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DOMENICA 8 FEBBRAIO 2004

I MACCHIAIOLI

PADOVA – PALAZZO ZABARELLA

I MACCHIAIOLI
PADOVA – PALAZZO ZABARELLA

PROGRAMMA 

Ore 7.00
Partenza da Via verdi- Vidardo

Ore 10.30
Arrivo a Padova e primo giro turistico in città con visita a:
Piazza delle Erbe, Palazzo della Ragione, Battistero, Piazza dei Signori, Cappella degli Scrovegni e Duomo

Ore 12.30
Pranzo al ristorante o al sacco

Ore 14.00
Visita al monumento di Erasmo da Narni, Tomba di Antenore e Palazzo Giustiniani

Ore 15,30
Visita guidata alla mostra
I MACCHIAIOLI”

Ore 17.00
Visita alla
Basilica di Sant’Antonio

Ore 18,30 circa
Partenza per il rientro con arrivo previsto per le ore 22,30
(sosta in corso di viaggio per la cena)

 

SOCI                    30.00€

NON SOCI         32.00€

Pranzo in ristorante tipico
€ 25.00 (facoltativo)

Prenotazioni e pagamento
entro e non oltre il
20 Dicembre 2003
ai seguenti recapiti telefonici:

Fiorella Morelli  0371-935225      Gabriella Sangermani   0371-933561

Emma Perfetti   0371-210934               Gianpiero Brunelli    0371-934774

I MACCHIAIOLI
PADOVA – PALAZZO ZABARELLA

Dalla metà dell’ottocento in poi e per più di un trentennio si svolse in Toscana il movimento dei pittori detti macchiaioli dalla loro pittura a « macchia », intesi a rinnovare il linguaggio estetico e ad affrancare la pittura italiana dal provincialismo in cui languiva.
Il termine “macchiaioli” verrà usato per la prima volta nel 1862 sulla Gazzetta del Popolo da un critico in termini spregiativi ma gli artisti, al contrario, lo adotteranno in una accezione positiva.
Dal punto di vista tecnico e stilistico i macchiaioli si proponevano la semplificazione del disegno, l'eliminazione di particolari descrittivi estranei alla forma, lo studio severo dei rapporti fra i valori tonali del colore.
Il loro rifiuto della tradizione accademica, ovvero il disegno prima delineato nei suoi contorni principali e poi completato dal colore, portò alla proposta di una riduzione dell’immagine costituita essenzialmente da un accostamento di macchie di colore che determinano effetti di grande luminosità.
Ritrovo abituale degli artisti inizialmente fu il caffè Michelangelo di Firenze, dove si registravano presenze di accoliti provenienti anche dal Piemonte, dalla Liguria, dal Napoletano, dalla Lombardia. Teorici del movimento furono Telemaco Signorini (Firenze 1835 - 1901), pittore squisito, Adriano Cecioni, unico scultore del gruppo e il critico Diego Martelli.
L’abitazione di quest’ultimo a Castiglioncello diverrà successivamente, a partire dal 1864, il punto di riferimento principale del movimento artistico in cui si promuovevano, sotto la spinta propulsiva del critico, dibattiti e incontri culturali.
Oltre al Signorini i toscani furono Serafino Da Tivoli, Cristiano Banti, Vito d'Ancona, Raffaele Sernesi, Edoardo Borrani, Giovanni Fattori.
Quest'ultimo, nato a Livorno nel 1825, è di gran lunga il più grande; la sua pittura è schietta, forte, i toni quasi piatti, i colori castigati ed il disegno sintetico, da tarsìa.
Fattori fu anche il più prolifico e per la lunga attività lo stile presenta delle variazioni e delle libertà, anche a seconda del tema trattato. Le sue tematiche predilette erano scene della vita dei bùtteri maremmani, paesaggi della Maremma, studi di animali, soggetti spesso raffigurati anche con tecniche incisorie di cui fu altrettanto abile maestro
Secondo per statura d'artista fu Silvestro Lega (1826-1895), romagnolo, che aderì nella maturità al movimento macchiaiolo e tra i suoi dipinti più famosi ricordiamo autentici capolavori della prima maniera che rivelano una natura romantica e sensibilissima mentre la sua ultima ricerca è più frantumata e più drammatica.
Aderente per un certo periodo alla corrente macchiaiola fu anche il ferrarese Giovanni Boldini (1842- 1931) prima di trasferirsi a Parigi e rinnovare nella Ville Lumiere la sua pittura. Così fu anche per Giuseppe De Nittis (1846 - 1884) di Barletta che, prima di stabilirsi nella metropoli francese, diede il meglio di sé in paesaggi di vibrante fattura, Negli anni in cui si affermava l'Impressionismo e la pittura francese, in Italia lavoravano anche se isolatamente e quindi in un clima assai più provinciale rispetto al gruppo storico, alcuni interessantissimi artisti.
Nel Meridione operavano Gioacchino Torna, Vincenzo Migliaro, Antonio Mancini; quest’ultimo, romano, studiò a Napoli e all'estero ed elaborò nella maturità una tecnica personalissima, impressionistica, fatta di tumultuose pennellate e di ardite note cromatiche. Tra gli allievi dell'Accademia di Napoli, ad ottenere maggior fama ed onori fu l'abruzzese d F. Paolo Michetti (1851 - 1919) mentre a Venezia Giacomo Favretto (1849 - 1887), fu fertile autore di scene veneziane e ritrattista e il suo concittadino Guglielmo Ciardi (1842 - 1917) fu uno degli ultimi lirici vedutisti veneziani.
A Roma spicca il colto Nino Costa (1826-1903) che fu un intimo della compagnia dei macchiaioli e che tanto accrebbe presso il pubblico l'informazione e la conoscenza dell'arte.
In Lombardia domina la personalità di Mosè Bianchi (Monza 1840 - 1904), che dedicò alla città di Milano una serie numerosissima di studi, acquerelli, bozzetti dal vero: visioni nebbiose della città vecchia, personaggi caratteristici, e rappresentazioni liriche di vita quotidiana.
Gianpiero Brunelli

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