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TOPONOMASTICA
l'origine dei nomi dei paesi del lodigiano

LODI

Secondo molti autori, il nome L. è tratto dal celtico alauda, Allodola, in latino Laude, è possibile che sia esistita una leggenda, dove era narrato che,come Milano, sia stato un animale ad indicare il luogo poi scelto per il nuovo insediamento. Tradizione, vuole che Laudo, capitano dei Galli Boj, suddito di Belloveso, diede il nome all'oppida (oppidum, villaggio) celto.
E'comunque assodato, che il nome Pompeia, fu dato in onore di Cneo Pompeo Strabone, che nell'89 a.C., probabilmente prima del 27 dicembre, promulga la "Lex Pompeia de Traspadanis", estendendo lo "Ius Minus Latii" (diritto latino), alla comunità insubre. Laus, diviene in questo modo, una colonia latina fittizia, in altre parole senza deduzione di coloni romani,una specie di semi cittadinanza romana o titolo giuridico e grado intermedio tra la qualità di cittadino e peregrino.
Non abbiamo purtroppo traccia dell'originario nome celtico, che secondo alcuni autori, avrebbe avuto attinenza con il nome del fiume Lambro, all'epoca commercialmente assai importante, come sembrerebbero confermare alcune scritte, che parlano dei "Lambriani", ma dall'analisi del testo, pare si tratti dell'omonima popolazione iberica.
Appunto, a titolo di curiosità, che nel XIV secolo a.C., i Micenei, creano la Cultura Appenninica dell'Ambra e Plutarco, in alcuni versi della "Vita di Mario", chiama, o meglio dice che così erano chiamati,i Liguri-Padani, Ambrones, per l'intenso commercio d'ambra a cui erano dediti.(1) "Boicus omnis ager dictus uicique frequentes Boiorum, ante alios fuerat qui maximus omnes. Boia fuit, munita uiris non moenibus ullis, Saepe etiam (ut perhibent) appellabatur Alauda Boiis, quae legio Gallorum dicitur ore. Victori fuit hinc Pompeio nominis ortus Laudis Pompeiae"(2) : Carreta così interpreta: "Tutto il territorio era detto "ager Boicus" e numerosi erano i villaggi dei Boi , ma sopra tutti gli altri uno era stato il maggiore. Si chiamava Boia, difeso dai suoi cittadini e non da muro alcuno; sovente poi (come si racconta) dai Boi veniva chiamato Alauda, che in linguaggio gallico significa "legione".
In onore di Pompeo vittorioso ebbe poi origine il nome di Laus Pompeia.

CASALETTO LODIGIANO

Posto ad una media di 80 m.l.m., all'inizio del secolo era a 11,851 m. ovest dal capoluogo, il Comunes, si estende su una superficie di 985 ettari di cui, sempre ad inizio secolo, 922 coltivati.
Casaletto, cioè un'abitazione o fabbricato rustici, oppure una casa colonica con terreno. Derivato dal sostantivo neutro medioevale Casale, dal tardo latino Casalis, a sua volta . Al toponimo si è aggiunto, con Regio Decreto n. 1260 del 29 marzo 1863, l'appellativo di " Lodigiano ". Casaletto e derivati nella penisola : C. Ceredano (CR), C. di Sopra (CR) C. Spartano (SA), C. Vaprio (CR), C. frazione di Podenzano (PC), C. frazione di Viadana (MN), Casaleto in Emilia Romagna e Caselette (TO) con i suoi laghi gemelli chiamati appunto di Caselette. In alcune mappe chiamato Casaletti Vapri de Borromei, dove Vapri plurale di Vaprio a sua volta dal diminutivo di Vadum (guado) Vadulum, alcuni lo vogliono derivato dal celtico Wabra, il cui diminutivo wabero, significa ruscello. Ed anche un cognome, diffuso nell'Alto Lodigiano, con il plurale Casaletti, il personaggio più illustre che porta questo cognome, è un tal Alessandro C., compositore di Roma. Il Gabiano, ci riporta una legenda che è giunta fino ai giorni nostri, tramandataci oralmente dagli abitanti, e che probabilmente risale all'epoca dei primi castelli e di Federico Barbarossa.
Vinosisque casis Casalettum semper abundat, Orgia ubi quondam celebrat uana uetustas. Casaletto e ricca sempre di case odorose di vino,dove un tempo la vana antichità celebrava le sue orgie. (3) L'edizione del 1880, così traduce: "E Casaletto dalle cento e cento Vinose celle, dove un dì fra l'orge La barbarica plebe danzava" (4) Alla riga 235 del libro I: "Nec non quod Petro Caslettum martyre gaudet", cioè, Poi Casaletto che gioisce per San Pietro Martire, è ovvio che si tratta di Casaletto Ceredano.

