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26900 Lodi
Telefono

339-7495130
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c.al.lo@tin.it

 

cronaca politica lodi

 

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Lodi, 21 settembre 2003

 

Chiedo venia per la cronaca della settimana scorsa inviatavi in ritardo.

Gli impegni di questa settimana sono stati molto rilevanti. Abbiamo notificato il ricorso al TAR per impugnare la delibera del Consiglio Comunale di Lodi, vi allego copia.
Come al solito aspetto vostri commenti, proposte, ecc.  Ora bisogna passare ad organizzare la manifestazione di visibilità di cui ne abbiamo già discusso.
Le informazioni sull’attività del Comitato ora le trovate su Internet all’indirizzo che segue: http://www.nautilaus.com/alluvionati.htm
Lo scopo del sito è quello di mettere ondine tutto quanto di interesse alla nostra causa e tutti i cittadini, imprenditori, amministrazioni, ecc. d’Italia e del mondo. Da questa esperienza dobbiamo far si ché che tutti ne traggano insegnamenti. Verranno messe online normative, piani di emergenza, piani di addestramento, link e tutto quanto può servire sulla materia. Gli scopi per cui il Comitato è nato sono indicati sullo statuto che trovate ondine, è nato per associare cittadini, imprenditori, amministrazioni… affinché tutti insieme si riesca a risolvere il grave dissesto ambientale e trovare le soluzioni per mettere in sicurezza l’ambiente e chi ci vive.
Attendiamo fiduciosi che come hanno fatto imprenditori e cittadini, anche gli enti si associno al Comitato.
Grazie come sempre per l’attenzione e cordiali saluti.
Domenico Ossino
presidente c.al.lo. onlus 


Da IL CITTADINO del 15 settembre 2003

Nell'ultima assemblea i comitati hanno annunciato azioni eclatanti nell'anniversario della piena
Gli alluvionati stanno sulle barricate
Raccolti i soldi per il ricorso contro le chiuse al Pratello

«Ricorreremo contro la delibera. Se il Tar ci darà la sospensiva avremo qualche mese per trattare ancora col comune. Se faranno ancora orecchio da mercante e soprattutto se l'amministrazione darà inizio alla costruzione delle due chiuse al Pratello, siamo pronti a bloccare i lavori e a fare qualcosa di eclatante. Come quello che abbiamo intenzione di fare il 26 novembre, anniversario dell'alluvione». Domenico Ossino, Carlo Bajoni, a Gilberto Zampatti, leader dei due comitati degli alluvionati, assieme a tutti coloro che hanno visto la propria casa invasa dall'acqua, affilano le armi e non si danno per vinti. Venerdì sera, all'oratorio del Borgo, nel corso della nuova assemblea convocata per fare il punto sulla situazione, sono state tracciate le strategie per il futuro. In primo luogo i comitati hanno intenzione di impugnare davanti al Tribunale amministrativo regionale la delibera consiliare di giugno con la quale il comune ha approvato la costruzione di due chiuse nelle rogge Gelata e Gaetana che scorrono al Pratello. I promotori hanno raccolto quasi tutta la somma necessaria per sottoscrivere il documento, che verrà presentato al Tar dall'avvocato Vito Lombardo. La delibera prevede che i lavori saranno eseguiti a fronte dello scomputo degli oneri di urbanizzazione per la costruzione di un supermercato e al costo di circa 750 mila euro (un miliardo e mezzo di vecchie lire). A seguito dell'approvazione della delibera, la giunta ha già dato incarico a un tecnico per stilare il progetto. «L'intervento è sbagliato in quanto - ha spiegato Ossino - prevede che le chiuse siano abbinate a pompe idrovore che in caso di superamento dei livelli dovrebbero scaricare l'acqua in surplus al Capanno. In tal modo si mette in sicurezza il Pratello, ma si finisce per inguaiare altre zone della città, tra cui via Defendente e viale Milano». «La cosa è immorale - ha ribadito Zampatti - in quanto ci mette gli uni contro gli altri. Inoltre è un grossolano errore tecnico in quanto le chiuse non vanno costruite a valle del fiume. Quel che possiamo fare per il momento è un ricorso al Tar entro il 21 settembre. Poi riparleremo con l'amministrazione, anzi cercheremo di ricontattare qualche suo esponente, che fino ad oggi ha fatto orecchio da mercante». Ha aggiunto Bajoni: «Per segnalare l'errore tecnico e morale insito nel progetto delle chiuse abbiamo cercato di coinvolgere il sindaco Aurelio Ferrari, l'ex assessore Mauro Biscaldi, ma anche il nuovo responsabile all'urbanistica, Emiliano Lottaroli, prima ancora che assumesse l'incarico in giunta: nessuno s'è degnato di darci una risposta. Se inizieranno i lavori, siamo pronti a bloccarli fisicamente».
«Questo ricorso è un nuovo mattone sulla testa di questa amministrazione - ha aggiunto Ossino - quei soldi, invece delle chiuse, le impieghino per rifare l'impianto fognario, quello sì da rimettere in sesto». I comitati sono comunque all'erta anche per la situazione idrica che sarebbe «ancora peggiore di un anno fa» per la presenza di enormi quantitativi di ghiaia e sabbia che si è accumulata in qualche punto, per l'erosione di tratti di sponde e per l'esistenza di buche in alcuni tratti. Tutti hanno concordato sulla necessità di regimare il corso del fiume. Disco verde invece sulla pista ciclabile in costruzione in direzione Boffalora, in posizione leggermente rialzata rispetto al piano stradale, che dovrebbe riuscire a prevenire eventuali ondate di piena.
Daniele Acconci

 

Ferrari non ci sta
L'argine dell'Adda motivo di scontro con il sindaco

Il sindaco Aurelio Ferrari non ci sta. «Le ricostruzioni fatte dal comitato in riva sinistra degli alluvionati mostrano di non aver capito le nostre intenzioni». Il comitato guidato da Carlo Bajoni ha attaccato in un comunicato le prese di posizione del primo cittadino in merito alla politica di ricostruzione degli argini e in particolare la sua titubanza sul progetto provinciale di rialzare con una pista ciclabile la strada da Lodi a Boffalora. «Nell'alluvione di novembre - commenta il sindaco - l'Adda ha superato la strada per Boffalora proprio dove il comune ha previsto che venga realizzata la protezione spondale, non alla cascina Mozzanica, ma in prossimità della rotatoria sulla provnciale 25. L'argine previsto nel piano di recupero dell'ex Sicc è stato visto e approvato dall'Autorità di bacino come argine efficace a difendere l'abitato. Non si può fare quello che si vuole». L'Autorità di bacino, spiega il sindaco, ha fatto uno studio perché si proteggano le abitazioni, ma «allo stesso tempo, si lascino delle casse di espansione. Non so se l'Autorità di bacino possa esprimersi positivamente sull'ipotesi di un argine fino a Boffalora perché vuol dire togliere l'acqua ai campi. Sulle piste ciclabili io sono d'accordo, anche perché sono uno dei loro fruitori, ma oggi come oggi quell'iter mi sembra incoerente. Io non ho nessuna contrarietà con il progetto della provincia, ma, ripeto, è l'Autorità di bacino che deve decidere. Che fine può fare il ponte se il fiume a monte non ha possibilità di espandersi?». Per Bajoni le prese di posizione del comune «vanificherebbero le giustificazioni per salvare la lottizzazione ex Sicc», contro la quale tra l'altro Legambiente continua a dirsi contraria, appoggiando invece, l'iter proposto dalla provincia. «Visto che il progetto c'è - commenta il presidente di Lodi Dario Tansini - è il momento di prendere delle decisioni». Il sindaco però è perplesso: «Con tutte le occasioni di incontro che ci sono - commenta - non capisco perché i comitati continuino a scrivere. A questo punto credo che le loro siano prese di posizione politiche».

