Lodi, 14 settembre
2003
Cari amici anche questa settimana
è ricca di cronaca di nostro interesse, dopo la lettura
(per chi ancora non lo ha fatto) inviate
il vostro pensiero, suggerimento, commento al Comitato e
perché no anche alla stampa per la sua diffusione.
Venerdì l’assemblea svolta all’oratorio del
Borgo, ha avuto riscontro positivo.
È stata condivisa all’unanimità la volontà
di ricorrere al TAR per le delibere sulle
paratie da costruirsi su via Milano ed è stata quasi
raggiunta la somma occorrente per le spese legali e la perizia
(nei prossimi giorni contiamo di arrivare al totale necessario).
Dopo questa presa di posizione, rilevato che i nostri Parlamentari
non agiscono, dobbiamo muoverci noi, il prossimo impegno come
annunciato, sarà una manifestazione eclatante da suscitare
“vero” interesse da parte del Governo Centrale e
della regione Lombardia.
Dopo aver concordato la manifestazione con tutti i rappresentanti
dei comitati alluvionati, renderemo pubblico l’evento.
Con la presente si allega
BANDO REGIONALE PER LA CONCESSIONE
DI FINANZIAMENTI A PICCOLE E MEDIE IMPRESE indetto
della Regione Lombardia, la quale ha recentemente approvato
ulteriori stanziamenti - rispetto a quelli già approvati
per contributi a privati - per la concessione di finanziamenti
alle piccole e medie imprese danneggiate dagli eventi alluvionali
dello scorso novembre. Nei limiti dei suddetti stanziamenti
potranno, perciò, essere concessi alle imprese finanziamenti
della durata di cinque anni per l'acquisto di attrezzature,
macchinari ed arredi e della durata di 10 anni per la ristrutturazione
e/o ricostruzione dell'immobile adibito all'attività
esercitata dall'impresa. Le modalità operative per l'ottenimento
dei finanziamenti sono comunque indicate in modo specifico nel
bando regionale (Clicca
qua). Le imprese che abbiano già
beneficiato di agevolazioni pubbliche potranno accedere ai finanziamenti
regionali solamente per la parte eccedente il danno dichiarato
e rimasto escluso dalle predette agevolazioni pubbliche. In
ogni caso, tutti i necessari chiarimenti ed informazioni potranno
essere acquisiti presso le associazioni di categoria che hanno
espresso la loro disponibilità a fornire alle imprese
associate la dovuta assistenza e precisamente: Confartigianato/
Artigiancredito del lodigiano 0371/439197, Unione Artigiani/Confialo
- tel 0371/439413 e Unione C.T.S. Prov. Lodi tel. 0371/432138.
Le domande dovranno essere presentate presso l’ufficio
Comunale "Ufficio Alluvione", entro e non oltre il
3 Ottobre prossimo venturo.
Ringrazio per l’attenzione, e mi è gradita l’occasione
per porgere cordiali saluti.
Domenico Ossino
Presidente
C.AL.LO. Onlus
PS.:è possibile leggere
le comunicazioni del Comitato all’indirizzo:
http://www.nautilaus.com/alluvionati.htm
Attenzione il primo articolo
che segue è una recensione dell’anno scorso.
È riportata di proposito perché nei prossimi giorni
si tornerà a parlare degli “sfollati” dell’alluvione.
Da
IL GIORNO del 4 dicembre 2002
Sfollati allo sbando
LODI - Dopo il danno, la beffa. Con la casa travolta dall'Adda
e completamente inservibile, dopo aver perso in pochi minuti
i sacrifici di una vita, una decina di famiglie si trova ora
abbandonata a se stessa. “Vogliamo aiuti davvero concreti,
non palliativi che ci creano ulteriori disagi”, dice Domenico
Ossino, un alluvionato di via Torino. Ieri mattina il Comune
ha consegnato a lui e a qualche altro capofamiglia le chiavi
di alcuni appartamenti situati al Chiosino, nel palazzo delle
Poste. “Così come sono - spiega Ossino - sono completamente
inutilizzabili. Vanno letteralmente bonificati, ripuliti e tinteggiati.
In più, devono essere ancora fatti gli allacciamenti
di luce e gas. Insomma, ci sentiamo presi in giro e allo sbando”.
Questa mattina, gli sfollati si troveranno al Chiosino con i
tecnici comunali per una prima valutazione degli interventi.
“Bisogna far presto”, chiede Ossino.
Da
IL CITTADINO del 8 settembre 2003
Riccardo Groppali si dice anche d'accordo sul recupero delle
cave a lago
Il nuovo direttore del Parco Adda punterà su piccola
fauna e insetti
Marcite, filari ai margini dei campi e prati stabili sono scomparsi
dalla pianura padana. Insieme a pavoncelle, beccaccine e averle
che vivevano in questi ambienti privilegiati. Il nuovo direttore
del Parco Adda sud Riccardo Groppali prenderà servizio
all'inizio di ottobre, ma ha già le idee chiare sui settori
sui quali si vorrà impegnare maggiormente. I suoi obiettivi
andranno confrontati con quelli del consiglio di amministrazione,
ma secondo lui sarebbe opportuno porre attenzione sulla piccola
fauna e sugli insetti: danno l'idea dello stato dell'ambiente
e sono il fondamento di tutto il resto. «Ho partecipato
al concorso - spiega Groppali, che è docente di conservazione
della natura all'università di Pavia - perché
mi interessava applicare le cose che insegno e un parco in Pianura
Padana offre un'occasione importante. Si sono cancellate, in
questi anni, infatti, tutte le modificazioni della natura e
degli ambienti coltivati. Il nostro è un territorio sempre
più uniformato per ragioni di economia generale».
Sono venuti meno gli alberi isolati, le siepi, i filari, le
strade campestri, si è modificata anche tutta la rete
irrigua, le paludi sono andate distrutte e le aree boscate ridotte.
L'obiettivo di un parco, dice Groppali, è di conciliare
le esigenze della popolazione con quelle dei produttori e della
natura. Anche se «far quadrare il cerchio non è
sempre facile. Spesso ci si confronta con abitudini consolidate:
si è sempre fatto così e si continua a fare così.
Questo atteggiamento fa prendere dei grossi abbagli, sia ai
produttori che agli enti». Ecco perché aver diviso
il parco in zone di tutela è stato fondamentale. «Vanno
protette meglio - dice Groppali - le aree vicine al fiume. I
parchi di pianura sono in condizioni di estrema difficoltà
perché l'ambiente all'esterno è sempre peggio.
