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IL PONTE
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ANNO 6 - N. 5 (Versione web - anno 3 n.5) NUOVA SERIE NOVEMBRE 2002

Santangiolini illustri
Giovanni Battista Sommariva

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Con il provvisorio ritorno degli Austriaci in Lombardia dal 1799 al 1800 egli, come molti altri, fu costretto alla fuga. Pare certo che trovasse rifugio a Varenna, presso un certo G.B. Venini, "ambigua figura di procacciante, il quale nello stesso tempo, da un lato ingiustamente si appropriava meriti presso i restauratori del governo austriaco, d'altra parte teneva presso di sé celato e riusciva a far evadere il Sommariva stesso. Questi, risalito in auge col ritorno dei Francesi, avrebbe alla sua volta favorito il ritorno a Varenna del Venini, scappato a Venezia" ( V. Adami, Soggiorni di G. B. Sommariva sul Lago di Como e la Villa Carlotta,Como, 1934, p.219).

Dopo la riconquista francese della Lombardia lo ritroviamo di nuovo a Milano nel giugno del 1800, quando venne proclamata la seconda Repubblica Cisalpina con il benestare di Napoleone Bonaparte, che il 25 settembre dello stesso anno nominò Sommariva, insieme a Francesco Visconti e Sigismondo Ruga, membri del Comitato di governo della Repubblica. Secondo Bellinzona, il Sommariva, "più ardito e di maggior ingegno, del triumvirato fu il vero capo e ispiratore" (cfr. G.Bellinzona,Lodi attraverso il secolo XIX , Lodi, p.8).

Durante il suo governo venne fondato il Foro Bonaparte e fu ordinata al Canova la statua in bronzo di Napoleone che oggi si trova a Brera. Ma il giudizio unanime degli storici sull'attività del governo è che "questo triumvirato, composto com'era di uomini di mediocri capacità politiche, preoccupati assai più dei propri personali interessi che di quelli pubblici e soprattutto eccessivamente ligi alla volontà delle autorità francesi, non fu in grado di fronteggiare con un'efficiente azione di governo la situazione difficilissima in cui si trovava il paese, ma tirò avanti a forza di espedienti per parecchi mesi, sicché fu ben presto screditato di fronte all'opinione pubblica" (G. Candeloro, Storia dell'Italia Moderna,Milano, 1956 vol. I, p. 294). Con riferimento particolare al governo di Sommariva, infatti, Foscolo parlò di "ludibrio di ladri proconsoli, di petulanti cittadini , di pavidi magistrati". Fu proprio in questo periodo che il Sommariva riuscì ad accumulare inimmaginabili ricchezze, acquistando con pochi denari gli immensi patrimoni ecclesiastici, incamerati e messi in vendita da Napoleone, e rivendendoli a prezzi assai più elevati nei momenti di mercato favorevoli.

Stando a quanto affermato da un ben informato, ma anonimo opuscolo pubblicato nel 1868, pare che fosse stato proprio il Sommariva ad acquistare il sito, con i resti dell'antico monastero agostiniano che si ergeva dove oggi c'è Villa Cortese, rivendendolo poi ai Bolognini. Questi vi fecero poi costruire la Villa, comprata successivamente dal Marchese Fossati che, nel 1861, la vendette a sua volta a Francesco Cortese. Altre proprietà egli acquistò con lo stesso sistema nel Lodigiano e in altre località della Lombardia e d'Italia.

Di fronte alle crescenti proteste provocate dal malgoverno, Napoleone sostituirà il triumvirato, assumendo in prima persona la Presidenza e offrendo la vicepresidenza a Francesco Melzi d' Eril, un altro lodigiano, acerrimo avversario del Sommariva e fautore del suo allontanamento. Questi riuscì a mettere un po' d'ordine nelle questioni di governo e ad avviare un piano di riforme con le quali dimostrò la sua superiore statura politica e morale.


Tenuta Valbissera presso San Colombano

Sommariva, tuttavia, non si rassegnò al suo destino e mise in opera ogni espediente e ogni intrigo per riconquistare le posizioni perdute. Recatosi a Parigi cercò di interessare al suo caso Giuseppina , moglie di Napoleone, offrendole, attraverso il gioielliere Formigini, suo socio in affari, una collana del valore di un milione, una cifra da vero capogiro per quell'epoca.