 

Risposta di Carlo Bajoni all’articolo sopra

Cari amici, anche sul Cittadino di oggi c'è un articolo riguardante l'argine sulla strada per Boffalora con alcune considerazioni del Sindaco, eccone alcune:
"L'argine previsto nel piano di recupero dell'ex Sicc è stato visto ed approvato dall'Autorità di bacino come argine efficace a difendere l'abitato. Non si può fare quello che si vuole."
Non vogliamo "fare ciò che vogliamo...", vogliamo dormire tranquilli la notte, se abbiamo garanzie che l'argine ex Sicc è sufficiente a proteggere i quartieri oltreAdda allora...lo si faccia, cosa si aspetta?
"L'Autorità di bacino, spiega il sindaco, ha fatto uno studio perchè si proteggano le abitazioni, ma -allo stesso tempo, si lascino delle casse di espansione."
Se queste casse di espansione sono i campi ad est della sp25 l'acqua arriverà comunque nei quartieri perche' campi ed abitazioni sono allo stesso livello, se fossero quelli ad ovest (lato fiume) allora anche con l'argine previsto sulla sp25 questi campi continuerebbero a fare da cassa di espansione come hanno sempre fatto.
"Non so se l'Autorità di bacino possa esprimersi positivamente sull'ipotesi di un argine fino a Boffalora perchè vuol dire togliere l'acqua ai campi"
1) Tutti i residenti oltreadda non si sarebbero mai sognati di togliere l'acqua ai campi, siamo tutti disponibili a sacrificarci e ad avere il fiume in casa piuttosto che togliere l'acqua ai campi
2) Da quel che mi risulta "l'acqua ai campi" arriva da rogge che si collegano al fiume sottopassando la sp25, a questo punto, se non vengono previste opere per regolamentare questi sottopassaggi, qualsiasi argine (compreso l'ex sicc) non servirà assolutamente a nulla perche' le case sono allo stesso livello dei campi e, quando il fiume si ingrosserà, l'acqua, dal fiume, utilizzerà questi sottopassi per riempire nuovamente i quartieri; diversamente se a questi sottopassaggi si applicassero delle paratie-paratie che come si possono fare in Viale Milano si potrebbero fare anche li'-(in aggiunta alle arginature) i campi potrebbero continuare ad avere l'acqua ma,solo in caso di piena del fiume, le paratie sotto la strada verrebbero chiuse impedendo all'acqua di passare.
Carlo Bajoni
Comitato Alluvionati Riva Sinistra
ps: questa mail è inviata anche al Presidente della Provincia, Dott. Lorenzo Guerini.


Da LA PROVINCIA DI SONDRIO del 16 09 03

Pioggia di euro contro il rischio alluvioni
La regione da’ l’ok ai finanziamenti

MORBEGNO  340 mila euro per la foce del Bitto e 409 mila per l’intervento di messa in sicurezza della sponda retica di Morbegno. Sono queste le cifre confermate dal Pirellone e comunicate ufficialmente dai tecnici della regione al sindaco di Morbegno in un recente incontro che si è svolto a Sondrio. «Finalmente, ma sono passati più di 10 anni - afferma Giacomo Ciapponi - la Regione ha deciso di sbloccare i fondi sulla legge Valtellina che interessano la riqualificazione idrogeologica del nostro territorio. Accanto alla soddisfazione c’è però il rammarico nel vederci cassato il terzo lotto dell’intervento che ammontava a circa 900 milioni delle vecchie lire che sono sfumati nel nulla nonostante la gravità e l’urgenza di certe situazioni che hanno manifestato tutta la loro gravità anche nell’alluvione del 2002». Stante la necessità di metter mano a parecchi punti critici - terrazzamenti a rischio di crolli, vallette non regimate, versanti che rischiano di scivolare a valle com’è capitato a Desco nel novembre scorso quando l’amministrazione comunale ordinò in piena notte lo sgombero delle case - si procederà con uno studio geologico generale dei pendii a monte di Campovico, Paniga e Desco individuando le priorità. «Saranno certamente privilegiati i nuclei abitati - fa sapere Ciapponi - e la possibilità di gestire direttamente le risorse assegnando la progettazione e gli appalti ci consentirà di fare interventi più mirati sul territorio». L’amministrazione promette tempi brevi anche per l’intervento sulla foce del Bitto dove si prevede una risagomatura dell’asse del torrente. «Il fatto che il Bitto si immetta nell’Adda perpendicolarmente - spiega Ciapponi - in caso di alluvioni può creare un pericoloso effetto tappo. Da qui la necessità di ridisegnare la foce, rinforzando anche le arginature del torrente».
m. c. p.

 

