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Giuseppe
Cremascoli
Bologna, Università degli Studi
Ogni
percorso è culla di un mistero, per quel che riserva di
ignoto e di imprevedihile a chi lo compie sentendo in
sé le suggestioni di ogni vera o immaginata presenza.
E' da supporre che esperienze di questo tipo siano, per
un artista, consuete e vissute con partecipazione totale,
come abhraccio con la realtà e la natura, sempre in attesa
di essere trasfigurate nel prodigio dell'opera d'arte.
Seguo questo pensiero mentre ammiro le xilografie di Ugo
Maffi... ...La raffinata tecnica e l'interferire senza
posa dei colori e dei mondi evocati conduce lo sguardo
in luoghi e spazi senza tempo, che assumono profili sempre
nuovi e cangianti di boschi, isole, anfratti, dai misteriosi
e imprevedibili approdi. "Dopo la notte si riparte per
un nuovo approdo", ha appena scritto Ugo Maffi, in un'elegante
raccolta di testi che riecheggiano - penso - i motivi
ispiratori della sua arte. Notte, ripresa del viaggio
e del sogno e, infine, approdo, come avviene in ogni percorso
della vita e dell'anima. Contemplando le xilografie, l'impressione
fondamentale e quella del susseguirsi incessante di realtà
vaganti nel cosmo, destinate a prendere vita in forme
diverse, in incontri senza fine tra loro stesse e con
l'uomo, mutando le stagioni, come avviene delle opere
e dei giorni. Gli oggetti, in queste creazioni del Maffi,
si fanno ora filiformi ora massicci, in un concesto di
colori che continuamente muta, come per riflettere l'infinita
varietà del cosmo e dei frammenti che ne occupano ogni
recondito spazio, fonte di eterno stupore per lo sguardo
smarrito dell'uomo. Un rappor- to speciale sembra esistere
tra alberi ed acque, in richiami di ogni tipo, in riverberi
di forme e di ombre immote o forse vaganti, come è in
ogni aspetto del misterioso intrico in cui da sempre esplode
la vita. Alberi e corsi d'acqua animano da sempre l'ispirazione
artistica del Maffi, che vede in essi l'eterno germoglio
del vivere e il lento fluire delle stagioni e dei tempi,
in cui si compiono i giorni brevi e dolenti della vita
dell'uomo. Al di sopra, da spazi misteriosi e lontani,
il cielo sembra velare ogni cosa, esplodendo il sole o
nel lugubre manco di nubi e di nebhie che avvolge la nostra
terra opima e silente. Non per nulla in una recente antologia
alcune opere del Maffi, sintesi delle sue creazioni artistiche
dal 1965 al 1998 per la mostra del giugno scorso a Codogno,
sono adunate sotto il titolo "L'uomo, il fiume, le nuvole",
nel catalogo ove si ammira, in coperrina, il trittico
che rappresenta "La luna dell'inverno", con rispondenze
di spazi e temi accolti nel sopore della natura addormentata
e spenta. Torno alle xilografie e proseguo, trepidante,
nel mio sforzo di interpretazione, ponendo l'accento su
una serie di contrasti da cui sento ispirato l'artista,
che colloca forme e immagini in contesti fortemen- te
segnati da alternanze fra bagliori e ombre, evocando in
questo modo i volti della realtà che ci circon- da, mutevole
e oppressa da enigmi. Un velo di mistero avvolge i profili
di mondi delineati con segni e richiami, percorrendo i
luoghi da cui essi improvvisamente balzano, occupando
spazi forse gia visitati da ombre in dileguo, assorbite
da realtà vive solo ormai nel ricordo. Ma l'occhio incontra
anche volti raggiunti dal sole, rami tra cui si annida
la vita e lembi di cielo che riescono a dar luce ai percorsi
che attendono il passaggio dell'uomo, pellegrino in ogni
parte del pianeta in cui trascorre i suoi giorni. Bagliori
e ombre, percorsi e approdi, chiarità e mistero si incontrano
e interferiscono in queste opere del Maffi, ove si ritrovano
in nuove e diverse espressioni messaggi proposti in varietà
di prospettive e nell'intento di mostrare la ricchezza
delle possibilità di evocazione a cui l'arte conduce.
Non ho alcuna pretesa, non dico di aver esaurito, ma neppure
di aver colto l'essenza dei significati e delle suggestioni
di cui le xilografie della mostra possono essere tramite.
Il tentativo di capirle e di accostare, sia pur da lontano,
il loro intimo segreto ha costituito, però, un'esperienza
affascinante per me, un percorso non consueto, in cerca
di nuove tracce da porre sulla piccola mappa ove si annotano
gli incontri di cui e costellata la vita. Fra tante ombre
sono questi i segni della luce che verrà.

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