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Cuba bodeguita del medio el nino
BASTA DIRE CUBA.......
di Giuseppina Rognoni Bassi
"Il mio viaggio" a Cuba - I suggestivi paesaggi della natura
- EL NINO - una città-museo di rara bellezza"
Basta dire "Cuba" e subito vengono in mente le candide spiagge del Tropico,
le lunghe foglie delle palme svettanti, le stelle dei Caraibi, i ritmi,
le canzoni inzuppate di rum e, perché no?, le belle donne.
Tutti sono andati a Cuba, tutti la amano e tutti la raccontano così e
anche meglio.
E' vero, il rum cubano é eccellente, e sfido chiunque sia stato a L'Habana
Vieja per visitare la città nella sua parte più monumentale e famosa,
sfido chiunque, ripeto, non sia entrato nella tanto conosciuta "Bodeguita
del Medio" a farsi un "mojito", il rinomato cocktail a base di rum e menta;
l'ha fatto Hemingway, lo fanno tutti, lo faccio anch'io.
Ma appena esco da quel noto ed alquanto buio "ritrovo intellettuale" con
le pareti tappezzate di foto, mi devo appoggiare a qualcuno dei miei compagni
perché mi gira la testa; non ce la faccio proprio a camminare da sola!
- Sarà il sole dei tropici che mi fa questo effetto! - dico -.
- E' il mojito che hai bevuto! Altro che il sole!-.
Ad ogni modo non rinuncio alla passeggiata lungo i vicoli stretti della
città "vieja" per buttare uno sguardo alle antiche costruzioni e per fare
due chiacchiere con la gente. Non riesco però a fotografare, nemmeno dietro
compenso, le anziane negre, pigramente sdraiate sui gradini dei portoni,
e felici, di assaporare lentamente il loro lungo toscano. Il migliore
e il più famoso del mondo.
Cosa si fa poi a L'Habana?
Prima
o poi, ci si fa immortalare ne " La plaza de la Rivolucion" e sotto il
bianco obelisco di Marti, alto ben 142 metri; oppure accanto al carrarmato
di non ricordo quale piazza e nel grande ed affascinante patio interno
del Museo de la Ciudad. A titolo informativo svelo che la statua di Cristoforo
Colombo, protetta da numerose palme reali, sembra messa lì appositamente
per la classica foto di gruppo.
Si fa un salto anche al " Capitolio Nacional" per osservare la perfetta
copia del Campidoglio di Washington. Proprio su quella interminabile gradinata,
i fotografi locali sono soliti ritrarre i turisti, usando ancora il mitico
cavalletto e la tendina da vero antiquariato. E Battaini, il nostro fotografo
ufficiale, all'insaputa di tutti, si diverte a registrare la scena.
- Aspettatemi, aspettatemi!- grido- Voglio anch'io la foto "made in Cuba"!-,
ma non arrivo in tempo; il nostro gruppo se ne sta già andando.
Riesco però, a fotografare in fondo al cortile de la "Catedral de San
Cristobal de La Habana", una volta più conosciuta come "Catedral de la
Virgen Maria de la Immaculada Concepcion", la perfetta copia, in grandezza
naturale, della famosissima grotta di Massabielle; forse perché spinta
da un inspiegabile slancio religioso, o da un più probabile ed improvviso
nostalgico ricordo di una ragazza, che tanti anni prima aveva pregato
a Lourdes, davanti a quella grotta vicino al suo papà.
La sera, si va ad assistere alla breve, ma simpatica cerimonia del "Canonazo"
presso la "fortaleza de la Cabana". Alle nove precise, secondo la tradizione,
un drappello di soldati in costume d'epoca spara un colpo di cannone per
ricordare i tempi in cui si segnalava la chiusura delle porte della città.
Vale la pena , arrivare fin lassù, magari in un taxi strapieno, anche
solo per ammirare lo stupendo panorama fra le luci della notte.
Chi ama tirar tardi non può evitare una puntata in uno dei tanti locali
notturni, tra i quali il mitico "Tropicana", famoso per il suo splendido
scenario naturale all'aperto.
- Se vuoi conoscere meglio L'Habana,- mi consigliano- ti devi regalare
un pomeriggio al Malencon-
E io ci vado con i miei compagni. Ci fermiamo a chiacchierare con le persone
che stanno pescando o fingendo di pescare sul bordo del Malencon, il lunghissimo
lungomare senza palme, senza panchine, e con un interminabile muretto
che lo separa dal mare. Ogni tanto passano cadillac multicolori e spesso
scassate, ma sempre il simbolo del sogno americano anni cinquanta.
Qui i cubani rimangono ore ed ore, con la radiolina accesa, anche solo
per chiacchierare e intrattenere il turista a cui cercano di vendere sigari
o monete col "Che" o qualsiasi altra cosa, medicine comprese. Da lì esce
di tutto; e, all'occorrenza, si improvvisano trovarobe. Poi ti seguono,
magari in bicicletta per consegnarti quello che cercavi. Dispensano la
loro amicizia anche solo per diventare il tuo cicerone personale e decantarti
la bellissima architettura della loro città.