Da IL CITTADINO del 17 settembre 2003

L'opinione
Lodi, l'Adda, la gente e l'alluvione

Caro direttore, i commenti, gli articoli, le prese di posizione sulla questione delle difese spondali mi sollecitano a un intervento di contributo e, spero, di chiarimento.
Comincio dalla questione delle chiuse sulle rogge attraversanti viale Milano, contestate dagli abitanti della zona del Capanno. Ritengo che la valutazione, rispettabile, di coloro che abitano nella zona del Capanno sia condizionata dalla considerazione di ciò che è successo nello scorso novembre. In sostanza, che tutta l'acqua che ha inondato la zona Pratello in quell'occasione possa andare a riversarsi nell'area più vicina al fiume, a seguito della realizzazione delle paratie.
Non è così. Dovesse ripetersi l'alluvione dello scorso novembre, la zona del Pratello sarebbe ancora interessata dall'esondazione, in quanto il livello del fiume ha superato in quell'occasione l'argine costituito dal rilevato di viale Milano.Questo problema sarà risolto, per tutta la riva destra, solo con l'esecuzione delle difese spondali lungo il fiume. L'ipotesi progettuale delle chiuse, definita prima dell'alluvione dello scorso novembre, tende a mantenere "vuote" il più a lungo possibile le rogge e le fognature della zona Pratello. Tale zona ha infatti sofferto da sempre una situazione di precarietà nel funzionamento del sistema fognario, con frequenti allagamenti.
La portata delle pompe previste sulle chiuse, considerando un tempo di massima piena di tre-quattro ore, porterebbe a un incremento del livello dell'acqua nella zona più vicina all'Adda pari a qualche centimetro. Questo è il parere, supportabile facilmente dai dati, dei tecnici incaricati del progetto.
Onestamente vi può essere un inconveniente: l'anticipo dei rigurgiti per i condotti fognari sfocianti nelle rogge a valle di viale Milano. L'innalzamento del livello delle rogge, pur in un loro funzionamento a regime, può essere accelerato dall'intervento delle pompe delle chiuse.
Tuttavia, ripeto, non vi saranno effetti rilevanti sul livello dell'acqua nella zona verso l'Adda a valle di viale Milano. Per contro, con questo intervento, si può dare un margine ben maggiore di sicurezza alla zona del Pratello, fatto salvo il ripetersi di episodi così rilevanti come quello dello scorso novembre.
Ma un altro tema che tiene vivo il dibattito è la questione delle difese in riva sinistra. Come noto, prima dell'alluvione dello scorso novembre, il comune aveva definito un progetto di difesa spondale integrato al piano di recupero urbano dell'area Sicc. Tale progetto, che ha ottenuto il benestare dell'Autorità di bacino, è stato finanziato dallo Stato con la cifra di circa 1 milione di euro.
Questo finanziamento ha però un'efficacia reale solo se integrato nel piano di recupero urbano dell'area Sicc. Se decadesse questo piano, per realizzare le difese spondali occorrerebbe infatti espropriare le aree necessarie (per un minimo di 1,2 milioni di euro) e provvedere alla demolizione dei fabbricati esistenti con le necessarie bonifiche (per un importo facilmente superiore a 0,5/0,6 milioni di euro). Questi importi, nel piano di recupero urbano, rientrerebbero negli obblighi dei privati; senza il piano sarebbero a carico dello Stato, che però ha stanziato solo un milione di euro per l'effettiva realizzazione del rilevato di difesa.
Se ne trae una conclusione ovvia: decadendo il piano di recupero urbano, non si può realizzare la difesa spondale. Non illudiamoci che vi possano essere soluzioni diverse, poiché non vi saranno finanziamenti aggiuntivi da parte dello Stato o della regione.
Credo che il comune abbia seguito una strada realistica ed efficace. A fronte di una opportunità che si offre ai privati proprietari dell'area, vi sono indiscutibili ed enormi vantaggi per la collettività lodigiana: la realizzazione della difesa spondale che tutti attendono, la creazione di un parco pubblico di notevoli dimensioni, la bonifica e il riutilizzo di un'area oggi abbandonata e compromessa. È del resto ormai noto che il comune sta tentando un percorso ulteriormente vantaggioso per la collettività:quello di far costruire altrove le nuove volumetrie previste sull'area Sicc, mantenendo però in atto tutto il piano di recupero urbano, con i finanziamenti previsti e gli obblighi a carico dei privati. Se questa ipotesi si rivelerà percorribile, saremmo tutti maggiormente soddisfatti. In caso contrario inviterei a una seria riflessione circa le conseguenze di un abbandono del piano di recupero urbano; conseguenze che, come detto, comporterebbero la non realizzazione immediata delle difese spondali.
Un terzo elemento di dibattito è legato all'annunciato proposito di intervento della provincia per la realizzazione di un argine lungo la strada per Boffalora. Recentemente, un periodico di Lodi accusa in modo molto superficiale il comune di scarso interesse alla questione.
Vorrei anche qui essere chiaro se ci riesco. Il piano di assetto idrogeologico steso dall'Autorità di bacino, ha una finalità molto chiara: quella di proteggere i centri abitati, lasciando espandere il fiume là dove i danni possono essere ridotti (sostanzialmente nelle campagne, anche se ciò, purtroppo, coinvolge le attività agricole). Da Cassano d'Adda a Lodi, l'area di espansione calcolata dall'Autorità di bacino corrisponde a un volume di 102 milioni di metri cubi… e deve rimanere tale.
La difesa spondale in riva sinistra a monte del ponte di Lodi è stata inizialmente prevista dall'Autorità di bacino con un tracciato che, partendo dal ponte e mantenendosi molto vicino all'alveo del fiume, si chiude sul rilevato della strada per Boffalora in corrispondenza della località Mozzanica. La ragione di un tale tracciato risiedeva nella necessità di proteggere gli esistenti fabbricati della Sicc.
Proprio il piano di recupero di tale area, avviato dal comune, ha consentito un tracciato più breve ma ugualmente efficace, come riconosciuto dalla stessa Autorità di bacino. Tale difesa è l'unica, fino a questo momento, riconosciuta come valida dalla stessa Autorità.
L'ipotesi fatta dalla provincia (prolungare il rilevato della difesa sopra indicata verso la Colonia Caccialanza) deve essere sottoposta al giudizio dell'Autorità di bacino, per coordinarsi con le revisioni del piano. Al momento attuale il progetto non pare introdurre ulteriori elementi di sicurezza per la città di Lodi; elementi di sicurezza che invece sono già assicurati dalla difesa prevista nell'area Sicc. Non contrarietà, quindi da parte del comune, ma attesa di un giudizio espresso da chi ha l'autorità di farlo.
Un quarto elemento di discussione è rappresentato dagli annunciati ricorsi sul progetto delle chiuse su viale Milano. Rispetto la volontà e la legittimità di coloro che intendono opporsi, tuttavia, tenuto conto di quanto esposto all'inizio di questo intervento, non posso dirmi d'accordo.
Con una considerazione di contorno. Non potranno mai, realisticamente, essere contemporaneamente iniziate e terminate tutte le opere di difesa previste: alcune inizieranno e termineranno prima di altre. Le difese lungo il fiume sono di competenza statale, tramite l'Autorità di bacino, l'Aipo e il Genio civile regionale. Viceversa le chiuse su viale Milano possono essere realizzate dal comune e il comune è pronto a realizzarle. Ciò non comporterà rischi rilevanti per alcun insediamento abitativo esistente.
Allora perché opporsi? Se la logica fosse quella espressa dalla volontà di ricorso, nel medesimo modo ci si dovrebbe opporre alla realizzazione di una difesa su una sponda, nel timore che ciò comporti rischi per la sponda opposta, ove tali opere non fossero ancora finanziate. Credo indispensabile prendere tutte le dovute precauzioni, ma non tentennare là ove si possono mettere in sicurezza interi quartieri.
Consentimi infine, caro direttore, un'ultima considerazione che è anche, un po', sfogo.
Questa amministrazione ha cominciato a pensare concretamente al problema dei quartieri a rischio esondazione ben prima dell'alluvione dello scorso novembre. Ciò è dimostrato dall'approvazione di una variante alle norme tecniche del piano regolatore, una quindicina di giorni prima del 26 novembre, al termine di un percorso di studio e progettazione durato qualche anno. Ad esempio, in base a queste nuove norme, il piano abitabile più basso nella zona di via Defendente è ora collocato a 3 metri sopra il livello stradale. Mi chiedo perché provvedimenti simili non siano stati decisi prima, particolarmente sulla scorta dell'esperienza dell'evento alluvionale del 1976.
Molti cittadini, ti posso assicurare, nei giorni dell'alluvione mi hanno chiesto chi ha autorizzato certe edificazioni, particolarmente quelle villette a schiera che in più punti della città hanno un piano interrato, destinato a box e, solo teoricamente, a locali di servizio. Certo, le norme forse lo consentivano… quelle stesse norme che questa amministrazione, prima dell'alluvione, ha ritenuto di dover modificare. La sorte (una beffa!) ha voluto che proprio questa amministrazione, che si è posta concretamente il problema, dovesse fronteggiare un'alluvione storica… Ma almeno a livello di normativa non ci poteva pensare qualche amministrazione passata?
Aurelio Ferrari
sindaco di Lodi