COMAZZO

COMAZZO

Esistono più ipotesi accreditate circa l'origine del nome di Comazzo:
I)----Derivazione del nome: da un latino: "Comatius" o "Commacium", intesi come proprietà di Commius (cognomen latino).
II)-- Derivazione da un latino "Commacies", unione di "cum" (con) e "macies" (magrezza, macilenza) e starebbe ad indicare una situazione del terreno poco salubre, probabilmente una zona paludosa (Smacchia).
III)- Derivazione da un latino "Comatus" (chiomato, frondoso) (Rosoni).

Cascine e località del comune di Comazzo, parrocchia di Comazzo e Lavagna, Beccia è comune di Merlino ex Marzano
BECCIA = Frazione del comune di Merlino, parrocchia di Comazzo, secondo l'Agnelli era l'antica Villa Beca menzionata nel documento numero uno del Codice Diplomatico Laudense. Beca: bach o bech, germanico antico che significa, "corso d'acqua".
BOCCHI = Dall'omonimo cognome, a sua volta molto probabilmente, dal plurale maschile di bocca (d'acqua).
CA' DEI FRATI = Perché era proprietà dei Domenicani di Lodi.
CAIRA = Dalla famiglia omonima.
CASCINA NUOVA Dall'ovvia etimologia.
CASTIONA Secondo l'Agnelli, dalla famiglia Castiglioni.
COMAZZO Dal gentilizio romano Comatius, oppure da "Commacies" a sua volta da "macies" cioè macilenza, nel senso di terreno paludoso, letteralmente "con le paludi".
FATIMA Cappella votiva dedicata alla Madonna di Fatima. Ospita delle tombe tra cui alcuni preti di Comazzo.
GARDINO Dal latino "garda" a sua volta dal germanico "warda", posto di guardia lungo le strade militari o romee.
GHINELLA Probabilmente da un cognome.
LAVAGNA Dal latino labes cioè caduta - frana, sembra però, a livello delle nostre conoscenze, piegazione più indicata per l'omonima cittadina ligure. Difficile anche trovare una spiegazione, partendo dal celtico *ab, *ap, acqua, poi av. Sull'esempio del toponimo Lavis.
MAIRANA Dal cognome della nobile famiglia lodigiana.
ROSSATE Secondo l'Olivieri da aggettivo in -at- dal nome latino "Roscius". Nessun indizio, sembra confermare l'ipotesi dell'Agnelli : da roz cioè mandria, come "vico delle mandrie".
Più verosimilmente potrebbe trattarsi di "ros", dal latino poetico, inteso come acqua sorgiva + suffiso plurale, che indica azione, -ate con interposizione del neno "si". Letteralmente: (paese dell’) acqua che scorre. Come per altri toponimi (Gugnano, Landriano), si può ipotizzare, che il neno "si", fosse "ni", in questo caso il significato letterale sarebbe invertito.
SAN ROCCO Piccolo oratorio all'ingresso sud del capoluogo, sulla strada per Marzano.
TORCHIO Evidentemente per il torchio dell'uva che vi esisteva.

NOMI PERDUTI
CA' CESARI Sappiamo, dalla tradizione locale, che era in vicinanza dell'Adda e da esso fu distrutta. Cesari, il cognome o il nome del proprietario
CA' DEL FRUMENTO Era vicino alla Cascina Mairana, fu distrutta probabilmente dopo il 1850. Il nome, forse dell'uso come granaio.
CAPPELLA DEI SS NAZZARO, CELSO, VERDASTRO E MARTINO Nel 970 era "in vico et fundo Rossiate", nel 1146 "locus San Nazzario".
MAFFINA Secondo l'Olivieri, da "Maffino", diminutivo di "Maffio" (Matteo), oppure dall'omonima famiglia. Fu distrutta nel 1864.
MOLINO MOLGORA Perché il mulino era sulla roggia Molgora.
MOLINO di ROSSATE Perché era nell'antico territorio di Rossate.
SANCTI PETRI IN PECTORIANO Nell'886 era nel fondo di Rossate, al confine con quello di Lavagna, nel 970, "in campo Sancti Petri".
SAN MARTINO BIANCO, SAN MARTINO ROSSO e SAN MARTINO NERO I benefici di SAN MARTINO BIANCO e SAN MARTINO ROSSO, all'inizio dell'800, erano goduti dal canonico Vistarini. Anticamente, con SAN MARTINO NERO, erano sotto la pieve di Bariano. Abitualmente si spiega l'etimologia di derivazione cromatica con il colore dei muri o per quello delle statue raffiguranti i santi che danno il nome alle località. Nomi di tre campi davanti alla cascina o località Mairana.
SAN ZENONI Già nel 1146, "in campo".

