Lodi, 21 settembre 2003
Chiedo venia per la cronaca della settimana scorsa inviatavi in ritardo.
Gli impegni di questa settimana sono stati molto rilevanti. Abbiamo notificato
il ricorso al TAR per impugnare la delibera del Consiglio
Comunale di Lodi, vi allego copia.
Come al solito aspetto vostri commenti, proposte, ecc. Ora bisogna passare ad organizzare la manifestazione
di visibilità di cui ne abbiamo già discusso.
Le informazioni sull'attività del Comitato ora le trovate su Internet all'indirizzo
che segue: http://www.nautilaus.com/alluvionati.htm
Lo scopo del sito è quello di mettere ondine tutto quanto di interesse alla
nostra causa e tutti i cittadini, imprenditori, amministrazioni,
ecc. d'Italia e del mondo. Da questa esperienza dobbiamo far
si ché che tutti ne traggano insegnamenti. Verranno messe
online normative, piani di emergenza, piani di addestramento,
link e tutto quanto può servire sulla materia. Gli scopi per
cui il Comitato è nato sono indicati sullo statuto che trovate
ondine, è nato per associare cittadini, imprenditori, amministrazioni.
affinché tutti insieme si riesca a risolvere il grave dissesto
ambientale e trovare le soluzioni per mettere in sicurezza
l'ambiente e chi ci vive.
Attendiamo fiduciosi che come hanno fatto imprenditori e cittadini,
anche gli enti si associno al Comitato.
Grazie come sempre per l'attenzione e cordiali saluti.
Domenico Ossino
presidente c.al.lo. onlus
Da IL CITTADINO del 15 settembre 2003
Nell'ultima
assemblea i comitati hanno annunciato azioni eclatanti nell'anniversario
della piena
Gli alluvionati stanno sulle
barricate
Raccolti i soldi per il ricorso
contro le chiuse al Pratello
«Ricorreremo contro la delibera. Se il Tar ci darà la sospensiva avremo
qualche mese per trattare ancora col comune. Se faranno ancora
orecchio da mercante e soprattutto se l'amministrazione darà
inizio alla costruzione delle due chiuse al Pratello, siamo
pronti a bloccare i lavori e a fare qualcosa di eclatante.
Come quello che abbiamo intenzione di fare il 26 novembre,
anniversario dell'alluvione». Domenico Ossino, Carlo Bajoni,
a Gilberto Zampatti, leader dei due comitati degli alluvionati,
assieme a tutti coloro che hanno visto la propria casa invasa
dall'acqua, affilano le armi e non si danno per vinti. Venerdì
sera, all'oratorio del Borgo, nel corso della nuova assemblea
convocata per fare il punto sulla situazione, sono state tracciate
le strategie per il futuro. In primo luogo i comitati hanno
intenzione di impugnare davanti al Tribunale amministrativo
regionale la delibera consiliare di giugno con la quale il
comune ha approvato la costruzione di due chiuse nelle rogge
Gelata e Gaetana che scorrono al Pratello. I promotori hanno
raccolto quasi tutta la somma necessaria per sottoscrivere
il documento, che verrà presentato al Tar dall'avvocato Vito
Lombardo. La delibera prevede che i lavori saranno eseguiti
a fronte dello scomputo degli oneri di urbanizzazione per
la costruzione di un supermercato e al costo di circa 750
mila euro (un miliardo e mezzo di vecchie lire). A seguito
dell'approvazione della delibera, la giunta ha già dato incarico
a un tecnico per stilare il progetto. «L'intervento è sbagliato
in quanto - ha spiegato Ossino - prevede che le chiuse siano
abbinate a pompe idrovore che in caso di superamento dei livelli
dovrebbero scaricare l'acqua in surplus al Capanno. In tal
modo si mette in sicurezza il Pratello, ma si finisce per
inguaiare altre zone della città, tra cui via Defendente e
viale Milano». «La cosa è immorale - ha ribadito Zampatti
- in quanto ci mette gli uni contro gli altri. Inoltre è un
grossolano errore tecnico in quanto le chiuse non vanno costruite
a valle del fiume. Quel che possiamo fare per il momento è
un ricorso al Tar entro il 21 settembre. Poi riparleremo con
l'amministrazione, anzi cercheremo di ricontattare qualche
suo esponente, che fino ad oggi ha fatto orecchio da mercante».
Ha aggiunto Bajoni: «Per segnalare l'errore tecnico e morale
insito nel progetto delle chiuse abbiamo cercato di coinvolgere
il sindaco Aurelio Ferrari, l'ex assessore Mauro Biscaldi,
ma anche il nuovo responsabile all'urbanistica, Emiliano Lottaroli,
prima ancora che assumesse l'incarico in giunta: nessuno s'è
degnato di darci una risposta. Se inizieranno i lavori, siamo
pronti a bloccarli fisicamente».
«Questo ricorso è un nuovo mattone sulla testa di questa amministrazione
- ha aggiunto Ossino - quei soldi, invece delle chiuse, le
impieghino per rifare l'impianto fognario, quello sì da rimettere
in sesto». I comitati sono comunque all'erta anche per la
situazione idrica che sarebbe «ancora peggiore di un anno
fa» per la presenza di enormi quantitativi di ghiaia e sabbia
che si è accumulata in qualche punto, per l'erosione di tratti
di sponde e per l'esistenza di buche in alcuni tratti. Tutti
hanno concordato sulla necessità di regimare il corso del
fiume. Disco verde invece sulla pista ciclabile in costruzione
in direzione Boffalora, in posizione leggermente rialzata
rispetto al piano stradale, che dovrebbe riuscire a prevenire
eventuali ondate di piena.
Daniele Acconci
Ferrari
non ci sta
L'argine dell'Adda motivo di
scontro con il sindaco
Il sindaco Aurelio Ferrari non ci sta. «Le ricostruzioni fatte dal comitato
in riva sinistra degli alluvionati mostrano di non aver capito
le nostre intenzioni». Il comitato guidato da Carlo Bajoni
ha attaccato in un comunicato le prese di posizione del primo
cittadino in merito alla politica di ricostruzione degli argini
e in particolare la sua titubanza sul progetto provinciale
di rialzare con una pista ciclabile la strada da Lodi a Boffalora.
«Nell'alluvione di novembre - commenta il sindaco - l'Adda
ha superato la strada per Boffalora proprio dove il comune
ha previsto che venga realizzata la protezione spondale, non
alla cascina Mozzanica, ma in prossimità della rotatoria sulla
provnciale 25. L'argine previsto nel piano di recupero dell'ex
Sicc è stato visto e approvato dall'Autorità di bacino come
argine efficace a difendere l'abitato. Non si può fare quello
che si vuole». L'Autorità di bacino, spiega il sindaco, ha
fatto uno studio perché si proteggano le abitazioni, ma «allo
stesso tempo, si lascino delle casse di espansione. Non so
se l'Autorità di bacino possa esprimersi positivamente sull'ipotesi
di un argine fino a Boffalora perché vuol dire togliere l'acqua
ai campi. Sulle piste ciclabili io sono d'accordo, anche perché
sono uno dei loro fruitori, ma oggi come oggi quell'iter mi
sembra incoerente. Io non ho nessuna contrarietà con il progetto
della provincia, ma, ripeto, è l'Autorità di bacino che deve
decidere. Che fine può fare il ponte se il fiume a monte non
ha possibilità di espandersi?». Per Bajoni le prese di posizione
del comune «vanificherebbero le giustificazioni per salvare
la lottizzazione ex Sicc», contro la quale tra l'altro Legambiente
continua a dirsi contraria, appoggiando invece, l'iter proposto
dalla provincia. «Visto che il progetto c'è - commenta il
presidente di Lodi Dario Tansini - è il momento di prendere
delle decisioni». Il sindaco però è perplesso: «Con tutte
le occasioni di incontro che ci sono - commenta - non capisco
perché i comitati continuino a scrivere. A questo punto credo
che le loro siano prese di posizione politiche».
