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SANTO DOMINGO: non solo mare

di Giuseppina Rognoni Bassi

 


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Santo Domingo:Festa della Madonna

 

Prendo l’occasione al volo e prenoto l’unico posto rimasto libero per un viaggio a Santo Domingo, organizzato dal Polo Confartigianato Lodigiano. Il tempo di aggiornare il passaporto, cambiare i soldi e preparare la valigia, ed in men che non si dica mi trovo a Linate, con Luisella, Beppe e il clan di Lino Barbesta. E' il 19 gennaio del 95 e nevica di brutto. Con me una ventina di persone completamente sconosciute, ma desiderose di staccare dalla routine di tutti giorni e di passare una bella vacanza al sole dei Caraibi e proprio nell’isola, in cui nel lontano 1492, era sbarcato Cristoforo Colombo con le famose tre caravelle. I meglio informati dicono sia stata l’isola da lui preferita. Io non ho visto le altre disseminate nell'esotico mare dei Caraibi, famoso per i suoi forti colori, ma sinceramente questa mi attira subito per il suo mare trasparente, la straordinaria bellezza della sua vegetazione tropicale e le fitte distese di palme che incoronano le splendide spiagge. Santo Domingo, la capitale, è immensa, moderna e ricca di luoghi di interesse culturali e artistici; conserva nel suo interno l'antica città coloniale, una delle meglio conservate del mondo, e alcuni quartieri decisamente in degrado, ma sempre vivi, animati e assai rumorosi. Fortificazioni in pietra, cattedrali, chiese, palazzi signorili entrano a far parte del paesaggio al pari delle distese di palme, dei parchi immensi, delle stradine lastricate in pietra con le case color pastello, da cui si sprigiona il ritmo del merengue; delle chiese con il pavimento strapieno di lumini accesi nel giorno della festa della Madonna (é domenica, 22 gennaio).

Fanno parte del paesaggio anche i militari che vietano l'ingresso nella "Catedral Primada de America" alle donne in minigonna ed agli uomini in pantaloncini; e gli intraprendenti domenicani che subito ti si avvicinano per noleggiarti pantaloni e gonne lunghe a soli dieci pesos. Val la pena indossare momentaneamente quegli indumenti per avere la possibilità di osservare da vicino le bellezze artistiche della Cattedrale, che si dice conservi le ceneri di Cristoforo Colombo. In un angolo di un altare laterale, scopro un presepio ammucchiato, senz'altro in attesa di una sistemazione migliore; con statue coloratissime, stilizzate e alte come un uomo.

alcazar
Santo Domingo: L'Alcazar
las terrenas
Las Terrenas
Tutte col volto dipinto di bianco. -Il bianco è anonimo, come lo è il volto del Domenicano- spiega il disinvolto e allegro ragazzo che ci accompagna nel tour nella capitale, sprigionando tutta la sua gioia di vivere. -Noi non abbiamo una etnia ben definita; siamo il risultato dell'unione di tante razze diverse. Il bianco rende bene la nostra non-identità.- Ma Santo Domingo non è solo storia, è anche divertimento, sole, mare, folklore. E’ anche ... Boca Chica, la più rinomata spiaggia della costa, famosa per la sua sabbia bianca, finissima e lambita da acque turchesi, la sua atmosfera tutta creola Non posso fare a meno di ammirare le coloratissime bancherelle e le caratterstiche gallerie" d'arte naif. Con Luisella, mi metto in fila davanti ad uno dei numerosissimi chioschi di squisiti succhi di frutta tropicale, con l'intenzione di bere qualcosa. -Perdone!Tu, no, tu no puede beber (bere) fuera (fuori)- Mi volto e vedo Pedro, il ragazzo che ci ha affittato la sdraio. - No entiendo (capisco).Hable despacio (parla adagio) por favor!-. Il ragazzo, a segni, ci fa capire che noi siamo legate a lui perché ci ha procurato le sdraio e che quindi, solo lui ha il diritto di portarci da bere e da mangiare. Per evitare discussioni gli facciamno capire che noi volevamo solo curiosare. - Come inizio non é male! ... - penso- Chissà quali altre sorprese mi riserverà questo viaggio!- La prima mi si presenta subito all’aereoporto Herrera, davanti agli aereoplanini Cessna, schierati di fronte a noi e pronti per decollare verso Samanà Las Terrenas, la nostra destinazione. - Ma questi sono gli aereoplanini di Vigarolo! - penso - Non avranno intenzione di farmi salire su quei trabiccoli, spero!- . E invece ... mi sistemano proprio su uno di quei traballanti biplani: io, Ada e i nostri bagagli. Con una certa e comprensibile preoccupazione, cominciamo a sorvolare il mare, le innumerevole spiagge e insenature coperte da una vegetazione rigogliosissima. La bellezza della natura che scopriamo sotto di noi, ci ripaga in parte del timore che un assai probabile guasto potrebbe impedirci di farci rimettere i piedi sulla terra. Attraversiamo anche una nube, che per brevi ma interminabili minuti,ci isola dal resto del mondo. Alla fine arriviamo sulla penisola di Samanà, e non posso fare a meno di applaudire il bravo pilota, che nonostante tutto é riuscito a portarci in quel posto incantevole. In breve ci stabiliamo al villaggio "Cacao beach", completamente isolato e protetto da piantagioni di palme distese a perdita d'occhio.

CONTINUA

 

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