Fallout 3

17/02/2010

Cosa accadrebbe se nel mondo scoppiasse un conflitto talmente grande da degenerare nella più totale e incontrollata distruzione? Come sarebbe la Terra se fosse vittima di una serie di esplosioni nucleari capaci di spazzar via in un attimo intere città e foreste, lasciando solo polvere e silenzio?
E se per caso qualcuno riuscisse a scampare alla tragedia, che mondo si ritroverebbe davanti agli occhi? A queste simpatiche domande risponde a gran voce Bethesda Softworks con il suo apocalittico lavoro: Fallout 3.

E ADESSO DOVE VADO?

Così come nella vita reale anche la nostra avventura inizia in fasce, al sicuro da tutti i problemi, confortati dalle amorevoli cure di nostro padre. Muoviamo i primi e insicuri passi in una cabina di metallo dove appeso alla parete c’è un quadretto con alcuni versi tratti dall’ Apocalisse; versi che nostra madre (di cui non abbiamo memoria) amava tanto.
Ma l’infanzia scorre via veloce ed in men che non si dica ci ritroviamo grandi.

C’è però qualcosa che non quadra: essere adulti non significava anche essere liberi? Eppure, se da piccoli eravamo confinati in una stanzetta, ora le cose non sono molto cambiate: insieme ai nostri amici siamo prigionieri di una grande scatola di metallo (per giunta sottoterra) chiamata Vault 101.
E che dire poi del futuro? Possibile che è solo il risultato di un banale test di cinque minuti a decidere quale sarà il nostro ruolo all’interno di quell’utopia ferrosa che chiamiamo casa? Alla fine del questionario saremo un semplice parrucchiere o un ingegnere della manutenzione?
Ad ogni modo non preoccupatevi: la nostra esperienza nel Vault (che funge da tutorial) finirà presto a causa di alcuni imprevisti che ovviamente non sveliamo.
Una volta aperta la grande porta del Vault il sole abbaglierà per la prima volta gli occhi del nostro alter-ego; di fronte c’è una landa arida e semi distrutta di cui in passato avevamo solo sentito qualche voce: la Zona Contaminata.

“E adesso dove vado?” Questa è la prima domanda che ci poniamo una volta catapultati nel vasto mondo di Fallout 3. Con noi abbiamo solo il Pip Boy (un computer da polso dal design anni 50’) e qualche misera risorsa. Bisogna a questo punto dire che i ragazzi di Bethesda sono stati molto abili nel farci sentire disorientati:  il nostro sguardo guarda assai lontano ma non scorge anima viva e le nostre orecchie ascoltano il silenzio… inquietante. A un certo punto sentiamo una “marcetta” militare (stile primi ‘900) provenire dalla radio inclusa nel nostro inseparabile Pip Boy e così, con un po’ di coraggio, ci incamminiamo con circospezione nella Zona Contaminata, alla scoperta di un mondo a noi sconosciuto.

Fallout 3 vanta una sceneggiatura attenta e studiata nei minimi particolari, capace di raccontare parte della storia senza necessariamente ricorrere ad un narratore: le strade impraticabili e le case diroccate e distrutte, le auto bruciate ancora ferme al distributore di carburante, i corpi decomposti sui sedili di un autobus o dietro il bancone di un bar, lasciano perfettamente intuire la drammaticità di quanto accaduto in passato.

Continua...

Emanuele Cabrini di gamesearch.it
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