GUGNANO

Scritta muraria in Via Lodi a Gugnano

Secondo il Beretta, commentatore delle opere dei Morena, era l’antica Dugnea, dopo il mille "de Guinano", in un documento della Curia Milanese, del 1398 "Gugnano", mentre in un altro del 1460 "Aguniano". L’Olivieri, basandosi sul toponimo del secondo documento, avvalora la tesi dell’aggettivo supposto Aconianus, dal nome proprio Aconius, più il suffisso aggettivale, che indica appartenenza, -anus.
"Altera laus terris, quae Lambri littoria circum Ignorant imbres, nisi desuper aere fusos: 545 Cugnano, nec non Casaletto quaeue salebras. Respuit et salices tellus nymphascue salaces In dulcem Lambrum pelagi pellexit ab undis."
"Altra gloria che ha questa zona che s’estende lungo le sponde del Lambro è che ignora l’acqua, se non quella che scende dal cielo: Gugnano e Casaletto e quel paese di Salerano che, respingendo le asperità del terreno e i salici, ha saputo trarre a sé le eccitanti Ninfe via dalle acque del mare nel suo Lambro; …" (5)
… con Pairana, Bascapè, Gugnano, Torrevecchia Pia e Landriano:
… terrarum comunium inter Mediolanum, Papiem et Laude …
Aguniano = Se il Beretta ha ragione, dopo il disperato tentativo del Signore di Dugnea di salvare Lodi, ed il suo feudo - a quell’epoca era al confine col Comitatus Milanese, e Bascapè probabilmente era una delle rocche più importanti a difesa di Milano - i Milanesi devastarono e distrussero tutto il feudo rendendolo incoltivabile e difficile da percorrere - ricordiamo anche la vicinanza con la strada che da Bascapè portava a Castel Lambro - trasformandolo in una barriera (e forse una zona "franca" o sarebbe meglio dire "cuscinetto") contro gli assalti degli eserciti che arrivavano da Laus, tramite il ponte sul Lambro a Salerano.
Mettendo un attimo da parte l’ipotesi del solito aggettivo supposto, il toponimo forse sarebbe l’aggregazione di tre parole latine:
acu(m), (ago), a sua volta dalla radice *ac-, che indica acutezza. Qui il termine deve essere intesso come "terra disfatta artificialmente", abbiamo notizie di terre disfatte nel medio evo per questioni militari.
Comunque non ha riscontro nel Du Cange;
ni: negazione;
-anus: suffisso latino che indica proprietà fondiaria.
cioè, "(terra) aguzza (disfatta) di nessuno".
Acus in latino è l’ardiglione delle fibule mentre Acula è diminutivo di acqua, nel senso di ruscello.

LANDRIANO
probabilmente "Landniano", seguendo l’esempio contrario dell’antroponomo longobardo "marisscalco", diventato poi, latino franco "maniscalco".
Landriano, formula più agevole per la parlata tardo latina.
Land- = paese o terra, vocabolo longobardo che si declina nella desinenza celtica –a.
Nel medio evo aveva anche significato di "planities inculta";
ni = negazione latina alla parola seguente;
-ano= suffisso oggettivale di appartenenza.
Land-ni-ano = terra o paese senza proprietario.
Vedi e confronta Aguniano.
… con Pairana, Bascapè, Gugnano, Torrevecchia Pia e Landriano:
… terrarum comunium inter Mediolanum, Papiem et laude …

MAIRANO

Da un documento del 812 "prado de Maioriano", secondo l'Olivieri, è un supposto Maiorianus,dal (pare anche nome di una tribù) nome proprio Maiorius. Oppure dal nome proprio Mario, più il suffisso aggettivale, che indica appartenenza "-anus" e con l'anticipazione di "i" nel neno "ri". Attualmente, conosco altri tre Mairano, tutti in Lombardia. "uitur tellus, heroica littera quam nunc Inuerta indigiat Mairanum, Silicet illa Fundatorem habuit marianae partis amicum".(6) Segue un paese, che ora l'inversione epica di una lettera chiama Mairano. Esso, cioè, ebbe come fondatore un partigiano della fazione di Mario. "Di Mario un partigian le fondamenta Del borgo pose, cui con voce inversa Ora la gente Mairano appella".(7)

