Don Giovanni all'Opera dei pupi al Cairo

11/02/2004

Mimmo Cuticchio sarà dal 16 Febbraio 2004 al 17 Febbraio 2004 al Cioro al Teatro Gumhureya, riproduciamo qui l’articolo redatto dai Ministri della Cultura Egiziana e Italiana. 
Nel 1977 il Maestro puparo Mimmo Cuticchio fondava la compagnia “Figli d’Arte Cuticchio”, che, accogliendo i repertori popolari e il teatro musicale vecchio e nuovo, saldava tre principali linguaggi della comunicazione teatrale: il recupero delle tecniche tradizionali dei pupi e del “cunto”, la ricerca e la sperimentazione. Sintesi eloquente di questa simbiosi è il “Don Giovanni all’Opera dei pupi”, spettacolo incentrato sul “cunto”, forma antica di narrazione orale che ebbe origine nella metrica greca, continuò nel nell’XI secolo con la metrica latina dei cantari medievali, per arrivare nell’ottocento ai “cuntisti” siciliani. Questo “recitar cantando” forma una cantilena che nell’astrazione del suono arriva all’ascoltatore come un ritmo musicale. L’adattamento dello spettacolo immagina che Leporello, sbarcato dalla Spagna a Palermo, capiti nella taverna in cui Mastru Ramunnu recita quotidianamente il suo “cunto”. Le avventure dei paladini di Francia, materia abituale fra i pupi, lasciano così il posto a quelle non meno straordinarie di un certo Don Giovanni irriducibile e leggendario. Il bello della faccenda è che il punto di vista di Leporello, uomo semplice, si trova in singolare sintonia con quello degli avventori, popolari anch’essi. I loro commenti sono il contrappunto dialettale ad una storia vissuta in chiave inedita, fra emozioni, lazzi e sorprese. I pupi, animati a vista sulla scena, danno un cuore nuovo a personaggi che sembravano ormai sviscerati fino all’osso: da Don Giovanni e Zerbina che volteggiano nell’aria nel travolgente pas de deux del loro amore su “Là ci darem la mano”, a Leporello che trema come solo un pupo può fare, davanti alla “statua gentilissima” di un Commendatore di cartapesta. Mimmo Cuticchio da solo dà voce a tutti i personaggi in scena, ognuno con la sua inflessione, i suoi tic, il suo carattere, assorbendo l’anima di ciascuno di loro al centro di se stesso e vivendo con loro un’identità perfetta. Il risultato è una partitura vocale che si sovrappone a quella di Mozart che, a sua volta, costituisce la colonna sonora dei combattimenti, presenti solo sottoforma di danza con le spade, in un crescendo di umorismo e di passioni.

Albert Bagno