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testimonianze della seconda guerra mondiale

PREMESSA
PREFAZIONE
(testimonianze della seconda guerra Mondiale )
I RACCONTI
GRAFIA E PRONUNCIA DEL DIALETTO

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Il ricavato di questo libro andrà a favore della casa di riposo di Sant'Angelo Lodigiano

Dove trovare il libro a Sant'Angelo
- Bar Nanà, Via Diaz, 69
- Casa di Riposo Anziani, Via Cogozzo
- Colorificio Oppio, Via Umberto I, 13
- Edicola Buona Stampa, sul sagrato della Basilica
- Libreria Centrale, Via Umberto I, 50
- Sacrestia della Chiesa di San Rocco (dalle 16,00 alle 18,00)
- Superette San Rocco di Fratti Lorenzo, Viale Monte Grappa 51
- Tessilcar, Via Mazzini, 31
- TIPOGRAFIA CERRI & SERVIDA, Via Diaz

richiedendolo via E MAIL
grb@nautilaus.com

 

PREFAZIONE
( testimonianze della seconda guerra mondiale )

"Ho scoperto che gli ospiti della Casa di Riposo 'Santa Francesca Cabrini' di Sant'Angelo hanno tanto da raccontare e insegnarci", scrive Giuseppina Rognoni Bassi a conclusione della sua raccolta di testimonianze orali sugli anni della seconda guerra mondiale. E in effetti leggendo queste belle pagine di ricordi e memorie, non le si può dare torto. Gli anziani sono per loro natura delle fonti storiche viventi. Essi continuano a rappresentare la memoria storica degli eventi del nostro tempo: una memoria cui spesso - troppo spesso! - dimentichiamo di dare la parola.

Sin dai tempi più antichi, buona parte della dignità e dell'autorevolezza riconosciuta agli anziani nelle più diverse culture derivava dalla loro conoscenza del passato, dal loro essere custodi delle antiche memorie della famiglia, del clan, del villaggio o dell'intera comunità. Grazie ad esse la società ritrovava la propria identità collettiva che contribuiva a unire e a saldare i legami comunitari, alimentando la solidarietà.

Si può forse dire che la coscienza storica di una collettività - piccola o grande che sia - si può misurare anche dal rispetto e dalla considerazione che in essa viene accordata agli anziani e alle loro memorie. E la coscienza storica è di fondamentale importanza in una comunità: tanto più viva è infatti la conoscenza del passato, tanto maggiore sarà la possibilità di costruire un futuro migliore.

Con questo libro Giuseppina Rognoni Bassi ha voluto dare finalmente la parola agli anziani. In queste pagine essi diventano testimoni e protagonisti del loro tempo, restituendoci con i loro racconti di vita vissuta un drammatico e vivido spaccato degli anni bui della seconda guerra mondiale. Un quadro reso ancora più vivo e serrato dal ricorso frequente dei testimoni al proprio dialetto: formidabile e, talvolta, insostituibile mezzo espressivo per dar voce al più autentico sentire dell'animo popolare.

Dopo aver pubblicato nel 1994 le Lettere dal fronte, inviate all'amato don Nicola dai santangiolini in guerra, con questa raccolta di testimonianze, l'attenzione di Giuseppina Rognoni Bassi si sposta su quello che possiamo chiamare il fronte interno della guerra. La gran parte di queste pagine è infatti dedicata a ciò che accadeva nella vita quotidiana dei santangiolini fra il 1943 e il 1945 in un'Italia tagliata in due: occupata militarmente dagli eserciti alleati al Sud; invasa dai tedeschi e teatro di una guerra civile nel centro-nord, sotto la cappa della cosiddetta Repubblica di Salò; martoriata fino all'inverosimile dai bombardamenti, dalla penuria e da ogni genere di privazioni che la popolazione ha dovuto sopportare: a cominciare da quella più elementare del cibo.

Nell'intera storia dell'umanità, nessun altro conflitto ha interessato così duramente e "totalitariamente" la popolazione civile come la seconda guerra mondiale. Intere popolazioni furono coinvolte in una mobilitazione totale, senza risparmio di energie, vittime poi di devastanti distruzioni, atroci sofferenze e lutti inconsolabili. In questo immenso sommovimento, mentre gli uomini combattevano sui vari fronti, la forza stessa delle cose imponeva soprattutto alle donne nuovi gravosi sacrifici e responsabilità.

A Sant'Angelo non poteva essere diversamente: anche qui, la guerra, soprattutto nelle sue battute finali, bussò con ghigno sinistro alle porte di tutte le famiglie santangioline. Il nostro territorio era ormai davvero diventato - non solo metaforicamente - fronte interno.

Ed è proprio sul fronte interno che emerge particolarmente tutto il valore e lo spirito di sacrificio delle donne santangioline, chiamate - come negli altri paesi in guerra - a sostituire i richiamati in tutte quelle mansioni tradizionalmente svolte dagli uomini: dal lavoro di fabbrica alla spasmodica ricerca del cibo per i loro bambini e per i loro cari. In quelle dolorose circostanze non si trattava soltanto di esercitare l'italianissima "arte di arrangiarsi". Si era ormai di fronte a situazioni nelle quali la forza della disperazione obbligava, volenti o nolenti, ad ingegnarsi per procacciarsi l'essenziale: non per vivere, ma per sopravvivere. Talvolta le circostanze e la necessità obbligavano a gesti e comportamenti che, in situazioni normali, sarebbero potuti apparire discutibili e perfino un po' cinici, ma che in quelle circostanze diventavano naturali e quasi inevitabili, perché dettati dallo spirito di sopravvivenza.