PAVIA

Molto ampio il dibattito sull'origine dei due toponimi "Ticinum", che sembra essere il primo e "Papia" che sembra essere stato dato in un secondo tempo alla città. Probabilmente trattasi di due centri contigui, il secondo dei quali prende il sopravento dopo la distruzione di Ticinum ad opera di Odoacre ne 476. Alcuni studiosi vogliono rifletta il greco "Papias" cioè "custode del palazzo", nome assegnato dai Bizantini con allusione al palazzo edificato da Teodorico, molto probabilmente, si tratti del solito gentilizio romano.

BASCAPÈ

Dista 25 km da PV, 24 da MI e 18 da LO. Nell'879 "de Basilica Petri", "Baserica Petri", nel 1167 "Basegapei", "Barsegapé", e nel 1181 "Baxilicapede", "Baxecapede", poi Basgapè, Bescapè ed ora Bascapè.(8) Il nome deriva da "Basilica Petri", perché un certo Pietro (Petrus), ha costruito una basilica in questo luogo. Alcuni autori, dubitano di questa ipotesi, perché la parrocchiale è intitolata a San Michele Arcangelo, ma probabilmente Pietro, era il costruttore della chiesa, attorno alla quale si è sviluppato il villaggio originario. Basilica: voce greca (quindi indoeuropea) che in epoca tardo latina alto medioevale, indicava piccole chiese non erette a plebes, il toponimo divenne poi sinonimo di chiesa di campagna e casupola. San Michele, santo protettore dei Longobardi, festa il 29 settembre. Nella Laudiade, non è menzionato Bascapè, ma: "Nec non Castellum Lambri, quod fluminis alta Consistit ripa",cioè, "E poi Castel Lambro, che si trova in cima alla sponda del fiume".(9)

CASCINE E LOCALITÀ DEL COMUNE E PARROCCHIA DI CASALETTO LODIGIANO

Casello Tram ora Stazione = cosi chiamata per l'originario utilizzo.
Casin del Cavo = vedi Casino
Casino = diminutivo di casa. Graziosa casetta rurale, al cui interno ci sono le chiuse della roggia Molgora. Detta "del Cavo" per l'ubicazione.
Cascina Grande o Borromea = diminutivo da un latino volgare "capsia" da "capsa" cassa poi cassina, detta G. perché era una delle più estese del Lodigiano o B. perché nel 1600 la famiglia Borromeo risulta esserne la proprietaria. L'Agnelli indica anche la Corte Grande e la Corte del Fittabile, probabili suddivisioni della stessa, anche se vi erano altre corti e cascinali all'interno del paese.
Molino o Mulino = terminato nel 1846, vi rimane solo la ruota all'entrata est del paese. Vedi Pila.
Moncucca = Il nome dall'unione dei termini latini "mons" monte e "cuccus" cima rotondeggiante.
Orsolina = nome proprio diminutivo di Orsola, dal latino "ursus" orso.
Pila = brillatoio del riso, così chiamato nella mappa del catasto Lombardo/Veneto.

