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Sud
Africa
ALLA SCOPERTA DI CAPE TOWN
(città del capo)
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di
Giuseppina
Rognoni Bassi
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Controllo
per l'ultima volta il passaporto, i biglietti dell'aereo, i soldi, ...
Tutto è a posto.... e mi dico di star calma.
Sto partendo per il Sud Africa .....
E' il mio primo grande viaggio ....
Da sola.
E non conosco una parola d'inglese.
Alla
fine salgo sull'aereo, quasi vuoto. Conseguenza dei servizi televisivi
sul referendum dell'apartheid - penso subito.
- E se i giornalisti avessero ragione?
- E se, mentre faccio scalo a Johannesburg, venissi involontariamente
coinvolta nelle contestazioni dei neri?
- E se non riuscissi a sbrigarmela alla dogana?
- E se....
Vicino a me, nessuno parla italiano ed io mi trovo più che mai
sola con le mie preoccupazioni. Alla fine mi distendo su quattro poltroncine
di quell'aereo semivuoto, e per fortuna, mi addormento; alle prime luci
dell'alba, mi trovo dall'altra parte del mondo, che cerco di scoprire
in anteprima, sbirciando dal finestrino.
Intanto atterro a Johannesburg. E questo mi preoccupa non poco, dopo tutti
i servizi speciali elargiti dal telegiornale italiano, nei giorni immediatamente
prima della mia partenza.
Intorno tutto é tranquillo, e riesco a cambiare aereo senza particolari
problemi; quando riparto, però, mi sento più sicura: é
meglio allontanarsi da questa città che scotta.
Finalmente arrivo a Cape Town e scendo in fretta dalla scaletta dell'aereo
per non perdere di vista gli altri passeggeri. Voglio ritirare con loro
il mio bagaglio senza chiedere ulteriori informazioni. E per l'ennesima
volta in poche ore, prometto a me stessa che mi metterò a studiare
seriamente l'inglese il più presto possibile, se voglio continuare
a viaggiare da sola. Ma so già che è una tipica promessa
da marinaio.
Al
di là delle ampie vetrate, alcune persone agitano la mano per attirare
la mia attenzione.
Non è possibile - mi dico - Non può essere che i miei parenti
siano già così vicini a me -Quando mi accorgo che sono proprio
Jolanda, Salvatore e Massimo, mi precipito verso di loro, per abbracciarli
subito, senza perdere tempo. Le preoccupazioni per il lungo viaggio, l'ansia,
la stanchezza spariscono all'improvviso. Ce l'ho fatta! - quasi urlo -
Sono proprio qui con voi. Non mi sembra ancora vero. Le parole si accavallano;
in pochi minuti vorremmo raccontarci tutto. Poi ci dividiamo con la promessa
di rivederci la sera stessa al " The Hildebrand Restaurant " dello zio
Colombo, nel cuore della città, per festeggiare il mio arrivo e
l'anniversario di matrimonio dei miei cugini Salvatore e Nucci.
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Jolanda mi porta a Camps Bay, uno dei luoghi più incantevoli
della città, a pochi metri dalla Table Mountain con la
sua inconfondibile cima piatta; di fronte all'oceano Atlantico,
alle ripide scogliere e ad una lunghissima spiaggia dalla sabbia
finissima e bianca, bordata di palme.
- Ma questo è il paradiso - osservo a voce alta - panorama
stupendo, piscina, giardino, forno a legna per la pizza. Cosa
si può desiderare di più?- E abbraccio un'altra
voltatanto insistito perché andassi a trovarla. Come se
fosse la strada dell'orto.
Una
doccia, un buon sonno ristoratore e sono pronta per esplorare
questa bellissima città, che ho tanto sognato di vedere
e di cui ho sempre sentito parlare dai fratelli di mamma, immigrati
laggiù da tempo immemorabile.
