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alluvioni in lombardia, alluvioni dei fiumi della lombardia, lombardi

cronaca politica lodi
RESOCONTI SETTIMANALI

COMITATO ALLUVIONATI LODI ONLUS

Indice

Settimana del
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10/11/2003
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Lodi Onlus:

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Via Luigi Bay 26/G
26900 Lodi
Telefono

339-7495130
Posta elettronica

c.al.lo@tin.it

cronaca politica lodi

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Da LA PROVINCIA DI LECCO del 25 01 04
Paderno Si ricomincia a scavare nell’Adda
PADERNO Sarà dragata a fondo l’Adda, nel tratto che va da Olginate fino a Paderno ed alla confluenza con il Brembo. Ruspe ed escavatori, barche e chiatte potranno estrarre in questo tratto fino a 500 mila metri cubi di sassi, ghiaia e terra. L’autorizzazione è arrivata dalla Regione Lombardia e riguarda in totale il dragaggio di 930 mila metri cubi in totale dall’alveo dei fiumi, di questi 850 mila dal bacino dell’Adda, dalla sorgente alla foce ed in particolare 719 mila metri cubi nel tratto che dal lago di Olginate arriva fino al Brembo. Diminuirà il pericolo di inondazioni grazie all’abbassamento del fondo del fiume, cresciuto per la sedimentazione nel corso degli anni. Il provvedimento è un vero e proprio programma, riferito al 2004, per gli «interventi di regimazione idraulica mediante escavazione di materiale inerte da corsi d’acqua». Le associazioni ambientaliste, Wwf e Legambiente, hanno espresso preoccupazione per il provvedimento perché configurerebbe l’apertura di cave lungo i corsi d’acqua e gli alvei, espressamente proibite dal Piano di assesto idrogeologico dell’Autorità del Bacino del Po. Un altro timore degli ambientalisti è che il programma sia finalizzato al reperimento di ghiaia e cemento per le opere di riassetto dei Navigli lombardi, opere che comportano la costruzione di parcheggi, sponde, strade e servizi. La proibizione del dragaggio dei fiumi risale a molti anni fa, quando vennero chiuse le molte cave lungo l’Adda.
Da IL CITTADINO del 4 02 04
Una casa per ragazzi disagiati al Pratello, «Lodi dimostri il suo senso di accoglienza»
Un anno di lavoro, a partire dalla prossima primavera, per costruire la casa per minori con disagio sociale in via Agostino da Lodi, al Pratello. L'iniziativa, promossa dalla Fondazione don Leandro Rossi e dalla cooperativa Famiglia nuova (che gestirà la struttura), è rimasta bloccata per diverso tempo, a causa delle prescrizioni dettate dal Piano di assetto idrogeologico del comune, ma ora ogni ostacolo sembra essere superato. Proprio per fare conoscere la casa per minori alla cittadinanza, la fondazione promuove un incontro dibattito dal titolo "Kaspar, un progetto per progettare".
Il titolo deriva dalla vicenda di Kaspar Hauser, il bambino venuto dal nulla "adottato" dai cittadini di Norimberga nell'ottocento. «Norimberga dimostrò senso di accoglienza nei confronti di Kaspar - spiega Egisto Taino, presidente di Famiglia nuova -, mi auguro che Lodi faccia altrettanto. II progetto Kaspar si propone di fornire una risposta, articolata e concreta, al fenomeno del disagio giovanile, intervenendo sui fronti terapeutico e preventivo».
Al dibattito, che si terrà mercoledì 11 febbraio alla 21 nell'oratorio di Santa Francesca Cabrini, parteciperanno, oltre allo stesso Taino, Carlo Cavalli, presidente della fondazione ed Ettore Zambelli, docente del Politecnico di Milano, che presenterà il progetto edilizio.
La casa ospiterà dieci minori, non necessariamente con carichi penali pendenti, come si pensava in un primo momento, cosa che aveva fatto scattare la reazione di alcuni residenti della zona. In realtà i giovani, dai 12 ai 18 anni, saranno selezionati dal tribunale dei minori, potranno essere anche vittime di violenze o di ingiustizie e cercare in questa struttura una possibilità di reinserimento nella società, recuperando fiducia e serenità.
Sul terreno, concesso in diritto di superficie dal comune, verrà costruita una casa disposta su due piani grande circa 400 metri quadrati, mentre accanto sorgerà un centro studi pedagogici. L'opera costerà almeno 600 mila euro, in parte arriveranno dalle casse della fondazione, ma sarà necessario anche un intervento "esterno". A questo proposito, si sta formalizzando un accordo con la Fondazione comunitaria della provincia di Lodi, mentre è stata già inoltrata una richiesta alla Fondazione Cariplo. «Abbiamo scelto l'oratorio di Santa Cabrini - conclude Taino - perché la casa sorgerà in quella zona e vogliamo spiegare alla gente il nostro progetto, rassicurare tutti i cittadini e dire loro che dietro questa casa c'è solo un progetto di accoglienza e nulla di losco».
A.B.

Da IL CITTADINO del 7 02 04
I privati battono sul tempo gli enti pubblici: quasi pronto il muro per frenare le piene
Un muro di terra e di ghiaia lungo 50 metri per sanare la ferita provocata dall’Adda alla fine del 2002. Ancora poche settimane di lavoro e l’argine tra le cascine Mezzano e Capannina, nella campagna di Bertonico, sarà del tutto sistemato. Un intervento questo svolto dai privati, ripreso proprio in questi giorni dopo la pausa invernale, resosi necessario, di fatto, per l’assenza di fondi pubblici. «Il progetto di sistemazione - spiega il sindaco Luisangela Salamina - è stato definito in sede di conferenza di servizi con la prefettura, la provincia e l’Aipo. E appunto, accertata l’assenza di finanziamenti, si è deciso di affidare ai privati l’intervento di realizzazione». Al termine dei lavori, verrà inoltrata da parte degli imprenditori una richiesta ufficiale di contributi. La piena dell’Adda provocò danni enormi all’agricoltura. Negli allevamenti del Mezzano e della Capannina morirono rispettivamente 1.780 e 3.200 fagiani. E poi ci furono i campi completamente stravolti, i collegamenti con la campagna attorno all’Adda interrotti e ovviamente l’argine: la difesa spondale ha un piede di 10 metri e alla sommità una larghezza di almeno 3; una barriera apparentemente sicura, alta fino 6 metri, che è crollata come un fuscello dietro la spinta della piena. L’argine venne realizzato dall’Ospedale Maggiore di Milano, proprietario di fondi e immobili anche a Bertonico, dopo l’alluvione del 1963. Una barriera particolarmente possente che nel corso degli anni è passata nelle mani dell’ex Magistrato per il Po, adesso Aipo. «Entro la fine di febbraio - continua il sindaco di Bertonico - i lavori saranno conclusi».Analoga la situazione di Camairago, dove l’Adda abbatté un lungo arginello, travolgendo un grosso allevamento di maiali dove persero la vita 7 mila capi: anche qui, è nelle mani dei privati la sistemazione della difesa spondale. Ma va registrata una beffa nella beffa: agli imprenditori viene impedito di raccogliere il materiale necessario nell’alveo del fiume. Questo provvedimento, disposto dall’Aipo, costringe i privati a sborsare soldi su soldi per comprare i carichi di sabbia e di ghiaia. Ma, di fatto, non c’è altra scelta per gli imprenditori della zona: se vogliono difendere le loro attività dalla furia del fiume, devono provvedere da soli alla sistemazione degli argini. In comune, si dicono inoltre preoccupati per un’altra ragione: tra Castiglione d’Adda e Camairago, il fiume fa un’ansa, con un eccessivo accumulo di materiale inerte che, in caso di piena, potrebbe determinare una nuova esondazione.
Cristiano Brandazzi

Da CORRIERE DELLA SERA del 8 02 04
Alluvione del 1998 a Sarno: chiesti 5 anni per l'ex sindaco
OMICIDIO COLPOSO
SALERNO - Il pm del processo (davanti al giudice monocratico del tribunale di Nocera Inferiore) per l'alluvione che il 5 maggio 1998 provocò a Sarno la morte di 137 persone ha chiesto la condanna a cinque anni per Gerardo Basile, ex sindaco del centro del Salernitano, accusato di omicidio colposo plurimo. Per l'ex assessore all' Urbanistica del Comune, Fernando Crescenzo, l'accusa ha invece chiesto l'assoluzione. Secondo il pm Sessa, il paese doveva essere evacuato alle 16,30 di quel 5 maggio, ma ciò non avvenne. La pioggia che cadde per tutta la notte, e il fiume di fango che invase la frazione Episcopio, l'ospedale di Villa Malta, il viale Margherita, non consentirono l'attivazione dei soccorsi. Per l'accusa, Basile violò la legge sulla protezione civile, la direttiva Barberi ed il piano di protezione civile del Comune.

