|
"E vidi, oh, vidi un cielo nuovo e una terra nuova...
lo, Giovanni, vidi la città santa, la Gerusalemme nuova discendere
dal cielo come una sposa abbigliata per il suo sposo. E aveva la
stessa gloria di Dio. Il suo splendore era simile a quello di una
gemma splendidissima...". Nel più ermetico e sconcertante
dei Libri ispirati – quello conclusivo, l’Apocalisse – la poesia
raggiunge le vette più alte. Poiché va oltre la poesia
stessa, è l’urlo di un veggente cui e stato concesso di esprimersi
con la prosa di Dio. La pro- sa dell’ultimo giorno, delirio di oggi
e annuncio per domani di risurrezione, di trionfo e pace, di meraviglie
sconvolgenti. San Giovanni, in un’epoca tormentata dalle persecuzioni
contro la fede di Gesù Cristo, fu rapito in estasi, e il
Signore gli parlò, ed egli inferi ai suoi fratelli - per
simboli - quel discorso ineffabile. Il discorso della speranza,
un itinerario – riconfermato e immancabile – dal caos alla luce.
E' un discorso arduo da decifrare (un autentico "libro sigillato"),
al punto che molti – fedeli e infedeli, dotti e incolti - preferiscono
arrestarsi sulle sue soglie paurose e sublimi. La stessa arte è
stata, in ogni periodo storico, avara e titubante nei riguardi dell’Apocalisse,
se si eccettuano, forse, i famosi arazzi di Angers, ove tuttavia
le scene sono raffigurate aturalisticamente, e una ad una. Pino
Grioni, pittore sacro non per scelta ma per fervida vocazione, si
è cimentato recentemente con questo tema in un grande pannello
riassuntivo, fedele allo stile enigmatico ed emblematico del vegliardo
di Patmos. E' stata, la sua un’impresa da pioniere; ma ciò
che più conta, osiamo affermare – con stupefatta sincerità
- di trovarci dinanzi a un’opera a sua volta "ispirata".
Essa comunica a chi la osserva il messaggio fresco e immediato della
grazia, infonde il contagio di una divina rivelazioni. In un’epoca
non dissimile – per la Chiesa e per il mondo - dal primo secolo
del cristianesimo, l’Apocalisse dipinta da Grioni conforta, ammaestra
e rassicura la nostra umanità tentata dagli errori e in preda
ai dubbi. II "segno immenso" apparso nel cielo giovanneo, il trono
dell’Agnello, la città che splende senza sole e senza luna,
e via dicendo, non solo e non tanto corrispondono, in questa composizione
pittorica, a esigenze razionali, ma sono obbedienti e appassionate
risposte a un richiamo spirituale. La poderosa sintesi si colloca
così, veramente, fra cielo e terra, come il destino degli
eletti. In particolare nel quadro, ancor più che le linee,
sono alcuni colori incomparabili a offrire la testimonianza e la
misura di una dimensione qualitativa che sconvolge e supera le abituali
tecniche visualistiche e cromatiche; che va, insomma, oltre l’arte.
Se la poesia escatologica di Giovanni è prosa di Dio, il
pennello di Pino Grioni, nella sua Apocalisse, potrebbe essere paragonato
a un’impetuosa e graffiante carezza dell’Assoluto.
PIERO LUGARO
|
|
|