In effetti L'Habana, la città più antica del nuovo mondo e capitale di
Cuba, era ed é rimasta un mito, sfidando il tempo che ha gonfiato di umidità
le travi di legno e che lentamente la sta sgretolando. Eppure riesce a
conservare un grande fascino che la rende viva, dignitosa e niente affatto
provinciale.
Questa è la Cuba che tutti conoscono. Ma c'è anche la Cuba d'EL NINO,
che con il suo vento impetuoso e le sue piogge torrenziali, abbassa di
parecchio la temperatura; sradica alberi, fa volare tetti e cartelloni
pubblicitari; scaraventa gigantesche onde sul lungomare e negli hotel
vicini alle leggendarie spiagge che in breve divora e degrada. Sposta
da una carreggiata all'altra le sfortunate vetture in transito; scuote
e sbatte in ogni direzione gli aerei in volo. Ti capita anche di scoprire
che le enormi vetrate del tuo hotel sono state incerottate con interminabili
nastri adesivi per attenuare le vibrazioni (almeno, così me l'hanno venduta!).
Ed é possibile inoltre, trovare nella tua camera un avviso del genere:
HOTEL HABANA LIBRE TRYP
CARI OSPITI:
VI INFORMIAMO CHE QUESTA SERA AVREMO CONDIZIONE METEOROLOGICHE SPEZIALE
CON FORTI VENTI. PER QUESTA RAGIONE, VI PREGHIAMO CORTESEMENTE, DI NON
APRIRE LE FINESTRE E LE TENDINE DELLE VOSTRE CAMERE.
GRAZIE MILLE LA DIREZIONE
Quando poi, dopo ore ed ore di attesa all'aeroporto "Aerogaviota", ti
dicono che il tuo volo é stato sospeso per motivi meteorologici, perdi
la voglia di salire ancora sugli aerei, specie se interni e cubani, e
dici a te stessa ed anche al tour leader:
- Ma chi me lo fa fare? Io su di un aereo "interno" non salgo proprio,
nemmeno per proseguire il tour stabilito. Io rinuncio a Santiago. Ci sarà
pur un altro posto da visitare!-
Ma non tutti sono del tuo parere. Ed è subito discussione animata ed accesa.
Alla fine ci spediscono nella regione" tabachera" più prestigiosa del
mondo, in un sorprendente paesaggio forse fra i più caratteristici dell'isola.
In pullman, naturalmente.
Ma appena raggiunta la periferia de L'Habana, si rompe il filtro del gasolio.
L'autista, in verità, riesce a ripararlo, anche se in tempi non molto
brevi. Nel frattempo passano in perlustrazione alcune pattuglie della
polizia. Passa anche un calesse malandato trainato da un cavallo.
-Lo fermiamo? Facciamo "calesse stop?"-
Il calesse si ferma per davvero ed alcune di noi si fanno un bel giretto
fuori programma sull'autopista (autostrada), ma non tornano mai. Quando
finalmente rientrano alla base, si parte per davvero; e, attraverso colline,
pianure, fiumi e paesaggi dominati dalle piantagioni di tabacco, si arriva
a Pinar del Rio. Qui non si può fare a meno di visitare la "Fabbrica de
tabaco".
-Sarà "una pizza"- penso e per convincermi a seguire gli altri mi dico:
- Forza Giuseppina!, Passa da quel portone! Non puoi non entrare! E' come
se un Giapponese venisse a Milano, e non visitasse il Duomo!-
Comunque appena entro, sono attirata dalla straordinaria abilità degli
artigiani, che, manualmente, trasformano le foglie di tabacco in confezioni
di sigari, pronte da spedire. E tu, vieni presa dal desiderio di comprare
qualcosa, perché è una soddisfazione del tutto speciale, acquistare un
sigaro che si è visto nascere.
Lungo la via vedo un lustrascarpe. Mi tolgo un capriccio e corro a sedermi
sulla sua grande sedia. Ma solo allora mi accorgo di aver le scarpe da
ginnastica. Ci facciamo una gran risata. Però voglio dai miei compagni
una foto ricordo. Almeno quello!
Nei pressi, un'ampia valle piatta e stranissime collinette isolate ricoperte
da una fitta vegetazione, (los mogotes); numerose grotte con le solite
formazioni carsiche, fra cui la grande ed ampia "Cueva del Indio", famosa
perché attraversata da un fiume sotterraneo su cui ci si può avventurare
con un grosso gommone.
Sparsi qua e là i tetti di paglia delle case dei contadini e dei "ranchon",
posti di ristoro per i turisti. In lontananza il grande e spettacolare
Murales Prehistorico, recentemente dipinto su di una enorme parete rocciosa.
Tra canali che si snodano nella lussureggiante vegetazione della palude,
giungiamo col battello alla "laguna del tesoro", al suo gruppo di isolette
collegate fra loro da passerelle e ponti di legno e anche al villaggio
indigeno precolombiano, perfettamente ricostruito in quel luogo ideale,
ma dove in realtà, non sono mai vissuti gli uomini primitivi. Unico inconveniente:
il battello che "va a petrolio" e ci fa morire dal fumo.
