Lodi,
12 ottobre 2003
Quest’ultima settimana
ritengo sia stata la più proficua dopo l’estate
appena trascorsa. Non voglio prendermi nessun merito ma credo
che la lettera aperta indirizzata
al nuovo Prefetto di Lodi abbia sortito qualche effetto
positivo. Sono sostanzialmente soddisfatto perchè finalmente
i nostri amministratori locali in folta delegazione hanno
incontrato i Consiglieri Regionali capi gruppo e il giorno
15 l’Assessore alla Protezione Civile della Regione
Lombardia Massimo Buscemi sarà presente a Lodi per
incontrare la Dottoressa Nicoletta Freudiani Prefetto della
Provincia di Lodi. Ho chiesto all’Assessore se in tale
frangente si potrà incontrare anche i rappresentanti
dei comitati alluvionati.La stessa richiesta la stiamo formulando
al Prefetto e al nuovo Assessore del Comune di Lodi, Leonardo
Rudelli. Ho letto con interesse che la provincia di Lodi ha
varato il proprio piano triennale delle opere pubbliche per
il 2004-2006, nel quale figura tra gli interventi più
rilevanti il progetto per la realizzazione di una protezione
dell'argine lungo la strada Lodi-Boffalora; mi auguro che
questo intervento possa coniugarsi con quello previsto per
l’area ex SICC (che ancora esattamente non so). Appassionante
il possibile progetto per la cava di Montanaso Lombardo. Invece
a breve replicheremo alle dichiarazioni del Presidente del
Parco Adda Sud - articolo sul “Cittadino del 7 u. scorso”
- in risposta alla nostra richiesta di regimazione dell’Adda
e altro.
Domenico Ossino
Presidente C.AL.LO. Onlus
Come ormai è consuetudine
vi invito a visitare il nostro sito: http://www.nautilaus.com/alluvionati.htm
Da
IL CITTADINO del 6 10 03
La Margherita attacca:
«Non hanno nemmeno fatto partire le procedure»
«La regione fa da tappo ai progetti che possono evitare
le alluvioni»
«Per dare risposte concrete
al problema delle esondazioni dell'Adda occorre uno studio
sia sullo stralcio di Lodi, sia sull'intera asta fluviale:
è un lavoro che compete all'Aipo, ma la regione non
ha ancora assegnato neppure l'incarico». Il centro sinistra
lodigiano annuncia un'azione politica per smuovere il Pirellone,
e la campagna di sensibilizzazione comincerà martedì
quando il sindaco Aurelio Ferrari, assieme a rappresentanti
della provincia e di tutti i gruppi del centro sinistra, incontreranno
i capigruppo del consiglio regionale. «Nè dal
presidente Formigoni né dalla sua giunta, informati
subito della gravità dell'accaduto, sono finora arrivate
risposte serie - denuncia Marco Zaninelli, segretario provinciale
della Margherita -, salvo i contributi per circa 38 milioni
di euro, ma per le sole imprese e distribuiti su tutta la
Lombardia. Comune e provincia di Lodi invece hanno messo a
disposizione 3 milioni di euro, importo che comprende anche
l'acquisto di appartamenti in via Bay».
Il centro sinistra ha una ricetta contro
le piene sulla quale, sia pure con l'avvertenza della cautela,
tutte le forze sono concordi: «A monte della città
bisogna ripulire l'alveo del fiume, senza lasciare margini
a speculazioni - spiega Zaninelli -; alla ex Sicc, senza edificare
un metro cubo in più, ma a vantaggio delle case che
già erano state costruite, bisogna comunque realizzare
una difesa spondale, per la quale è disponibile un
milione di euro, e cercare di poter utilizzare i due milioni
che la regione aveva messo a disposizione per il recupero
della fabbrica dismessa, che comunque ha bisogno di una bonifica,
per ricavarne un parco. Sulla sponda destra stiamo ragionando
su una bozza meno impattante di quella del Piano per l'assetto
idrogeologico. E tra breve il Consorzio Muzza predisporrà,
su incarico del comune, un progetto per la messa in sicurezza
della strada Lodi - Boffalora. Anche la Lanca di Soltarico,
riaperta, può servire con il suo alveo per contribuire
a rallentare la discesa a valle del fiume, e d'intesa con
gli agricoltori si possono realizzare casse di espansione,
con colture di sacrificio, che possono essere allagate in
caso di emergenza».
Mentre in comune devono ancora arrivare
dal Pirellone i 250 mila euro per riparare i danni che l'Adda
arrecò nel 2000 all'argine della Caccialanza, il centro
sinistra sollecita l'apertura di un tavolo per poter sapere
cosa bisogna fare, e dove, e attivare quindi i finanziamenti
necessari: «È inutile che gli enti locali predispongano
progetti, quando poi l'Aipo, che dipende dalla regione, li
può anche bocciare. Nessuno può dire di non
conoscere la situazione critica della città o dare
la colpa alle amministrazioni locali, che certo non hanno
causato l'ondata di piena: questo è un problema che
va governato quantomeno a livello regionale, e se non ci sono
fondi li si richieda allo Stato».
Carlo Catena
Da
IL CITTADINO del 7 10 03
Il Parco blocca l'ipotesi
di cavare in Adda «Nasconde soltanto interessi economici»
Bocciati drastici interventi
in alveo e rimandate al mittente le accuse sulla rimozione
di ghiaia per navigare il fiume. Il presidente del Parco Adda
sud, Attilio Dadda, contesta un ordine del giorno della Lega,
votato da tutta la maggioranza in consiglio provinciale, che
impegna la giunta a verificare la possibilità di programmare
la regimazione dell'Adda in alveo. «La nostra preoccupazione
- commenta il presidente del Parco - è che si mettano
insieme interessi economici e demagogici tendenti a riaprire
una questione ormai bocciata dai criteri scientifici, che
è la dragatura dei corsi d'acqua».