 

Difese spondali, continua il silenzio dell'Aipo

«L'Aipo ha finalmente redatto il tanto atteso progetto stralcio per la difesa fluviale della nostra città?» In un periodo caratterizzato ancora da polemiche sull'alluvione del 26 novembre, la richiesta di Franco Pinchiroli è risuonata persino imbarazzante in aula. Il sindaco, suo malgrado, ha dovuto rispondere: «No, l'Aipo, nonostante le tante sollecitazioni, non ha ancora pronto lo studio sull'asta dell'Adda e quindi è ancora in alto mare la realizzazione della difesa spondale e monte del ponte, sulla riva destra». .

 

Lettere al IL CITTADINO del 17 settembre 2003

ALLUVIONE - 1
Questa volta è stato proprio superato il limite

Sul numero in edicola della «Tribuna di Lodi» c'è un articolo sulle dimissioni di Biscaldi, e nella parte finale dell'articolo è scritta questa frase: «Il Comitato riva sinistra aspetta di sapere, come ha scritto il presidente Carlo Bajoni, che fine farà la proposta della provincia di rialzare con una pista ciclabile la strada da Lodi alla Colonia Caccialanza. Il sindaco pare che non abbia visto di buon occhio la soluzione, che in buona parte vanifica le giustificazioni per salvare la lottizzazione ex Sicc». Eh no, ora basta! Che non facessero nulla l'avevamo capito, che quel poco che avevano in mente di fare avrebbe potuto fare altri danni (paratie su viale Milano)... (non) l'avevamo capito, ma che ora, per ragioni che ancora non conosciamo, si metta in dubbio una realizzazione che potrebbe mettere in sicurezza due popolosi quartieri senza recare danno ad altri... questo no!
Il progetto della provincia è facilmente realizzabile, di basso costo e di bassissimo impatto ambientale, che potrebbe evitare a due popolosi quartieri di fare da cassa di espansione del fiume senza creare problemi ad altre parti della città.
Se le cose stanno veramente così hanno varcato il limite dell'umana sopportazione. Prepariamoci, preparatevi tutti e preparate amici parenti e conoscenti: se loro vogliono fermare i progetti per la nostra sicurezza, noi fermeremo loro!
Non abbiamo più alternative, abbiamo cercato in tutti i modi il dialogo, abbiamo cercato di costruire insieme: il risultato è che loro se ne infischiano e pensano di aver risolto i problemi con il modesto contributo che ci è pervenuto. No, anche se avessimo avuto il rimborso del 100% non sarebbe bastato, perché non possiamo vivere con una spada di Damocle sul capo. Pretendiamo di vivere in case sicure, che abbiamo pagato con denaro dei nostri risparmi, che sono state costruite con regolari autorizzazioni comunali e che ora devono essere protette!
Questa comunicazione è inviata (anche) alle segreterie politiche: immagino che come sempre non otterremo alcuna risposta né tantomeno smentite su questo importantissimo argomento (spero di sbagliarmi...), ma almeno sappiano che un eventuale fermo di questo progetto non avrà come conseguenza la nostra rassegnazione... Non ci chiuderemo in casa a capo chino in attesa che l'acqua invada ancora le nostre abitazioni. Ricordate la manifestazione del maggio scorso? Volevano chiudere le porte del palazzo comunale in faccia ai cittadini adducendo motivazioni di sicurezza (e come mai solo quella domenica? E tutte le altre volte che gli alluvionati hanno riempito locali e corridoi del "palazzo" non c'erano le stesse motivazioni?) e non ci sono riusciti. L'unione fa la forza... Così abbiamo iniziato e così termineremo solo quando avremo ottenuto ciò che ci spetta!
Coloro che "amministrano" devono aiutare i cittadini, non osteggiarli, perché altrimenti è terminata la loro funzione. Coloro che amministrano devono spiegare ai cittadini le motivazioni delle scelte, perché le scelte, oltre che essere fatte con il denaro dei cittadini, sono fatte "sul capo" dei cittadini.
Il bene dei cittadini non si fa stando chiusi a palazzo, ma scendendo nelle strade e camminando al fianco delle persone; solo così se ne possono comprendere i problemi e si possono intravedere le soluzioni.
Carlo Bajoni
Comitato alluvionati riva sinistra Lodi

 

ALLUVIONE - 2
Il comune si è mostrato indifferente

Egregio direttore, abbiamo partecipato all'incontro, tenutosi venerdì 12, organizzato dai comitati degli alluvionati. Nel corso del dibattito è emerso che le ripetute richieste di confronto con le istituzioni avanzate dai comitati, in merito ai progetti di realizzazione di opere idrauliche lungo due rogge in viale Milano, non hanno avuto alcun ascolto.
Al di là degli aspetti tecnici della questione, che dovevano comunque essere resi pubblici, quello che più ci ha sconcertato è stato constatare come, ancora una volta, l'amministrazione comunale si sia mostrata del tutto indifferente nei confronti dei cittadini, che temono di subire ulteriori danni dalla realizzazione di queste opere. Sebbene l'intento dichiarato del comune sia quello di mettere in sicurezza la zona del Pratello, temiamo che gli interventi programmati possano in realtà dare il via a nuove speculazioni in aree a rischio di alluvione.
Da qualche giorno è comparso in via Bocconi un cantiere "fantasma", non segnalato cioè da alcun cartello. Nonostante sia risaputo che, in caso di esondazione dell'Adda, i primi ad andare in barca sono gli abitanti di via Bocconi, si vuole procedere a nuove edificazioni che elimineranno, tra l'altro, gli ultimi fazzoletti di verde in grado di attenuare gli effetti della piena.
Distinti saluti.
Erminia Mandarini
Loredana Migliore
Wwf Alto Lodigiano