Da IL CITTADINO del 9 02 04
Piano del comune per evitare che si ripetano i disastri dell’ultima piena, confermate le chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata
Barriera anti alluvione su viale Milano
La strada verrà alzata per mettere in sicurezza l’area del Pratello
Una serie di interventi limitati dal punto di vista dell’impatto ambientale piuttosto che argini spesso come muraglie. La giunta del sindaco Aurelio Ferrari per limitare i danni in caso di piene come quella del 26 novembre 2002 sta pensando a soluzioni inedite tra cui l’innalzamento di viale Milano, da trasformare in una sorta di argine a protezione dell’area del Pratello. È una delle ipotesi su cui stanno ragionando gli assessori comunali Leonardo Rudelli, Francesco Marzorati ed Emiliano Lottaroli, rispettivamente responsabili di urbanistica, protezione civile e lavori pubblici, che venerdì mattina hanno avuto un incontro con l’ingegnere Silvano Rossetti, il professionista lodigiano al quale palazzo Broletto ha dato l’incarico di revisionare il piano di rischio idrogeologico e di progettare l’argine della zona ex Sicc in sponda sinistra. Un lavoro, quello di Rossetti, che spiegherà con modelli matematici quanto accaduto nella disastrosa piena del 2002 e proporrà una serie di interventi, coordinati tra loro, per dotare Lodi di difese passive adeguate alla furia dell’acqua. La filosofia che sta dietro al piano, dettata da palazzo Broletto, è quella di distribuire sul territorio comunale più interventi mirati a proteggere porzioni di città. Così per salvaguardare il Pratello si pensa di intervenire su viale Milano con un innalzamento del fondo stradale all’altezza del semaforo con via Cadamosto, uno dei suoi punti più bassi. Per tutelare via Bocconi saranno confermate le chiuse lungo le rogge Gaetana e Gelata, del quale lo studio ribadisce l’utilità, e si prevede un maxi intervento sulla rete fognaria dell’intero quartiere, con una spesa di 800 mila euro sulla base di un progetto commissionato all’Astem. Il piano prenderà in considerazione anche gli effetti dello sbarramento a valle del ponte urbano. Il manufatto, costruito per rallentare la velocità dell’Adda e salvaguardare il ponte e l’isolotto Achilli, avrebbe contribuito a frenare la piena col risultato che l’acqua ha cercato sfogo a monte del ponte, in zona Martinetta. Una tesi che lo studio quantificherà, dati alla mano, prendendo in considerazione gli eventuali vantaggi nell’ipotesi di una eliminazione dello sbarramento, eliminazione che dovrebbe però coincidere con un consolidamento dei piloni del ponte e la realizzazione di una struttura a difesa dell’isolotto Achilli. C’è poi da studiare gli effetti che avranno i progetti, congiunti, dell’argine a salvaguardia dell’ex Sicc e del collegato argine lungo la strada per Boffalora. Dati e informazioni che saranno contenuti nella relazione finale che sarà consegnata per fine mese. Poi palazzo Broletto intende presentare il piano e le proposte di intervento nel corso di un incontro con autorità e associazioni del territorio: regione Lombardia, Azienda interregionale per il Po, prefettura, consorzi irrigui, comitati degli alluvionati e ambientalisti. Alla regione la giunta chiederà di individuare un’unica autorità che coordini gli interventi lungo tutto il corso dell’Adda per evitare che, in caso di emergenza, ogni comune a monte si attrezzi per scaricare il problema a valle.
Fabrizio Tummolillo

Da IL CITTADINO del 14 02 04
C’è un futuro per le rive del grande fiume?
Agricoltura ecocompatibile, controllo degli argini, sviluppo turistico e potenziamento della flora autoctona nelle aree golenali. Ecco come sarà il Po lodigiano nei prossimi anni. Questo è ciò che si propone il Consorzio del Po, organo sovracomunale che riunisce otto delle quindici realtà lodigiane affacciate sul grande fiume. Ieri alcune rappresentanze comunali si sono riunite presso il castello Douglas Scotti di Fombio

Fombio Illustrati i progetti del consorzio che riunisce alcuni dei comuni lungo il corso d’acqua
Po, un futuro da “grande fiume”
Controlli su argini e agricoltura, sviluppo del turismo
Agricoltura ecocompatibile, controllo degli argini, sviluppo turistico e potenziamento della flora autoctona nelle aree golenali. Ecco come sarà il Po lodigiano nei prossimi anni. Questo almeno è ciò che si propongono al Consorzio del Po, organo sovracomunale che riunisce otto delle quindici realtà lodigiane affacciate sul Grande Fiume. Il presidente Michele Bucci ha incontrato nel pomeriggio di ieri alcune delle rappresentanze comunali presso il castello Douglas Scotti di Fombio, per illustrare il progetto di gestione del Po nel tratto che scorre in provincia: uno studio realizzato da Luca Canova, ex direttore del Parco Adda sud e da Bassano Riboni, gia responsabile dell’area naturale delle Monticchie. Al progetto hanno collaborato anche Roberto Murgia e Pierangelo Foletti, sindaco di Meleti, che si è occupato della parte relativa all’agricoltura. Proprio Foletti, presente al convegno di ieri, ha indicato la nuova mentalità che dovrà necessariamente coinvolgere chi lavora la terra: «Meno mais e più ambiente - ha sintetizzato - per una nuova veste di multifunzionalità cui deve tendere la figura dell’agricoltore». Un’impresa non facile, quella del cambio di mentalità, è stato fatto notare durante il dibattito: «Per questo servono incentivi - ha sottolineato Bucci - così come si è pensato di fare per le comunità montane, custodi di ecosistemi fondamentali ma sempre più a rischio di estinzione». Insomma, se dall’agricoltura si pretende più attenzione per l’ambiente, in cambio le vanno riconosciuti vantaggi reali. «Nell’ambito della multifunzionalità - ha proseguito il sindaco di Meleti - si rammenti che l’agricoltore fa da presidio al territorio e che la sua opera e i suoi macchinari possono essere molto utili alla protezione civile, specie nei casi di esondazione». Tutti i relatori, fra cui il sindaco di Orio Litta Francesco Ferrari, hanno insistito sul fatto che la sostenibilità dell’impatto agricolo non possa essere una scelta, ma una necessità, cui, volenti o nolenti, ci si troverà a dover far fronte. «Occorre credere anche allo sviluppo turistico - ha proseguito l’ex senatore di Forza Italia, ascoltato tra gli altri dal consigliere regionale Marco Votta - soprattutto sull’esperienza dei 4mila visitatori annui che la riserva di Somaglia è stata in grado di totalizzare». Il Po, se venissero recuperati e curati gli argini, se venisse reimmessa la flora autoctona, offrirebbe in più anche la possibilità di navigazione. Il progetto di Consorzio Po ha predisposto studi di fattibilità per i prossimi 15 mesi a un costo di 90mila euro: «Da ognuno dei filoni di ricerca uscirà uno studio approfondito con relativo piano di intervento». Sarà allora che gli altri attori istituzionali, specie la regione, dovranno partecipare con grossi aiuti finanziari. «Ma ci sarà bisogno del supporto di tutti - ha concluso Enrico Rossi di Guardamiglio - anche della provincia di Lodi che quest’oggi non è presente». Un accenno polemico seguito da un’apertura: «Si tratta dello sviluppo di una buona fetta del territorio provinciale, in cui vivono circa 20mila persone e della cura di problemi grossi, come quelli causati dalle piene. Lodi non può restare indifferente».
Paolo Migliorini

Da LA PROVINCIA DI LECCO del 15 02 04
Assemblea sulla salute dell’Adda
BRIVIO Qual è lo stato di salute del fiume Adda? Alla domanda cercheranno di rispondere in una pubblica assemblea organizzata per giovedì alle 20,45 in sala consigliare i membri della commissione di indagini voluta dall’amministrazione comunale e guidata dall’idrobiologo Alberto Negri. Secondo le prime indiscrezioni, la mancanza di pesce nel fiume Adda non sarebbe dovuta all’inquinamento, bensì alla mancanza di plancton. Proprio la scarsità di sostanze nutritive impedirebbe la proliferazione dei pesci.