Non si trova niente di meglio che progettare nuove strade e
capannoni e la protezione del territorio entra spesso in conflitto
con il suo utilizzo». Il ruolo di un direttore di parco
è di fare delle proposte, ma che vanno poi visionate
«da chi ha l'obbligo e il dovere di prendere delle decisioni».
Il suo predecessore Luca Canova se n'era andato facendo capire
che il consiglio del Parco voleva far passare per zone umide
l'apertura di alcune cave. «Ho una discreta esperienza
nel campo di recupero della cave a lago - dice invece Groppali
-. Sulla opportunità di farne di nuove all'interno di
ambienti in buone condizioni non sono d'accordo, ma è
possibile lavorare su quelle che ci sono già e fare qualcosa
di buono».
Cri. Ver.
Bertonico, slitta all'aprile
2004 la consegna del nuovo ponte
Si sblocca la vicenda infinita del cantiere del nuovo ponte
sull'Adda tra Bertonico e Montodine. Toccherà alla Cooperativa
costruttori di Argenta portare a termine entro il 30 aprile
del 2004 il manufatto. Lo si è deciso ieri nel corso
del summit convocato in prefettura a Cremona.
Bertonico Gli operai
torneranno a metà ottobre, comuni e province vigileranno
sui tempi del cantiere
L'azienda in crisi finirà il ponte
Ultimatum alla Costruttori: lavori conclusi in sei mesi
Bertonico Toccherà alla Cooperativa costruttori di Argenta
portare a termine entro il 30 aprile del 2004 il cantiere del
nuovo ponte sull'Adda tra Bertonico e Montodine. Si sblocca
finalmente la vicenda infinita del viadotto che dovrà
sostituire il vecchio manufatto caduto nel 1994: la notizia
che sarà la ditta appaltatrice, finita sull'orlo del
fallimento lo scorso giugno ma rimasta in piedi grazie ai benefici
della legge Prodi, a concludere i lavori è stata comunicata
ieri nel corso del summit convocato in prefettura a Cremona.
Alla riunione hanno partecipato il prefetto di Cremona Oreste
Iovino, il viceprefetto vicario di Lodi Erminia Rosa Cesari,
il vicepresidente della provincia di Lodi Mauro Paganini, l'assessore
provinciale alla viabilità di Cremona Fiorella Lazzari,
i sindaci di Bertonico Luisangela Salamina e di Montodine Ferrante
Castelli, l'ingegner Ippolito La Rosa in rappresentanza dell'Anas
di Milano e l'avvocato Renato Nigro, commissario straordinario
per l'amministrazione della ditta romagnola. Sfuma dunque l'ipotesi
del riaffidamento a un'altra ditta dei lavori di completamento
del ponte: l'amministrazione straordinaria della Coop Costruttori
ha inserito l'opera di Bertonico tra le priorità. L'avvocato
Nigro ha confermato che si è provveduto, con tempestività,
a effettuare tutti i passaggi previsti dalla normativa per avviare
l'attività dell'impresa. Secondo le previsioni dei tecnici,
il cantiere dovrebbe riaprire verso la metà di ottobre:
dunque, si annunciano sei mesi di lavori nel corso dei quali
la ditta ferrarese sarà chiamata a eseguire quegli interventi
di completamento rimasti in sospeso dopo il blocco delle attività
a seguito della crisi, nata da problemi di liquidità.
Gli enti che hanno partecipato al summit, e in particolare i
comuni, hanno chiesto precise garanzie circa lo svolgimento
degli ultimi lavori: a questo proposito, è stato istituito
un tavolo tecnico che dovrà seguire passo dopo passo
il cantiere (il tavolo, aperto alle prefetture, alle province,
ai comuni, al commissario della Coop Costruttori e all'Anas
si convocherà la prima volta il 29 ottobre a Cremona).
Soddisfatto il sindaco di Bertonico Luisangela Salamina. «Finalmente
abbiamo una tempistica certa e un referente sicuro per quanto
riguarda la ditta appaltatrice - spiega il primo cittadino -;
siamo veramente a un passo dalla conclusione del cantiere: se
tutto andrà per il verso giusto potremmo arrivare all'inaugurazione
per la fine della primavera e l'inizio dell'estate 2004».
Gli amministratori comunali hanno inoltre chiesto all'Anas di
impegnarsi per la manutenzione tempestiva del bailey a senso
unico alternato che collega le due province.
Cristiano Brandazzi
Da
IL CITTADINO del 9 settembre 2003
Camairago Cancellato il sito previsto dalla regione che doveva
sorgere alla cascina Sandola
Lo Stato blocca la nuova cava
L'assessore provinciale Sanna esulta: «È un precedente
importante»
Camairago Eliminata una delle tre cave in progetto a Camairago:
oltre al polo estrattivo Po Ovest di San Rocco al Porto, una
recente sentenza del Consiglio di Stato ha cancellato anche
il sito estrattivo da oltre 1 milione di metri cubi di materiale
inerte che doveva sorgere presso la cascina Sandola in territorio
di Camairago, progetto previsto nel piano delle escavazioni
nel Lodigiano dalla regione Lombardia nell'estate del 1999.
Indebitamente introdotto, secondo il Consiglio di Stato che
fa così esultare l'assessore provinciale Francesca Sanna:
«Questa sentenza è importante - commenta l'assessore
Sanna - perché fissa alcuni principi ben saldi e costituirà
un precedente significativo per regolare i rapporti tra provincia
e regione Lombardia». Di fatto viene rafforzata la delega
in capo alla provincia di Lodi per la politica delle escavazioni
nel territorio di propria competenza: «Il Consiglio di
Stato - spiega l'assessore - ha riconosciuto che di fronte alle
nostre opposizioni di carattere tecnico la regione Lombardia
doveva motivare approfonditamente le ragioni dell'introduzione
di quei siti estrattivi. Invece l'esame presentato dal comitato
tecnico regionale è stato considerato incongruente e
inadeguato dal Consiglio di Stato, che segnala anche l'omissione
di adeguate analisi idrogeologiche e sulle interazioni tra scavo
e falda freatica». Non solo: «Nella sentenza - prosegue
la Sanna - si ribadisce pure che si doveva tenere conto delle
prescrizioni del Piano stralcio delle fasce fluviali entrato
in vigore, sia per quanto riguarda la cava di San Rocco nella
golena del Po sia per quella di Camairago vicino all'Adda».
