Movimento per la vita lodigiano Movimento per la vita lodigiano Movimento per la vita lodigiano

Riconoscimento della vita e Espressioni celebri

Spazio crescita e allattamento
Spazio 0 - 5 anni

Consultorio

Crescere è bello!

La preghiera di Madre Teresa di Calcutta

Modifica del codice civile

SOS vita

Cav Sant'Angelo Lodigiano

Scrivici

INDIRIZZI

Movimento per
La vita Lodigiano

Via San Giacomo, 15 26900 Lodi
Tel. 0371.423500
giovedì e venerdì
dalle 9,30 alle 12 martedì e sabato
dalle 15,30 alle 18

CAV di S.Angelo L.
Via, Mons. Rizzi, 4 26866 Sant'Angelo L. Tel. 0371/90410 mercoledì
dalle 16 alle 17,30

CAV di Casalpusterlengo
Via Cavallotti, 74 26841 Casalpusterlengo
Tel. 0377/911329 martedì e giovedì
dalle 15,30 alle 17,30

XXV giornata per la vita

* * *

Il Movimento per la Vita lodigiano unitamente al primo CAV del Lodigiano, è stato costituito con atto notarile il giorno 11 novembre 1981.

Perché il Movimento per la Vita? Per promuovere il riconoscimento e la tutela della vita umana fin la suo primo apparire

Perché il Centro di Aiuto alla Vita? Per dare concretezza a questa affermazione.

Cosa fa il Movimento? Promuove la cultura della vita.Diffonde sensibilizzazione.Informa e cerca di far conoscere la verità: a volte sconosciuta, a volte offuscata o manipolata.

Cosa fa il CAV? Da una mano alle mamme in difficoltà, per lo più supplendo alle inadempienze delle istituzioni, aiutando loro e le loro famiglie a risolvere i tanti problemi pratici ed economici, che le affliggono, con amicizia e condivisione. Sempre ricercata e gradita la positiva collaborazione con i servizi sociali comunali, dove esistono e consultoriali dell’ASL integrandone gli interventi e, purtroppo, anche supplendo alle loro carenze.

* * *

Norlevo, i l TAR- ora la pillola dovrà sparire dalle farmacie leggi
il commento sulla sentenza

La pillola del giorno dopo: "IMPEDISCE L’ANNIDAMENTO IN UTERO DELL’OVULO" leggi

Ai farmacisti della Provincia di Lodi Oggetto: vendita del Norlevo leggi

 

[da Avvenire Vita, 4 marzo 2004]
LEJEUNE DISSE AI CAV

Pubblichiamo alcune riflessioni fatte da Jérôme Lejeune al Convegno nazionale dei Centri di aiuto alla vita che si è svolto a Salerno nel 1988. Sono un medico,ho percorso molti paesi nel mondo ec 'è una cosa che non ho mai visto: non ho mai visto un medico che pratica gli aborti, felice!(...)Vi voglio fare una confidenza. Viaggio molto e, ogni volta che posso, cerco di visitare due luoghi di un sol posto che sono estremamente importanti per capire la natura umana: l 'università e lo zoo. Nell 'università spesso ho visto degli scienziati che, scrollando la testa, si domandano se all 'inizio, quando tutto era piccolo, i loro bambini non fossero degli animali; d 'altro canto, non ho mai visto allo zoo uno scimpanzé che si chieda, dopo tutto,se i suoi piccoli non siano bambini. (…) Un giorno che vi diranno che coloro i quali impediscono la vita lo fanno per il progresso della scienza, essi vi mentiranno, perché non sono coloro che uccidono gli esseri umani quelli che fanno progredire. La storia insegna che la medicina ha una sola vittoria: contro le malattie e noi medici siamo a fianco del malato.(...) Quando un paese uccide i propri bambini, uccide la propria anima. Non è con la gioia nel cuore che vi parlo, perché nel paese di Pasteur, dove è nata la guerra contro i batteri, sta nascendo la guerra contro l 'uomo stesso. Manipoleremo le piante, gli animali, un giorno – puòdarsi - gli uomini. È necessario sapere quello che è bene e quello che è male: la scienza è l 'albero del bene e del male, e la nostra responsabilità è quella di cogliere dei buoni frutti e di non proporre agli altri quelli cattivi. Allora cosa ci resta per guidarsi? Una sola cosa, voi la conoscete, è semplicissima e giudica tutto; dice semplicemente: «Ciò che avrete fatto al più piccolo trai vostri fratelli l'avrete fatto a me!»