CASCINE E LOCALITÀ DEL COMUNE DI CASALETTO LODIGIANO E PARROCCHIA DI MAIRANO

Beccalsù, Bechelfù, Beccalzù, Beccalzurio = posto ad 82 m. s.l.m. era sotto parrocchia di Casaletto L.(10), la parte pavese ha oratorio del '700 dedicato a S. Anna, la cui festa è il 26 luglio. Secondo l'Olivieri, il nome deriva dal soprannome "ben calzato" poi cognome Belcazer. Nei mappali del catasto Teresiano, leggiamo "Beccalsù", e come per Bascapè (ma senza il cambio della prima "e" in "a", oltre alla trasformazione della "s" in "c" ed il mantenimento della "l"), le origini del nome si fanno risalire alla frase latina "Basilica de subtus", chiesa in mezzo o tra, perché posto tra LO e PV, (subtus Papiam et Laudem). Seguendo il Vignati, pensavo potesse essere derivato da "Bech" voce germanica che indica un corso d'acqua ed "Orum" voce basso latina che significa riva, margine, inteso come "sulla riva del fosso" o "fosso che segna un confine", ma nel medioevo la voce, indica un colle o dosso, allora il senso è "fosso che scorre in alto rispetto ai campi" oppure reggendo la tesi dell'Agnelli, a "Hordeum" ,"posto per il grano", difeso od in prossimità di un corso d'acqua. In documenti della fine del XIX secolo, il Vignati lo chiama Becalfù(11), molto probabilmente perché fu feudo dei Bechalòe, invertendo le parole nella frase "fu (dei) Bechalòe", come "Bech", fosso e "Orum", riva, "riva (del) fosso", otteniamo la parola Bechalfu, Becalfù. I Beccalòe, secondo G.C. Bascapè, erano imparentati coi Bascapè, può darsi che il loro parteggiare per i Torriani, sia stato il motivo del decadimento di entrambe le famiglie e dopo il completo assorbimento della Famiglia Boccalòe da parte della Famiglia Bascapè del ramo Lodigiano, sia stato cambiato il nome del paese Bechalòe, in Bechalfù, dato dai Bascapè, antichi feudatari del paese, in onore della Famiglia estinta.(vedi Bechalòe) In italiano Beccalzurio. Bernareggia = vedi Vignola. Cascina di Mairano ora
Cascinetta = posta a 79 m. s.l.m., in dialetto La Busa, probabilmente perché l'aia è ad un livello inferiore a quello della strada.
Casenuove = segnata nella mappa di A. Terzi del 1818. Ovvia l'etimologia.
Dosso di Mairano / Dossino = ad 80 m. s.l.m. , dal lombardo "doss" rilazo del terreno / diminutivo.
Impero Vecchio e Impero Nuovo = osteria sorta nel 1920 trà il Molino e la strada comunale, ora è sulla SP 17, il nome originariamente era un omaggio all'Impero fondato sulle colonie d'Africa. Si è mantenuto anche nel dopo guerra.
Livelli di Mairano = da livello, fondo soggetto a servitù, detta appunto livellare. Nei primi anni del XX secolo erano divisi in Livelli Caccia e Guaitamacchi, dal nome dei proprietari. Molino di Mairano = perché serviva la comunità di Mairano.
Quartirone = cascina in Mairano.
San Rocco = probabilmente era un lazzareto, con oratorio di San Rocco, protettore degli appestati, era nell'attuale via San Rocco. Festa il 16 agosto.
Santa Maria Rossa
= dal rosso cupo delle mura. Un'altra località con simile toponomo, esiste in comune di Rossate o Noviglio, vicino alla frazione Mairano di Noviglio.
Torchio di Villarossa = località di Villarossa adibita alla lavorazione dell'uva.
Vignola ora Bernareggia o Bernareggio
= posta a 81 m. s.l.m. Il nome dalla famiglia Bernareggi, nell'ottocento era proprietà Dovera.
Villarossa o Villa Rossa = forse dal rosso cupo dei suoi fabricati, antica tradizione, vuole che sia in onore della Barba di Federico I detto il Barbarossa. Villa in latino vuol dire fattoria con podere, in latino medioevale, fattoria o paese, in italiano antico semplicemente paese. Cum Villarussa ac onerata uite Valeriae, cioè Villarossa e Valera dalle viti cariche.(12)

CASCINE E LOCALITÀ DEL COMUNE DI CASALETTO LODIGIANO E PARROCCHIA DI GUGNANO

Cà del Fontana / Guà del Fontana ora Guado = Cà dialettale che significa casa, mentre Fontana era la famiglia proprietaria. Guà e Fontana, hanno lo stesso significato: fontanile. Nella mappa del catasto Teresiano o Carlo V è disegnato un pozzo proprio al centro della corte Asti.
Guado = nel secolo scorso interamente proprietà di Carlo Rossi, al 1990 F. Asti e Sudati. Situato sulla sponda destra del fiume Lisone, deve il suo nome al guado (latino "uadum") del fiume Lisone, che probabilmente esisteva da tempi immemorabili. Credibile anche l'origine da Guà, visto la grandezza del letto del fiume, che anche in passato non doveva essere di molto più ampia, la presenza di acqua sorgiva potrebbe aver giustificato la creazione di un villaggio. Ha oratorio dedicato alla B.V. del Rosario. Vedi Cà del Fontana.