A differenza di quanto era accaduto a San Rocco al Porto, di
fronte all'introduzione della nuova cava a Camairago non si
erano verificate contestazioni da parte dell'amministrazione
locale capeggiata dal sindaco Giuseppe Gozzini, che in precedenza
aveva già accettato il trasferimento nel proprio territorio
(a cascina Vallicella) dei diritti di escavazione del contestato
sito sanrocchino denominato Bosco della Lite; peraltro la cava
di cascina Vallicella risulta per ora solo una previsione sulla
carta, mentre gli scavi sono partiti presso la cava di prestito,
autorizzata dalla regione aggirando il Piano cave lodigiano
per le esigenze della costruzione della ferrovia ad alta velocità,
in località San Vito al confine tra i territori di Camairago
e di Castiglione d'Adda. Si erano levate proteste invece sulla
cava di cascina Sandola dal Parco Adda Sud e dalla provincia
di Lodi, che dopo una prima sconfitta davanti al Tar ha visto
riconosciute le proprie ragioni dal Consiglio di Stato.
Daniele Perotti
Da
IL CITTADINO del 10 settembre 2003
Dagli enti locali
Più soldi per i danni dell'alluvione di novembre
Sono più del previsto i contributi per gli ingenti danni
subiti dalla popolazione di Lodi nell'alluvione del novembre
2002. Rispetto ai termini indicati all'inizio dell'estate, al
finanziamento deciso da comune e provincia sono state ammesse
più famiglie e aziende. I contributi per le abitazioni
sono ad esempio cresciuti da 529mila e 545mila euro. E adesso
anche la regione ha assicurato uno stanziamento.
Cresciuti rispetto alle
previsioni gli aiuti per i proprietari di abitazioni e di box
danneggiati:
in totale stanziati 65 mila euro in più
Agli alluvionati liquidati 954 mila euro
Quasi interamente versati i contributi di comune e provincia
Pochi, maledetti, e quasi subito. Per ora gli alluvionati si
devono accontentare dei soldi messi a disposizione dal comune
e dalla provincia, in attesa che anche il Pirellone faccia il
suo. Nelle scorse settimane, infatti, anche la regione ha messo
finalmente a disposizione dei soldi pubblici per la ristrutturazione
delle mura domestiche (o delle aziende) dopo la disastrosa piena
dello scorso novembre. Invece i soldi degli enti lodigiani sono
già stati liquidati quasi tutti, a parte qualche disguido.
Rispetto ai termini indicati all'inizio dell'estate, al finanziamento
sono stati ammessi più famiglie e più titolari
d'azienda. I contributi per i proprietari di abitazioni e box
allagati infatti sono cresciuti fino a 545.853 euro rispetto
alle previsioni iniziali di 529 mila euro (e le domande accolte
sono passate da 385 a 404). Stesso discorso anche per i proprietari
dei soli box auto, in tutto 218 rispetto ai 191 di poche settimane
fa: riceveranno globalmente 72.827 euro. In aumento anche gli
affittuari colpiti: quelli che devono pagare i danni sia per
la casa che per il garage passano da 45 a 47, e le erogazione
crescono fino a 66.354 euro. Chi ha in affitto solo il box auto
avrà invece un incremento complessivo di poco meno mille
euro (11.610 in totale), frutto di una crescita delle domande
accolte dalle iniziali 31 alle attuali 35. Aumenti minimi per
i danni alle automobili, con due richieste di contributo accolte
in più (31 liquidate) e una somma complessiva di 9.787
euro, mentre decisamente più consistente l'incremento
di quota per le aziende devastate dall'acqua, passate da 119
a 132 e con un picco di finanziamenti pubblici cresciuto fino
a 227.744 euro. Questo significa che il contributo diretto liquidato
congiuntamente da comune e provincia ammonta a 953.925 euro,
circa 65 mila euro in più rispetto alla cifra di 888.503
euro inizialmente prevista. «La buona notizia - afferma
il sindaco Aurelio Ferrari - è che mi risulta che i contributi
siano stati liquidati tutti. Forse c'è ancora qualche
disguido ma verrà risolto entro breve». L'aumento
dei finanziamenti è stato decretato anche dai 19.580
euro spesi in più dal comune per integrare il contributo
in conto energia di 100 mila euro messo a disposizione dall'Astem.
Oltre ai 451 residenti già beneficiati dell'assegno da
220 euro per sostenere le maggiori spese sul riscaldamento durante
il periodo dell'alluvione, sono stati ammessi altri cittadini
che avevano presentato in ritardo la richiesta di contributo.
Già arrivata nelle case anche la prima tranche di contributi
in conto tasse, vale a dire l'acconto sull'Ici 2003: «Per
ora abbiamo mandato nelle case degli alluvionati - dice Ferrari
- assegni da 154 euro che sono il minimo dell'imposta. Poi speriamo
di spedire i conguagli entro la fine dell'anno, perché
il calcolo dell'imposta richiede conti piuttosto complicati».
Da liquidare restano ancora i soldi messi a disposizione in
conto interessi: circa 150 mila euro che serviranno ad abbattere
di un punto percentuale gli interessi sui mutui accesi dagli
alluvionati per ristrutturare case e aziende allagate. si tratta
di 132 aziende e una quarantina di privati cittadini.
Francesco Gastaldi
«La protezione
civile avrà il pick-up, a costo di pagarlo interamente
noi»
Alla protezione civile di Lodi arriverà il mezzo di trasporto
richiesto, un pick-up coperto per il quale il comune ha già
indetto una gara. Ad assicurarlo è l'assessore all'ambiente
comunale Francesco Marzorati: «C'è da starne sicuri,
il mezzo promesso alla Protezione civile del capoluogo capitanata
da Alberto Panzera arriverà e in proposito nessuno deve
avere dubbi, dovessimo arrivare a pagarlo tutto noi. Anche se
- aggiunge Marzorati - noi attendiamo l'aiuto che ci era stato
promesso dalla Provincia. In ogni caso nulla fermerà
la nostra volontà di dotare la nostra protezione civile
del mezzo che ritiene necessario per poter agire sul territorio
in maniera efficace ed efficiente». Alberto Panzera è
alla guida di 23 volontari che, dopo essere stati addestrati
in più corsi, sono pronti per intervenire nel caso di
incendi boschivi, primo soccorso. Si tratta di volontari esperti
in psicologia applicata e in trasmissioni radio. Lo stesso Panzera
può vantare azioni in 11 comuni nell'ambito del programma
«Scuolasicura», tra 14 scuole seguite e istruite
e più di 3.000 ragazzi coinvolti in prove d'evacuazione
previste e volute dal ministero della pubblica istruzione. In
questo lasso di tempo d'attesa, tra l'altro, il gruppo di Protezione
Civile del capoluogo oltre a mantenere vivo l'aggiornamento
si è anche dedicato alla ristrutturazione della sede.
