Charleville 2011 - Kok Thlok: non piu' vivere nell'ombra!

06/10/2011

Charleville 2011 – Kok Thlok: non più vivere nell’ombra!

Il bello del festival di Charleville è che ad ogni momenti si può fare un incontro e poi un altro! L’altro giorno incontro un uomo con i capelli bianchi che mi fa incontrare un altro con un accento inglese (normale: è un professore inglese) che poi mi mette in relazione con Deth Thach un giovane cambogiano professore all’università di Parigi. Deth Thach, parla piano e con poche parole spiega che 90% dei burattinai del paese sono morti a causa delle follie assassine dei Kmer Rossi, e del loro famigerato capo Pol Pot. Sempre con la sua voce delicata continua e racconta che oggi in tutto il paese il numerosi maestri del teatro d’ombre non è superiore ad uno o due. Uno di loro è Pich Tum Kravel, una figura longilinea e bellissimo nel suo costume bianco. Malgrado che pur lui è stato martirizzato, non ha abdicato e con tutte le sue forze ha scelto di fare il suo possibile per salvare l’arte millenaria del teatro d’ombre. Cosi facendo ha creato una scuola dove accoglie dei giovani e delle giovane e con un infinita pazienza trasmette l’arte. Grazie ai suoi sforzi, nel 2005 l’Unesco ha introdotto le ombre cambogiane nella lista del patrimonio immateriale dell’umanità e nel 2006 è nata Kok Thlok, l’associazione d’artisti indipendenti che oggi unisce venti attori animatori e sei musicisti.

In Cambogia le ombre vengono chiamate “cuoio” e ne esistono almeno tre tradizioni: le piccole, le grande, e le dipinte, ma questa ultima è quasi del tutto scomparsa. La tecnica più interessante è quella dei grandi cuoi che possono raggiungere i due metri d’altezza e il metro e cinquanta di largo. Il cuoi è finemente lavorato e traforato fino a fare apparire forme e personaggi di un eleganza rara. Tutti i personaggi servono a narrare il ciclo del Ramyana (storia epica, che sta a metà tra il religioso ed il profano educativo. Gli attori – manipolatori e ballerini si muovo con grazia ed infinità eleganza. Il meraviglioso paradosso di questa compagnia di teatro d’ombre è di avere scelto con la loro arte di non più vivere nell’ombra!

Albert Bagno