Risposta di Carlo Bajoni all'articolo sopra
Cari amici, anche sul Cittadino di oggi c'è un articolo riguardante l'argine
sulla strada per Boffalora con alcune considerazioni del Sindaco,
eccone alcune:
"L'argine previsto nel piano di recupero dell'ex Sicc è stato visto
ed approvato dall'Autorità di bacino come argine efficace
a difendere l'abitato. Non si può fare quello che si vuole."
Non vogliamo "fare ciò che vogliamo...", vogliamo dormire tranquilli
la notte, se abbiamo garanzie che l'argine ex Sicc è sufficiente
a proteggere i quartieri oltreAdda allora...lo si faccia,
cosa si aspetta?
"L'Autorità di bacino, spiega il sindaco, ha fatto uno studio perchè
si proteggano le abitazioni, ma -allo stesso tempo, si lascino
delle casse di espansione."
Se queste casse di espansione sono i campi ad est della sp25 l'acqua arriverà
comunque nei quartieri perche' campi ed abitazioni sono allo
stesso livello, se fossero quelli ad ovest (lato fiume) allora
anche con l'argine previsto sulla sp25 questi campi continuerebbero
a fare da cassa di espansione come hanno sempre fatto.
"Non so se l'Autorità di bacino possa esprimersi positivamente sull'ipotesi
di un argine fino a Boffalora perchè vuol dire togliere l'acqua
ai campi"
1) Tutti i residenti oltreadda non si sarebbero mai sognati di togliere
l'acqua ai campi, siamo tutti disponibili a sacrificarci e
ad avere il fiume in casa piuttosto che togliere l'acqua ai
campi
2) Da quel che mi risulta "l'acqua ai campi" arriva da rogge che
si collegano al fiume sottopassando la sp25, a questo punto,
se non vengono previste opere per regolamentare questi sottopassaggi,
qualsiasi argine (compreso l'ex sicc) non servirà assolutamente
a nulla perche' le case sono allo stesso livello dei campi
e, quando il fiume si ingrosserà, l'acqua, dal fiume, utilizzerà
questi sottopassi per riempire nuovamente i quartieri; diversamente
se a questi sottopassaggi si applicassero delle paratie-paratie
che come si possono fare in Viale Milano si potrebbero fare
anche li'-(in aggiunta alle arginature) i campi potrebbero
continuare ad avere l'acqua ma,solo in caso di piena del fiume,
le paratie sotto la strada verrebbero chiuse impedendo all'acqua
di passare.
Carlo Bajoni
Comitato Alluvionati Riva Sinistra
ps: questa mail è inviata anche al Presidente della Provincia, Dott. Lorenzo
Guerini.
Da LA PROVINCIA DI SONDRIO del
16 09 03
Pioggia di euro contro il rischio alluvioni
La regione da' l'ok ai finanziamenti
MORBEGNO 340 mila euro per
la foce del Bitto e 409 mila per l'intervento di messa in
sicurezza della sponda retica di Morbegno. Sono queste le
cifre confermate dal Pirellone e comunicate ufficialmente
dai tecnici della regione al sindaco di Morbegno in un recente
incontro che si è svolto a Sondrio. «Finalmente, ma sono passati
più di 10 anni - afferma Giacomo Ciapponi - la Regione ha
deciso di sbloccare i fondi sulla legge Valtellina che interessano
la riqualificazione idrogeologica del nostro territorio. Accanto
alla soddisfazione c'è però il rammarico nel vederci cassato
il terzo lotto dell'intervento che ammontava a circa 900 milioni
delle vecchie lire che sono sfumati nel nulla nonostante la
gravità e l'urgenza di certe situazioni che hanno manifestato
tutta la loro gravità anche nell'alluvione del 2002». Stante
la necessità di metter mano a parecchi punti critici - terrazzamenti
a rischio di crolli, vallette non regimate, versanti che rischiano
di scivolare a valle com'è capitato a Desco nel novembre scorso
quando l'amministrazione comunale ordinò in piena notte lo
sgombero delle case - si procederà con uno studio geologico
generale dei pendii a monte di Campovico, Paniga e Desco individuando
le priorità. «Saranno certamente privilegiati i nuclei abitati
- fa sapere Ciapponi - e la possibilità di gestire direttamente
le risorse assegnando la progettazione e gli appalti ci consentirà
di fare interventi più mirati sul territorio». L'amministrazione
promette tempi brevi anche per l'intervento sulla foce del
Bitto dove si prevede una risagomatura dell'asse del torrente.
«Il fatto che il Bitto si immetta nell'Adda perpendicolarmente
- spiega Ciapponi - in caso di alluvioni può creare un pericoloso
effetto tappo. Da qui la necessità di ridisegnare la foce,
rinforzando anche le arginature del torrente».
m. c. p.
Da
IL CITTADINO del 17 settembre 2003
L'opinione
Lodi, l'Adda, la gente e l'alluvione
Caro
direttore, i commenti, gli articoli, le prese di posizione
sulla questione delle difese spondali mi sollecitano a un
intervento di contributo e, spero, di chiarimento.
Comincio dalla questione delle chiuse
sulle rogge attraversanti viale Milano, contestate dagli abitanti
della zona del Capanno. Ritengo che la valutazione, rispettabile,
di coloro che abitano nella zona del Capanno sia condizionata
dalla considerazione di ciò che è successo nello scorso novembre.
In sostanza, che tutta l'acqua che ha inondato la zona Pratello
in quell'occasione possa andare a riversarsi nell'area più
vicina al fiume, a seguito della realizzazione delle paratie.
Non è così. Dovesse ripetersi l'alluvione
dello scorso novembre, la zona del Pratello sarebbe ancora
interessata dall'esondazione, in quanto il livello del fiume
ha superato in quell'occasione l'argine costituito dal rilevato
di viale Milano.Questo problema sarà risolto, per tutta la
riva destra, solo con l'esecuzione delle difese spondali lungo
il fiume. L'ipotesi progettuale delle chiuse, definita prima
dell'alluvione dello scorso novembre, tende a mantenere "vuote"
il più a lungo possibile le rogge e le fognature della zona
Pratello. Tale zona ha infatti sofferto da sempre una situazione
di precarietà nel funzionamento del sistema fognario, con
frequenti allagamenti.
