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come difendersi dalle alluvioni, difesa dall'alluvione

cronaca politica lodi
RESOCONTI SETTIMANALI

COMITATO ALLUVIONATI LODI ONLUS

Indice

Settimana del
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06/10/2003
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dell'Adda.

Comitato alluvionati
Lodi Onlus:

Indirizzo
Via Luigi Bay 26/G
26900 Lodi
Telefono

339-7495130
Posta elettronica

c.al.lo@tin.it

cronaca politica lodi

cronaca politica lodi

Lodi, 12 ottobre 2003

Quest’ultima settimana ritengo sia stata la più proficua dopo l’estate appena trascorsa. Non voglio prendermi nessun merito ma credo che la lettera aperta indirizzata al nuovo Prefetto di Lodi abbia sortito qualche effetto positivo. Sono sostanzialmente soddisfatto perchè finalmente i nostri amministratori locali in folta delegazione hanno incontrato i Consiglieri Regionali capi gruppo e il giorno 15 l’Assessore alla Protezione Civile della Regione Lombardia Massimo Buscemi sarà presente a Lodi per incontrare la Dottoressa Nicoletta Freudiani Prefetto della Provincia di Lodi. Ho chiesto all’Assessore se in tale frangente si potrà incontrare anche i rappresentanti dei comitati alluvionati.La stessa richiesta la stiamo formulando al Prefetto e al nuovo Assessore del Comune di Lodi, Leonardo Rudelli. Ho letto con interesse che la provincia di Lodi ha varato il proprio piano triennale delle opere pubbliche per il 2004-2006, nel quale figura tra gli interventi più rilevanti il progetto per la realizzazione di una protezione dell'argine lungo la strada Lodi-Boffalora; mi auguro che questo intervento possa coniugarsi con quello previsto per l’area ex SICC (che ancora esattamente non so). Appassionante il possibile progetto per la cava di Montanaso Lombardo. Invece a breve replicheremo alle dichiarazioni del Presidente del Parco Adda Sud - articolo sul “Cittadino del 7 u. scorso” - in risposta alla nostra richiesta di regimazione dell’Adda e altro.
Domenico Ossino
Presidente C.AL.LO. Onlus

Come ormai è consuetudine vi invito a visitare il nostro sito: http://www.nautilaus.com/alluvionati.htm

Da IL CITTADINO del 6 10 03

La Margherita attacca: «Non hanno nemmeno fatto partire le procedure»
«La regione fa da tappo ai progetti che possono evitare le alluvioni»

«Per dare risposte concrete al problema delle esondazioni dell'Adda occorre uno studio sia sullo stralcio di Lodi, sia sull'intera asta fluviale: è un lavoro che compete all'Aipo, ma la regione non ha ancora assegnato neppure l'incarico». Il centro sinistra lodigiano annuncia un'azione politica per smuovere il Pirellone, e la campagna di sensibilizzazione comincerà martedì quando il sindaco Aurelio Ferrari, assieme a rappresentanti della provincia e di tutti i gruppi del centro sinistra, incontreranno i capigruppo del consiglio regionale. «Nè dal presidente Formigoni né dalla sua giunta, informati subito della gravità dell'accaduto, sono finora arrivate risposte serie - denuncia Marco Zaninelli, segretario provinciale della Margherita -, salvo i contributi per circa 38 milioni di euro, ma per le sole imprese e distribuiti su tutta la Lombardia. Comune e provincia di Lodi invece hanno messo a disposizione 3 milioni di euro, importo che comprende anche l'acquisto di appartamenti in via Bay».
Il centro sinistra ha una ricetta contro le piene sulla quale, sia pure con l'avvertenza della cautela, tutte le forze sono concordi: «A monte della città bisogna ripulire l'alveo del fiume, senza lasciare margini a speculazioni - spiega Zaninelli -; alla ex Sicc, senza edificare un metro cubo in più, ma a vantaggio delle case che già erano state costruite, bisogna comunque realizzare una difesa spondale, per la quale è disponibile un milione di euro, e cercare di poter utilizzare i due milioni che la regione aveva messo a disposizione per il recupero della fabbrica dismessa, che comunque ha bisogno di una bonifica, per ricavarne un parco. Sulla sponda destra stiamo ragionando su una bozza meno impattante di quella del Piano per l'assetto idrogeologico. E tra breve il Consorzio Muzza predisporrà, su incarico del comune, un progetto per la messa in sicurezza della strada Lodi - Boffalora. Anche la Lanca di Soltarico, riaperta, può servire con il suo alveo per contribuire a rallentare la discesa a valle del fiume, e d'intesa con gli agricoltori si possono realizzare casse di espansione, con colture di sacrificio, che possono essere allagate in caso di emergenza».
Mentre in comune devono ancora arrivare dal Pirellone i 250 mila euro per riparare i danni che l'Adda arrecò nel 2000 all'argine della Caccialanza, il centro sinistra sollecita l'apertura di un tavolo per poter sapere cosa bisogna fare, e dove, e attivare quindi i finanziamenti necessari: «È inutile che gli enti locali predispongano progetti, quando poi l'Aipo, che dipende dalla regione, li può anche bocciare. Nessuno può dire di non conoscere la situazione critica della città o dare la colpa alle amministrazioni locali, che certo non hanno causato l'ondata di piena: questo è un problema che va governato quantomeno a livello regionale, e se non ci sono fondi li si richieda allo Stato».
Carlo Catena

Da IL CITTADINO del 7 10 03

Il Parco blocca l'ipotesi di cavare in Adda «Nasconde soltanto interessi economici»

