Resistance: Fall of Man

25/03/2010

Come si deve sentire una software house alle prese con un titolo da presentare per il lancio di una nuova console? Lo sa bene Insomniac Games che grazie a (o forse è meglio dire “per colpa di”) Resistance: Fall Of Man ha dovuto fare i conti con le pressioni dei giornalisti, i sogni del pubblico e i tempi di sviluppo ristretti imposti da un mercato sempre più agguerrito. 

UN MALE NASCOSTO
 
Il Comandante Parker, una donna ai vertici della resistenza inglese, ci racconterà le gesta del nostro alter-ego: il Sergente americano Nathan Hale, un uomo duro, di poche parole e dalla faccia antipatica che in soli quattro giorni (dal 11 al 14 Luglio 1950) ha fermato l’avanzata dei Chimera,  creature misteriose e terrificanti.

L’origine di questi mostri sembra ricollegarsi ad alcuni esperimenti biologici condotti in territorio sovietico negli anni ‘30. Dopo aver chiuso le frontiere per impedire la fuga di informazioni, la situazione in Russia degenera lentamente fino a quando, nel 1949, i Chimera riescono a conquistare l’Europa.

Solamente l’Inghilterra, circondata dalle acque, sembrava poter scampare al pericolo ma l’anno successivo (1950) i Chimera scavano dei tunnel per sciamare sul suolo britannico, trasformandolo in pochissimo tempo in una sorta di enorme alveare. 

SPARA CHE TI PASSA

Tutta la suspance dei primi livelli viene però appannata da una certa ripetitività sia per quanto concerne l’azione, sia per quel che riguarda l’aspetto esteriore.
 
Resistance: Fall Of Man non porta alcuna novità nel mondo degli shooter; nonostante potremo divertirci con un buon arsenale (che include anche armi nemiche) il nostro compito sarà semplicemente quello di far ricorso a tutta la nostra potenza di fuoco per resistere all’incessante incedere dei Chimera, il tutto senza enigmi e senza dover ricorrere a particolari strategie.
 
La grafica si mantiene su livelli medi: i nemici sono abbastanza vari e, come si intuisce dai contenuti extra, sono stati studiati con attenzione e realizzati con altrettanta cura nei dettagli.
 
Lo stesso discorso non si può fare per alcuni ambienti, in particolare quelli urbani che tendono a ripetersi e che talvolta danno l’impressione di esser stati realizzati con una certa fretta.
 
Continua...

Emanuele Cabrini di gamesearch.it
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