Cascina Guado: resti di monofore

Casona Guada = maggiorativo di casa, per l'imponenza della casa padronale, probabilmente era la Cà del Fontana. E' parte del Guado, proprietà F. Asti.
Fornace = fabbrica di mattoni, vi si accedeva dalla strada al fianco della villa Sudati del Guado.
Guardarotta = Al 1990 proprietà Pollino, prima Pozzi e prima ancora Gualla. Il nome dal latino "garda" e a sua volta dal germanico "warda", posto di guardia lungo le strade e "rotta" disfatta, ma anche semplicemente indica la strada "posto di guardia lungo la rotta". In alcuni documenti del XIX secolo Guardarota. Alcuni autori vogliono derivi dal cognome Guardarotti, ma non ho trovato traccia di un propietario di tal nome.
Guarnazzona = troppo semplice sembra l'accostamento al vocabolo Provenzale "Guarnacca" (dal greco Kaunàchés, pelliccia persiana di origine assira, poi latino gaunaca(m)) che indicava nel medioevo, un abito da lavoro per i contadini, con l'aggiunta del suffisso femminile maggiorativo "-ona" e trasformazione delle doppie "c" in "z". Se ne analiziamo la posizione, cioè alle spalle della Guastalla, a sx della strada Mangialupo/Piacentina, segnata sui catasti Teresiani e del L/V, possiamo anche indicare l'origine da Guarnire, a sua volta dal germanico Warnjam col significato di "avvertire (una minaccia) e quindi provvedere (alla difesa)". Abbiamo cosi il termine "Guarnita" poi col suffisso femminile maggiorativo, -ona, "Guarnitona" poi Guarnazzona, con sostituzione di i con a e t con doppia z. Molto probabilmente era l'avamposto più avanzato delle difese della rocca di Bascapè.
Molino o Molinetto (Mulino di Gugnano) = per l'uso a cui era adibito in origine l'edificio, proprietà Sudati.
Porticone = Il nome significa grosso portico, evidentemente l'edificio originale era molto più massiccio per accogliere le famiglie dei braccianti della Guastalla, che vi abitarono fino agli anni '40. Oppure dal solito antico proprietario o costruttore. Al 1990 proprietà Pozzi, prima Gualla.
Schiesata o Schiepata = si trovava dove ora c'è il terrapieno ovest del nuovo ponte sul cavo Lorini/Marocco. Se ne ha menzione nell'archivio parrocchiale ed è disegnata sulle mappe del catasto Lombardo/Veneto. Letteralmente "lontano dalla chiesa".
Torre = toponimo derivato dall'uso dell'edificio originario, evidentemente, essendo posta su uno degli assi della centuriazione romana, era munita di torre d'avvistamento. Significa anche casa fornita di colombaio posto su un sopralzo del tetto. Lo stemma araldico sulla facciata prospicente la strada e della famiglia Lucini Passalacqua, sua antica proprietaria, all'inizio degli anni '90 era proprietà Sudati.

CASCINE E LOCALITÀ DEL COMUNE DI BASCAPÈ E PARROCCHIA DI GUGNANO

Barbetta = era proprietà conte Meserati, poi Passalacqua. Il nome significa alta fortificazione con pezzi di artiglieria, ma potrebbe derivare da particolari morfologici del terreno e della natura circostante, era comune di San Zeno.
Cascina Bosco Brusato ora Bosco o Bosco di San Zeno
= appunto da "bosco" sappiamo che nella zona ve n'era uno molto esteso, evidentemente, all'epoca del primo toponimo (1723) vi fu un incendio che distrusse parte del bosco, in quell'anno era proprietario tal Giò Batta Taglietti. Come per i mulini, veniva aggiunto il nome del paese da cui dipendeva, in questo caso era anche il comune.
Colombera
= menzionata nei catasti Teresiano e Lombardo/Veneto, era in comune di San Zeno. Al 1723 proprietà Sig. Camillo Bonacina. Da non confondersi con l'attuale di Beccalzù.
Dosso = cascina, ora parte della Foppa, sulla strada per Bascapè, da Gugnano, è la prima cascina sulla destra.Il nome, dal lombardo "doss" sommità, evidentemente della buca, vedi Foppa. Al 1723 era proprietà conte Meserati, ma data in livello. Nei mappali dell'IGM 1981 è in comune di Casaletto Lodigiano.
Foppa = da "favea" termine latino che significa buca, fossa. Alla fine dell'ottocento era proprietà Passalacqua, mentre nel 1723 era probabilmente Meserati.
Gambarello/Gamborello = il toponimo letteralmente significa "piccola gamba"/"piccolo gambo". 1723 proprietà Conte Meserati e Conte Visconti Giulio, in livello a Giuseppe Palante, nell'ottocento era del conte Negroli ed in comune di San Zeno.
Guastalla = il toponimo probabilmente dal cognome Gualla, nel senso di "Stalla del Gualla", proprietario della cascina fino alla fine della prima metà del XX secolo, e sappiamo, in loco vi era solo la stalla. Ma se nell'ottocento era proprietà dei conti Bolognini, è già all'epoca si chiamava così, allora è più probabile venga dal longobardo "wardstall", "posto di guardia". Anche "Guà"-"stalla",cioè, "stalla con un fontanile". Era in comune di Mangialupo.
Lazzareto = cascina parte della Foppa, situata sulla strada per la cascina Barbetta, evidentemente il suo toponimo, dall'antico uso. Nel 1723 proprietà Conte Meserati.