Bocciati drastici interventi in alveo e rimandate al mittente le accuse sulla rimozione di ghiaia per navigare il fiume. Il presidente del Parco Adda sud, Attilio Dadda, contesta un ordine del giorno della Lega, votato da tutta la maggioranza in consiglio provinciale, che impegna la giunta a verificare la possibilità di programmare la regimazione dell'Adda in alveo. «La nostra preoccupazione - commenta il presidente del Parco - è che si mettano insieme interessi economici e demagogici tendenti a riaprire una questione ormai bocciata dai criteri scientifici, che è la dragatura dei corsi d'acqua».
Il fiume, fa notare Dadda, esondava anche quando si effettuavano operazioni di dragatura. «Per interessi economici però si tirano fuori ancora questi temi. Il piano cave provinciale ha portato il fabbisogno a una quantità eccessiva di ghiaia e le polemiche sul Parco sono innescate ad arte. Si vede lontano tre chilometri che dietro ci sono gli interessi elettorali di qualcuno che ha già cercato in passato di presentarsi alle elezioni, ma gli è andata buca». Del resto secondo il presidente non è vero, come dicono i rappresentanti del comitato alluvionati Domenico Ossino e Carlo Bajoni, che il Parco dopo l'alluvione di un anno fa è rimasto con le mani in mano. «Siamo intervenuti - ricorda Dadda - chiedendo di allontanare i materiali ingombranti dai pioppeti e dai campi; poi abbiamo coordinato i lavori della conferenza dei servizi in prefettura che ha dato l'autorizzazione per decine di progetti di rimozione di ghiaia e sabbia per ripristinare le coltivazioni in area golenale».
Da mesi il consorzio lodigiano, in sede politica, fa la parte dell'integralista, dell'unico ente che boccia le escavazioni. Adesso, però, il Parco non ci sta più. «Se ci fosse un serio progetto idraulico sul fiume noi lo valuteremmo. Il fatto è che nessuno degli enti competenti ha presentato proposte di dragatura. Prima si presentino le richieste, poi vediamo». Nel mese di agosto il consorzio del Lodigiano, in collaborazione con i vigili del fuoco, ha rimosso in tutto il tratto di sua competenza, Lodigiano e Cremonese, tronchi e materiali che ostruivano il letto e che si rivelerebbero deleteri in caso di una prossima piena. Paragonare, come fanno i rappresentanti degli alluvionati, la quantità di materiale che viene estratta in occasione del progetto "Navigare l'Adda", con la dragatura, è assurdo. «Il prelievo necessario per navigare il corso dell'acqua - ribatte il presidente - è assolutamente inferiore a qualunque intervento proposto dal magistrato del Po. È comunque di cattivo gusto e strumentale paragonare un progetto turistico a uno di sicurezza. La dragatura non si fa più da almeno vent'anni». A giugno il Parco ha convocato una commissione consultiva, in via Grandi, alla quale erano presenti anche i rappresentati degli alluvionati. L'ente ha commissionato uno studio tecnico che dovrebbe essere terminato a breve. In ottobre sarà presentato pubblicamente a Lodi e a un convegno nazionale di Federparchi. Come dire che l'esperienza lodigiana potrebbe diventare capofila di una serie di iniziative, scientifiche ed ecocompatibili, per prevenire le esondazioni.
Cristina Vercellone