 

da IL CITTADINO del 18 settembre 2003

Secondo il ministero dell'Ambiente il 67 per cento dei nostri Comuni è minacciato dalle esondazioni
Il Lodigiano a rischio alluvioni
Insieme alla Valtellina siamo i primi in Lombardia

Nel Lodigiano vi sono 133,9 chilometri quadrati di territorio considerato a rischio alluvione: il 17,1 per cento del territorio provinciale. Questo significa che siamo primi in Lombardia per rischio idrogeologico. Nessun'altra provincia della nostra regione possiede, in proporzione al proprio territorio, una superficie così vasta soggetta a esondazioni. Come Lodi c'è soltanto la provincia di Sondrio, anch'essa con il 17,1 per cento di territorio a rischio. In questo caso, però, circa un settimo di questa percentuale si riferisce al rischio di alluvioni, mentre per la rimanente quota si tratta di zone soggette a frane. A passare in rassegna l'Italia, chilometro per chilometro, è stata un'analisi del ministero dell'Ambiente e dell'Unione delle province d'Italia. Nel Lodigiano i comuni interessati da possibili esondazioni rappresentano il 67,2 per cento del totale. Al secondo posto della poco invidiabile classifica si colloca la provincia di Cremona con una porzione del 12,7 per cento del territorio per una superficie di 224 chilometri quadrati. Quindi la limitrofa Pavia, con il 12,1 per cento per 296 chilometri quadrati. I dati dello studio mostrano che la superficie del territorio italiano a potenziale rischio idrogeologico è pari a 21.504 chilometri quadrati, di cui 13.760 per frane e 7.744 per alluvioni.

Per il ministero dell'Ambiente sono 134 i chilometri quadrati in pericolo nel caso in cui Adda e Po uscissero dagli argini
Rischio alluvioni, primi in Lombardia
Nel Lodigiano il 67 per cento dei comuni soggetto a esondazioni

Primi in Lombardia per rischio idrogeologico. Nessun'altra provincia della nostra regione possiede, in proporzione al proprio territorio, una superficie così vasta soggetta a esondazioni. Nel Lodigiano vi sono 133,9 chilometri quadrati di territorio considerato a rischio alluvione: il 17,1 per cento del territorio provinciale. Come Lodi c'è soltanto la provincia di Sondrio, anch'essa con il 17,1 per cento di territorio a rischio. In questo caso, però, circa un settimo di questa percentuale si riferisce al rischio di alluvioni, mentre per la rimanente quota si tratta di zone soggette a frane.
A passare in rassegna l'Italia, chilometro per chilometro, è stata un'analisi del ministero dell'Ambiente e dell'Unione delle province d'Italia sulla base di dati aggiornati al 2002.
Nel Lodigiano i comuni interessati da possibili esondazioni rappresentano il 67,2 per cento del totale. Al secondo posto della poco invidiabile classifica si colloca la provincia di Cremona con una porzione del 12,7 per cento del territorio per una superficie di 224 chilometri quadrati. Quindi la limitrofa Pavia, con il 12,1 per cento per 296 chilometri quadrati.
I dati dello studio mostrano che la superficie del territorio italiano a potenziale rischio idrogeologico è pari a 21.504 chilometri quadrati, di cui 13.760 per frane e 7.744 per alluvioni: il 7,1 per cento della superficie nazionale. Sono 5.553 i comuni interessati, pari al 68,8 per cento, mentre le regioni con la maggiore presenza di aree a rischio potenziale sono la Valle d'Aosta (660,2 chilometri quadrati, 20,2 per cento del territorio regionale), la Campania (2.253,1 chilometri quadrati, 16,5 per cento), l'Emilia-Romagna (3.217, 2 chilometri quadrati, 14,5 per cento) e il Molise (615,7 chilometri quadrati, 13,8 per cento).
Le province messe peggio, sempre in rapporto alla superficie totale sono Lucca (31 per cento), Parma (26 per cento), Piacenza (26 per cento), Caserta (24 per cento), Aosta (20 per cento).
La provincia con la presenza di aree a più alto rischio potenziale di frana è quella di Lucca (23 per cento). Quella con la presenza di aree a più alto rischio potenziale di alluvione è Livorno (19,3 per cento).
A differenza della precedente versione, datata 1999, in questo caso si tratta di dati condivisi dalla provincia di Lodi. Quattro anni fa la ricerca affibbiò al Lodigiano il primato nazionale per il rischio di frane e smottamenti. Una svista clamorosa corretta dopo le proteste dell'assessore all'ecologia Francesca Sanna. «Da una rapida consultazione dello studio, che mi riprometto di approfondire, emerge per quanto riguarda la nostra provincia una riduzione dell'esposizione al rischio di esondazione - commenta Sanna - e di dissesto da frane che è per lo più frutto della correzione dei dati, clamorosamente sbagliati, che erano stati riportati nella precedente versione e di cui avevamo segnalato l'esigenza di un aggiustamento». Per il resto, sottolinea l'assessore «Non deve sorprendere nel confronto con le altre province lombarde l'elevato indice di esposizione al rischio di esondazione, in termini di chilometri di fronte fluviale a rischio, per la semplice constatazione della natura stessa di questo territorio, i cui confini naturali sono rappresentati da tre grandi corsi d'acqua e la cui conformazione è fortemente contraddistinta da un reticolo idrico di superficie che si estende per ben 2.500 chilometri».
Per il Lodigiano è la conferma della necessità di piani di protezione civile comunale e di un programma provinciale di previsione e prevenzione che siano efficaci. E di politiche urbanistiche che limitino la costruzione in zone golenali o già raggiunte dall'acqua delle precedenti alluvioni. Come quella che colpì la Bassa tra ottobre e novembre del 2000, danneggiando case e cascine a San Rocco al Porto, Castelnuovo, Caselle Landi e Senna, quella di novembre dell'anno scorso, con centinaia di abitazioni di Lodi raggiunte dall'acqua dell'Adda.
Fabrizio Tummolillo

In Sicilia ondata di maltempo.
Siracusa, la città rimane isolata, gli elicotteri hanno salvato decine di persone sui tetti
Trappola di acqua per Siracusa

