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INDICE
Fanfulla
: L'avventura calcistica del Fanfulla
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L'avventura calcistica
del Fanfulla si apre il 28 giugno 1908 sul prato verde nei pressi
della Trattoria Due Chiavi, all'altezza del passeggio esterno fra
l'attuale Porta Cremona (che allora si chiamava Porta Roma) e via
San Colombano. La squadra era nata per iniziativa di Marcello Ghisio,
già ginnasta e pioniere del giornalismo sportivo, e di alcuni altri
appassionati dello sport del pallone che in città si praticava soprattutto
nei circoli e nei collegi scolastici. In quegli anni assistere alla
partita costava mezza lira, si poteva arrivare al campo in carrozza
e alla fine, vincitori e vinti, festeggiavano con abbondanti libagioni.
Il primo presidente del Fanfulla calcio fu l'avvocato Paolo Bonomi.
Erano anni avventurosi, ma di vivace crescita. |
Si giocavano
amichevoli e tornei, capitava di incontrare l'Internazionale o il Milan
nello stesso giorno del Football Club Lambro. In città non mancavano altre
squadre: c'erano il Lodi Football Club, l'Associazione Studenti del Pallavicino,
l'Unione Sportiva Lodigiana, il Savoia in Borgo Adda, i collegi Cazzulani,
Cavour, La Marmora e S. Francesco, si giocava alle Due Chiavi, ma anche
all'Isola Bella e al Velodromo, oltre l'Adda. Prima della grande guerra
il Fanfulla poteva contare su quattro squadre, la maggiore iscritta al
campionato italiano di seconda categoria. Venne inaugurato a Lodi anche
il Campo Verde, su un ex cimitero che sorgeva nell'area ora occupata dalla
Abb Adda. Lo scoppio del conflitto mondiale diradò il numero dei giocatori,
lo stadio delle Due Chiavi venne requisito, restarono i tornei studenteschi.
Quando nel 1919 riprese l'attività, il Fanfulla, sotto la presidenza di
Francesco Miglio, si trasfer“ in piazza d'Armi a Campo di Marte.
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Epiche, a quei
tempi, le sfide con il Codogno. Nel 1921 il Fanfulla vinse il suo
primo campionato, conquistando davanti a oltre 2000 spettatori la
promozione in Prima Categoria battendo 2-0 l'Esperia Como sul terreno
della "Dossenina", il nuovo stadio inaugurato solo qualche mese
prima. La federazione però revocò la promozione, per ragioni che
le cronache dell'epoca non rivelano, e il Fanfulla dovette rivincere
una serrata selezione l'anno successivo per ottenere quanto meritato.
Erano campionati strani, capitava di giocare contro il Chiasso e
poi a S. Siro contro la Juventus Italia, le denominazioni cambiavano
a ogni piè sospinto. Il Fanfulla cominciò in quegli anni a farsi
conoscere fuori dai confini lombardi, si andava in trasferta in
Piemonte e in Veneto, ma anche a Parma, Firenze, Pistoia, Lucca
e Viareggio.
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Nel frattempo
Marcello Ghisio era diventato presidente, il primo idolo dei tifosi fu
Otello Subinaghi, centravanti che tocc˜ l'apice della carriera nella Roma
degli anni '30. E proprio gli anni '30 rivelarono il genio calcistico
di Mao Capra, poi azzurro con Vittorio Pozzo, mancato campione del mondo
per un gol fallito in amichevole contro la Francia.
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Capra
era già nel Milan quando il Fanfulla conquistò la sua prima promozione
in Serie B, nel maggio del '38, vincendo a Pavia un drammatico spareggio
con il Piacena: 2-1 in rimonta, davanti almeno a 1500 tifosi giunti
in riva al Ticino con ogni mezzo. In B il Fanfulla del Magu Acerbi
e Citterio, di Crola e Pagni, Longhi, Sichel, Colaneri, Lovagnini
e tanti altri ancora conobbe per la prima volta il grande calcio,
sotto la guida di Egidio Zoncada e poi di Ennio Paleari, il presidente
degli anni difficili del secondo conflitto mondiale. La ricostruzione
dopo la guerra fu affidata in buona parte a giocatori lodigiani, come
Servidati, Zucchelli, Sichel, Antozzi, Bandirali, tornò il vecchio
Capra a ispirare i goleador Dalcerri e Goldaniga, protagonisti della
seconda promozione in Serie B, dopo la sfortunata retrocessione del
'48. |
La seconda
parte dell'epopea cadetta del Fanfulla durò 5 stagioni, segnate dalle
prestazioni di calciatori di gran cuore e tecnica raffinata: il ceco Szoke,
l'elegante Busnelli, il fedelissimo Castellazzi, il cecchino Zian che
fu anche capocannoniere del campionato. Quel Fanfulla giocò partite mitiche,
contro Roma, Fiorentina, Napoli, Cagliari, Genoa, facendosi sempre ben
valere sino a conquistare nel '51 un prestigioso sesto posto, suo miglior
piazzamento di sempre.