Da Lettere al IL CITTADINO del 7 10 03

ALLUVIONE
Lettera aperta al nuovo prefetto di Lodi

Lettera aperta al prefetto di Lodi, Nicoletta Frediani: «Illustre prefetto, alla nostra sicurezza... ci pensi lei!
Qualcuno deve pur intervenire su questo tema così delicato, puntando a soluzioni concrete e non ipotesi. Signora prefetto, mi deve scusare se dal suo insediamento a Lodi, prima d'ora, in nessun modo, ho avuto il tempo di augurarle un buon lavoro nella provincia di Lodi e chiederle un incontro per continuare il dialogo costruttivo che si era instaurato con il suo predecessore prefetto Avellone, con il mio comitato e il Comitato alluvionati riva sinistra nella persona del signor Carlo Bajoni; agli atti della prefettura ci sono nostre comunicazioni.
Mi deve scusare ma oramai da dieci mesi mi batto per la sicurezza dei cittadini dalle calamità naturali.
Dalla fine di agosto ad oggi ci sono già state sei alluvioni. Dottoressa Frediani, mi rivolgo a lei, perché rappresenta lo Stato nella mia città e provincia. Uno "Stato" molto lontano, non geograficamente, ma molto lontano e assente nei confronti di molti di noi.
Noi però abbiamo lei a portata di mano, quindi sono qui a chiederle dopo dieci mesi di essere giudice unico sulla messa in sicurezza dell'asta del fiume Adda, per ponti, argini, casse di espansione, ecc. e porre fine a questo stillicidio continuo di notizie sulla cronaca quotidiana. Esistendo una autorità (più autorità di altre) preposta a decidere, sia obbligata a far partire la messa in sicurezza ancora mancante. Ritengo che sia vergognosa la sovrapposizione di enti preposti alla sicurezza idrogeologica, sono troppi, sono tutti responsabili e nessuno di loro si sente tale al punto che, con le loro controversie, non decidono nulla... ma ci costano, eccome se ci costano. Se i soldi spesi dallo Stato per mantenere queste strutture fossero dirottati sul territorio e destinati alla sicurezza, oggi non saremmo qui a parlarne ancora.
In questi giorni sulla cronaca nazionale ritorna il problema "sicurezza del territorio" e nessun lavoro sta ancora effettivamente a iniziare nel dopo alluvione a Lodi.
Sul «Cittadino» del giorno 15 settembre, nell'articolo "L'argine dell'Adda motivo di scontro con il sindaco", nell'ultimo capoverso è riportato: il sindaco però è perplesso: «Con tutte le occasioni di incontro che ci sono - commenta - non capisco perché i comitati continuino a scrivere. A questo punto credo che le loro siano prese di posizione politiche». Mi perdoni signora prefetto, ma dopo dieci mesi si cercano ancora soluzioni! Dopo dieci mesi si è già detto di tutto e il contrario di tutto. Non è ora che si agisca in modo serio e concreto? Le mie lettere sulla stampa hanno cadenza settimanale. Continuo invano ad attendere che chi più titolato e comunque preposto alla nostra sicurezza, faccia o scriva qualcosa... ma solo silenzio! Viviamo nel terzo millennio e ci si atteggia ancora con paraocchi, obbedienti a "ordini di scuderia" e si crede a qualsiasi cosa è detta per placare animi e tirarla per le lunghe nell'attesa di che, non si sa!
Mi perdoni se mi permetto tanto, non si può tacere; gli interventi e gli atteggiamenti sono utili se conducono a soluzioni, fino a che sono solo "aria fritta" per i politici e dispute controverse fra i "tecnici" che mantengono le proprie posizioni, dopo i dieci mesi già trascorsi, ne passeranno molti altri e nel frattempo noi saremo sempre e di più a rischio alluvioni.
Tutti quanti, i politici e i tecnici, sono tutti titolati e competenti "a parole", ma ce ne fosse uno in grado di prendere decisioni, assumersi le giuste responsabilità (cariche, deleghe-politico/tecniche), una volta per tutte, e mettere finalmente in sicurezza persone e territorio. Sono tutti tranquilli, e si irritano se sui giornali leggono titoli che evidenziano "gravi ritardi" ad esempio per la realizzazione dell'argine sinistro a protezione del Campo di Marte, o altro. In realtà a rischio vi è l'intera città! La causa è da ricercare negli errori del passato, o in quelli che ancora si vogliono commettere? Se ci sono stati errori e perdite di tempo, dobbiamo continuare su quella strada? Continuare col tira e molla è un pugno nello stomaco per chi ha subito l'alluvione e per chi lotta per tutto ciò che accade al cittadino nel dopo alluvione; la mia lotta nel richiedere giustizia e diritti per gli alluvionati è un esempio di incapacità e mal politica, mi si dimostri che le mie sono valutazioni errate... Non si possono accettare ancora perdite di tempo. Intanto si inizi a sistemare questo argine senza menare il "can per l'aia", per le casse di espansione… si può aspettare.
Chi sta pensando che sto polemizzando ha indovinato! Ci deve essere per forza chi cerca di provocare in qualche modo i responsabili che hanno in mano la nostra sicurezza, chi nel "volumetto" distribuito in campagna elettorale ha messo nel suo programma l'impegno "direi" prioritario per la sicurezza della città. Invece di fare convegni e perdere ancora del tempo in chiacchiere e demagogia, invece di polemizzare sui giornali, decidano il da farsi e "di corsa": cosa si sta aspettando!? Vi sono priorità e decisioni da prendere senza perdere più tempo... poi non ci saranno più scusanti in caso di...
Signora prefetto, la prego, intervenga lei. Signora prefetto, noi cittadini ci mettiamo nelle sue mani, chiediamo tutela e decisioni, non ci deluda. Con ossequio».
Domenico Ossino
presidente del Comitato alluvionati Lodi Onlus

Da IL GIORNO del 7 10 03

Sirene nei quartieri a rischio e «codici» per i livelli di allerta

LODI — Dopo la débacle dell'anno scorso, le istituzioni corrono ai ripari per evitare ulteriori danni. Con una lettera, che verrà inviata entro la prossima settimana, l'assessore alla Protezione civile del Comune, Francesco Marzorati, intende informare tutta la cittadinanza in merito alle disposizioni operative contenute nel piano di protezione civile, completamento rifatto dopo l'alluvione del 26 novembre 2002. Una serie di misure facili da seguire, che dovrebbero evitare i pesanti disagi con cui ancora oggi molti lodigiani sono costretti a convivere.
Ecco le indicazioni del breve vademecum, che sarà differenziato a seconda dei quartieri destinatari. Per sopperire alle carenze di informazione, oltre ad utilizzare stampa, radio locale e altoparlanti, si provvederà ad installare, entro il mese di ottobre, nei quartieri a rischio, 12 bacheche, 7 delle quali dotate di sirene. Queste ultime, attivate con segnale telefonico, suoneranno in caso di evacuazione. Le bacheche, dipinte di giallo, verranno collocate nelle vie Cadamosto (presso Vigili del Fuoco), Maddalena (Consiglio di zona), San Giacomo (scuola elementare), Falcone (parco in zona Campo Marte) e in piazza Crema (OltreAdda). Quelle con sirena saranno nelle vie D'Azeglio (parcheggio), Defendente, Vecchio Bersaglio (zona Capanno), Massena (parcheggio), Arisi (parco in zona Revellino), e nelle piazze Martinetta e Campo Marte.
E' stato difficile, in fase di emergenza durante la disastrosa alluvione del 26 novembre del 2002, per molti cittadini raggiungere i magazzini comunali in viale Pavia per approvigionarsi di sacchetti di sabbia. Per questo il Comune realizzerà per l'Oltre Adda un apposito magazzino a fianco del cimitero di Riolo. E' già stato predisposto l'acquisto dell'area. «Per ora - spiega Marzorati - ci limiteremo a costruire, entro ottobre, una tettoia dove depositare i sacchetti di sabbia. Se scatterà l'emergenza, però, porteremo là anche altre attrezzature utili, tra cui un'autopompa. In più verranno allestiti due centri di distribuzione mobili: uno presso l'ex distributore in piazzale 3 Agosto, l'altro in piazza Crema.
Come parcheggi d'emergenza verranno indicati piazzale III Agosto, Cimitero Maggiore e la corsia di destra, per entrambi i sensi di marcia, della nuova tangenziale.
Tre i livelli di allerta, decretati con Prefettura e Provincia. Stato di preallarme con acqua a 0,90 metri sopra lo zero idreometrico. I cittadini che abitano lungo le sponde devono mettere in sicurezza i propri beni. L'innalzamento della falda provoca infatti in genere, a circa 1,30 metri, l'allagamento dei locali interrati. Stato di allarme a 1,90 metri: si attiva la sala operativa e si approntano materiali, mezzi e personale reperibile; la vigilanza limita la circolazione.
«Questa volta - spiega l'assessore - il piano indica con precisione compiti e ruoli. Grazie al lavoro svolto con prefettura, vigili del fuoco, Parco Adda, Consorzio Muzza, Croce Rossa e tutte le forze dell'ordine abbiamo predisposto un manuale operativo». Stato di emergenza a 2,30 metri, con previsione sull'andamento fornita da un team composto da un tecnico indicato dal Comune, uno del Consorzio Muzza, uno del Consorzio Adda (che gestisce la diga di Olginate): suonano le sirene, bisogna evacuare nel più breve tempo possibile.
di Laura De Benedetti