La portata delle pompe previste sulle
chiuse, considerando un tempo di massima piena di tre-quattro
ore, porterebbe a un incremento del livello dell'acqua nella
zona più vicina all'Adda pari a qualche centimetro. Questo
è il parere, supportabile facilmente dai dati, dei tecnici
incaricati del progetto.
Onestamente vi può essere un inconveniente:
l'anticipo dei rigurgiti per i condotti fognari sfocianti
nelle rogge a valle di viale Milano. L'innalzamento del livello
delle rogge, pur in un loro funzionamento a regime, può essere
accelerato dall'intervento delle pompe delle chiuse.
Tuttavia, ripeto, non vi saranno effetti
rilevanti sul livello dell'acqua nella zona verso l'Adda a
valle di viale Milano. Per contro, con questo intervento,
si può dare un margine ben maggiore di sicurezza alla zona
del Pratello, fatto salvo il ripetersi di episodi così rilevanti
come quello dello scorso novembre.
Ma un altro tema che tiene vivo il dibattito
è la questione delle difese in riva sinistra. Come noto, prima
dell'alluvione dello scorso novembre, il comune aveva definito
un progetto di difesa spondale integrato al piano di recupero
urbano dell'area Sicc. Tale progetto, che ha ottenuto il benestare
dell'Autorità di bacino, è stato finanziato dallo Stato con
la cifra di circa 1 milione di euro.
Questo finanziamento ha però un'efficacia
reale solo se integrato nel piano di recupero urbano dell'area
Sicc. Se decadesse questo piano, per realizzare le difese
spondali occorrerebbe infatti espropriare le aree necessarie
(per un minimo di 1,2 milioni di euro) e provvedere alla demolizione
dei fabbricati esistenti con le necessarie bonifiche (per
un importo facilmente superiore a 0,5/0,6 milioni di euro).
Questi importi, nel piano di recupero urbano, rientrerebbero
negli obblighi dei privati; senza il piano sarebbero a carico
dello Stato, che però ha stanziato solo un milione di euro
per l'effettiva realizzazione del rilevato di difesa.
Se ne trae una conclusione ovvia: decadendo
il piano di recupero urbano, non si può realizzare la difesa
spondale. Non illudiamoci che vi possano essere soluzioni
diverse, poiché non vi saranno finanziamenti aggiuntivi da
parte dello Stato o della regione.
Credo che il comune abbia seguito una
strada realistica ed efficace. A fronte di una opportunità
che si offre ai privati proprietari dell'area, vi sono indiscutibili
ed enormi vantaggi per la collettività lodigiana: la realizzazione
della difesa spondale che tutti attendono, la creazione di
un parco pubblico di notevoli dimensioni, la bonifica e il
riutilizzo di un'area oggi abbandonata e compromessa. È del
resto ormai noto che il comune sta tentando un percorso ulteriormente
vantaggioso per la collettività:quello di far costruire altrove
le nuove volumetrie previste sull'area Sicc, mantenendo però
in atto tutto il piano di recupero urbano, con i finanziamenti
previsti e gli obblighi a carico dei privati. Se questa ipotesi
si rivelerà percorribile, saremmo tutti maggiormente soddisfatti.
In caso contrario inviterei a una seria riflessione circa
le conseguenze di un abbandono del piano di recupero urbano;
conseguenze che, come detto, comporterebbero la non realizzazione
immediata delle difese spondali.
Un terzo elemento di dibattito è legato
all'annunciato proposito di intervento della provincia per
la realizzazione di un argine lungo la strada per Boffalora.
Recentemente, un periodico di Lodi accusa in modo molto superficiale
il comune di scarso interesse alla questione.
Vorrei anche qui essere chiaro se ci
riesco. Il piano di assetto idrogeologico steso dall'Autorità
di bacino, ha una finalità molto chiara: quella di proteggere
i centri abitati, lasciando espandere il fiume là dove i danni
possono essere ridotti (sostanzialmente nelle campagne, anche
se ciò, purtroppo, coinvolge le attività agricole). Da Cassano
d'Adda a Lodi, l'area di espansione calcolata dall'Autorità
di bacino corrisponde a un volume di 102 milioni di metri
cubi. e deve rimanere tale.
La difesa spondale in riva sinistra
a monte del ponte di Lodi è stata inizialmente prevista dall'Autorità
di bacino con un tracciato che, partendo dal ponte e mantenendosi
molto vicino all'alveo del fiume, si chiude sul rilevato della
strada per Boffalora in corrispondenza della località Mozzanica.
La ragione di un tale tracciato risiedeva nella necessità
di proteggere gli esistenti fabbricati della Sicc.
Proprio il piano di recupero di tale
area, avviato dal comune, ha consentito un tracciato più breve
ma ugualmente efficace, come riconosciuto dalla stessa Autorità
di bacino. Tale difesa è l'unica, fino a questo momento, riconosciuta
come valida dalla stessa Autorità.
L'ipotesi fatta dalla provincia (prolungare
il rilevato della difesa sopra indicata verso la Colonia Caccialanza)
deve essere sottoposta al giudizio dell'Autorità di bacino,
per coordinarsi con le revisioni del piano. Al momento attuale
il progetto non pare introdurre ulteriori elementi di sicurezza
per la città di Lodi; elementi di sicurezza che invece sono
già assicurati dalla difesa prevista nell'area Sicc. Non contrarietà,
quindi da parte del comune, ma attesa di un giudizio espresso
da chi ha l'autorità di farlo.
Un quarto elemento di discussione è
rappresentato dagli annunciati ricorsi sul progetto delle
chiuse su viale Milano. Rispetto la volontà e la legittimità
di coloro che intendono opporsi, tuttavia, tenuto conto di
quanto esposto all'inizio di questo intervento, non posso
dirmi d'accordo.
Con una considerazione di contorno.
Non potranno mai, realisticamente, essere contemporaneamente
iniziate e terminate tutte le opere di difesa previste: alcune
inizieranno e termineranno prima di altre. Le difese lungo
il fiume sono di competenza statale, tramite l'Autorità di
bacino, l'Aipo e il Genio civile regionale. Viceversa le chiuse
su viale Milano possono essere realizzate dal comune e il
comune è pronto a realizzarle. Ciò non comporterà rischi rilevanti
per alcun insediamento abitativo esistente.
Allora perché opporsi? Se la logica
fosse quella espressa dalla volontà di ricorso, nel medesimo
modo ci si dovrebbe opporre alla realizzazione di una difesa
su una sponda, nel timore che ciò comporti rischi per la sponda
opposta, ove tali opere non fossero ancora finanziate. Credo
indispensabile prendere tutte le dovute precauzioni, ma non
tentennare là ove si possono mettere in sicurezza interi quartieri.
Consentimi infine, caro direttore, un'ultima
considerazione che è anche, un po', sfogo.
Questa amministrazione ha cominciato
a pensare concretamente al problema dei quartieri a rischio
esondazione ben prima dell'alluvione dello scorso novembre.
