PREMESSA
Ho incontrato Lisetta
una mattina di fine gennaio del 98, in Piazza dei Caduti, vicino
alla Crusèta. Ero in macchina con mia figlia Carla
e ferma allo Stop.
- Giuseppina- mi
ha chiesto- mi accompagni alla Casa di Riposo? Così le
donne vedono che io conosco davvero quèla c'là
scrite el liber de la guèra! Sai, tutte le mattine,
le signorine ci leggono una lettera del tuo libro "Lettere dal
fronte". Perché non vieni a leggerle tu?
-Sì, vengo-
le ho risposto. -Appena torno dal mio viaggio. Parto domani.
Verrò senz'altro dopo la metà di febbraio.
- Ti trovo bene,
Lisetta! E sempre con cappello, borsa e guanti in tinta col
paletò!
Lei ha sorriso,
compiaciuta.
- E' un po' che
non ti vedevo così in forma!
-Hai ragione,Giuseppina!
Sto bene e sono proprio contenta di essere alla Casa di Riposo.
Sai, trovo el mangià prunte, diverse persone con
cui parlare e posso uscire quando voglio! Non mi auguro più
di essere in casa sola. Non tornerei indietro!
Ricordo di aver
pensato: - E' una fortuna ci sia una casa disposta ad accoglierti,
in caso di necessità!
Appena tornata
a Sant'Angelo, ho mantenuto la promessa e sono andata da lei.
Ma era troppo tardi: ormai Lisetta non c'era più.
Mi è venuto
un nodo alla gola, ma mi son fatta forte. Proprio come voleva
lei, ho detto alle donne, sedute davanti a me, che conoscevo
molto bene Lisetta e che era stata una cara amica di mia madre.
Poi ho incominciato a leggere alcune lettere del mio libro.
Mi sono accorta
che veramente tutti erano interessati alla lettura. Conoscevano
ogni soldato di cui si parlava e di ognuno sapevano vita e miracoli.
Allora ho buttato
là una domanda:
- Ma scusate, voi
non avete nulla da dire? Non ricordate proprio niente della
guerra? Io sono una maestra, lo sapete, anche se in pensione.
Per la prossima volta che ci vediamo, vi do il compito e la
lezione: dovete ricordare e scrivere un episodio che vi ha particolarmente
colpito.
La settimana dopo,
mi son vista recapitare diversi foglietti con i loro semplici
e schietti ricordi.
- Sono veramente
emozionanti le vostre testimonianze! Volete farle pubblicare
sulla Cordata, il notiziario della Parrocchia o sul vostro
Argento Vivo?
Hanno rispposto:
-Ma lei non ha
scritto un libro sui soldati? Perché non ne scrive uno
anche per noi?
Ecco, questo libro
è nato così. Su loro richiesta.
Sono tornata alla
"Casa di Riposo" più di una volta per approfondire le
testimonianze, con la speranza di attirare l'attenzione di alcune
persone restìe a partecipare alle varie attività
proposte dalle animatrici e dai volontari. Quasi sempre sedute
in giardino o nel ridente atrio son lì ad aspettare parenti
ed amici, che arriveranno, ma non nel momento in cui sentono
maggiormente la nostalgia della famiglia.
Son lì che
aspettano te, anche se nemmeno ti conoscono e sei completamente
estraneo alla loro vita. Attendono un tuo sorriso, una tua stretta
di mano, un tuo abbraccio: perchè tu porti una novità
nel loro mondo.
Risvegli senz'altro
la loro curiosità:
-Ma chi lè
clà dòna lì?
- L'è
de Sant'Angél?
-Chi lè
che la gà indrèn chi?
-Sla fa
chì?
E pian piano diventi
la loro amica. Tu narri episodi piacevoli, possibilmente con
personaggi conosciuti da tutti; le donne ti raccontano di quando
giovani e, nel pieno delle loro forze, "mandavano avanti" il
paese. Lavoravano nelle fabbriche ed usavano persino il trapano;
e na fèvun de tute le rasse per un boccone di
pane sempre più nero, mentre gli uomini erano al fronte.
Persino la borsa nera. Era il periodo in cui più che
fame, miseria e carestia non c'era. Quello che passava la tessera
annonaria bastava solo per fare la fame.
Gli uomini ti parlano
della guerra combattuta, giorno dopo giorno, per molti anni
con la smisurata voglia di vincere ad ogni costo e con tutte
le forze di "Soldato Italiano". 1
Parlano ed il loro
sguardo si anima e si illumina; perchè qualcuno presta
loro attenzione e li sta ad ascoltare; perchè si sentono
ancora protagonisti degli avvenimenti drammatici vissuti nella
loro gioventù.
Ho riunito le loro
confidenze in questo libro e mi auguro che anche altri lo facciano
perché ho scoperto che gli ospiti della Casa di Riposo
"Santa Francesca Cabrini" di Sant'Angelo hanno tanto da raccontare
e da insegnarci.
Sarebbe veramente
un peccato non raccogliere le loro esperienze!
Ho inserito anche
alcuni miei ricordi di bambina: frammenti sfuocati, confusi
ed isolati; col passare degli anni, però, involontariamente
li ho integrati con particolari sentiti dai racconti degli altri.
Giuseppina Rognoni Bassi