«Ma Stato e Regione ci hanno abbandonati»

LODI — Molte le novità, e non tutte positive, che riguardano argini e rogge, anche se l'assessore all'Ambiente e protezione civile Francesco Marzorati ricorda che le opere di difesa delle sponde non sono di sua competenza: «Sono il governo e la giunta regionale che hanno abbandonato il territorio lodigiano». Per l'argine alla Caccialanza, devastato dalla piena, l'Aipo (Agenzia per il Po) sta predisponendo il progetto e non verrà realizzato prima della prossima primavera. Per quanto riguarda lo studio su tutta l'asta dell'Adda commissionato dalla Regione all'Autorità di Bacino per stabilire gli interventi necessari i tempi invece si allungano: «L'Autorità - spiega Marzorati - ha deciso di ampliare lo studio idrogeologico con studi meteorologici, geomorfologici e di dettaglio sulla sezione prelacuale riguardante gli invasi alpini, per prevenire le esondazioni con allagamenti a monte. Ciò però richiederà molto più tempo dei due anni previsti. Le opere subiranno quasi di sicuro uno slittamento. Nel frattempo però l'Autorità di Bacino ha confermato le scelte effettuate nel Pai (Piano di assetto idrogeologico) del 2001. Ciò ci trova favorevoli eccetto che per la previsione, invariata, di creare una maxi scogliera di due metri in riva destra, tra il Belgiardino e il ponte. A questo progetto ci opponiamo: meglio le difese spondali mobili, anche se più costose». Il Comune invece procederà, nonostante il ricorso al Tar del Comitato alluvionati, con la realizzazione di paratie sulle rogge Gaetana e Gelata a difesa del Pratello. Non solo: «Comune e Astem spenderanno qualche centinaia di migliaia di euro - spiega Marzorati - per realizzare barriere con lo scopo di evitare che le acque di roggia si mescolino ai collettori fognari».
L.D.B.

Da IL CITTADINO del 8 10 03

Il sindaco e la provincia hanno discusso ieri con i capigruppo del consiglio regionale

Alluvione, summit al Pirellone: «Un'unica autorità per le piene»

Più attenzione allo stato delle sponde, una "raccomandazione" alla commissione territorio e un incontro con l'assessore regionale alla protezione civile Massimo Buscemi. È quanto ha ottenuto la foltissima delegazione lodigiana (cinque assessori comunali col sindaco, un assessore provinciale e due consiglieri regionali) al summit fissato per ieri pomeriggio coi capigruppo del consiglio regionale sul post alluvione. In pratica il Lodigiano è andato a battere cassa e per ora ha ricevuto poco più di una pacca sulla spalla.

I capigruppo (tra i quali erano presenti Giulio Boscagli di Forza Italia, Romano La Russa per An, Davide Boni della Lega, Battista Bonfanti della Margherita e il diessino Pierangelo Ferrari) hanno però garantito ad Aurelio Ferrari che faranno il possibile per portare il problema degli argini lodigiani in consiglio regionale attraverso una risoluzione. Per il resto, comune e provincia verranno a breve convocati anche dalla commissione regionale territorio (data ancora da fissare), mentre il 15 ottobre è convocato in prefettura a Lodi un incontro tra il nuovo assessore Buscemi (ha sostituito Lio a maggio) e il prefetto Nicoletta Frediani, la quale provenendo da Genova ha avuto sovente a che fare con problemi idrogeologici, ai quali si è detta molto sensibile. Questo quanto ottenuto da Ferrari ieri in Pirellone, accompagnato da Francesca Sanna in rappresentanza della provincia, dai due consiglieri regionali del territorio Gianfranco Concordati e Marco Votta e da una pattuglia di assessori comunali guidati dalla vicesindaco Paola Tramezzani.

