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I racconti di
FOSCO BAGGINS

GILGALAD

GILGALAD

Vorrei parlarti del mio cavallo.

Sei pronto ad ascoltare le gesta di un animale a cui nulla manca per essere considerato straordinario? Siediti dunque se già non lo sei, perché gli avvenimenti che tra poco ti descriverò sono così incredibili che è meglio essere ben saldi a qualcosa per evitare brutte cadute.

Gilgalad è di origini sconosciute, arrivò ad essere mio fedele amico quando il nonno, mentre ancora ero un piccolo bambino, lo portò a casa dicendomi di averlo trovato in una radura, ai margini delle colline lungo il grande fiume al limitare della mia terra. Nonno disse che il cavallo era fermo tra gli alberi, fumante ed imperioso come un re con il mantello nel vento e la spada sguainata, il pelo fulvo luccicante di sudore. quando Gilgalad lo vide ( ma allora ancora non aveva none), emise un sommesso nitrito e con passo lento e fiero si avvicinò a lui.

Io, son sincero, non indagai mai circa la veridicità di quel racconto, ed ora che qualcosa di più mi piacerebbe sapere, purtroppo quel primo incontro rimane una leggenda dalle ragioni insondabili.

Sta di fatto, ed è questo che importa, che il cavallo da allora visse con me ed ancor oggi è lì, libero nei campi dietro la mia finestra libero di correre e di avvicinarsi.

Mi prendi per pazzo? sei liberissimo di pensarlo , ma Gilgalad potrebbe rifiutarsi di farti montare sulla sua groppa se solo ne avesse il sentore. Gilgalad si sceglie le amicizie.

Perché Lui è speciale? Ti racconto un piccolo episodio che potrebbe esserti di aiuto.

Un giorno, molti anni fa, quando ancora bambino correvo con lui senza il minimo senso del pericolo, riuscì a saltare con un poderoso balzo un canale irrigatore largo parecchi metri; Lui era agile, scattante nervoso, troppo per le mie piccole forze, ed io sorpreso dallo scatto, mi sentii scaraventare nel vuoto e vuoto fu fin che l'acqua fredda del rivo ed il rovinoso tonfo non mi riportarono alla imprevista realtà. Grazie al cielo e a non so quale istinto, non lasciai le redini e questo fu la mia salvezza perché subito, incosciente dell'orientamento, mi sentii strattonare finché non vidi il muso di Gilgalad rivolto verso l'alto nello sforzo di riportarmi in superficie.

Rimasi ansimante sulla riva, in ginocchio cercando di espellere tutta l'acqua che avevo inghiottito; sentii il suo caldo respiro accarezzarmi il collo ed il suo muso cercare di rivoltarmi. Mi alzai in piedi barcollando e tossendo, stretto nei miei vestiti zuppi, gli cinsi il collo lo accarezzai tremano per la paura, col fiato grosso, mentre farfugliavo qualcosa sui miracoli e il buon Gesù, poi quando le mie gambe ripresero parte della loro forza montai e lentamente tornai a casa.

Per strada il caldo sole estivo riuscì ad asciugarmi e cercando di riprendere la mia solita spavalderia feci finta di nulla riguardo all'accaduto; nessuno seppe mai nulla di quell'episodio.

E fin qui Ti ho raccontato dell'attaccamento dell' animale al suo padrone, ma quello che più mi meraviglia ancora adesso, è ciò che segue.

Sai benissimo che un famoso detto incita a rimontare immediatamente a cavallo dopo una caduta; ed io così feci ed il giorno dopo, felice di essere al mondo, padrone di me stesso e dei miei desideri, quasi nulla fosse successo incitai Gilgalad al galoppo: GHIDAPP AAAH GHIDAPP.............. Ma Questi non rispose al mio comando. Rimase immobile, scacciando mosche con la coda e roteando le orecchie a destra e a sinistra. Lo spronai una seconda volta: niente. Al terzo imperativo lui si mosse piano, poi iniziò un trotto leggero, quasi canzonatorio guardandomi in tralice, con fare di sufficienza e non ci fu verso di fargli aumentare la velocità in nessuna maniera, ne con le buone ne con metodi più bruschi, anzi, l'unica volta che alzai il nerbo sul suo possente quarto posteriore, si fermò di scatto e per parecchi minuti non si mosse di un palmo. Incredibile vero?

Il trotto; quella fu la massima velocità che Gilgalad mi consentì ed io anche se di malavoglia accettai quel lento andare, placido, pacifico, anzi mi piaceva, vedevo le cose con attenzione, le esaminavo dall'alto della sua groppa tutto mi scorreva sotto e si offriva ai miei occhi.

Un giorno, mentre si passeggiava oziosi nei campi passò al piccolo galoppo. Rimasi stupito sentendomi sobbalzare sulla sella in maniera insistente. Un attimo dopo realizzai ed alzatomi sulle staffe, incredulo diedi l'ordine da lui fino ad allora rifiutato:

- AAAAHH GHIDAPP GHIDAP!

Gilgalad ebbe uno scatto di muscoli ed improvvisamente la brezza mi investì il volto: stavo galoppando, forte, sempre più forte, l'erba perse la sua immagine abituale e divenne una indistinta macchia verde ed io serrai le briglie con una sicurezza mai provata prima:

-AAAAHH GHIDAPP!- Gilgalad era come il vento, era il Vento, Gilgalad ero io. Il suono dei suoi zoccoli era il tuono di un terribile temporale che sconvolge e martirizza le cime degli alberi. Mi annullai nei suoi movimenti, mi sporsi in avanti e vidi gli alberi diventare nulla, il tempo ... cos'era il tempo?

Gilgalad ero io.

Quando dopo la corsa, che non so quanto fosse durata, ci fermammo, ansimante e stanco smontai e tenendo sempre le briglie mi sdraiai nella fresca umidità dell'erba.

Ero diventato grande.

Si, ho l'impressione che quello fu il mio vero passaggio dalla fanciullezza alla gioventù.

Quella interminabile corsa mi fece passare il guado tra due momenti conseguenti della vita, e fu bellissimo, anche se ricordo con una sottile ombra di ansia quell'episodio.

Gilgalad è per me più che un amico; Lui è il mio insostituibile alter ego, l'istinto animale che c'è in me, ma anche la mia saggezza e la mia forza. Lui è me.

Se hai creduto ad una sola delle parole che ti ho scritto, allora anche tu possiedi un cavallo di nome Gilgalad, e corri con lui nel tempo, Anche tu, possiedi quella meravigliosa magia che si chiama ..................................... Lo sai come si chiama!

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