A turni e per più ore, i volontari si sono alternati
per rendere i locali non solo più funzionali ma anche
più accoglienti.
Il piano cave all'attenzione
dell'assemblea di via Grandi
Saranno il piano cave e la nuova sede della provincia a tenere
banco nella seduta del consiglio provinciale di martedì
prossimo, la prima dopo le vacanze estive. In realtà,
su San Cristoforo non è stato previsto alcun punto all'ordine
del giorno. In compenso la presidente Loredana Losi e il direttore
generale della provincia Orazio Garofalo hanno concordato una
visita guidata per tutti i consiglieri provinciali nei cantieri
dell'ex convento di via Fanfulla, i cui lavori sono ormai prossimi
alla conclusione. La visita era stata inizialmente fissata all'inizio
del maggio scorso e successivamente spostata per l'indisponibilità
di diversi consiglieri. Punto principale della visita sarà
la nuova "casa" dei consiglieri, il salone del consiglio
provinciale che con un nuovo impianto di registrazione audio/video
darà la possibilità al pubblico di seguire le
sedute nell'aula sottostante in videoconferenza, come già
avviene ad esempio per la sala riunioni dello Spazio regione
in via Haussmann.
La seduta consiliare inizierà invece alle 16 e sarà
dedicata soprattutto al nuovo piano cave, che è già
stato presentato ai consiglieri nell'ultima seduta pre-festiva
del 28 luglio. Il documento prevede 770 mila metri cubi all'anno
di ghiaia (divisi nei quattro siti estrattivi di Belvignate,
Vallicella, Geroletta e Belgiardino) e di 965 mila metri cubi
annui di sabbia che verranno reperiti in undici cave del territorio.
Il documento resterà in vigore per dieci anni. Dopo la
presentazione del 28 luglio, martedì si procederà
alla discussione in consiglio e all'approvazione. Sul tema del
piano cave è annunciata anche una mozione di Rifondazione
Comunista. Per il resto della seduta sono previste soltanto
interpellanze, mozioni e ordini del giorno.
Un'interpellanza di Forza Italia riguarda la messa in sicurezza
di un argine sull'Adda, in località Colombare di Castelnuovo
Bocca d'Adda, seguita da un'altra interrogazione del gruppo
azzurro sulle emissioni maleodoranti emesse dalla conceria Palladio
a Guardamiglio (per cui la provincia aveva bloccato gli scarichi,
dissequestrandoli nei giorni scorsi dopo la proroga dei termini
concessa dal governo con un nuovo, discusso, decreto). In aula,
inoltre, si tornerà a parlare di alluvione e sicurezza
degli argini con un ordine del giorno della Lega sulla mancata
manutenzione dell'alveo dell'Adda e del Po.
F. G.
Da
LETTERE al IL CITTADINO del 10 settembre 2003
Lodi
La gente è stanca e arrabbiata
Egregio Direttore, è appena trascorso in sordina un po’
per tutti il mese d’agosto.
Ora il dramma che sta vivendo in questi giorni la gente del
Friuli, alla quale va la piena e consapevole solidarietà
di chi, come noi, ha provato sulla propria pelle cosa siano
le alluvioni, ci ricordano che questa estate anomala sta volgendo
ormai alla fine, e tante, troppe Cassandre, stanno prevedendo
tragedie, sconquassi, alluvioni e chi più ne ha più
ne metta.
Previsioni facili, purtroppo, perché nonostante il tempo
passato, nonostante le lezioni ricevute e le ferite ancora aperte,
si è fatto troppo poco e - spesso - quel poco è
più legato all'immagine e all'appalto, che all’effettiva
sicurezza dei cittadini.
Così, mentre Lodi è ancora lontana da una reale
messa in sicurezza, c'è chi ci ricorda che di "naturale"
in queste catastrofi c'è realmente ben poco, se andiamo
ad analizzare in profondità i comportamenti sin qui tenuti
e quelli che sarebbero stati opportuni tenere.
La sicurezza delle persone, delle loro aziende, dei loro beni
e dei loro affetti, è qualcosa che va protetto prioritariamente.
Tutto il resto è solo chiacchiere e fumo.
In questi giorni, dopo tanto caldo e roghi a non finire, s’inizia
con i disastri alluvionali. Nessuna “lezione” di
quanto succede oramai in Italia ogni anno, ha insegnato che
è prioritario inserire corposi fondi nei capitoli di
spesa dedicati alla difesa del suolo e alla prevenzione di disastri
“poco” naturali; nei nostri governanti di ieri e
d’oggi nessuno escluso, si è radicata la mentalità
che è meglio ricostruire di prevenire.
E già, ricostruire soprattutto nel pubblico (strade,
ponti ecc.), un business per qualcuno, ma i privati, le imprese?
! Privati e imprese oggi, per danni subiti a causa di calamità,
devono fare i conti con la burocrazia, per ricevere solamente
un pugno di mosche. Lo Stato non fa niente per evitare tragedie,
pardon sono in errore… Lo Stato “oggi” fa
i tagli sul territorio a beneficio delle grandi opere, trasporti
marittimi, trasporti aerei, Mezzogiorno (finanziata un’autostrada
fantasma sei volte, con il risultato che è sempre fantasma);
se il Presidente del Consiglio non cambia i cattivi consiglieri
rischia di “naufragare”!
Lo Stato di “ieri” non ha fatto niente, spudoratamente
niente, è stato a guardare, gli uomini al governo erano
troppo occupati in lotte intestine per la poltrona di Palazzo
Chigi.
Ora per il Friuli, il Presidente Illy parla di “disastro
annunciato” con danni tra i cinquecento e i mille miliardi
d’Euro, senza contare le vittime, ancora vite umane immolate
per un gravissima “onda” di vuoto politico, amministrativo,
culturale.
È tragicomica la dichiarazione del dott. Guido Bertolaso,
Capo della Protezione Civile Nazionale sui quotidiani nazionali:
"Ventuno radar annunceranno le calamità in arrivo,
una nuova sfida siamo in grado di monitorare l’intero
territorio nazionale. Abbiamo previsto e gestito questa ondata
di maltempo!"