Monofora granaio ex convento Lazzaretto

Mangialupo/Mangialuppo = evidentemente da un fatto che ha per protagonista un lupo (ucciso e divorato dai contadini) e noto che i lupi in passato, durante l'inverno, infestavano anche le campagne e soprattutto i boschi di pianura. E' ormai accertato che nei fiumi Lombardi, fin dal Medioevo, o probabilmente dall'epoca romana, vi erano addirittura coccodrilli (draghi, nell'immaginario popolare), i cui piccoli venivano trasportati via mare dai luoghi d'origine, come curiose lucertole o per vederli combattere nei circhi romani, quindi figuriamoci se non vi erano lupi. Oppure dal cognome del suo proprietario, che ha la stessa origine del toponimo, infatti molti contadini/allevatori, venivano dalle montagne, ove era più facile imbattersi coi lupi. Mi sembra "strana" la conclusione dell'Olivieri e del Boselli, che mettono tutte le località dove è presente nel toponimo la parola "lupo", in relazione al presunto isolamento delle dette località, nel senso di "luogo da lupi". La doppia "p" compare su alcuni documenti del Regno d'Italia, ovvia l'etimologia. Località distrutta all'inizio del secolo, ora cascina, faceva comune a se. Aveva oratorio di San Giovanni Battista (1723).
Molino della Mangialupo = perché serviva la cascina suddetta.
Palazzetta = era situata sulla strada Villarzino/Beccalzù, sulla sinistra, immediatamente prima della curva, al confine dei comuni di Villarzino, di cui faceva parte e Bascapè. Il nome dal latino "palatium", costruzione importante. Piacentini ora Piacentina = dal 1723 alla fine dell'ottocento era proprietà Del Rho, era comune di Mangialupo. Probabilmente dal cognome della famiglia proprietaria.
Sammartina, S. Martina = sorta lungo un'asse della centuriazione romana, può darsi che esistesse fin da quell'epoca e che successivamente i longobardi od i franchi avessero chiamato la villa, San Martino, divenuta poi Cassina San Martina od unendo i due termini, Sammartina. Alla fine dell'ottocento, proprietà Bolognini, ma ad inizio XX secolo era dei Vistarini, era comune di Villarzino. Le tre cascine che compongono l'attuale sito, sono proprietà, Cagnetti, Bozzini Roberto e F.lli Bellinzona, che sono i proprietari della parte più antica. Ora non c'è più traccia dell'oratorio (se mai ne avesse avuto uno), festa il 30 gennaio. San Zeno I,
Cascina San Zeno = alla fine del XIX secolo era proprietà Umboldi, ora è proprietaria la famiglia Faini. Detta cosi perché dipendeva dal paese di San Zeno, ed era ovviamente sotto il suo comune. Vi era il palazzo del Podestà.
San Zeno, San Zeno II = località, ora cascina, nel 1723 proprietà Sig. Antonio Bonacina, alla fine dell'800 era proprietà Pedroli. Festa il 12 marzo, a sinistra del portone d'accesso alla strada romana per Castel Lambro, è probabilmente raffigurato San Zeno vescovo, la cui festa è il 12 aprile. Non ha oratorio. Il primo portone da Gugnano, dà accesso ad un tratto di strada parallela alla via Emilia, probabile tratto di centuriazione romana. In dialetto San Zin.
Spazalocca o Sgazalocca, Guazzaloca = cascina, ora distrutta, già negli anni dieci del nostro secolo vi rimaneva solo il mulino, era alla dx della strada Mangilupo/Piacentina, di fronte alla Guarnazzona, ed ovviamente in comune di Mangialupo.. Anche qui due termini difficili, sappiamo che nella zona vi era un grande bosco, quindi, per il primo toponimo: "Spaza", dal verbo spazzare, nel senso di "tagliare" e "locca" probabile trasformazione di "lucus", bosco in latino, dal celtico "leukos", "Spazalocco" "Cassina Spazalocca". Per il secondo toponimo teniamo buono il significato di "locca", ed analizziamo il longobardo "Gahagi" (Gaggio), termine indicante un bosco proibito, nel medioevo diventa e nel latino ecclesiastico, semplicemente "Gazata", ad indicare un luogo vietato al pascolo. Abbiamo cosi "S" che dà senso opposto alla parola a cui è abbinato e "Gaza(ta)", così "bosco non proibito al pascolo". Se il terzo toponimo fosse quello originale: da "guazzo", dal latino parlato "acquaceum", col significato di zona di straripamento o di guado di un corso d'acqua e "loca", termine latino indicante una serie di luoghi contigui. Se vogliamo essere poetici, da "guazza" rugiada. Ricordo anche il termine celto/ligure, "luk" luogo paludoso.
Villarzino = dal latino medioevale "Villar", a sua volta dal latino classico "Villarium", che significa fattoria o piccolo paese. Probabilmente "zino", non è il nome dell'antico proprietario, ma la trasformazione del vocabolo latino "sinus", seno, golfo. (vedi ROMA) Nel basso medioevo e nel rinascimento si è costruito seguendo lo spostamento verso ovest del fiume Lisone, importante riserva d'acqua e pesce. All'inizio del secolo era proprietà conte Vistarini, al 1990 signor Cottarelli. La cascina ha nome Gugnano ed era la più estesa del pavese, all'esterno del cascinale, di fronte all'incrocio e riconoscibile dalla facciata, vi era l'oratorio, ora purtroppo adibito a magazzino, dedicato ai Santi Maurizio e Gerolamo, le cui feste cadono rispettivamente il 22 ed il 30 settembre. Faceva comune a se. Il tronco di strada verso il Lisone è parallelo alla centuriazione romana (tracciando una linea fino al cardine di San Zeno, forma un angolo di 90°). Mentre quello verso Beccalzù è parallelo alla strada della Carità di Casaletto Lodigiano e dista 1420 metri dalla Località romana della Stazione. Originariamente, il tratto di centuriazione , era in mezzo all'abitato romano (zona della grande villa rossa ora in sfacelo) e parallela a quello di San Zeno.