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Purtroppo a
sancire la decadenza dl Guerriero fu un oscuro episodio di reale
o presunta corruzione (il tentativo di "comprare" il portiere dell'Alessandria
tramite un mediatore, tale Gaggiotti): il Fanfulla venne penalizzato
di 5 punti e, malgrado una disperata rimonta, non riuscì a evitare
la retrocessione. Era il 1954. I nodi vennero al pettine, le casse
piangevano, così alla prima retrocessione ne seguì subito un'altra,
dopo uno spareggio con il Modena. Il cavalier Paleari, tornato in
sella al posto di Francesco Minojetti, non si diede per vinto e
al quarto tentativo, dopo due secondi posti e uno spareggio perduto
con la Biellese, il Fanfulla (che nel frattempo aveva lanciato in
orbita il giovane Mario Maraschi, poi vincitore di uno scudetto
con la Fiorentina) tornò in Serie C.
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Furono gli anni di
Vitali e Traspedini, Chiumento e Ravani, Brenna e Sala; più avanti di
una longilinea ala destra ribattezzata il "Jair bianco", alias Alberto
Spelta, destinato a grandi cose.
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Nel
'65 una nuova mazzata, con la retrocessione in Serie D che aprì un
lunghissimo capitolo, quasi interamente vissuto sotto la presidenza
del geometra Luciano Zavattiero. Tredici stagioni in quarta serie
con qualche acuto e molte annate anomime, scosse solo dalle prodezze
di Nando Galli, il "Falco", preceduto nella classifica dei cannonieri
bianconeri di ogni tempo dal solo Silvio Dellagiovanna (il bomber
degli anni '90 con 92 gol in maglia bianconera). Fu in questi anni
che mosse i primi passi nel Fanfulla "tale" Giampiero marini, lodigiano
purosangue, destinato a diventare uno degli "eroi" del Mundial spagnolo.
Nel '76 la presidenza del Fanfulla fu raccolta da Guido Campagnoli,
in panchina l'omonimo Cesare. In due stagioni il Fanfulla conquistò
la neonata C2 dove sarebbe rimasto per tre stagioni con l'unico obbiettivo
di guadagnare la salvezza. |
Poi arrivò alla "Dossenina"
un certo Giorgio Veneri che costruì in due stagioni due squadre diametralmente
diverse: veloce e spettacolare la prima, caparbia e cinica la seconda.
Inutile dire che il secondo tentativo fu quello buono.
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Il Fanfulla
di Masuero e Rossi, Tirloni e Magrini, Cappelletti e Sannino, Colombi
e Aloise, Fadoni e Spallanzani conquistò nell'83 una indimenticabile
C1. Fu una sola stagione, ma davvero difficile da ricordare per
le sfide contro Bologna, Parma, Reggiana, Brescia e il successo
in Coppa Italia nella doppia sfida contro l'Ancona. Alla guida della
società un gruppo di imprenditori, capitanati prima dal compianto
Pier Rinaldo Cerri, poi da Paolo Marchetti. Ma l'immediata retrocessione
raffreddò gli entusiasmi, Veneri restò un altr'anno: una buona stagione,
prologo però alla delusione dell'86 con il mesto ritorno fra i dilettanti.
Lino Ballardini, rimasto al timone, continuò un'altra stagione in
Interregionale, poi decise di chiudere i conti e il Fanfulla rischiò
di scomparire.
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Fu
allora che Aldo Jacopetti, Italo Minojetti e altri amici compirono
il miracolo di salvare una società dalla storia pluridecennale che
andava ricostruita dalle fondamenta. C'erano debiti, ma non giocatori,
era tutto da rifare. Ma in un modo o nell'altro ce la fecero assicurando
al "Guerriero" una dignitosa sopravvivenza. Il resto è storia recente.
La prossima pagina del romanzo deve essere ancora scritta: con l'avvento
della nuova dirigenza guidata da Silvano Chiapparoli, il ritorno di
Giorgio Veneri come direttore sportivo e la guida tecnica affidata
all'ex Corrado Verdelli, scudettato con l'Inter di Mattheus, le prospettive
sono di nuovo incoraggianti: il ritorno fra i professionisti non è
più un sogno. |
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