II° GIORNATA MONDIALE DELLA MARIONETTA

19/03/2004

II° GIORNATA MONDIALE DELLA MARIONETTA
 

(Terza parte)
“La forza nascosta della manovra”Messaggio di MAURIZIO BUSCARINO*

… Della guerra non sapevamo nulla, ci eravamo nati in mezzo ma nessuno ne parlava, né a casa, né al catechismo, né a scuola dove solo il Direttore il sabato, dieci minuti prima di correre fuori, ci mostrava “il cartello delle bombe”, bello colorato e allegro come il Vittorioso, e ci descriveva cosa non dovevamo toccare andando per i prati, o fra le macerie o in certi angoli dei cortili e delle case. Non si parlava né della guerra né di come nascevano i bambini; solo per la strada venivano fuori i discorsi. Alcuni ragazzi ne sapevano più degli altri, sapevano per esempio come aprire le pallottole e come, con la polvere, fare “bombe” per prendere le trote nei torrenti in periferia.
Cominciavo di nascosto a lasciare il cancello del giardino di casa e noi, che abitavamo più o meno in via Pal, ogni venerdì al tramonto ci trovavamo al ponte della ferrovia, in uno spiazzo a guardare un padre e un figlio che montavano la baracca e sistemavano le panche. C’era sempre il problema, prima dello spettacolo, del cappello che girava e si fermava anche davanti a me, ma avevo imparato a fare un gesto col capo, appena accennato, a indicare una donna che stava un po’ più in là con altri bambini. La gente arrivava, quelli della mia età litigavano, i giovanotti e le ragazze ridevano; dalla Fervet, la fabbrica dove si diceva che “ai tempi” si costruivano pezzi di sommergibili, arrivavano gli operai che per guardare si appoggiavano alle bici e fumavano. Per un’ora, tra urla, incitamenti, risate e i silenzi con gli occhi sbarrati, il Gioppino, figlio di Maria Scatolera, nipote dello Żani, cugino di quell’Arléch che se ne era andato per fame a Venesia, segretamente fratello ma anche nemico giurato di Berléch il diavolo, con il gozzo perché in montagna manca lo iodio, tirava randellate a tutti i nemici di fanciulle, ma anche ai nemici in generale, che erano quasi tutti i potenti della Terra vicina e lontana.
Nessuno ci parlava dei cinquanta milioni di morti della guerra, nessuno ci diceva che il mondo ne avrebbe risentito così tanto da non potere più essere lo stesso. Non sapevamo che gli sbarchi da Nord e in Sicilia erano stati veri punti di svolta, irreversibili, e tutto stava mutando anche per il Gioppino e i pupi dell’Opra: questi da allora avrebbero dovuto fare i conti con nuovi dei, pupi sconosciuti e alieni molto più agguerriti, terribili e affascinanti di qualsiasi mago Malagigi, più seduttivi di qualunque Angelica, più feroci di Agricane Re di Tartaria o del Re di Circassia o di Ferraù di Spagna, più astuti di Berléch il diavolo, più imperiali e avidi di Re Carlo e anche più potenti dello scudo di Orlando, tanto potenti e presenti da spazzare via l’Opra, con tutti gli annessi e i connessi, in pochi anni. Sono comparsi un giorno, improvvisamente, ancora dentro una baracca che però si illuminava e si animava con il semplice schiocco di un interruttore. Da allora io e gli altri non siamo più andati allo spiazzo della ferrovia. Il primo di questi alieni, che arrivava da un avamposto in terra indiana, fu Rin Tin Tin, il primo di un’orda di pupi elettronici…

Molti anni più tardi, negli anni delle scelte di campo, ho individuato nel Teatro un possibile terreno di resistenza. Ho percorso i molti sentieri del teatro contemporaneo, da quello europeo a quello americano a quello orientale, come quello del Bunraku. All’inizio ho incontrato il Terzo teatro dell’Odin Teatret, poi il Bread and Puppet, Grotowski, Tadeusz Kantor e tanti, tanti altri protagonisti e oscuri conprimari.
Nel 1974, per esempio, ho incontrato per la prima volta il Bread and Puppet a Milano. Sapevo solo dell’apparente semplicità di quel nome, pane e pupazzo, e dei mezzi poveri con cui quel Gruppo giocava a opporsi alle logore sontuosità del teatro ufficiale, oltre che all’ordine del giorno del mondo così come era formulato dal Potere. Mi ero immaginato che la loro fosse una semplice stategia da ragazzi, ma ben presto capii che, al suono del suo violino, Peter Schuman chiamava nel cerchio della possibile comunione del teatro della vita, a condividere il valore e gli atti, il pane e i pupazzi.
Tutto questo è continuato per trent’anni, fino a oggi, sul ciglio dell’intuizione profonda dello scopo della vita, quando è il momento di entrare nel gioco, nel congegno della meraviglia e nella passione.

Di recente, per realizzare un libro intitolato Dei Pupi, ho fatto un viaggio nell’attuale mondo dei pupi siciliani, dove ho potuto conoscere un nucleo ristretto, ma agguerrito, di manovratori dei pupi e dei loro amanti, la cui volontà è di non ridurre o confondere i pupi del proprio passato con la banale ma potente committenza del folclore turistico. Tutti insieme, anche se da diverse posizioni, mirano alla conservazione del valore, e tutti insieme hanno nei propri depositi esistenziali e familiari, artistici, museali o intellettuali, quell’Opera dei pupi dichiarata ora dall’Unesco “patrimonio orale e immateriale, intangibile, dell’Umanità”.
Di questi personaggi, come di tutti gli altri del Popolo del Teatro, guardandoli attraverso il mio occhio di vetro, ho cercato di vedere la forza segreta, quella forza nascosta della manovra che con un tocco pone un segno sull’Inerte, animandolo. Un segno che al fondo rimane inspiegabile.

L’associazionismo rappresenta un elemento estremamente importante per diffondere una cultura, un sapere millenario che se non andrebbe velocemente a scomparire. Grazie ad associazioni come l’UNIMA, i protagonisti di questo settore del teatro restano elementi vivi di una società e protagonisti della cultura.

* Maurizio Buscarino è nato a Bergamo nel 1944. Dal 1973 percorre come fotografo il “territorio” del teatro. Ha scelto di lavorare sul teatro contemporaneo costruendo un imponente archivio attraverso il quale traccia una tenace e singolare rappresentazione della sua visione del mondo. È uno dei più famosi “Terzo Occhio” d’Italia e d’Europa e ha, con forza drammatica e insieme con delicatezza, “guardato” anche dentro il mondo dei burattini.
Ha pubblicato numerosi libri articolati fra la scrittura e le fotografie; ha esposto la sua opera in mostre ed è spesso invitato a tenere seminari e incontri sul suo lavoro.

Albert Bagno