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La
genesi artistica di Manca, è fitta d'episodi, di "casi"
esistenziali, filtrati dalla cultura ambientale e dall'educazione
accademica. Esaminandola secondo il metro del "genere"
pittorico, riconducibile a questo o a quel filone, sarebbe
procedimento senz'altro riduttivo. Se qui lo si adatta,
seppure di sfuggita, è quindi per motivi di necessità
didascalica. C'è, in Manca, nel suo rivelarsi come pittore,
l'interesse per la cronaca sarda, descritta come racconto
popolare e sviluppata, dal di dentro, nella tragedia della
violenza e dello squassante dolore. Poi, dopo tanto sussulto,
quasi a far decantare l'orgia di rabbiose emozioni accumulate,
nasce l'impatto con l'esperienza lombarda: un bisogno
di dissetarsi alla fonte di una luce nuova, attingendo
alla lezione paesaggistica dell'impressionismo. Forse,
è un ristorarsi prima del gran viaggio verso il cosmo
pittorico, l'attuale, che si cala nel colore e nel simbolo,
nel segno franco della contingenza, nell'intuizione di
uno spazio che, pur intriso di materia, tende a liberarsi
in una dimensione superiore al caduco.
Beppe
Cremaschi
clikka
su un punto del quadro per ingrandire
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Girasoli
al crepuscolo
Olio
e quarzo
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