Info M 7 - Si mangia la marionetta?

11/03/2014

Fra poco più di un anno inizierà a Milano la grande e già famosa Expo 15, che è dedicata al cibo di domani, ma che non può prescindere del cibo d’ieri. Per un giornale di burattini e di burattinai era ovvio che si ha la curiosità di vedere la relazione tra cibo e burattini.

Naturalmente non possiamo non citare il nostro Pinocchio e la locanda del Gambero Rosso e i molti cibi che appaiono nell’opera collodiana. Ma quello che ci sembra più importante è che tutti gli eroi popolari, a cominciare da Pulcinella, sono all’immagine dei popoli che essi rappresentano; e evocano il problema maggiore di questi popoli: la fame. Come nella grande miseria della piccola gente, ogni eroe ha fame, ma essi, secondo dove si trovano non ha la stessa fame, ognuno aspira a mangiare il suo piatto di riferimento. Cosi scopriamo che, come c’è una geografia culturale degli eroi, c’è (per vari motivi) una geografia alimentare che diventa cultura. Pulcinella è legato ai maccheroni quanto Gioppino alla Polenta.
È nella loro essenza che i burattini esprimano la loro fame, se Fagiolino Fanfani non sogna che due cose: buone tagliatelle e giustizia per tutti, il bolognesissimo Dottore Balanzone è detto anche “Graziano delle Cotiche”, e il nome completo di Sganapino è: Sganapino Posapiano Magnazza, la dove "Sganapar" in bolognese significa mangiare a quattro palmenti. Concludiamo la galleria degli affamati con Famiola, il nome deriva dalla traduzione dell'espressione piemontese "J l'ai fam" (ho fame).

Che sia nell’Europa del medioevo o nei secoli successivi anche all’estero molti personaggi popolari, anche loro star dei teatrini, hanno fino nel loro nome la loro atavica fame e l’oggetto del loro desiderio: in Germania, il predecessore di Kasperl è Hans Wurst, ossia Giovanni Mangia Salciccia. In Olanda prima di Jan Klaasssen troviamo Jan Pekelhering che sta per Giovanni mangia aringhe.

È quasi impossibile di fare il giro completo (del piatto) della presenza degli alimenti nei testi classici per burattini, tanto che nel corso dei secoli la ricerca cibo è una vera e propria costante. Se i bolognesi burattini di Riccardo presenta Fagiolino, Sganapino e la fame, nel 2012, la compagnia formata da Monica Rami e Maurizio Mantani i componenti del Teatrino di Carta di Reggio Emilia, mettono in scena “Il sidro magico”, dove il burattino Sandrone narra della tradizione emiliana legata ai Galli di dovere trovare nel sidro (bevanda della tradizione celtica) la soluzione magica ai propri tormenti. Uno dei classici del Guignol francese è : “Guignol e in vaso di marmellata”.

Oggi se i burattini evocano la fame di ieri, numerosi spettacoli servono ora per l’educazione all’alimentazione sana e misurata per bambini e degli adolescenti. Nei campi di rifugiati, gli esperti animatori e burattinai dell’associazione umanitaria francese UTD Quart Monde, utilizzano i burattini per insegnare a mangiare a dei bambini che da troppo tempo hanno fame.


Allora! È ora! A tavola! Ecco un viaggetto tra le pietanze che si possono mangiare e che hanno una relazione diretta o indiretta con il teatro di figura.

Al menù oggi:

Salati o dolci?

Pulcinella: in fine si mangia!

E’ ovviamente a Napoli che si può assaggiare la “Pulcinella di bufala” che è una mozzarella di bufala con cipolle rosse nell'agro e bottone d'oliva nera”. In questo caso, la Pulcinella è un tipo di mozzarella. Potrebbe sembrare strano ma i “Maccheroni di Pulcinella” sono di Verona perché secondo un anonimo del 1785, i maccheroni, sarebbero originari di Verona e non de Napoli. Questo piatto risalirebbe al medioevo ed alla fin del XIX secolo i maccheroni sono indicati come piatto tipico della Liguria e delle Puglie più che a Napoli. E se leggete sul menù “Cappelli di Pulcinella” non vi sbagliate non sono una pasta, ma bensì un dolce campano.
 

Gianduja dalla scena al ciocolattino


A Torino troviamo Gianduia è il nome della mondialmente conosciuta e riconosciuta della marionetta cittadina. Dal suo nome deriva quello di una cioccolata di tipo gianduia e dal relativo cioccolatino gianduiotto con la quale è fatto. La maschera di Gianduja è stata inventata nel 1808 dai due più grandi burattinai: Giovanni Battista Sales e Gioacchino Bellone; che prima lai chiamano Gerolamo e poi prese quello di aveva sempre con se doja (un boccale di terracotta per bere il vino), il nome condensato diventa Gianduia. A metà dell’Ottocento nasce il gianduiotto, cioccolatino a forma di spicchio, o barchetta rovesciata, inventato da Isidoro Caffarel, nel 1852 o 1865.