Giovedi 04 marzo 2004
S.Casimiro
RIFLESSIONE

La scienza è alleata della vita anche quando limita la fecondazione artificiale
Lejeune, scienza e procreazione
Di Carlo Casini
Quando il Papa si recò a Parigi, nell'agosto 1997, visitò la tomba di Jérôme Lejeune, il grande genetista che a soli 33 anni aveva scoperto la trisomia 21. Ma lo fece in forma privata, per non irritare una parte della Francia. Così scrissero i giornali transalpini. Lejeune aveva avuto un torto: aveva osato affermare nei consessi internazionali il diritto alla vita del concepito. Ne seguì l'esclusione dal premio Nobel e l'emarginazione.
Il 19 febbraio, in apertura dell'assemblea della Pontificia Accademia per la Vita, dedicata alla procreazione artificiale (P.A.), è stato ricordato Lejeune, che era stato il primo presidente nel 1994, l'anno stesso della sua morte.
Il collegamento suggerisce di rispondere a chi ha scritto che la recente legge sulla P.A. è «antiscientifica». Cosa vuol dire? Che essa pone dei limiti al desiderio di alcuni medici di avere «mani libere» nella distruzione degli embrioni? Che si teme una minore «efficienza» delle nuove tecniche? Che il concepito non dovrebbe essere riconosciuto come un soggetto? Eppure proprio la scienza moderna ha dimostrato l'identità umana del concepito. Accertata la quale diviene difficile esprimere giudizi esclusivamente con il criterio dell'efficienza. Il trapianto di organi sarebbe molto più «efficiente» se, anziché attendere la morte dei donatori, la legge permettesse l'espianto da persone morenti, ma ancora in vita, o addirittura ancora lontane dalla morte, ma ritenute inutili. Guarire un malato sostituendogli il cuore è cosa lodevole, ma non è una ragione sufficiente per uccidere qualcuno.
È noto che le guerre spingono molto l'impegno dei ricercatori. Basti pensare allo sviluppo dell'aereonautica e dell'energia nucleare. Sebbene vi siano ricadute utili all'uomo anche in tempo di pace, non è una buona ragione per fare le guerre. Il rapporto tra la ricerca scientifica e l'uomo è ben chiarito dalla convenzione di bioetica di Oviedo: «l'interesse e il bene dell'essere umano debbono prevalere sul solo interesse della società e della scienza» (art. 2).
Quando si afferma che la vita umana è una «frontiera intransitabile» (La Pira) non si ostacola la scienza, ma si consolidano le rive di un fiume in modo che l'acqua non provochi danni, ma corra più velocemente verso il mare. Proprio in materia di P.A. è possibile già intravedere obiettivi scientifici e tecnici, che saranno raggiunti con maggior efficacia proprio per i limiti posti dalla legge a difesa del diritto alla vita. Dalla metà degli anni novanta sono cessate le ricerche sulle cause della sterilità e sui mezzi per prevenirla e combatterla. La via della procreazione artificiale ha dirottato energie ed intelligenza. Come auspica l'art. 2 della legge sarà bene avviare con determinazione nuovi studi. Analogamente il divieto di generare in un unico contesto un numero illimitato di embrioni costringerà a ridurre la stimolazione ormonale e orienterà verso una ovulazione naturale priva di rischi per la donna.
E ancora: il congelamento degli ovociti e non degli embrioni ha già dato risultati positivi in un certo numero di casi. Il divieto di congelare embrioni spingerà la ricerca in una direzione (il congelamento degli ovociti) che presenta una minore problematicità etica.
Questi sono successi scientifici parziali e non del tutto entusiasmanti. Il grande progresso di sapienza umana avverrà pienamente quando sull'embrione umano sarà rivolto uno sguardo libero da condizionamenti, interessi e pregiudizi. Lejeune soffrì l'emarginazione proprio perché «costringeva allo sguardo» con l'autorevolezza del grande scienziato. Ma la scienza biologica e quella giuridica, debbono, invece, allearsi per conseguire un obiettivo grandioso, quello indicato, nel 1991, dalla Corte Costituzionale ungherese: «La questione si pone nel senso che la posizione giuridica dell'uomo dovrebbe essere aggiornata seguendo i cambiamenti dei concetti umani della scienza e dell'opinione pubblica e cioè anche il concetto giuridico dell'uomo si dovrebbe estendere alla fase pre-natale, fino al concepimento. La natura e la portata tale estensione potrebbe essere paragonate soltanto alla abolizione della schiavitù, anzi sarebbero ancora più significative, perché la soggettività giuridica dell'uomo raggiungerebbe il suo estremo limite possibile e la sua perfezione».

Movimento per la vita lodigiano Movimento per la vita lodigiano Movimento per la vita lodigiano