Ciò è dimostrato dall'approvazione di una variante alle norme
tecniche del piano regolatore, una quindicina di giorni prima
del 26 novembre, al termine di un percorso di studio e progettazione
durato qualche anno. Ad esempio, in base a queste nuove norme,
il piano abitabile più basso nella zona di via Defendente
è ora collocato a 3 metri sopra il livello stradale. Mi chiedo
perché provvedimenti simili non siano stati decisi prima,
particolarmente sulla scorta dell'esperienza dell'evento alluvionale
del 1976.
Molti cittadini, ti posso assicurare,
nei giorni dell'alluvione mi hanno chiesto chi ha autorizzato
certe edificazioni, particolarmente quelle villette a schiera
che in più punti della città hanno un piano interrato, destinato
a box e, solo teoricamente, a locali di servizio. Certo, le
norme forse lo consentivano. quelle stesse norme che questa
amministrazione, prima dell'alluvione, ha ritenuto di dover
modificare. La sorte (una beffa!) ha voluto che proprio questa
amministrazione, che si è posta concretamente il problema,
dovesse fronteggiare un'alluvione storica. Ma almeno a livello
di normativa non ci poteva pensare qualche amministrazione
passata?
Aurelio Ferrari
sindaco di Lodi
Difese
spondali, continua il silenzio dell'Aipo
«L'Aipo
ha finalmente redatto il tanto atteso progetto stralcio per
la difesa fluviale della nostra città?» In un periodo caratterizzato
ancora da polemiche sull'alluvione del 26 novembre, la richiesta
di Franco Pinchiroli è risuonata persino imbarazzante in aula.
Il sindaco, suo malgrado, ha dovuto rispondere: «No, l'Aipo,
nonostante le tante sollecitazioni, non ha ancora pronto lo
studio sull'asta dell'Adda e quindi è ancora in alto mare
la realizzazione della difesa spondale e monte del ponte,
sulla riva destra». .
Lettere
al IL CITTADINO del 17 settembre 2003
ALLUVIONE - 1
Questa volta è stato proprio superato il limite
Sul
numero in edicola della «Tribuna di Lodi» c'è un articolo
sulle dimissioni di Biscaldi, e nella parte finale dell'articolo
è scritta questa frase: «Il Comitato riva sinistra aspetta
di sapere, come ha scritto il presidente Carlo Bajoni, che
fine farà la proposta della provincia di rialzare con una
pista ciclabile la strada da Lodi alla Colonia Caccialanza.
Il sindaco pare che non abbia visto di buon occhio la soluzione,
che in buona parte vanifica le giustificazioni per salvare
la lottizzazione ex Sicc». Eh no, ora basta! Che non facessero
nulla l'avevamo capito, che quel poco che avevano in mente
di fare avrebbe potuto fare altri danni (paratie su viale
Milano)... (non) l'avevamo capito, ma che ora, per ragioni
che ancora non conosciamo, si metta in dubbio una realizzazione
che potrebbe mettere in sicurezza due popolosi quartieri senza
recare danno ad altri... questo no!
Il progetto della provincia è facilmente
realizzabile, di basso costo e di bassissimo impatto ambientale,
che potrebbe evitare a due popolosi quartieri di fare da cassa
di espansione del fiume senza creare problemi ad altre parti
della città.
Se le cose stanno veramente così hanno
varcato il limite dell'umana sopportazione. Prepariamoci,
preparatevi tutti e preparate amici parenti e conoscenti:
se loro vogliono fermare i progetti per la nostra sicurezza,
noi fermeremo loro!
Non abbiamo più alternative, abbiamo
cercato in tutti i modi il dialogo, abbiamo cercato di costruire
insieme: il risultato è che loro se ne infischiano e pensano
di aver risolto i problemi con il modesto contributo che ci
è pervenuto. No, anche se avessimo avuto il rimborso del 100%
non sarebbe bastato, perché non possiamo vivere con una spada
di Damocle sul capo. Pretendiamo di vivere in case sicure,
che abbiamo pagato con denaro dei nostri risparmi, che sono
state costruite con regolari autorizzazioni comunali e che
ora devono essere protette!
Questa comunicazione è inviata (anche)
alle segreterie politiche: immagino che come sempre non otterremo
alcuna risposta né tantomeno smentite su questo importantissimo
argomento (spero di sbagliarmi...), ma almeno sappiano che
un eventuale fermo di questo progetto non avrà come conseguenza
la nostra rassegnazione... Non ci chiuderemo in casa a capo
chino in attesa che l'acqua invada ancora le nostre abitazioni.
Ricordate la manifestazione del maggio scorso? Volevano chiudere
le porte del palazzo comunale in faccia ai cittadini adducendo
motivazioni di sicurezza (e come mai solo quella domenica?
E tutte le altre volte che gli alluvionati hanno riempito
locali e corridoi del "palazzo" non c'erano le stesse
motivazioni?) e non ci sono riusciti. L'unione fa la forza...
Così abbiamo iniziato e così termineremo solo quando avremo
ottenuto ciò che ci spetta!
Coloro che "amministrano"
devono aiutare i cittadini, non osteggiarli, perché altrimenti
è terminata la loro funzione. Coloro che amministrano devono
spiegare ai cittadini le motivazioni delle scelte, perché
le scelte, oltre che essere fatte con il denaro dei cittadini,
sono fatte "sul capo" dei cittadini.
Il bene dei cittadini non si fa stando
chiusi a palazzo, ma scendendo nelle strade e camminando al
fianco delle persone; solo così se ne possono comprendere
i problemi e si possono intravedere le soluzioni.
Carlo Bajoni
Comitato alluvionati riva sinistra Lodi
ALLUVIONE - 2
Il comune si è mostrato indifferente
Egregio
direttore, abbiamo partecipato all'incontro, tenutosi venerdì
12, organizzato dai comitati degli alluvionati. Nel corso
del dibattito è emerso che le ripetute richieste di confronto
con le istituzioni avanzate dai comitati, in merito ai progetti
di realizzazione di opere idrauliche lungo due rogge in viale
Milano, non hanno avuto alcun ascolto.
Al di là degli aspetti tecnici della
questione, che dovevano comunque essere resi pubblici, quello
che più ci ha sconcertato è stato constatare come, ancora
una volta, l'amministrazione comunale si sia mostrata del
tutto indifferente nei confronti dei cittadini, che temono
di subire ulteriori danni dalla realizzazione di queste opere.
Sebbene l'intento dichiarato del comune sia quello di mettere
in sicurezza la zona del Pratello, temiamo che gli interventi
programmati possano in realtà dare il via a nuove speculazioni
in aree a rischio di alluvione.
Da qualche giorno è comparso in via
Bocconi un cantiere "fantasma", non segnalato cioè
da alcun cartello. Nonostante sia risaputo che, in caso di
esondazione dell'Adda, i primi ad andare in barca sono gli
abitanti di via Bocconi, si vuole procedere a nuove edificazioni
che elimineranno, tra l'altro, gli ultimi fazzoletti di verde
in grado di attenuare gli effetti della piena.
Distinti saluti.