Il fiume, fa notare Dadda, esondava
anche quando si effettuavano operazioni di dragatura. «Per
interessi economici però si tirano fuori ancora questi
temi. Il piano cave provinciale ha portato il fabbisogno a
una quantità eccessiva di ghiaia e le polemiche sul
Parco sono innescate ad arte. Si vede lontano tre chilometri
che dietro ci sono gli interessi elettorali di qualcuno che
ha già cercato in passato di presentarsi alle elezioni,
ma gli è andata buca». Del resto secondo il presidente
non è vero, come dicono i rappresentanti del comitato
alluvionati Domenico Ossino e Carlo Bajoni, che il Parco dopo
l'alluvione di un anno fa è rimasto con le mani in
mano. «Siamo intervenuti - ricorda Dadda - chiedendo
di allontanare i materiali ingombranti dai pioppeti e dai
campi; poi abbiamo coordinato i lavori della conferenza dei
servizi in prefettura che ha dato l'autorizzazione per decine
di progetti di rimozione di ghiaia e sabbia per ripristinare
le coltivazioni in area golenale».
Da mesi il consorzio lodigiano, in sede
politica, fa la parte dell'integralista, dell'unico ente che
boccia le escavazioni. Adesso, però, il Parco non ci
sta più. «Se ci fosse un serio progetto idraulico
sul fiume noi lo valuteremmo. Il fatto è che nessuno
degli enti competenti ha presentato proposte di dragatura.
Prima si presentino le richieste, poi vediamo». Nel
mese di agosto il consorzio del Lodigiano, in collaborazione
con i vigili del fuoco, ha rimosso in tutto il tratto di sua
competenza, Lodigiano e Cremonese, tronchi e materiali che
ostruivano il letto e che si rivelerebbero deleteri in caso
di una prossima piena. Paragonare, come fanno i rappresentanti
degli alluvionati, la quantità di materiale che viene
estratta in occasione del progetto "Navigare l'Adda",
con la dragatura, è assurdo. «Il prelievo necessario
per navigare il corso dell'acqua - ribatte il presidente -
è assolutamente inferiore a qualunque intervento proposto
dal magistrato del Po. È comunque di cattivo gusto
e strumentale paragonare un progetto turistico a uno di sicurezza.
La dragatura non si fa più da almeno vent'anni».
A giugno il Parco ha convocato una commissione consultiva,
in via Grandi, alla quale erano presenti anche i rappresentati
degli alluvionati. L'ente ha commissionato uno studio tecnico
che dovrebbe essere terminato a breve. In ottobre sarà
presentato pubblicamente a Lodi e a un convegno nazionale
di Federparchi. Come dire che l'esperienza lodigiana potrebbe
diventare capofila di una serie di iniziative, scientifiche
ed ecocompatibili, per prevenire le esondazioni.
Cristina Vercellone
Da
Lettere al IL CITTADINO del 7 10 03
ALLUVIONE
Lettera aperta al nuovo prefetto di Lodi
Lettera aperta al prefetto di
Lodi, Nicoletta Frediani: «Illustre prefetto, alla nostra
sicurezza... ci pensi lei!
Qualcuno deve pur intervenire su questo tema così delicato,
puntando a soluzioni concrete e non ipotesi. Signora prefetto,
mi deve scusare se dal suo insediamento a Lodi, prima d'ora,
in nessun modo, ho avuto il tempo di augurarle un buon lavoro
nella provincia di Lodi e chiederle un incontro per continuare
il dialogo costruttivo che si era instaurato con il suo predecessore
prefetto Avellone, con il mio comitato e il Comitato alluvionati
riva sinistra nella persona del signor Carlo Bajoni; agli
atti della prefettura ci sono nostre comunicazioni.
Mi deve scusare ma oramai da dieci mesi mi batto per la sicurezza
dei cittadini dalle calamità naturali.
Dalla fine di agosto ad oggi ci sono già state sei
alluvioni. Dottoressa Frediani, mi rivolgo a lei, perché
rappresenta lo Stato nella mia città e provincia. Uno
"Stato" molto lontano, non geograficamente, ma molto
lontano e assente nei confronti di molti di noi.
Noi però abbiamo lei a portata di mano, quindi sono
qui a chiederle dopo dieci mesi di essere giudice unico sulla
messa in sicurezza dell'asta del fiume Adda, per ponti, argini,
casse di espansione, ecc. e porre fine a questo stillicidio
continuo di notizie sulla cronaca quotidiana. Esistendo una
autorità (più autorità di altre) preposta
a decidere, sia obbligata a far partire la messa in sicurezza
ancora mancante. Ritengo che sia vergognosa la sovrapposizione
di enti preposti alla sicurezza idrogeologica, sono troppi,
sono tutti responsabili e nessuno di loro si sente tale al
punto che, con le loro controversie, non decidono nulla...
ma ci costano, eccome se ci costano. Se i soldi spesi dallo
Stato per mantenere queste strutture fossero dirottati sul
territorio e destinati alla sicurezza, oggi non saremmo qui
a parlarne ancora.
In questi giorni sulla cronaca nazionale ritorna il problema
"sicurezza del territorio" e nessun lavoro sta ancora
effettivamente a iniziare nel dopo alluvione a Lodi.
Sul «Cittadino» del giorno 15 settembre, nell'articolo
"L'argine dell'Adda motivo di scontro con il sindaco",
nell'ultimo capoverso è riportato: il sindaco però
è perplesso: «Con tutte le occasioni di incontro
che ci sono - commenta - non capisco perché i comitati
continuino a scrivere. A questo punto credo che le loro siano
prese di posizione politiche». Mi perdoni signora prefetto,
ma dopo dieci mesi si cercano ancora soluzioni! Dopo dieci
mesi si è già detto di tutto e il contrario
di tutto. Non è ora che si agisca in modo serio e concreto?
