno la mediazione tecnica. Il malcontento emerge, Marzorati ribadisce: «La simulazione si farà, se i cittadini non collaborano la faranno solo i nostri nuclei operativi, ma è necessaria». Grande amarezza, invece, nelle parole di Alberto Panzera, coordinatore della protezione civile di Lodi: «Capisco l’amarezza di questa gente e sono loro vicino, ma questa operazione la stiamo preparando da un anno, mi chiedo l’utilità di condurla da soli, ed è un lavoro che da volontari facciamo soprattutto per loro. La serata non doveva andare così».

San Rocco Ci sono fondi a disposizione, al sindaco però non interessa
Il comune non vuole l’imbarcadero ma il Consorzio del Po non si ferma
San Rocco «Continueremo sulla strada intrapresa e presenteremo il progetto per gli approdi sul fiume». Il presidente del Consorzio Po, l’ex senatore Michele Bucci, incassa il no di San Rocco al Porto ma non demorde e continua nella sua campagna per la valorizzazione turistica del Grande fiume nel Lodigiano. «Ci sono finanziamenti interessanti da andare a prendere in regione Lombardia, fondi che possono coprire fino al 70 per cento delle spese: per accedervi, però, dobbiamo arrivare con un progetto forte e condiviso». Ma intanto San Rocco si dice non interessata alla localizzazione di uno degli attracchi nel suo territorio: «Non ne abbiamo mai avuti, a differenza di altre realtà, e poi mancano i rilievi turistici da valorizzare», spiega il sindaco Giacomo Chiodaroli. Bucci, dal canto suo, non intende polemizzare: «Ogni paese valuta tutti gli aspetti legati all’adesione al progetto e Chiodaroli ha tutta la facoltà di decidere ciò che ritiene migliore». L’ex senatore, però, non è preoccupato: «Da altre parti, viceversa, abbiamo raccolto approvazione, giungendo ormai ad identificare i tre punti ideali: i Morti della Porchera a Corno Giovine, l’area di Somaglia e la Corte Sant’Andrea di Senna Lodigiana». Secondo i rilievi, operati dai tecnici della Regione Lombardia durante i sopralluoghi della scorsa settimana, la sponda lodigiana si presterebbe agli attracchi ancor più di quella piacentina, visto che anche in periodi di magra garantirebbe tre metri d’acqua: «Ma l’atteggiamento deve essere comunque di apertura e collaborazione, mettendo in comune gli interessi - prosegue Bucci - e per questo motivo la prossima settimana mi incontrerò con il sindaco di Piacenza». Intanto il Consorzio Po spera di aver fatto breccia anche presso la provincia di Lodi: «L’assessore Alessandro Manfredi riceverà al più presto l’esito dei sopralluoghi, come ha richiesto. L’appoggio dell’istituzione provinciale è fondamentale». Proprio ora, però, arriva il momento di tirare di tirare il freno: «Nei prossimi due mesi l’attività del Consorzio sarà di basso profilo, perché non vogliamo in alcun modo interferire con le elezioni». Ma i lavori non si fermeranno: «Approfitteremo della pausa politica per impegnarci fittamente da un punto di vista tecnico e per farci trovare pronti con il progetto al momento opportuno».
P. M.