Erminia Mandarini
Loredana Migliore
Wwf Alto Lodigiano
da
IL CITTADINO del 18 settembre 2003
Secondo il ministero dell'Ambiente il 67 per cento dei nostri Comuni è
minacciato dalle esondazioni
Il Lodigiano a rischio alluvioni
Insieme alla Valtellina siamo i primi in Lombardia
Nel
Lodigiano vi sono 133,9 chilometri quadrati di territorio
considerato a rischio alluvione: il 17,1 per cento del territorio
provinciale. Questo significa che siamo primi in Lombardia
per rischio idrogeologico. Nessun'altra provincia della nostra
regione possiede, in proporzione al proprio territorio, una
superficie così vasta soggetta a esondazioni. Come Lodi c'è
soltanto la provincia di Sondrio, anch'essa con il 17,1 per
cento di territorio a rischio. In questo caso, però, circa
un settimo di questa percentuale si riferisce al rischio di
alluvioni, mentre per la rimanente quota si tratta di zone
soggette a frane. A passare in rassegna l'Italia, chilometro
per chilometro, è stata un'analisi del ministero dell'Ambiente
e dell'Unione delle province d'Italia. Nel Lodigiano i comuni
interessati da possibili esondazioni rappresentano il 67,2
per cento del totale. Al secondo posto della poco invidiabile
classifica si colloca la provincia di Cremona con una porzione
del 12,7 per cento del territorio per una superficie di 224
chilometri quadrati. Quindi la limitrofa Pavia, con il 12,1
per cento per 296 chilometri quadrati. I dati dello studio
mostrano che la superficie del territorio italiano a potenziale
rischio idrogeologico è pari a 21.504 chilometri quadrati,
di cui 13.760 per frane e 7.744 per alluvioni.
Per il ministero dell'Ambiente sono 134 i chilometri quadrati in pericolo
nel caso in cui Adda e Po uscissero dagli argini
Rischio alluvioni, primi in Lombardia
Nel Lodigiano il 67 per cento dei comuni soggetto a esondazioni
Primi
in Lombardia per rischio idrogeologico. Nessun'altra provincia
della nostra regione possiede, in proporzione al proprio territorio,
una superficie così vasta soggetta a esondazioni. Nel Lodigiano
vi sono 133,9 chilometri quadrati di territorio considerato
a rischio alluvione: il 17,1 per cento del territorio provinciale.
Come Lodi c'è soltanto la provincia di Sondrio, anch'essa
con il 17,1 per cento di territorio a rischio. In questo caso,
però, circa un settimo di questa percentuale si riferisce
al rischio di alluvioni, mentre per la rimanente quota si
tratta di zone soggette a frane.
A passare in rassegna l'Italia, chilometro
per chilometro, è stata un'analisi del ministero dell'Ambiente
e dell'Unione delle province d'Italia sulla base di dati aggiornati
al 2002.
Nel Lodigiano i comuni interessati da
possibili esondazioni rappresentano il 67,2 per cento del
totale. Al secondo posto della poco invidiabile classifica
si colloca la provincia di Cremona con una porzione del 12,7
per cento del territorio per una superficie di 224 chilometri
quadrati. Quindi la limitrofa Pavia, con il 12,1 per cento
per 296 chilometri quadrati.
I dati dello studio mostrano che la
superficie del territorio italiano a potenziale rischio idrogeologico
è pari a 21.504 chilometri quadrati, di cui 13.760 per frane
e 7.744 per alluvioni: il 7,1 per cento della superficie nazionale.
Sono 5.553 i comuni interessati, pari al 68,8 per cento, mentre
le regioni con la maggiore presenza di aree a rischio potenziale
sono la Valle d'Aosta (660,2 chilometri quadrati, 20,2 per
cento del territorio regionale), la Campania (2.253,1 chilometri
quadrati, 16,5 per cento), l'Emilia-Romagna (3.217, 2 chilometri
quadrati, 14,5 per cento) e il Molise (615,7 chilometri quadrati,
13,8 per cento).
Le province messe peggio, sempre in
rapporto alla superficie totale sono Lucca (31 per cento),
Parma (26 per cento), Piacenza (26 per cento), Caserta (24
per cento), Aosta (20 per cento).
La provincia con la presenza di aree
a più alto rischio potenziale di frana è quella di Lucca (23
per cento). Quella con la presenza di aree a più alto rischio
potenziale di alluvione è Livorno (19,3 per cento).
A differenza della precedente versione,
datata 1999, in questo caso si tratta di dati condivisi dalla
provincia di Lodi. Quattro anni fa la ricerca affibbiò al
Lodigiano il primato nazionale per il rischio di frane e smottamenti.
Una svista clamorosa corretta dopo le proteste dell'assessore
all'ecologia Francesca Sanna. «Da una rapida consultazione
dello studio, che mi riprometto di approfondire, emerge per
quanto riguarda la nostra provincia una riduzione dell'esposizione
al rischio di esondazione - commenta Sanna - e di dissesto
da frane che è per lo più frutto della correzione dei dati,
clamorosamente sbagliati, che erano stati riportati nella
precedente versione e di cui avevamo segnalato l'esigenza
di un aggiustamento». Per il resto, sottolinea l'assessore
«Non deve sorprendere nel confronto con le altre province
lombarde l'elevato indice di esposizione al rischio di esondazione,
in termini di chilometri di fronte fluviale a rischio, per
la semplice constatazione della natura stessa di questo territorio,
i cui confini naturali sono rappresentati da tre grandi corsi
d'acqua e la cui conformazione è fortemente contraddistinta
da un reticolo idrico di superficie che si estende per ben
2.500 chilometri».
Per il Lodigiano è la conferma della
necessità di piani di protezione civile comunale e di un programma
provinciale di previsione e prevenzione che siano efficaci.
E di politiche urbanistiche che limitino la costruzione in
zone golenali o già raggiunte dall'acqua delle precedenti
alluvioni. Come quella che colpì la Bassa tra ottobre e novembre
del 2000, danneggiando case e cascine a San Rocco al Porto,
Castelnuovo, Caselle Landi e Senna, quella di novembre dell'anno
scorso, con centinaia di abitazioni di Lodi raggiunte dall'acqua
dell'Adda.
Fabrizio Tummolillo
In Sicilia ondata di maltempo.
Siracusa, la città rimane isolata, gli elicotteri hanno salvato decine
di persone sui tetti
Trappola di acqua per Siracusa
Per
fortuna nessuna vittima anche se centinaia di persone hanno
le abitazioni allagate e una decina sono state tratte in salvo
con gli elicotteri dopo essersi salite sui tetti o sulle automobili
per mettersi al riparo. Un violento nubifragio ha allagato
strade, l' autostrada e la ferrovia isolando Siracusa e la
sua vicina area industriale. Nulla a che vedere con "Isabel",
l'uragano che ha investito la notte scorsa le coste atlantiche
degli Usa, ma anche sulla fascia jonica meridionale della
Sicilia i danni materiali sono stati ingenti, soprattutto
nel sistema delle comunicazioni, e hanno comportato una mobilitazione
massiccia della Protezione civile. Migliaia di persone sfuggite
all'acqua sono poi rimaste intrappolate per ore da giganteschi
ingorghi di traffico. Il fiume Anapo, infatti, è straripato
inondando sia la periferia cittadina che le campagne. Per
fortuna nessuna vittima anche se centinaia di persone hanno
le case allagate e una decina sono state tratte in salvo con
gli elicotteri dopo essersi salite sui tetti, o sulle automobili
per mettersi al riparo.
