Samurai Shodown

16/02/2010

Correva l’11 Agosto dell’estate del 1993 e da circa un paio d’anni Capcom dominava le sale giochi di tutto il mondo con il suo indiscusso capolavoro: Street Fighter II. Fu allora che la SNK lanciò Samurai Shodown (Samurai Spirits in oriente) un elegante picchiaduro che finalmente portò una ventata d’aria fresca al genere: i combattimenti “all’Arma Bianca.”

UN PO’ DI STORIA

Siamo alla fine del 1788 e l’intero pianeta è tormentato da guerre, disastri naturali e misteriose epidemie che gettano l’umanità nella più profonda disperazione. Tuttavia un manipolo di coraggiosi guerrieri si aggira per il mondo alla ricerca del proprio destino…
Tutte le strade sembrano però portare ad un unico essere: Shiro Tokisada Amakusa, un pericoloso criminale tornato dal regno dei morti e deciso a rovinare il mondo con la sua falsa religione e i suoi poteri sovrannaturali.

IPPON!

Come anticipato a inizio articolo, Samurai Shodown rinnova le meccaniche dei picchiaduro ad incontri introducendo spade, spadoni, pugnali, artigli e altro ancora. Ogni guerriero è infatti accompagnato da un’arma su cui si basa tutto il suo stile di combattimento.

Questa scelta ha dato la possibilità agli sviluppatori di creare lottatori unici, molto caratterizzati e dallo stile di gioco vario e anche divertente. Infatti nonostante le “mosse speciali” si eseguano pressoché alla stesso modo (secondo la scuola Street Fighter), grazie alle armi i combattenti a nostra disposizione si differenziano in quanto a gittata, velocità, potenza e tecnica.

I ragazzi della SNK hanno comunque svolto un ottimo lavoro di bilanciamento e quindi sarà nostro compito imparare a sfruttare appieno le risorse del nostro alter ego per far breccia nei punti deboli dell’avversario, complice un livello di difficoltà elevato (soprattutto per gli standard odierni) che rende Samurai Shodown un picchiaduro piuttosto tecnico, non molto adatto a chi preferisce “smanettare” a caso.

Forte delle capacità del Neo Geo, Samurai Shodown si avvale di un comparto audio-visivo di grande impatto, che nei primi anni novanta spalancò numerose mascelle grazie agli sprites ben realizzati, curati nei dettagli e di dimensioni generose, ai fondali molto colorati ed evocativi nonché agli effetti speciali (come ad esempio lo zoom) che tanto generosamente deliziavano i nostri occhi.

Anche l’orecchio vuole la sua parte e il gioco in esame non delude affatto; le musiche composte con un mix di strumenti moderni e antichi si sposano alla perfezione con l’atmosfera globale, mentre i numerosi effetti sonori sfoggiano voci abbastanza chiare e comprensibili ed alcuni tocchi di classe, come lo stupendo sferragliare delle lame che si scontrano.

Continua...

Emanuele Cabrini di gamesearch.it
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