Il sindaco ha fatto una richiesta quasi del tutto nuova: «Visto quanto è successo a Lodi, servirebbe un'autorità unica che in caso di piena coordini i dati e gli interventi dalle centrali idroelettriche della Valtellina fino alla diga di Olginate e ancora giù fino alla foce, per valutare i rischi e i tempi di discesa della piena». Le altre richieste, invece, riguardano quasi esclusivamente nuovi argini e manutenzione delle sponde: «Nell'ambito della definizione complessiva degli interventi sull'asta dell'Adda e visto che c'è un possibile stanziamento in atto (un milione di euro per la riva sinistra e tre milioni per quella destra, ndr) siamo d'accordo con la linea di difesa spondale avanzata dalla regione, ma il tipo di intervento deve essere prima concordato con noi». Il sindaco non vuole ritrovarsi tra le braccia una grana come quella del "muraglione" della sponda destra, progetto che venne poi ritirato dal Pirellone in seguito alle proteste della città bassa. Il sindaco ha anche chiesto più attenzione alle rive che presentano fenomeni di erosione preoccupanti, come nei pressi della colonia Caccialanza, l'isolotto Achilli, la briglia dopo il ponte e le rive nella zona della Valgrassa.
Fr. Ga.

Frattura trasversale dei politici locali sul piano di recupero dell'Oltreadda

C'è lo schieramento dei favorevoli e quello dei perplessi. Entrambi trasversali: se infatti il progetto "Comprendere la contemporaneità" di Cesare Macchi Cassia, vincitore del concorso di idee per l'Oltreadda, raccoglie le simpatie di Giovanni Gualteri, capogruppo comunale di Alleanza nazionale, e di Franco Pinchiroli dei Democratici di sinistra, nello stesso tempo accomuna Paolo Ceresa di Forza Italia e Pietro Cavalli di Rifondazione comunista sotto la bandiera dello scetticismo.

Macchi Cassia, uno dei più importanti urbanisti italiani, ha presentato il proprio progetto per cambiare il volto dell'Oltreadda lunedì sera nell'aula del consiglio comunale. Ad ascoltarlo c'erano i componenti della commissione territorio, presieduta da Roberto Masticò, promotore di una serie di incontri sul concorso. Dopo quello di lunedì se ne terranno altri due, questa sera e lunedì prossimo, per visionare i progetti classificatisi al secondo e al terzo posto.

C'è chi ha giudicato quello di Macchi Cassia, autore anche di un progetto per il recupero dell'antico borgo di Viboldone a San Giuliano Milanese, troppo futuristico: l'autore ipotizza lo smantellamento in ferro e vetro del portico della scuola Gorini, in origine aperto sul fiume, la realizzazione di un secondo terrazzo sulla riva opposta e «una lama sottile» collocata sull'isolotto Achilli quale «segnale alle due parti della città da parte del fiume». Poi un edificio «a piastra» di tre piani con funzioni terziarie e commerciali al termine di via Cavallotti, «tappeti residenziali» di villette a schiera collegate alle cascine Crocetta e Mozzanica, un centro culturale con cinema all'aperto e al coperto, negozi e palestra nell'area ex Sicc e, soprattutto, «nove edifici a lame di differenti altezze fino a un massimo di 11 piani».

«È buono e coerente dal punto di vista urbanistico ma calato dall'alto nella nostra realtà - commenta Cavalli -. L'amministrazione doveva forse dare maggiori indicazioni». Analoga la riflessione di Ceresa: «Apprezzo alcune idee contenute nel progetto, ma non tutto è condivisibile. Non si può fare un processo alle intenzioni, ma è anche vero che nelle idee ci sta tutto». Cavalli parla di proposte in controtendenza: «La proposta non prevede un'urbanizzazione pesante, ma la colloca sulle rive e nell'area ex Sicc. Questo va contro la riflessione che stiamo portando avanti per lasciare al fiume spazi di sfogo». Anche per Ceresa «si parte dalla considerazione che l'Adda sia in sicurezza, ideando edifici come le "lame" di 11 piani che stravolgono l'habitat morfologico. Detto questo vanno segnalati spunti interessanti, come i filari alberati per valorizzare gli insediamenti rurali».

Chi si dice soddisfatto è Gualteri: «A me è piaciuto, mi è parso armonioso e innovativo, anche se è difficile dare un giudizio complessivo». Anche perché, sottolinea Masticò «non si tratta di indicazioni vincolanti, l'amministrazione comunale terrà conto degli spunti di maggiore interesse dei vari progetti per riqualificare l'Oltreadda». Si dice favorevole, pur restando con i piedi per terra, anche Pinchiroli: «Mi piace, presenta soluzioni interessanti, quali i percorsi verdi alberati e gli insediamenti a bassa densità abitativa attorno alle cascine. Altre sono futuristiche come la lama sull'isolotto Achilli. Ma non la metteranno mai: l'isolotto è destinato a scomparire prima nell'indifferenza generale, mangiato dalla prossima piena».
Fabrizio Tummolillo

Da IL GIORNO del 8 10 03

«Una sola autorità per l'Adda»

LODI — Il sindaco Aurelio Ferrari commenta in termini positivi il confronto avuto ieri a Milano con i capigruppo del consiglio regionale sul tema del post alluvione. Tra le richieste formulate dalla delegazione lodigiana (con il sindaco gli assessori comunali Francesco Marzorati, Emiliano Lottaroli, Giuliana Cominetti e quello provinciale all'Ambiente, Francesca Sanna), una riguardava l'istituzione di un'unica autorità responsabile, almeno in fase di emergenza, su tutto il bacino dell'Adda. «Lo scopo - spiega il sindaco - è ridurre e prevenire le esondazioni del fiume utilizzando gli invasi alpini, regolando il livello dell'acqua delle centrali idroelettriche e della diga di Olginate. E' il provvedimento più semplice sotto l'aspetto economico ma più complesso dal punto di vista tecnico, anche se oggi le nuove tecnologie possono fornire un supporto importante». Ora la delegazione lodigiana intende incontrare la commissione Territorio regionale, di cui fanno parte molti capigruppo che si sono impegnati a portare il dibattito in aula consiliare.

