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PERIODICO
DI INFORMAZIONE A CURA DEL GRUPPO "INCONTRO" |
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I LUOGHI DELL'ARTE LODIGIANA/ 1 IL MUSEO DIOCESANO D'ARTE SACRA DI LODI NELL'ESPOSIZIONE PERMANENTE DECINE DI OGGETTI SACRI, OPERE D'ARTE E REPERTI RACCONTANO LA STORIA DELLA CHIESA LODIGIANA ATTRAVERSO 16 SECOLI A cura di Gianpiero Brunelli Chi desidera conoscere la storia della Chiesa lodigiana, dall'epoca più remota dell'antica Laus fino ai decenni più recenti, non può fare a meno di visitare il Museo Diocesano d'Arte Sacra di Lodi. L'istituzione artistica rappresenta, infatti, l'anello di congiunzione ideale della preziosa catena di monumenti religiosi che costellano Lodi ed il suo territorio. Voluto da Mons. Oggioni nel 1975 ed inaugurato nel 1980 da Mons. Paolo Magnani, il museo presenta una documentazione estremamente significativa costituita da innumerevoli reperti ed oggetti sacri tra i quali figurano autentiche e preziose opere d'arte. In venti anni di attività il museo è stato al centro d'interesse crescente, grazie anche ad un'intelligente opera promozionale attuata tramite diverse iniziative culturali e mostre che hanno fatto conoscere l'istituzione a moltissimi visitatori. L'esposizione è custodita in un'ala del Vescovado compresa tra lo splendido scalone settecentesco che sale dalla navata destra del Duomo, la Cappella Maggiore e quattro sale attigue, in una suggestiva cornice dove abbondano fregi ed affreschi di epoca barocca. Alla Cappella Maggiore si accede dopo aver superato il grande portale sovrastato dallo stemma del Vescovo Gallarati che fece costruire questa parte del Palazzo Vescovile e qui vi è custodita la maggior quantità di oggetti sacri. Tra i numerosi reperti spiccano, per particolare valore artistico: quattro statue di Vescovi in rame argentato provenienti dalla parrocchia di Villavesco; due copie di angeli in legno dorato, una pala d'altare barocca, un pettorale tempestato di pietre preziose, un prezioso messale dell'Ottocento con la copertina lavorata in argento. Nelle teche in legno e vetro disposte lungo la Cappella troviamo inoltre custoditi molti altri reperti tra cui, di eccezionale interesse, vi sono: due "Pietà" in bassorilievo d'argento del '500, un pregevolissimo Crocefisso in faggio, una statuetta di Cristo in legno di epoca longobarda, restaurata recentemente e riportata al suo originario e significativo valore e due statue in argento raffigurante i SS. Pietro e Paolo. Di scarso valore artistico, ma significativi dal punto di vista storico, vi sono anche un esemplare di cilicio, un Crocefisso-pugnale arabo e un tipo di "baciocca", usata in passato per chiamare la gente in chiesa al Giovedì, Venerdì e Sabato Santo, giorni in cui le campane sono notoriamente "legate ". Lungo le pareti numerosi quadri del '600 e '700, molti ex-voto, interessanti sotto l'aspetto di spaccato di costume storico, ed infine, una lettera autografa di San Carlo Borromeo. Il tutto raccolto sotto la splendida volta della cappella che conserva ancora intatti stucchi ed affreschi del primo settecento. Nella prima delle quattro sale adiacenti la Cappella Maggiore, l'attenzione è subito catturata da quello che si stima essere il reperto più antico di tutta la raccolta: un frammento di colonna miliare in granito, alto circa un metro e sul quale è scolpita una scritta celebrante l'Imperatore Costantino Magno. Il reperto è databile attorno al 300 d.C. e fu ritrovato sopra un portale del Duomo durante il restauro che, oltre trent'anni fa, riportò la Cattedrale all'originario stile romanico. Si presume, quindi, che il frammento sia stato trasportato, assieme a moltissimi altri pezzi di recupero, dell'antica Laus per costruire la nuova città nel XII secolo. Nella stessa sala sono custoditi, inoltre, quattro calchi in cemento di sculture "mostruose" romaniche i cui originali sono presenti sulla facciata del Duomo, alcuni strappi d'affresco e due frammenti di circa mezzo metro quadrato ciascuno di antichi pavimenti della Cattedrale risalenti, l'uno, al secolo IX e, l'altro, al '700. Nella seconda sala una teca conserva il Velo di San Bassiano: un telo di seta raffigurante il Santo e dipinto presumibilmente da uno dei pittori della famiglia Piazza. Sono inoltre esposti nello stesso locale una pregevole pala d'altare in legno policromo scolpita in alto rilievo dai fratelli Lupi nel '400, un "Cristo deposto" in legno e altri strappi d'affresco provenienti dalla Cattedrale, tre dei quali sono attribuibili a Callisto Piazza. Al centro della terza sala, tra preziosi dipinti seicenteschi, una grande vetrina posta sul pavimento conserva una splendida statua in legno scolpita in pezzo unico e a grandezza naturale raffigurante il "Cristo flagellato", rappresentato con intensa e plastica drammaticità. Nella quarta sala l'attenzione è attratta dal pezzo sacro più pregiato del museo: l'Ostensorio Pallavicino, donato da Mons. Carlo Pallavicino, vescovo di Lodi dal 1456 al 1497. Il monumentale ostensorio è una delle più superbe e significative opere dell'arte orafa del Rinascimento lombardo e fu realizzato in argento massiccio con dorature, ceselli, smalti, coralli e pietre dure. Di fronte a tanto splendore lo stesso Vescovo Pallavicino, nel suo discorso celebrativo che suggellò l'atto di donazione avvenuta il 15 giugno 1495, ebbe a dire: "… desta meraviglia il constatare quanto l'arte abbia superato il pregio stesso della materia". L'ostensorio è custodito dentro una teca posta sotto ad un prezioso baldacchino in tessuto giallo, con disegni simmetrici a motivi floreali e riquadrato da ricca ricamatura in filigrana d'oro. Ultima parte del museo sono infine due salette al piano superiore, nelle quali sono esposti numerosi dipinti d'espressione moderna e una serie di bozzetti grafici dai quali sono state riprodotte le "affiche" e le copertine delle pubblicazioni stampate in occasione di mostre promozionali. Nel museo diocesano non c'è forse il tutto e il meglio ma vi è sicuramente ben rappresentata l'identità storica e culturale della Chiesa Lodigiana. |
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