Le mie lettere sulla stampa hanno cadenza settimanale. Continuo
invano ad attendere che chi più titolato e comunque
preposto alla nostra sicurezza, faccia o scriva qualcosa...
ma solo silenzio! Viviamo nel terzo millennio e ci si atteggia
ancora con paraocchi, obbedienti a "ordini di scuderia"
e si crede a qualsiasi cosa è detta per placare animi
e tirarla per le lunghe nell'attesa di che, non si sa!
Mi perdoni se mi permetto tanto, non si può tacere;
gli interventi e gli atteggiamenti sono utili se conducono
a soluzioni, fino a che sono solo "aria fritta"
per i politici e dispute controverse fra i "tecnici"
che mantengono le proprie posizioni, dopo i dieci mesi già
trascorsi, ne passeranno molti altri e nel frattempo noi saremo
sempre e di più a rischio alluvioni.
Tutti quanti, i politici e i tecnici, sono tutti titolati
e competenti "a parole", ma ce ne fosse uno in grado
di prendere decisioni, assumersi le giuste responsabilità
(cariche, deleghe-politico/tecniche), una volta per tutte,
e mettere finalmente in sicurezza persone e territorio. Sono
tutti tranquilli, e si irritano se sui giornali leggono titoli
che evidenziano "gravi ritardi" ad esempio per la
realizzazione dell'argine sinistro a protezione del Campo
di Marte, o altro. In realtà a rischio vi è
l'intera città! La causa è da ricercare negli
errori del passato, o in quelli che ancora si vogliono commettere?
Se ci sono stati errori e perdite di tempo, dobbiamo continuare
su quella strada? Continuare col tira e molla è un
pugno nello stomaco per chi ha subito l'alluvione e per chi
lotta per tutto ciò che accade al cittadino nel dopo
alluvione; la mia lotta nel richiedere giustizia e diritti
per gli alluvionati è un esempio di incapacità
e mal politica, mi si dimostri che le mie sono valutazioni
errate... Non si possono accettare ancora perdite di tempo.
Intanto si inizi a sistemare questo argine senza menare il
"can per l'aia", per le casse di espansione…
si può aspettare.
Chi sta pensando che sto polemizzando ha indovinato! Ci deve
essere per forza chi cerca di provocare in qualche modo i
responsabili che hanno in mano la nostra sicurezza, chi nel
"volumetto" distribuito in campagna elettorale ha
messo nel suo programma l'impegno "direi" prioritario
per la sicurezza della città. Invece di fare convegni
e perdere ancora del tempo in chiacchiere e demagogia, invece
di polemizzare sui giornali, decidano il da farsi e "di
corsa": cosa si sta aspettando!? Vi sono priorità
e decisioni da prendere senza perdere più tempo...
poi non ci saranno più scusanti in caso di...
Signora prefetto, la prego, intervenga lei. Signora prefetto,
noi cittadini ci mettiamo nelle sue mani, chiediamo tutela
e decisioni, non ci deluda. Con ossequio».
Domenico Ossino
presidente del Comitato alluvionati Lodi Onlus
Da
IL GIORNO del 7 10 03
Sirene nei quartieri
a rischio e «codici» per i livelli di allerta
LODI — Dopo la débacle
dell'anno scorso, le istituzioni corrono ai ripari per evitare
ulteriori danni. Con una lettera, che verrà inviata
entro la prossima settimana, l'assessore alla Protezione civile
del Comune, Francesco Marzorati, intende informare tutta la
cittadinanza in merito alle disposizioni operative contenute
nel piano di protezione civile, completamento rifatto dopo
l'alluvione del 26 novembre 2002. Una serie di misure facili
da seguire, che dovrebbero evitare i pesanti disagi con cui
ancora oggi molti lodigiani sono costretti a convivere.
Ecco le indicazioni del breve vademecum,
che sarà differenziato a seconda dei quartieri destinatari.
Per sopperire alle carenze di informazione, oltre ad utilizzare
stampa, radio locale e altoparlanti, si provvederà
ad installare, entro il mese di ottobre, nei quartieri a rischio,
12 bacheche, 7 delle quali dotate di sirene. Queste ultime,
attivate con segnale telefonico, suoneranno in caso di evacuazione.
Le bacheche, dipinte di giallo, verranno collocate nelle vie
Cadamosto (presso Vigili del Fuoco), Maddalena (Consiglio
di zona), San Giacomo (scuola elementare), Falcone (parco
in zona Campo Marte) e in piazza Crema (OltreAdda). Quelle
con sirena saranno nelle vie D'Azeglio (parcheggio), Defendente,
Vecchio Bersaglio (zona Capanno), Massena (parcheggio), Arisi
(parco in zona Revellino), e nelle piazze Martinetta e Campo
Marte.
E' stato difficile, in fase di emergenza
durante la disastrosa alluvione del 26 novembre del 2002,
per molti cittadini raggiungere i magazzini comunali in viale
Pavia per approvigionarsi di sacchetti di sabbia. Per questo
il Comune realizzerà per l'Oltre Adda un apposito magazzino
a fianco del cimitero di Riolo. E' già stato predisposto
l'acquisto dell'area. «Per ora - spiega Marzorati -
ci limiteremo a costruire, entro ottobre, una tettoia dove
depositare i sacchetti di sabbia. Se scatterà l'emergenza,
però, porteremo là anche altre attrezzature
utili, tra cui un'autopompa. In più verranno allestiti
due centri di distribuzione mobili: uno presso l'ex distributore
in piazzale 3 Agosto, l'altro in piazza Crema.
Come parcheggi d'emergenza verranno
indicati piazzale III Agosto, Cimitero Maggiore e la corsia
di destra, per entrambi i sensi di marcia, della nuova tangenziale.
