PREFAZIONE
( testimonianze della seconda guerra mondiale )
"Ho scoperto che gli
ospiti della Casa di Riposo 'Santa Francesca Cabrini' di Sant'Angelo
hanno tanto da raccontare e insegnarci", scrive Giuseppina Rognoni
Bassi a conclusione della sua raccolta di testimonianze orali
sugli anni della seconda guerra mondiale. E in effetti leggendo
queste belle pagine di ricordi e memorie, non le si può
dare torto. Gli anziani sono per loro natura delle fonti storiche
viventi. Essi continuano a rappresentare la memoria storica
degli eventi del nostro tempo: una memoria cui spesso - troppo
spesso! - dimentichiamo di dare la parola.
Sin dai tempi più
antichi, buona parte della dignità e dell'autorevolezza
riconosciuta agli anziani nelle più diverse culture derivava
dalla loro conoscenza del passato, dal loro essere custodi delle
antiche memorie della famiglia, del clan, del villaggio o dell'intera
comunità. Grazie ad esse la società ritrovava
la propria identità collettiva che contribuiva a unire
e a saldare i legami comunitari, alimentando la solidarietà.
Si può forse
dire che la coscienza storica di una collettività - piccola
o grande che sia - si può misurare anche dal rispetto
e dalla considerazione che in essa viene accordata agli anziani
e alle loro memorie. E la coscienza storica è di fondamentale
importanza in una comunità: tanto più viva è
infatti la conoscenza del passato, tanto maggiore sarà
la possibilità di costruire un futuro migliore.
Con questo libro Giuseppina
Rognoni Bassi ha voluto dare finalmente la parola agli anziani.
In queste pagine essi diventano testimoni e protagonisti del
loro tempo, restituendoci con i loro racconti di vita vissuta
un drammatico e vivido spaccato degli anni bui della seconda
guerra mondiale. Un quadro reso ancora più vivo e serrato
dal ricorso frequente dei testimoni al proprio dialetto: formidabile
e, talvolta, insostituibile mezzo espressivo per dar voce al
più autentico sentire dell'animo popolare.
Dopo aver pubblicato
nel 1994 le Lettere dal fronte, inviate all'amato don
Nicola dai santangiolini in guerra, con questa raccolta di testimonianze,
l'attenzione di Giuseppina Rognoni Bassi si sposta su quello
che possiamo chiamare il fronte interno della guerra.
La gran parte di queste pagine è infatti dedicata a ciò
che accadeva nella vita quotidiana dei santangiolini fra il
1943 e il 1945 in un'Italia tagliata in due: occupata militarmente
dagli eserciti alleati al Sud; invasa dai tedeschi e teatro
di una guerra civile nel centro-nord, sotto la cappa della cosiddetta
Repubblica di Salò; martoriata fino all'inverosimile
dai bombardamenti, dalla penuria e da ogni genere di privazioni
che la popolazione ha dovuto sopportare: a cominciare da quella
più elementare del cibo.
Nell'intera storia
dell'umanità, nessun altro conflitto ha interessato così
duramente e "totalitariamente" la popolazione civile come la
seconda guerra mondiale. Intere popolazioni furono coinvolte
in una mobilitazione totale, senza risparmio di energie, vittime
poi di devastanti distruzioni, atroci sofferenze e lutti inconsolabili.
In questo immenso sommovimento, mentre gli uomini combattevano
sui vari fronti, la forza stessa delle cose imponeva soprattutto
alle donne nuovi gravosi sacrifici e responsabilità.
A Sant'Angelo non
poteva essere diversamente: anche qui, la guerra, soprattutto
nelle sue battute finali, bussò con ghigno sinistro alle
porte di tutte le famiglie santangioline. Il nostro territorio
era ormai davvero diventato - non solo metaforicamente - fronte
interno.
Ed è proprio
sul fronte interno che emerge particolarmente tutto il
valore e lo spirito di sacrificio delle donne santangioline,
chiamate - come negli altri paesi in guerra - a sostituire i
richiamati in tutte quelle mansioni tradizionalmente svolte
dagli uomini: dal lavoro di fabbrica alla spasmodica ricerca
del cibo per i loro bambini e per i loro cari. In quelle dolorose
circostanze non si trattava soltanto di esercitare l'italianissima
"arte di arrangiarsi". Si era ormai di fronte a situazioni nelle
quali la forza della disperazione obbligava, volenti o nolenti,
ad ingegnarsi per procacciarsi l'essenziale: non per vivere,
ma per sopravvivere. Talvolta le circostanze e la necessità
obbligavano a gesti e comportamenti che, in situazioni normali,
sarebbero potuti apparire discutibili e perfino un po' cinici,
ma che in quelle circostanze diventavano naturali e quasi inevitabili,
perché dettati dallo spirito di sopravvivenza.
