Mortal Kombat: Shaolin Monks

17/02/2010

Mortal Kombat: Shaolin Monks è uno di quei giochi che non ti aspetti: uno di quei titoli di quando magari entri nel tuo negozio di fiducia senza sapere di preciso cosa comprare; vuoi spendere poco e vuoi qualcosa di non troppo impegnativo per passare il tempo e così inizi a saltare allegramente da una confezione all’altra fino a quando non ti imbatti in una copertina che, per chissà quale motivo, “ti ispira”.

Acquisti, torni e casa e magari scopri pure che, inaspettatamente, il gioco (nonostante qualche pecca) ti coinvolge più del previsto…

Il gioco in esame non è il solito picchiaduro ad incontri: Midway questa volta propone per Xbox  e Playstation 2 (versione provata) un hack n’slash con un leggerissimo tocco platform, basato  su uno dei suoi franchise più importanti.
L’avventura inizia al termine del primo torneo Mortal Kombat. Liu Kang è riuscito a sconfiggere Shang Tsung e per la Terra si prospetta un lungo periodo di pace.
Qualcosa però non va per il verso giusto (c’era da aspettarselo). Il malvagio stregone non accetta la sconfitta e aprendo una serie di portali riesce ad invadere l’Accademia Wu-Shi  con i suoi scagnozzi. Toccherà ancora una volta a Liu Kang e Kung Lao (possiamo scegliere tra uno dei due), guidati dal maestro Raiden, cercare di respingere le forza del male.

Shaolin Monks riprende ed ampia le vicende narrate nel secondo Mortal Kombat (uscito nel 1993) svelando anche certi retroscena che fino ad ora erano rimasti irrisolti.
Buona parte del gioco infatti si svolge nell’ Out World (terreno di battaglia di MKII) qui ricreato piuttosto bene con i suoi luoghi macabri, infernali, pieni di anime in pena ed i suoi toni cupi che in prevalenza spaziano dal rosso cremisi al viola.
Le arene sono sufficientemente grandi e dotate di un buon design capace, per fortuna, di non stancare il giocatore e di invogliarlo a proseguire nell’avventura.
In generale il comparto grafico, anche se non eccelso, è sicuramente accettabile ( forse un maggiore dettaglio per certi personaggi sarebbe stato gradito); anche il sonoro si difende abbastanza bene con suoni e melodie sinistre ma non troppo invasive, che contribuiscono ad aumentare l’atmosfera.
Ancora una volta però il doppiaggio italiano lascia un po’ a desiderare: se in alcuni frangenti risulta accettabile, in certe sequenze sembra quasi fuori luogo, al punto da apparire in netto contrasto con la narrazione.

Continua...

Emanuele Cabrini di gamesearch.it
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