Tre i livelli di allerta, decretati
con Prefettura e Provincia. Stato di preallarme con acqua
a 0,90 metri sopra lo zero idreometrico. I cittadini che abitano
lungo le sponde devono mettere in sicurezza i propri beni.
L'innalzamento della falda provoca infatti in genere, a circa
1,30 metri, l'allagamento dei locali interrati. Stato di allarme
a 1,90 metri: si attiva la sala operativa e si approntano
materiali, mezzi e personale reperibile; la vigilanza limita
la circolazione.
«Questa volta - spiega l'assessore
- il piano indica con precisione compiti e ruoli. Grazie al
lavoro svolto con prefettura, vigili del fuoco, Parco Adda,
Consorzio Muzza, Croce Rossa e tutte le forze dell'ordine
abbiamo predisposto un manuale operativo». Stato di
emergenza a 2,30 metri, con previsione sull'andamento fornita
da un team composto da un tecnico indicato dal Comune, uno
del Consorzio Muzza, uno del Consorzio Adda (che gestisce
la diga di Olginate): suonano le sirene, bisogna evacuare
nel più breve tempo possibile.
di Laura De Benedetti
«Ma Stato e Regione
ci hanno abbandonati»
LODI — Molte le novità,
e non tutte positive, che riguardano argini e rogge, anche
se l'assessore all'Ambiente e protezione civile Francesco
Marzorati ricorda che le opere di difesa delle sponde non
sono di sua competenza: «Sono il governo e la giunta
regionale che hanno abbandonato il territorio lodigiano».
Per l'argine alla Caccialanza, devastato dalla piena, l'Aipo
(Agenzia per il Po) sta predisponendo il progetto e non verrà
realizzato prima della prossima primavera. Per quanto riguarda
lo studio su tutta l'asta dell'Adda commissionato dalla Regione
all'Autorità di Bacino per stabilire gli interventi
necessari i tempi invece si allungano: «L'Autorità
- spiega Marzorati - ha deciso di ampliare lo studio idrogeologico
con studi meteorologici, geomorfologici e di dettaglio sulla
sezione prelacuale riguardante gli invasi alpini, per prevenire
le esondazioni con allagamenti a monte. Ciò però
richiederà molto più tempo dei due anni previsti.
Le opere subiranno quasi di sicuro uno slittamento. Nel frattempo
però l'Autorità di Bacino ha confermato le scelte
effettuate nel Pai (Piano di assetto idrogeologico) del 2001.
Ciò ci trova favorevoli eccetto che per la previsione,
invariata, di creare una maxi scogliera di due metri in riva
destra, tra il Belgiardino e il ponte. A questo progetto ci
opponiamo: meglio le difese spondali mobili, anche se più
costose». Il Comune invece procederà, nonostante
il ricorso al Tar del Comitato alluvionati, con la realizzazione
di paratie sulle rogge Gaetana e Gelata a difesa del Pratello.
Non solo: «Comune e Astem spenderanno qualche centinaia
di migliaia di euro - spiega Marzorati - per realizzare barriere
con lo scopo di evitare che le acque di roggia si mescolino
ai collettori fognari».
L.D.B.
Da
IL CITTADINO del 8 10 03
Il sindaco e la provincia
hanno discusso ieri con i capigruppo del consiglio regionale
Alluvione, summit al
Pirellone: «Un'unica autorità per le piene»
Più attenzione allo stato
delle sponde, una "raccomandazione" alla commissione
territorio e un incontro con l'assessore regionale alla protezione
civile Massimo Buscemi. È quanto ha ottenuto la foltissima
delegazione lodigiana (cinque assessori comunali col sindaco,
un assessore provinciale e due consiglieri regionali) al summit
fissato per ieri pomeriggio coi capigruppo del consiglio regionale
sul post alluvione. In pratica il Lodigiano è andato
a battere cassa e per ora ha ricevuto poco più di una
pacca sulla spalla.
I capigruppo (tra i quali erano
presenti Giulio Boscagli di Forza Italia, Romano La Russa
per An, Davide Boni della Lega, Battista Bonfanti della Margherita
e il diessino Pierangelo Ferrari) hanno però garantito
ad Aurelio Ferrari che faranno il possibile per portare il
problema degli argini lodigiani in consiglio regionale attraverso
una risoluzione. Per il resto, comune e provincia verranno
a breve convocati anche dalla commissione regionale territorio
(data ancora da fissare), mentre il 15 ottobre è convocato
in prefettura a Lodi un incontro tra il nuovo assessore Buscemi
(ha sostituito Lio a maggio) e il prefetto Nicoletta Frediani,
la quale provenendo da Genova ha avuto sovente a che fare
con problemi idrogeologici, ai quali si è detta molto
sensibile. Questo quanto ottenuto da Ferrari ieri in Pirellone,
accompagnato da Francesca Sanna in rappresentanza della provincia,
dai due consiglieri regionali del territorio Gianfranco Concordati
e Marco Votta e da una pattuglia di assessori comunali guidati
dalla vicesindaco Paola Tramezzani.
Il sindaco ha fatto una richiesta
quasi del tutto nuova: «Visto quanto è successo
a Lodi, servirebbe un'autorità unica che in caso di
piena coordini i dati e gli interventi dalle centrali idroelettriche
della Valtellina fino alla diga di Olginate e ancora giù
fino alla foce, per valutare i rischi e i tempi di discesa
della piena». Le altre richieste, invece, riguardano
quasi esclusivamente nuovi argini e manutenzione delle sponde:
«Nell'ambito della definizione complessiva degli interventi
sull'asta dell'Adda e visto che c'è un possibile stanziamento
in atto (un milione di euro per la riva sinistra e tre milioni
per quella destra, ndr) siamo d'accordo con la linea di difesa
spondale avanzata dalla regione, ma il tipo di intervento
deve essere prima concordato con noi». Il sindaco non
vuole ritrovarsi tra le braccia una grana come quella del
"muraglione" della sponda destra, progetto che venne
poi ritirato dal Pirellone in seguito alle proteste della
città bassa. Il sindaco ha anche chiesto più
attenzione alle rive che presentano fenomeni di erosione preoccupanti,
come nei pressi della colonia Caccialanza, l'isolotto Achilli,
la briglia dopo il ponte e le rive nella zona della Valgrassa.
