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storia imprenditori lombardi manzoni
ANNO 5- N.4 (Versione web - anno 2 n.4) NUOVA SERIE SETTEMBRE 2001

Famiglie storiche di Sant'Angelo

I Manzoni
(prima parte)

E' sempre utile, anche per capire meglio la realtà di oggi, fermarsi a riflettere sul passato del nostro paese, sulle vie percorse per essere ciò che oggi siamo e su coloro che in questo lungo tragitto hanno contribuito in modo decisivo a far crescere Sant'Angelo. Ne potremmo trarre spunti significativi per capire meglio da dove veniamo ma potremmo, soprattutto, riscoprire personaggi e famiglie che non sarebbe giusto dimenticare.

Una delle famiglie santangioline le cui sorti sono state intimamente legate alle vicende amministrative ed economiche di Sant'Angelo è certamente quella dei Manzoni. Non solo le aziende di questa famiglia hanno per molti anni fortemente contribuito allo sviluppo economico e all'occupazione nel paese, ma quasi tutti i suoi membri maschili sono stati per oltre un secolo attivi amministratori del paese, cui hanno dato anche due sindaci: Angelo e Giancarlo Manzoni, rispettivamente padre e figlio.

1. I fondatori: Angelo e Carlo Manzoni

Le origini dei Manzoni, come quelle di molti imprenditori che hanno poi legato il proprio nome al nostro paese nell''800 e nei primi del '900, non sono santangioline. E' questa una prima osservazione che ci viene di fare riflettendo sulla storia imprenditoriale di Sant'Angelo: la maggior parte degli imprenditori che ai primi del novecento tentò con la propria attività di dare un volto industriale al paese (la cui vocazione rimaneva soprattutto commerciale) erano "forestieri". Basti pensare, oltre ai Manzoni, la cui attività è durata più a lungo, a famiglie imprenditoriali come quelle dei Colombo, milanesi, con il loro setificio nel castello, a cavallo fra i due secoli, i Gallina e i loro amaretti e liquori, melegnanesi , i Morzenti (della bergamasca?) con i loro aratri, per fare i nomi più importanti. Qui naturalmente parliamo dell'origine, perché poi molte di queste e di altre famiglie stabilitesi qui da fuori, sono diventate santangioline a tutti gli effetti contribuendo fattivamente in molti campi allo sviluppo del nostro paese.

Tornando ai Manzoni ricordiamo che essi si stabilirono a Sant'Angelo intorno al 1850. I capostipiti del ramo santangiolino furono i fratelli Angelo (1823-1891) e Carlo (1825-1908), figli di Giuseppe e Rosa Casati, commercianti in "ferrarezze", come inizialmente venivano iscritti alla Camera di Commercio. Dall'Archivio Parrocchiale, risulta che essi provenivano da Olate, un paesino nei pressi di Lecco, divenuto oggi uno dei quindici quartieri della città lacustre. Era il villaggio caro ad Alessandro Manzoni, nel quale il grande scrittore immaginò vivesse Lucia, il personaggio femminile dei "Promessi Sposi". Ancora oggi vi si trova "la casa di Lucia", inserita nell'itinerario manzoniano proposto ai turisti che si rechino nel Lecchese.

Sembra che i fratelli Manzoni, prima di giungere a Sant'Angelo, avessero cercato fortuna a Lodi, dove però le cose non dovettero andare molto bene, cosicché decisero di venire a stabilirsi nel nostro paese, dove esercitarono la loro attività di negozianti in "ferrarezze". Aprirono il loro primo esercizio nell'ultima casa sulla destra, prima del ponte sul Lambro, per chi guardi verso S.Rocco. Nello stesso edificio stabilirono anche la loro abitazione. Purtroppo non è stato conservato un archivio di famiglia e ciò che sappiamo di loro lo abbiamo ricostruito sulla scorta delle scarne notizie ricavate dall'archivio parrocchiale, da quello comunale e dalla stampa dell'epoca.

Desumiamo che dovettero entrambi essere dotati di buone capacità imprenditoriali e di molta voglia di fare. Si inserirono presto nella comunità santangiolina dove trovarono un ambiente assai congeniale alla loro mentalità di ferventi e devoti cattolici, ligi alle pratiche liturgiche e assai reverenti nei confronti di Don Bassano Dedè, al quale proprio sul finire degli anni '50 dell''800 fu affidata la Parrocchia di Sant'Angelo.