Ma pare che l'imperatrice rifiutasse. Fallito il tentativo Sommariva provò con il grande ministro degli esteri francese Talleyrand, regalandogli un orologio del valore di ottantamila lire dell'epoca. Sembra che questi accettasse il regalo, senza tuttavia far nulla (G.Bellinzona, op. cit, p.10). Una conferma puntuale di queste manovre ricaviamo da una fonte di prima mano come il Marescalchi, ministro degli esteri della Repubblica italiana napoleonica, contemporaneo di Sommariva e suo acerrimo nemico, che informava puntualmente il Melzi delle manovre messe in atto dal santangiolino. E' proprio lui per primo a riferire dell' episodio del "milione in diamanti" offerto all'imperatrice e a mettere costantemente in guardia il Melzi ( Francesco Melzi d'Eril, Duca di Lodi, Memorie, Documenti e Lettere, Milano, 1865).

Secondo quanto scrive il Bellinzona, "solo Giuseppe Bonaparte ascoltava benevolo il nostro concittadino il quale però, non riescendo in nessun modo a staccare Napoleone dal Melzi, dovette rassegnarsi a vita privata; comperò il titolo di conte, sposò un'antica amante di G. Giacomo Russeau, divenne raccoglitore di quadri e mecenate di artisti" (G.Bellinzona, op. cit. p.10).

Queste informazioni sono parzialmente confermate da altre fonti. Sembra infatti che per mettere fine agli intrighi di Sommariva dovette intervenire lo stesso Napoleone, sollecitato dal Melzi. Pare cosi che il futuro Imperatore permettesse a Sommariva di rimanere in Francia e a Parigi, "ove vivrà tranquillamente, purché si astenga dal chiedere udienza al Primo Console o cercare di vedere le altre persone addette al Governo. A questa condizione poteva essere sicuro di non essere molestato" ( cit. in V. Adami, op. cit., p. 220).

E in effetti Sommariva da quel momento in poi si asterrà da ogni altra interferenza e si dedicherà esclusivamente ai suoi affari e alle arti. Quanto all'amante del filosofo Russeau, che egli avrebbe sposato, si trattava di Madame d'Houdetot. Essa in realtà non diverrà mai moglie del nostro, che risultava già sposato con una Giuseppina Verga, ma fu sua grande estimatrice ed amica e lo introdurrà in tutte le più ricche e famose famiglie di Francia che furono fatalmente attratte dalla sua passione per l'arte e, soprattutto, dalle sue enormi ricchezze.

Una delle principale fonte per conoscere la sua vita in questi anni sono le lettere che egli scriveva a suo figlio Luigi, raccolte e pubblicate a Parigi nel 1842 dalla vedova di quest'ultimo, contessa Emilia Seillier Sommariva, e che abbracciano il periodo 1809-1825. Il tema ricorrente in queste lettere sono gli affari, la cura delle diverse ville e dei cavalli di razza che egli possedeva e di cui insieme al figlio era appassionatissimo, e le opere d'arte che egli, a vario titolo, commissionava ad artisti di rilievo nazionale e internazionale. Sembra che in quegli anni Sommariva aiutasse finanziariamente suo nipote, il grande scienziato lodigiano Agostino Bassi, allora in gravi difficoltà finanziarie, a portare avanti gli studi che lo porteranno alla fondamentale scoperta delle cause del "mal del segno", un male contagioso che faceva strage dei bachi da seta

Dalle lettere deduciamo anche che Sommariva era in continuo movimento per curare i suoi affari, dei quali tuttavia non fornisce dettagli. Lo troviamo spesso a Roma, a Napoli, a Firenze, in varie località della Svizzera, anche se i soggiorni più lunghi avvenivano a Milano e a Parigi. Da alcuni anni egli si era messo in affari con i banchieri milanesi Pietro e fratelli Marietti insieme ai quali finanziava anche iniziative imprenditoriali che sarebbe interessante ricostruire, anche perché dimostrerebbero che le sue attività economiche non furono puramente speculative, come nella prima fase della sua vita politica, ma anche imprenditoriali. Ma sull'argomento troviamo solo vaghi cenni nelle sue lettere.

