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XXV
giornata per la vita

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Il Movimento
per la Vita lodigiano unitamente al primo CAV del Lodigiano,
è stato costituito con atto notarile il giorno 11 novembre
1981.
Perché
il Movimento per la Vita? Per promuovere il riconoscimento
e la tutela della vita umana fin la suo primo apparire
Perché
il Centro di Aiuto alla Vita? Per dare concretezza a questa
affermazione.
Cosa
fa il Movimento? Promuove la cultura della vita.Diffonde
sensibilizzazione.Informa e cerca di far conoscere la verità:
a volte sconosciuta, a volte offuscata o manipolata.
Cosa
fa il CAV? Da una mano alle mamme in difficoltà,
per lo più supplendo alle inadempienze delle istituzioni,
aiutando loro e le loro famiglie a risolvere i tanti problemi
pratici ed economici, che le affliggono, con amicizia e condivisione.
Sempre ricercata e gradita la positiva collaborazione con
i servizi sociali comunali, dove esistono e consultoriali
dell’ASL integrandone gli interventi e, purtroppo, anche supplendo
alle loro carenze.
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Norlevo,
leggi
il commento sulla sentenza
La pillola
del giorno dopo: "IMPEDISCE L’ANNIDAMENTO IN UTERO DELL’OVULO"
leggi
Ai farmacisti della Provincia di Lodi Oggetto: vendita del
Norlevo leggi
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[da
Avvenire Vita, 4 marzo 2004]
LEJEUNE DISSE AI CAV
Pubblichiamo
alcune riflessioni fatte da Jérôme Lejeune al
Convegno nazionale dei Centri di aiuto alla vita che si è
svolto a Salerno nel 1988. Sono
un medico,ho percorso molti paesi nel mondo ec 'è una
cosa che non ho mai visto: non ho mai visto un medico che
pratica gli aborti, felice!(...)Vi voglio fare una confidenza.
Viaggio molto e, ogni volta che posso, cerco di visitare due
luoghi di un sol posto che sono estremamente importanti per
capire la natura umana: l 'università e lo zoo. Nell
'università spesso ho visto degli scienziati che, scrollando
la testa, si domandano se all 'inizio, quando tutto era piccolo,
i loro bambini non fossero degli animali; d 'altro canto,
non ho mai visto allo zoo uno scimpanzé che si chieda,
dopo tutto,se i suoi piccoli non siano bambini. (…)
Un giorno che vi diranno che coloro i quali impediscono la
vita lo fanno per il progresso della scienza, essi vi mentiranno,
perché non sono coloro che uccidono gli esseri umani
quelli che fanno progredire. La storia insegna che la medicina
ha una sola vittoria: contro le malattie e noi medici siamo
a fianco del malato.(...) Quando un paese uccide i propri
bambini, uccide la propria anima. Non è con la gioia
nel cuore che vi parlo, perché nel paese di Pasteur,
dove è nata la guerra contro i batteri, sta nascendo
la guerra contro l 'uomo stesso. Manipoleremo le piante, gli
animali, un giorno – puòdarsi - gli uomini. È
necessario sapere quello che è bene e quello che è
male: la scienza è l 'albero del bene e del male, e
la nostra responsabilità è quella di cogliere
dei buoni frutti e di non proporre agli altri quelli cattivi.
Allora cosa ci resta per guidarsi? Una sola cosa, voi la conoscete,
è semplicissima e giudica tutto; dice semplicemente:
«Ciò che avrete fatto al più piccolo trai
vostri fratelli l'avrete fatto a me!»
Giovedi
04 marzo 2004
S.Casimiro
RIFLESSIONE
La scienza è alleata della vita anche
quando limita la fecondazione artificiale
Lejeune, scienza e procreazione
Di Carlo Casini
Quando il Papa si recò a Parigi, nell'agosto 1997,
visitò la tomba di Jérôme Lejeune, il
grande genetista che a soli 33 anni aveva scoperto la trisomia
21. Ma lo fece in forma privata, per non irritare una parte
della Francia. Così scrissero i giornali transalpini.
Lejeune aveva avuto un torto: aveva osato affermare nei consessi
internazionali il diritto alla vita del concepito. Ne seguì
l'esclusione dal premio Nobel e l'emarginazione.