L'ondata di maltempo ha colpito anche
alcune zone del Catanese, rendendo inagibile il ponte in una
strada provinciale in territorio di Mineo, dove il torrente
San Leonardo ha rotto gli argini e l'acqua ha allagato decine
di ettari di campagne. Nei comuni di Lentini,
Mineo e Militello Val di Catania sono in corso interventi
dei vigili del fuoco per case e negozi allagati. Sino a tarda
sera Siracusa era raggiungibile soltanto da Catania e attraverso
la statale che attraversa l'area industriale, ma con molta
difficoltà per allagamenti locali e piccoli smottamenti. Si
sono registrati così maxi ingorghi con autoveicoli accodati
anche per 15 chilometri.
Il responsabile del Dipartimento nazionale
della Protezione Civile, Guido Bertolaso - in costante contatto
con i prefetti di Siracusa e Catania, Francesco Alecci e Alberto
di Pace -ha inviato una squadra speciale per fare fronte all'emergenza
che avrà l'apporto di militari della sezione interforze dell'
esercito e degli elicotteri della Marina. I danni maggiori
sono conseguenti a smottamenti che hanno tagliato l'autostrada
e la ferrovia Catania-Siracusa. Ora, su strada, è obbligatoria
l'uscita a Melilli.
I centralini dei vigili del fuoco hanno
risposto a 1500 richieste di aiuto, soprattutto per allagamenti,
crolli di cornicioni, e per alberi e cartelloni pubblicitari
divelti.
I salvataggi compiuti dall'elicottero
sono avvenuti alle foci dell'Anapo, l' intervento più drammatico
è stato compiuto per trarre in salvo Evelin Nicoletta, di
29 anni, Giovanni Giannì, di 27, e Fausto Renda, di 29 rifugiatisi
sul tetto di casa. «Ci siamo calati con un verricello - racconta
un vigile del fuoco - mentre pioveva a dirotto e il vento
soffiava fortissimo. L'elicottero è rimasto un tempo infinito
a mezz'aria mentre il nostro collega rischiava di essere travolto
dalla corrente del fiume che è straripato».
Le tre persone sono state imbracate,
una ad una, e sollevate con un verricello. Una donna e il
figlioletto di due anni sono stati salvati invece dalla polizia,
dopo che l' auto sulla quale viaggiavano era rimasta intrappolata
fra i detriti accumulati dalle acque non più irreggimentate
dell' Anapo. Stessa operazione per recuperare un camionista
rifugiatosi sul tetto del suo tir.
Rino Farneti
Il Parco batte cassa in regione per farsi pagare i danni della piena
La
furia dell'Adda, a novembre, ha distrutto i piantonai del
parco. Migliaia le piante annegate nel fiume, oltre 3 mila
a Montodine e 2 mila a Gombito, ma insieme a queste ci sono
anche quelle di Bertonico e Casaletto Ceredano. Completamente
distrutto l'osservatorio per i volatili di Castiglione ritrovato
a Camairago nei pressi della cascina Vincere. Crollati anche
diversi percorsi sterrati, come i 50 metri di argine tra Galgagnano
e Lodi e un pezzo di sentiero sull'argine di Bertonico. Il
presidente del Parco Attilio Dadda ha presentato una richiesta
ufficiale di risarcimenti per i danni ambientali direttamente
all'assessore regionale all'ambiente Franco Nicoli Cristiani:
200 mila euro in tutto. La regione ne ha promessi 100 mila,
ma il Parco ha avanzato anche altre richieste a garanzia della
salute del fiume e della salvaguardia ambientale del Lodigiano.
In particolare, spiega il presidente, «abbiamo chiesto 100
mila euro per il progetto di gestione del fiume: studi tecnici
cioè per l'apertura di casse di laminazione e di espansione
destinate ad evitare ulteriori esondazioni dell'Adda negli
abitati o nelle aree salienti dal punto di vista ambientale,
in base al piano stralcio delle opere fluviali. Una delle
priorità, da questo punto di vista, nel territorio del Parco,
è la situazione di Castiglione. Per la variante al Piano territoriale
di coordinamento il consorzio ha previsto una necessità di
100 mila euro e di 50 mila per il restauro della piroga. Nel
"bilancio preventivo" delle attività del Parco sono
indicati altri 300 mila euro per l'acquisto di aree di valenza
ambientale, come boschi e riserve, la morta di Abbadia Cerreto
e la zona umida di Crotta d'Adda. Per la nuova sede del Parco,
prevista in una piazza del centro o in una cascina alla periferia
di Lodi, serviranno, invece, 200 mila euro. «Negli ultimi
due anni - commenta Dadda - c'è stato un incremento dei finanziamenti
regionali». Ma i progetti dell'ente di via Grandi non finiscono
qui. Con un avanzo di amministrazione e la collaborazione
di altri enti saranno realizzate, infatti, le iniziative per
il ventennale del Parco che si svolgerà dal 16 al 22 ottobre.
In programma, per il momento, la partenza del primo battello
del progetto "Navigare l'Adda".
La provincia ha individuato tredici siti estrattivi di sabbia e ghiaia
e due impianti di itticoltura
Approvato il piano cave del Duemila
Nel programma decennale ridotto il fabbisogno di inerti
È
stato approvato dal consiglio provinciale il nuovo piano cave
decennale del Lodigiano. Tra le novità spiccano la riduzione
del fabbisogno decennale di sabbie e ghiaie (da 15.000.000
a 13.300.000 metri cubi), le disposizioni per gli interventi
di ripristino ambientale a seguito della conclusione delle
escavazioni e l'aumento della quota di fabbisogno da soddisfare
attraverso l'utilizzo di materiale di recupero. Il centro
destra ha attaccato duramente eccependo motivi di legittimità
e di merito, chiedendo invano il rinvio della trattazione.
Il provvedimento è poi passato con il voto favorevole della
maggioranza di centro sinistra e di Rifondazione comunista
e quello contrario di Forza Italia e Lega nord.
Il documento individua complessivamente
tredici siti estrattivi, tra ambiti per il reperimento di
argille (uno), ghiaie (quattro) e sabbie (otto). A questi,
vanno inoltre aggiunti tre impianti di itticoltura. Con l'incremento
dell'utilizzo di materiali di recupero, sono stati ridotti
di 100.000 metri cubi a testa i quantitativi estraibili assegnati
alle cave per l'approvvigionamento dei cantieri delle opere
pubbliche. Rispetto a un fabbisogno decennale di sabbie per
opere straordinarie stimato in 3.950.000 metri cubi, il quantitativo
estraibile da cave sarà di 3.150.000 metri cubi, mentre 800.000
metri cubi deriveranno da materiali di recupero. L'effetto
finale è una riduzione del fabbisogno decennale di sabbie
e ghiaie da 15.000.000 a 13.300.000 metri cubi.