Da IL CITTADINO del 17 02 04
Emergenza alluvione, sotto controllo Oglio e Serio
I paesi della provincia di Cremona saranno pronti al più presto ad affrontare l’emergenza alluvioni. Arriva, infatti, il sì della giunta ai piani di esondazione dei fiumi Adda, Oglio e Serio, un’approvazione che nel caso del Po era già pervenuta lo scorso novembre. Documenti che sembrano soddisfare i comuni rivieraschi e che approderanno in consiglio il prossimo 25 febbraio. I cittadini potranno così finalmente contare su una programmazione efficace per far fronte agli imprevisti e limitare i possibili danni. All’esame compariranno quattro progetti principali. Il primo, redatto dall’ingegnere Riccardo Telò, esamina le “criticità idrauliche” individuando “le aree a rischio estremo”: paesi coinvolti in piene storiche, che finiscono molto spesso “inghiottiti” dalle acque dei fiumi. É il caso di parte di Spino, Rivolta, Gombito, Formigara e Crotta che subiscono le esondazioni dell’Adda, di Gabbioneta che invece deve fare i conti con l’Oglio e di alcune frazioni sergnanesi che s’affacciano sul Serio. Un’analisi classificatoria, d’appoggio ad altri tre piani di emergenza e prevenzione. In pratica una sorta di vademecum che segue passo-passo l’utente. L’indagine comprende una parte descrittiva, con il censimento delle attività e delle abitazioni, una parte cartografica, con l’inquadramento del territorio e della viabilità. Viene poi fornito un modello di intervento, per dare una risposta organizzata e immediata, attivando le azioni opportune e specificando i soggetti competenti, quali sindaci, forze dell’ordine, vigili del fuoco, amministrazione provinciale e volontari. Uno studio preciso, che parte da una serie di rilevazioni sul territorio. Rilevazioni che si sono prodotte con particolare attenzione lungo il corso dell’Adda: il fiume che in questi ultimi tempi ha causato i problemi maggiori. Le sue acque bagnano la provincia di Cremona per 63 chilometri, lambendo 11 municipalità, fra cui si annoverano i più vicini comuni di Spino e Rivolta. Un lungo percorso che si snoda nei pressi di 44 abitazioni sparse, 1159 nuclei familiari per oltre 5 mila persone, quasi 100 mila capi di bestiame, quasi 70 imprese produttive. Dati che rendono palese il possibile rischio idrico e che al contempo spiegano l’interessamento dell’ufficio protezione civile provinciale, che ha messo in cantiere tre piani d’intervento intermante finanziati con risorse interne alla provincia di Cremona.

San Rocco Cinque progetti all’avanguardia in zona Berghente, Ballottino Stanga e Isolone
Si riparano gli argini distrutti dal Po
Dalla regione quattro milioni di euro al Consorzio Muzza
Cinque progetti all’avanguardia, eseguiti nella Bassa, nell’area del Po, per riparare i danni causati dall’alluvione del 2000. «Sono interventi assolutamente innovativi, che vengono realizzati con una tecnica utilizzata per la prima volta in Italia» spiega Ettore Fanfani, direttore del Consorzio Muzza Bassa Lodigiana che ha ottenuto dalla regione Lombardia i finanziamenti per costruire le opere e dalla provincia di Lodi l’autorizzazione a realizzarle. Si tratta di opere che permetteranno il ripristino della situazione così com’era prima dell’alluvione del 2000, ma pure il miglioramento e l’introduzione di importanti fattori di novità per la gestione degli argini e delle aree golenali lungo il Po, in territorio lodigiano. «Ottomila ettari di territorio di nostra competenza si trovano in area golenale – spiega l’ingegner Fanfani -, si tratta di terreni fertilissimi, sistemati tra il fiume e l’argine, con aziende floride, persone che ci abitano e lavorano, aree che devono essere protette in qualche modo. Questi interventi, che porteranno alla realizzazione di argini “fusibili” ci permetteranno ad esempio di fare degli allagamenti programmati, una procedura che serve a preservare gli argini principali in caso di piena, ma anche a salvare i terreni e le isole golenali che si allagano con un rialzo “morbido” del livello del fiume». La regione ha stanziato quasi quattro milioni di euro (3.772.200 euro) per questi cinque interventi che si trovano tutti in territorio di San Rocco al Porto, le isole golenali coinvolte sono quelle di Isolone, Berghente e Ballottino Stanga: 240 mila euro serviranno per il ripristino delle strade sommitali e di collegamento tra i poderi in località Isolone, e 92 mila per le stesse opere in zona Berghente. Per quanto riguarda gli argini invece il progetto più oneroso interessa l’area di Castelnuovo Bocca d’Adda, dove saranno spesi 1.596.892 euro per la ricalibratura e il consolidamento della sommità dell’argine principale e per la costruzione di due argini “fusibili”; alla località Isolone invece saranno destinati 390 mila euro per un argine “fusibile” e per lo stesso consolidamento della barriera principale, mentre tra i comuni di Guardamiglio e San Rocco saranno realizzati altri due argini “fusibili” e sarà formato un canale di drenaggio con le opere idrauliche necessarie al suo funzionamento. «Questo tipo di argine, chiamato “fusibile”, permette gli allagamenti programmati – spiega Fanfani -: viene realizzato in argilla e sabbia e con una base di cemento armato nascosta. Quando si ha un innalzamento del fiume ed è attesa una piena l’argine viene aperto e la golena viene invasa dall’acqua, in base a dei calcoli precisi. I materiali utilizzati, la sabbia, il cemento, permettono di non creare quelle voragini che passata la piena devono essere ripianate con costi ingentissimi: in sostanza l’investimento per queste opere permette di limitare i danni alle strutture e viene ripagato proprio dalla mancata spesa per le riparazioni al terreno e agli argini stessi». Questi sono i progetti che chiudono il quadro degli interventi realizzati dal Consorzio per i danni dell’alluvione 2000, mentre lo stesso ente ha già provveduto alle riparazioni per l’alluvione del 2002 e aspetta di realizzare dei progetti di recupero per le zone di Paullo e Cassano d’Adda.
Lucio D’Auria

Da Nicola Bonelli - Tricarico, 17 febbraio 2004
Appello a tutti i Sindaci d’Italia
Rivolgo il presente appello ai Sindaci, al fine di richiamare la loro attenzione sul rischio idraulico incombente, su tutte le pianure attraversate da fiumi, a causa della mancata pulizia degli alvei e dell’errata politica sulla Difesa del Suolo, praticata negli ultimi 20-30 anni in Italia.
Nell’allegata denuncia, ”un Disegno criminoso”, espongo le diverse problematiche, facilmente riscontrabili presso fiumi ed affluenti, non solo della Pianura Padana ma di tutte le situazioni analoghe; problematiche e considerazioni che possono indurre alla comprensione del pericolo ed alla riflessione sul da farsi.
Gran parte della rete idrografica di pianura si è innalzata di quota, e buona parte di essa è pensile rispetto al territorio. Da qui il pericolo, per il territorio in pianura, di venire sommerso dalle alluvioni ed ancor peggio dalla ghiaia che vi trasportano: anche con piene di modesta portata e di ritorno annuale.
Gli effetti di questa situazione anomala si sono già visti, in Pianura Padana, nelle scorse alluvioni, dal ’94 in poi, e si vedranno ancora, sempre più disastrosi, negli anni a venire, con gravi conseguenze per l’Economia e la Pubblica incolumità.
Se non si provvede tempestivamente ad una pulizia radicale degli alvei e non si ripristina un minimo di equilibrio tra territorio e rete idrografica, tutta la pianura padana dovrà essere evacuata, fra non molti lustri, da persone e cose.
E non ci sono idrovore o argini che possano salvarvi.
Signori Sindaci, vi invito a riflettere e a non sottovalutare il pericolo che pavento. Liberatevi, se ne avete, dei falsi pregiudizi “ambientalisti” e guardate alla cruda realtà del vostro territorio. La sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dei loro beni rientrano tra le vostre competenze e responsabilità.
Di fronte a situazioni di pericolo, il Sindaco ha il dovere di valutarne il grado, di informare i cittadini e, se necessario, di ordinare persino l’evacuazione, nelle aree in cui il pericolo è incombente e inevitabile. Dovere morale, civile ed anche legale.
L’articolo 2 della legge 365 del 11.12.2000 (Attività straordinaria di polizia idraulica e di controllo sul territorio), emanata non a caso subito dopo l’alluvione dell’ottobre 2000 in Piemonte, stabilisce una serie di accertamenti – da farsi a cura dei vari Enti competenti sul territorio tra cui i Comuni – finalizzati all’individuazione delle situazioni di pericolo.
Consentire che la gente abiti in quelle aree, senza fare qualcosa per ridurre quel rischio, è come consentire l’uso di un’abitazione, già danneggiata dal terremoto, che sicuramente crollerà con la scossa successiva. Tenere poi la gente all’oscuro del rischio che corre, è ancora più grave e immorale.
Faccio appello al vostro senso di responsabilità. Saluto distintamente.