Fr. Ga.
Frattura trasversale
dei politici locali sul piano di recupero dell'Oltreadda
C'è lo schieramento dei
favorevoli e quello dei perplessi. Entrambi trasversali: se
infatti il progetto "Comprendere la contemporaneità"
di Cesare Macchi Cassia, vincitore del concorso di idee per
l'Oltreadda, raccoglie le simpatie di Giovanni Gualteri, capogruppo
comunale di Alleanza nazionale, e di Franco Pinchiroli dei
Democratici di sinistra, nello stesso tempo accomuna Paolo
Ceresa di Forza Italia e Pietro Cavalli di Rifondazione comunista
sotto la bandiera dello scetticismo.
Macchi Cassia, uno dei più
importanti urbanisti italiani, ha presentato il proprio progetto
per cambiare il volto dell'Oltreadda lunedì sera nell'aula
del consiglio comunale. Ad ascoltarlo c'erano i componenti
della commissione territorio, presieduta da Roberto Masticò,
promotore di una serie di incontri sul concorso. Dopo quello
di lunedì se ne terranno altri due, questa sera e lunedì
prossimo, per visionare i progetti classificatisi al secondo
e al terzo posto.
C'è chi ha giudicato quello
di Macchi Cassia, autore anche di un progetto per il recupero
dell'antico borgo di Viboldone a San Giuliano Milanese, troppo
futuristico: l'autore ipotizza lo smantellamento in ferro
e vetro del portico della scuola Gorini, in origine aperto
sul fiume, la realizzazione di un secondo terrazzo sulla riva
opposta e «una lama sottile» collocata sull'isolotto
Achilli quale «segnale alle due parti della città
da parte del fiume». Poi un edificio «a piastra»
di tre piani con funzioni terziarie e commerciali al termine
di via Cavallotti, «tappeti residenziali» di villette
a schiera collegate alle cascine Crocetta e Mozzanica, un
centro culturale con cinema all'aperto e al coperto, negozi
e palestra nell'area ex Sicc e, soprattutto, «nove edifici
a lame di differenti altezze fino a un massimo di 11 piani».
«È buono e coerente
dal punto di vista urbanistico ma calato dall'alto nella nostra
realtà - commenta Cavalli -. L'amministrazione doveva
forse dare maggiori indicazioni». Analoga la riflessione
di Ceresa: «Apprezzo alcune idee contenute nel progetto,
ma non tutto è condivisibile. Non si può fare
un processo alle intenzioni, ma è anche vero che nelle
idee ci sta tutto». Cavalli parla di proposte in controtendenza:
«La proposta non prevede un'urbanizzazione pesante,
ma la colloca sulle rive e nell'area ex Sicc. Questo va contro
la riflessione che stiamo portando avanti per lasciare al
fiume spazi di sfogo». Anche per Ceresa «si parte
dalla considerazione che l'Adda sia in sicurezza, ideando
edifici come le "lame" di 11 piani che stravolgono
l'habitat morfologico. Detto questo vanno segnalati spunti
interessanti, come i filari alberati per valorizzare gli insediamenti
rurali».
Chi si dice soddisfatto è
Gualteri: «A me è piaciuto, mi è parso
armonioso e innovativo, anche se è difficile dare un
giudizio complessivo». Anche perché, sottolinea
Masticò «non si tratta di indicazioni vincolanti,
l'amministrazione comunale terrà conto degli spunti
di maggiore interesse dei vari progetti per riqualificare
l'Oltreadda». Si dice favorevole, pur restando con i
piedi per terra, anche Pinchiroli: «Mi piace, presenta
soluzioni interessanti, quali i percorsi verdi alberati e
gli insediamenti a bassa densità abitativa attorno
alle cascine. Altre sono futuristiche come la lama sull'isolotto
Achilli. Ma non la metteranno mai: l'isolotto è destinato
a scomparire prima nell'indifferenza generale, mangiato dalla
prossima piena».
Fabrizio Tummolillo
Da IL GIORNO del 8 10
03
«Una sola autorità
per l'Adda»
LODI — Il sindaco Aurelio
Ferrari commenta in termini positivi il confronto avuto ieri
a Milano con i capigruppo del consiglio regionale sul tema
del post alluvione. Tra le richieste formulate dalla delegazione
lodigiana (con il sindaco gli assessori comunali Francesco
Marzorati, Emiliano Lottaroli, Giuliana Cominetti e quello
provinciale all'Ambiente, Francesca Sanna), una riguardava
l'istituzione di un'unica autorità responsabile, almeno
in fase di emergenza, su tutto il bacino dell'Adda. «Lo
scopo - spiega il sindaco - è ridurre e prevenire le
esondazioni del fiume utilizzando gli invasi alpini, regolando
il livello dell'acqua delle centrali idroelettriche e della
diga di Olginate. E' il provvedimento più semplice
sotto l'aspetto economico ma più complesso dal punto
di vista tecnico, anche se oggi le nuove tecnologie possono
fornire un supporto importante». Ora la delegazione
lodigiana intende incontrare la commissione Territorio regionale,
di cui fanno parte molti capigruppo che si sono impegnati
a portare il dibattito in aula consiliare.