Gianduitti della ditta Sorini
 

Gioppino di bergamo si dichiara amante del vino e del buon cibo, ma “I Baci di Giopì” si devono al pasticciere bergamasco Luigi Milesi (1934- ) detto Bigiò di San Pellegrino Terme in provincia di Bergamo. Il Bigiò era un buon burattinaio che animava Gioppino.

Sembra un nome lombardo ma si deve alle industrie agro alimentare di Torino se abbiamo i biscotti leggermente salati chiamati “I Gioppini” che riprende al plurale il nome del burattino bergamasco.
 

“I Baci di Giopì”
“les bises de Giopì”

 

La torta Sarina

Non sapremmo mai se il burattinaio Giuseppe Sarina (detto Pepino), (1884-1978) era goloso? Ma ne meno lui avrebbe immaginato che un giorno il suo cognome sarebbe stato dato ad un dolce. Si, è proprio cosi, nel l’anno 2004, la pasticceria Rovati de Broni in provincia di Alessandria, dove è nato il Pepino, ha associato il nome del grande artista ad un nuovo dolce “La Torta Sarina”.

 

Lione la città di Guignol e del buon mangiare

 

Se c’è una città che unisce cibo e burattini è certamente Lione dove sono nati Laurent Mourguet e il suo celerissimo Guignol. La città di Lione ed il suo territorio sono noti non solo per la terra di Guignol, ma anche per la bontà e l’originalità del cibo. Il connubio è cosi vero che si può mangiare un “Insalata Guignol” composta da: polo al curry, salmone affumicato e formaggio di capra.
L’amico di Guignol è Gnafron che da il suo nome ad un flan d'andouillette (un tipo di salciccia) con cavolo alla crema d’aglio che ha ottenuto il premio Gnafron 1988.
Il “Grambiule di Gnafron” o “Tablier de sapeur” è un salume, come lo è “Un Gnafron”, è anche un salame cotto da un solo lato e gratinato con una salsa di senape. Le “Gognardises di Gnafron”sono cioccolatini di lusso che si mangiano a Champagne au Mont D'or nel centro della Francia. Prima di lasciare Lione assaggeremo un dolce che ha per nome: Le gaufres di Gnafron. (Fonte: www.marmiton.org).

Etichetta del salame “Le Lyonnais”
Francia – 2007

Etiquette du saucisson “Le Lyonnais”
France – 2007
 

 

A Besançon la cioccolata di Barbizier

Lasciamo Lione e spostiamoci verso la Svizzera dove troviamo la città di Besançon che ha come personaggio e marionetta tradizionale Barbizier che ha dato il suo nome a “Il Dolce al Cioccolato di Barbizier”.

Vino e bevande

Chi ha una certa é si ricorderà il vino “Cep Vermeil”, che non era di una grandissima qualità, ma costava poco. Il simbolo di questa casa vinicola era Gnafron, il compare di Guignol, che è un grande stimatore di vino ed in particolare di Beaujolais. La città di Beaujeu a dedicato un monumento a Gnafron come ambasciatore de famoso vino rosso.

 

Il Belgio tra Tchantchès e Genepi

In Belgio, come in Germania, la birra è un elemento fondamentale dell’alimentazione, per non dire della cultura stessa. Il Belgio è una nazione burattinesca e alimentare originale.

La birra Tchantchès è stata prodotto dalla taverna Tchantchès-Nanesse di Henri Ducroux a Liegi che porta il nome de pupo locale.

Lo chef Philippe Loyen detto Filou a inventato il “Bloody Nanesse” che è una freschezza di pomodori al pèkèt ed è una variante belga del Bloody Mary inventato negli anni venti a Parigi. Nanesse è il nome della compagna di Tchantchès. Negli anni 70 del XX secolo vi poteva bere a Liegi il Genepi “Tchantchès” del nome del personaggio locale. Passiamo la frontiera ed arriviamo in Germania il paese della birra è quasi naturale trovarne una col nome dell’ero dei teatrini Kasperle.

Che sia la birra, il vino, lo Champagne, molti festival ed iniziative culturali utilizzano e vendono bottiglie per disettare il pubblico, ma anche sostenere economicamente le varie iniziative.

Finiamo il nostro giro alimentaro-turistico andando fino in Indonesia dove un pasticciere ha prodotto un dolce che testimonia della cultura il “Wayang al cioccolato”. La decorazione che è sopra è dedicata al locale teatro d’ombre Wayang.

Ma per finire un buon pasto ci vuole un buon caffè è in questo caso ritorniamo in Italia dove sarete in molti a ricordarvi della Carmencita della Lavazza? Un semplice pupazzo di carta inventata dalla premiata ditta di pubblicità piemontese Armando Testa.
Molte ditte d’alimentari hanno bisogno dei burattini per promuovere i loro prodotti, non a caso diverse scatole di panettone diventono teatrini, involucri di ristoranti di cibi rapidi offrono burattini ai piccoli consumatori. In tutta l’Europa, non si contano i ristoranti, bar, osterie che portano il nome di marionette o burattini.

Ma cosa vorrà mai dire il fatto che troviamo molto più prodotti dolci vantati con i burattini che salati?.

Articolo pubblicato nel marzo 2014
Tutti i documenti che illustrano questo articolo fanno parte delle collezioni di Albert Bagno
 

Albert Bagno