N.B. l’allegata denuncia “un disegno criminoso”, aggiornata e integrata, anche a seguito di riscontri e suggerimenti da più parti pervenuti, è pubblicata sul sito:

http://xoomer.virgilio.it/fontamara nella rubrica lettere da Fontamara

Da il CORRIERE DELLA SERA del 18 02 04
Progetto del Consorzio della Bassa Lodigiana: in caso di alluvione consentono allagamenti programmati
Argini mobili per controllare le piene del Po
LODI - Impossibile imbrigliare il Po e impedirgli di rompere gli argini, come e dove gli pare? Allora costringiamolo a fuoriuscire in un punto solo e dove vogliamo noi. È la filosofia che sta alla base del progetto «argini fusibili», elaborato dal Consorzio Muzza Bassa Lodigiana, per proteggere le aree golenali del grande fiume, nel Sud Lodigiano, zone che occupano 8mila ettari e all’interno delle quali si trovano terreni fertilissimi, aziende agricole, abitazioni, testimonianze, spesso uniche, dell’antica architettura rurale. «Il progetto sarà realizzato con una tecnica usata per la prima volta in Italia - dice Ettore Fanfani, direttore del Consorzio che, tra i suoi compiti, ha anche la gestione idraulica delle aree golenali -. In caso di piena del Po, ci permetterà di eseguire allagamenti programmati per preservare gli argini principali, salvare i terreni e le isole golenali». Il sistema è stato messo a punto dall’ufficio progetti, opere e ricerche scientifiche del Consorzio. «L’obiettivo - dice il coordinatore Marco Chiesa - oltre a facilitare il controllo delle piene del fiume, è quello di decidere, con una decina di ore di anticipo sull’ondata di piena, dove fare esondare il Po».
Il programma degli argini fusibili troverà attuazione in cinque aree della Bassa Lodigiana: una all’Isolone nel comune di San Rocco al Porto, due al Berghente, tra San Rocco e Guardamiglio, altre due a Castelnuovo Bocca d’Adda. Il Consorzio Muzza ha già ottenuto dalla Regione il finanziamento necessario di 3,7 milioni di euro. L’intervento prevede la costruzione di argini particolari, con pareti di sabbia ed argilla, che poggiano su una base di cemento armato. Al culmine dell’argine si costruisce un varco che, in caso di piena, viene aperto. Una sorta di corsia preferenziale e obbligata da cui far defluire le acque, costringendo il Po a bucare l’argine in un solo punto e non in dieci o dodici come spesso accade.
«Questo sistema favorisce il controllo delle acque e permette di intervenire in un punto solo dell’argine - dice Fanfani -. Il cemento armato, poi, evita all’acqua di creare alla base degli argini quelle voragini che a volte raggiungono la profondità di una decina di metri e che minano la stabilità delle sponde. Inoltre, scongiura il crollo in più tratti dell’argine e il formarsi dei fontanazzi». Il progetto infine garantisce risparmi economici perché, dopo la piena, l’argine dovrà essere ripristinato in un solo tratto, con spese pari, in media, a un quinto di quelle tradizionali. «È un progetto innovativo e non più differibile. Con questi interventi, non solo potremo ripristinare la situazione precedente alla grande alluvione del 2000 - conclude Fanfani - ma riusciremo a gestire in modo migliore gli argini e le aree golenali lungo il Po».
Diego Scotti

Da Lettere al IL CITTADINO del 19 02 04 e IL LODIGIANO del 27 02 04
La nostra proposta per difenderci dalle piene dell’Adda
Qualche aggiornamento su notizie di interesse per gli alluvionati di Lodi. L’appello del C.AL.LO, degli altri comitati alluvionati e dei politici d’ogni schieramento che hanno condiviso l’opposizione contro l’introduzione della polizza anticalamità per le abitazioni private, imposta per legge dal governo, ha avuto esito giusto, il Parlamento ha cassato l’articolo 46 dalla finanziaria 2004. La cronaca pubblicata in questo periodo sui temi alluvione e sicurezza non è stata di gran rilevanza. Solo attraverso due articoli pubblicati nei giorni scorsi, l’amministrazione comunale riprende il tema della sicurezza per il quartiere Pratello, “a protezione dei cittadini”. Dopo la fiaccolata e l’assemblea pubblica del 28 novembre scorso, il primo impegno dell’anno sul tema alluvione è consistito in un incontro tenutosi il 15 gennaio (ad un anno esatto dall’assemblea pubblica indetta dall’amministrazione di Lodi, il 16 gennaio 2003), nella sede della regione, che ha visto la partecipazione di tutte le parti che agiscono in funzione della messa in sicurezza del fiume Adda a protezione del territorio, dei cittadini e dei loro beni. All’incontro abbiamo partecipato io e Carlo Bajoni del C.Al.R.Sx, su invito del prefetto dottoressa Frediani (che ho ringraziato a nome di tutti i cittadini per l’impegno che con tenacia ha profuso), riuscendo a convocare in tempi brevi tutte le parti in campo e a far decollare l’attività delle commissioni di tecnici, che a loro volta hanno già provveduto alla stesura di diverse relazioni. L’incontro in sé stesso è stato fruttuoso dal punto di vista conoscitivo: quantomeno siamo stati informati dei progetti in elaborazione circa l’asta dell’Adda. In particolare, la provincia di Lodi si è impegnata per un progetto in sponda sinistra, che prevede la costruzione di una pista ciclabile quale “argine” a protezione dell’oltre Adda. Il comune di Lodi ha deciso definitivamente di annullare la prevista edificabilità sull’area ex Sicc, procedendo invece per l’arginatura che dovrebbe “collegarsi” con il progetto della provincia di Lodi. Il progetto non c’è stato in ogni caso ancora illustrato. Per quanto riguarda la sponda destra, abbiamo appreso che il finanziamento di cui da alcuni anni si parlava (5/6 miliardi delle vecchie lire per il progetto a protezione dell’area) non c’è; la regione lo ha dirottato in un altro capitolo del suo bilancio; d’altro canto, neppure esiste in merito un progetto definito. Tutti i progetti che saranno elaborati dovranno in ogni caso passare al vaglio dell’Autorità di Bacino del fiume Po e dell’Aipo, saranno obbligati a trovare integrazione e correlazione con il “Piano stralcio per l’Adda”, che l’Autorità si è impegnata a presentare entro fine febbraio. Tutti gli interventi da intraprendere potranno essere definiti solo dopo che sarà elaborato e presentato questo cosiddetto “Piano”. Una volta definito tutto quanto serve per approvare i progetti, bandire gli appalti e quant’altro, i lavori presumibilmente potranno avere inizio nell’estate del 2005. Nel corso dell’incontro ho pressato (nuovamente) l’assessore regionale Buscemi affinché preveda lo stanziamento di fondi a parziale ristoro dei danni subiti anche per i beni mobili. A Lodi i progetti di messa in sicurezza del territorio continuano ad essere elaborati in conformità a dei modelli matematici, redatti da uno studio consulente del comune (leggo sulla stampa che l’amministrazione è ferma nell’edificazione di barriere e chiuse in viale Milano) e che “prescrizioni e ostacoli dettati dal Piano d’Assetto Idrogeologico, pare siano state superate”, com’è stato illustrato nel corso di un incontro pubblico per l’edificazione della Casa per Minori di Famiglia Nuova nell’area Pratello, che sarà realizzata partendo da una quota più alta di 30 centimetri rispetto al piano campagna. In ciò consisterebbe il “superamento”. Mi ricordo che nel corso dell’incontro del 15 gennaio, a domanda specifica fu risposto che le definizioni delle fasce fluviali A-B-C, a seguito dell’alluvione ed esondazione del fiume Adda, dovranno essere ridefinite. Dalla lettura degli articoli, pare che in futuro i cittadini del Pratello e (aggiungo io) quelli del Capanno e della Martinetta potranno dormire sonni tranquilli, perché mai più acqua limacciosa potrà entrare dentro le loro case. Pende tuttora un ricorso al Tar per le chiuse di viale Milano, contro il comune di Lodi e l’Immobiliare Severiana srl di Milano, che nei loro atti di costituzione al ricorso, tramite i loro avvocati hanno omesso di entrare nel merito, limitandosi a trite formule rituali, anziché far conoscere le ragioni per cui l’amministrazione persegue questa strada, venendo meno alle aspettative dei cittadini e mantenendo ancora una volta un atteggiamento distaccato (secondo indicazioni della giunta comunale), nei confronti degli stessi che vorrebbero essere partecipi nelle valutazioni e non sottoposti a scelte che potrebbero essere tutt’altro che lungimiranti. E poi ci propinano discorsi e atteggiamenti di “politiche” partecipate! Riscontrato che progetti e idee in campo sono molteplici, il Comitato Alluvionati Lodi Onlus ha accolto e fatto propria la proposta, presentatagli dai cittadini nel corso dell’assemblea pubblica tenutasi all’oratorio del Borgo nell’autunno scorso, di formulare un autonomo progetto/idea di messa in sicurezza del fiume Adda a protezione del territorio. In una prossima assemblea pubblica, programmata per la serata dell’ 11 marzo, sempre nel salone dell’oratorio del Borgo, il Comitato sarà in grado di formulare tale sua proposta. Sempre sul tema alluvione, è di questi giorni la notizia che il Tribunale di Nocera Inferiore ha chiesto la condanna a cinque anni per l’ex sindaco di Sarno, accusato d’omicidio colposo plurimo per l’alluvione che il 5 maggio 1998 provocò in questo paese del Salernitano la morte di 137 persone. Secondo il pubblico ministero, il paese doveva essere evacuato alle 16,30 di quel 5 maggio, ma ciò non avvenne. Per l’accusa, il sindaco violò la legge sulla protezione civile, la direttiva Barberi ed il piano di protezione civile del comune. A Lodi per la fortuita mancanza di morti la procura del Tribunale, a seguito dei due esposti presentati da più di 1.300 cittadini, non ha considerato che il sindaco abbia violato la legge sulla protezione civile, la direttiva Barberi ed il piano di protezione civile del comune e ha richiesto l’archiviazione dei procedimenti al Gip, pur sottolineando «l’improvvisazione e la scarsa competenza da parte delle autorità preposte, in speciale modo comunali, nell’affrontare l’emergenza dovuta alla piena dell’Adda». Una formula “efficace”, che ci dà ragione, che però non ci ripaga dei danni subiti, né tanto meno del senso di insicurezza che continua a pervadere i cittadini coinvolti, che ancora oggi, loro malgrado, stanno vivendo con ansia il dopo alluvione.
Domenico Ossino
Presidente C.Al.Lo onlus
HYPERLINK "mailto:c.al.lo@tin.it" c.al.lo@tin.it