Nel corso dell'audizione di ieri, alla quale erano presenti anche i due consiglieri regionali lodigiani Gianfranco Concordati e Marco Votta, si è parlato anche dei rimborsi per gli alluvionati (problema difficilmente risolvibile) e degli interventi per la manutenzione e messa in sicurezza del fiume.
L.D.B.

Da IL CITTADINO del 11 10 03

Nuova sede per l'Istituto Einaudi, un argine lungo la Lodi-Boffalora d'Adda Strade, la provincia promette tangenziali a Codogno e Riolo

La provincia di Lodi ha varato ieri il proprio piano triennale delle opere pubbliche per il 2004-2006. Le novità più consistenti sono rappresentate dalla tangenziale di Riolo (frazione di Lodi), dall'argine lungo la strada Lodi-Boffalora d'Adda e dai 5,7 milioni di euro ipotizzati per l'ampliamento dell'Istituto Einaudi, che darà vita a un serrato scambio di edifici e concessioni col comune di Lodi. Vengono anche stanziati 25 milioni di euro per la tangenziale di Codogno, un intervento atteso da anni. Si tratta di opere che però vedranno la luce, nel migliore dei casi, soltanto nel 2005, considerato il fatto che il piano triennale impegna le amministrazioni dal punto di vista programmatico, mentre i soldi dovranno essere reperiti anno per anno. Nel complesso la provincia di Lodi spenderà poco meno di 65 milioni di euro in tre anni, dei quali 44 milioni per le strade e 21 milioni per l'edilizia. Un impegno che sarà comunque inferiore a quello degli anni scorsi anche nel numero d'interventi, considerato che la maggioranza dei fondi, 25 milioni di euro, verrà messa a disposizione per la variante di Codogno alla statale 234. La realtà è che per il 2005 e il 2006 sono state previste poche spese.

Un nuovo argine contro le esondazioni

Per arginare l'Adda in caso di piena è stata decisa la costruzione di un argine lungo la Lodi-Boffalora, strada che ha funzionato finora da barriera ma che l'anno scorso si è dimostrata troppo bassa. L'argine sarà più alto della strada di un metro e mezzo, e sulla sua sommità sarà ricavata una pista ciclabile, tra il capoluogo e la cascina Cantalupo. La provincia metterà da parte 1,5 milioni di euro. A fare il progetto sarà il Consorzio Muzza mentre la provincia penserà solo alla pista ciclabile.

Francesco Gastaldi

Pinchiroli: «Abitano al secondo piano ma vogliono lo stesso i risarcimenti»

«State attenti ai falsi alluvionati che chiedono rimborsi al comune»

«Controllate quelle autocertificazioni. Alcune richieste di contributi comunali da parte degli alluvionati non sono veritiere». È Franco Pinchiroli, consigliere comunale dei Ds, a chiederlo in una delle numerose interrogazioni presentate a palazzo Broletto. Pinchiroli, spina nel fianco della giunta con decine di segnalazioni scritte indirizzate al sindaco, chiede con l'interrogazione numero 22.920 del protocollo municipale, al punto 36 dell'ordine del giorno dei consigli del 16 e del 20 ottobre, di verificare le autocertificazioni presentate dagli alluvionati: 404 di proprietari di abitazioni e box e 218 di soli box, 47 da affittuari di abitazioni e 35 di box.
Una presa di posizione che ha sollevato qualche mugugno nella maggioranza di centro sinistra per cui l'alluvione 2002 è un argomento da affrontare con le pinze e la massima prudenza. Non a caso nella crisi estiva della giunta del sindaco Aurelio Ferrari sono state proprio alcune impopolari prese di posizione sull'argomento degli assessori Bruno Scacchi e Mauro Biscaldi a pesare sulle dimissioni presentate dai due. Contattato telefonicamente, Pinchiroli conferma la richiesta ma ne puntualizza le dimensioni: «C'è stato qualcuno che ha denunciato danni alla propria abitazione pur abitando al primo o al secondo piano - spiega Pinchiroli -. Ho segnalato la cosa all'ufficio ragioneria e penso che i controlli siano già stati effettuati». Pinchiroli, che parla di «errori nella compilazione», sottolinea come si tratti di casi che si contano sulle dita di una mano. Carlo Bajoni, coordinatore del comitato alluvionati della riva sinistra, si associa alle parole di Pinchiroli: «In questi casi è possibile che qualcuno possa fare in furbo. Se è giusto pretendere con rigore quanto ci spetta giustamente, è altrettanto giusto che chi non ha diritto di porre rivendicazioni non se ne approfitti». Anche per Bajoni i casi di «errore» potrebbero essere non più di due o tre anche perché, sottolinea il portavoce dell'Oltreadda, «sono ben più numerosi quelli di coloro che pur avendo diritto a rimborsi per danni contenuti hanno preferito non imbarcarsi nella complicata e lunga trafila dei rimborsi». Con un atto ufficiale del 30 settembre, infine, palazzo Broletto ha nominato proprio consulente Silvio Rossetti, l'ingegnere autore del piano di rischio idrogeologico della città. Rossetti, chiamato in extremis nella sala operativa della prefettura durante le ore della piena del novembre 2002, svolgerà «mansioni di supporto all'ufficio tecnico comunale relativamente alle problematiche legate ai rischi idraulico ed idrogeologico connessi con i fenomeni alluvionali» per un periodo, prorogabile, di sei mesi e un compenso di 3.950 euro.
Fabrizio Tummolillo

