Thunder Castle

22/09/2011

Pubblicato nel 1986 per Intellivision, la creazione di Thunder Castle inizia nel 1982, quando Gabriel Bown (uno dei principali componenti della divisione software di Mattel), indice un concorso per premiare la migliore idea per un gioco a sfondo fantasy.
Chi crede che a quei tempi i videogames fossero un settore esclusivamente maschile, sarà forse sorpreso nell’apprendere che la vincitrice fu una ragazza: Connie Goldman.
Connie fu assunta come programmatrice ma ben presto i suoi lavori fecero notare una particolare abilità nell’animazione degli sprites. Per questo motivo venne coinvolta in molti altri progetti, e così Thunder Castle (complice anche la dipartita di Mattel) vide la luce dopo ben quattro anni di sviluppo.

 

 

GUARDIE E LADRI

Thunder Castle è un titolo fantasy-medievale con protagonista un coraggioso cavaliere che, nei soli tre livelli di cui è composto il gioco, dovrà vedersela con draghi, stregoni e demoni.
Ogni scenario (una foresta, un castello e una sorta di prigione) è in realtà un labirinto in continua mutazione: alcune pareti appaiono e scompaiono come per magia, rendendo così il gameplay un misto di fortuna ed astuzia.
L’obiettivo del gioco è quello di sconfiggere i guardiani che ci danno la caccia; la prima cosa da fare sarà però catturare almeno una delle piccole creature magiche che si aggirano liberamente per lo scenario: i pipistrelli nella foresta, i topi nel castello e i teschi nella prigione.
Una volta conclusa la caccia saremo invulnerabili per alcuni secondi, attimi preziosi in cui cercare di raggiungere e toccare i nemici che si aggirano per il livello, trasformati da predatori in prede.

Detto a parole può sembrare un’ impresa semplice, ma la buona intelligenza artificiale e (come già anticipato) la continua mutazione degli scenari, richiedono una certa dose di impegno.
A darci una mano, qua e la appariranno alcuni oggetti magici, come ad esempio una corona che paralizzerà i nemici per alcuni istanti, o una collana che incrementerà la velocità del nostro alter-ego.

Emanuele Cabrini di gamesearch.it
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