Il centro destra, per bocca del capogruppo
di Forza Italia Mariano Peviani, si è opposto duramente al
piano. Secondo Peviani i fabbisogni ammonterebbero a 15.250.000
metri cubi, con una media per abitante che secondo Forza Italia
sarebbe la più alta in regione (7,9). Peviani ha confrontato
i dati lodigiani con quelli delle altre province e ha accusato:
«Probabilmente i materiali in più andranno altrove a soddisfare
esigenze speculative e imprenditoriali. Ma in questo modo
rischiamo di violare per sempre il nostro territorio, basta
vedere lo scempio che è stato fatto sul Lambro». Il capogruppo
degli azzurri ha proposto alla giunta di diminuire le capacità
estrattive, per uniformarsi alla media regionale e ha chiesto
un rinvio. Sullo stesso filone anche Pietro Foroni della Lega.
Patrizia Cardone, sempre di Forza Italia, ha eccepito la legittimità
del piano cave: «In molte province l'approvazione del piano
ha seguito un'iter differente da quello utilizzato nella provincia
di Lodi. A Lecco, Milano, Varese, Como, Sondrio la prima approvazione
è avvenuta con delibera del consiglio provinciale, non della
giunta come è accaduto a Lodi, e a Mantova, Brescia e Cremona.
Noi adesso siamo chiamati ad approvare un piano "blindato"
senza possibilità di variare sostanzialmente il suo impianto
complessivo».
La replica dell'assessore all'ambiente
Francesca Sanna è partita dalla confutazione del valore della
media del fabbisogno, che si attesterebbe sulla media del
5,5, che sarà ridotta a 5, inferiore tuttavia solo a Brescia
(6,9) e Mantova (6,75), le due province leader in Lombardia.
Quindi ha spiegato i motivi per i quali viene cavata così
tanta ghiaia e sabbia: «Sul nostro territorio transiterà la
ferrovia dell'alta velocità, che ha necessità di risorse notevoli.
Inoltre è in atto una tendenza di incremento della popolazione,
che induce a un continuo utilizzo di ghiaia per il moltiplicarsi
di cantieri». La Sanna ha poi ribattuto alle accuse: «I nostri
fabbisogni sono corretti, i valori estrattivi sono addirittura
inferiori a quelli indicati dalla regione e solo il Parco
Adda sud ci ha chiesto di abbassare i fabbisogni di un milione
di metro cubi, mentre nessun altro ha eccepito sulla questione».
È stato approvato, all'unanimità, un
ordine del giorno della Lega nord che impegna la giunta a
verificare la possibilità di programmare la regimazione dell'alveo
dei fiumi. Analogamente è stato accolto un documento dello
Sdi che invita la giunta a porre limiti precisi e inderogabili
allo sfruttamento dei giacimenti estrattivi.
Daniele Acconci
Un consiglio all'insegna dei temi ambientali
Forza
Italia ha incalzato l'amministrazione sui temi ambientali.
Con due interpellanze il capogruppo azzurro Mariano Peviani
ha chiesto notizie sulla messa in sicurezza dell'argine in
località Colombare di Castelnuovo e sulle emissioni maleodoranti
provenienti da insediamenti produttivi nel comune di Guardamiglio.
Gli ha risposto l'assessore all'ambiente Francesca Sanna,
che ha ripercorso la storia della bonifica di Castelnuovo
spiegando che non sussistevano impedimenti per il rilascio
della concessione. La Sanna si è quindi soffermata sul valore
fondiario dell'intervento, ricordando che l'Autorità di bacino
ha addirittura elargito finanziamenti per casi analoghi. Sulle
puzze di Guardamiglio l'assessore ha affermato di essere a
conoscenza della particolarità della situazione. In zona vi
è un'industria di animali e una conceria. La prima ha dovuto
far fronte a una moria eccessiva di bestiame che ha provocato
un collasso del sistema di smaltimento. Il comune è intervenuto
solo il 9 settembre con un'ordinanza che ha regolato le quantità
e i tempi di smaltimento. Sulla conceria, la Sanna ha ricordato
che sono stati compiuti vari controlli che si sono conclusi
il luglio scorso con il sequestro degli scarichi da parte
della procura della Repubblica e la rilevazione della loro
difformità dai parametri consentiti. La legge però nel frattempo
ha prorogato la possibilità della messa in regola degli scarichi,
quindi i reflui della conceria sono ritornati a essere all'interno
dei parametri di legge. La ditta comunque si sarebbe detta
disponibile a migliorare le sue tecnologie per evitare altre
fughe di emissioni maleodoranti.
Lettere
al IL CITTADINO del 18 settembre 2003
ALLUVIONE
Il comune non mi ha dato il contributo
Lettera
aperta all'Ufficio alluvione del comune di Lodi: «Mi è stato
comunicato che il contributo del comune a favore degli alluvionati
non mi è stato riconosciuto in quanto avete preso come punto
di riferimento la prima stima dei danni, puramente indicativa,
che ammontava a euro 15.000 e non l'effettiva spesa totale
finale da me sostenuta pari a euro 35.500. Basandovi sulla
stima indicativa e avendo ottenuto un rimborso assicurativo
di euro 22.875 avete ritenuto di non riconoscermi alcun contributo.
La vostra valutazione non mi sembra
affatto corretta, dato che a tutt'oggi sono comunque scoperto
di ben 12.600 euro.
L'assicurazione da me contratta non
è scaricabile dalle tasse, ha un costo annuale elevato che
pago regolarmente da ben 10 anni: e non mi risulta che il
comune di Lodi si sia fatto carico in questi anni di contribuire
alla spesa. In compenso il sottoscritto ha sempre contribuito
a tutto quanto dovuto al vostro comune. Gran parte delle spese
da me sostenute sono supportate da regolare fattura e l'aver
comunicato il rimborso assicurativo è un segno tangibile di
correttezza e onestà; mi risulta che qualcuno abbia sorvolato
e abbia avuto il contributo; non dico altro!
Ancora una volta l'onestà non paga,
il mondo è dei furbi. Da parte vostra aver preso come punto
di riferimento la mia prima valutazione (15.000 euro), mi
sembra una grande "furbata" e io non vorrei essere
considerato il cittadino di Lodi che ha subìto oltre il danno
anche la beffa.
Sono, come tanti, un alluvionato che
ha subìto un danno di euro 12.600, soldi sborsati di tasca
mia, e come hanno avuto il contributo gli alluvionati con
un danno di gran lunga inferiore al mio non vedo perché io
debba esserne esente.
Già mi sento poco protetto dalla vostra
giunta, che non risulta stia facendo molto per far sì che
l'evento non si ripeta. Vi ricordo che tra poco arriverà l'inverno
e non vorrei ritrovarmi nelle medesime condizioni del famigerato
novembre del 2002. Quindi chiedo formalmente che mi sia dato
quello che è nel mio pieno diritto. Rimango a vostra disposizione
per eventuali pezze giustificative in mio possesso, anche
se mi risulta che avete risarcito solo sulla base di quanto
presentato dai cittadini senza richiedere alcuna fattura.
Attendo comunque al più presto una vostra risposta come è
nei miei pieni diritti di cittadino».