Da Lettere al IL CITTADINO del 19 02 04
LODI Le incompiute di una giunta inconcludente
Gentile direttore, il sindaco della nostra città, Aurelio Ferrari, non finisce mai di stupire con i suoi “effetti speciali” ed è, inoltre, un inguaribile sognatore. Dopo aver promesso a più riprese interventi a favore degli alluvionati - categoria a cui, mio malgrado, appartengo - dopo le briciole concesse di concerto con l’amministrazione provinciale, si è del tutto rimangiato (così sembra, in assenza di comunicazioni sociali) l’impegno di sospendere o rimborsare per un periodo di tre anni il pagamento dell’Ici. Non metto in dubbio che le casse comunali siano un po’ a corto di denaro: perché allora spendere soldi per opere meno urgenti e non concentrare l’azione nel reperire finanziamenti, di comune accordo con la provincia, per realizzare gli argini e le opere di difesa spondale per entrambe le rive dell’Adda?
Era proprio necessario sventrare piazza Ospitale, riducendola ad un piatto cortile acciotolato, eliminando alberi, aiuole e il giardínetto posto attorno al monumento di Paolo Gorini, rifatto pochi anni fa con non lieve spesa?
Valeva la pena buttare le fioriere di corso Umberto I, per installare antiestetici dissuasori a forma di mazza da baseball? Non bastava spostare la statua di Vanelli, qui impropriamente collocata nei 1992? L’aspetto del centro storico non è stato migliorato con questi interventi, ma ne risulta quantomeno imbruttito.
Quali “sogni di Aurelio”, se in questo secondo mandato amministrativo si contano più le brutture e le opere incompiute che quelle finite!
Amministratori, cercate nell’anno che vi rimane di completare l’impianto di depurazione degli scarichi fognari, il cui ampliamento è inspiegabilmente fermo (per inciso, l’impianto di Crema è tre volte più ampio); sistemate i poveri giardini pubblici del Passeggio, che aspettano da troppi anni un impianto di annaffiamento automatico e la sostituzione di essenze arboree ormai rinsecchite; fate qualche intervento al parco dell’Isola Carolina e, soprattutto, al Torrione del Castello, che ogni anno promettete di sistemare.
Quando si hanno pochi soldi, ci si può permettere di sognare – lo facciamo tutti - ma poi si deve porre attenzione a cose concrete e realizzabili.
Sognare un nuovo stadio e non ristrutturare adeguatamente gli esistenti impianti sportivi è solo vanagloria.
Che cosa s’intende, poi, per “riqualificazione di via Secondo Cremonesi”, già rifatta nel 1997? Ci si riferisce per caso agli spalti, nei quali si vorrebbe inserire un ascensore, progetto bocciato più volte dalla Sovrintendenza?
Si progettano interventi solo per le vie dissestate del centro storico e ci si dimentica delle periferie e soprattutto della zona oltre l’Adda, alla quale non si adattano i progetti utopici, partoriti da un recente concorso di idee.
Le passerelle ciclopedonali del vecchio ponte sull’Adda (a proposito: non è quello “napoleonico”, come ci si ostina a dire e a scrivere sui giornali, ma è del 1864!) sono un vero obbrobrio, protette da quei guardrail altissimi, che non si trovano neppure sui viadotti autostradali.
Ho letto su “il Cittadino” del 9 febbraio la notizia relativa al progetto (!) di alzare il piano stradale di viale Milano all’altezza di via Cadamosto per mettere in sicurezza il Pratello e limitare i danni di piene come quella del novembre 2002.
Ma che bella pensata! Facciamo una diga per far annegare gli abitanti della Martinetta?
E ancora: si propongono le chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata, già oggetto di due ricorsi al Tar da parte dei Comitati degli alluvionati!
A conclusione, risulta ben evidente da questi pochi esempi che tutto ciò che è stato progettato o realizzato nel campo dei lavori pubblici e nell’urbanistica offre un’immagine negativa dell’amministrazione comunale. Speriamo che alle prossime elezioni amministrative si presentino candidati capaci di riportare un po’ di fiducia nel cittadino comune, esasperato da promesse non mantenute e sconcertato da annunci di opere di incerta realizzazione, come il teleriscaldamento, di cui nessuno pare valutare gli oneri di costruzione e di manutenzione (non basta buttare alcuni tubi nella terra, come sembra stia facendo l’Astem in questi giorni!), mancando al momento un partner finanziario: la Bpl è della partita o si è ritirata?
Annamaria Cecchi Lodi