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Però abbandono i miei vestiti "belli" nell'armadio; quelli mi
serviranno solo per le occasioni importanti. (Perchè
questi calzini bianchi da vecchia turista tedesca o anglosassone? Non
ti bastavano le scarpe da ginnastica? - Mi
sento dire, al mio rientro in Italia, dai parenti che osservano le mie
foto ricordo.) Ed io cerco di spiegare che, quando si è presi
dal desiderio di scoprire tutto quello che ci circonda, si guarda solo
alla praticità; che là ognuno si veste come crede e che,
comunque, l'eleganza, come la intendiamo noi italiani, in quei paesi
non esiste. Nemmeno nelle boutique dalle firme più prestigiose.
Per i tuoi shopping, comunque, non hai che l'imbarazzo della scelta.
Ovunque trovi profumerie, bigiotterie, gioiellerie, articoli regalo,
spesso riuniti in modernissimi complessi commerciali. Al water front
(porto), puoi anche scoprire un originale negozio con pietre semipreziose
sparse in terra, sui muriccioli, in grandi contenitori ... , tu giri
con un sacchetto, prendi quelle che ti interessano; passi alla cassa,
le pesi e alla fine, naturalmente paghi. Sui marciapiedi, lungo i viali
e sulle strade principali si può comprare di tutto: quadri, collane
statuette in legno, in avorio, ... persino conchiglie e piccoli pezzi
di legna da ardere
Adagiata
ai piedi della Table Mountain e immersa nel verde, Cape Town mi ha
subito conquistato per le sue bellezze naturali, per i suoi tramonti
dalle incredibili sfumature rossastre, per le sue montagne dai nomi
fantasiosi: " I dodici apostoli", " La testa del leone", "La sentinella"...,
i suoi fiori rari, i pittoreschi mercatini ai bordi delle strade,
la squisita cucina, i vini pregiati. E il suo passato coloniale.
Accanto a torri di cristallo e centri commerciali modernissimi che
non hanno nulla da invidiare a quelli europei, si possono ammirare
le tipiche "cape Dutch" olandesi col tetto di paglia, i bianchi quartieri
vittoriani e le coloratissime case col tetto piatto nel quartiere
malese.
Poco distante l'arco con la campana che richiamava gli schiavi al
lavoro. Quando poi a mezzogiorno in punto, sento un colpo di cannone
provenire dal promontorio del " Signal Hill" per rievocare un'antica
usanza boera, nasce in me il desiderio di conoscere la storia di questo
paese. |

le
coloratissime
case col tetto piatto del quartiere malese
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Vengo
così a sapere che verso la metà del seicento il porto del
Capo é stato costruito appositamente per fornire le navi che venivano
dall'Europa e si recavano in Asia, (ancora oggi conserva questa funzione),
e che il colpo di cannone segnalava l'avvistamento di una nave. Subito
i coloni lasciavano le fattorie ed accorrevano al porto per offrire i
loro prodotti freschi.
Scopro
che la storia del Sud Africa é legata ai pionieri boeri (olandesi)
arrivati, per primi in questo immenso territorio incolto e disabitato.
Con l'inseparabile carovana; esattamente come è avvenuto nel lontano
Far West. E non posso fare a meno di ammirare anche i "saloons" del tutto
simili a quelli resi famosi dai films americani.
Come mi piacerebbe visitarlo - dico a mezza voce, passando davanti al
più antico e prestigioso hotel della città. Come sempre,
Jolanda esaudisce il mio desiderio; passa parola fra le sue amiche, e
prenota un tè al "Mount Nelson Hotel". Di pomeriggio. Con un abito
"ad hoc", sorseggio la bevanda preferita dagli inglesi assieme alle "banine
del Capo" e una "barasina" che mi difende un po'. Fra divani, tappeti,
tendaggi e decorazioni di un'epoca superba, ma ormai superata, mi aspetto
da un momento all'altro di veder comparire Meryl Streep, nelle vesti di
Karen ne "La mia Africa".