Nel corso dell'audizione di ieri,
alla quale erano presenti anche i due consiglieri regionali
lodigiani Gianfranco Concordati e Marco Votta, si è
parlato anche dei rimborsi per gli alluvionati (problema difficilmente
risolvibile) e degli interventi per la manutenzione e messa
in sicurezza del fiume.
L.D.B.
Da IL CITTADINO del 11
10 03
Nuova sede per l'Istituto
Einaudi, un argine lungo la Lodi-Boffalora d'Adda Strade,
la provincia promette tangenziali a Codogno e Riolo
La provincia di Lodi ha varato
ieri il proprio piano triennale delle opere pubbliche per
il 2004-2006. Le novità più consistenti sono
rappresentate dalla tangenziale di Riolo (frazione di Lodi),
dall'argine lungo la strada Lodi-Boffalora d'Adda e dai 5,7
milioni di euro ipotizzati per l'ampliamento dell'Istituto
Einaudi, che darà vita a un serrato scambio di edifici
e concessioni col comune di Lodi. Vengono anche stanziati
25 milioni di euro per la tangenziale di Codogno, un intervento
atteso da anni. Si tratta di opere che però vedranno
la luce, nel migliore dei casi, soltanto nel 2005, considerato
il fatto che il piano triennale impegna le amministrazioni
dal punto di vista programmatico, mentre i soldi dovranno
essere reperiti anno per anno. Nel complesso la provincia
di Lodi spenderà poco meno di 65 milioni di euro in
tre anni, dei quali 44 milioni per le strade e 21 milioni
per l'edilizia. Un impegno che sarà comunque inferiore
a quello degli anni scorsi anche nel numero d'interventi,
considerato che la maggioranza dei fondi, 25 milioni di euro,
verrà messa a disposizione per la variante di Codogno
alla statale 234. La realtà è che per il 2005
e il 2006 sono state previste poche spese.
Un nuovo argine contro
le esondazioni
Per arginare l'Adda in caso di
piena è stata decisa la costruzione di un argine lungo
la Lodi-Boffalora, strada che ha funzionato finora da barriera
ma che l'anno scorso si è dimostrata troppo bassa.
L'argine sarà più alto della strada di un metro
e mezzo, e sulla sua sommità sarà ricavata una
pista ciclabile, tra il capoluogo e la cascina Cantalupo.
La provincia metterà da parte 1,5 milioni di euro.
A fare il progetto sarà il Consorzio Muzza mentre la
provincia penserà solo alla pista ciclabile.
Francesco Gastaldi
Pinchiroli: «Abitano
al secondo piano ma vogliono lo stesso i risarcimenti»
«State attenti
ai falsi alluvionati che chiedono rimborsi al comune»
«Controllate quelle autocertificazioni.
Alcune richieste di contributi comunali da parte degli alluvionati
non sono veritiere». È Franco Pinchiroli, consigliere
comunale dei Ds, a chiederlo in una delle numerose interrogazioni
presentate a palazzo Broletto. Pinchiroli, spina nel fianco
della giunta con decine di segnalazioni scritte indirizzate
al sindaco, chiede con l'interrogazione numero 22.920 del
protocollo municipale, al punto 36 dell'ordine del giorno
dei consigli del 16 e del 20 ottobre, di verificare le autocertificazioni
presentate dagli alluvionati: 404 di proprietari di abitazioni
e box e 218 di soli box, 47 da affittuari di abitazioni e
35 di box.
Una presa di posizione che ha sollevato
qualche mugugno nella maggioranza di centro sinistra per cui
l'alluvione 2002 è un argomento da affrontare con le
pinze e la massima prudenza. Non a caso nella crisi estiva
della giunta del sindaco Aurelio Ferrari sono state proprio
alcune impopolari prese di posizione sull'argomento degli
assessori Bruno Scacchi e Mauro Biscaldi a pesare sulle dimissioni
presentate dai due. Contattato telefonicamente, Pinchiroli
conferma la richiesta ma ne puntualizza le dimensioni: «C'è
stato qualcuno che ha denunciato danni alla propria abitazione
pur abitando al primo o al secondo piano - spiega Pinchiroli
-. Ho segnalato la cosa all'ufficio ragioneria e penso che
i controlli siano già stati effettuati». Pinchiroli,
che parla di «errori nella compilazione», sottolinea
come si tratti di casi che si contano sulle dita di una mano.
Carlo Bajoni, coordinatore del comitato alluvionati della
riva sinistra, si associa alle parole di Pinchiroli: «In
questi casi è possibile che qualcuno possa fare in
furbo. Se è giusto pretendere con rigore quanto ci
spetta giustamente, è altrettanto giusto che chi non
ha diritto di porre rivendicazioni non se ne approfitti».
Anche per Bajoni i casi di «errore» potrebbero
essere non più di due o tre anche perché, sottolinea
il portavoce dell'Oltreadda, «sono ben più numerosi
quelli di coloro che pur avendo diritto a rimborsi per danni
contenuti hanno preferito non imbarcarsi nella complicata
e lunga trafila dei rimborsi». Con un atto ufficiale
del 30 settembre, infine, palazzo Broletto ha nominato proprio
consulente Silvio Rossetti, l'ingegnere autore del piano di
rischio idrogeologico della città. Rossetti, chiamato
in extremis nella sala operativa della prefettura durante
le ore della piena del novembre 2002, svolgerà «mansioni
di supporto all'ufficio tecnico comunale relativamente alle
problematiche legate ai rischi idraulico ed idrogeologico
connessi con i fenomeni alluvionali» per un periodo,
prorogabile, di sei mesi e un compenso di 3.950 euro.
Fabrizio Tummolillo
Gli undici gioielli ambientali
saranno censiti e perimetrati
La provincia ha affidato l'incarico per il monitoraggio
dei siti di interesse comunitario. Per l'operazione, che sarà
svolta dagli esperti Giovanna Angelucci e Ruggero Zanchi,
la regione ha assegnato all'ente di via Grandi 27 mila euro.