Era quest'ultimo tanto devoto al papa Pio IX e fervente clericale, quanto acerrimo avversario dei liberali di qualsiasi gradazione. Osteggiò l'annessione dello stato pontificio all'Italia e non mancava mai di attaccare dal pulpito, con un'ispirata oratoria, governo e parlamento italiano, tenendo lontano e segnando a vista tutti coloro che in paese simpatizzavano per la causa nazionale, fossero essi preti o laici. D'altra parte era uno dei sacerdoti più colti e ascoltati in Curia e fu confessore ed estimatore della giovane Santa Cabrini che contribuì a formare e a indirizzare verso quella strada che la portò alla santità.

I Manzoni furono quindi bene accolti in parrocchia ed in paese, tanto che Angelo, il fratello maggiore, fu eletto consigliere comunale subito dopo l'unità, nel 1860, ricoprendo quella carica fino al 1865. In tale veste, insieme agli altri consiglieri clericali, capitanati dall'ingegner Francesco Rozza, si oppose con fervore al sindaco Raimondo Pandini, di fede laica e mazziniana, di cui concorse a determinare la caduta. Offrì invece tutto il suo appoggio al successore di Pandini, Francesco Cortese, sindaco cattolico, nella cui Giunta svolse anche la funzione di assessore supplente. Angelo Manzoni lo ritroveremo nuovamente in Consiglio comunale negli anni Ottanta dell''800, dove rimarrà fino alla sua morte, avvenuta nel 1891. Solo dopo questa data troviamo nella stessa carica di consigliere il fratello Carlo che svolgerà tale funzione fino ai primissimi anni del '900.

Probabilmente questo è anche dovuto al fatto che Angelo non si era sposato ed aveva fors'anche un temperamento più portato a seguire le vicende amministrative del paese. Il fratello minore Carlo trovò invece presto la sua anima gemella a Sant'Angelo, sposando Eurosia Bassi, esponente di una delle famiglie più in vista del paese: segno che i Manzoni, a dieci anni dal loro arrivo, godevano ormai di una condizione agiata ed erano bem inseriti nell'ambiente dei notabili locali, composto dalle famiglie più facoltose e influenti: le medesime che avevano amministrato il paese negli anni dell'occupazione austriaca e che si apprestavano a fare lo stesso dopo l'annessione al Piemonte.

Abbiamo poche notizie sugli sviluppi della loro attività commerciale fino ai primi anni '80. Fino a quella data probabilmente l'attività di imprenditori in senso moderno era rimasta ancora marginale rispetto a quella principale di "negozianti". I loro affari dovevano andare comunque assai bene perché in quel ventennio investirono parecchio nell'acquisto di cascine e terreni e, ancora nel 1893, risultavano fra i maggiori "censiti agrari" di Sant'Angelo. Si erano inoltre messi in affari con i Pelli, commerciando anche in prodotti agrari ed esercitando la lavorazione del legname. Ma è solo negli anni '80 che essi risultano iscritti alla Camera di commercio non più solo come "negozianti" in ferrarezze, ma anche come "fabbricatori di aratri ed erpici in ferro fuso". Un'attività questa che andò crescendo con gli anni fino a diventare il loro maggiore orgoglio e la loro principale fonte di guadagno.

La seconda generazione: Giuseppe Manzoni (1862-1940)

Intanto Carlo aveva avuto due figli, Giuseppe e Cesare e, forse, un terzo figlio, nato fra i due, probabilmente morto in tenera età. Il matrimonio di Carlo fu anche funestato dalla morte precoce della moglie, appena ventiseienne, avvenuta nel 1867. Rimasto solo e non riuscendo a badare alla cura dei più importanti collegi del capoluogo lombardo, il Collegio S. Carlo di Milano . Di qui però, tre anni più tardi, Cesare, colto dalla vocazione sacerdotale, si trasferì nel seminario di Lodi, dove fu ordinato sacerdote nel 1887. Fu dall'anno successivo "studente del seminario di Roma" (secondo notizie che ricaviamo da un opuscolo commemorativo) e fece poi ritorno a Lodi, con frequenti puntate a Sant'Angelo , dove pubblicò peraltro il primo frutto dei suoi lunghi studi ( De natura peccati deque ejus remissione) presso la tipografia santangiolina di Rezzonico., a cui molti altri seguiranno. Dopo alcuni anni di servizio in piccole parrocchie, fu destinato alla parrocchia di Caslpusterlengo, nella quale trascorse il resto della sua vita.

Per parlare dell'attività di Don Cesare Manzoni come parroco operoso e come fine studioso di dogmatica, autore tra l'altro di un Compendio di teologia dogmatica in latino, pubblicato in quattro volumi e a lungo in uso presso molti seminari, anche americani, occorrerebbe un intero volume che ci porterebbe assai lontani dalla storia di Sant'Angelo, e ci limiteremo perciò in questa sede a questi rapidi cenni.