Da IL GIORNO del 20 02 04
Comazzo Ancora nessun intervento dopo la terribile alluvione di fine novembre 2002
L’Adda, la solita bomba
COMAZZO - Giornate da incubo, notti insonni: nella memoria della gente quel fine novembre del 2002 si accoppia a una delle più violente alluvioni dell'Adda. Il fiume, che per parecchi anni aveva fatto il buono, si era ingrossato per le continue piogge ed aveva sfogato la sua rabbia sulla campagna di Comazzo e poi sulla città di Lodi.
Disastri e polemiche ancora oggi tutt'altro che sopite. «Un evento che non dimenticherò mai - dice il sindaco Emanuele Colombo, un giovanotto di ventisette anni, che a quei tempi era alle prime armi come primo cittadino -, non tanto perché non avevo dormito per parecchi giorni e come tanti altri aveva lavorato con badile e sacchi di sabbia per proteggere le rive. A restarmi impresse nella mente sono le immagini della devastazione provocata dall'Adda, intere campagne sommerse dall'acqua e da tutto quanto la piena si portava con se».
Anni di lavoro, tanti sacrifici e progetti spazzati via, cancellati senza pietà. Allora si parlò di disastro annunciato. Le richieste di interventi di prevenzione non avevano trovato risposta e il fiume aveva così avuto via libera nella sua carica dirompente. E adesso? A Comazzo non resta che insistere: quell'ansa dell'Adda in località Pianella va sistemata. Occorre un progetto idraulico per rafforzare gli argini e sistemare i ghiaieti attraverso il loro spianamento. La sponda sinistra, in particolare, reclama efficaci interventi. «In quel tratto - spiega il sindaco Colombo - il pericolo di esondazioni è molto elevato».
Il nucleo abitato di Comazzo si trova in alto rispetto all'alveo dell'Adda. Difficile quindi che gli allagamenti possano raggiungere le case. Però, quando si vede l'acqua uscire dagli argini, la gente ha paura, teme anche l'impossibile. E la sola ipotesi di potersi ritrovare a vivere un bis dell'autunno 2002 diventa allora un incubo. Durante quei giorni tremendi, il sindaco aveva scritto al Magistrato del Po, oggi entrato nel dizionario burocratico con la sigla di Aipo: un forte messaggio con l'esplicita richiesta di definire progetti da tradurre in interventi operativi. «Abbiamo coinvolto anche la prefettura di Lodi e proprio nei primi giorni di questo febbraio, durante la visita del nuovo prefetto Nicoletta Frediani al nostro Comune, si è tornati a parlare di quanto era successo nel novembre del 2002 e delle nostre richieste. Il prefetto era al corrente di tutto e ci ha riferito che attendeva l'esito del monitoraggio eseguito dai tecnici che si occupano dei nostri fiumi e delle conseguenti proposte di intervento». Finora, quindi, non è successo nulla. «Non voglio avviare polemiche con nessuno, ma la verità è proprio questa - risponde Colombo -: non ho ancora visto nessuna proposta a fronte della nostra pressante richiesta». Naturalmente, il sindaco di Comazzo confida nella piena collaborazione del nuovo prefetto di Lodi. «La dottoressa Frediani – dice - mi è sembrata molto motivata, per cui penso che qualcosa ora si muoverà. Speriamo che avvenga prima che sia troppo tardi». Quelle campagne allagate, le aziende agricole della zona messe in ginocchio dall'alluvione (la piena del novembre 2002 colpì in particolare i terreni dei fratelli Brambilla e dell'azienda faunistica Vignali), tante coltivazioni distrutte e compromesse, il pesante lavoro per restituire ai campi la disponibilità a diventare terra fertile: tutti ricordi che bruciano come una ferita ancora aperta. «Non mi risulta, salvo che gli interessati non mi abbiano informato, che le aziende danneggiate abbiamo ricevuto contributi per coprire almeno una parte delle loro grosse perdite». «Confesso – conclude il sindaco di Comazzo - che sogno notte e giorno di vedere presto il monitoraggio del tratto di fiume che ci riguarda da vicino. Quell'ansa dell’Adda è troppo pericolosa: rappresenta un punto fortemente critico in caso di calamità. Insieme ai risultati del monitoraggio voglio sperare che vengano proposti anche i progetti e i finanziamenti relativi agli interventi da eseguire celermente. Abbiamo già perso troppo tempo: ci è andata bene, ma non è proprio il caso di continuare a rischiare».
Luigi Albertini

Eterna attesa
Appelli caduti nel vuoto
Una storia che si ripete
COMAZZO - Il 16 dicembre 2002, dopo due settimane dalla tremenda alluvione, dalla sede municipale di Palazzo Pertusati era partita una «richiesta di interventi urgenti sugli argini del fiume Adda e sui ghiaieti in esso presenti». Nella lettera il sindaco Emanuele Colombo faceva riferimento anche agli eventi alluvionali del 2000, segnalati sempre al Magistrato del Po, ufficio operativo di Milano con relazione del 18 novembre 2000. Già allora si evidenziava l'urgenza di interventi diretti ad accertare l'entità della compromissione dei manufatti d'arginazione del fiume e la necessità di porre in essere, improrogabilmente, gli interventi più opportuni «al fine di impedire il ripetersi di tali eventi, in larga parte favoriti e determinati dalla mancanza di massicciate d'arginazione e dall'esistenza di imponenti ghiaieti che si sono formati nell'alveo del fiume tra i Comuni di Comazzo, Truccazzano e Rivolta d'Adda». Nella comunicazione del dicembre 2002 Colombo rammentava che nessun intervento era stato predisposto, a dispetto delle successive sollecitazioni fatte anche dalla Provincia di Lodi. L'alluvione del novembre 2002 ha brutalmente confermato come fosse necessario intervenire sugli argini e sul letto dell'Adda. Della gravità dei danni provocati da quella alluvione furono testimoni due tecnici del Magistrato del Po durante un sopralluogo. Gli ultimi appelli del sindaco di Comazzo? Finora non hanno avuto risposte concrete.
L.A.

Da IL CITTADINO del 23 02 04
Le alluvioni non risparmiano proprio nessuno
Le calamità naturali non risparmiano proprio nessuno e spesso gli eventi avversi sembrano prediligere chi già non è stato baciato dalla sorte. Ne sanno qualcosa gli abitanti di Maraba, città dello Stato brasiliano di Para, alle prese nei giorni scorsi con una disastrosa alluvione. Le incessanti piogge hanno provocato infatti l’esondazione del fiume Tocantis, che in breve tempo ha rotto gli argini, invadendo numerosi sobborghi della città, dove sorgono i quartieri popolari.

Da IL CITTADINO del 24 02 04
Gli alluvionati protestano: «Perché la regione ha avviato l’escavazione in alveo solo a monte della città?»
«L’Adda andrebbe dragato anche a Lodi»
La regione ha autorizzato l’escavazione di 930 mila metri cubi di ghiaia dai fiumi lombardi. Un quantitativo di materiale inerte proveniente per la maggior parte, 719 mila metri cubi, dalle ruspe che entreranno in funzione nell’alveo dell’Adda tra il lago di Olginate e la confluenza del Brembo, nell’alto corso del fiume mentre in provincia di Lodi la regione non ha previsto la rimozione di un solo metro cubo. Una decisione che il Comitato alluvionati Lodi guidato da Domenico Ossino non ha gradito. La giunta l’ha motivata col fatto, recita la delibera regionale VII/15811 del 23 dicembre 2003, che le sedi territoriali regionali «di Brescia, Cremona, Lodi e Mantova non hanno ritenuto di segnalare interventi». Ossino, che in più occasioni ha chiesto a prefetto e enti locali l’avvio di interventi di rimozione della ghiaia depositatasi nel letto dell’Adda, ha preso carta e penna e ha scritto al presidente regionale Roberto Formigoni e ai suoi assessori, all’ufficio territoriale della regione di via Haussmann e a sindaci e amministratori. «Per natura, l’emissario di un lago non è in grado di trasportare grandi quantitativi di materiale solido - scrive Ossino -, riscontrato, però, che sono più di 20 anni che non sono concessi ed effettuati interventi di questa natura, riteniamo positiva la delibera adottata». Tuttavia, aggiunge Ossino, è «della la massima attenzione però, l’esigenza di sicurezza dall’attraversamento dell’Adda a Lodi e Rivolta, in cui il fiume scorre appena sotto il piano campagna». Dal fiume saranno cavati 500 mila metri cubi nel solo tratto compreso tra Olginate e Paderno d’Adda, altri 45 mila nel tratto in territorio di Vaprio d’Adda, 40 mila in località Canonica d’Adda. Poi altri interventi sparsi in provincia di Milano. Altri 32 mila metri cubi proverranno da cantieri aperti in 7 punti differenti in provincia di Sondrio. Non a Lodi, né in altre tre province: «Constatato che la delibera all’oggetto riporta “preso atto che le Sedi Territoriali di Brescia, Cremona, Lodi e Mantova non hanno ritenuto di segnalare interventi” ci si interroga perché e si fa istanza che uguale intervento di regimazione idraulica mediante l’escavazione del materiale inerte, al fine di eliminare i potenziali pericoli d’esondazione e ripristinare il regolare deflusso dell’Adda, avvenga anche nel tratto urbano di Lodi» è l’appello di Ossino. In chiusura l’accenno all’alluvione del novembre dello scorso anno: «Accertato che la rete idrografica dell’Adda si è innalzata di quota e che buona parte è pensile rispetto al territorio, essa non è più in grado di drenare l’acqua del rispettivo bacino nel Po. Da qui il pericolo per il territorio che attraversa, di essere sommerso dalle alluvioni ed ancor peggio dalla ghiaia che vi trasporta, anche con piene di modesta portata e di ritorno annuale. Gli effetti di questa situazione anomala si sono già visti nelle scorse alluvioni, dal ’94 in poi, e si vedranno ancora, sempre più catastrofici negli anni a venire, se non si provvede tempestivamente ad una pulizia radicale degli alvei».