Il 19 febbraio, in apertura dell'assemblea della Pontificia
Accademia per la Vita, dedicata alla procreazione artificiale
(P.A.), è stato ricordato Lejeune, che era stato il
primo presidente nel 1994, l'anno stesso della sua morte.
Il collegamento suggerisce di rispondere a chi ha scritto
che la recente legge sulla P.A. è «antiscientifica».
Cosa vuol dire? Che essa pone dei limiti al desiderio di alcuni
medici di avere «mani libere» nella distruzione
degli embrioni? Che si teme una minore «efficienza»
delle nuove tecniche? Che il concepito non dovrebbe essere
riconosciuto come un soggetto? Eppure proprio la scienza moderna
ha dimostrato l'identità umana del concepito. Accertata
la quale diviene difficile esprimere giudizi esclusivamente
con il criterio dell'efficienza. Il trapianto di organi sarebbe
molto più «efficiente» se, anziché
attendere la morte dei donatori, la legge permettesse l'espianto
da persone morenti, ma ancora in vita, o addirittura ancora
lontane dalla morte, ma ritenute inutili. Guarire un malato
sostituendogli il cuore è cosa lodevole, ma non è
una ragione sufficiente per uccidere qualcuno.
È noto che le guerre spingono molto l'impegno dei ricercatori.
Basti pensare allo sviluppo dell'aereonautica e dell'energia
nucleare. Sebbene vi siano ricadute utili all'uomo anche in
tempo di pace, non è una buona ragione per fare le
guerre. Il rapporto tra la ricerca scientifica e l'uomo è
ben chiarito dalla convenzione di bioetica di Oviedo: «l'interesse
e il bene dell'essere umano debbono prevalere sul solo interesse
della società e della scienza» (art. 2).
Quando si afferma che la vita umana è una «frontiera
intransitabile» (La Pira) non si ostacola la scienza,
ma si consolidano le rive di un fiume in modo che l'acqua
non provochi danni, ma corra più velocemente verso
il mare. Proprio in materia di P.A. è possibile già
intravedere obiettivi scientifici e tecnici, che saranno raggiunti
con maggior efficacia proprio per i limiti posti dalla legge
a difesa del diritto alla vita. Dalla metà degli anni
novanta sono cessate le ricerche sulle cause della sterilità
e sui mezzi per prevenirla e combatterla. La via della procreazione
artificiale ha dirottato energie ed intelligenza. Come auspica
l'art. 2 della legge sarà bene avviare con determinazione
nuovi studi. Analogamente il divieto di generare in un unico
contesto un numero illimitato di embrioni costringerà
a ridurre la stimolazione ormonale e orienterà verso
una ovulazione naturale priva di rischi per la donna.
E ancora: il congelamento degli ovociti e non degli embrioni
ha già dato risultati positivi in un certo numero di
casi. Il divieto di congelare embrioni spingerà la
ricerca in una direzione (il congelamento degli ovociti) che
presenta una minore problematicità etica.
Questi sono successi scientifici parziali e non del tutto
entusiasmanti. Il grande progresso di sapienza umana avverrà
pienamente quando sull'embrione umano sarà rivolto
uno sguardo libero da condizionamenti, interessi e pregiudizi.
Lejeune soffrì l'emarginazione proprio perché
«costringeva allo sguardo» con l'autorevolezza
del grande scienziato. Ma la scienza biologica e quella giuridica,
debbono, invece, allearsi per conseguire un obiettivo grandioso,
quello indicato, nel 1991, dalla Corte Costituzionale ungherese:
«La questione si pone nel senso che la posizione giuridica
dell'uomo dovrebbe essere aggiornata seguendo i cambiamenti
dei concetti umani della scienza e dell'opinione pubblica
e cioè anche il concetto giuridico dell'uomo si dovrebbe
estendere alla fase pre-natale, fino al concepimento. La natura
e la portata tale estensione potrebbe essere paragonate soltanto
alla abolizione della schiavitù, anzi sarebbero ancora
più significative, perché la soggettività
giuridica dell'uomo raggiungerebbe il suo estremo limite possibile
e la sua perfezione».
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