Nei pressi, un allevamento di coccodrilli, stesi al sole e tanto immobili
da sembrare di gesso.
Poi finalmente Trinidad, la più sorprendente e straordinaria cittadina
coloniale, che io abbia mai visto. Cammino pian piano lungo le sue strade
a ciottoli, per apprezzare meglio la sua magica armonia di forme e di
colori; mi soffermo accanto alle finestre delle case protette dalle lunghe
inferriate in ferro battuto e intravedo gli interni con i soffitti a cassettoni,
le immancabili sedie a dondolo. Accanto al quadro del "Che Guevara" la
televisione e a volte la foto del Papa, che era stato in visita a Cuba,
la settimana prima del nostro arrivo. Mi siedo su quelle panchine in ghisa,
circondate da anfore in terra cotta colorata, per godermi in pace la splendida
Plaza Mayor, di una bellezza unica con il suo giardino e le sue palme.
E mi sembra veramente di vivere in un'atmosfera irreale, fuori dal tempo;
quasi in un'altra epoca. Sulle stradine, rari uomini a cavallo e qualche
carrozzella in verità malridotta, ad uso dei turisti.
- Come mai - chiedo a Raul, la nostra guida,- questa cittadina non ha
alcun punto di riferimento con la realtà del nostro secolo? Ho visitato
altre città coloniali, ma tutte sono inserite in un contesto moderno!-
-Il perché è semplice. Trinidad, negli anni passati, é stata una vera
potenza "azucarera" e una delle più ricche città di Cuba. L'abolizione
della schiavitù, e il collasso dell'industria zuccheriera hanno decretato
la sua fine. In breve la cittadina è stata completamente dimenticata ed
abbandonata. Questa é stata la sua sfortuna, ma nello stesso tempo anche
la sua fortuna. E' questo il motivo per cui ora ci appare come un gioiello
dello stile coloniale. Ultimamente è stata riscoperta, restaurata ed inserita
nei tours turistici.
Mi faccio un giro su di una scassata ma pur sempre romantica carrozzella
per osservare ancora una volta gli angoli e gli scorci di quel "passato"
che ha saputo esprimersi con tanta armonia. Poi, a malincuore, devo allontanarmi
da Trinidad, da questa città museo, di rara bellezza.
Sul pullman penso:- Su questa isola sono passati proprio tutti da Cuba,
da quando Cristoforo Colombo si è perso nell'Atlantico ed è approdato
per caso ai Caraibi!- E tutti han lasciato la loro impronta!
Dagli Spagnoli ai pirati, agli schiavi, dagli Americani ai Russi, da Fidel
Castro al "Che" Guevara, che a Cuba vive ancora. Specialmente a Santa
Clara, la città legata al "tren blindado" e al ricordo degli avvenimenti
che han determinato la fine del regime Batista. "L'Isla grande" è veramente
un patrimonio storico di conquista, rivoluzione e patriottismo.
Ora, però, a Cuba c'è tanta voglia di cambiamento: la gente si raduna
ancora in "Plaza de la Rivolucion" e si entusiasma davanti a Fidel, ma
spera sempre meno in un miglioramento da troppo tempo promesso: gli stessi
"camellos", i vecchi autobus ungheresi sempre strapieni non arrivano mai
e tradiscono il malcontento della gente, che mal si adatta allo stridente
contrasto dei taxi fermi davanti ai lussuosi hotel destinati ai turisti,
ma su cui loro non potranno mai salire.
- Varadero non è Cuba - mi confida il parrucchiere (avevo bruciato la
resistenza del phon, nonostante la spina internazionale!)- Qui si sta
bene. E sottovoce continua - Qui girano i dollari dei turisti!-
-Come mai parla così bene la nostra lingua?- - Sono stato due mesi a Bologna-
- E le sono bastati?- - Per forza! Da voi si parla solo italiano. Gli
Italiani non conoscono un'altra lingua!-
Touchè!
Varadero, in verità è la località balneare più famosa di Cuba e sulla
sua sottile penisola si allineano decine e decine di hotel, nigth-club,
boutiques, discoteche, immensi parchi, maneggi, campi da golf e la lussuosa
Villa Dupont. Negli ultimi giorni della mia permanenza posso ammirare
anche la leggendaria spiaggia che EL NINO, era riuscito a deturpare e
rendere irriconoscibile.
A Varadero c'è anche " the teacher" Rosa, una anziana signora molto dimessa,
quasi trasandata, ma che parla perfettamente l'inglese e anche l'italiano.
Dal modo in cui si esprime, rivela la sua cultura.
Su di un pavimento in terra battuta, un tavolo da cucina, nemmeno tanto
grande. Lei, " the teacher" capotavola, attorno sei o sette bambini attentissimi.
A loro insegna, quasi gratuitamente, nozioni scolastiche, ma in particolare
l'inglese, necessario per avere il contatto con i turisti, e indispensabile
per la loro sopravvivenza

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