Demon's Souls

09/02/2011

Uscito all’inizio del 2009 per il mercato nipponico e successivamente per quello americano, visto il successo inaspettato di pubblico e di critica, dopo più di un anno Demon’s Souls arriva anche in Europa. Ci troviamo così a parlare di un gioco talmente anomalo (considerata la situazione video-ludica attuale) che il primo impatto non può che lasciare disorientati e piacevolmente sorpresi.

Si fa spesso riferimento alla sua difficoltà, tanto che è stato definito come un titolo hardcore, adatto solo ai videogiocatori più incalliti e appassionati; si lamenta anche la frustrazione a volte molto intensa di ripetere il livello dall’inizio ogni volta che si muore, il che accade inevitabilmente centinaia di volte.

Intendiamoci: Demon’s Souls è difficile, molto difficile, questo è fuori discussione. Rispetto al deserto della banalità e di estrema facilità di molti altri giochi, che annullano quasi del tutto il livello di sfida a favore di una maggiore “consumabilità” del prodotto da parte di un pubblico molto, (a volte troppo) variegato, effettivamente Demon’s Souls appare quasi come un miraggio; non richiede al giocatore di premere a caso i pulsanti per sortire mosse spettacolari e devastanti, ma esige cura, concentrazione, pazienza, strategia, pianificazione.

Come si diceva prima, se si muore non esiste scampo e si è costretti a ricominciare il livello da capo; non solo: morendo perdiamo tutte le anime faticosamente conquistate (utili per crescere di livello e potenziare il personaggio, nonché per comprare armi e incantesimi). Potremo recuperarle raggiungendo il punto esatto in cui siamo precedentemente caduti, ma se il nostro personaggio viene ucciso prima di arrivarci, quelle anime saranno irrimediabilmente perdute.

UN MONDO DI ANGOSCIA

Il mondo di Demon’s Souls non è vastissimo, ma i vari livelli di cui è composto sono maestosi, ben strutturati e riescono perfettamente a rendere l’atmosfera angosciosa, tetra e a volte spaventosa, così da accentuare allo stremo quel senso di precarietà che non ci abbandona per tutta l’avventura, un percorso anche psicologico dove ogni passo può essere fatale.

I nemici all’inizio ci sembreranno insormontabili ma, potenziando con pazienza il nostro alter-ego, acquistando la giusta arma e indossando l’armatura adatta, riusciremo faticosamente ad aprirci la strada anche in situazioni all’apparenza insuperabili; i boss di fine livello vanno affrontatati con strategia, trovando pazientemente il loro punto debole; andare allo sbaraglio come in un God of War qualsiasi è il modo più rapido per morire.

Morendo inoltre ricominceremo il livello sotto forma di anima, e cioè con l’energia vitale dimezzata. Solo sconfiggendo un boss di fine livello o usando un particolare oggetto abbastanza raro, ritroveremo la forma corporea.

Francesco Di Jorio di Gamesearch.it
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