Per fortuna nessuna vittima anche se centinaia di persone hanno le abitazioni allagate e una decina sono state tratte in salvo con gli elicotteri dopo essersi salite sui tetti o sulle automobili per mettersi al riparo. Un violento nubifragio ha allagato strade, l' autostrada e la ferrovia isolando Siracusa e la sua vicina area industriale. Nulla a che vedere con "Isabel", l'uragano che ha investito la notte scorsa le coste atlantiche degli Usa, ma anche sulla fascia jonica meridionale della Sicilia i danni materiali sono stati ingenti, soprattutto nel sistema delle comunicazioni, e hanno comportato una mobilitazione massiccia della Protezione civile. Migliaia di persone sfuggite all'acqua sono poi rimaste intrappolate per ore da giganteschi ingorghi di traffico. Il fiume Anapo, infatti, è straripato inondando sia la periferia cittadina che le campagne. Per fortuna nessuna vittima anche se centinaia di persone hanno le case allagate e una decina sono state tratte in salvo con gli elicotteri dopo essersi salite sui tetti, o sulle automobili per mettersi al riparo.
L'ondata di maltempo ha colpito anche alcune zone del Catanese, rendendo inagibile il ponte in una strada provinciale in territorio di Mineo, dove il torrente San Leonardo ha rotto gli argini e l'acqua ha allagato decine di ettari di campagne. Nei comuni di Lentini, Mineo e Militello Val di Catania sono in corso interventi dei vigili del fuoco per case e negozi allagati. Sino a tarda sera Siracusa era raggiungibile soltanto da Catania e attraverso la statale che attraversa l'area industriale, ma con molta difficoltà per allagamenti locali e piccoli smottamenti. Si sono registrati così maxi ingorghi con autoveicoli accodati anche per 15 chilometri.
Il responsabile del Dipartimento nazionale della Protezione Civile, Guido Bertolaso - in costante contatto con i prefetti di Siracusa e Catania, Francesco Alecci e Alberto di Pace -ha inviato una squadra speciale per fare fronte all'emergenza che avrà l'apporto di militari della sezione interforze dell' esercito e degli elicotteri della Marina. I danni maggiori sono conseguenti a smottamenti che hanno tagliato l'autostrada e la ferrovia Catania-Siracusa. Ora, su strada, è obbligatoria l'uscita a Melilli.
I centralini dei vigili del fuoco hanno risposto a 1500 richieste di aiuto, soprattutto per allagamenti, crolli di cornicioni, e per alberi e cartelloni pubblicitari divelti.
I salvataggi compiuti dall'elicottero sono avvenuti alle foci dell'Anapo, l' intervento più drammatico è stato compiuto per trarre in salvo Evelin Nicoletta, di 29 anni, Giovanni Giannì, di 27, e Fausto Renda, di 29 rifugiatisi sul tetto di casa. «Ci siamo calati con un verricello - racconta un vigile del fuoco - mentre pioveva a dirotto e il vento soffiava fortissimo. L'elicottero è rimasto un tempo infinito a mezz'aria mentre il nostro collega rischiava di essere travolto dalla corrente del fiume che è straripato».
Le tre persone sono state imbracate, una ad una, e sollevate con un verricello. Una donna e il figlioletto di due anni sono stati salvati invece dalla polizia, dopo che l' auto sulla quale viaggiavano era rimasta intrappolata fra i detriti accumulati dalle acque non più irreggimentate dell' Anapo. Stessa operazione per recuperare un camionista rifugiatosi sul tetto del suo tir.
Rino Farneti

 

Il Parco batte cassa in regione per farsi pagare i danni della piena

La furia dell'Adda, a novembre, ha distrutto i piantonai del parco. Migliaia le piante annegate nel fiume, oltre 3 mila a Montodine e 2 mila a Gombito, ma insieme a queste ci sono anche quelle di Bertonico e Casaletto Ceredano. Completamente distrutto l'osservatorio per i volatili di Castiglione ritrovato a Camairago nei pressi della cascina Vincere. Crollati anche diversi percorsi sterrati, come i 50 metri di argine tra Galgagnano e Lodi e un pezzo di sentiero sull'argine di Bertonico. Il presidente del Parco Attilio Dadda ha presentato una richiesta ufficiale di risarcimenti per i danni ambientali direttamente all'assessore regionale all'ambiente Franco Nicoli Cristiani: 200 mila euro in tutto. La regione ne ha promessi 100 mila, ma il Parco ha avanzato anche altre richieste a garanzia della salute del fiume e della salvaguardia ambientale del Lodigiano. In particolare, spiega il presidente, «abbiamo chiesto 100 mila euro per il progetto di gestione del fiume: studi tecnici cioè per l'apertura di casse di laminazione e di espansione destinate ad evitare ulteriori esondazioni dell'Adda negli abitati o nelle aree salienti dal punto di vista ambientale, in base al piano stralcio delle opere fluviali. Una delle priorità, da questo punto di vista, nel territorio del Parco, è la situazione di Castiglione. Per la variante al Piano territoriale di coordinamento il consorzio ha previsto una necessità di 100 mila euro e di 50 mila per il restauro della piroga. Nel "bilancio preventivo" delle attività del Parco sono indicati altri 300 mila euro per l'acquisto di aree di valenza ambientale, come boschi e riserve, la morta di Abbadia Cerreto e la zona umida di Crotta d'Adda. Per la nuova sede del Parco, prevista in una piazza del centro o in una cascina alla periferia di Lodi, serviranno, invece, 200 mila euro. «Negli ultimi due anni - commenta Dadda - c'è stato un incremento dei finanziamenti regionali». Ma i progetti dell'ente di via Grandi non finiscono qui. Con un avanzo di amministrazione e la collaborazione di altri enti saranno realizzate, infatti, le iniziative per il ventennale del Parco che si svolgerà dal 16 al 22 ottobre. In programma, per il momento, la partenza del primo battello del progetto "Navigare l'Adda".

 

La provincia ha individuato tredici siti estrattivi di sabbia e ghiaia e due impianti di itticoltura
Approvato il piano cave del Duemila
Nel programma decennale ridotto il fabbisogno di inerti