Ci complimentiamo dott. Bertolaso per il “successo”
ottenuto: solo due morti, duecento sfollati che minimo saranno
abbandonati al "fai da te", quattrocento case coinvolte,
senza contare i danni alle infrastrutture e generali.
Si leggono anche le “enunciazioni” per il nostro
nord, dichiarazioni del CNR: "Ora il nord è a rischio
calamità; la gente deve essere pronta per le emergenze!"
Il CNR aggiunge inoltre “nessun alibi climatico è
tutta colpa dell’incuria, i corsi d’acqua sono diventati
bombe ad orologeria, basta una notte di pioggia forte per provocare
straripamenti devastanti”.
Grazie CNR, la gente più che pronta è spaventata,
stanca ed arrabbiata.
Il CNR ha sbagliato destinatario, sono le Istituzioni varie
preposte, con piani efficienti aggiornati di Protezione Civile
ed esercitazioni frequenti che devono essere pronte per le emergenze;
se dobbiamo oltre pagarle autogestirci da soli, bhé spero
che la prossima acqua e fango che dovremo subire ci “regali”
un po’ di giustizia; sarà la vendetta del suolo
sul nostro territorio.
Ringrazio e cordialmente saluto
Domenico Ossino
Presidente
Comitato Alluvionati Lodi Onlus
c.al.lo@tin.it
Da
IL CITTADINO del 12 settembre 2003
Il Pirellone ha stanziato 90 milioni di euro a copertura degli
interessi pagati da chi ha acceso mutui
La regione apre finalmente il borsello
Dal Pirellone finalmente arrivano i primi soldi per gli alluvionati.
La regione infatti ha emesso un bando per le imprese alluvionate,
mettendo a disposizione 90 milioni di euro. I soldi saranno
erogati in conto interessi, cioè serviranno a quei titolari
che hanno deciso di accendere mutui o finanziamenti per rimettere
in sesto l'azienda colpita dalla piena. L'aiuto del Pirellone
consiste nell'abbattere il tasso d'interesse sui mutui fino
all'1,39 per cento. Dei 90 milioni a disposizione, 70 vengono
erogati per gli eventi alluvionali del novembre scorso, mentre
i rimanenti 20 sono stati messi a disposizione per gli allagamenti
dell'agosto scorso, che non hanno colpito in modo grave il Lodigiano.
La quota più ampia, 52 milioni di euro, servirà
alle aziende che sono state danneggiate dalla furia dell'acqua
e il 60 per cento servirà a finanziare investimenti in
nuove attrezzature e macchinari, mentre il resto servirà
alla ricostruzione o alla ristrutturazione degli immobili rovinati.
Gli altri 18 milioni di euro saranno invece erogati a favore
delle ditte completamente distrutte dalla piena.
Difficile dire quante aziende lodigiane potranno accedere ai
finanziamenti. Quelle che hanno chiesto di accedere ai fondi
in conto interessi erogati dal comune (100 mila euro la cifra
complessiva) sono state in tutto 42, mentre i privati cittadini
sono 45. Il bando è tuttavia depositato presso gli uffici
della ragioneria del comune di Lodi e disponibile anche consultando
il sito internet del comune, www.comune.lodi.it. Le domande
dovranno essere presentate entro il 3 ottobre.
Nel frattempo, i comitati degli alluvionati si preparano ad
affilare nuovamente le armi. Stasera alle 21, nel salone dell'oratorio
del Borgo, il Comitato alluvionati riva destra terrà
un'assemblea generale che servirà soprattutto a completare
la raccolta fondi per ricorrere al Tar contro la realizzazione
da parte del comune di due chiuse sulle rogge Gaetana e Gelata.
Per il momento sono stati raccolti 2.800 euro dei 3.500 occorrenti.
Poi toccherà all'avvocato Vito Lombardo presentare il
ricorso entro il termine ultimo del 21 settembre. «Avremmo
voluto evitare di ricorrere alle maniere forti - spiega il presidente
del comitato Domenico Ossino - ma il comune non ha mai accettato
di confrontarsi con noi sui progetti delle chiuse delle due
rogge, nonostante le nostre ripetute richieste».
F. Ga.
Da IL
GIORNO del 12 settembre 2003
Opere idrauliche al Pratello
Il Comitato presenta un ricorso
LODI — Il Comitato Alluvionati Lodi Onlus (ex Riva Destra)
affila le armi in vista dell'arrivo della brutta stagione e
indice per questa sera, alle 21, al salone dell'oratorio del
Borgo, un'assemblea pubblica.
Si parlerà del problema della sicurezza contro nuove
esondazioni, verrà in particolare affrontato il tema
del ricorso amministrativo che il Comitato intende presentare
contro la decisione del Comune di realizzare opere idrauliche
su viale Milano, a difesa del quartiere del Pratello. L'intervento,
secondo il Comitato, coordinato da Domenico Ossino, rischia
di aumentare il volume di un'eventuale nuova alluvione nelle
zone del Capanno, della Martinetta e in tutta l'area compresa
tra il fiume e viale Milano. Il Comitato, grazie in particolare
alla sensibilità degli imprenditori colpiti dall'alluvione
del 26 novembre scorso, ha già quasi ultimato la raccolta
dei fondi necessari per intentare la causa. Stasera saranno
illustrate le modalità, i tempi e i costi delle procedure
tese all'impugnazione delle delibere già approvate dall'amministrazione.
Intanto Il Comitato Riva Sinistra, coordinato da Carlo Bajoni,
torna all'attacco chiedendo provvedimenti urgenti anti-alluvione
al neo assessore ai Lavori Pubblici Emiliano Lottaroli.
L.D.B.
Da LA
TRIBUNA DI LODI del 13 settembre 2003
Dopo mesi di convulse trattative nel centro sinistra, nonostante
le resistenze del Sindaco, inevitabile il rimpasto. Entrano
ai lavori pubblici Lottaroli (ds) e Rudelli (urbanistica).
Biscaldi ha tolto il disturbo!
Per il centro sinistra è stata un’estate infuocata,
e il caldo non c’entra. Uno scontro durissimo si è
consumato tra il Sindaco, sempre più solo nel difendere
l’assessore ds Mauro Biscaldi, e i suoi alleati di Giunta.