Claudio Gauzolino Lodi
Del
IL GIORNO del 18 settembre 2003
«Rapporto ghiaia estratta-abitanti: il Lodigiano ha il record lombardo»
LODI - «La nostra è la provincia con il numero più elevato di metricubi
di attività estrattiva pro capite». A lanciare l'accusa alla
giunta guidata da Lorenzo Guerini è stato il gruppo di Forza
Italia nel corso del consiglio provinciale di martedì, in
cui era in votazione il piano cave. «Un indice di 7,9 metricubi
per ogni lodigiano - spiegano i forzisti Mariano Peviani e
Patrizia Cardone -. La maggior parte delle province oscilla
tra i 2 e i 3 metricubi: Lecco, Milano, Pavia, Varese, Como
e Sondrio. Cremona si attesta sulla media regionale di 4,
Bergamo raggiunge quota 5 e solo Brescia e Mantova superano
il 6. Anche togliendo gli inerti, che al Lodigiano servono
per i cantieri della Tav, la linea ferroviaria per l'altà
velocità, la media resta elevata: attorno ai 5,5 metricubi
a testa».
«Esiste davvero questo fabbisogno nel
Lodigiano? Oppure parte del materiale viene asportato per
finalità speculative non destinate al territorio?», si chiedono
i consiglieri di Forza Italia. I quali aggiungono che il piano
«è stato preconfezionato in giunta e in commissione, mentre
nella maggior parte delle altre province si è seguito l'iter
delle varianti con un duplice passaggio in consiglio, pubblicazione
dell'atto e valutazione delle osservazioni».
La Provincia nega qualsiasi irregolarità.
«Abbiamo fatto un lavoro approfondito in commissione - replica
l'assessore Francesca Sanna -. Addirittura, secondo il nostro
legale, bastava il solo passaggio in giunta». Sui calcoli
fatti da Forza Italia, la risposta è dura: «Si tratta solo
di statistiche. In ogni caso, oltre alla Tav si sta facendo
un grosso lavoro di messa in sicurezza delle strade, comprese
quelle ex Anas. Nonostante questo, abbiamo predisposte attività
estrattive per la metà di quanto richiesto dal nostro ufficio
dei lavori pubblici su base decennale, con una maggiorazione
solo del 10% rispetto al piano cave del Consorzio del Lodigiano
di dieci anni fa. Perchè Forza Italia non ha obiettato sul
fatto che la Regione ci abbia imposto per la Tav di impegnare
le cave di Camairago e San Rocco, non previste?».
Laura De Benedetti
Piano regolatore: sul futuro dell'Adda la partecipazione c'è
TREZZO SULL'ADDA - Si sono aperti i tavoli del piano regolatore partecipato.
L'innovativa procedura, che dovrebbe portare cittadini e soggetti
interessati a partecipare alla stesura del nuovo piano regolatore,
ha preso il via lo scorso lunedì sera.
Il primo tavolo, dedicato al fiume Adda,
ha visto la partecipazione di circa cinquanta persone intervenute
per dare il proprio contributo, a titolo personale o rappresentando
associazioni, sotto il coordinamento dell'istituto di ricerca
Ecopolis, al quale l'Amministrazione comunale trezzese ha
affidato l'incarico di mettere a punto il progetto di partecipazione
per la stesura del nuovo Piano regolatore generale del paese.
Le questioni che hanno tenuto banco
durante la serata di lunedì, e che saranno sviluppate nei
prossimi incontri, sono di carattere ambientale: l'inquinamento
delle acque dell'Adda e la salute generale del lungo fiume,
una fruizione non sufficientemente controllata e regolamentata
del turismo, soprattutto durante i fine settimana, e il rischio
di assistere passivamente a una modifica della biodiversità
ambientale del fiume. I prossimi incontri sulle tematiche
legate al fiume Adda saranno lunedì 13 e martedì 28 ottobre.
Intanto anche gli altri tavoli tematici
sono in procinto di aprire la discussione. Già nella serata
di domani, nell'auditorium della villa comunale di via Dante,
si insedierà il tavolo che si occuperà dei centri urbani.
L'ultimo tavolo ad aprire i lavori sarà quello che si occuperà
della mobilità sul territorio, prendendo il via solo mercoledì
24 settembre.
Filippo Carcassola
Da
IL CITTADINO del 19 settembre 2003
Riunione a vuoto
Un altro inverno con gli argini a rischio
Una
riunione per sentirsi dire che quest'inverno non si potrà
fare altro che incrociare le dita e sperare che non si verifichi
un'altra alluvione. Non ha avuto un esito esaltante l'incontro
che si è tenuto martedì a Parma e che ha visto la partecipazione
di rappresentanti dell'Aipo (Agenzia interregionale per la
gestione del fiume Po), dell'Autorità di bacino, del dipartimento
di protezione civile della regione, del comune, del Corpo
forestale e delle province di Lodi e Milano: «Recentemente
avevamo chiesto la posa di altri idrometri a monte di Lodi
- spiega l'assessore all'ecologia Franesco Marzorati - e il
loro collegamento in rete, al fine di avere l'opportunità
di valutare le modalità di eventuali piene». L'Aipo ha effettivamente
installato un idrometro a Canonica d'Adda, sulla confluenza
del Brembo, ma il Pirellone non ha i soldi per i provvedimenti
di sua competenza: il collegamento a un'unica centralina e
la taratura di tutti gli apparecchi alla ricerca delle medesime
modalità di lettura. «A questo punto provvederemo con le risorse
umane disponibili - aggiunge Marzorati -, chiedendo ai volontari
di mantenere la presenza agli idrometri fissi e di comunicare
con noi via radio o telefono».
Nel corso del confronto di Parma, inoltre,
l'Autorità di bacino ha fatto sapere alla regione che avrà
bisogno di più tempo a disposizione per effettuare lo studio
sull'intera asta fluviale dell'Adda. Il documento, commissionato
proprio dal Pirellone, avrà dimensioni più ampie e avrà bisogno
di approfondimenti sui versanti della meteorologia, della
geomorfologia, dell'idraulica e dell'idrogeologia dell'asta
dell'Adda e per il momento l'Autorità di bacino si è limitata
a comunicare le modalità di esecuzione dello studio, mentre
ormai non si parla più dello stralcio riguardante il tratto
urbano di Lodi: «Se fosse stato pronto entro giugno, secondo
gli accordi - afferma l'assessore - i tempi sarebbero stati
congrui. A questo punto non c'è la possibilità né di progettare
e né di eseguire opere di difesa in vista di una possibile
alluvione».
Al momento, dunque, non resta che sperare:
l'Aipo ha assicurato che progetterà il ripristino dell'argine
alla colonia Caccialanza, ma l'opera non sarà pronta prima
del 2004. Nel frattempo si continua a parlare dell'innalzamento
della strada di Boffalora (l'argine naturale): «È un'opera
necessaria ma insufficiente - conclude Marzorati -: è infatti
necessario che venga realizzata la difesa spondale all'ex
Sicc». Servono però i 2 miliardi di vecchie lire stanziati
dal Pirellone e gli altri 3 che potrebbero venire scorporati
dal piano urbano contestato e ormai sul viale del tramonto.
Ar. Bo.