Tra gli undici siti individuati dalla provincia soltanto uno,
la riserva naturale Monticchie di Somaglia, non rientra all'interno
del Parco Adda Sud. Gli altri, invece, vanno dalla garzaia
del Mortone a Zelo, a quella della cascina Pioppo sempre a
Zelo, dalle spiagge fluviali di Boffalora, alla lanca di Soltarico.
Di interesse comunitario anche la morta di Bertonico, il bosco
Valentino, la Zerbaglia di Castiglione e l'Adda morta di Cavenago.
I due esperti incaricati dovranno perimetrare le zone dichiarate
di interesse comunitario, vedere come sono conservate dal
punto di vista della fauna e della flora e qual è la
loro specificità ambientale. Così potranno,
successivamente, essere adottati piani di tutela e progetti
di valorizzazione nell'ambito di una rete comunitaria. Il
progetto provinciale è articolato in quattro fasi e
l'obiettivo dell'assessorato guidato da Francesca Sanna è
di inserire gli undici siti all'interno della rete europea
natura 2000 istituita con direttiva Cee. Gli habitat prescelti
rappresentano una rarità a livello nazionale, godono
di peculiarità vegetali e paesaggistiche e rappresentano
delle aree dove la densità abitativa tende a regredire
progressivamente. Le esperte incaricate dovranno, dopo aver
perimetrato i siti, in fase due e tre elaborare una relazione
sullo stato dell'ambiente e in ultimo focalizzare le emergenze
naturalistiche: le esperte sapranno dire se esistono sufficienti
piante e arbusti autoctoni o altri considerati eccessivamente
invasivi. Ma stabiliranno anche se i luoghi hanno caratteristiche
tali da consentire agli uccelli soggiorni adeguati durante
le loro migrazioni autunnali nei paesi caldi.
Silverio Gori vuole recuperare il grande
specchio d'acqua creato dalle draghe in un'iniziativa prestigiosa
Il sindaco di Montanaso: «Le Olimpiadi
nella cava abbandonata del Belgiardino»
Montanaso Sul lago le barche a vela scivolano leggere in lontananza,
vicine appaiono le sottili imbarcazioni con i vogatori che
accarezzano l'acqua. Non siamo sul Lago di Garda o su qualche
altro bacino dove si solcano le onde. Ci troviamo in quel
di Montanaso Lombardo.
La visione, frutto della fantasia, si
proietta in un futuribile carico di speranze, chissà,
è vera forza degli uomini scrutare le vie del tempo
che portano alla meta.
Montanaso Lombardo è uno fra
i più ricchi comuni del Lodigiano. Come accenno alla
ricchezza, il sindaco del borgo, Silverio Gori, attenua l'affermazione:
«Non siamo in difficoltà, posso dire che stiamo
bene».
Gori guida l'Amministrazione dal 1980
e in questo periodo il paese si è ampliato e ha goduto
di una serie di utili iniziative.
La storia del lago. Esiste nel territorio
comunale a ridosso dell'Adda una cava per l'estrazione di
ghiaia. È in funzione da una trentina d'anni e già
da tempo l'asportazione del materiale ha fatto nascere una
sorta di laghetto.
Siamo nella sede del comune, con il
sindaco c'è l'assessore Luciano Giannini.
«Da anni - osserva Gori - pensiamo
di recuperare le parti esterne del "lago". Il piano
regolare prevedeva un recupero generico, abbiamo voluto andare
oltre, con uno stralcio al piano regolare, il recupero acquista
una maggiore ampiezza. Nella parte boschiva verso l'Adda,
ci limiteremo a salvaguardare il verde ed a incrementarlo.
Nella parte iniziale, venendo da Belgiardino, intendiamo invece
creare un luogo di svago. Per ora siamo alle indicazioni di
massima. Costruzione di edifici bassi con alloggi per gli
appassionati della vela e del remo, un galoppatorio, un ristorantino,
un bocciodromo, campi per calcetto. Queste, ripeto, sono "possibilità"
che, con altre, potranno far parte del progetto definitivo».
L'intervento è previsto nel giro
di un anno. La proprietà della cava e quella dei terreni
confinanti hanno espresso un deciso interessamento all'operazione.
L'intento dell'Amministrazione è che si costituisca
una Società che realizzi gli impianti. Con il coordinamento
del Comune che chiederà determinate garanzie.
Ci dovrà essere una recinzione
adeguata, proibito l'uso di barche a motore, da evitare gli
scarichi inquinanti.
Lo specchio d'acqua, di forma rettangolare,
misura circa un chilometro di lunghezza e quattrocento metri
di larghezza. Si continuerà a scavare e, nel giro di
qualche anno, la lunghezza arriverà ad un chilometro
e mezzo. È già sin d'ora il bacino artificiale
più ampio fra quelli esistenti nel Lodigiano. Sindaco
e assessore intendono che il centro sportivo-ricreativo sia
valorizzato e quindi si dovrà procedere con adeguate
modalità per quel che riguarda l'accesso.
Gori vuole andare oltre, la sua è
un'idea che gli bolle nei pensieri: «Su questo lago
si potrebbero svolgere le gare delle Olimpiadi del 2016...».
Gli faccio notare che possiamo fermarci
a quelle del 2012, non ancora assegnate. Sono candidate Roma,
Palermo, Milano e una serie di località straniere.
Chi riuscirà ad ottenere i Giochi? Domanda senza risposta.
Riuscisse a prevalere Milano, con l'Idroscalo, il laghetto
di Montanaso sarebbe soccombente nella scelta.
L'interlocutore non molla : «È
difficile, lo ammetto. Ma ho lanciato l'idea e non voglio
lasciare morire la speranza. Ecco, sarebbero bene accette
anche delle gare importanti, o ancora, ospitare atleti che
si allenano».