Suo fratello Giuseppe, invece, concluso il percorso di studi in collegio, fece ritorno a Sant'Angelo dove si occupò con il padre e lo zio degli affari di famiglia. Dimostrò subito di possedere buone capacità imprenditoriali, dandone prova soprattutto nel corso del '900, quando allargò notevolmente il raggio d'azione delle imprese familiari, differenziando gli investimenti in più rami produttivi. Poco dopo il suo ritorno, si sposò con Paolina Formenti (10.1.1863 -29.8.1943) da cui ebbe quattro figli: Agnese (1.9.89 - 19.5.1975), Angelo (25.3.1891- 20.7.1969) , Valerio (23.12. 1892 - 1.3.1973) e Maria.

Giuseppe, dopo avere molto appreso sulla conduzione dell'impresa a fianco di suo padre e di suo zio, impresse nuovo slancio alla conduzione dell'impresa familiare. Nel 1898 ottenne in permuta dal Comune un ampio terreno in Largo del Ponte (oggi Piazza Vittorio Emanuele) e nelle vie Massaglia. In quest'area ai primi del '900 venivano erette da una parte l'edificio dove si stabilì la famiglia e l'officina per la produzione di aratri ed erpici e dall'altra, quasi di fronte, la fonderia di ghisa. Nel 1907, questa venne messa in comunicazione con l'officina da un sottopassaggio per il quale ottennero l'autorizzazione, a titolo gratuito, da parte dell'amministrazione comune. Il Comune, infatti, in quegli anni svolgeva una politica tutta tesa, con molte agevolazioni, a favorire l'insediamento del maggior numero possibile di industrie a Sant'Angelo, per attenuare il cronico problema della disoccupazione e per portare, come si diceva allora, il benessere a Sant'Angelo. Era allora Sindaco Giuseppe Bondioli, mentre Giuseppe Manzoni ricopriva la carica di consigliere comunale.

La produzione dell'officina meccanica andava molto bene, soprattutto grazie alla costruzione di nuovi modelli di aratri. Nel 1903 i prodotti delle officine F.lli Manzoni ottennero premi e riconoscimenti nelle esposizioni agricole di Lodi, Como, Pesaro, Varese, Piacenza, come si apprende dalla stampa dell'epoca. L' efficienza e la potenza di queste nuove macchine fu anche sperimenta in una serie di dimostrazioni pubbliche, tenute a Sant'Angelo nel 1906, che richiamarono in paese una moltitudine di visitatori da tutto il circondario, ottenendo i pubblici ringraziamenti dell'allora sindaco Tommaso Colombo per i benefici che ne erano derivati all'intera comunità. Intanto nel 1904 era stata inaugurata la fonderia di ghisa su una superficie di 360 metri quadrati con una capacità di lavorazione di 40 quintali di ghisa all'ora.

In mancanza di dati certi, è difficile quantificare il numero di occupati nelle officine e nella fonderia in questi anni di intensa produzione e di affermazione delle macchine agricole Manzoni su mercati sempre più ampi. Presumiamo che fossero circa un centinaio o poco più. I rapporti con la manodopera furono improntati a un paternalismo di matrice cattolica, che vedeva l'imprenditore interessarsi personalmente ai casi individuali dei suoi operai e ai loro problemi familiari, quando le circostanze lo richiedevano. Non lesinava aiuti nei casi pietosi, né premi e riconoscimenti agli operai che si erano distinti per la loro produttività e per l'attaccamento all'azienda, ma non accettava agitazioni o rivendicazioni collettive, che pure cominciavano ad essere organizzate in un periodo di crescita del movimento operaio in tutto il territorio, con la Camera di lavoro e le organizzazioni di mestiere. Fu significativo l'atteggiamento di Giuseppe Manzoni di fronte alle prima manifestazioni di protesta degli operai della fonderia che rivendicavano, nella primavera del 1908, un aumento di 30 centesimi giornalieri, affidando la loro causa a rappresentanti della Camera del Lavoro di Lodi. Manzoni non voleva sentir parlare né di Camere del Lavoro, né di scioperi. Fu quindi categorico e inflessibile nel rifiutare ogni trattativa con i rappresentanti sindacali venuti da Lodi, offrendo in alternativa un arbitrato da parte dell'autorità comunale per risolvere la vertenza: cosa che effettivamente poi avvenne, anche per la debole resistenza opposta dalle maestranze e la mancanza di una vera organizzazione interna degli operai.

Qualche giorno dopo questi avvenimenti si spegneva Carlo Manzoni, fondatore dell'azienda e anziano padre di Giuseppe, il quale rimaneva così solo nella conduzione dell'impresa familiare.

Angelo Montenegro

(1. continua)

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