Chi è bene addentro alle vicende lodigiane sa che quanto
è avvenuto non è ordinaria amministrazione. In
tutte le Giunte, e in tutte le coalizioni politiche, è
quasi fisiologico di tanto in tanto qualche ricambio. In questo
caso, invece, il cambio di un uomo che per tre anni ha vissuto
in strettissima simbiosi con il Sindaco eche è stato
al centro di tutte le scelte più contestate dell’amministrazione
(moschea, lottizzazione ex-Sicc, bocciatura del progetto Efeso)
è qualcosa di più. Una partita a tressette...con
il morto. I protagonisti della vicenda, a ben vedere, sono tre:
il Sindaco, i ds con Emiliano Lottaroli, la Margherita con Lorenzo
Guerini. Il morto, su questo non c’è dubbio, è
Mauro Biscaldi. Come in un vero mazzo di carte ci sono altri
comprimari, che sono utili allo svolgimento della partita, e
che di volta in volta (con astuzie e trabocchetti) vengono messi
in gioco da chi fa il gioco. Vediamo come si è chiusa
la partita, cominciando da chi è uscito di scena. Grazie,
Biscaldi! Il 18 luglio l’assessore è accolto da
un’ovazione del pubblico che assiste alla seduta quando
annuncia all’inizio del suo intervento che “sarà
l’ultimo che svolgerà in questa aula consiliare”.
L’assessore aveva preannunciato dichiarazioni ‘esplosive’
e (udite, udite!) il suo intervento è tutto rivolto a
prendere di mira Andrea Cancellato. Se l’alluvione c’è
stata, è colpa sua! Si è costruito oltre il ponte
fin dagli anni ’50? Cancellato era appena nato, ma forse
per l’esponente ds, poiché Cancellato è
socialista e le regole valgono per tutti, ‘non poteva
non sapere’. L’ultima modifica del piano regolatore
è stata approvata nel 1990? Sono passati più di
dieci anni, molti dei quali sotto un’amministrazione di
centro sinistra. Se il piano regolatore non andava bene, perché
non lo si è modificato? Perché, invece di provvedere
per tempo al controllo della sicurezza del fiume e alle necessarie
opere idrauliche, si è tentata la temeraria impresa di
costruire sulle aree ex-Sicc, con un’operazione urbanistica
di inaudita gravità? La replica di Andrea Cancellato
è stata esemplare. “Scaricare su altri la responsabilità,
operazione che altrimenti verrebbe definita di sciacallaggio,
è stato il discorso pieno di livore, anche personale,
dell’assessore Biscaldi. È il discorso di uno sconfitto”.
De profundis. La Tribuna di Lodi aggiunge a quando detto dal
consigliere della lista Archinti, anche un ringraziamento sincero
all’ex assessore. Il suo intervento è la ‘firma
autenticata’ del nostro lavoro. Senza il nostro giornale
e senza il consigliere Cancellato probabilmente Biscaldi sarebbe
ancora al suo posto. Senza le nostre denunce sulle devastazioni
piccole e grandi compiute in tre anni di gestione urbanistica
della città, i riflettori non sarebbero stati puntati
su di lui. Ci consente l’ex assessore di andare ‘fieri’
delle sue parole? Adesso può andare a cena quando vuole,
e noi non ci occuperemo più di lui. Il Sindaco, più
debole o più forte? Aurelio Ferrari ha cercato di difendere
fino all’ultimo il suo assessore. Non c’è
riuscito. Ha ipotizzato pubblicamente di tenere la delega per
sé. Non c’è riuscito. I bene informati osservano
che ha tentato di sostituire l’assessore con un suo uomo
di fiducia. Non c’è riuscito. Ha colto tutti di
sorpresa, anche gli stessi compagni di partito, negando ai ds
le deleghe che erano stati di Biscaldi, e così facendo
ha introdotto un latente motivo di conflitto con gli alleati
più importanti della sua Giunta, con i quali dovrà
lavorare gomito a gomito nei prossimi mesi. Ha condotto una
verifica programmatica che non comprendeva proprio gli argomenti
più controversi del passato (moschea, ex-Sicc, questioni
energetiche, trasferimento delle Officine Adda – Abb in
nuove arre esterne). Mancano due anni alla data ufficiale del
rinnovo del consiglio comunale, ed in mezzo ci saranno nel 2004
le elezioni provinciali. La sua posizione ci appare francamente
molto, molto indebolita. Forse se ne è accorto anche
lui, e non a caso ha voluto sottolineare che la giunta lavora
“nella continuità” con il passato. Affermazione,
questa, molto imprudente. Se il rimpasto è stato attuato
non solo per cambiare qualche delega, ma per correggere la rotta
amministrativa sempre più in conflitto con la città
(dagli alluvionati alle associazioni ambientalistiche, dalla
mosche alla politica urbanistica) i fatti esporranno la sua
giunta ad un dilemma: o sconfessare le scelte fin qui compiute,
o confermarle, riducendo la crisi di quest’estate ad un’incomprensibile
e semplice cambio di poltrone di chi ha voluto il cambiamento.
Qualcuno, non c’è una terza possibilità,
ne uscirà con le ossa rotte. I ds ed Emiliano Lottargli
Sbaglia chi giudica l’estromissione di Biscaldi come una
semplice “lite in famiglia” e una interna lotta
di potere ai ds. Non siamo mai stati teneri con questo partito,
ma la realtà va vista senza pregiudizi. Lottaroli ed
il gruppo dirigente ds hanno fatto sul serio, manovrando nella
crisi con una linearità che li ha anche spinti a posizioni
di isolamento. Qualcosa è cambiato nei ds? Pare proprio
di sì, anche se solo i fatti potranno confermare o meno
questa prima valutazione. C’è di più. Il
‘colpo di testa’ del Sindaco,
che ha loro negato le deleghe all’urbanistica, può
trasformarsi in un vantaggio. Sono più liberi di muoversi
all’interno della Giunta secondo una logica di rinnovamento
e di rottura con il passato. La Margherita e Lorenzo Guerini
All’apparenza defilati, anche perché il Sindaco
è loro espressione, questo partito, ma soprattutto il
presidente della Provincia, sembrano avere fatto il pieno. Hanno
all’urbanistica Leonardo Rudelli, completamente sconosciuto
alle cronache politiche, ma a giudizio di molti, dotato di un
proprio spessore morale come capita a molti cattolici non di
facciata, ma dalle solide radici. Viene dalla scuola di S. Lorenzo
ed è descritto come un amico da sempre di Lorenzo Guerini.
Lo attendono difficili prove. Vedremo. Solo i fatti potranno
giudicare il suo operato. La vera partita comincia ora Nel corso
di questi anni non sono mancate, dalle colonne di questo giornale
e da Andrea Cancellato in consiglio comunale, proposte di profondo
rinnovamento della città, a partire dal progetto Efeso.
