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I
MACCHIAIOLI
PADOVA – PALAZZO ZABARELLA
PROGRAMMA
Ore 7.00
Partenza da Via verdi- Vidardo
Ore 10.30
Arrivo a Padova e primo giro turistico in città con visita a:
Piazza delle Erbe, Palazzo della Ragione,
Battistero, Piazza dei Signori, Cappella degli Scrovegni e Duomo
Ore
12.30
Pranzo al ristorante o al sacco
Ore
14.00
Visita al monumento di Erasmo da Narni,
Tomba di Antenore e Palazzo Giustiniani
Ore 15,30
Visita guidata alla mostra
“I MACCHIAIOLI”
Ore 17.00
Visita alla
Basilica di Sant’Antonio
Ore 18,30 circa
Partenza per il rientro con arrivo previsto per le ore 22,30 (sosta in corso di viaggio
per la cena)
SOCI 30.00€
NON
SOCI 32.00€
Pranzo
in ristorante tipico
€ 25.00 (facoltativo)
Prenotazioni
e pagamento
entro e non oltre il
20 Dicembre 2003
ai seguenti recapiti telefonici:
Fiorella
Morelli 0371-935225 Gabriella Sangermani 0371-933561
Emma
Perfetti 0371-210934 Gianpiero Brunelli 0371-934774
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I MACCHIAIOLI
PADOVA – PALAZZO ZABARELLA
Dalla metà dell’ottocento in poi e per più
di un trentennio si svolse in Toscana il movimento dei pittori
detti macchiaioli dalla loro pittura a « macchia »,
intesi a rinnovare il linguaggio estetico e ad affrancare la pittura
italiana dal provincialismo in cui languiva.
Il termine “macchiaioli” verrà usato per la
prima volta nel 1862 sulla Gazzetta del Popolo da un critico in
termini spregiativi ma gli artisti, al contrario, lo adotteranno
in una accezione positiva.
Dal punto di vista tecnico e stilistico i macchiaioli si proponevano
la semplificazione del disegno, l'eliminazione di particolari
descrittivi estranei alla forma, lo studio severo dei rapporti
fra i valori tonali del colore.
Il loro rifiuto della tradizione accademica, ovvero il disegno
prima delineato nei suoi contorni principali e poi completato
dal colore, portò alla proposta di una riduzione dell’immagine
costituita essenzialmente da un accostamento di macchie di colore
che determinano effetti di grande luminosità.
Ritrovo abituale degli artisti inizialmente fu il caffè
Michelangelo di Firenze, dove si registravano presenze di accoliti
provenienti anche dal Piemonte, dalla Liguria, dal Napoletano,
dalla Lombardia. Teorici del movimento furono Telemaco Signorini
(Firenze 1835 - 1901), pittore squisito, Adriano Cecioni, unico
scultore del gruppo e il critico Diego Martelli.
L’abitazione di quest’ultimo a Castiglioncello diverrà
successivamente, a partire dal 1864, il punto di riferimento principale
del movimento artistico in cui si promuovevano, sotto la spinta
propulsiva del critico, dibattiti e incontri culturali.
Oltre al Signorini i toscani furono Serafino Da Tivoli, Cristiano
Banti, Vito d'Ancona, Raffaele Sernesi, Edoardo Borrani, Giovanni
Fattori.
Quest'ultimo, nato a Livorno nel 1825, è di gran lunga
il più grande; la sua pittura è schietta, forte,
i toni quasi piatti, i colori castigati ed il disegno sintetico,
da tarsìa.
Fattori fu anche il più prolifico e per la lunga attività
lo stile presenta delle variazioni e delle libertà, anche
a seconda del tema trattato. Le sue tematiche predilette erano
scene della vita dei bùtteri maremmani, paesaggi della
Maremma, studi di animali, soggetti spesso raffigurati anche con
tecniche incisorie di cui fu altrettanto abile maestro
Secondo per statura d'artista fu Silvestro Lega (1826-1895), romagnolo,
che aderì nella maturità al movimento macchiaiolo
e tra i suoi dipinti più famosi ricordiamo autentici capolavori
della prima maniera che rivelano una natura romantica e sensibilissima
mentre la sua ultima ricerca è più frantumata e
più drammatica.
Aderente per un certo periodo alla corrente macchiaiola fu anche
il ferrarese Giovanni Boldini (1842- 1931) prima di trasferirsi
a Parigi e rinnovare nella Ville Lumiere la sua pittura. Così
fu anche per Giuseppe De Nittis (1846 - 1884) di Barletta che,
prima di stabilirsi nella metropoli francese, diede il meglio
di sé in paesaggi di vibrante fattura, Negli anni in cui
si affermava l'Impressionismo e la pittura francese, in Italia
lavoravano anche se isolatamente e quindi in un clima assai più
provinciale rispetto al gruppo storico, alcuni interessantissimi
artisti.
Nel Meridione operavano Gioacchino Torna, Vincenzo Migliaro, Antonio
Mancini; quest’ultimo, romano, studiò a Napoli e
all'estero ed elaborò nella maturità una tecnica
personalissima, impressionistica, fatta di tumultuose pennellate
e di ardite note cromatiche. Tra gli allievi dell'Accademia di
Napoli, ad ottenere maggior fama ed onori fu l'abruzzese d F.
Paolo Michetti (1851 - 1919) mentre a Venezia Giacomo Favretto
(1849 - 1887), fu fertile autore di scene veneziane e ritrattista
e il suo concittadino Guglielmo Ciardi (1842 - 1917) fu uno degli
ultimi lirici vedutisti veneziani.
A Roma spicca il colto Nino Costa (1826-1903) che fu un intimo
della compagnia dei macchiaioli e che tanto accrebbe presso il
pubblico l'informazione e la conoscenza dell'arte.
In Lombardia domina la personalità di Mosè Bianchi
(Monza 1840 - 1904), che dedicò alla città di Milano
una serie numerosissima di studi, acquerelli, bozzetti dal vero:
visioni nebbiose della città vecchia, personaggi caratteristici,
e rappresentazioni liriche di vita quotidiana.
Gianpiero Brunelli
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