 

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IDRONOMASTICA

NOTE

 

(1) Q.uaderni P.adani N. 10 pag. 19

 

(2) G. G. Gabiano - LAUDIADE - Centro Bassaneum - Lodi 1994 - Libro I pag. 96 riga da 48 a 54

 

 

(3) G. G. Gabiano - LAUDIADE - Centro Bassaneum - Lodi 1994 - Libro I pag. 96 riga 43 e 44

(4) B. Guadagni & A Ronzon - G. G. Gabiano - Laudiade - Tip. Dell'Avo - Lodi 1880 - Liber Primus pag. 6 riga 43 e pag. 7 righa 44

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(5) G. G. Gabiano - LAUDIADE - Centro Bassaneum - Lodi 1994 - Libro I pag. 120 riga da 545 a 547

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(6) G. G. Gabiano - LAUDIADE - Centro Bassaneum - Lodi 1994 - Libro I pag. 98 riga da 84 a 86

(7) B. Guadagni & A Ronzon - G. G. Gabiano - Laudiade - Tip. Dell'Avo - Lodi 1880 - Liber Primus pag. 8 righe 85 e 86

 

 

 

 

 

 

 

 

(8) Opuscoli "Settembre Bascaprino"

 

9) G. G. Gabiano - LAUDIADE - Centro Bassaneum - Lodi 1994 - Libro I pag. 96 riga da 40 a 41

 

 


Monofora

 


Beccalzù

10) Lodi ed il suo territorio - G. Agnelli - 1917

 

 

 

11) Vignati C. C.D.L.P. documento n. 2 del 10 7bre 761 dice Villa Beca = Becalfù in comune di Villarossa, dato falso, visto che Villa Beca era "prope Mucia", cioè, "vicino alla Muzza" (Cascina Beccia di Merlino).

 

 

 

 

 


Località Villarossa

 

 

 

 

12) G. G. Gabiano - LAUDIADE - Centro Bassaneum - Lodi 1994 - Libro I pag. 120 riga 549

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