Da IL CITTADINO del 25 02 04
Mezzi comunali e bus per trasportare gli evacuati, volontari per arginare la piena con i sacchi dei magazzini municipali
Pronti ad affrontare un’altra alluvione
Il nucleo di Protezione civile ha definito il piano di intervento
Dalla carta all'azione: il nucleo di Protezione Civile di Lodi ha studiato nei minimi particolari come intervenire in caso di calamità naturale, piena dell'Adda compresa. Gli uomini capitanati da Alberto Panzera hanno lavorato più mesi sommando anche le esperienze maturate in esercitazioni e in eventi precedenti ma alla fine il risultato c'è. Ecco, allora, come si interverrà prendendo ad esempio proprio un'eventuale piena dell'Adda che tocchi l'abitato di Lodi città. «Innanzitutto il Roc, responsabile operativo comunale - spiega Alberto Panzera - ci allerterà mentre invierà mezzi comunali a portare via dalle abitazioni indicate come nell'occhio del ciclone, tutte le persone che vi abitano. Per questo verranno usati mezzi del comune ma, grazie a convenzioni, anche pullman di autolinee private se necessario. Intanto più uomini della Protezione civile del capoluogo, i volontari, si concentreranno nell'area del parcheggio della Faustina. Da lì si riuniranno in gruppi e mentre una parte di loro collaborerà per andare a prendere le persone in difficoltà e un'altra parte si occuperà delle comunicazioni radio si formeranno anche tre gruppi di volontari. Le loro destinazioni saranno tre scuole, definite anche centri di prima accoglienza in caso di calamità: la Spezzaferri, la Pezzani e la don Milani. Della don Milani oltre ad atrio e palestra verrà utilizzata anche la cucina per i pasti agli evacuati. Intanto altri volontari andranno ad impegnarsi per arginare la piena con sacchi di sabbia che prenderanno dai due depositi designati ad ospitarli: i due depositi comunali di Riolo e di viale Pavia. Intanto i mezzi di soccorso confluiranno alla Faustina. Intanto il sindaco avrà già convocato i componenti dell'unità di crisi locale. Le persone evacuate verranno portate in queste tre scuole scelte come centri di prima accoglienza. Verranno avvisate dell'arrivo dei mezzi che li porteranno ai centri mediante sms inviati dal comune ma anche mezzi che passeranno con altoparlanti. È consigliabile che già ai primi avvisi si prepari un documento da portare con sé, meglio se una fotocopia, eventuali farmaci salvavita o ritenuti importanti e un cambio di abiti. Le loro case, assicura la Protezione civile, verranno costantemente pattugliate dalle forze dell'ordine per evitare azioni di sciacallaggio. A mano a mano che le persone arriveranno nei centri verranno accolte e registrate. Verranno registrati anche spostamenti successivi perché si possano facilmente ricongiungere i parenti. Solo al termine dell'emergenza si potrà tornare a casa con mezzi propri o con mezzi comunali. Per il trasporto di disabili interverrà personale sanitario e sociale, mentre in stato di preallerta è prevista anche l'evacuazione di diverse specie di animali dalle cascine.

Le prospettive del Lodigiano nei piani di An
Una fotografia del territorio con un’occhiata al suo futuro. Alleanza nazionale invita i cittadini, le istituzioni e le associazioni a discutere. Il bilancio della situazione attuale sarà tracciato nel corso di un convegno, patrocinato dalla provincia, organizzato da An per il 5 marzo, inizio alle 21, nell’aula magna dell’istituto Bassi, in piazza Castello. La serata, aperta al pubblico si intitolerà “Governare il territorio”. Raffaele Spelta, presidente dell’Aler, illustrerà della situazione del mercato degli alloggi, anche in previsione dell’insediamento del polo universitario. Ettore Fanfani, direttore del Consorzio di bonifica Muzza Bassa Lodigiana interverrà sul rischio idrogeologico. Marco Geri, architetto, porterà la discussione sui limiti dello sviluppo urbanistico. Angelo Bassi, del consiglio di amministrazione dell’ex municipalizzata Astem, anticiperà contenuti e tempi del progetto di teleriscaldamento in fase di realizzazione. A Giovanni Gualteri, capogruppo consiliare di An, il compito di fare il punto della situazione del Broletto sul versante politico.

Da IL GIORNO del 25 02 04
LODI Un decreto regionale esclude la pulizia dell’alveo fluviale
Adda a rischio in città
LODI - Un decreto regionale del dicembre scorso, diventato operativo in questi giorni, autorizza «interventi di regimazione in alveo per eliminare i potenziali pericoli di alluvione». Il diktat regionale esclude però la provincia di Lodi, che non ha ritenuto di segnalare interventi.
Un fulmine a ciel sereno per il comitato alluvionati cittadino, formatosi all'indomani della terribile piena dell'Adda dell'autunno 2002, che tolse la casa a tremila lodigiani e mandò. in tilt le già sconquassate sponde. «Chiediamo - dice il presidente Domenico Ossino - che l'escavazione del materiale inerte avvenga anche nel tratto urbano di Lodi dell'Adda, un punto che può trasformarsi in un autentico pericolo per la popolazione. Come mai le nostre istituzioni, Comune in testa, non hanno ritenuto di chiedere interventi per l'Adda, dopo la marea di polemiche successive all'alluvione?». Il sindaco Aurelio Ferrari respinge la bordata di accuse e replica: «Non toccava a noi chiedere interventi alla Regione, ma le segnalazioni dovevano essere avanzate dall’Autorità di bacino e dall’Aipo, l'Agenzia regionale per il Po».