È stato approvato dal consiglio provinciale il nuovo piano cave decennale del Lodigiano. Tra le novità spiccano la riduzione del fabbisogno decennale di sabbie e ghiaie (da 15.000.000 a 13.300.000 metri cubi), le disposizioni per gli interventi di ripristino ambientale a seguito della conclusione delle escavazioni e l'aumento della quota di fabbisogno da soddisfare attraverso l'utilizzo di materiale di recupero. Il centro destra ha attaccato duramente eccependo motivi di legittimità e di merito, chiedendo invano il rinvio della trattazione. Il provvedimento è poi passato con il voto favorevole della maggioranza di centro sinistra e di Rifondazione comunista e quello contrario di Forza Italia e Lega nord.
Il documento individua complessivamente tredici siti estrattivi, tra ambiti per il reperimento di argille (uno), ghiaie (quattro) e sabbie (otto). A questi, vanno inoltre aggiunti tre impianti di itticoltura. Con l'incremento dell'utilizzo di materiali di recupero, sono stati ridotti di 100.000 metri cubi a testa i quantitativi estraibili assegnati alle cave per l'approvvigionamento dei cantieri delle opere pubbliche. Rispetto a un fabbisogno decennale di sabbie per opere straordinarie stimato in 3.950.000 metri cubi, il quantitativo estraibile da cave sarà di 3.150.000 metri cubi, mentre 800.000 metri cubi deriveranno da materiali di recupero. L'effetto finale è una riduzione del fabbisogno decennale di sabbie e ghiaie da 15.000.000 a 13.300.000 metri cubi.
Il centro destra, per bocca del capogruppo di Forza Italia Mariano Peviani, si è opposto duramente al piano. Secondo Peviani i fabbisogni ammonterebbero a 15.250.000 metri cubi, con una media per abitante che secondo Forza Italia sarebbe la più alta in regione (7,9). Peviani ha confrontato i dati lodigiani con quelli delle altre province e ha accusato: «Probabilmente i materiali in più andranno altrove a soddisfare esigenze speculative e imprenditoriali. Ma in questo modo rischiamo di violare per sempre il nostro territorio, basta vedere lo scempio che è stato fatto sul Lambro». Il capogruppo degli azzurri ha proposto alla giunta di diminuire le capacità estrattive, per uniformarsi alla media regionale e ha chiesto un rinvio. Sullo stesso filone anche Pietro Foroni della Lega. Patrizia Cardone, sempre di Forza Italia, ha eccepito la legittimità del piano cave: «In molte province l'approvazione del piano ha seguito un'iter differente da quello utilizzato nella provincia di Lodi. A Lecco, Milano, Varese, Como, Sondrio la prima approvazione è avvenuta con delibera del consiglio provinciale, non della giunta come è accaduto a Lodi, e a Mantova, Brescia e Cremona. Noi adesso siamo chiamati ad approvare un piano "blindato" senza possibilità di variare sostanzialmente il suo impianto complessivo».
La replica dell'assessore all'ambiente Francesca Sanna è partita dalla confutazione del valore della media del fabbisogno, che si attesterebbe sulla media del 5,5, che sarà ridotta a 5, inferiore tuttavia solo a Brescia (6,9) e Mantova (6,75), le due province leader in Lombardia. Quindi ha spiegato i motivi per i quali viene cavata così tanta ghiaia e sabbia: «Sul nostro territorio transiterà la ferrovia dell'alta velocità, che ha necessità di risorse notevoli. Inoltre è in atto una tendenza di incremento della popolazione, che induce a un continuo utilizzo di ghiaia per il moltiplicarsi di cantieri». La Sanna ha poi ribattuto alle accuse: «I nostri fabbisogni sono corretti, i valori estrattivi sono addirittura inferiori a quelli indicati dalla regione e solo il Parco Adda sud ci ha chiesto di abbassare i fabbisogni di un milione di metro cubi, mentre nessun altro ha eccepito sulla questione».
È stato approvato, all'unanimità, un ordine del giorno della Lega nord che impegna la giunta a verificare la possibilità di programmare la regimazione dell'alveo dei fiumi. Analogamente è stato accolto un documento dello Sdi che invita la giunta a porre limiti precisi e inderogabili allo sfruttamento dei giacimenti estrattivi.
Daniele Acconci

 

Un consiglio all'insegna dei temi ambientali

Forza Italia ha incalzato l'amministrazione sui temi ambientali. Con due interpellanze il capogruppo azzurro Mariano Peviani ha chiesto notizie sulla messa in sicurezza dell'argine in località Colombare di Castelnuovo e sulle emissioni maleodoranti provenienti da insediamenti produttivi nel comune di Guardamiglio. Gli ha risposto l'assessore all'ambiente Francesca Sanna, che ha ripercorso la storia della bonifica di Castelnuovo spiegando che non sussistevano impedimenti per il rilascio della concessione. La Sanna si è quindi soffermata sul valore fondiario dell'intervento, ricordando che l'Autorità di bacino ha addirittura elargito finanziamenti per casi analoghi. Sulle puzze di Guardamiglio l'assessore ha affermato di essere a conoscenza della particolarità della situazione. In zona vi è un'industria di animali e una conceria. La prima ha dovuto far fronte a una moria eccessiva di bestiame che ha provocato un collasso del sistema di smaltimento. Il comune è intervenuto solo il 9 settembre con un'ordinanza che ha regolato le quantità e i tempi di smaltimento. Sulla conceria, la Sanna ha ricordato che sono stati compiuti vari controlli che si sono conclusi il luglio scorso con il sequestro degli scarichi da parte della procura della Repubblica e la rilevazione della loro difformità dai parametri consentiti. La legge però nel frattempo ha prorogato la possibilità della messa in regola degli scarichi, quindi i reflui della conceria sono ritornati a essere all'interno dei parametri di legge. La ditta comunque si sarebbe detta disponibile a migliorare le sue tecnologie per evitare altre fughe di emissioni maleodoranti.

 

Lettere al IL CITTADINO del 18 settembre 2003

ALLUVIONE
Il comune non mi ha dato il contributo

Lettera aperta all'Ufficio alluvione del comune di Lodi: «Mi è stato comunicato che il contributo del comune a favore degli alluvionati non mi è stato riconosciuto in quanto avete preso come punto di riferimento la prima stima dei danni, puramente indicativa, che ammontava a euro 15.000 e non l'effettiva spesa totale finale da me sostenuta pari a euro 35.500. Basandovi sulla stima indicativa e avendo ottenuto un rimborso assicurativo di euro 22.875 avete ritenuto di non riconoscermi alcun contributo.
La vostra valutazione non mi sembra affatto corretta, dato che a tutt'oggi sono comunque scoperto di ben 12.600 euro.
L'assicurazione da me contratta non è scaricabile dalle tasse, ha un costo annuale elevato che pago regolarmente da ben 10 anni: e non mi risulta che il comune di Lodi si sia fatto carico in questi anni di contribuire alla spesa. In compenso il sottoscritto ha sempre contribuito a tutto quanto dovuto al vostro comune. Gran parte delle spese da me sostenute sono supportate da regolare fattura e l'aver comunicato il rimborso assicurativo è un segno tangibile di correttezza e onestà; mi risulta che qualcuno abbia sorvolato e abbia avuto il contributo; non dico altro!
Ancora una volta l'onestà non paga, il mondo è dei furbi. Da parte vostra aver preso come punto di riferimento la mia prima valutazione (15.000 euro), mi sembra una grande "furbata" e io non vorrei essere considerato il cittadino di Lodi che ha subìto oltre il danno anche la beffa.
Sono, come tanti, un alluvionato che ha subìto un danno di euro 12.600, soldi sborsati di tasca mia, e come hanno avuto il contributo gli alluvionati con un danno di gran lunga inferiore al mio non vedo perché io debba esserne esente.
Già mi sento poco protetto dalla vostra giunta, che non risulta stia facendo molto per far sì che l'evento non si ripeta. Vi ricordo che tra poco arriverà l'inverno e non vorrei ritrovarmi nelle medesime condizioni del famigerato novembre del 2002. Quindi chiedo formalmente che mi sia dato quello che è nel mio pieno diritto. Rimango a vostra disposizione per eventuali pezze giustificative in mio possesso, anche se mi risulta che avete risarcito solo sulla base di quanto presentato dai cittadini senza richiedere alcuna fattura. Attendo comunque al più presto una vostra risposta come è nei miei pieni diritti di cittadino».
Claudio Gauzolino Lodi

 

