Burning Fight

16/03/2012

A circa un anno dal lancio (1990) i sistemi Neo Geo si fanno subito notare, oltre che per il prezzo elevato delle cartucce AES, per la qualità dei titoli disponibili. Nel ‘91 ecco arrivare anche Burning Fight, un beat’em up a scorrimento orizzontale che però ricorda molto da vicino un paio di videogames usciti qualche anno prima…

TRA I BASSIFONDI DEL GIAPPONE

Burning Fight segue la vicenda di due detective americani (Duke Edwards e Billy King) giunti in Giappone per indagare su una pericolosa organizzazione criminale con l’aiuto del collega, ed esperto di arti marziali, Ryu Saeba.

Il giocatore (o i giocatori qualora affronti l’avventura in compagnia di un amico) potrà scegliere tra uno dei personaggi appena citati. 

Qui però iniziano i primi dubbi in merito all’originalità del titolo in esame: per quanto concerne le tecniche e l’aspetto dei protagonisti (soprattutto quello di Duke e Ryu) è impossibile non notare la somiglianza con gli eroi di Final Fight, capolavoro targato Capcom del 1989.

Ma le analogie purtroppo non si fermano qui e si estendo anche al gameplay e ad alcune ambientazioni; a tal proposito molti appassionati sottolineano grosse analogie (in merito alle armi e agli elementi di interazione dei fondali) con un altro classico del 1989: Crime Fighters di Konami.

UN LAVORO A META’

A questo punto è abbastanza evidente il fatto che, con Burning Figh, la SNK abbia semplicemente voluto approfittare del successo generale riscosso dei beat’em up, proponendo, senza troppe preoccupazioni, un titolo molto simile ai maggiori esponenti del genere, nell’ipotesi di ottenere facili consensi.

Emanuele Cabrini di gamesearch.it
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