DARIO FO E OTELLO SARZI

11/12/2003

"Razza Umana Non Robot"

In occasione della mostra dedicata a Otello Sarzi è stato pubblicato un intervento del Premio Nobel Dario Fo sull’opera e la personalità del geniale burattinaio. Con piacere riproduciamo qui questo scritto.
Quando osservo una marionetta o un pupazzo di Otello non penso immediatamente al teatro ma a un rito, un mistero arcaico, tragico e grottesco insieme. Le maschere di Sarzi hanno il quide il tabù: Potresti vederle esplodere, grondare lacrime, urlare e singhiozzare da sole e al fine sciogliersi sprigionando fumo giallo e nero. Insomma vivono ed esistono già da sole. Non hanno bisogno di essere immediatamente agite. E quello che ti capita davanti ai grandi burattini e ai pupi degli antichi. Io, personalmente, ho imparato a muovere e anche a fabbricare pupazzi e burattini. Ci ho allestito più d’uno spettacolo; sono del mestiere. Per di più ho sposato una Rame, figlia di marionettisti d’origine antichissima. Me ne intendo. Capisco quando un oggetto di teatro è personaggio vivo.
Davanti a ciò che fabbrica e muove Otello sei già nel clima della rappresentazione dacchito.
Otello adopera tutto: Lamiera, latta dei barattoli, carta, stoffa, legno, plastica, lattice, cartapesta... e colore a smalto, tempere acrilici, ducotone da pareti... adoprerebbe anche il fumo, la mollica del pane, la pietra e gli spaghetti per fare i capelli. E non è detto che non li abbia già usati. Non ha pregiudizi, remore, timore è il burattinaio di Pinocchio. Lui le marionette le fa non solo per farle muovere ma anche per cuocerle e mangiarsele... e seppellirne i resti.Perché è roba che nasce e muore razza umana non robot o mutanti.
Dario Fo

Albert Bagno