Non cede, vede già canoisti e
canottieri che vogano. Non demorde neppure quando accenno
alla lunghezza di duemila metri, necessaria ad un bacino per
essere arengo di gare. Forse il laghetto riuscirà ad
allungarsi più del previsto...
Il miraggio delle Olimpiadi, roba da
lanciare Montanaso Lombardo nell'orbita mondiale. Gori ripensa
al vecchio edificio comunale, costruito centodieci anni fa.
«Era anche più ampio per le necessità
di quando sorse». Ora siamo qui in questa sorta di monumento,
mezzo liberty, mezzo classicheggiante. All'interno. ampiezza,
funzionalità, eleganza.
La sala consiliare con l'affresco di
Felice Vanelli nel fondo, è un "gioiello",
credo invidiato da molte amministrazioni di borghi non solo
lodigiani. Gori è disposto a continuare il suo impegno
in Comune. La lex che non gli permette di ripresentarsi alle
prossime elezioni può anche essere cambiata. Intanto
il suo sogno non si dissolve, vuole che sia alimentato dalla
realtà. L'albero dei Giochi che chiama al rezzo tutte
le genti del pianeta, a tendere un ramo a Montanaso.
Walter Burinato
Forza Italia: «Belgiardino
come l'Idroscalo»
«Il Belgiardino potrebbe
diventare l'Idroscalo del Lodigiano». Una visione che,
dopo 25 anni di sfruttamento, si augurano i consiglieri comunali
di Forza Italia a Montanaso. E proprio nel piccolo centro
lodigiano lunedì sera il partito azzurro metterà
a confronto in un summit idee e riflessioni per il "dopo
cava" al Belgiardino. L'ospite principale della serata
sarà Cesare Cadeo, ex re delle televendite su Canale
5 e oggi assessore allo sport e al turismo del comune di Milano,
tra l'altro proprio con delega alla gestione dell'Idroscalo.
«L'attività della cava Belgiardino (si trova
sul comune di Montanaso e in piccola parte anche a Lodi, ndr)
prosegue ormai da 25 anni - affermano Claudio Pedrazzini e
Gianluca Maglio, massimi rappresentanti di Forza Montanaso
- e numerose sono state le proroghe che le hanno permesso
di diventare la più grande cava del Lodigiano. Il nuovo
piano cave della provincia, recentemente approvato, prospetta
la prosecuzione delle attività estrattive di ghiaia
ancora per altri dieci anni». Proprio per questo motivo
gli attivisti azzurri hanno organizzato un confronto su cosa
si prospetta dopo la fine dello sfruttamento del sito: «È
importante avviare un dibattito sul futuro della cava perché
oltre alle continue proproghe che da anni vengono riproposte,
le istitutzioni competenti devono anche prevedere una programmazione
completa del ciclo di un'attività che nel produrre
"grandi buchi d'acqua" utili all'approvvigionamento
di materie prime per i fabbisogni del territorio, può
offrire anche importanti opportunità». Alla tavola
rotonda, che si terrà alle 21 di lunedì nella
sala consiliare del comune di Montanaso, oltre a Cadeo hanno
già assicurato la loro presenza il presidente del Parco
Adda Sud Attilio Dadda, il presidente lodigiano di Confartigianato
Antonio Palermo, il segretario dell'Unione Artigiani Mauro
Sangalli, il presidente dell'A.d.d.a. Luca Cardinali, il sindaco
di Montanaso Silverio Gori, il vicepresidente della Canottieri
Adda di Lodi Andrea Verdelli, il presidente del consiglio
comunale di Lodi Gianpaolo Colizzi e il presidente dell'Associazione
lodigiana pescatori dilettanti Giancarlo Magli.
A Galgagnano la protezione
civile rischia di scomparire
Galgagnano «La protezione civile di Galgagnano è
decollata ma ora sta subendo una battuta d'arresto perché
i volontari sono rimasti in due». L'ha spiegato Francesco
Losi, responsabile comunale del gruppo insieme al sindaco,
Gianluigi Pavesi. «A Galgagnano diverrà operativo
un vero e proprio gruppo di protezione civile comunale»,
aveva spiegato un anno fa l'assessore Stefano Giannini e,
in effetti, il gruppo, poi era stato costituito con una decina
di volontari. In più, tra l'altro, era in arrivo anche
una sede, come aveva spiegato lo stesso assessore: «L'edificazione
avverrà, con tutta probabilità, nella zona industriale
- aveva spiegato - sul lotto di terreno di proprietà
del comune situato lungo il proseguimento di via Curioni».
Poi era arrivato anche un piano di protezione civile comunale
tenendo conto del fatto che a Galgagnano esistevano cinque
cascine edificate molto vicino al fiume Adda ma anche la provinciale
Lodi-Zelo che taglia in due il paese. Con tutte le ipotesi
connesse ad eventuali rovesciamenti di camion piuttosto che
di esondazioni e alluvioni. Nel piano, così, erano
state individuate le zone a rischio ed era anche stato stabilito
come luogo di ritrovo per la popolazione in caso di emergenza
il municipio, erano state individuate le persone che possono
essere contattate in caso di bisogno (il sindaco, Gianluigi
Pavesi, nominato responsabile del gruppo) ed erano stati studiati
specifici sistemi di intervento per le diverse calamità
previste. Poi si era arrivati in fase di previsione di acquisto
delle attrezzature più importanti per il gruppo: pale,
sacchi di sabbia e segnaletica varia. Ed è qui che
ci si è fermati. Per le defezioni continue. Tanto che
ora Losi lancia un appello: «Aderite al nostro gruppo
- dice - basta avere spirito di collaborazione e volontà
di aiutare gli altri. Bisogna aver compiuto i 18 anni e le
donne possono iscriversi quanto gli uomini».