Pianta di castagno
Il castagno con i suoi estesi boschi, costituisce una delle presenze
più caratterizzanti del paesaggio boschivo italiano. Per
l'importanza che ha rivestito nel passato è, con l'olivo
l'albero più familiare del nostro Paese. Di questa ampia
diffusione ne riferiscono anche gli appunti di viaggio di papa
Pio II (Enea Silvio Piccolomini, 1458-1464) di ritorno da un pellegrinaggio
al Santuario di Loreto. Protagonista di un'equilibrata e ormai
superata economia rurale, il castagno forma ancora fitti boschi
in tutt'Italia, ma è quasi ovunque lasciato a se stesso,
non più circondato dalle amorevoli premure dei contadini
che un tempo non molto lontano raccoglievano le castagne, frutti
squisiti largamente apprezzati e consumati come alimento. Oggi
viviamo un periodo di vacche grasse, ma è bene ricordare
che prima dell'introduzione della "patata", la castagna
era la risorsa alimentare essenziale dei paesi con poveri terreni
silicei di tutta Europa. In molte occasioni occupava il posto
del pane. In alcune regioni quest'albero e i suoi frutti erano
il cuore di intere comunità che ne dipendevano cos' strettamente
che vi si sono associate tradizioni popolari, domestiche, affinato
tecniche e pratiche colturali tanto che si può parlare
di una vera e propria "civiltà del castagno".
La castagna allo stato secco (ciuchin) èun alimento di
prim'ordine, nutriente quasi quanto il frumento i cui componenti
si possono riassumere come segue: 66/77% di sostanze amiliacee
(glucidi), dal 12-16% di materie azotate (protidi), e più
del 2% di materie grasse (lipidi), vitamine B1, B2 e C (che resistono
alla cottura se non si toglie la buccia), ai quali si aggiungono
piccole quantità di cellulosa e di ceneri. Il castagneto
del "Bosco di Graffignana" è uno degli ultimi
di tutta un'ampia area geografica che per analogie morfologiche,
climatiche ed ecologiche è nota come "Padania".
Ciò che è rimasto è una reliquia naturale
di estrema importanza. Più che per i frutti, il castagno
del bosco di Graffignana era utilizzato per il legname, infatti
si tratta di un "ceduo a ceppaia". Con tagli programmati
eseguiti alla base del tronco, le ceppaie danno luogo all'emissione
di giovani e vigorosi polloni che giunti a maturazione vengono
utilizzati per travi e pali (fino agli anni '80 la palificazione
di sostegno alla vite coltivata sulla nostra collina era prevalentemente
composta di castagno). Identificazione: Albero di seconda grandezza,
può raggiungere i 30 metri, molto longevo, massiccio, con
tronco eretto, robusto e ramificato. La corteccia, liscia e brillante
da giovane, con l'età diviene rugosa e screpolata, con
caratteristico andamento a spirale. Le foglie, grandi e lucide,
sono alterne e brevemente picciolate, con margini dentellati e
nervature fortemente rilevate sulla pagina inferiore. L'impollinazione
e entomofila, gli amenti sono in gruppo e portano in prevalenza
i fiori maschili e hanno fiori femminili alla base. I frutti (castagne)
giunti a maturazione si liberano dal riccio spinescente che le
protegge.
Il castagno