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Il ricavato di questo libro andrà a favore della casa di riposo di Sant'Angelo Lodigiano

I RACCONTI

 

 

"Che mitragliade ragassi!"

MARIO LUNGHI

( abissinia lago tana ) prima parte

Quando è partito per la guerra?

Non lo ricordo. So che ero di leva. Da Verona mi hanno mandato a Livorno e da lì a Bengasi in Libia, con la nave "Toscana". Non c'era ancora la guerra, a quei tempi. La guerra è cominciata quando ero a Mogadiscio, in Somalia e quando sono andato a Gondar, in Etiopia, nell'Africa Orientale. Bèi paisi quei lì, ragassi!

Ma di quale guerra parla?

Ne ho fatte due di guerre: quella dell'Abissinia del '36 e quella del '40.

Al Lago Tana, vicino a Gondar, sono stato fatto prigioniero dagli Indiani che combattevano insieme agli inglesi. Ma quèste l'è stai dopu.

Proprio su questo grandissimo lago stavano fabbricando le motonavi "Il San Nicola e il San Giorgio". Come erano belle! Interquèl è ruvade el Negus con suo figlio, appositamente per vederle.

Un giorno ho chiesto al mio Capitano:

- Signor Capitano, mi manda a fare una passeggiata con la motonave?

Io volevo fare un giretto per truà un chi cossa da mangià, o meglio, per "rubare" il riso, la pasta, lo zucchero dalla stiva delle motonavi dei negri. Loro ne avevano in grande quantità perché la portavano al mercato di "Bardad". Cume l'èra gross!

Lei mi ha detto che andava a "rubare" il riso, la pasta.....

Sì per i soldati in caserma.

Allora la mandava il suo capitano?

Sì, ma mi diceva: mi raccomando! Non portare via proprio tutto. Il capitano l'èr von de Milàn abitava vicino a Teresa, la cugina di mia moglie.

Quando son tornato dal mio giretto,

- Signor Capitano, -gli ho chiesto- mandi qualcuno ad aiutarmi a scaricare!

- Ma cosa hai fatto! - mi ha detto quando ha visto la mia motonave.


Lunghi Mario mostra con orgoglio le due croci di guerra
e le due medaglie al valore per le campagne in Libia e in Africa orientale.

- Hai portato via tutto a quei poveri negri! Come sei riuscito a prendere tutta sta roba? - - Col bambù! Ho messo la cannetta del bambù nei loro sacchi pieni di riso, farina, zucchero, fagioli ..... e sensa fa fadiga, è ruvade tute cos sulla mia camionetta .

- Non hai lasciato più niente a loro da vendere!

- Mangiamo noi e loro si arrangiano!

Mai i reclamèvun i Nègri. Mai!

Lì al Lago Tana ho preso il premio; mille lire mi hanno dato perché ho salvato un bambino di quattro anni. Stavano mitragliando, quando ho visto un fiulen 'ndà par lu, in mezzo alla strada. Era il figlio del tenente della posta dei Carabinieri.

Ho fatto un salto e gli son saltato addosso. Ma io sono stato colpito da un proiettile alla gola. Vede? Ho ancora i segni!

Mi hanno portato ad Asmara all'ospedale Regina Margherita per medicarmi perché, dove eravamo noi, c'era l'ospedale, ma ghèra gnèn per medegà (ma non c'erano medicine). Sono stato trenta giorni senza parlare.

Veramente, come ha fatto?

Non parlavo proprio. Capivo tutto, ma non riuscivo a parlare. Me tuchèva farfuià e desbruiame (dovevo farfugliare e sbrigarmi con le mani). Una volta guarito, son tornato al campo. Dopo pochi giorni c'e stato il mitragliamento. Mamma che roba! Che mitragliade, ragassi!

La motonave l'èr ta me 'na gratirola! (grattugia). Che spavento! Noi avevamo il quadro della Madre Cabrini: si è salvato solo quello. Non aveva neanche un buco. Volevo saltare nel mare, come gli altri soldati, ma ho sentito una voce:

- Se te fè, che te sèn bun nò da nudà? Se te vè indrèn te neghi!