La generosità dei santangiolini, comunque, non venne mai meno, anche quando, a rischio della propria vita, si trattava di nascondere e nutrire soldati inglesi e renitenti alla leva, come viene raccontato in alcune delle testimonianze più significative e toccanti di questo libro. Una generosità mai ostentata, quasi naturale, per le vittime di turno, per quelli che, nonostante tutto, stavano peggio: gli sfollati, gli sbandati, gli ebrei, i renitenti.

Mentre gli uomini erano al fronte, gran parte di questo peso venne a gravare sulle spalle delle donne. Donne che rischiavano ogni giorno la vita per trovare qualcosa con cui nutrire i propri figli. Colpisce ancora di più, in questo senso, l'assassinio, nel corso di un rastrellamento, della trentottenne Maria Garibaldi Semenza. Come ricorda la figlia Lina, sua madre si era attardata fuori per andare a comprare il latte per i suoi sette figli. Anche qui troviamo una donna che sfida il pericolo per procurare cibo alle sue numerose creature. Maria fu falciata per strada, insieme al marito, dai colpi di mitraglia fascista, sotto gli occhi increduli e disperati delle piccole figlie. Una vicenda, questa, ben nota in paese, ma che la testimonianza della figlia Lina arricchisce ora di inediti e tragici particolari.

Ma ci sono anche le storie di fame, di borsa nera e di piccolo contrabbando narrate da Angela Furiosi, che ricorda quel "pane nero", trasformato subito in "sabbia" sotto i denti, e le misere razioni ottenute con la "tessera"; le esperienze di Caterina Bianchi e di Franca Cabrini; i ricordi di donne operaie come Gianna Cabrini; le vicende familiari di Maria Capella e Maria Pozzoli, di Tana Rusconi e Angelina Sicco; la convivenza con i bombardamenti raccontata da Gina Abbiati; il nascondiglio e la protezione dati ad un parente ricercato dai tedeschi o a soldati inglesi, narrati rispettivamente da Giuseppina Abbiati e da Rachele Fratti.

Ci richiamano poi ad un altro aspetto del fronte interno gli episodi raccontati dai partigiani santangiolini, inquadrati in formazioni combattenti in diverse località della Lombardia. Davvero toccanti le storie di Osvaldo (Grecchi), che racconta dei suoi compagni fucilati a Milano in via Tibaldi; di Giuanen Vilòta (Giovanni Rognoni) e di Rino Vilòta (Rino Rognoni), entrambi di recente scomparsi. Interessanti anche i ricordi della stessa autrice che, indossando le vesti della testimone diretta, ci mette a conoscenza dell'esperienza da lei vissuta negli anni del fascismo nei panni di "piccola italiana", del terrore dei bombardamenti aerei e, soprattutto, di episodi, finora poco conosciuti, come l'ospitalità e la protezione offerta dai santangiolini a una famiglia di ebrei o come l'internamento di nostri concittadini, insieme ad altri civili italiani e tedeschi, in campi di prigionia nella Repubblica Sudafricana.

Nella seconda parte l'Autrice ci presenta altre storie di soldati santangiolini, quasi a completare il quadro già tracciato nelle Lettere dal fronte: questa volta però con racconti orali, raccolti dalla viva voce dei protagonisti che ci riportano agli scenari di guerra sui vari fronti; ricostruiscono i dialoghi fra commilitoni e gli ordini perentori degli ufficiali; ci fanno partecipi dei loro alterni sentimenti di paura e di gioia, di entusiasmo e di disperazione. Così si leggono tutto d'un fiato il lungo ed emozionante racconto di Giuseppe Tonali delle storiche battaglie di El Alamein e di Tobruk; l'avventurosa vicenda di Mario Lunghi in Africa orientale; l'esperienza della prima linea sul fronte greco di Anselmo Gaggini o del pilota in Russia Attilio Savoldi; il ricordo del fratello caduto per portare il rancio in prima linea di Pietro Michelini o la vita da "attendente" raccontata da Ottorino Ghilardotti.

Il testo si chiude con il ricordo che Giuseppina Rognoni Bassi conserva della ritirata della colonna tedesca che transitò per Sant'Angelo, poco prima della fine della guerra, e della figura di Don Nicola che si offriva come ostaggio "in cambio dell'incolumità del paese".

Dobbiamo ringraziare gli ospiti della Casa di Riposo di Sant'Angelo per aver voluto farci conoscere, con i loro interessanti ricordi di vita, alcuni momenti cruciali e incancellabili della storia del nostro paese negli anni della seconda guerra mondiale.

L'Autrice, con certosina e infinita pazienza, ha raccolto queste testimonianze, le ha trascritte con precisione, le ha ordinate per argomenti e le ha messe quindi a disposizione di chi vorrà leggerle. Con il suo interessante lavoro Giuseppina Rognoni Bassi ha così recuperato e consegnato al paese una pagina importante e inedita di storia santangiolina che sarebbe andata altrimenti dispersa: anche per questo dobbiamo esserle tutti molto grati.

Angelo Montenegro

 

 

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