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Tutto
intorno una natura splendente, che affascina e fa persino mancare
il respiro. E mi offre la possibilità di esplorare ampie
valli coperte da pinete, vigneti, frutteti; immense fattorie, ognuna
col proprio mulino a vento e vaste distese di grano; fittissimi
boschi che circondano la città e in cui mi sono avventurata
in cerca di funghi. Senza fortuna. Lunghissime super strade ti collegano
all' oceano Indiano e ti portano a Cape L'Agulhas, il punto più
a sud dell'Africa, punteggiato dalle caratteristiche case bianche
dei pescatori, considerate ora monumento storico.
Tutto
è grande, tutto è immenso e di una immensità
quasi impensabile per noi europei, cuciti in territori diventati
ormai troppo stretti.
Percorro
la sinuosa strada scavata nella roccia rossa della montagna che
cade a strapiombo sul mare; porta al Capo di Buona Speranza", il
promontorio
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Cape
L'Agulhas
muretto con l'epigrafe bilingue (afrikaans - dialetto olandese diventato
lingua nazionale e inglese)
indica
che lì é il punto
più a Sud dell'Africa.
YOU ARE NOW AT THE SOUTHERN-MOST TIP OF THE CONTINENT OF AFRICA
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roccioso dove si incontrano e si infrangono l'Oceano Indiano e quello
Atlantico, e dove, regna sovrano un vento impetuoso.
Lungo
questo tragitto ci sono grosse probabilità di incontrare truppe
di babbuini. Con il loro capo. Improvvisamente avanzano intralciando la
strada; ci osservano con stupore, e, agilmente si avvicinano alle nostre
macchine, che immediatamente chiudiamo per difenderci da eventuali assalti.
Poi scompaiono veloci, così come erano venuti. Le foto testimoniano
la loro presenza; diversamente si crederebbe di aver sognato.
Ma
quello che colpisce maggiormente in questa città è la solidarietà
che lega gli italiani ed i "banini" in particolare. All"Italian club of
Cape Town" si parla la nostra lingua in tutte le sue varie sfumature regionali.
Piemontesi, lombardi, liguri, siciliani, abruzzesi ...,immigrati laggiù
tempo fa in cerca di fortuna ed ora tenuti insieme da un forte spirito
di italianità e amicizia , ricordano un'Italia ferma a trent'anni
o quarant'anni fa. Non posso fare a meno di chiedermi: - Ma se tornassero
in Italia, quante di queste persone la saprebbero riconoscere? - Al suono
di un'orchestrina, canticchio " Arrivederci Roma", "Volare", "Parlami
d'amore Mariù", Piemontesina bella", "Un italiano vero"........
E mi sento commossa. Come "loro" che, nonostante la forte nostalgia per
la patria, non riescono a nascondere un grande attaccamento alla terra
che tanti anni fa li ha accolti senza riserva e in cui ora si sentono
pienamente realizzati. Del giovane emigrante di una volta, é rimasto
solo un caro ricordo, magari sbiadito. L'Africa è ormai il loro
paese. Lo é anche per i loro figli che considerano l'Italia solo
un bel posto per le vacanze e non frequentano il club italiano perché
lì si sentono isolati. I loro amici li hanno trovati a scuola e
sul lavoro.

-
L'Italia è bella, ma il Sud Africa di più - mi confessa
una anziana signora. E può credermi: sono più di sessant'anni
che vivo al Capo-
- Ma non sente il desiderio di tornare in Italia? -
- Sì, ma solo per rivedere il mio paese, e salutare i miei parenti
e gli amici di quando ero bambina. Poi tornerei subito qui, dove ho stretto
quelle amicizie, che ci accompagnano per tutta la vita. Qui si vive meglio...
- continua - Qui si è più rispettati. Almeno fin che dura
- continua pensosa - Non si sa come andrà a finire con i "nuovi"
neri ... -
Questo
è l'angolo dell'Africa che io ho scoperto con Colombo e Jolanda,
mia guida personale e innamoratissima di quella terra protesa verso l'Antartide.
Che
me ne sia innamorata anch'io?

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