L'èr de sicur la Madre Cabrini; non c'era più nessuno sulla nave. Gli altri soldati erano già saltati tutti dentro!

Allora son rimasto lì; ed è stato il momento in cui son stato ferito, qui al braccio: non c'era più niente sulla motonave! Più niente! Né bussole, né corde d'acciaio, più niente!

E' arrivato un idrovolante a tome (prendermi); mi ha caricato e mi ha portato prima in caserma e poi ancora ad Asmara. E così sono andato un'altra volta all'ospedale.

E lei che è capace di fare tutto, non sa nuotare?

E no, non son capace! Ed ero nel genio pontieri: tutto il giorno nell'acqua fino al collo. Eppure niente! Sèri bun nò da nudà! Non sapevo nuotare! Si lavorava nell'acqua con le sapète ( zappette). Si tagliavano le piante e si facevano i ponti. Ne abbiamo costruito uno proprio bello.

Una volta è passato il Duca d'Aosta in macchina col suo autista.

- L'avete fatto voi?- ha domandato.

-Sì, Eccellenza! L'abbiamo fatto noi questo ponte.

- Bravi, Bravi!

Quando son tornato dall'ospedale il Capitano mi ha chiesto:

- Ti senti di andare alla "Sussistenza" a fare la spesa?

Mentre facevo la spesa : tantu de ris, tantu de pasta,..... tantu de carne.... , ò sminciade (ho intravisto) una botte di anice. Allora ho detto ai fioi che erano con me:

-Voi preparate le assi, e noi la facciamo sguià (scivolare) sul nostro camioncino.

L'abbiamo coperta con un cuertòn e poi ho detto:

- Ragazzi, togliete le assi che torniamo in caserma!

-E se fème maron? (e se ci scoprono?)

-Na fèmu mia de maron!

Appena arrivato in caserma:

-Capitano, domani beviamo l'anice!

- Perché?

- Ha visto la botte sul camion?

-Anche questo mi hai fatto! Qualche volta andrai a finire male!

- Se non mi denuncia lei, nessuno lo può fare!

Lei ha detto che è stato fatto prigioniero dagli indiani.

Sì. Durante un combattimento al lago Tana. Sono arrivati una mattina. Erano tanti, erano con gli inglesi. Avevano camion, autoblinde, carrarmati..... parlavano in inglese.

Il nostro Capitano ha radunato i soldati.

- Ragazzi state calmi. Fate quello che vi dicono. Non muovetevi, non fate movimenti strani. Mi raccomando: fate quello che vi dicono!

Ha ritirato forbici, lamette, coltelli. E noi li buttavamo in un cantòn. Gli indiani hanno controllato i nostri zaini e in seguito ci hanno portato in un campo di concentramento.

Quando sono arrivato, lui, il Duca d'Aosta, era già là. Appena l'ho visto, ho pensato:

- Ma quèste chi lè no quèl che lè passade sul punte con la macchina e l'autista?

Mi sono avvicinato a lui e gli ho chiesto:

-Ma lei è il Duca d'Aosta?

- Si sono io!

E insì ò fai l'attendente del Duca, el noste Vicerè.

Ero in tenda con lui, perché il generale non ha voluto andare nelle belle ville come gli altri Ufficiali Superiori; ha preferito stare con i suoi soldati e mangiare come noi. Sempre patate americane.

Brava persuna, el Duca! El tratèva i suldà cume i so fioi!

Ma erano tutti bravi gli ufficiali, tutti, tutti.

Andavamo a prendere l'acqua tame da chi a San Clumban. A piedi. Caricavamo dieci, dodici, tredici borracce; ma prima di arrivare al campo di acqua non ce n'era più; la bevevamo tutta. Non era brutto stare in campo di concentramento.

Il Duca d'Aosta è rimasto poco con noi: subito dopo, è stato trasferito con gli altri ufficiali ed era lui che comandava.

(seconda parte)

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