The Bouncer

22/09/2010

Ogni tanto accade che una software house decide di produrre un gioco appartenente a un genere diverso da quello che è solita sviluppare.

Questa volta è il turno di Squaresoft che nel 2001 con The Bouncer abbandona temporaneamente gli RPG per dedicarsi ai beat’em up.

Avrà fatto la scelta giusta?

LA SOLITA VECCHIA STORIA

Come nel più classico dei picchiaduro a scorrimento la vicenda si apre con il rapimento della giovane donzella di turno ad opera di un manipolo di misteriosi ninja assassini.

Senza esitare i tre coraggiosi buttafuori del Fate (un pub di Dog Street frequentato dalla ragazza) si lanciano all’inseguimento dei sequestratori assoldati da Duragon C. Mikado, proprietario della potente multinazionale Mikado Group.

“GIOCO O MANGIO I POP-CORN?”

The Bouncer ci offre la possibilità di impersonare uno dei tre buttafuori (Sion Barzahd, Volt Krueger e Kou Leifoh) che sostanzialmente si differenziano per aspetto e per alcune tecniche speciali acquisibili con i punti esperienza. A suon di calci e pugni dovremo così raggiungere i vertici della Mikado, impresa piuttosto semplice vista la scarsa intelligenza artificiale dei nemici.

Detto questo bisogna purtroppo sottolineare che in The Bouncer c’è veramente poco da giocare: l’avventura si può concludere tranquillamente in circa un’ora e mezza e a dir la verità tre/quarti del tempo lo passeremo a guardare le splendide ma alla lunga estenuanti sequenze video.

La situazione non migliora nemmeno una volta impugnato il joypad della Playstation 2: i movimenti lenti dei protagonisti, la telecamera scomoda e un livello di sfida quasi nullo rendono l’azione alquanto noiosa.

Emanuele Cabrini di gamesearch.it
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