Gli undici gioielli ambientali saranno censiti e perimetrati
La provincia ha affidato l'incarico per il monitoraggio dei siti di interesse comunitario. Per l'operazione, che sarà svolta dagli esperti Giovanna Angelucci e Ruggero Zanchi, la regione ha assegnato all'ente di via Grandi 27 mila euro. Tra gli undici siti individuati dalla provincia soltanto uno, la riserva naturale Monticchie di Somaglia, non rientra all'interno del Parco Adda Sud. Gli altri, invece, vanno dalla garzaia del Mortone a Zelo, a quella della cascina Pioppo sempre a Zelo, dalle spiagge fluviali di Boffalora, alla lanca di Soltarico. Di interesse comunitario anche la morta di Bertonico, il bosco Valentino, la Zerbaglia di Castiglione e l'Adda morta di Cavenago. I due esperti incaricati dovranno perimetrare le zone dichiarate di interesse comunitario, vedere come sono conservate dal punto di vista della fauna e della flora e qual è la loro specificità ambientale. Così potranno, successivamente, essere adottati piani di tutela e progetti di valorizzazione nell'ambito di una rete comunitaria. Il progetto provinciale è articolato in quattro fasi e l'obiettivo dell'assessorato guidato da Francesca Sanna è di inserire gli undici siti all'interno della rete europea natura 2000 istituita con direttiva Cee. Gli habitat prescelti rappresentano una rarità a livello nazionale, godono di peculiarità vegetali e paesaggistiche e rappresentano delle aree dove la densità abitativa tende a regredire progressivamente. Le esperte incaricate dovranno, dopo aver perimetrato i siti, in fase due e tre elaborare una relazione sullo stato dell'ambiente e in ultimo focalizzare le emergenze naturalistiche: le esperte sapranno dire se esistono sufficienti piante e arbusti autoctoni o altri considerati eccessivamente invasivi. Ma stabiliranno anche se i luoghi hanno caratteristiche tali da consentire agli uccelli soggiorni adeguati durante le loro migrazioni autunnali nei paesi caldi.
Silverio Gori vuole recuperare il grande specchio d'acqua creato dalle draghe in un'iniziativa prestigiosa
Il sindaco di Montanaso: «Le Olimpiadi nella cava abbandonata del Belgiardino»
Montanaso Sul lago le barche a vela scivolano leggere in lontananza, vicine appaiono le sottili imbarcazioni con i vogatori che accarezzano l'acqua. Non siamo sul Lago di Garda o su qualche altro bacino dove si solcano le onde. Ci troviamo in quel di Montanaso Lombardo.
La visione, frutto della fantasia, si proietta in un futuribile carico di speranze, chissà, è vera forza degli uomini scrutare le vie del tempo che portano alla meta.
Montanaso Lombardo è uno fra i più ricchi comuni del Lodigiano. Come accenno alla ricchezza, il sindaco del borgo, Silverio Gori, attenua l'affermazione: «Non siamo in difficoltà, posso dire che stiamo bene».
Gori guida l'Amministrazione dal 1980 e in questo periodo il paese si è ampliato e ha goduto di una serie di utili iniziative.
La storia del lago. Esiste nel territorio comunale a ridosso dell'Adda una cava per l'estrazione di ghiaia. È in funzione da una trentina d'anni e già da tempo l'asportazione del materiale ha fatto nascere una sorta di laghetto.
Siamo nella sede del comune, con il sindaco c'è l'assessore Luciano Giannini.
«Da anni - osserva Gori - pensiamo di recuperare le parti esterne del "lago". Il piano regolare prevedeva un recupero generico, abbiamo voluto andare oltre, con uno stralcio al piano regolare, il recupero acquista una maggiore ampiezza. Nella parte boschiva verso l'Adda, ci limiteremo a salvaguardare il verde ed a incrementarlo. Nella parte iniziale, venendo da Belgiardino, intendiamo invece creare un luogo di svago. Per ora siamo alle indicazioni di massima. Costruzione di edifici bassi con alloggi per gli appassionati della vela e del remo, un galoppatorio, un ristorantino, un bocciodromo, campi per calcetto. Queste, ripeto, sono "possibilità" che, con altre, potranno far parte del progetto definitivo».
L'intervento è previsto nel giro di un anno. La proprietà della cava e quella dei terreni confinanti hanno espresso un deciso interessamento all'operazione. L'intento dell'Amministrazione è che si costituisca una Società che realizzi gli impianti. Con il coordinamento del Comune che chiederà determinate garanzie.
Ci dovrà essere una recinzione adeguata, proibito l'uso di barche a motore, da evitare gli scarichi inquinanti.
Lo specchio d'acqua, di forma rettangolare, misura circa un chilometro di lunghezza e quattrocento metri di larghezza. Si continuerà a scavare e, nel giro di qualche anno, la lunghezza arriverà ad un chilometro e mezzo. È già sin d'ora il bacino artificiale più ampio fra quelli esistenti nel Lodigiano. Sindaco e assessore intendono che il centro sportivo-ricreativo sia valorizzato e quindi si dovrà procedere con adeguate modalità per quel che riguarda l'accesso.
Gori vuole andare oltre, la sua è un'idea che gli bolle nei pensieri: «Su questo lago si potrebbero svolgere le gare delle Olimpiadi del 2016...».
Gli faccio notare che possiamo fermarci a quelle del 2012, non ancora assegnate. Sono candidate Roma, Palermo, Milano e una serie di località straniere. Chi riuscirà ad ottenere i Giochi? Domanda senza risposta. Riuscisse a prevalere Milano, con l'Idroscalo, il laghetto di Montanaso sarebbe soccombente nella scelta.
L'interlocutore non molla : «È difficile, lo ammetto. Ma ho lanciato l'idea e non voglio lasciare morire la speranza. Ecco, sarebbero bene accette anche delle gare importanti, o ancora, ospitare atleti che si allenano».
Non cede, vede già canoisti e canottieri che vogano. Non demorde neppure quando accenno alla lunghezza di duemila metri, necessaria ad un bacino per essere arengo di gare. Forse il laghetto riuscirà ad allungarsi più del previsto...
Il miraggio delle Olimpiadi, roba da lanciare Montanaso Lombardo nell'orbita mondiale. Gori ripensa al vecchio edificio comunale, costruito centodieci anni fa. «Era anche più ampio per le necessità di quando sorse». Ora siamo qui in questa sorta di monumento, mezzo liberty, mezzo classicheggiante. All'interno. ampiezza, funzionalità, eleganza.
La sala consiliare con l'affresco di Felice Vanelli nel fondo, è un "gioiello", credo invidiato da molte amministrazioni di borghi non solo lodigiani. Gori è disposto a continuare il suo impegno in Comune. La lex che non gli permette di ripresentarsi alle prossime elezioni può anche essere cambiata. Intanto il suo sogno non si dissolve, vuole che sia alimentato dalla realtà. L'albero dei Giochi che chiama al rezzo tutte le genti del pianeta, a tendere un ramo a Montanaso.
Walter Burinato

