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Amanita phalloides (Vaill. ex Fries) detta anche
Tignosa velenosa è il fungo responsabile del maggior numero di morti
per avvelenamento da funghi. Il cappello, dapprima emisferico o
ovoida-le, poi spianato, è di colore variabile ma generalmente olivastro,
sempre percorso radialmente da fibrille minute innate. Le lamelle
sono fitte, bianche e “lardose” al tatto. Il gambo cilindrico e
slanciato presenta un anello membranoso ed è tipicamente decorato
da bande cangianti, alla base presenta un’ampia volva membranosa
e libera. La carne è bianca. È una specie ubiquitaria molto diffusa
sia in pianura che in collina o montagna, di bell’aspetto ed invitante
alla raccolta presentando anche un bel portamento ed buon odore
che spesso inganna. Il suo periodo di crescita è quello estivo autunnale.
Vive prevalentemente in simbiosi con le latifoglie in genere, in
particolare: nocciolo, castagno, tiglio, quercia, carpino. Molto
raramente è stata osservata in boschi di aghifoglia. Nella nostra
zona è presente, soprattutto a partire dalla tarda estate/autunno
in diverse zone del nostro bosco, sulle rive boscate dei corsi d’acqua
oppure, anche se più raramente, in prossimità dei tigli dei viali
cittadini. La sua ingestione provoca avvelenamenti con esito quasi
sempre mortale i cui sintomi compaiono, di norma, dopo un periodo
di 8/24 ore dall’ingestione. La dose mortale è di circa un grammo
di fungo fresco per chilogrammo di peso corporeo.
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