Ancora oggi la totalità dei consigli di zona ha bocciato
l’ampliamento dello scalo ferroviario al Chiosino e respinto
la soluzione proposta dall’ex assessore Biscaldi. Non
solo. Sta per essere deciso il trasferimento delle Officine
Adda, che occupano una zona di eccezionale rilevanza urbanistica.
È venuto il momento di discutere sul serio del futuro
della città secondo prospettive di sviluppo non effimero,
ma di lungo periodo? Sta nascendo il nuovo polo universitario.
Davvero non si può fare nulla, come abbiamo proposto,
per mettere le premesse di studi universitari informatici, visto
che a Lodi abbiamo la più importante ‘software
house’ italiana come la Zucchetti? Il consiglio comunale
ha già approvato una mozione proposta da Cancellato,
alla quale non ha fatto seguito alcuna iniziativa. La Granarolo,
proprietaria della Centrale del Latte di Milano, deve decidere
a brevissimi tempi, di lasciare la sede milanese. Su questo
giornale abbiamo intervistato in esclusiva sia il presidente
della Regione Formigoni, che l’assessora all’agricoltura
Beccalossi. Qualcuno vuol prendere contatti con loro e con l’azienda
per verificare se il nostro territorio non sia quello più
naturalmente vocato a favorirne lo spostamento?
Dopo il grande caldo sembrano annunciate sull’Italia le
grandi piogge. Si vuol fare qualcosa per impedire un altro 26
novembre? Il comitato riva destra, per bocca del presidente
Domenico Ossino, ha annunciato ricorsi contro le chiuse di viale
Milano, che noi abbiamo già documentato essere un’opera
‘inutile e dannosa’, che forse salverà il
costruendo supermercato che paga l’opera al posto di versare
al Comune le opere di urbanizzazione, ma non i piani bassi di
via Bocconi e che manderà definitivamente sotto coloro
che abitano alla Martinetta, il lungo Adda e lo stesso Tribunale.
Il comitato riva sinistra aspetta di sapere, come ha scritto
il presidente Carlo Bajoni, che fine farà la proposta
della Provincia di rialzare con una pista ciclabile la strada
da Lodi alla colonia Caccialanza. Il Sindaco pare che non abbia
visto di buon occhio la soluzione, che in buona parte vanifica
le giustificazioni per salvare la lottizzazione ex-Sicc. Su
questo e sull’ordinaria amministrazione (cene e matrimoni
di domenica solo per i parenti) aspettiamo di vedere all’opera
la nuova Giunta.
Messaggio di Carlo Bajoni
sull’articolo sopra
Cari amici, sul numero in edicola oggi della "Tribuna di
Lodi" c'è un articolo sulle dimissioni di Biscaldi,
nella parte finale dell'articolo è scritta questa frase:
"Il Comitato riva sinistra aspetta di sapere, come ha scritto
il presidente Carlo Bajoni, che fine farà la proposta
della Provincia di rialzare con una pista ciclabile la strada
da Lodi alla Colonia Caccialanza.
Il Sindaco pare che non abbia visto di buon occhio la soluzione,
che in buona parte vanifica le giustificazioni per salvare la
lottizzazione ex Sicc."
Eh no, ora basta!
Che non facessero nulla l'avevamo capito che quel poco che avevano
in mente di fare avrebbe potuto fare altri danni (paratie su
Viale Milano)... (non) l'avevamo capito
ma che ora, per ragioni che ancora non conosciamo, si metta
in dubbio una realizzazione che potrebbe mettere in sicurezza
due popolosi quartieri senza recare danno ad altri... questo
NO!
Il progetto della Provincia è un progetto facilmente
realizzabile, di basso costo e di bassissimo impatto ambientale
che potrebbe evitare a due popolosi quartieri di fare da cassa
di espansione del fiume senza creare problemi ad altre parti
della città.
Se le cose stanno veramente cosi' hanno varcato il limite dell'umana
sopportazione.
Prepariamoci, preparatevi tutti e preparate amici parenti e
conoscenti: se loro vogliono fermare i progetti per la nostra
sicurezza
NOI FERMEREMO LORO!
Non abbiamo piu' alternative, abbiamo cercato in tutti i modi
il dialogo, abbiamo cercato di costruire insieme: il risultato
è che loro se ne infischiano e pensano di aver risolto
i problemi con il modesto contributo che ci è pervenuto.
NO, anche se avessimo avuto il rimborso del 100% non sarebbe
bastato perchè non possiamo vivere con una spada di Damocle
sul capo.
Pretendiamo di vivere in case sicure, che abbiamo pagato con
denaro dei nostri risparmi, che sono state costruite con regolari
autorizzazioni comunali e che ora DEVONO essere protette!
Questa comunicazione è inviata (anche) alle segreterie
politiche: immagino che come sempre non otterremo alcuna risposta
nè tantomeno smentite su questo importantissimo argomento
(spero di sbagliarmi...) ma almeno sappiano che un eventuale
fermo di questo progetto non avrà come conseguenza la
nostra rassegnazione... non ci chiuderemo in casa a capo chino
in attesa che l'acqua invada ancora le nostre abitazioni.
Ricordate la manifestazione del maggio scorso?
Volevano chiudere le porte del palazzo comunale in faccia ai
cittadini adducendo motivazioni di sicurezza (e come mai solo
quella domenica? E tutte le altre volte che gli alluvionati
hanno riempito locali e corridoi del "palazzo" non
c'erano le stesse motivazioni?) e non ci sono riusciti.
L'unione fa la forza... cosi' abbiamo iniziato e cosi' termineremo
solo quando avremo ottenuto cio' che ci spetta!
Coloro che "amministrano" devono aiutare i cittadini
,non osteggiarli, perche' altrimenti è terminata la loro
funzione.
Coloro che amministrano devono spiegare ai cittadini le motivazioni
delle scelte, perche' le scelte, oltre che essere fatte con
il denaro dei cittadini, sono fatte "sul capo" dei
cittadini.
Il bene dei cittadini non si fa stando chiusi a palazzo ma scendendo
nelle strade e camminando al fianco delle persone, solo così
se ne possono comprendere i problemi e si possono intravedere
le soluzioni.