La generosità
dei santangiolini, comunque, non venne mai meno, anche quando,
a rischio della propria vita, si trattava di nascondere e nutrire
soldati inglesi e renitenti alla leva, come viene raccontato
in alcune delle testimonianze più significative e toccanti
di questo libro. Una generosità mai ostentata, quasi
naturale, per le vittime di turno, per quelli che, nonostante
tutto, stavano peggio: gli sfollati, gli sbandati, gli ebrei,
i renitenti.
Mentre gli uomini
erano al fronte, gran parte di questo peso venne a gravare sulle
spalle delle donne. Donne che rischiavano ogni giorno la vita
per trovare qualcosa con cui nutrire i propri figli. Colpisce
ancora di più, in questo senso, l'assassinio, nel corso
di un rastrellamento, della trentottenne Maria Garibaldi Semenza.
Come ricorda la figlia Lina, sua madre si era attardata fuori
per andare a comprare il latte per i suoi sette figli. Anche
qui troviamo una donna che sfida il pericolo per procurare cibo
alle sue numerose creature. Maria fu falciata per strada, insieme
al marito, dai colpi di mitraglia fascista, sotto gli occhi
increduli e disperati delle piccole figlie. Una vicenda, questa,
ben nota in paese, ma che la testimonianza della figlia Lina
arricchisce ora di inediti e tragici particolari.
Ma ci sono anche le
storie di fame, di borsa nera e di piccolo contrabbando narrate
da Angela Furiosi, che ricorda quel "pane nero", trasformato
subito in "sabbia" sotto i denti, e le misere razioni ottenute
con la "tessera"; le esperienze di Caterina Bianchi e di Franca
Cabrini; i ricordi di donne operaie come Gianna Cabrini; le
vicende familiari di Maria Capella e Maria Pozzoli, di Tana
Rusconi e Angelina Sicco; la convivenza con i bombardamenti
raccontata da Gina Abbiati; il nascondiglio e la protezione
dati ad un parente ricercato dai tedeschi o a soldati inglesi,
narrati rispettivamente da Giuseppina Abbiati e da Rachele Fratti.
Ci richiamano poi
ad un altro aspetto del fronte interno gli episodi raccontati
dai partigiani santangiolini, inquadrati in formazioni combattenti
in diverse località della Lombardia. Davvero toccanti
le storie di Osvaldo (Grecchi), che racconta dei suoi
compagni fucilati a Milano in via Tibaldi; di Giuanen Vilòta
(Giovanni Rognoni) e di Rino Vilòta (Rino Rognoni),
entrambi di recente scomparsi. Interessanti anche i ricordi
della stessa autrice che, indossando le vesti della testimone
diretta, ci mette a conoscenza dell'esperienza da lei vissuta
negli anni del fascismo nei panni di "piccola italiana", del
terrore dei bombardamenti aerei e, soprattutto, di episodi,
finora poco conosciuti, come l'ospitalità e la protezione
offerta dai santangiolini a una famiglia di ebrei o come l'internamento
di nostri concittadini, insieme ad altri civili italiani e tedeschi,
in campi di prigionia nella Repubblica Sudafricana.
Nella seconda parte
l'Autrice ci presenta altre storie di soldati santangiolini,
quasi a completare il quadro già tracciato nelle Lettere
dal fronte: questa volta però con racconti orali,
raccolti dalla viva voce dei protagonisti che ci riportano agli
scenari di guerra sui vari fronti; ricostruiscono i dialoghi
fra commilitoni e gli ordini perentori degli ufficiali; ci fanno
partecipi dei loro alterni sentimenti di paura e di gioia, di
entusiasmo e di disperazione. Così si leggono tutto d'un
fiato il lungo ed emozionante racconto di Giuseppe Tonali delle
storiche battaglie di El Alamein e di Tobruk;
l'avventurosa vicenda di Mario Lunghi in Africa orientale; l'esperienza
della prima linea sul fronte greco di Anselmo Gaggini o del
pilota in Russia Attilio Savoldi; il ricordo del fratello caduto
per portare il rancio in prima linea di Pietro Michelini o la
vita da "attendente" raccontata da Ottorino Ghilardotti.
Il testo si chiude
con il ricordo che Giuseppina Rognoni Bassi conserva
della ritirata della colonna tedesca che transitò per
Sant'Angelo, poco prima della fine della guerra, e della figura
di Don Nicola che si offriva come ostaggio "in cambio dell'incolumità
del paese".
Dobbiamo ringraziare
gli ospiti della Casa di Riposo di Sant'Angelo per aver
voluto farci conoscere, con i loro interessanti ricordi di vita,
alcuni momenti cruciali e incancellabili della storia del nostro
paese negli anni della seconda guerra mondiale.
L'Autrice,
con certosina e infinita pazienza, ha raccolto queste testimonianze,
le ha trascritte con precisione, le ha ordinate per argomenti
e le ha messe quindi a disposizione di chi vorrà leggerle.
Con il suo interessante lavoro Giuseppina Rognoni Bassi ha così
recuperato e consegnato al paese una pagina importante e inedita
di storia santangiolina che sarebbe andata altrimenti dispersa:
anche per questo dobbiamo esserle tutti molto grati.
Angelo Montenegro