Forza Italia: «Belgiardino come l'Idroscalo»
«Il Belgiardino potrebbe diventare l'Idroscalo del Lodigiano». Una visione che, dopo 25 anni di sfruttamento, si augurano i consiglieri comunali di Forza Italia a Montanaso. E proprio nel piccolo centro lodigiano lunedì sera il partito azzurro metterà a confronto in un summit idee e riflessioni per il "dopo cava" al Belgiardino. L'ospite principale della serata sarà Cesare Cadeo, ex re delle televendite su Canale 5 e oggi assessore allo sport e al turismo del comune di Milano, tra l'altro proprio con delega alla gestione dell'Idroscalo. «L'attività della cava Belgiardino (si trova sul comune di Montanaso e in piccola parte anche a Lodi, ndr) prosegue ormai da 25 anni - affermano Claudio Pedrazzini e Gianluca Maglio, massimi rappresentanti di Forza Montanaso - e numerose sono state le proroghe che le hanno permesso di diventare la più grande cava del Lodigiano. Il nuovo piano cave della provincia, recentemente approvato, prospetta la prosecuzione delle attività estrattive di ghiaia ancora per altri dieci anni». Proprio per questo motivo gli attivisti azzurri hanno organizzato un confronto su cosa si prospetta dopo la fine dello sfruttamento del sito: «È importante avviare un dibattito sul futuro della cava perché oltre alle continue proproghe che da anni vengono riproposte, le istitutzioni competenti devono anche prevedere una programmazione completa del ciclo di un'attività che nel produrre "grandi buchi d'acqua" utili all'approvvigionamento di materie prime per i fabbisogni del territorio, può offrire anche importanti opportunità». Alla tavola rotonda, che si terrà alle 21 di lunedì nella sala consiliare del comune di Montanaso, oltre a Cadeo hanno già assicurato la loro presenza il presidente del Parco Adda Sud Attilio Dadda, il presidente lodigiano di Confartigianato Antonio Palermo, il segretario dell'Unione Artigiani Mauro Sangalli, il presidente dell'A.d.d.a. Luca Cardinali, il sindaco di Montanaso Silverio Gori, il vicepresidente della Canottieri Adda di Lodi Andrea Verdelli, il presidente del consiglio comunale di Lodi Gianpaolo Colizzi e il presidente dell'Associazione lodigiana pescatori dilettanti Giancarlo Magli.

A Galgagnano la protezione civile rischia di scomparire
Galgagnano «La protezione civile di Galgagnano è decollata ma ora sta subendo una battuta d'arresto perché i volontari sono rimasti in due». L'ha spiegato Francesco Losi, responsabile comunale del gruppo insieme al sindaco, Gianluigi Pavesi. «A Galgagnano diverrà operativo un vero e proprio gruppo di protezione civile comunale», aveva spiegato un anno fa l'assessore Stefano Giannini e, in effetti, il gruppo, poi era stato costituito con una decina di volontari. In più, tra l'altro, era in arrivo anche una sede, come aveva spiegato lo stesso assessore: «L'edificazione avverrà, con tutta probabilità, nella zona industriale - aveva spiegato - sul lotto di terreno di proprietà del comune situato lungo il proseguimento di via Curioni». Poi era arrivato anche un piano di protezione civile comunale tenendo conto del fatto che a Galgagnano esistevano cinque cascine edificate molto vicino al fiume Adda ma anche la provinciale Lodi-Zelo che taglia in due il paese. Con tutte le ipotesi connesse ad eventuali rovesciamenti di camion piuttosto che di esondazioni e alluvioni. Nel piano, così, erano state individuate le zone a rischio ed era anche stato stabilito come luogo di ritrovo per la popolazione in caso di emergenza il municipio, erano state individuate le persone che possono essere contattate in caso di bisogno (il sindaco, Gianluigi Pavesi, nominato responsabile del gruppo) ed erano stati studiati specifici sistemi di intervento per le diverse calamità previste. Poi si era arrivati in fase di previsione di acquisto delle attrezzature più importanti per il gruppo: pale, sacchi di sabbia e segnaletica varia. Ed è qui che ci si è fermati. Per le defezioni continue. Tanto che ora Losi lancia un appello: «Aderite al nostro gruppo - dice - basta avere spirito di collaborazione e volontà di aiutare gli altri. Bisogna aver compiuto i 18 anni e le donne possono iscriversi quanto gli uomini».

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