A Parigi, oltre ad una lussuosissima casa in città possedeva una splendida villa a Epinay, nei pressi della capitale francese, dove allevava i suoi cavalli e che arricchiva continuamente, senza badare a spese, con statue e quadri realizzati dai migliori artisti dell'epoca. Come scrive il figlio del Melzi, "il fasto di Sommariva in Parigi era veramente asiatico, ed alcuni affermarono oscurasse perfino lo splendore del Primo Console"(Francesco Melzi d'Eril, cit., p.293). Circa lo sfarzo e l'ostentazione della propria ricchezza da parte del Sommariva concordano tutte le fonti e questo contribuì certamente al suo successo negli ambienti dell'aristocrazia e della ricca borghesia parigina.

L' altra residenza dove egli preferibilmente soggiornava nei freddi mesi invernali per la dolcezza del clima era la villa di Tremezzo sul Lago di Como, nota come Villa Carlotta, ma conosciuta per tutto l'Ottocento come Villa Sommariva. Questa villa fatta costruire dal marchese Giorgio Clerici, presidente del Senato milanese, nel 1747 venne acquistata dal Sommariva nel 1801 sembra per irritare il suo avversario Francesco Melzi che nello stesso anno aveva fatto costruire una villa a Bellagio sulla riva opposta del lago.

Nei mesi estivi, quando la calura cittadina diventava insopportabile, egli preferiva trascorrere il suo tempo nella fresca tenuta di Valbissera nei pressi di San Colombano. Qui, sofferente di gotta, di cui si lamentava spesso con il figlio Luigi, amava curarsi con le acque di Miradolo che pare gli giovassero molto. Anche a S. Colombano possedeva estesi terreni che aveva affidato a ben 22 diversi fittavoli. Le cure maggiori furono comunque dedicate alla villa di Tremezzo, oggi giustamente famosa per le opere d'arte d'ogni genere che egli vi fece collocare, spendendo una fortuna. Opere di scultura e di pittura di gusto classicista in voga in quegli anni. La sua passione per l'arte, ampiamente documentata, che lo fece ricordare come protettore di artisti, fu ulteriormente infervorata dal desiderio di fare invidia al suo eterno avversario Francesco Melzi.

l 12 gennaio del 1815 dava notizia a suo figlio che finalmente il pittore Prudhon aveva finito il suo ritratto (che dovrebbe oggi trovarsi a Brera) aggiungendo anche di aver fatto iniziare lavori di giardinaggio nella villa di Tremezzo (Lettere del conte G.B Sommariva a suo figlio Luigi dall'anno 1809 fino all'anno 1825, Parigi, 1842). Aveva poi una vera e propria passione per gli smalti, la cui autrice preferita era Mademoiselle Chavassieu, e i cammei per i quali aveva favorito il Berrini. Faceva dipingere il suo cavallo più amato dal pittore Orazio Vernet e continuava intanto ad occuparsi dell'abbellimento di villa Carlotta, ordinando quadri al Meynier. Questi dipingerà per lui la Minerva e il Telemaco mentre il Mongez realizzerà l'Andromeda.

Nelle sue lettere Sommariva parlava anche del bassorilievo ordinato allo scultore Thorvaldsen, del Tersicore e del Palamede scolpiti dal Canova, con i quali, insieme a tante altre opere, aveva abbellito la villa di Tremezzo.

La sua generosità nei confronti di alcuni dei maggiori artisti dell'epoca dei quali era diventato uno dei principali committenti ha fatto sì che anche in studi recenti di storia dell'arte, soprattutto di autori anglosassoni, gli siano stati dedicati interi capitoli come uno dei principali "mecenati" europei del XIX secolo.

Il 6 gennaio del 1826, dopo un'improvviso aggravarsi del suo male, egli moriva nella propria casa milanese di via Lauro al n. 1804 e, come documentato dall'Adami, la sua salma fu trasportata a Tremezzo e ivi sepolta nella cappella di famiglia.

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Angelo Montenegro

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