Carlo Bajoni
Comitato Alluvionati Riva Sinistra
p.s. i delegati degli alluvionati che ricevono questo messaggio
devono diffonderlo a tutti gli alluvionati delle rispettive
vie, con volantini, a voce, o come meglio ritengono
Da
IL GIORNO del 14 settembre 2003
«L'Adda va messo in sicurezza»
LODI — I Comitati alluvionati e l'amministrazione comunale
appaiono sempre più su posizioni inconciliabili. A dieci
mesi dalla devastante alluvione che ha colpito interi quartieri,
ben pochi i risultati ottenuti dalle famiglie che hanno perso
casa e tranquillità: le amministrazioni comunale e provinciale
hanno erogato alcuni contributi economici, mentre Parco Adda
Sud e vigili del fuoco stanno ancora rimuovendo i tronchi abbattuti
dalla furia delle acque. Ma, nell'imminenza della stagione autunnale,
nulla è stato fatto per mettere in sicurezza i quartieri
a ridosso del fiume.
L'unico provvedimento avviato a difesa di un quartiere, quello
del Pratello, se è atteso dai residenti della zona di
via Bocconi è invece ostacolato dal Comitato alluvionati
onlus (Riva destra). Quest'ultimo, venerdì sera, in un'assemblea
all'oratorio di San Rocco a cui hanno preso parte una cinquantina
di persone, ha ultimato la raccolta dei fondi necessari per
intentare una causa amministrativa contro la delibera comunale
(prossimamente al vaglio della giunta) che stabilisce la realizzazione
di alcune paratìe lungo viale Milano per evitare il rigurgito
delle rogge verso il Pratello. Un progetto che, secondo il Comitato,
non farebbe che peggiorare la situazione di chi, risiedendo
alla Martinetta o al Capanno, si trova tra l'ex via Emilia e
il fiume.
«Ma - ribatte il sindaco Aurelio Ferrari - è impensabile
che lo Stato finanzi contemporaneamente tutte le opere di difesa
dal fiume contemporaneamente. Per cui, con tutte le precauzioni,
bisogna intervenire per gradi. In caso di alluvione, con la
chiusura delle paratie, l'area del Capanno avrebbe solo 3 o
4 centimetri d'acqua in più».
Intanto esplode un'altra polemica. Carlo Bajoni del Comitato
Riva Sinistra riporta indiscrezioni secondo le quali il Comune
sarebbe contrario al progetto, da loro abbozzato e oggi allo
studio in Provincia, di creare un rinforzo all'argine naturale
della strada per Boffalora, superata dall'Adda nell'ultima piena,
con un terrapieno sopraelevato su cui far correre una pista
ciclabile. Il Comitato minaccia una nuova manifestazione pubblica
di protesta, come quella del maggio scorso, per un progetto
che ritiene «facilmente realizzabile, di basso costo e
di bassissimo impatto ambientale che potrebbe evitare a due
popolosi quartieri di fare da cassa di espansione del fiume».
Il sindaco nega di essere contrario a priori. Semplicemente
ritiene l'idea poco fattibile: «Nel piano idrogeologico
dell'Autorità di bacino, la strada per Boffalora è
un argine che deve difendere l'abitato ma anche consentire al
fiume di espandersi nei campi a monte di Lodi. Nel piano c'è
già un argine previsto a difesa dell'Oltre Adda ed è
quello dell'ex Sicc».
di Laura De Benedetti
Messaggio di Carlo Bajoni
a commento dell’articolo sopra
Cari amici, il messaggio che vi ho inviato ieri riguardante
l'argine Lodi/Boffalora, l'avevo inviato anche alla stampa.
Sul quotidiano Il Giorno di oggi è riportato parte del
messaggio ed alcune considerazioni del Sindaco di Lodi, vediamole
insieme:
1- Il Sindaco nega di essere contrario a priori. Semplicemente
ritiene l'idea poco fattibile...
siamo contenti che il Sindaco non sia contrario a priori e per
cio' che riguarda la fattibilità del progetto preferirei
attendere cosa ne pensano i tecnici (ricordo che i tecnici AIPO
durante un sopralluogo a Lodi nei mesi scorsi giudicarono l'idea
fattibile anche se, ovviamente, il progetto doveva poi essere
verificato), in ogni caso, qualora ci fossero degli intoppi
di carattere "tecnico", sara' nostra cura (o cura
di eventuali tecnici da noi incaricati) di verificarli
2-il Sindaco prosegue:"Nel piano idrogeologico dell'Autorità
di bacino, la strada per Boffalora è un argine che deve
difendere l'abitato ma anche consentire al fiume di espandersi
nei campi a monte di Lodi" e come, di grazia? Se è
un argine che protegge gli abitati non puo', contemporaneamente,
essere superato per mandare l'acqua nei campi, qualora il fiume
lo superasse l'acqua andrebbe si nei campi ma ANCHE nei quartieri
oltre il ponte in quanto NON esiste alcuna barriera tra l'abitato
ed i campi! (chi non conoscesse l'oltre Adda è pregato
di venire a verificare)
3-conclude il Sindaco: "Nel piano c'e' gia' un argine previsto
a difesa dell'oltre adda ed è quello dell'ex Sicc".
Allora cari amici, su questo punto mi sono sgolato nel tempo
e spero di non tornarci mai piu': voi che avete avuto il fiume,
il fango...ed altro ancora... in casa sapete bene che l'acqua
e' venuta scavalcando la strada per Boffalora anche e soprattutto
nella zona della colonia Caccialanza. Bene, l'argine ex Sicc
arriva alla curva di Mozzanica a quel che mi risulta... ben
piu' indietro del necessario, se ci fosse stato quest'argine
anche prima del novembre scorso l'acqua sarebbe arrivata comunque,
paradossalmente anche a coloro i quali abitano in Via Ferrabini
a ridosso dell'ex Sicc perchè sarebbe loro arrivata da
DIETRO! Cosi' come è arrivata da dietro agli abitanti
di Via Nazario Sauro nella scorsa alluvione.
Se si vuole proteggere la riva sinistra occorre arrivare a Boffalora
e, forse, fare alcune modifiche alla nuova tangenziale, punto.
Lascio a voi trarre le conclusioni...e ricordate: L'UNIONE FA
LA FORZA! Oggi come non mai dobbiamo essere uniti e determinati
per salvare il nostro futuro.
Carlo Bajoni
Comitato Alluvionati Riva Sinistra
ps1: vi ricordo che tutti questi messaggi sono anche inviati
al Presidente della Provincia di Lodi, Lorenzo Guerini, in quanto
la SP 25 è una strada provinciale.
ps2: vi ricordo (ai Delegati) di DIFFONDERE questi messaggi
agli abitanti delle vostre vie in modo capillare.