Del IL GIORNO del 18 settembre 2003

«Rapporto ghiaia estratta-abitanti: il Lodigiano ha il record lombardo»

LODI — «La nostra è la provincia con il numero più elevato di metricubi di attività estrattiva pro capite». A lanciare l'accusa alla giunta guidata da Lorenzo Guerini è stato il gruppo di Forza Italia nel corso del consiglio provinciale di martedì, in cui era in votazione il piano cave. «Un indice di 7,9 metricubi per ogni lodigiano - spiegano i forzisti Mariano Peviani e Patrizia Cardone -. La maggior parte delle province oscilla tra i 2 e i 3 metricubi: Lecco, Milano, Pavia, Varese, Como e Sondrio. Cremona si attesta sulla media regionale di 4, Bergamo raggiunge quota 5 e solo Brescia e Mantova superano il 6. Anche togliendo gli inerti, che al Lodigiano servono per i cantieri della Tav, la linea ferroviaria per l'altà velocità, la media resta elevata: attorno ai 5,5 metricubi a testa».
«Esiste davvero questo fabbisogno nel Lodigiano? Oppure parte del materiale viene asportato per finalità speculative non destinate al territorio?», si chiedono i consiglieri di Forza Italia. I quali aggiungono che il piano «è stato preconfezionato in giunta e in commissione, mentre nella maggior parte delle altre province si è seguito l'iter delle varianti con un duplice passaggio in consiglio, pubblicazione dell'atto e valutazione delle osservazioni».
La Provincia nega qualsiasi irregolarità. «Abbiamo fatto un lavoro approfondito in commissione - replica l'assessore Francesca Sanna -. Addirittura, secondo il nostro legale, bastava il solo passaggio in giunta». Sui calcoli fatti da Forza Italia, la risposta è dura: «Si tratta solo di statistiche. In ogni caso, oltre alla Tav si sta facendo un grosso lavoro di messa in sicurezza delle strade, comprese quelle ex Anas. Nonostante questo, abbiamo predisposte attività estrattive per la metà di quanto richiesto dal nostro ufficio dei lavori pubblici su base decennale, con una maggiorazione solo del 10% rispetto al piano cave del Consorzio del Lodigiano di dieci anni fa. Perchè Forza Italia non ha obiettato sul fatto che la Regione ci abbia imposto per la Tav di impegnare le cave di Camairago e San Rocco, non previste?».
Laura De Benedetti

 

Piano regolatore: sul futuro dell'Adda la partecipazione c'è

TREZZO SULL'ADDA - Si sono aperti i tavoli del piano regolatore partecipato. L'innovativa procedura, che dovrebbe portare cittadini e soggetti interessati a partecipare alla stesura del nuovo piano regolatore, ha preso il via lo scorso lunedì sera.
Il primo tavolo, dedicato al fiume Adda, ha visto la partecipazione di circa cinquanta persone intervenute per dare il proprio contributo, a titolo personale o rappresentando associazioni, sotto il coordinamento dell'istituto di ricerca Ecopolis, al quale l'Amministrazione comunale trezzese ha affidato l'incarico di mettere a punto il progetto di partecipazione per la stesura del nuovo Piano regolatore generale del paese.
Le questioni che hanno tenuto banco durante la serata di lunedì, e che saranno sviluppate nei prossimi incontri, sono di carattere ambientale: l'inquinamento delle acque dell'Adda e la salute generale del lungo fiume, una fruizione non sufficientemente controllata e regolamentata del turismo, soprattutto durante i fine settimana, e il rischio di assistere passivamente a una modifica della biodiversità ambientale del fiume. I prossimi incontri sulle tematiche legate al fiume Adda saranno lunedì 13 e martedì 28 ottobre.
Intanto anche gli altri tavoli tematici sono in procinto di aprire la discussione. Già nella serata di domani, nell'auditorium della villa comunale di via Dante, si insedierà il tavolo che si occuperà dei centri urbani. L'ultimo tavolo ad aprire i lavori sarà quello che si occuperà della mobilità sul territorio, prendendo il via solo mercoledì 24 settembre.
Filippo Carcassola

 

Da IL CITTADINO del 19 settembre 2003

Riunione a vuoto
Un altro inverno con gli argini a rischio

Una riunione per sentirsi dire che quest'inverno non si potrà fare altro che incrociare le dita e sperare che non si verifichi un'altra alluvione. Non ha avuto un esito esaltante l'incontro che si è tenuto martedì a Parma e che ha visto la partecipazione di rappresentanti dell'Aipo (Agenzia interregionale per la gestione del fiume Po), dell'Autorità di bacino, del dipartimento di protezione civile della regione, del comune, del Corpo forestale e delle province di Lodi e Milano: «Recentemente avevamo chiesto la posa di altri idrometri a monte di Lodi - spiega l'assessore all'ecologia Franesco Marzorati - e il loro collegamento in rete, al fine di avere l'opportunità di valutare le modalità di eventuali piene». L'Aipo ha effettivamente installato un idrometro a Canonica d'Adda, sulla confluenza del Brembo, ma il Pirellone non ha i soldi per i provvedimenti di sua competenza: il collegamento a un'unica centralina e la taratura di tutti gli apparecchi alla ricerca delle medesime modalità di lettura. «A questo punto provvederemo con le risorse umane disponibili - aggiunge Marzorati -, chiedendo ai volontari di mantenere la presenza agli idrometri fissi e di comunicare con noi via radio o telefono».
Nel corso del confronto di Parma, inoltre, l'Autorità di bacino ha fatto sapere alla regione che avrà bisogno di più tempo a disposizione per effettuare lo studio sull'intera asta fluviale dell'Adda. Il documento, commissionato proprio dal Pirellone, avrà dimensioni più ampie e avrà bisogno di approfondimenti sui versanti della meteorologia, della geomorfologia, dell'idraulica e dell'idrogeologia dell'asta dell'Adda e per il momento l'Autorità di bacino si è limitata a comunicare le modalità di esecuzione dello studio, mentre ormai non si parla più dello stralcio riguardante il tratto urbano di Lodi: «Se fosse stato pronto entro giugno, secondo gli accordi - afferma l'assessore - i tempi sarebbero stati congrui. A questo punto non c'è la possibilità né di progettare e né di eseguire opere di difesa in vista di una possibile alluvione».
Al momento, dunque, non resta che sperare: l'Aipo ha assicurato che progetterà il ripristino dell'argine alla colonia Caccialanza, ma l'opera non sarà pronta prima del 2004. Nel frattempo si continua a parlare dell'innalzamento della strada di Boffalora (l'argine naturale): «È un'opera necessaria ma insufficiente - conclude Marzorati -: è infatti necessario che venga realizzata la difesa spondale all'ex Sicc». Servono però i 2 miliardi di vecchie lire stanziati dal Pirellone e gli altri 3 che potrebbero venire scorporati dal piano urbano contestato e ormai sul viale del tramonto.
Ar. Bo.

 

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