Dragon Age: Origins

06/04/2010

Definito dagli stessi sviluppatori l’erede spirituale di Baldur’s Gate, Dragon Age: Origins è un GDR lungo e complesso, con ambientazioni tortuose e vastissime, centinaia di combattimenti, decine di oggetti e magie, armi e armature, missioni secondarie ad ogni angolo, una decina di personaggi giocabili, pianificazioni strategiche in ore e ore di dialoghi personalizzabili attraverso scelte di ordine morale.

Questa premessa per dire: Dragon Age: Origins, disponibile per Xbox 360, Playstation 3 (versione provata) e PC, non è un gioco per tutti.

Chi cerca un intrattenimento videoludico di qualche ora spensierata alla settimana, o chi per scelta o necessità può dedicare alla console solo pochi ritagli di svago, meglio che si astenga dall’iniziare un’avventura simile, tanto avvincente e immersiva da creare dipendenza.

Che i ragazzi di Bioware hanno preparato le cose in grande lo si vede già dal prologo: dalla decisione cioè di sviluppare sei incipit completamente diversi di due/tre ore ciascuno, a seconda della razza scelta (umano, nano, elfo) e della classe di appartenenza (mago, guerriero, ladro).

Come se non bastasse, nel corso del gioco saranno disponibili ulteriori specializzazioni per noi e per ciascuno dei personaggi che ci accompagnano nell’avventura (tutti giocabili e personalizzabili): per esempio, se all’inizio possiamo scegliere di essere un mago di razza elfica, nel corso del gioco potremo scegliere se diventare un Templare (mago al servizio della chiesa) o un Mago del Sangue (mago ribelle inviso alla Chiesa). Ogni classe avrà ovviamente le proprie magie, armi e armature. 

Inutile dire che, come già i ragazzi di Bioware ci avevano abituato nell’ottimo Mass Effect, ogni dialogo porterà a compiere scelte di ordine strategico e morale, scelte con cui cambieremo anche radicalmente lo sviluppo della trama, decideremo o eviteremo una battaglia, ci faremo amici o nemici, decideremo i rapporti e gli umori all’interno del gruppo (un nostro personaggio può anche stancarsi di noi e decidere di lasciarci).

Ovviamente i personaggi della squadra sono talmente diversi tra di loro che è impossibile accontentare tutti nello stesso tempo.

Continua...

Francesco Di Jorio di Gamesearch.it
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