LA POLEMICA Dal decreto regionale esclusa la città drammaticamente colpita dall’alluvione
Adda da pulire, Lodi rinuncia
LODI - La Regione Lombardia ritiene necessario che «in presenza di depositi alluvionali in alveo, siano realizzati interventi di regimazione idraulica mediante l'escavazione di materiale inerte al fine di eliminare i potenziali pericoli di esondazione con il regolare deflusso delle acque». E autorizza pertanto (il decreto è del 23 dicembre 2003) l'escavazione in fiumi e torrenti nelle province di Bergamo, Corno, Lecco, Sondrio, Pavia e Varese mentre esclude Lodi, Cremona, Brescia e Mantova che «non hanno ritenuto di segnalare interventi».
Dunque a Lodi il fiume non verrà ripulito. Perché? E' quello che si chiede anche il Comitato alluvionati Lodi onlus. «E' stata autorizzata l'escavazione di 930 mila metri cubi di materiale, la gran parte dei quali è riferita al solo bacino dell'Adda (zona di Cassano, Rivolta, a monte di Lodi) - commenta Domenico Ossino, presidente del Comitato alluvionati Lodi (C.Al.Lo) -; 719 mila metri cubi riguardano il tratto compreso tra la diga di Olginate e la confluenza del Brembo. La rete idrografica dell'Adda si è innalzata di quota e non è più in grado di drenare l'acqua del proprio bacino nel Po. Chiediamo dunque che l'escavazione del materiale inerte avvenga anche nel tratto urbano di Lodi dell'Adda, un punto che può trasformarsi, come è stato dimostrato durante l'alluvione dell'autunno 2002, in un autentico dramma per la popolazione».
Lo stesso intervento era stato più volte sollecitato anche dalle associazioni. che vivono a contatto del fiume. E la siccità della scorsa estate aveva messo a nudo numerose secche che rendevano l'Adda impraticabile a tratti. «La segnalazione - replica il sindaco di Lodi, Aurelio Ferrari - non spettava a noi, ma all'Autorità di Bacino e all'Aipo, Agenzia interregionale per il Po. Se n'è parlato anche nell'ultimo tavolo di confronto, che si è tenuto a Lodi lo scorso 15 gennaio. La questione è davvero complessa: i tecnici definiscono una quota media del fiume, necessaria al mantenimento del suo equilibrio naturale. Ci possono essere dunque accumuli anche evidenti che però restano comunque sotto questa quota e zone erose comunque comprese nella media consentita. Tutto il tratto comunale di Lodi dell'Adda, ad esempio, è in erosione mentre ci sono accumuli, con ghiaioni, a nord a Montanaso e Boffalora e a sud a Crespiatica. Gli enti preposti non ritengono urgente il provvedimento, ma non lo escludono».
Ora si resta in attesa del piano stralcio di Lodi dallo studio sul bacino dell'Adda, necessario per definire qualsiasi ulteriore intervento per migliorare la sicurezza del fiume, soprattutto nei tratti vicini alle zone abitate. «Dalle prime indicazioni precisa ancora il sindaco Ferrari - sono necessari sia l'argine all'ex Sicc che stiamo valutando di arretrare, se ci sarà accordo con la proprietà, per dare più sfogo al fiume, sia quello sulla riva destra dove bisognerà definire una modalità di difesa idonea, trattandosi della zona abitata di via Mattei. Dai primi calcoli sembra che la quota di protezione potrebbe essere anche molto inferiore dei due metri attualmente previsti».
Laura De Benedetti

Da IL CITTADINO del 28 02 04
Ieri il sopralluogo dell’assessore Lio per la struttura regionale, già deciso l’arrivo dei mezzi per la Bassa
Protezione civile, la sede in fiera
Il Pirellone cerca casa al distaccamento lodigiano
La cittadella fieristica sede del distaccamento lodigiano della Protezione civile della regione Lombardia. È questa la concreta ipotesi al vaglio dell’assessorato regionale alla partita, pronto a identificare proprio Codogno come il centro urbano più idoneo in tutto il Lodigiano a dare ospitalità a uffici e spazi operativi di competenza della protezione civile regionale. E a garantire la serietà delle intenzioni del Pirellone c’è pure un elemento concreto, rappresentato dal sopralluogo che ieri ha portato direttamente in fiera il segretario particolare dell’assessore regionale alla Pc, Carlo Lio, e un funzionario della protezione civile regionale. Con loro, il consigliere regionale Marco Votta, affiancato dall’assessore comunale Mauro Bonfanti in veste di padrone di casa. Preciso l’obiettivo della visita: visionare gli spazi del quartiere fieristico e valutare in presa diretta la bontà dell’ipotesi di portare proprio alla cittadella espositiva del San Biagio il distaccamento provinciale della protezione civile della regione. Il sopralluogo è terminato con la soddisfazione di tutti i presenti. E se la regione, prima di arrivare a una scelta ufficiale, si è riservata ancora degli approfondimenti, è certo che le premesse sembrano davvero preludere a una felice conclusione dell’accordo. «Riteniamo il quartiere fieristico adatto ad accogliere il distaccamento provinciale della protezione civile regionale - commentava ieri Bonfanti -. Tra l’altro, proprio negli spazi del seminterrato della fiera troverà sede il Com3 della protezione civile provinciale. Accanto a questi spazi, ci sono a disposizione altri 300-400 metri quadrati di area che potrebbero benissimo diventare sede degli uffici regionali di Pc. In fiera ci sono poi dei capannoni che, praticamente per tutto l’anno, possono dare ricovero ai mezzi del distaccamento regionale di Pc». È anche vero che l’area regionale di protezione civile già conosceva l’ottimo ruolo di coordinamento logistico svolto dagli spazi della cittadella fieristica di Codogno durante l’alluvione del 2000. «A distanza di quattro anni - ha aggiunto Bonfanti - in regione ricordano ancora Codogno e i suoi spazi come una delle migliori risposte di pronto intervento di tutta la Lombardia. Una menzione di gratificazione per tutti coloro che furono allora impegnati nell’affrontare l’emergenza arrivata dal grande fiume». Forte della sua posizione strategica (di stretta vicinanza con il Po) e dei suoi spazi logistici potenzialmente utilizzabili, la città di Codogno potrebbe dunque diventare il centro lodigiano prescelto per il distaccamento regionale della Pc. «L’impegno preso dalla regione è ora quello di valutare, piantina alla mano, l’effettiva disponibilità degli spazi della fiera - dice Bonfanti - e di attivare anche una verifica sul piano dei costi economici. Solo dopo queste valutazioni si arriverà alla decisione finale». Luisa Luccini

Da IL GIORNO del 28 02 04
PULIZIA DELL’ALVEO Gli alluvionati strigliano il sindaco sulla mancata richiesta alla Regione
Adda, bisogna intervenire
LODI - «Non ci si può limitare ad aspettare che intervenga l'ente preposto, ché non ha di certo personale per andare a verificare punto per punto lo stato del fiume. E' vero che la competenza è dell'Aipo e dell'Autorità di Bacino ma tutti gli enti territoriali, in maniera coordinata, avrebbero dovuto fare una segnalazione alla Regione». Il Comitato alluvionati onlus, presieduto da Domenico Ossino, polemizza ancora sul decreto della Regione Lombardia del 23 dicembre che autorizza la regimazione dei fiumi (tra cui l'Adda e il Brembo) nelle province di Bergamo, Lecco, Como, Sondrio, Pavia e Varese al fine di rimuovere i detriti alluvionali, ma esclude specificatamente Lodi, Cremona, Brescia e Mantova «che non hanno ritenuto di segnalare interventi».
«Le parole del sindaco Aurelio Ferrari - aggiunge Ossino - sono allarmanti perché ribadisce che non era suo compito fare queste segnalazioni alla Regione. E' vero ma questi interventi vanno sollecitati all'autorità preposta. Pochi giorni fa il sindaco di Comazzo ha lanciato un appello, rivolgendosi all'Autorità di bacino, proprio perché non è stato ancora fatto niente per contenere una prossima alluvione. Finora ho letto montagne di documentazioni sull'andamento della piena, sull'erosione degli argini ma da nessuna parte si fa accenno all'apporto di materiale solido». Secondo il Comitato i comuni del territorio, il Parco Adda Sud, la provincia avrebbero dovuto chiedere insieme la pulizia del fiume. A chiedere a gran voce la pulizia del fiume erano state, già nel 2002, le associazioni che vivono sul fiume e oggi lo ribadisce anche un tecnico, Ettore Fanfani, ingegnere del Consorzio Muzza di Lodi:
«Due cose sono urgentI: la pulizia del fiume e la creazioni di argini su entrambe le rive. La spiegazione è semplice: se ad un bicchiere pieno d'acqua aggiungiamo dei sassolini, l'acqua fuoriesce. Il fiume, idealmente, andrebbe lasciato ad una sua autoregolamentazione naturale, ma ciò sarebbe possibile se i centri abitati fossero ad un chilometro dalle rive. Fino agli anni '50 a Lodi era così, oggi no. Quindi bisogna intervenire. E' vero che a Lodi il fiume è in erosione ma i depositi di detriti a Boffalora, sebbene non abbiano provocato la piena, l'hanno incrementata. La portata della piena del '93 non era molto inferiore a quella del 2002, ma Lodi non andò sotto allo stesso, modo perché l’alveo era più basso».
Laura De Benedetti

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